Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Visiant Outsourcing
Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


Questo piccolo grande schermo
Anche io come Samele Bersani "vivo inseguito dalle videoteche che non hanno mai dei titoli per me". Quando ho visto che in televisione avrebbero trasmesso la serie Dune tratta dal film di David Lynch ho pensato che un buon piccolo critico di quartiere avrebbe fatto bene a noleggiare il film originale. Vano è stato il giro per videoteche più o meno piccole. Dune non si trova.
Vorrei anche polemizzare su questa incredibile deficienza di una città come Milano che millanta doti di metropoli europea, ma so bene che non è questa la sede appropriata. Certo che non ho cercato L'uscita dalle fabbriche dei Lumiere (che avrebbe da par suo tutto il diritto di stare sugli scaffali di Blockbuster, se non altro perché ritenuto il primo film della storia). Volevo semplicemente il film di un regista di successo, caro ai critici e spesso al grande pubblico, interpretato da una pop star di fama mondiale capace di fare l'amore per sette ore di fila, cioè Sting. Invece nulla.
Sarà stato ingoiato da un verme gigante, sbucato dalla circonvallazione….
Dune, la cui fattura della serie mi pare buona (a parte l'abuso di computer grafica per le scene sul pianete Dune), è per la tv italiana l'ultimo esempio in ordine di tempo di trascrizione per il piccolo schermo di un'opera cinematografica.
Il successo di alcuni film ha spinto produttori e - raramente- attori e registi della versione per il grande schermo a creare una serie tv che proseguisse il racconto o che semplicemente prolungasse la vita dei protagonisti. Molte volte il telefilm nasce proprio da una spinta dal basso, motivata da un'affezione nei confronti dei personaggi che il pubblico ha ancora bisogno di esternare.
Prima di Dune hanno trovato il loro spazio nei nostri palinsesti Saranno Famosi (che ha poi dato alla luce persino un format), M.A.S.H., il Giovane Indiana Jones, Starman e Stargate. Sempre in questi giorni vedremo su Rete4 un piccolo gioiello di fiction tv, cioè Band of Brothers. BoB è una serie in otto episodi prodotta da Spielberg e da Tom Hanks che ricostruisce le missioni di un gruppo di soldati americani nel corso della Seconda Guerra Mondiale attingendo dall'opera di Stephen Ambrose, lo storico che già aveva ispirato ai due Salvate il soldato Ryan, di cui questo serial è lo spin off ideale.
Qui il confine tra opera cinematografica e televisiva è pressochè inesistente e segnato solo da esigenze distributive. Si tratta a tutti gli effetti di una serie di otto film. Non a caso il primo episodio è stato diretto da Phil Alden Robinson, regista hollywoodiano di buona fama (il candidato all'Oscar L'uomo dei Sogni o lo spy movie dal cast stellare I signori della truffa). Una piccola curiosità: il quinto episodio è diretto dallo stesso Tom Hanks.
Questi prodotti anche grammaticalmente non hanno molto di televisivo ( pochi primi piani, molta azione) e potrebbero benissimo diventare dei film da gustare in un multisala di periferia.
Così è anche per altri serial.
Se pensiamo a Twin Peaks: è possibile identificarlo come un prodotto televisivo?
Anche se ha avuto una versione per il cinema, Twin Peaks è già cinema.
Rimanendo sempre su David Lynch quello che a mio modesto parere è il migliore film degli ultimi 5 anni, Mulholland Drive, nacque in realtà come puntata pilota di un serial tv. Una volta visionato dal committente (la ABC) i produttori decisero che non avrebbero mai passato un prodotto del genere in televisione, così Lynch fu costretto a rimontarlo e distribuirlo con l'aiuto dei francesi (e di chi se no?)
Ma vedendo (anzi gustando) Mulholland Drive chi si accorge che si tratta dell'episodio 1 di una (abortita) serie tv? Nessuno credo. Dunque cosa distingue il film dal telefilm e ancora dal film tv? Nella maggior parte dei casi direi che il serial basa la propria struttura narrativa sulla forte definizione del protagonista. Egli è in massima parte il fulcro delle storie e soprattutto il punto di vista primario, di riferimento. E' molte volte il protagonista a determinare il gusto della storia, tutti gli incroci narrativi passano da lui. Indiana Jones ne è l'esempio principe, ma in un certo senso anche 007 può essere considerato tale. Banalmente quando il personaggio pesa di più di ciò che gli accade il terreno è fertile per una fiction. Quando la storia è invece il fulcro dell'opera (due esempi su tutti: Se7en e i Soliti Sospetti) la trasposizione televisiva non ha ragione d'essere poiché gli autori hanno già esaurito il filone creativo, chiudendo la narrazione della vicenda. I personaggi sono così centrali nell'economia narrativa di una fiction che non appena uno dei comprimari sale in primo piano o acquista popolarità automaticamente germoglia uno spin off.
Ciò non avviene quasi mai nel cinema. Mi viene in mente solo il mediocre U.S. Marshall film creato per dare sfogo al protagonista d'appoggio interpretato da Tommy Lee Jones ne Il fuggitivo.
Infine un dubbio che mi assale tutte le volte che vedo i salotti tv riempirsi di politici arroganti e di aspiranti letterine: ma è tutto vero si tratta della versione televisiva de La cena dei cretini?

Ugo Ripamonti