Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


La 25^ ora
Ho visto "La 25^ ora", ultima opera di Spike Lee. Un film bello e sincero, girato con sotterranea maestria dall'ex enfante prodige del cinema nero che per una volta lesina effetti visivi e manierismi dei primi anni.
L'unico gioco che si concede è la carrellata che porta i personaggi in giro per un locale pubblico facendoli scivolare sui fondali. E' un trucco che Spike usa sovente e che caratterizza il suo modo di girare e palesa la sua idea di cinema e che compare spesso insieme alla carrellata avanti-zoom indietro che sfasa le proporzioni e le distanze tra attore e sfondo.
Tutto il cinema di Spike Lee è in quelle inquadrature, tutta la sua struttura narrativa si dipana nel lungometraggio con quella stessa indentica tecnica: una sfasatura tra i personaggi e le loro quinte, ciò che accade alle loro spalle non mantiene mai l'equidistanza e le proporzioni che la rappresentazione canonica imporrebbe. I protagonisti dei film di Spike Lee subiscono il tessuto sociale in cui sono incastonati e mutano in continuazione la loro posizione, pur mantenedo una postura statica. E' il fondale spesso che agisce, che fa le veci di un nuovo protagonista, come in "Summer of Sam", come soprattutto in "Fa la cosa giusta", come anche in questa ultima 25^ ora.
Alle spalle di Edward Norton c'è una New York rassegnata e dimessa, nella quale le macerie delle Twin Towers si mescolano e subiscono la stessa sorte di quelle in putrefazione del post-yuppismo ("Credono tutti di essere gli eredi di Michael Douglas Gekko in Wall Street" dice ad un certo punto un monologo che ha la stessa voce dell'autore).
Il film è un lungo funerale, è la strada che Norton percorre (senza apparente desiderio di redenzione) verso la sua fine, la sua fine sociale, verso il termine della sua spensieratezza e progettualità. E' un triste funerale al futuro, disarmante più che pessimista.
Milan Kundera dice che "La vertigine non è la paura di cascare nel vuoto, ma l'impetuoso desiderio di abbandonarsi e lasciarsi cadere", così il protagonista del film Montgomery non cerca una via per salvarsi, ma sembra quasi gustarsi il sapore acre della morte e l'incedere denso e struggente della fine.
Spike Lee ancora una volta (e questa sembra essere la sua poetica adulta) dilata oltremodo i tempi, cercando di far aderire il tempo-filmico con quello reale. Un'opera adulta e sconsolata, implosiva e sincera.
Stavolta ha fatto la cosa giusta.

Ugo Ripamonti