Una poltrona per due
Parliamo di cinema a cura di Ugo Ripamonti
Il cinema italiano...?
Il cinema italiano sta bene.
Questa ottimistica affermazione è sorretta dagli ottimi successi di botteghino del film di Muccino e di quello di Ozpetek. Finalmente i primi titoli italiani nella graduatoria degli incassi non sono le solite commediole trasposizioni della volgare comicità televisiva.
Da qualche anno infatti il pubblico si è affezionato ed ha iniziato a apprezzare e riconoscere un genere che prima era relegato a tappabuchi del palinsesto notturno Rai. Il successo inaspettato di "Pane e Tulipani" ha smaliziato il botteghino, traghettando la commedia di spessore o il dramma-lieve dalla sponda poco popolata dell'elite cinematografica a quella più affollata e riconoscente del grande pubblico.
Cosa sia capitato non lo so. Forse un cambio di sensibilità, forse una reazione divenuta inevitabile alla vacuità del cinema dei comici, fatto sta che di colpo registi che solo qualche anno prima non avrebbero incassato una lira sono divenuti sinonimo di guadagno certo.
Di una cosa sono sicuro: tutto ciò non dipende dalla qualità dei film. Non perché siano mediocri, per carità; è solo che scorrendo l'elenco dei film italiani prodotti negli anni passati mi accorgo che oggi, certi titoli, con un pubblico come quello attuale e una distribuzione non più interessata esclusivamente alla cinematografia americana, potrebbero diventare dei blockbuster.
Partendo proprio dalla parola americana mi viene in mente un film molto bello, di Alessandro D'Alatri, "Americano rosso", con Fabrizio Bentivoglio e Burt Young. Se "Americano Rosso" invece che nel 1991 fosse uscito negli ultimi due anni l'avremmo salutato come un nuovo Ozpetek. Viceversa a ruoli invertiti l'esile trama e la teatrale messinscena de "La finestra di fronte" non avrebbero negli prima anni novanta salvato il film dall'anonimato, condannandolo probabilmente alla scarsa visibilità che tocco a film comunque piacevoli come "L'aria serena dell'Ovest".
Contingenze sfavorevoli hanno minato il percorso verso la celebrità di altri film italiani, l'ottimo "Celluloide" di Carlo Lizzani ad esempio.
Realizzato nei primi anni novanta e tratto da un libro dello sceneggiatore Ugo Pirro, "Celluloide" racconta la travagliata realizzazione di uno dei capolavori del nostro cinema: "Roma città aperta". Nonostante la mano esperta e abile di Lizzani, nonostante la presenza di un cast ottimo composto da Linastri a Giannini, passando per Massimo Ghini, i pochi spettatori che videro il film nelle sale furono attratti più dalla presenza di una starlet televisiva come Anna Falchi, allora all'apice (!) del suo successo.
Il rammarico per l'occasione sprecata cresce anche pensando a registi considerati minori come Peter Dal Monte o Tavarelli.
Il suo "Portami via" e più ancora "Un Amore" sono film ai quali il pubblico e la distribuzione di allora non erano preparati.
Fortuna, certo, solo fortuna. Il pubblico va educato, come per il cibo il cinema ha bisogno di essere degustato da un palato allenato che sappia cogliere i sapori più particolari e apprezzare le pietanze migliori. Forse lentamente ci stiamo riabituando a mangiare bene, sebbene gli ultimi piatti non siano straordinari (l'ultimo Muccino è irritante e falso) migliora nel pubblico la sensibilità e si crea una base su cui poter costruire una programmazione all'altezza della tradizione cinematografica italiana.
Se tutto ciò sia solo una coincidenza storica o se realmente il gusto del pubblico si sia elevato resta un mistero; il modo di girare di Muccino ha aiutato molto e ha portato nel cinema italiano una freschezza e un dinamismo che aveva dimenticato, viceversa il sentore che si sia creato un filone commerciale e che si inizino a confezionare titoli seguendo uno standard fisso esiste e spaventa.
Ciò che mi conforta è che due film straordinari, poco italiani e assolutamente liberi e sinceri si siano fatti spazio tra l'indifferenza del pubblico, guadagnando fama e riconoscibilità.
Parlo de "L'imbalsamatore" e di "Respiro", bellissimi e originali, imperdibili e salutari per il cinema italiano e per la nostra anima.