Una poltrona per due
Parliamo di cinema a cura di Ugo Ripamonti
Identificazione di un episodio
Aspettiamo tutti con impazienza l'uscita di Eros, il nuovo film di Antonioni.
La sceneggiatura è di Tonino Guerra ed è interpretato, tra gli altri, da Luisa Ranieri, due nomi accomunati da una fama conquistata a suon di spot televisivi.
Il fatto che uno dei nostri più grandi scrittori di cinema sia conosciuto dalle nuove generazioni solo grazie ad un ottimistico spot è tanto agghiacciante quanto inevitabile dato che non mi pare che i film sceneggiati da Tonino (che si divide tra la Romagna e la Russia, patria di sua moglie) vengano passati frequentemente in tv o siano di facile reperimento nelle videoteche.
Luisa Ranieri invece è per tutta Italia la ragazza che in una Sicilia assolata e afosa che sembra uscita da un film di Germi respinge il focoso compagno intonando la litania "Antò, fa caldo". Le sue forme sinuose e dissetanti si mostrano senza veli nel film di Antonioni, ma a quanto pare la Ranieri non vuole rilasciare interviste sul film né ama che le si pongano domande inerenti l'erotismo e la sessualità. Per chi ha nel curriculum un tea freddo e un episodio di un film, non è un atteggiamento troppo divistico?
Povero Antò….
Ovunque leggiamo che sta per uscire il film di Antonioni, in realtà è un film anche di Antonioni. Eros infatti si compone di tre capitoli, diretti dal maestro ferrarese e da due dei maggiori cineasti mondiali: Steven Soderbergh e Wan Kar-Wai.
Diffusissimo negli anni 60 e 70 in Italia, il film a episodi diretto da registi diversi può essere considerato un vero e proprio genere. Trent'anni fa i film corali rappresentavano una tappa obbligata nelle carriere di produttori e registi, benché non sempre (anzi quasi mai..) operazioni di questo tipo hanno prodotto capolavori.
Ad esempio pur mettendo insieme grandi registi come Monicelli, De Sica, Fellini e Visconti un film come Boccaccio 70 è solo un buon prodotto che non sfiora minimamente la qualità dei film firmati dai quattro singoli registi. E tutto ciò pur contando su sceneggiatori del calibro di Suso Cecchi D'Amico, Calvino (!), Parise e Zavattini…
Stessa cosa si può dire di New York Story trittico diretto da Woody Allen, Francis Ford Coppola e Martin Scorsese, che non raccolse molti consensi al di là della solita frase: "l'unico episodio carino è quello di Martin Scorsese" che dal 1989 vanno ripetendo tutti gli appassionati.
Lo stesso Antonioni divise i credits dei suoi film gà due volte con L'amore in città (1953) girato insieme a Fellini, Dino Risi, Lizzani e altri e i Tre volti (1965). Di recente ha poi firmato Al di là delle nuvole (1995) insieme a Wim Wenders. Si trattò in quel caso di co-regia, esperimento presentato come collaborazione artistica ma che aveva in realtà natura ben diversa. Wenders fu infatti affiancato al menomato Maestro dalle assicurazioni che temevano non fosse in grado di portare a termine il progetto. La mano del regista tedesco è ben visibile in tutto il film (assente forse solo nel primo episodio) e ciò fa credere che il povero Michelangelo già 9 anni fa non fosse proprio al massimo della forma.
I dubbi sull'efficacia dei film a episodi diretti da più registi vengono ben rappresentati dal termine inglese segment che ben identifica la leggerezza artistica e soprattutto la natura incompleta e parziale dei singoli film.