Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


Cosa resterà degli anni '80.
Dall'angolo della posta de "Una poltrona per due" emerge l'intervento di Valeria Arturi.
Valeria ci dice che "Se Michael J. Fox fosse atterrato con la sua DeLorean nel 2004, forse non avrebbe visto il cartellone pubblicitario de "Lo squalo 10", con tanto di finto squalo che esce dal muro (se non altro perché William Spielberg, il presunto regista, non ha ancora seguito le orme del padre Steven). Ma quello che avrebbe trovato sarebbe stato così differente?
Per la prossima stagione cinematografica sembra infatti previsto un vero e proprio "revival anni '80", tanto da far pensare che i produttori abbiano deciso di comune accordo di imitare i loro colleghi delle case discografiche e rispolverare vecchi vinili da trasformare in cd di "best of".
Tanto per rimanere in tema musicale, le adolescenti torneranno a sognare e dimenarsi con "Balli proibiti 2", questa volta però al suono di danze caraibiche. Per consolare le mamme è prevista comunque un'apparizione del vecchio protagonista, Patrick Swayze, che servirà a rinsaldare una continuità che rischierebbe di offuscarsi a causa degli anni trascorsi.
Di genere completamente diverso gli altri due film, accomunati dai protagonisti, entrambi capostipiti della stirpe di culturisti che si sarebbero dati al cinema: Arnold Swarzenegger e Sylvester Stallone. I due infatti torneranno sul grande schermo con il seguito dei film che li hanno lanciati: rispettivamente "Terminator 3" e "Rocky 6".
Il primo ricalcherà la trama del precedente, con John Connor, futuro salvatore della razza umana, che deve sfuggire ad un cyber-killer, che questa volta avrà le sembianze di una donna.
Lo Stallone italiano, ormai ritiratosi, salirà invece ancora una volta sul ring per l'ultimo incontro. Speriamo non fatale (vista l'età!)[...]"


Il tasto che tocca Valeria mi appassiona particolarmente, dato che per ragioni anagrafiche (classe '74) sono un fanatico del cinema teen degli anni ottanta e di tutti quei titoli commerciali che hanno scandito la mia adolescenza. Il mio imprinting cinematografico è indelebilmente legato a film come 'I Goonies', 'Back to the future', due piccoli gioielli come 'Ferris Bueller's day Off' e 'Risky Business', i 'Karate Kid', 'War Games', 'Piramide di Paura' etc.
Ma come accade per i vecchi con la guerra (la rimpiangono essenzialmente perché erano giovani) bisogna ammettere che il valore di quei titoli era per la maggior parte scarso e un giudizio obiettivo non deve essere inficiato dalla nostalgia. Resta però il fatto che il teen movie anni '80 ha rappresentato oltre che una palestra importante per la New New Hollywood (soprattutto per l'esercizio produttivo dei vari Joe Dante, Zemeckis, Spielberg e Lucas) anche la nascita di vero e proprio genere. Dietro alla spielberghiana visione da adolescente della vita c'era comunque l'affermazione di un'identità giovanile in vorticoso mutamento che conosceva passioni nuove e dalla straordinaria potenzialità (i computer e le nuove tecnologie, l'amore per l'horror e la sua ironia, lo skate piuttosto che le bmx, un certo relativismo etico) e il desiderio/necessità di raffrontarsi con la cultura dominante dei genitori (cos'è 'Ritorno al Futuro' se non una lotta tra generazioni giocata sul medesimo terreno?). Il proliferare di quei titoli è dovuto a tutto ciò, prima ancora che allo sfruttamento commerciale di quel pubblico che ora è considerato da Hollywood la mean-audience, cioè gli adolescenti.
Un'altra peculiarità che caratterizzava i teen movie anni '80 era l'ambientazione provinciale e periferica. Essi mostravano un'America più dimessa, meno frenetica ed efficiente di quella rappresentata nelle metropoli. New York era lontana anni luce dai paesini dove gi adolescenti di quei film vivevano. Lontana almeno quanto la soddisfazione di una vita piena e mai noiosa. La città era un'oasi immeritata di perversione, di novità di trasfigurazione ed accelerazione della periferica realtà in cui crescevano e raggiungerla era un vero e proprio viaggio iniziatico. Due titoli quasi omonimi 'Tutto quella notte' e 'Tutto in una notte' di Chris Columbus e di John Landis (a parere mio il suo film migliore) mostrano la città come un territorio alieno, la cui traversata marca la linea d'ombra dell'età e della consapevolezza. Messaggio ancor più manifesto in 'Ferris Bueller's day off' (Una pazza giornata di vacanza).
Nei decenni seguenti l'America si mostra tecnologica e trandy nelle città e bucolica nelle periferie, cancellando con un colpo di spugna le ambientazioni siderurgico proletarie che facevano da sfondo ai vari 'Flashdance', 'Il ribelle' (valido titolo con un giovanissimo Tom Cruise) e 'Gung Ho' film di Ron Howard (!) in cui Michael Keaton salvava dal licenziamento gli operai di una fabbrica di automobili (Fiat Regata!!!) in un paesino del profondo sud degli Stati Uniti.
Dove è finita quell'America? Il disagio delle periferie è solo quello borghese di 'American Beauty'? Andate a vedere lo straordinario 'Bowling for Colombine' e vi renderete conto che non è così.
Sulla nostalgica rinascita di titoli anni '80 c'è credo la solita, sempre più irrefrenabile crisi creativa degli Studios e anche la famosa regola ciclica che vuole un ritorno nel cinema, nella musica e nella moda del decennio lontano 20 anni. Negli anni '80 c'è stata la riscoperta dei 60s, nei '90 degli anni settanta e ora degli anni ottanta.
Chissà quando si riscopriranno gli anni '90 cosa verrà fuori, se è vero come dice un mio carissimo amico che sono "gli anni '80 in putrefazione".

Ugo Ripamonti