Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


Personaggi che conosco
Jorge Louis Borges diceva che "non esistono due monti uguali, ma in tutto il mondo la pianura è una e medesima".
Ci sono sere in cui mi domando cosa il cinema - e l'arte in generale - abbiano ancora da generare, quale nuova frontiera può essere scoperta e che lungo misterioso viaggio possa essere oggi intrapreso. Da profano della musica mi chiedo come si possano creare canzoni e melodie sempre diverse con quelle sette note che ci portiamo appresso dalla notte della nostra Storia. Alcuni mi dicono che in fin dei conti non è così, le variabili sono talmente numerose che c'è ancora molto da sperimentare, altri, più disillusi fanno notare come molte hit si somiglino.
Dal canto mio continuo comunque a credere che finchè la nostra realtà sarà così complessa e mutevole, imprevedibile e meravigliosa ci sarà sempre terreno fertile per un'opera d'arte e per un nuovo linguaggio.
Resta il fatto che, nel caso del cinema, delle volte ho l'impressione di guardare per la seconda volta un film che vedo per la prima volta.
Di recente ho visto People I Know di Daniel Algrant, già regista della serie tv Sex and the city. Un film molto bello, diretto con stile e fotografato in modo splendido, specie nelle scene in cui l'algida bellezza di Kim Basinger è incastonata come pennellate di un quadro di Hopper nelle morbide tonalità di grigio dipinte da Peter Deming, il direttore della fotografia.
People I Know non ha una storia molto originale, il classico testimone involontario che assiste casualmente all'assassinio di una squillo, commissionato dai potenti di turno.
Seguono doppi giochi, minacce velate e ricatti incrociati. Degna di nota è invece l'ambientazione, una New York quasi parallela che sfoga i propri vizi in canali consolidati e segreti e che somiglia in questo moltissimo ad Eyes Wide Shut.
Ricordate la scena in cui Tom Cruise una notte visita la villa in cui si tiene l'orgia entrando grazie alla parola d'ordine Fidelio e il giorno seguente vi fa ritorno senza trovare - ovviamente - ciò che aveva veduto la sera prima?
Bene, sostituite Tom con Al Pacino e l'orgia con una fumeria d'oppio per ricchi. Fate pronunciare ad Al Pacino la parola d'ordine ("collezione primavera estate" in luogo di Fidelio) e riportatecelo la mattina dopo facendogli trovare tutt'altra scenografia (un vero negozio di moda).
La somiglianza di People I Know non si ferma a quella scena, ma diventa più spudorata e francamente meno giustificabile nella parte finale del film, quando Al Pacino abbandona il suo tavolo (in un locale dove in quel momento è l'uomo della serata, osannato da tutti) si porta lontano la propria donna e se ne congeda dandole appuntamento in stazione per il treno dell'una di notte, quel treno che li porterà lontano, nel luogo paradisiaco della cartolina che Al Pacino mostra ad inizio film.
Tavolo in un locale, fuga dalla massa, cartolina con il paradiso, appuntamento in stazione. Vi ricorda nulla?
Se aggiungo anche che verrà ucciso prima di riuscire a prendere quel treno..vi è più chiaro?
Gli ultimi 15 minuti di People I Know sono gli ultimi 20 di Carlito's Way, interpretati per ironia della sorte dallo stesso attore.
La somiglianza tra i due film è tanto evidente che il finale comune sembra quasi un innesto, un trapianto di un arto atrofizzato con uno sano e già collaudato. Le ultime scene di Blade Runner non montato da Ridley Scott (il productor's cut), quelle in cui si vede un'auto (quella che presumibilmente trasporta Harrison Ford e Sean Young) attraversare monti verdi e valichi siti in una natura quasi incontaminata altro non sono che avanzi delle riprese dell'inizio di Shining, esuberi di Stanley Kubrick che la produzione ha deciso di usare per dare al film di Scott un finale più ottimistico.
In questo Frankenstein artistico anche il personaggio interpretato da Al Pacino è in realtà un innesto. Bolso, dimesso e sfinito non è certo il Carlito Brigante di De Palma, ma non può non ricordare Lefty, il mafioso di terz'ordine che l'attore italo americano ha splendidamente interpretato in Donnie Brasco. Non so quanto tutto ciò possa considerarsi un plagio, forse proprio la bravura di quegli attori ha creato dei personaggi così riusciti e reali da sedimentare nel nostro immaginario e condizionare l'inconscio degli sceneggiatori.
Nel 1992 Dustin Hoffman interpretò Bernard Laplante in Eroe per caso. In un'intervista ammise che fu sul punto di rinunciare al film a riprese già iniziate perché Bernie era un personaggio troppo simile a Ratso il truffatore claudicante che aveva interpretato nel 1969 in Un uomo da marciapiede.
Per lui si trattava dello stesso ruolo. Per superare quei dubbi dovette immaginarsi i due chiusi in una stanza e capì che Ratso avrebbe coperto di insulti Laplante fino a farlo capitolare. Una differenza c'era, il film poteva andare avanti. Credo però che senza la sensibilità e l'estro di un attore come Hoffman oggi forse vedremmo nelle locandine di Hero Harvey Keitel o Jim Carrey accanto ad Andy Garcia. Di sicuro uno sceneggiatore non sarebbe arrivato a tanto.
Somiglianze in ogni caso che non sono solo nei maliziosi occhi dei critici. Concedetemi un ultimo esempio: I fiumi di porpora del bravo Kassovitz, per ambientazione (montagne isolate, biblioteche, libri, studiosi mistici e appartati), storia (omicidi nati da un'aberrazione etica) e personaggi (un investigatore esperto e maturo e un giovane acerbo al suo seguito) non somiglia un po' troppo al Nome della Rosa?
Quanta pianura tutta uguale in mezzo a pochi monti differenti!

Ugo Ripamonti