Una poltrona per due
Parliamo di cinema a cura di Ugo Ripamonti
Cinetvi
Una popolare canzone degli anni '80 urlava "video kill the radio star", sostenendo che la tv in sostanza uccidesse le stelle della radio (so che non c'era bisogno di tradurre la frase, ma sto invecchiando anche io…); parafrasando possiamo anche dire che il video uccide le stelle del cinema.
Questo era almeno quello che si pensava qualche anno fa, quando l'assalto delle reti private e la diffusione capillare e collettiva dei televisori (intesi come elettrodomestici) allontanarono le masse dalle sale cinematografiche. E' un dato di fatto e anche una constatazione di una banalità inequivocabile. Purtroppo però accadde veramente, l'esercizio della visione si spostò da una pratica collettiva (anche la tv dei primi anni era così o almeno i genitori raccontano di Canzonissime viste in bar affollati) ad una privata e quasi segreta, domestica.
I film pruriginosi italiani degli anni '70, genere esploso durante la liberazione sessuale e dei costumi, portavano nei cinema folle intere di giovani e di 40enni che finalmente potevano ridere guardando sketch puerili e veder corpi nudi di donne (che puntualmente si facevano la doccia…). Ciccio e Franco scimmiottavano con puntualità svizzera il successo della stagione cinematografica ("L'Esorciccio", "Dalla Sicilia con furore" etc) e si diffuse anche un sottogenere strano che negli anni '70 rappresentò il punto d'unione tra il reportage esotico e il cinema d'intrattenimento puro. Mi riferisco a titoli come "Mondo cane", in cui si mostravano atrocità altrimenti invisibili: uomini realmente divorati da leoni, corpi che prendevano fuoco e così via in una sorta di real tv anni '70.
Il cinema mostrava ciò che la tv non aveva neppure il coraggio di immaginare.
Quello che distingueva il cinema di allora era appunto questa serialità, la realizzazione industriale di un prodotto che di base era standard (la parodia di Franco e Ciccio) ma che di volta in volta veniva aggiustato all'ultimo momento per adattarlo alle esigenze che si creavano. Né più né meno la modalità produttiva che adopera la tv odierna.
Il cinema italiano anni '70 è stato il prodromo della tv commerciale degli anni '80.
Con l'avvento delle tv private, assolutamente scevre di interventi censori, la liberazione dei costumi sociali ha trovato libero sfogo in programmucci che avevano come unico intento quello di mostrare le tette della starlet di turno.
Di colpo tutto quel genere che aveva fatto la fortuna di produttori ignoranti e di attori sottovalutati (su tutti il bravissimo Montagnani e il felliniano Alvaro Vitali) vennero spazzati via. Per vedere un coccodrillo che scappava nelle fogne di New York non c'era più bisogno di fare la fila davanti ad uno dei tanti cinema di C.so Buenos Aires a Milano (negli anni '70 la broadway del capoluogo), bastava restarsene in poltrona e attendere che finisse lo spot della Rotowash.
La tv ha battuto il cinema perché ha mostrato di più, almeno quantitativamente; in più la pigrizia dello spettatore e l'apparente economicità del mezzo hanno fatto da valori aggiunti.
La tendenza si è invertita di recente. La computer grafica ha riportato nelle sale i ragazzini (il vero pubblico a cui Hollywood si appoggia). I costi esorbitanti e la necessità di una proiezione all'altezza del prodotto hanno fatto sì che film come "Terminator 2" venissero realizzati per una visione cinematografica. Un qualsiasi documentario visto in tv non avrebbe mai i mezzi produttivi per superare l'effetto di "Titanic" visto al cinema. Se chiedete anche a uno spettatore medio di vedere "Matrix" scaricato sul pc vi riderà in faccia, aggiungendo che lo vuole vedere solo al cinema.
Chi ama il grande schermo sa bene che anche (forse soprattutto) il piccolo film ci guadagna rispetto ad un passaggio tv, ma accontentiamoci di quelli che riempiono le sale per vedere "Spider Man".
Ora la tv gioca la carta della continuità, è sempre accesa nelle case dei suoi telespettatori e simmetricamente lascia accese le telecamere davanti ai suoi concorrenti. E' come un amante monotono e privo di fantasia, ma che si continua a frequentare perché c'è sempre, per inerzia e per un senso di familiarità un po' vacuo.
Inoltre il cinema parla della tv e la tv parla del cinema, ma questo è l'argomento della prossima poltrona. Prima la pubblicità.