Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


Film-Tele-Film
La scorsa settimana abbiamo parlato di quei film che sulla spinta del successo di pubblico diventano delle serie tv. Per esigenze di spazio non è stato possibile completare l'argomento parlando del processo inverso, cioè quello che porta a produrre film tratti da telefilm.
Lo facciamo adesso, anche perché le Majors americane stanno mettendo in cantiere molti titoli ispirati a telefilm celebri e in questi giorni si susseguono notizie di nuove produzioni.
Cominciamo questa veloce carrellata con Nicole Kidman che vestirà i panni di Samantha Simmons, la protagonista di "Vita da Strega", telefilm culto degli anni '60, capace di fare magie semplicemente muovendo la punta del nasino. Essendo la Kidman una star di prima grandezza l'annuncio è come di consueto accompagnato da un necessario approfondimento su come l'attrice ha applicato gli insegnamenti del metodo Stanislavskji. Se Dustin Hoffman frequentò degli autistici per prepararsi ad interpretare "Rain Man" o De Niro dei cacciatori di taglie per "Prima di mezzanotte", da par suo la Kidman non potendo incontrare delle streghe professioniste (di dilettanti ne è invece pieno il palinsesto delle tv minori) sta prendendo lezioni da un istruttore per imparare a muovere il naso con i virtuosismi che la parte richiede.
La riscoperta di "Vita da Strega" (Bewitched) Hollywood l'ha fatta qualche anno fa quando Antonio Banderas ha diretto la moglie in "Crazy in Alabama" (1999), film ambientato negli anni '60 nel quale Melanie Griffith scappata da casa con la testa del marito nella cappelliera riusciva ad entrare nel cast del telefilm.
Sono stati però gli anni '70 il periodo più foriero di novità per il genere delle serie tv. E proprio due telefilm di successo di quegli anni stanno ora diventando lungometraggi. Il primo è "L'incredibile Hulk", già in post produzione, diretto da Ang Lee (regista del coreografico "La Tigre e il Dragone"). Nel film avrà una piccola parte (di importanza, non di proporzioni) anche Lou Ferrigno, il culturista che interpretò il verde supereroe in quegli anni. Nel telefilm infatti Hulk e la sua controparte umana, il Dr. Bruce Banner, avevano due interpreti diversi (rispettivamente Ferrigno e il compianto Bill Bixby) mentre nel nuovo Hulk di An Lee Eric Bana con l'aiuto del supervisore agli effetti speciali li interpreterà entrambi.
Il prossimo Febbraio inizieranno le riprese di "Starsky e Hutch", pellicola tratta dal telefilm del 1975 e interpretata da Ben Stiller (il riccioluto Starsky) e Owen Wilson (Ken Hutchinson, il biondo) che diventerà un sicuro blockbuster.
Casi analoghi sono quelli di "The X-Files" (1998) e del prossimo "Friends" (2004?) la sit-com nella NBC. La differenza rispetto agli altri titoli citati in precedenza, o a "Mission: impossibile" e "Charlie's Angels", sta nel fatto che si tratta in questo caso di trasposizioni tanto fedeli (stessi attori, stesso taglio registico e probabilmente location simili) agli originali da rappresentare di fatto un'estensione cinematografica della serie tv, un semplice cambio di formato e di distribuzione.
Pare persino banale ricondurre questo proliferare di film-tele-film alla ineccepibile crisi creativa che affligge Hollywood ormai da parecchi anni.
Titoli e personaggi già noti e collaudati possono contare su un bacino d'utenza più o meno sicuro, si tratta solo di scegliere gli attori giusti e di imbastire una storia che porti in luce i punti di forza del telefilm in questione. Per osmosi questa scelta conservatrice dettata da esigenze meramente commerciali inficia completamente il prodotto. Tutti i titoli tratti da telefilm dovendo restare il più possibile entro binari stabiliti dalla produzione (e soprattutto dal merchanding) non percorreranno mai strade alternative e stimolanti. Tutta l'operazione esclude aprioristicamente il rischio, commerciale o creativo che sia, condizione che questi lungometraggi hanno in condominio con le mega-produzioni, dove il ruolo del regista è di fatto sottomesso ai dettami delle Major. Confidiamo che prima o poi i telefilm da portare sullo schermo finiranno. Basterà? O come nel caso dell'imminente "Charlie's Angels 2" si trasformeranno in serial-cinematografici?

Ugo Ripamonti