Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


L'uomo senza volto
Si sta preparando l'uscita del nuovo film di James Bond. A breve trasmissioni televisive, quotidiani e riviste di cinema si riempiranno di servizi ed articoli su 007 e la sua storia cinematografica. Come accade per l'uscita di ogni pellicola anche quest'anno sentiremo dire quanto è stato speso per girare il film, che auto James Bond guiderà, quale sarà la Bond girl di turno e così via fino al più classico dei dubbi: quale è stato il migliore 007 della storia del cinema?
Una domanda retorica, anche per chi come me ha sempre preferito Roger Moore. Mi rendo infatti conto di quanto sia indifendibile la mia posizione. La risposta sarà sempre Sean Connery.
E' una delle poche certezze che l'essere umano moderno si porta appresso (insieme a "quale è il Beatles migliore? Ma John Lennon, ovviamente!)
E anche se a quanto pare c'è poco da discuterne (credo che ai voti Sean otterrebbe la maggioranza assoluta) ammetto che si tratta sempre di un bel gioco. La possibilità di poter scegliere quale sia il nostro 007 preferito nasce dal fatto che tra il primo film della serie (Licenza di Uccidere, 1962) e il più recente (Die another day, 2002) sono trascorsi ben 40 anni, un arco di tempo nel quale gli interpreti - a differenza del personaggio - sono invecchiati. La sostituzione di Bond è frutto proprio di un'esigenza anagrafica, più che di una scelta artistica.

Recentemente ci sono stati casi in cui il protagonista di una serie cinematografica ha avuto più di un volto.
L'esempio più eclatante è quello di Batman.
A parte la prima versione per il cinema girata nel 1966 sull'onda del successo del serial tv (in cui l'uomo pipistrello era interpretato dal bolso Adam West), dal 1989 al 1997, in meno di otto anni, tre attori differenti hanno vestito i panni di Batman.
Nei primi due film di Tim Barton (Batman e Batman il ritorno) l'avventata scelta dell'anti divo Michael Keaton si è rivelata azzeccatissima, sicuramente all'altezza dell'ottima fattura delle due pellicole. Quando a Tim Burton si è sostituito il pur valido Joel Schumacher le cose sono andate decisamente peggio. Sia per la qualità dei due film che il regista di Linea Mortale ha diretto (Batman Forever, 1995 - un titolo che sembra copiato dallo zainetto di un adolescente e Batman & Robin, 1997) sia per la scelta dei protagonisti.
In Batman Forever Val Kilmer è tanto impacciato da far rimpiangere Adam West, mentre in Batman & Robin il fascino maturo e sotterraneo di George Clooney e il suo sguardo caldo e sornione mal si sposano con l'animo solitario e autarchico del cupo e vendicativo supereroe.
Dietro questo fitto turnover, per un usare un termine calcistico, c'è probabilmente la volontà dei produttori di marcare ogni episodio come un film a sè stante e non come parte integrante di una serie. Le differenze di costumi, di ambientazione, la scelta di far combattere il super eroe mascherato con nemici sempre diversi e, appunto, la differente fisionomia del protagonista allontanano dallo spettatore ogni accenno di serialità.
Caso simile, ma credo meno comprensibile, è quello di Jack Ryan.
Anche qui in pochi anni (da Caccia a Ottobre Rosso, 1990 ad Al vertice della Tensione, 2002) l'analista della CIA Jack Ryan, eroe dei romanzi di spionaggio di Tom Clancy, ha avuto sullo schermo le sembianze prima di Alec Baldwin, in seguito di Harrison Ford (per due volte "Giochi di Potere", 1992 e "Sotto il segno del pericolo" 1994) ed ora di Ben Affleck.
Ma se in Batman e in 007 la continuità è data dal personaggio e non dall'attore, vedendo i film di Jack Ryan ci si rende conto che li unisce solo una comunanza anagrafica. Non solo Jack Ryan ha sempre età diverse, ma agisce anche in modo assolutamente discontinuo da un film all'altro, mostrando carattere, attitudini e predisposizioni di volta in volta differenti.
Cosa accomuna i tre Jack Ryan interpretati da Baldwin, Ford e Affleck?
Vi invito a guardare con attenzione i quattro episodi della serie e, come in un gioco enigmistico, segnalare le uguaglianze. Forse Jack Ryan è solo un nome molto comune nella CIA e la scarsa immaginazione degli sceneggiatori li porta ad assegnare sempre quello quando si trovano a scrivere di un analista (perché Robert Redford ne "I tre giorni del Condor" non si chiama Jack Ryan?).
Dopotutto al cinema il 90% dei poliziotti di New York di cognome fa O' Brian, i mafiosi giapponesi Sakamura e i narcotrafficanti Salazar e tutti possiamo immaginare abbiano un numero di telefono che inizia con 555.
Forse - e guardando i film in cui è protagonista lo si evince - Jack Ryan è solo il frutto della ripetitiva e massificata creatività hollywoodiana, capace di sfornare film identici in cui le singole componenti artistiche (attori compresi) sono assemblabili e perfettamente sostituibili come in ogni industria post-fordiana che si rispetti.

Ugo Ripamonti