Speaker's Corner
Speaker's Corner
 
Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























Realizzato da
Visiant Outsourcing
Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


Cantanti-Attori
Sospinto da critiche positive giunge anche da noi, veloce come Alinghi, 8 mile, film di Curtis Hanson interpretato dalla stella del rap Eminem. A quanto dicono, il rapper ha fornito una maiuscola prova d'attore, sfatando il luogo comune che assegna sorte avversa alle rockstar che si cimentano col cinema.
Il successo di Eminem è probabilmente il frutto anche di circostanze favorevoli. Posto che una star di quel calibro deve avere per necessità doti innate d'attore, il nostro rapper è stato sicuramente aiutato dalla parte, strettamente autobiografica, che gli è stato chiesto di interpretare. Altro dato non trascurabile è l'aver debuttato in un film diretto da un ottimo regista, Curtis Hanson, che si può fregiare di piccoli cult come "L.A. Confidencial" e "Wonder Boys".
Madonna, che è l'esempio vivente di come al successo musicale non è detto che corrisponda automaticamente quello cinematografico, ha avuto la sfortuna (anche se sarebbe meglio parlare di giustizia) di lavorare con registi di medio/basso calibro. A parte "Dick Tracy" diretto da Warren Beatty (che non va dimenticato era all'epoca suo marito) ed "Evita" (in ogni caso non proprio un successo di pubblico) Madonna ha lavorato con Uli Edel (il terrificante "Body of Evidence") James Foley ("Who's that girl") J.Goddard - solo foneticamente parente di Jean Luc Godard - autore dell'imbarazzante "Shangai Surprise". Anche Phil Collins ha avuto una mediocre carriera cinematografica, un paio di ruoli da protagonista (chi si ricorda di Buster alzi la mano) e apparizioni che sono passate inosservate ("Hook" di Steven Spielberg). Si tratta per loro (come per Sting e David Bowie) di un tentativo abbastanza personale, che in ogni caso li pone nel firmamento cinematografico come attori prescindendo per quanto possibile dalla loro fama di cantanti. Gli innumerevoli film che girò Elvis, in cui interpretò sempre la stessa parte cambiando solamente la scenografia e gli abiti sono tutt'altra cosa. L'operazione commerciale di sfruttare un cantante di successo per fidelizzare il proprio pubblico e portarlo al cinema ha avuto in Italia il suo maccheronico corrispettivo in Gianni Morandi. Negli anni di maggiore successo le sue hit erano puntualmente tradotte sul grande schermo in omonimi film ("In ginocchio da te", "Non son degno di te"...). Una penosa abitudine che è arrivata fino a noi, con i film "Laura non c'è", 'tratto' da una canzone di Nek e "Jolly blue" il film degli 883.
E se alcuni non ci sono riusciti ci sono anche star che hanno abbracciato il successo in entrambi i campi, Barbra Streisand, Frank Sinatra (Oscar per "Da qui all'eternità") e il suo clan, Cher (vincitrice dell'Oscar con "Stregati dalla luna") e recentemente Jennifer Lopez. Tra questi una parentesi la merita Meat Loaf, gigantesca rock star degli anni '70 che ha saputo ritagliarsi uno spazio di attore di qualità nel cinema americano. E' lui, per intenderci, l'ex culturista che fa piangere Edward Norton tra le sue tette.
Durante l'ultima mostra del cinema di Venezia abbiamo anche visto la rock star canadese Bryan Adams interpretare se stesso nel film russo "La casa dei matti", sorprendendo chi come me lo aveva giudicato solo il monotono autore della canzone di Robin Hood.
Quando nei prossimi giorni in televisione non si parlerà altro che di Sanremo, scappiamo al cinema, nella speranza di non incontrare anche lì gli stessi cantanti!

Ugo Ripamonti