Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


Gus Van Sant Genio Ribelle
L'ultimo Festival del Cinema di Cannes è stato vinto da Elephant, film di Gus Van Sant ispirato ai tragici avvenimenti della scuola Colombine che già abbiamo conosciuto grazie all'opera di Michael Moore Bowling for Colombine.
A detta di tutti quella di quest'anno è stata una rassegna al di sotto delle aspettative, incapace di offrire particolari spunti e di mostrare come suo solito il meglio del cinema mondiale. Questa considerazione non deve però sminuire i meriti di Gus Van Sant, regista preparatissimo, innovativo, visionario e intellettualmente sempre stimolante.
Gus è un artista a tutto tondo, capace di passare dal cinema alla letteratura (la sua antologia di racconti "Pink" è uscita anche in Italia edita da Minimum Fax) dalla passione per la pittura al design. Come un altro maestro del cinema indipendente americano David Lynch (anch'egli vincitore a Cannes nel 1990 con Cuore Selvaggio) anche Van Sant copre più reparti della lavorazione cinematografica, sceneggiando i suoi film, dirigendoli, curando spesso le musiche e montandoli, come nel caso del premiato Elephant.
Gus Van Sant è un regista pop che utilizza i prodotti della società di massa e i suoi riti per circoscrivere e rappresentare un sistema nel quale ogni personaggio è stancamente alieno, mai salvo e mai veramente al sicuro. Il suo cinema è fatto di uomini che galleggiano tra la linea d'ombra del riconoscimento sociale e l'inevitabile attrazione che subiscono dal margine.
Nel denso e meraviglioso Drugstore Cowboy (1989) Matt Dillon è un eroinomane che con l'avvenente fidanzata e l'amico sornione vaga per la provincia americana, procurandosi droghe chimiche e pochi soldi rapinando squallidi drugstore. Mentre si buca sul sedile posteriore dell'auto lo schermo si riempie di cucchiaini fluttuanti e di pasticche colorate.
In My own private Idaho, probabilmente il suo capolavoro, Keanu Reeves e River Phoenix sono due marchettari gay uno dei quali (il compianto River che vinse con quell'interpretazione la Coppa Volpi a Venezia nel 1992) soffre di narcolessia e si addormenta improvvisamente ai lati delle strade, a Roma o in casa di donne ricche e volgari.
Per Gus Van Sant l'eccesso non è mai eccessivo, ma è immanente alla cultura contemporanea americana, ne è anzi il figlio prediletto, il frutto spontaneo che germoglia tra la follia collettiva e il collettivo incedere del sistema capitalistico. I suoi personaggi non eroi né sopravvissuti, sono solo sottoprodotti, sempre malformati e non classificabili della società (in Will Hunting Matt Damon è un genio assolutamente incontrollabile ed eccessivo).
Van Sant ha diretto la trasposizione (non riuscitissima, in verità…) di un romanzo cult della Beat generation Even Cowgirl get the blues e stava preparando anche un film su Andy Warhol, progetto abbandonato dopo la morte di River Phoenix, attore in predicato di interpretare il genio della pop-art. E forse l'apparentemente inutile remake di Psycho (che follia riprodurre la perfezione!) altri non è che il vasetto Campell di Andy Warhol..

Ugo Ripamonti