Roba postmoderna: libri e altro dal terzo occhio
di Deborah Marinacci
Femmina all'occhio di bue
E’ d’epoca (quella attuale), l’atteggiamento di guardarsi nel monitor mentre la telecamera ci riprende sulla scena, in un riverbero senza fine di gente riflessa che osserva se stessa osservare se stessa.
Chuck Palahniuk è l’autore dell’indimenticato Fight club, e tutto questo lo scruta e anticipa con occhio curioso. Con l’occhio di chi bivacca fuori della scena senza alcun interesse particolare, dello sciatto da cui mai ti aspetteresti una lama affilata nella manica.
In Invisibile Monsters, l’autore ha la voce di una donna, di un’attraente modella che subisce un incidente che le stacca un pezzo di faccia. La trama e la scrittura hanno un che di meraviglioso. E stupisce (ma non dovrebbe, perché è questo a fare dell’autore uno scrittore) la capacità di Palahniuk di pensare come una donna e di far dimenticare la sua interferenza. Di renderla invisibile.
Il romanzo è un excursus su strada sterrata, un safari elegantissimo tra stoffe, silicone, egocentrismo, desiderio e invidia. Non tralascia della bellezza alcun componente, alcuna conseguenza quotidiana o tragica. E fa incontrare il destino con le metamorfosi, con l’urgenza inevitabile di diventare farfalla, con la cocciutaggine del volersi ribaltare. Il trasformismo del libro indossa invece i preziosi foulard di un travestito, una sedicente Principessa col cuore e le labbra gonfiati.
Il viaggio di Palahniuk è un intrigo di flash e fermi immagine, una deliziosa immersione in acque limpide che svelano il senso di mondi immaginati, che demistificano il contemporaneo ideale di bellezza e di visibilità. Senza moralismi, solo così, aprendo le mani, e mostrando con essenziale evidenza che compito del mondo attuale è l’esasperazione. Che l’enfasi cela sempre del mostruoso. L’ingrandimento, l’allargamento, il sovradimensionamento, hanno lo scopo di rendere credibili, accettabili, addirittura esistenti, oggetti di senso che altrimenti ne sarebbero privi, situazioni del reale cui ancorare il proprio quotidiano. In cui inserire il proprio vissuto, coscientemente disperso in una sana quanto destabilizzante incredulità.
Dunque nuovi dèi sono pronti a prendersi gli altari.
Dice: “Mi ami?”.
E’ proprio quando la gente fa domande del genere che perdi la luce dei riflettori.
E’ così che poi ti ingabbiano in un ruolo di comparsa.
Chuck Palahniuk, Invisibile Monsters, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2003
scrivi a deborah_marinacci@jumpy.it