Una poltrona per due
Parliamo di cinema
a cura di Ugo Ripamonti
Luciano Ligabue: dal palco al grande schermo
Ammetto di aver avuto delle forti riserve sulle qualità registiche di Luciano Ligabue, il "rocker" di Correggio che ha esordito come regista con un film che ha rappresentato un piccolo evento alla Mostra del Cinema di Venezia nel Settembre del 1998¹; e che, a Radiofreccia ( è questo il titolo del suo primo film), solo qualche anno dopo, ha fatto seguito un altro film, Da zero a dieci, entrambi prodotti da Domenico Procacci.
Per tutto questo tempo mi sono tenuto lontano dai suoi due film, poi, di ritorno da un viaggio di lavoro in cui il mio cd portatile mi ha spruzzato per giorni nelle orecchie i suoi dischi, mi sono finalmente deciso a vincere i miei pregiudizi e a noleggiare i due titoli.
Come il suo rock racconta di personaggi di provincia, di gente e problemi comuni, di una identità di massa e del ribellismo individuale, così Radiofreccia è il ritratto tipico della cittadina emiliana e della colorita umanità di provincia. La sensazione che si percepisce sin dalle prime scene del film come dalle scelte musicali e dalla regia, è quella di una forte e intensa sincerità.
E' uno scorcio di vita degli anni '70, gli anni delle radio libere, di sogni,della continua ricerca di libertà, trasgressione; ma anche di droga, insoddisfazione; della difficile transizione dall'età adolescente all'età adulta.
Spaccati di vita quotidiana, temi ancora fortemente attuali. Radiofreccia racconta della nascita della radio libera di Correggio, Radio Raptus detta poi Radio Freccia in onore di Ivan Benassi, così soprannominato per la particolare voglia a forma di freccia sulla tempia, che lo contraddistingue. Freccia, protagonista principale, (interpretato brillantemente da Stefano Accorsi) è bello, coraggioso, vitale; poi incontra la droga, da qui: l'isolamento; la voglia di uscirne, di innamorarsi; l'amore per la ragazza sbagliata; e la sua tragica fine per overdose.
Il film racconta dei quattro amici provinciali che ruotano attorno a Freccia, dei loro sogni, dei loro ideali; delle loro insoddisfazioni e delle loro "menate".
Come nelle sue canzoni così nel film, ciò che si percepisce è la realtà, a volte fin troppo cruda ma quasi sempre seguita da una buona dose di ironia.
Non altrettanto felice, a mio avviso, il successivo esito cinematografico che vede nuovamente alla regia il Rocker di Correggio.
Da zero a dieci, questo è il titolo del suo secondo film, narra le avventure di quattro amici, questa volta più maturi ( se non altro anagraficamente, poiché tutti quasi quarantenni), in un week-end strepitoso sulle spiagge di Rimini, con le stesse amiche che avevano conosciuto, vent'anni prima, nello stesso posto.
Accanto alla sorpresa di trovarsi invecchiati, di sapere il trascorso degli amici sino a quel momento, riaffiorano i ricordi del passato, il fantasma dell'amico morto in quella circostanza, della strage di Bologna.
Qui la sensazione che si percepisce è quella di pochi messaggi, banali ed espressi all'infinito, (primo tra tutti l'incessante votazione- da cui il titolo- ad ogni situazione vissuta dai protagonisti).
La fuga dalla routine quotidiana e la ricerca di emozioni adolescenziali, l'instabilità maschile e il tradimento; tutti temi già toccati da diversi film, tra i quali, l'ultimo bacio di Muccino. Un richiamo sicuramente anche a compagni di scuola di Verdone (1988) e a fandango di Reynolds (1985).
Che dire? Sicuramente è apprezzabile la poliedricità e l'ambizione di questo grande artista, per cui, se oltre ad emozionarci con le sue canzoni riuscirà a farlo anche con i suoi film, sarà un piacere seguirlo anche "giù dal palco".
¹ Radiofreccia, presentato per la prima volta al Festival del Cinema di Venezia, fuori concorso, ottiene: tre nastri d'argento (miglior regista esordiente, miglior canzone, miglior colonna sonora); e due David di Donatello (miglior regista esordiente, miglior colonna sonora)
Ugo Ripamonti
|
|