Una poltrona per due
Parliamo di cinema a cura di Ugo Ripamonti
Indiana Jones
Tra i regali di Natale ricevuti l'atteso 'Best of' dei Rem non c'era, in compenso con sommo gaudio ho scartato il cofanetto di Indiana Jones. Quattro dvd quattro di film, making of, interviste, riprese dei casting e molto altro, come reciterebbe uno slogan pubblicitario. In effetti nell'universo degli Inserti speciali composti solo da spezzoni non montati realizzati nel back stage, il cofanetto di Indiana Jones si pone come un prodotto di qualità superiore e all'altezza del famelico appetito dei fanatici delle saghe di casa Lucas-Spielberg.
All'interno ci sono alcune chicche, quella che - come direbbe Holden -mi ha mandato in brodo di giuggiole è il famoso provino a Tom Selleck. La leggenda vuole che la parte dell'archeologo venne inizialmente proposta al fascinoso Tom il quale dovette rinunciare per onorare il contratto di esclusività che aveva con la CBS per la serie tv di Magnum P.I. Il no della rete televisiva arrivò che i preparativi erano già molto avanzati tanto che nel DVD è presente il provino che Lucas fece a Tom, vestito da Indiana Jones che recita (nel tinello di George) la scena dell'incontro con Mariott in Tibet. In questa prova la ragazza è niente meno che Sean Young, la splendida replicante di Blade Runner.
Quando il veto della CBS fu definitivo Spielberg e Lucas ripiegarono su Harrison Ford, scelta che ha lasciato pochi spettatore scontenti.
Quello che emerge dalla visione del making of è l'assoluta libertà creativa di cui i due autori godevano all'epoca. Emerge potente ed invidiabile una mistione di professionismo tecnico e di totale libertà creativa che permetteva ai due di chiamare il protagonista col nome del cane di George o un bar orientale Obiwanke Nobi, per non parlare degli ideogrammi egizi a forma di C1P8. Altra cosa che subito balza all'occhio è come un film che è relativamente recente (1981) per essere realizzato debba ricorrere a trucchi che a noi paiono più che obsoleti, legati ad un altro modo di fare cinema. In una scena l'accompagnatore di Indiana Jones mostra all'archeologo Il Cario dall'alto del tetto di casa sua. Non si tratta ovviamente della capitale egiziana ma di un paesino tunisino che al momento di girare quella scena presentava fin troppe antenne tv, assolutamente incompatibili con l'ambientazione del 1939. Oggi un bravo tecnico di computer grafica cancellerebbe le antenne in post produzione, mentre i ragazzi di George e Steven, agli ordini di un giovane e impacciato Frank Marshall dovettero salire sui tetti dei tunisini e smontare tutte le antenne che rimanevano in vista. Così come quando servivano più serpenti di quanti ne avessero affittati dovettero farli arrivare dall'Europa non potendoli moltiplicare al computer.
Un altro modo di fare cinema, più artigianale e addirittura a basso costo nel caso del primo capitolo che stride con l'assoluta mancanza di improvvisazione che ha tolto al cinema contemporaneo una grande doe di libertà creativa e di divertimento (per chi lo fa..)