Una poltrona per due
Parliamo di cinema a cura di Ugo Ripamonti
Amores Perros. Cinema e Cani
Tra gli errori più comuni che la lingua italiana ci induce a fare c'è la sempre ostica distinzione tra cinefilo e cinofilo.
Mi rendo conto che spesso degli amici si rivolgono a me dicendo "tu che sei un… [pausa lunghissima e occhi che balzano all'unisono in alto a destra e che scorrono mentalmente il dizionario] cinefilo…"
Alcune volte mi danno del cinofilo, ma per la fortuna del mio cane Sancho sono anche quello.
Amo il cinema e amo anche i cani. Ovviamente una cosa non esclude l'altra.
Anche il cinema ama i cani, tanto da farne soggetto di numerosi film, fino a creare delle star internazionali come Rin Tin Tin (sul sito-bibbia Internet movie database, viene riportato come attore, con tanto di filmografia, data di nascita e di morte), Lassie e il più recente e televisivo Rex.
Quello che non sappiamo e che probabilmente mai scopriremo è se anche i cani amano il cinema. Un amico mi ha raccontato che a Ovada (AL) esiste un cinema per cani. Pare abbia una programmazione mirata capace di catturare l'interesse degli animali e poltrone singole e distanziate per garantire ai padroni di sedersi e di tenersi accanto i fedeli amici.
Purtroppo non so che film passano e se ad esempio stasera danno qualcosa che possa interessare a Sancho. Tra i titoli possibili mi vengono in mente "Il macellaio" con Alba Parietti, "Quel pomeriggio di un giorno da cani" di Sidney Lumet, "Assalto alla zecca" un giallo francese del 1950 e il thriller "La gatta sul tetto che scotta" con la stessa Liz Taylor che recitò da piccola in "Torna a Casa Lassie".
Le due star citate hanno raggiunto una fama che gli ha permesso di infiltrasi e di condizionare addirittura il gergo comune, la razza Collie è anche comunemente detta Lassie e dagli anni 40 in poi milioni di pastori tedeschi hanno avuto dei padroni poco fantasiosi che li hanno chiamati Rin Tin Tin.
La popolarità di questi animali è anche sovente spunto di ironia verso l'autarchica casta degli attori, i quali ovviamente non amano dividere la fama con bestie che vivono a quattro zampe e che pisciano negli angoli. Ad esempio: quale Beethoven preferite, quello interpretato dal San Bernardo o Gary Oldman? In "Turner e il Casinaro" era meglio Tom Hanks o il cane Hooch?
Bisognerebbe chiederlo ai registi che li hanno diretti o anche a Karl Lewis Miller il più famoso e quotato animal trainer di Hollywood, l'uomo che ha convinto i mitici Zeus e Apollo di Magnum P.I. a stare seduti ed immobili come statue accanto ad Higgins o il maialino Babe a scorrazzare con incedere triste e malinconico per l'aia o il cane Cujo a sbranare un po' di comparse nell'omonimo film di Lewis Teague.
Se al mio cane Sancho venisse voglia di fare tv (in fin dei conti come un'aspirante velina è adolescente e non ha mai letto un libro) potrei mandarlo dal bravo Lewis Miller…
Una regola che i cineasti rispettano con sconcertante fermezza è quella di non fare mai morire dei cani in un film.
A memoria ricordo solo il cane che Michael Douglas goffamente uccide in "Wonder Boys", il labrador di Nick Nolte avvelenato dal cattivissimo De Niro di Cape Fear e un cane che viene gettato dalla finestra ne "Il grande cocomero" della Archibugi (ma non sono sicuro che sia in quel film, fatemi sapere se sbaglio). Per il resto c'è questo strano pudore per cui in un film in cui muoiono in modo atroce uomini e donne, un cane non può che sopravvivere.
Per chiudere vorrei dedicare una frase di Paul Auster ad un cane che purtroppo non vedrò più.
"La filosofia di quel cane era: se non lo puoi mangiare, se non lo puoi scopare, pisciaci sopra!"
Pisciaci sopra anche tu Mapo!