Una poltrona per due
Parliamo di cinema
a cura di Ugo Ripamonti
Mi ricordo, sì mi ricordo
Ho visto 'Se mi lasci ti cancello'. Dietro al deturpante titolo italiano si nasconde un ottimo film il cui titolo originale è 'Eternal Sunshine of the Spotless Mind', magistralmente interpretato da un cast di tutto rispetto composto da Jim Carrey, Kate Winslet, Kirsten Dunst (Spider Man) e Elijah Wood (l'hobbit Frodo del Signore degli Anelli).
Il film è diretto dal francese Michel Gondry, autore di alcuni tra i migliori videoclip degli ultimi anni (come quelli dei Chemical Brothers), anche se sarebbe più appropriato dire che il film porta principalmente la firma di Charlie Kaufman, lo sceneggiatore che ha scritto i copioni di 'Essere John Malkovich' e 'Il ladro di Orchidee'.
La storia è quella di Joel, che, lasciato dalla fidanzata, decide di cancellare dalla propria mente i ricordi di Clementine, dopo che lei ha fatto la stessa cosa ricorrendo alla famigerata ditta Lacuna (la cui segretaria porta l'evocativo cognome Svevo). Con abilità Kaufman si destreggia tra i meandri della mente e del gioco solipsistico di raccontare un uomo che si dimentica di ricordare (è così…).
La cancellazione dei ricordi è anche la cancellazione delle immagini, dunque del Cinema. Il cinema ha bisogno di ricordare. Non esiste - per ovvie ragioni filologiche - la possibilità di avere un film privo di memoria. Anche quando l'esercizio del ricordo è leso o difettoso (si ricordi il mirabolante 'Memento') la struttura narrativa ha bisogno di ricostruire un ordine cronologico, i personaggi e con essi lo spettatore, hanno bisogno di sapere cosa è già successo.
Se non ci ricordassimo nulla potremmo anche fare la stessa cosa all'infinito, moltiplicando un'azione che è in realtà già accaduta rimanendo prigionieri nell'eterno ritorno nietzschiano.
Il ricordo è una necessità del cinema, tanto che quando esso manca, per poter sopravvivere, il cinema è costretto come nel caso de 'I soliti sospetti' ad inventarsi un vissuto.
Questa necessità, questo bisogno, ha radice nella constatazione che il cinema e la memoria sono fatti della stessa materia: immagini, suggestioni e intenzioni più o meno manifeste; il legame è stato a volte scavalcato come nel caso di David Lynch che nelle sue ultime produzioni ha sostituito il collante della memoria con il collante dell'inconscio.
Ugo Ripamonti
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