Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


La meglio TV
Nell’analisi cinema-tv lasciata in sospeso durante le vacanze irrompe prepotentemente l’uscita e il meritato successo di pubblico de “La meglio gioventù”.
Il film di Marco Tullio Giordana è nato come un ambizioso progetto televisivo; prodotto da Rai Fiction con gran dispendio di mezzi tecnici ed economici La meglio gioventù doveva nelle intenzioni del suo autore e dei committenti essere trasmessa in televisione, ovviamente frazionando in più di due parti il racconto. Vicissitudini varie, cecità sociale ed isterismi politici ne hanno di fatto bloccato la messa in onda dirottando la visione sul grande schermo. Non è la prima volta che un film nato per la tv viene respinto dal piccolo schermo e trova asilo nelle sale cinematografiche. Su tutti valga l’esempio di Mulholland Drive commissionato a David Lynch dall’americana ABC come ideale seguito di Twin Pinks (altro prodotto che ha avuto una sua estensione in 35mm). Quando i benpensanti dirigenti della ABC hanno visto il girato finale, scandalizzati ed impauriti si sono ritirati abbandonando il genio del Montana, per nostra fortuna soccorso dai francesi di Canal Plus che rieditandolo l’hanno trasformato in un capolavoro, forse nel miglior film degli ultimi 10 anni .
Ma dove si nasconde il confine tra serie tv e film?
La meglio Gioventù è indistintamente un prodotto per la tv e un film per il grande schermo?
A livello tecnico sì, ma questa non è una novità: da almeno 5 anni il livello cinematografico della fiction di casa nostra è salito enormemente, equiparandosi a quello delle produzioni cinematografiche. Il successo dei vari polizieschi e dei film tv tratti dai romanzi di Camilleri ne sono la palese dimostrazione. Quello che è più raro trovare è invece l’impronta più aurorale e ambiziosa tipica dei grandi nomi.
Ci sono registi che sono legati a filo doppio con la tv, prevalentemente con la Rai, come Pupi Avati o Gianni Amelio (come non ricordarsi del suo straordinario “I ragazzi della via Panisperna”?) o come appunto Marco Tullio Giordana.
Ma pur riconoscendo almeno nelle intenzioni nel La meglio Gioventù una forma di cinema, non si può non fare caso a delle peculiarità tipicamente televisive che ne inficiano la narrazione. Il pregio di avere a disposizione tutto quel tempo permette al regista soprattutto nella prima parte di tracciare con chiarezza la genesi storica dei suoi personaggi (anche se nel caso di Matteo ancora allo scoccare della sesta ora mi era chiaro perché si comportasse in un determinato modo..), il viaggio iniziale per riportare Giorgia dal padre è davvero gustoso ed esauriente. Purtroppo in alcune inutili lungaggini si annida invece l’impronta televisiva, la necessità di scrivere il romanzone di una intera gioventù e la non magistrale gestione del casting hanno come risultato che in un momento del film madri, figlie e nipoti hanno magicamente tutte la stessa età, tutte trentenni semplicemente vestite da ragazzina, da donna e da vecchia. E cosa c’è di più televisivo di un plot in cui tutti hanno all’improvviso figli insperati e nascosti (in un paese a crescita zero fare un figlio con un solo rapporto consumato su una alfa sud è da record!), peggio ancora sono gli improbabili incroci che fanno apparire la lotta armata e le BR come una faida familiare (anche io ho pensato delle volte di uccidere mio cognato, ma non mi sarei mai sognato di rivendicare l’omicidio con una stella a cinque punte…). Non credo che il prode Marco Tullio, anche se gran conoscitore della retorica filmica come il finale de I cento passi ci dimostra, si sia concesso questi scivoloni senza battere ciglio. Più facilmente sono le concessioni che ha dovuto lasciare sul terreno dell’audience tv. La meglio gioventù resta comunque un esempio straordinario di sinergia cinematografico-televisiva e un esempio riuscito di come il tempo e la fruizione di progetti “difficili” siano alla portata degli spettatori, capaci di seguire con entusiasmo un film di sei ore (esiste una versione presentata al Festival di Toronto che dura 383 minuti e una ancora più lunga in cui Luigi Lo Cascio esce con voi dal cinema e dorme una notte a casa vostra).


Ugo Ripamonti