Una poltrona per due
Parliamo di cinema a cura di Ugo Ripamonti
Se telefonando…
In queste sere viene presentato al Festival di Taormina Phone Booth, il nuovo film di Joel Schumacher, un originale thriller che vede protagonista Colin Farrell, bloccato per tutta la durata della pellicola in una cabina telefonica da un sadico cecchino. Phone Booth è in ordine di tempo solo l'ultimo titolo che trae spunto narrativo dall'apparecchio telefonico e dal suo sempre più irrinunciabile utilizzo.
Negli anni del fascismo il cinema colpevolmente disimpegnato è diventato famoso come il cinema dei telefoni bianchi, argomento sul quale Dino Risi ha realizzato l'omonimo- e non certo eccezionale -film interpretato da Gassman e Tognazzi.
Il telefono è un oggetto molto presente nella storia del cinema. Se pensiamo a scene importanti in cui esso compare non possiamo dimenticare la scena finale di Casablanca in cui Humphrey Bogart spara alla guardia aeroportuale che sta avvisando al telefono la polizia segreta o Delitto Perfetto di Hitchcock la cui trama ruota attorno ad una telefonata che serve da alibi e segnale scatenante per il mandante dell'omicidio.
Il telefono è in ogni caso una forma di espressione, un medium vero e proprio capace di sviluppare un proprio linguaggio, una tempistica, un insieme di regole sociali a parti. Attraverso di esso rapitori chiedono il riscatto e riattaccano pochi istanti prima che la polizia li rintracci (avendo visto tutti quei film lo sapranno anche loro…), fanatici e psicopatici spaventano e intimidiscono sprovveduti e brave persone, amanti svelano con lunghi silenzi e squilli a vuoto la loro presenza a ignari mariti.
Il telefono è un territorio extra filmico e allo stesso tempo sintesi estrema del film: nel mondo dell'immagine-verità, dove il dubbio viene fugato solo dall'occhio, il telefono fomenta il mistero e genera incertezza.
Chi telefona spesso non si vede, lo spettatore si deve sovente accontentare di un dettaglio della cornetta e della mano.
Attraverso il telefono scorre la verità che va preservata col massimo sforzo, "questa linea è pulita?" chiedono sempre spaventati personaggi in fuga, consci di come una parola detta al telefono possa svelare piani e mostrare le intenzioni di chi agisce.
Nel bellissimo La conversazione di Francis Ford Coppola, Palma d'oro a Cannes nel 1974, Gene Hackman in un finale sconvolgente distrugge casa nel tentativo di trovare tracce di chi lo spia e parte ovviamente dalla cornetta, aprendola e sezionandola.
Attraverso il telefono scorre la morte come in Scream o le possibilità di incontri sociali come in Un giorno per caso con George Clooney e Michelle Pfeiffer.
Il telefono è il nuovo collettore sociale capace di chiamare a raduno i singoli e le masse (la scena finale del non eccelso Il Tagliaerba quando nella città cominciano a squillare contemporaneamente tutti gli apparecchi telefonici) e attraverso il quale viaggiano anche le informazioni del web; e come il cinema esso lancia dei segnali che in ogni caso noi dobbiamo volere raccogliere, per evitare che messaggi importanti rimangano senza risposta.