Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


Parole e utopia
Essendo questa una rubrica di cinema ospite di un sito che parla prevalentemente di libri non posso esimermi dal trattare l'ambiguo legame che unisce il Cinema e la Letteratura. Non ho mai amato i confronti tra un'opera narrativa e la sua trasposizione cinematografica. Nella quasi totalità dei casi il giudizio dello spettatore/lettore privilegia il libro al film. Ma è davvero possibile una comparazione?
Personalmente credo di no. Si tratta di media diversi, capaci di suggestionare il proprio fruitore con linguaggi differenti. L'approfondimento e l'analisi della parola, i suoi effetti fono-armonici, contrapposti all'estetica dell'immagine, al ritmo del montaggio e alla potenza espressiva delle musiche.
In un simpatico sketch Claudio Bisio diceva "volete coniugare lavoro e divertimento, impegno e svago, rigore e leggerezza? Non potete! Sono sostantivi, mica verbi!"
Allo stesso modo mi pare sterile paragonare cinema e letteratura.
Esiste un legame, ma credo sia giusto considerarlo solo come una fratellanza iniziale. Non si tratta, ovviamente, di una traduzione in immagini delle singole pagine. Basti considerare la differente lunghezza di film e libro; pur non esistendo una comune unità di misura che permetta il paragone, mi pare evidente che l'assimilazione del libro comporta oltre che uno sforzo ed una perseveranza maggiore anche un tempo decisamente più lungo e diluito di quello necessario a visionare un film. Non a caso Michelangelo Antonioni trova più congeniale alla trasposizione cinematografica il racconto al romanzo. Blow-up, quello che molti considerano il suo capolavoro, trae spunto ad esempio da La bava del Diavolo, racconto di Julio Cortazar.
Anche i racconti di Stephen King (Stand by me, Le ali della libertà) sono stati riprodotti con efficacia e si sono dimostrarti capaci di eguagliare il successo dei film tratti dai suoi romanzi (Shining, Misery).
In alcuni casi i produttori hanno preso un racconto e l'hanno ampliato, aggiungendo parti e gonfiandolo come si fa con i documentari in 16mm per portarli a 35.
Il film Tutti giù per terra di Davide Ferrario ha una struttura narrativa più complessa e ramificata del romanzo (breve ma molto intenso) di Culicchia. Così come guardando La leggenda del Pianista sull'Oceano si ha l'impressione che Tornatore abbia ampliato il monologo teatrale di Baricco.
Il romanzo, o meglio la storia contenuta in un libro, è lo spunto per un'altra forma espressiva, quella visiva.
Francis Ford Coppola ha trasformato Cuore di Tenebra, romanzo di Conrad, nell'epico viaggio di Apocalypse Now. E' giusto considerare l'uno trasposizione dell'altro? No, ovviamente. Ma ciò che li divide non è tanto l'ambientazione sia storica che geografica cambiata, quanto la palese intenzione del regista di manipolare la storia, di farne qualcosa di differente, di usare il canovaccio di Conrad per gridare tutta la sua protesta alla guerra del Viet-Nam.
L'allucinante viaggio alla ricerca del colonnello Kurtz è già una dimensione stilistica successiva a quella scritta. Le immagini di Coppola arrivano dove si è fermata la penna di Conrad. In un certo senso le due opere sono complementari.
In un'intervista lo sceneggiatore di Taxi Drive Paul Schrader ha dichiarato di aver scritto la sceneggiatura del cupo e torbido film immaginandosi idealmente la trasposizione della Nausea di Sartre. Ovviamente nel libro non c'erano baby prostitute né Harvey Keitel che sparava ai protettori…
Tra letteratura e cinema esiste uno scambio continuo e foriero di spunti, che va al di là della mera acquisizione dei diritti di un best seller ma che non cessa mai di alimentare la fantasia degli autori. Anche perché è ridicolo leggere "liberamente tratto da…".
Un film è per forza di cose sempre liberamente tratto da. E' fisiologico, ci sono forse pellicole "tratte con coercizione da…"
Per chiudere una cosa che, spero, non funzionerà mai, dal punto di vista editoriale.
Il processo inverso, quel tentativo puramente a scopo di lucro (e tipicamente hollywoodiano) di ricavare romanzi dalle sceneggiature dei film. Libri di mille pagine tratti da sceneggiature non più lunghe di 100. Mangiamo già tanta carne con gli steroidi, se poi ci si mettono pure i libri….

Ugo Ripamonti