Una poltrona per due
Parliamo di cinema a cura di Ugo Ripamonti
La meglio TV
Nell’analisi cinema-tv lasciata in sospeso durante le vacanze
irrompe prepotentemente l’uscita e il meritato successo di pubblico
de “La meglio gioventù”.
Il film di Marco Tullio Giordana è nato come un ambizioso progetto
televisivo; prodotto da Rai Fiction con gran dispendio di mezzi tecnici
ed economici La meglio gioventù doveva nelle intenzioni del
suo autore e dei committenti essere trasmessa in televisione, ovviamente
frazionando in più di due parti il racconto. Vicissitudini
varie, cecità sociale ed isterismi politici ne hanno di fatto
bloccato la messa in onda dirottando la visione sul grande schermo.
Non è la prima volta che un film nato per la tv viene respinto
dal piccolo schermo e trova asilo nelle sale cinematografiche. Su
tutti valga l’esempio di Mulholland Drive commissionato a David
Lynch dall’americana ABC come ideale seguito di Twin Pinks (altro
prodotto che ha avuto una sua estensione in 35mm). Quando i benpensanti
dirigenti della ABC hanno visto il girato finale, scandalizzati ed
impauriti si sono ritirati abbandonando il genio del Montana, per
nostra fortuna soccorso dai francesi di Canal Plus che rieditandolo
l’hanno trasformato in un capolavoro, forse nel miglior film
degli ultimi 10 anni .
Ma dove si nasconde il confine tra serie tv e film?
La meglio Gioventù è indistintamente un prodotto per
la tv e un film per il grande schermo?
A livello tecnico sì, ma questa non è una novità:
da almeno 5 anni il livello cinematografico della fiction di casa
nostra è salito enormemente, equiparandosi a quello delle produzioni
cinematografiche. Il successo dei vari polizieschi e dei film tv tratti
dai romanzi di Camilleri ne sono la palese dimostrazione. Quello che
è più raro trovare è invece l’impronta
più aurorale e ambiziosa tipica dei grandi nomi.
Ci sono registi che sono legati a filo doppio con la tv, prevalentemente
con la Rai, come Pupi Avati o Gianni Amelio (come non ricordarsi del
suo straordinario “I ragazzi della via Panisperna”?) o
come appunto Marco Tullio Giordana.
Ma pur riconoscendo almeno nelle intenzioni nel La meglio Gioventù
una forma di cinema, non si può non fare caso a delle peculiarità
tipicamente televisive che ne inficiano la narrazione. Il pregio di
avere a disposizione tutto quel tempo permette al regista soprattutto
nella prima parte di tracciare con chiarezza la genesi storica dei
suoi personaggi (anche se nel caso di Matteo ancora allo scoccare
della sesta ora mi era chiaro perché si comportasse in un determinato
modo..), il viaggio iniziale per riportare Giorgia dal padre è
davvero gustoso ed esauriente. Purtroppo in alcune inutili lungaggini
si annida invece l’impronta televisiva, la necessità
di scrivere il romanzone di una intera gioventù e la non magistrale
gestione del casting hanno come risultato che in un momento del film
madri, figlie e nipoti hanno magicamente tutte la stessa età,
tutte trentenni semplicemente vestite da ragazzina, da donna e da
vecchia. E cosa c’è di più televisivo di un plot
in cui tutti hanno all’improvviso figli insperati e nascosti
(in un paese a crescita zero fare un figlio con un solo rapporto consumato
su una alfa sud è da record!), peggio ancora sono gli improbabili
incroci che fanno apparire la lotta armata e le BR come una faida
familiare (anche io ho pensato delle volte di uccidere mio cognato,
ma non mi sarei mai sognato di rivendicare l’omicidio con una
stella a cinque punte…). Non credo che il prode Marco Tullio,
anche se gran conoscitore della retorica filmica come il finale de
I cento passi ci dimostra, si sia concesso questi scivoloni senza
battere ciglio. Più facilmente sono le concessioni che ha dovuto
lasciare sul terreno dell’audience tv. La meglio gioventù
resta comunque un esempio straordinario di sinergia cinematografico-televisiva
e un esempio riuscito di come il tempo e la fruizione di progetti
“difficili” siano alla portata degli spettatori, capaci
di seguire con entusiasmo un film di sei ore (esiste una versione
presentata al Festival di Toronto che dura 383 minuti e una ancora
più lunga in cui Luigi Lo Cascio esce con voi dal cinema e
dorme una notte a casa vostra).