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    SPETTERS IL ROSSO N.6 - LA MINACCIA DI SPETTERS

    Serie SPETTERS IL ROSSO N. 6 LA MINACCIA DI SPETTERS Lari, un giorno come un altro di settembre. Erano appena ricominciate le scuole e l’autista di pullman Mario stava accompagnando i ragazzi , mentre il fattorino Antonio, un omino basso, pelato e cattivo stava controllando i tesserini e i biglietti di eventuali persone sul veicolo, desiderando ardentemente di trovare qualcuno che sgarrava per sfogare su di lui la sua rabbia e la sua frustrazione di essere brutto, infatti come molte delle persone basse aveva il cuore troppo vicino al buco del culo. Era tutto in regola per il momento ma uno strano uomo( un barbone probabilmente) vestito di stracci e con un cappello sulla faccia che si trovava tutto solo sul fondo del veicolo destò la sua curiosità. “Dammi il biglietto zoticone, sbrigati!” Disse Antonio con arroganza, “Mi dispiace, non ce l’ho.” Disse l’uomo Soddisfatto per aver trovato ciò che voleva, Antonio decise di darci dentro con lui e, urlando come un forsennato, aggredì verbalmente l’uomo, insultandone anche la famiglia. Mario dal canto suo non era meno stronzo di lui(erano davvero una bella accoppiata) e, sentendolo sbraitare intervenne, anche se in maniera un po’ più soft: “non stare a perdere tempo con gente del genere, scendilo e basta.” “A me certa gente fa incazzare di brutto, ptuh! Barbone di merda! Io ti…” Disse Antonio zittendosi di colpo. Non sentendolo più parlare, Mario ebbe il sospetto che fosse successo qualcosa e lo chiamò: “Antonio? Devo fermarmi? Vuoi scenderlo?” Nessuna risposta. “Antonio! Porta qui il tuo testone pelato, forza!” Venne immediatamente accontentato, in quanto la testa di Antonio rotolò ai suoi piedi, fra le urla terrorizzate dei passeggeri. Sul momento Mario non realizzò bene la situazione e guardò la testa inebetito, solo in un secondo tempo, quando finalmente si rese conto della situazione, iniziò a urlare a squarciagola. Per il terrore perse il controllo del mezzo e andò a finire in un burrone. Tramortito, ferito e con il veicolo che stava per incendiarsi Mario, assieme a quelli che potevano farlo, stava strisciando fuori dall’autobus, ma venne bloccato dalla figura rossa di Spetters. “Ahhh! Spetters! Cosa vuoi da me?” “Tu in passato mi levasti il tesserino! Io ero stato malato e non avevo potuto rinnovarlo, ma tu non volesti sentire ragioni! Melo levasti facendomi passare male da tutti gli altri studenti che erano sul pullman! Ora sarai tu a passare male ! Assieme a quell’ebreo di merda di Antonio che ti aizzava quel giorno a fare peggio, ridicolizzandomi davanti a tutti. Passerai male e poi morirai bruciato!” Disse Spetters. Il giorno dopo al bar la notizia dell’accaduto fece scalpore, e anche i quattro amici(Alessandro, Graziano, Daniele e Fabrizio) si trovarono a commentarla. “Accdenti quello Spetters! Ha decapitato Antonio, pisciato in testa a Mario in presenza a tutti, poi lo ha tenuto dentro il pullman finche non si è incendiato! E’ morto urlando.” Disse Graziano preoccupato. “Io facevo parte della squadra di soccorso con l’ambulanza. Quasi tutti i passeggeri sono usciti, ma tre sono rimasti intrappolati dentro, non c’è stato nulla da fare..” Disse Fabrizio. “Spetters è proprio una minaccia! Uccidere degli innocenti.” Disse Graziano. “Ma non li ha uccisi lui! Stando ai fatti è stato Mario a perdere il controllo del mezzo e a precipitare.” Disse Alessandro. “E che vuol dire questo? E’ stato Spetters a fargli perdere il controllo! Lanciandogli la testa del suo amico!” Disse Graziano. “Gliel’ha tirata addosso?” Disse Alessandro. “No, per terra, ma..” Disse Graziano. “Ma niente! Spetters non voleva causare l’incidente! E’ stato Mario che, spaventandosi, ha messo la vita di tutti in pericolo, compresa quella di Spettes.” Disse Alessandro. “Compresa quella di Spetters? Ma dai..” Disse Fabrizio. “Si! Compresa quella di Spetters! Perché se rimaneva incastrato e bruciava, moriva anche lui come tutti! Non è stata colpa di Spetters, anzi! E’ stato Mario che ha tentato di uccidere Spetters.” Disse Alessandro. “Si, ma Spetters aveva ucciso Antonio decapitandolo, te ne sei forse dimenticato?” Disse Graziano. “Quello lascia perdere! Possono esserci state un gran mucchio di ragioni che non sappiamo! E poi ci sono delle testimonianze che dicono che Antonio gli aveva sputato addosso e aveva tirato fuori un coltello quindi ci sta anche che si trattasse di legittima difesa.” Disse Alessandro. Le loro conversazioni vennero interrotte da due poliziotti, i quali volevano parlare con Alessandro. “Si ? Posso fare qualcosa per voi?” Disse Alessandro. “ Credo di si! Siamo qui per indagare sull’assalto di Spetters al pullman.” “ ‘Assalto ‘ beh… intanto bisogna provare che si tratti effettivamente di un assalto.. e poi io cosa c’entro?” Disse Alessandro. “Beh.. ultimamente lo hai aiutato a mettere fuori gioco i Guerrieri di sangue, sei andato anche con lui alla loro base.” “Già, salvando la vita almeno ai due di guardia! Probabilmente Spetters nella sua giusta rabbia li avrebbe potuti uccidere accidentalmente per proteggersi.” Disse Alessandro. “Si, e te ne siamo grati anche se purtroppo non sei riuscito a salvare il loro capo.” “ E che vi devo dire? Cercava di uccidere Spetters, non dimenticatelo! Purtroppo nella colluttazione è caduto nel pozzo dove aveva tenuto per settimane il suo cane senza mangiare. E’ morto prima che qualcuno capisse cosa gli stava succedendo.” Disse Alessandro. “Già, già… di lui sono rimaste a malapena le ossa…” Disse uno dei poliziotti disgustato. “E anche a Giovanni non è andata molto bene, Spetters gli ha dato un pugno talmente forte da fargli sparire il naso.” Disse l’altro poliziotto. “Ah! Così almeno non avrà bisogno di farsi scorciare il naso.” Disse Alessandro. I poliziotti rimasero allibiti e Daniele si mise a ridere. Poi, ripresoli controllo della situazione, un poliziotto parlò: “Comunque dovremmo farti delle domande, potresti venire in centrale con noi?” “Certamente.” Disse Alessandro amichevolmente. In centrale: “dunque.. tu in passato hai militato in un gruppo di eroi, mi potresti dire qualcosa di ciò?” Disse il commissario. “Non capisco cosa c’entri comunque.. d’accordo. Eroi comunque è troppo! Diciamo che quando un enorme gorilla è fuggito dal circo seminando il panico io e un gruppo di ragazzi ci siamo adoperati per fermarlo e, avendo visto che lavoravamo bene insieme abbiamo deciso di continuare a giocare per un po’ ai super eroi, roba di quando eravamo ragazzini comunque….” Disse Alessandro facendo il modesto nonostante dentro si sentisse gasato da quei discorsi. “Alla faccia dei ragazzini! Ci risulta che abbiate sventato minacce di ogni genere! Avete anche fermato dei nazisti che volevano scatenare la terza guerra mondiale.” Disse un poliziotto spalancando gli occhi. “Oh! Niente, niente!” Disse Sorridendo Alessandro,” diciamo che ci siamo trovati a sentire delle trasmissioni sospette per caso e abbiamo indagato, per il resto.. abbiamo avuto solo fortuna.” “Poi a noi risulta che tuttora riunite periodicamente la vecchia banda.” Disse il commissario. “Va bene, ma è solo un modo per riunirsi tra vecchi amici. Ormai è da un pezzo che non giochiamo ai super eroi, tutti noi abbiamo altre cose a cui pensare. “ Disse Alessandro. “ Proprio ora che c’è la minaccia di Spetters.. Almeno avreste potuto darci una mano.” Disse un poliziotto. “Minaccia? Mah? Io non sono affatto convinto che sia una minaccia! Ha steso solo delinquenti, e in un paio di occasioni mi ha anche salvato la vita.” Disse Alessandro. “Non è una minaccia? Ma che dici! Anche se lasciamo da parte il massacro avvenuto al bar ai danni dei Guerrieri di sangue, e gli innumerevoli massacri di cui è accusato a Torino, ha commesso un sacco di altre stragi nella zona, anche a scapito di innocenti! Hai dimenticato forse cosa ha fatto a Vannino? Gli ha trucidato in modo orribile famiglia e amici e poi lo ha infilato nel forno delle pizze a cuocere lentamente! “ Disse il commissario sbattendo la mano pesantemente sul tavolo. “Non urli, non sono sordo! “ Disse Alessandro in modo rude. Poi , dopo alcuni secondi di silenzio addolcì il suo tono:” che ne possiamo sapere di cosa c’era stato realmente tra Vannino e Spetters? Come possiamo giudicare senza sapere i fatti? L’unica cosa è che, siccome conosco Vannino dai tempi delle medie , posso affermare con certezza che era una grande testa di cazzo, per il resto non posso pronunciarmi.” “Vorresti forse dire che ha ragione Spetters?!” Disse il commissario spalancando gli occhi. “Ragione? E chi sono io per decidere chi ha ragione? Ognuno ha le sue ragioni e noi non abbiamo il diritto di giudicare, no.. quello che volevo era solo supporre un possibile movente.” Il commissario sospirò: “Va bene, va bene, ma vorremmo delle informazioni su questa persona che è piombata in questa zona a sconvolgere le nostre vite. Tu hai avuto spesso modo di vederlo in azione, che mi puoi dire?” “Mmm.. Intanto c’è una cosa che mi sembra collegata a lui, in quanto è accaduta quasi contemporaneamente al suo arrivo, ma dovete avere la mente aperta al paranormale perché la cosa possa avere una qualche importanza per voi.” Disse Alessandro. I poliziotti e il commissario si guardarono abbozzando un sorriso, poi quest ’ultimo si rivolse nuovamente a Alessandro. “Amico, dopo aver visto cosa ha combinato Spetters io non solo ho la mente aperta al paranormale, ma crederei persino a uno che mi dice di aver visto il diavolo.” “Bene, allora c’è questo, quando il nostro amico Daniele era scomparso, noi pensammo di riunire la banda a tempo pieno fino a quando non l’avessimo trovato (sempre tenendo però l’esistenza del nostro gruppo segreta alla maggior parte della gente) ma tutte le piste da noi seguite non portavano a niente di concreto . Così decisi di andare con alcuni amici da un medium per vedere se riusciva a scoprire dove si trovava ed eventualmente se era vivo o morto. Il medium si concentrò, ma ci fu un interferenza: il medium percepì un essere potentissimo, qualcosa di così tremendo e orribile che lo fece andare fuori di testa. Io ne parlai con gli altri della banda e pensarono tutti che si trattasse di Spetters. “ Disse Alessandro. “Già, verrebbe a tutti da pensarlo.”Disse il commissario. “E poi ora che ci penso, c’è anche un'altra cosa, successa un po’ di tempo fa, molto prima di quando Daniele scomparve, una cosa che forse è possibile collegare a Spetters: Allora giocavamo a tempo pieno ai super eroi, infatti tranne alcuni, eravamo perlopiù ragazzini. Durante una delle nostre imprese, ci trovammo ad affrontare un tipo incappucciato che si faceva chiamare L’Uomo nero.” Il commissario rabbrividì: Ricordava fin troppo bene l’uomo nero, o The Blackman, uno spietato serial killer armato di accetta che compiva orribili carneficine e che sembrava impossibile da uccidere. Molti dei suoi amici erano morti nel vano tentativo di fermarlo. “Voi riusciste a fermarlo?! Noi credemmo che fosse semplicemente scomparso! Perché non lo faceste presente?” Disse il commissario. “ Lo facemmo, ma in modo molto discreto. L’Uomo nero era un nostro amico un tempo, ma era stato catturato da una misteriosa setta di adoratori del male che lo aveva reso quello che era. In punto di morte raccontò molte cose e tra l’altro raccontò che avevano sperimentato su di lui qualcosa di terribile, potenziandolo e infondendogli dell’energia negativa onde far camminare il male sulla terra, disse anche che non lo avevamo ucciso noi, ma che era già morto dal momento che lo avevano trasformato, non so cosa volesse dire ma anche al medium, durante il suo delirio sfuggì un discorso strano, mi parve rammentasse di un morto riportato alla vita per ospitare il male.” Disse Alessandro. “Mmm, interessante! Secondo la tua teoria quindi Spetters altro non sarebbe che un ricettacolo del male.” Disse il commissario. Alessandro restò un attimo in silenzio e storse la bocca, poi parlò:” dico solo che potrebbe essere quello che hanno cercato di farlo essere. Comunque la mia teoria è che la stessa setta che rapì il nostro amico trasformandolo nell’Uomo nero abbia fatto lo stesso con colui che ora veste i panni di Spetters, riuscendo però solo in parte nell’intento, perché Spetters è buono!!!” Disse Alessandro gridando l’ultima frase. Il commissario sgranò gli occhi contrariato da quel ultimo discorso, pur tuttavia non volle perdere tempo a rimproverarlo perché a lui serviva conoscere il più possibile i fatti. “ L’Uomo Nero aveva un fattore rigenerante fortissimo, non facevi in tempo a ferirlo che già la sua ferita si richiudeva era impossibile da uccidere. “ Disse il commissario. “Già, ma Daniele riuscì a vincerlo usando un pugnale malese. Come ben sapete sono pugnali fatti in modo tale che se uno ne viene colpito la ferita non può rimarginarsi più. Daniele pur con riluttanza glielo conficcò nel cuore, uccidendolo in pochi minuti.” Disse Alessandro. “E quella setta? L’avete cercata? Affrontata?” Disse il commissario. Alessandro abbassò lo sguardo, poi parlò:” l’abbiamo cercata a lungo si, specialmente Daniele, ma anche noi allora, eravamo decisi a trovarla. Poi Daniele partì militare e quando tornò noi ormai eravamo cresciuti, cambiati e non avevamo più voglia di giocare ai super eroi. Daniele si infuriò, lui voleva ancora combattere, ma noi trovavamo sempre delle scuse.” “ A proposito di Daniele, a voi che siete suoi amici ha mai raccontato cosa gli era successo? Perché è scomparso per così tanti mesi?” Disse il commissario. “ Ha risposto sempre in maniera evasiva, una volta ha detto che aveva avuto una specie di amnesia e che si era perso. Chissà? Forse aveva sbattuto la testa, o forse si era fatto male volendo giocare al super eroe.” Disse Alessandro. “Una volta mi sembra che abbiate fatto indagini sulla zona recintata non molto distante da qui.” Disse il commissario. “Se si riferisce a quella zona dichiarata da un po’ di tempo stato indipendente la risposta è si! Ma non abbiamo potuto provare nulla, inoltre non ci hanno lasciato entrare a dare un occhiata.” “Li regna il regime totalitario e del terrore, è normale ce abbiate avuto dei sospetti.” Disse il commissario. “Anche Daniele li aveva avuti, voleva a tutti i costi entrare di nascosto, ma sarebbe stata una follia.” Disse Alessandro. “E dei terribili Teppisti gialli cosa mi dici? Ho saputo che li hai affrontati e sei stato picchiato. Non dicesti l’altra volta che volevano Spetters e che sarebbero tornati per affrontarlo?” Disse il commissario. “Già, me n’ero dimenticato con tutto quello che è successo! Strano che non siano ancora venuti.” Disse Alessandro. “Te lo dico io il perché! Sono stati presi di sorpresa dall’esercito che li ha respinti.” Disse il commissario. “Uhm.. Meno male! Quelli picchiavano sodo, altro che i Guerrieri di sangue.” “Respinti, non certo sconfitti. Hanno successivamente attaccato il plotone che li aveva respinti, decimandone le fila. I soldati sono stati costretti a ritirarsi.” Disse il commissario. “Accidenti, allora sono dolori. Presto arriveranno qui e se non trovano Spetters cominceranno a trucidare la popolazione. E non possono essere fermati. Ho sentito dire che ognuno di loro equivale a Spetters. Si immagini cosa potrebbero fare tutti assieme!” Disse Alessandro. Un brivido di terrore percorse la schiena del commissario, come era possibile andare avanti se esistevano simili minacce? Ma sia quel che sia lui e i suoi uomini avrebbero fatto il loro dovere fino in fondo, non poteva permettersi di essere vile, lui era un commissario di polizia e doveva dare l’esempio. Epilogo: I Teppisti Gialli guardavano con soddisfazione l’ennesimo massacro che avevano compiuto. Erano infatti entrati nel campeggio e avevano ucciso uomini, cavato occhi, sbudellato, decapitato e affettato gente, bruciato bambini, stuprato e squartato donne. Per terra c’era sangue dappertutto, e le interiora delle loro vittime erano sparse un po’ ovunque. Ormai si sentivano invincibili e non avrebbero mai più avuto remore, si divertivano troppo a fare stragi. Presto avrebbero ucciso Spetters perché loro volevano mantenere la supremazia e non c’era posto per uno come lui. “Quando andremo fratello?” Disse Anton “Presto, molto presto! Ormai siamo pronti. Presto attaccheremo il suo paese e quando avremo finito non ci lasceremo alle spalle che rovine fumenti e cadaveri.” Disse il loro capo. Avevano tutti la faccia dipinta di giallo, e brandivano armi insanguinate e con pezzi di persone ancora attaccati sopra alcune di esse. Sorridevano sulle loro moto ruggenti e bramavano di affrontare Spetters .Volevano ucciderlo, e mettere la sua testa imbalsamata a mo di trofeo sulla moto del loro capo, gli sarebbe servita per incutere ancora più paura alle loro vittime. FINE EPISODIO
    da: Daniele Orlandini


    L'ANGELO DALLE ALI SPEZZATE - racconto breve -

    L'ANGELO DALLE ALI SPEZZATE E' strano come a volte delle forze sconosciute spingono persone, che fino a poco tempo prima si ignoravano a vicenda, ad incontrarsi per poi saldare l'una all'altra, di punto in bianco, in modo ancora più inquietante di quanto unisca il rimorso, più di quanto siano legati tra loro figli e genitori, amanti o assassini. L'autentica felicità ci e' sempre accanto, ma chiede a ciascuno di noi il coraggio di saperla cogliere. S.Bambaren PROLOGO "Ci siamo incontrati per caso in una delle tante spiagge che si affacciano nel vasto mare delle emozioni, guardando un poco dentro le nostre anime hai scoperto che sono un diavolo. Io, invece, ho scoperto di aver incontrato un angelo.. un angelo dalle ali spezzate. CAPITOLO I Era sera quando avvenne l'incontro Il mondo degli uomini scorreva lento e implacabile ma a noi, sembrava non importasse nulla dei loro affari. La meraviglia dell'incontro tra due esseri cosi diversi e comunque simili metteva tutto il resto in secondo piano... "Raccontami i tuoi pensieri", gli dissi, e l'angelo incominciò a parlare. I pensieri di un angelo sono raffiche di vento improvviso. Quelle raffiche che vengono cosi, a volte inaspettate ma con un' intensità tale che in un solo colpo prima ti raffreddano il corpo e immediatamente dopo te lo riscaldano, spezzando i legami con tutto ciò che ci circonda. Mi preoccupai così di conoscere i sogni di un angelo... e fu cosi che scopri che a volte, nemmeno agli angeli viene chiesto "cosa pensi?". I pensieri dell'angelo mi fecero restare con gli occhi fissi nel vuoto... forse a sognare? ...chissà?! Fu la sua voce a farmi tornare alla realtà; "Ora parlami di te", mi disse. CAPITOLO II Buffo pensai; chi si è mai preoccupato di conoscere i sogni di un diavolo?! E ridendo chiamai i venti della memoria e feci raccontare loro della mia caduta, dei miei ideali ( i diavoli hanno ideali? ... si i loro! ), dei miei pensieri; pensieri che l'angelo definì capaci d'essere incredibilmente belli o incredibilmente inquietanti a seconda dei miei umori. E così, un giorno dopo l'altro, racconto dopo racconto, le ali dell'angelo ripresero forza e splendore finchè... Fu in un giorno qualunque, un giorno a caso... Decisi di portarlo sul ciglio del baratro! Si perché, convenite con me che un bel paio di ali non servono a nulla se si ha paura di volare? CAPITOLO III Era sul ciglio! Guardavamo entrambi nel vuoto mentre il vento soffiava forte tutto attorno. Faceva freddo e la paura era tanta.. L'angelo si meravigliò di quanto potesse passare in fretta il dolore di una frattura d'ali. Un tempo che a lui sembrò durare un attimo, un istante! ma che cosa è un istante, per chi vive in eterno se non un colpo d'ali? "buttati e non perder tempo" gli gridai contro... Un urlo uscì dalle sue labbra rosa e contemporaneamente saltò giù dal ciglio ed io dietro di lui, lo seguii. CAPITOLO IV Volammo per un po' nel cielo e l'Angelo si ricordò di quanto bello fosse il volo. E sempre in volo, quasi volessimo stringere una tregua di una guerra fraticida che combattevamo in fazioni opposte, ci ritrovammo abbracciati. Cosa è l'amore per gli Angeli ? Non lo so! Quello che so è che sono un Diavolo! Accendo fuochi e poi li spengo e non mi posso bruciare. Ma so anche che quando si vola il tempo accelera e tutto sembra più semplice, possibile! Tutto, perfino l'abbraccio tra angeli e diavoli, perfino bruciarsi col tuo stesso fuoco. L'angelo mi disse: "Ti ringrazio!" " per le ali che mi hai guarito, per il sorriso di una compagna di viaggio, per l'amore di un angelo verso di lei, per la felicità di chi ha riaperto gli occhi, per l'affetto e per lo stupore di chi si e scoperta più donna! Il diavolo voleva dire tante cose, ma dalla sua bocca, fatta di zolfo e fuoco uscì solo un "Grazie". Aveva ridato le ali a un angelo, un paio di ali nere che lo avrebbero fatto volare di nuovo. Un volo nuovo, libero e ribelle, che nessun Dio potrà mai controllare. Epilogo Questa non è una storia a lieto fine! A farsi riparare le ali dai diavoli si rischia di avere le piume macchiate.
    da: andrea canadè


    SERIE SPETTERS IL ROSSO n.5 - WARRIORS OF BLOOD

    SERIE SPETTERS IL ROSSO N. 5 GUERRIERI DI SANGUE(nuova versione) Martina era tornata a casa dopo una serata in discoteca, soddisfatta dell’attenzione dei ragazzi avuta grazie al suo bel viso e si stava spogliando per andare a letto .Si era messa a seno nudo perché era caldo e camminava a piedi scalzi per la camera . Era proprio in procinto di stendersi sul letto esausta quando sentì un rumore assordante provenire dalla cucina. Pensando che il gatto avesse buttato per terra della roba corse preoccupata a guardare e vide con orrore che non si trattava del gatto, ma era molto peggio .Era Marco, il suo ex ragazzo che anni prima l’aveva sfigurata con l’acido. Era assieme a Giovanni, detto anche Cirano per via del suo nasone da squalo, oltre ad avere il nasone era anche un po’ scemo. Marco invece era pelato, ma alto e palestrato,, con un pizzetto molto ben curato. Il suo bel ’aspetto non rispecchiava certamente il suo animo nero. Anni prima lei era stata con Marco, ma era stata intenzionata più volte a lasciarlo quando aveva scoperto che faceva parte di una banda di ragazzi pregiudicati dediti allo spaccio di droga, al furto, alla violenza e all’omicidio. Non avendo avuto il coraggio di lasciarlo su due piedi, aveva iniziato però a vedere un altro ragazzo. Marco però l’aveva scoperta e reso folle dalla gelosia e dalla rabbia l’aveva sfregiata con l’acido. Ma nella sua furia era stato maldestro e dopo poco fu preso dalla polizia e finì in manette. Lei , grazie alla grande abilità del chirurgo plastico era tornata ad essere bella. Nel vedere Marco , Martina non riusciva a fare nulla e dalla grande paura si sentiva mancare il respiro, non riusciva a dire una parola. “Ciao Martina, vedo che sei di nuovo bella come un tempo.” Disse Marco col suo vocione rimbombante, rompendo il ghiaccio. “C- che vuoi da me?” Disse Martina pur sapendo in cuor suo la terribile risposta. “E’ tempo di tornare ad essere brutta, mi hai tradito e saperti bella ferisce i miei delicati sentimenti..” Disse Marco sorridendo. Poi, mentre lei cercava inutilmente la fuga , Marco per divertirsi la lasciò correre un po’ per la stanza disperata, poi, proprio mentre stava per riuscire a fuggire con un salto la raggiunse e, tirandole per i capelli il viso all’indietro le gettò dell’acido in faccia, avendo cura di fare più danno possibile. Mentre Marco le deva l’acido,Giovanni fissava flashiato i bei seni nudi della ragazza e quasi sene innamorò. Martina urlava disperata mentre riviveva l’atroce esperienza del passato. Mente cadeva per terra urlando col viso in fiamme, la sua mente passava in rassegna non solo le terribili sofferenze avute in passato, ma anche la chirurgia che l’aveva guarita, quindi, nonostante gemesse per l’atroce sofferenza, dentro di se provava anche la speranza di tornare ad essere bella. Fu allora che Marco iniziò a parlare urlando come se fosse sordo: “Sai?! Visto che l’altra volta sei tornata ad essere bella, devo arguire che un acido non ti era bastato! E allora, per essere sicuro quasi quasi , TE NE DAREI ANCHE UN ALTRO!!!!” L’ultima frase venne detta da Marco in modo tale che rimbombasse per tutta la stanza, creando quasi una specie di eco che, alla ragazza, ancora semistordita per il dolore parve quasi irreale e non riuscì a capire subito di cosa stesse parlando Marco. “U – un altro di cosa? Che mi vuoi dare? “ Poi, capendo con orrore cosa intendeva… “Due acidi?! No! Nooo!!!!” Disse Martina. Allora Marco, cantando con la voce da tenore le versò in faccia un altro acido. “E invece si! Sii! Siiiiiiii!!!!! Due acidi.. due acidi…. Due acidiiiiii!!!!! E mi metto pure a cantarrrr!!!” Giovanni la guardava ancora con gli occhi spalancati e in silenzio. Marco, mentre continuava a dare l’altro acido a Martina continuava a cantare sempre con voce da tenore: “un acido qui, un acido là! La – la- - la, la – la- la! La- la- la, la- la – laaaa !!!!!” Poi abbassò leggermente il tono e cantò quasi con dolcezza: “Un acido qui, un acido là, e la faccia completamente brucerà, un acido qui, un acido la e la bellezza alfine per sempre se ne andraaaaaaaa!!!!!!!!!!” Giovanni a quel punto non ce la fece più a tacere e, con voce ancora più alta( ma sgraziata) accompagnò la canzone di Marco: “LA – LA –LA, LA – LA – LA!!! LA – LA –LA, LAA – LAA- LAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!” La bocca di Giovanni faceva una smorfia e il suo sguardo era acceso. Poi Marco vide un bel gattino persiano. “Ohh!! Che bel micio! Vieni qui gattino, vieni!” Un attimo dopo il gatto fuggì col pelo fumante miagolando e piangendo. “Bah! Sai com’è, mi era avanzato un po’ di acido della seconda boccetta, così prima che andasse a male ho voluto darne un po’ anche a lui.” Poi, mentre il micio correva disordinatamente e saltava urlando disperato per la stanza mentre struggeva lentamente Marco, divertito urlò: “Corri micio! Grande! Ah! Ah! Ah!” “Minchiaa! Rimbalza come una pallina sul muro! “ Disse Giovanni. Il gatto, soffrendo atrocemente per l’atroce dolore, fumante continuava a saltare qua e la per la stanza nel vano tentativo di lenire il dolore, e presto la stanza fu piena di fumo e il puzzo di carne bruciata era ovunque. “Minchiaaa! Che puzza! Aaargh! Andiamo via Marco, qua si soffoca.” “Eh! E’ per via del tuo nasone amico, fattelo scorciare, ah! Ah! Ah!” Disse Marco. “Già! Davvero spiritoso.” Disse Giovanni abbassando gli occhi. Essendo da sempre complessato per il suo nasone, Giovanni ci restava male quando venivano fatte battute su di esso, Marco lo sapeva e lo faceva apposta per divertircisi. Dopo Marco trascinò l’agonizzante Martina fuori, la portò al camion e la gettò nel pianale coperto . Poi partì tutto contento con Giovanni al suo fianco. Mentre guidava il camion l’entusiasmo che Marco provava gli si poteva leggere in faccia, infatti aveva la bocca allargata in un ampio sorriso. “Dove la porti?” Disse Giovanni con curiosità. “Ora lo vedrai.” Disse Marco sogghignando. Mattina: il camion della spazzatura era arrivato: il netturbino scese per avvicinare il cassonetto al camion. Poi, mentre stava spostando il cassonetto udì un rantolo provenire da dentro. Sul principio gli venne da pensare ad un animale, poi ricordò la notizia di un bambino gettato nei cassonetti tempo addietro e pensò che potesse anche trattarsi di una cosa del genere. L’ultimo pensiero lo disgustò molto, ma mai quanto l’orrore che vide dentro il cassonetto. In preda al panico il povero uomo iniziò a urlare, poi folle di terrore corse via senza una meta precisa. L’autista del camion dei rifiuti lo vide correre e lo chiamò suonando anche più volte il clakson ( e svegliando tutti nella zona) ma l’uomo non ne volle sapere di fermarsi. Un bambino di 5 anni che ,svegliato dalla confusione, vide dalla finestra ciò che aveva spaventato il netturbino, ebbe uno spavento tale da rimanerne traumatizzato. Ma che gli sarà preso a quello? –Pensò L’autista. Avesse voluto Dio che la risposta non gli arrivasse mai…. Invece arrivò: l’uomo vide quella faccia bruciata, informe appoggiata al vetro laterale del camion. “Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” poi, qualcosa si ruppe nella sua mente perché una cosa simile era talmente aliena da risultare per lui inconcepibile. Ormai fuori controllo l’uomo premette il piede sull’acceleratore senza pensare e partì alla massima velocità. Non gli importava di dove sarebbe andato, gli bastava solo fuggire il più lontano possibile da quel ’orrore. Ma la sua corsa fu di breve durata, infatti dopo neanche cento metri si schiantò contro il muro di una palazzina , fortunatamente per lui la morte fu immediata. Il muro della casa si sfondò per il tremendo impatto e il camion c’entrò dentro la palazzina facendola parzialmente franare, poi esplose. Il giorno Dopo, Graziano ,Daniele, Alessandro e Fabrizio, appena entrati al bar udirono subito la gente che commentava il fatto che Martina fosse stata sfigurata di nuovo e gettata dentro i cassonetti facendo quasi venire un infarto al netturbino che il giorno dopo l’aveva trovata gemente li dentro, e causato un incidente che era costato la vita al suo collega . “Mio Dio! Una così bella ragazza…” “E pensare che era tranquilla perché lui era in galera..” “Già, ma l’avevano scarcerato per buona condotta…” “Proprio l’altra sera ero uscito con lei a prendere un caffè! Quella povera ragazza” Disse Daniele con tristezza, poi aggiunse con rabbia;” se metto le mani addosso a quel tizio gli faccio vomitare i coglioni “Già, il suo ex gli aveva già dato un acido in passato, ma lei dopo mesi e mesi di sofferenza si era fatta la plastica ed era ritornata normale, ora appena uscito gliene ha dati due ed è scappato! Se lei avesse saputo del suo rilascio si sarebbe premunita, ecco perché ha avuto tutta quella fretta di di colpirla. Desiderava così tanto punirla e l’ha fatto anche a costo di doversi nascondere . Maledetto! Maledetto lui e la banda di stronzi di cui fa parte.” Disse Fabrizio. “ Quella povera Martina… Una bionda così bella! L’avevo vista l’altra sera in discoteca, lei mi aveva guardato, non aveva segni, la plastica aveva funzionato alla perfezione e ora quel bastardo le ha dato due acidi!!! Che figlio di puttana! L’ha voluta rovinare per sempre! Speriamo che lo ammazzino!” Disse Graziano con un querulo. “E si farà due plastiche!!!” Disse alla fine Alessandro alzando le braccia e guardando per aria simulando disappunto per i loro lamenti. C’era una differenza fondamentale fra Alessandro e una persona normale: a una persona normale sentendo una notizia agghiacciante come quello che era successo poteva certamente venire in mente per un attimo il discorso delle due plastiche, ma poi la sua mente avrebbe scartato velocemente il pensiero e probabilmente a volte non avrebbe neanche fatto in tempo a registrarlo; Alessandro invece non solo l’avrebbe tenuto in mente sottoponendolo alla sua attenzione ma dopo lo diceva incurante dello scompiglio che creava. Ora, se inizialmente lo diceva(forse) così per dire qualcosa, se però vedeva che la gente ci restava male ci prendeva gusto e allora chi lo fermava più? I suoi amici e anche altre persone li vicine che avevano udito ciò lo guardarono sbalorditi e sconcertati rimanendo in silenzio, non riuscivano a credere alle proprie orecchie, come poteva Alessandro aver detto ciò? Vedendo il loro sgomento Alessandro, divertito, volle rincarare la dose: “anzi! Fossi in lei me ne farei TRE di plastiche!” (Un attimo di pausa per vedere le loro reazioni)”si, così almeno se lui ritorna e gli dà altri due acidi è già avvantaggiata e poi deve farsene una sola.” Disse facendo un sorrisino. “Poi c’è quel povero bambino che l’ha vista! Dicono che non riuscirà mai a dimenticarlo e che avrà sempre paura del buio.” Disse Fabrizio con voce triste. “Vorrà dire che dormirà con la luce accesa.” Disse Alessandro. Fabrizio, vedendo il cinismo di Alessandro provò a far leva sul suo spirito animalista(si era sbagliato con un'altra persona però) e fece il gravissimo errore di parlare del gatto: “poi sai che ha fatto quel bastardo? Gli era avanzato un po’ d’acido e l’ha rovesciato addosso al gatto e..” “Cosa?! Nooo!!! “ Disse Alessandro con trepidazione.” Allora che ha fatto?! Che ha fatto il gatto?! Ah! Ah! Ha iniziato a struggere?! “ Chiese galvanizzato. Gli altri non riuscivano a dire una parola ma Alessandro ormai scatenato non poteva più essere fermato: “Si! Ha iniziato a struggere! Uh! Uh! Uh!Scommetto che saltava qua e la mentre struggeva!! Uh! Uh! Uh! E li ha affumicati tutti mettendoli in fuga! Ahahahaha!!!!Poi non c’è rimasto più nulla! Uh! Uh! Uh!” Poi concluse-“ del resto l’acido bisognava che lo finisse altrimenti andava a male!” Disse col sorrisino.” E poi, se si salva, potranno fare la plastica anche a lui.” Disse alfine con un filo di voce trattenendo una risata in gola. Daniele, rimanendo male per i discorsi di Alessandro, cominciò a parlare di ragazze da invitare e in questo modo riuscì a portare momentaneamente la conversazione su altri argomenti. Ma purtroppo il suo stratagemma era destinato fin dall’inizio al fallimento perché un simile argomento non poteva essere accantonato così. Daniele lo temeva e vedeva che Alessandro ormai gasato li aspettava al varco(Daniele essendo suo amico d’infanzia lo conosceva bene ormai) e faceva di tutto( in maniera però discreta) perché ricascassero su quel ’argomento. Ci riuscì raccontando di quella volta che si era bruciato le dita con un acido dal carrozziere dove lavorava. Daniele si sentì morire e provò ad evitare che si ritornasse sull’argomento, ma Fabrizio era caduto nella trappola di Alessandro e parlò troppo alla svelta, prima che Daniele potesse intervenire: “Quella povera Martina…. Dopo averla sfregiata orribilmente l’ha anche gettata nella spazzatura quel bastardo.” Ah! Ah! Ah! Ci sono cascati! Finalmente! Ora li sistemo io! – pensò Alessandro. “Davvero? Allora sarà meglio che si faccia una bella doccia prima di andare all’ospedale.” Fabrizio e Graziano lo guardarono con gli occhi spalancati non riuscendo a capacitarsi di ciò che avevano sentito, ma Daniele se lo aspettava e il suo sguardo era soltanto rassegnato. “Altrimenti il chirurgo plastico ci muore asfissiato!” Disse Alessandro spalancando gli occhi. Poi Graziano non cela fece più a controllarsi e iniziò a piangere: “io gli garbavo, me l’aveva fatto capire! Stavo per chiederle di uscire con me e ora non posso più farlo.” “Puoi chiederglielo lo stesso!” Disse Alessandro creando sconcerto. Daniele sudava freddo, avendo intuito cosa Alessandro stava per dire, ma dentro di se sperava, pregava che non lo dicesse. E’ una cosa troppo orribile per poter essere detta, non può, non deve dirlo e non lo farà! E invece, senza che nessuno potesse fare nulla per impedirlo lo fece: “Anzi ora è anche meglio! Così sei più sicuro che accetti l’invito.” Disse Alessandro simulando(senza riuscirci del tutto) un espressione seria. La sera dopo Spetters il rosso si trovava in uno scantinato osservando l’uomo al quale aveva amputato mani e piedi che gemeva per terra: “ Per l’ultima volta amico parla! So che conoscevi bene Marco, ora mi dirai dove si trova! Parla o ti cavo gli occhi!!!” Disse Spetters. “Noooo!!!! E va bene! Ti dirò quello che so! E’ capo di una banda di delinquenti, si fanno chiamare i guerrieri di sangue! Ma ora è latitante non ha fatto sapere dove si trova. So solo che si trova con i suoi uomini in un gruppo di case abbastanza isolato.” “E’ tutto quello che sai? Menti bastardo! So io come farti sputare la verità! Ti friggerò i testicoli!” Disse Spetters. “Noo! E’ la verità! Lo giuro! Comunque fra tre giorni alcuni dei suoi uomini attaccheranno l’ufficio postale, loro sanno dove si trova! Puoi interrogarli!” “Va bene, farò così, poi per lui sarà finita!” Disse Spetters. “Sarebbe stato meglio non fossi mai venuto! Verranno in tanti ad attaccarti! Sono tanti e forti, Presto infatti spadroneggeranno e non avranno più bisogno di essere latitanti!prima o poi ti faranno a pezzettini e ti getteranno ai quattro venti!!!” “Vuoi forse spaventarmi con questi discorsi?! Molto bene! Loro forse poi mi faranno a pezzi(ma ci voglio essere anch’io) ma tu pensa per te, Infatti hai un problema ben più immediato!” Disse Spetters andandosene. L’uomo rimase per terra sanguinante .Al buio e terrorizzato, presto sentì dei rumori sinistri, l’attimo dopo fu completamente ricoperto di enormi ratti….. Mentre sene andava Spetters udì un urlo disumano e sorrise capendo che i suoi calcoli erano esatti. Il giorno dopo, i quattro amici(Alessandro, Daniele, Graziano e Fabrizio) si trovarono nuovamente al bar dove un preoccupato Fabrizio ragguagliava gli altri con le ultime notizie: “avete sentito di Marco? Pare abbia riunito nuovamente la sua vecchia banda, i Guerrieri di sangue! Ieri hanno assalito una villa di un ricco imprenditore e non solo lo hanno derubato, ma hanno anche violentato sua moglie e sua figlia, le hanno picchiate fino a ridurle in fin di vita, poi l’hanno inchiodato al muro come Gesù Cristo! “I Guerrieri di sangue? No! Non loro! Sono delle bestie! Non si fermano di fronte a nulla! Prima non era stata provata l’implicazione di Marco nella banda , ma se sono tornati in attività dopo che lui è stato scarcerato beh! Secondo me è lui il capo della banda.” Disse Graziano. “Che vengano! Quei bastardi moriranno tutti urlando!” Disse Daniele con aria cupa. “ Tu non capisci Daniele! Sono delle bestie, sono pronti a tutto.” Disse Graziano preoccupato. “Già! Hai sentito che ha fatto uno di loro ancora latitante? Ha messo in forno a cuocere il fratellino di un suo nemico! E poi, quando è arrivata una sua amichetta, ci ha messo anche lei nel forno!” Disse Fabrizio con preoccupazione. ” Forse avrà pensato che li dentro si sentisse solo.” Disse Alessandro abbozzando un sorriso. Gli altri furono talmente sconvolti da quelle parole che non riuscirono più a dire una parola, accorgendosi di ciò Alessandro dentro di se rideva. Quella sera Marco , assieme a Giovanni stava giocando col suo enorme cagnone, quando per sbaglio l’animale lo graffiò. Essendo uno che si divertiva a maltrattare sia le persone che gli animali colse l’occasione per maltrattare nuovamente il suo cane. Lo prese a pedate, poi a sprangate mentre il suo amico a quattro zampe lo fissava col suo sguardo implorante, cosa quella che eccitava Marco ancora di più. Maledetto cagnaccio bastardo! Come osi guardarmi in quel modo?! Ora ti farò pentire di essere nato.” Detto ciò lo trascinò per terra. Il cane agitandosi, inavvertitamente lo graffiò di nuovo. “Maledetto cagnaccio! Ti darò una lezione che non dimenticherai mai!” Poi lo sollevò e sotto lo sguardo spaventato di Giovanni lo gettò violentemente per terra, una volta, due volte, tre. Poi, per nulla pago delle sofferenze che aveva inflitto al suo amico, lo prese e lo gettò in un pozzo senz’acqua. “La bastardo! Cane di merda! Starai li dentro senza ne cibo ne acqua, fino a quando mi piacerà!” Disse Marco. “Poverino! Quando lo toglierai?” Disse Giovanni un po’ dispiaciuto. “Non lo so, anche mai.” Disse Marco. Poi, leggendo lo sconforto sulla faccia di Giovanni aggiunse:” una volta da bambino ho seppellito vivo il mio cane davanti casa. Ogni tanto appoggiavo l’orecchio per terra, volevo sentire se si lamentava.” “E si lamentava?! “ Chiese Giovanni incuriosito. “Oh si! Si era lamentato per ore, poi smise.” Disse Marco. “E poi che hai fatto? L’hai tirato fuori?” Chiese Giovanni. “Naaa! L’ho lasciato dov’era, tanto ormai era morto…” La povera bestia comunque almeno un po’ poteva bere, perché era piovuto un poco in quei giorni e, nonostante il tremendo caldo, sul fondo del pozzo appena un po’ d’acqua era rimasta. Due giorni dopo tre dei Guerrieri di sangue entrarono alla posta, proprio mentre c’era la fila dei pensionati a riscuotere. “Un attimo di attenzione giovanotti! Questo mese farete gentilmente dono delle vostre pensioni alla nostra banda.” Disse uno dei guerrieri. I pensionati si girarono sconcertati verso i giovani armati fino ai denti. “Sapete com ‘è… dovete sapere che essendo latitanti c’è bisogno di più soldi.” Disse un altro dei teppisti. “Allora voi pretendereste che della povera gente per un mese non mangiasse?” Disse un pensionato tutto bendato. “Ah! Ah! Ah! E chi è quello? Il mostro di Frankestein?” Disse un teppista. “No! Ma che dici? Non vedi che è la mummia?” “Già! Che stupido sono stato.” “Eh! Eh! Eh! Mi spiace deludevi ma avete sbagliato tutti e due.” Disse il pensionato. “Manonmidire! E chi saresti? Sentiamo.”Disse un teppista facendo la voce incuriosita e spalancando gli occhi a presa di giro. “Eh! Eh! Eh! Coraggio! Prova a indovinare.” Disse il pensionato. “Poche storie e dateci i soldi, forza!” Disse un teppista impaziente. “No! Dai! E’ divertente quel vecchietto! “ Disse l’altro teppista, poi si rivolse al pensionato:” dai, chi sei?” “Uno che vi pentirete di aver incontrato per il resto della vostra vita, cioè non per molto.” Disse il pensionato “Oohhh! Avete sentito? Ci minaccia! Che pauuraaaaaa!” Disse il teppista simulando sgomento. “Vi distruggerò, vi farò diventare concime per il terreno.” Disse il pensionato. “Adesso mi ha rotto le palle! Diamogli una lezione a quel vecchio rintronato!” Disse l’altro teppista. “D’accordo! “ Gli saltarono tutti e tre addosso e lo reggevano. “Coraggio! Vediamo com’è fatto sotto le bende!” disse uno di loro sbendandolo. Ma quando videro che era Spetters il rosso fecero un passo indietro e pensarono che forse era meglio se non erano stati tanto curiosi. Spetters balzò in avanti sbudellando uno di loro con il suo pugnale. “L’ho sempre detto io, la curiosità fa male.” Disse Spetters. Gli altri due iniziarono a sparare a Spetters, ma lui, facendosi scudo del loro compagno ferito li caricò. Poi a uno di loro troncò una mano girandogli la pistola contro e sparandogli. Volò all’indietro con il petto sfondato. L’altro lo colpì con un proiettile alla gola. Spetters, per la dolorosa ferita non ci vide più dalla furia e, dopo esser saltato addosso al teppista, lo colpì a super velocità con il pugnale e, passata la sfuriata, si trovò davanti il teppista in agonia con le costole scoperte. Accidenti! Almeno uno doveva sopravvivere per dirmi dove si trova la loro base, ma la mia furia ha preso il sopravvento e adesso rischio di perderlo prima di sapere qualcosa! Gli altri due sono sicuramente morti!L’unica mia speranza è quella di far parlare questo qui prima che muoia. – Pensò Spetters. “Avanti parla! Non morire! Dimmi dove si trova la base di Marco.” “H – hai firmato la tua condanna a morte sfidandoci Spetters…”Disse il teppista morendo. “Noooo! Maledizione! Maledizione!” Urlò Spetters sbattendo il cadavere per terra sotto lo sguardo terrorizzato dei pensionati e degli impiegati. Marco stava scopando con la sua nuova ragazza al suo covo, quando uno dei Guerrieri gli portò la brutta notizia: “capo, scusa se ti disturbo in un momento critico.” “Prega che sia per una buona ragione o andrai a far compagnia al mio cane, così quando avrà fame mangerà te.” Disse Marco. “Purtroppo è una buona ragione! Quelli che dovevano rapinare le poste hanno fallito.” “Davvero?! Com’è possibile?” Disse Marco sconcertato. “Pare che abbiano incontrato Spetters il rosso! Li ha trucidati tutti!” Disse il guerriero. Avendo sentito mentre era in prigione storie terribili su questo Spetters , Marco rabbrividì, ma poi riprese il controllo della situazione. “Spetters?! Cos’abbiamo a che fare noi con Spetters? “ Disse Marco. “Non lo so! Ma sembra che si trovasse camuffato tra i pensionati! Li stava senz’altro aspettando.” Marco si sentì stringere lo stomaco, un conto era se fossero incappati casualmente in Spetters, ma se li stava aspettando voleva dire che gli stava dando la caccia, e avere alle costole un essere simile …non era certo una cosa da stare tranquilli, nemmeno per uno come lui. “Ascolta.. senza dubbio lui ha fatto domande in giro su di noi e senz’altro ha interrogato i nostri amici prima di ucciderli! Se è così presto avremo una sua visita…” Disse Marco. “Non credo abbai fatto in tempo a interrogarli, secondo le testimonianze sono morti tutti e tre quasi subito.” Un altro brivido percorse il corpo di Marco, che essere era uno che poteva far fuori tre di loro così velocemente? Ma almeno non sapeva dove si trovavano ed era già qualcosa, ma per quanto sarebbero stati al sicuro? Non poteva aspettare che si stancasse, no. Dovevano fare loro la prima mossa. “Ascolta! Chiama tutti in riunione, dobbiamo organizzarci per fermare questo Spetters.” Disse Marco con risolutezza. “Bene capo! Li chiamerò a raccolta.” Disse il guerriero. “Daiii! Torniamo a noi!” Disse la ragazza come una cagna in calore. “No, adesso dobbiamo fronteggiare un emergenza.” Disse Marco. “Daii! Tanto non scappa mica,vieniiiii!” “Non posso, ogni istante è prezioso! Dobbiamo assolutamente impedire a Spetters di trovarci.” “Ah! Hai forse paura di lui? Non ti facevo così fifone.” Disse la ragazza. “Che hai detto?” Disse Marco. “Niente, niente.” Disse la ragazza pentendosi di essersi lasciata andare. “Come niente? Hai detto che io ho paura!” Disse Marco. “M-ma io… io…” Marco le diede un manrovescio talmente forte che la fece volare all’indietro . “Io non ho mai paura!!!!!” Disse Marco. Poi le saltò addosso mentre era per terra. “N,, No, fermati ti prego io non…..” “Non devi mai dire che ho paura!!!!” Disse Marco prendendola a forti pugni sulla faccia mentre aveva la testa appoggiata in terra. Giovanni arrivò dopo che Marco le ebbe spaccato il setto nasale, alcuni denti e il labbro. La ragazza aveva la faccia letteralmente tumefatta e Giovanni la guardava fissamente. “Che c’è Giovanni?! “ Disse Marco. “Sono tutti riuniti, ti aspettano.” “Si , vado.” Disse Marco andando. Giovanni restò immobile a fissare la ragazza. “ C- che vuoi Giovanni…” Disse la ragazza. “Minchiaaa! Poverina! Guarda come ti ha ridotto la faccia!” Disse Giovanni ad alta voce. “Vattene nasone di merda! Non rompermi le palle!!!” Disse la ragazza infuriata. “MINCHIAAAAA!!! POVERINAAAAAAA!!! GUARDA COME TI HA RIDOTTO LA FACCIA!!!!!” Disse Giovanni urlando e distorcendo la voce. Poco dopo in riunione Marco parlò: “non possiamo stare qui ad aspettare la sua mossa. Certo, non sa dove siamo, ma sappiamo per certo che ce l’ha con noi. Non possiamo spostarci troppo perché la polizia ci sta cercando e io eviterei al momento uno scontro con gli sbirri. Io non vi chiederei mai di attaccare un essere simile altrimenti, ma siccome ci sta cercando, dobbiamo fare noi la prima mossa così lo spiazzeremo.” Nel gruppo c’erano mormorii e nell’aria serpeggiava perplessità, come potevano affrontare un essere simile? “ So di chiedervi molto, ma le scelte sono due: o aspettare che ci decimi piano, piano o attaccarlo e avere una possibilità e, con due opzioni del genere… beh! Non serve certo che vi dica io qual è la migliore no? Del resto le possibilità che non ci trovi mai sono decisamente minime.” Le parole di Marco suonavano sensate, era meglio affrontarlo che aspettarlo così i Guerrieri fecero segno di si col capo. “Bene, allora gli daremo la caccia. Domani sulla sera andrete in forze al bar centrale del paese ove si pensa abiti Spetters e torchierete la gente affinché vi dica ciò che sa di lui, mentre alcuni di voi staranno fuori a vedere se arrivano gli sbirri. Non dovreste avere problemi, nemmeno lui, chiunque sia, può battervi tutti assieme. Certo! Guarisce in fretta (almeno stando a quello che ho sentito dire) ma se lo colpirete duramente e bene non ci sarà più nulla da fare per lui. Si, potremmo anche stare quaggiù ad aspettarlo, ma allora sarà più difficile ucciderlo, perché tenterà di beccarci uno a uno, o comunque a piccoli gruppi per volta, mentre se lo attaccherete in massa non avrà altra scelta che arrendersi.” Disse Marco. La sera dopo una trentina di Guerrieri partirono per una spietata caccia all’uomo.Le loro magliette erano tutte rosse come il sangue ed erano tutti armati di catene, coltelli, bastoni e alcuni di loro avevano anche una pistola. Siccome Marco era ancora ultraricercato per via della storia dei due acidi, rimase alla base, con il suo amico Giovanni e un paio di uomini di guardia alla base. “Torneranno con la testa di Spetters.” Disse Marco. “Minchia! Ma ne sei sicuro?! Vedi che lui è un diavolo! Non hai sentito di come ha ridotto i tuoi uomini che avevano fatto quella rapina?!” Disse Giovanni spaventato. Marco sorrise:” si, si! Certo che l’ho sentito, ma il fatto è che loro non erano preparati ad affrontarlo, mentre questi altri si. “ I loro ragionamenti furono interrotti dai lamenti disperati del cane nel pozzo. “Cosa?! Incredibile! E’ ancora vivo! “ Disse Marco facendo un espressione stupita. Poi la sua faccia si rilassò:” già! Che stupido che sono! Deve aver trovato un po’ d’acqua residua nel fondo.” “Ma non sarebbe ora di liberarlo? Minchia senti come sta soffrendo poverino?” Disse Giovanni xon aria triste. “No! Quel cane di merda! Non lo voglio più vedere! Che ci crepi li dentro!” Disse Marco contrariato. Allora Giovanni, avendo fallito il suo tentativo di far leva sulla pietà di marco, fu costretto ad essere sincero:” Minchiaaa! Ma vedi che poi ci si muore dalla puzza qui!!!” Disse Giovanni preoccupato. “Ah! Ah! Ah! Lo sapevo che era quello il problema! E ti capisco sai? Con quel tuo nasone sentirai la puzza amplificata! Ah! Ah! Ah!” Disse Marco col suo vocione rimbombante. “E dai, smettila!” Disse Giovanni spingendolo. Ma Marco ormai ci aveva preso troppo gusto a prendere in giro il suo amico un po’ scemo. “Ah! Ah! Ah! Vedrai che ci si morirà dalla puzza, ah! Ah! Ah!” Quella sera al bar Alessandro e Fabrizio stavano parlando tra loro. “Ma Daniele? Non aveva detto che veniva?” Disse Fabrizio. “A me aveva detto che non lo sapeva, che poteva anche avere degli impegni..” La loro conversazione s’interruppe quando videro entrare un bel po’ di ragazzi tutti vestiti con una maglietta rosso sangue e armati. Gli sguardi della gente erano tutti fissi su di loro. “Accidenti! Chi credi che siano quelli? Non saranno mica i Guerrieri di sangue?” Disse Fabrizio. “Che mene importa? Basta che stiano nel suo e io starò nel mio.” Disse Alessandro. Dapprincipio ordinarono da bere. Poi, uno di loro strattonò il barista e gli fece una domanda: “cosa sai di Spetters il rosso? Parla disgraziato.” “N -nessuno sa chi sia! E’ un assassino che bisognerebbe eliminare.” Disse il barista. “ Di questo cene stiamo occupando.” Disse il ragazzo lasciandolo. Poi iniziarono a buttare tutto all’aria, ruppero il telefono e iniziarono a molestare i clienti del bar, impedendo a chiunque di andarsene. Uno bruciò la mano di una ragazza con la sigaretta accesa: “dov’è Spetters? Parla o tela infilo in un occhio.” Fabrizio si preoccupò: “Mio Dio Alessandro! Dobbiamo fare qualcosa! Vuole infilarle la sigaretta nell’occhio!” “See. .. ma tanto ne ha un altro.” Disse Alesssandro. Fabrizio lo guardò dubitando della sua sanità mentale. La ragazza con la mano bruciata giurò di non conoscere Spetters. Il teppista sul momento la guardò male. Poi si rilassò, e spense la sigaretta in un bicchiere. “Sai una cosa bambola? Ti credo! Comunque voglio divertirmi un po’ con te.” Disse calandosi le mutande. “No! Basta! Se non vuoi intervenire ci pensò io!” Disse Fabrizio avvicinandosi furtivamente al teppista. Il teppista, sorridendo, mise in bella mostra i suoi genitali invitando la bella a un assaggio. Ma il suo sorriso mutò rapidamente in una smorfia di dolore quando si sentì strinare i testicoli. Era Fabrizio, il quale, dopo essersi accucciato sotto il tavolino con l’accendino gli aveva strinato gli organi di riproduzione, dopodiché gli prese in mano i testicoli e, serrandoli con forza iniziò ad allungarglieli. “Noooo!!! Ahhhhhh!!! Bastaaaaa!!! Ti pregooooooo!!!!!!” Urlava il teppista. Ma ormai Fabrizio ci aveva preso gusto e, incurante delle ritorsioni che potevano esserci, gli allungò di un quarto di metro i testicoli. Simultaneamente un teppista si avvicinò ad Alessandro con una catena e, dopo averla sbattuta violentemente sul tavolino lal quale era seduto lo minacciò: “amico! Mi hanno detto che hai avuto contatti ravvicinati con Spetters! Sia in discoteca che quando ha eliminato quei militari che ti avevano aggredito! Farai bene a vuotare il sacco e a dirmi tutto ciò che sai prima che mi arrabbi.” “Ascolta, io posso capire che hai dei problemi, so che non sei cattivo e quindi non voglio spaccarti la faccia. Però ora siccome io sono qui che non rompo le palle a nessuno, farai bene a tornare dov’eri.” Disse Alessandro con estrema gentilezza. “Coosaaa?!! Ho sentito bene?! Osi minacciarmi?!!!!” Disse colpendo ripetutamente il tavolo con la catena. Alessandro inghiottì e si alzò tendendogli nuovamente una mano amica: ascolta, io non voglio picchiarti, voglio solo stare tranquillo, non ho nulla contro di te, perché ti ostini a non capire?!” “Nooo!!! Sei tu che non hai afferrato bene la situazione! Figlio di puttana!!” “Ascolta! Mia madre lasciala fuori, se no sono dolori, capito?!” Disse Alessandro in tono leggermente più duro. “Cosa? Ancora mi minacci?!! Bene! L’hai voluto tu!” Disse attaccandolo con la catena. Alessandro però afferrò la catena con la mano, e con un possente pugno in faccia lo fece volare all’indietro. Il teppista cadde stordito e sputando sangue. “Vedi?! Te l’avevo detto che non volevo picchiarti, ma tu hai insistito! Comunque non te lo volevo dare così forte, sia chiaro! Ma anche tu avresti dovuto capire quando era il momento di piantarla! Io non telo volevo dare, ma non mi hai lasciato altra scelta. Comunque non volevo picchiarti tanto forte, ma tu….” Improvvisamente nel bar irruppe la figura rossa di Spetters. “Bene ,bene! Cos’ abbiamo qui?” Disse Spetters. “Spetters! Ma avevamo messo tre di noi fuori dal bar, perché non hanno dato l’allarme?” Disse uno dei teppisti a un altro. “Quelli?! Mah? Pare che siano diventati tuttuno con l’asfalto. “ Disse Spetters. “Noooo!!! Gli hai fatto la fotografia?!!” Disse Alessandro tutto eccitato. “Già! Si! Ah! Ah! Ah! “Disse Spetters non riuscendo a trattenere una risata. “ Spetters! Era proprio te che desideravamo incontrare.” Disse uno di loro facendo roteare la catena. “Bene, pare che il vostro desiderio si sia avverato.” Disse Spetters. “Già! E devo dire che ne siamo enormemente soddisfatti.” Dissero tutti assieme guardandolo come si guarda una preda. “Si, si! Lo vedo! Però attenti, a volte la realizzazione di un desiderio porta con sé altre cose sempre legate ad esso un po’ meno piacevoli.” Disse Spetters. “PER ESEMPIO?!” Disse uno di loro alzando il fucile verso Spetters. Dieci minuti dopo: i teppisti si trovavano tutti per terra in pozze di sangue; uno di loro era senza occhi, senza naso e aveva le budella di fuori, un altro era senza braccia e con un pezzo di spina dorsale fuori dalla schiena e l’ultimo aveva il cranio scoperchiato, la lingua strappata ed era stato privato dei genitali, uno aveva le budella attorniate al collo a mo di collana, un altro aveva un coccio di bottiglia piantato in testa. Alcuni si trovavano spiaccicati sul soffitto, altri smembrati e sparsi ai quattro angoli della stanza, altri senza pezzi di gola, ecc., ecc. “per esempio anche questo.” Disse Spetters con tranquillità. Poi Spetters si rivolse al teppista steso ai piedi di Alessandro. “Ahh! Spetters pietà!” Disse il teppista. Alessandro guardava la scena tutto eccitato. “Parla! Dimmi dove si trova Marco o sarà peggio per te!” Disse Spetters. “Si! Si! Si trova a Toiano! Ormai sono rimasti solo in quattro, ci aveva mandati tutti qua a cercarti! Voleva coglierti di sorpresa!” “E invece la sorpresa a quanto pare l’avrà lui.” Disse Alessandro. “Toiano! Il paese disabitato! Come ho fatto a non pensarci?” Poi Spetters, facendosi più serio si rivolse nuovamente al teppista:”Parla avanti! Era appena uscito di galera! Perché ha voluto sfigurare Martina a costo di diventare nuovamente ricercato?” Disse Spetters. “Aveva paura che scappasse se sapeva che era libero! Per questo ha voluto agire subito.” Disse il teppista. “Ma allora perché non l’ha uccisa? Non sapeva che l’avrebbe denunciato?” Disse Spetters. “Perché lei doveva vivere, lui non la voleva morta, voleva saperla sfigurata e sofferente! Marco è uno che si diverte a far soffrire sia le persone che gli animali, è fatto così! Pensa che ha gettato il suo cane nel pozzo quasi una settimana fa e da allora non gli ha più dato da mangiare. Quella povera bestia abbaia implorante, ma lui non si intenerisce, ci si diverte a sentirlo soffrire.” Una bizzarra idea si fece strada nella mente di Spetters. “Bene! Mi sei stato di grande aiuto! “ Disse Spetters spiaccicandogli la testa contro il muro come se fosse un uovo. Poi, lasciando il teppista col cervello sparso sul pavimento Spetters si apprestò ad andare a Toiano. “Dai Spetters! Fammi venire con te! Voglio fare due risate, dai!” Disse Alessandro. “Mmm.. Va bene! Prendi una moto di loro e andiamo.” Disse Spetters. Mentre andavano Fabrizio fermò un attimo Alessandro: “ho chiamato l’ambulanza, credi che qualcuno di loro possa essere salvato?” “Mah? Di sicuro i pezzi ci sono tutti, non si sa dove, ma ci sono tutti. E digli di procurarsi una spatola, per levare quelli spiaccicati.” Disse Alessandro andandosene abbozzando un sorriso. Arrivati a nei pressi di Toiano, Alessandro e Spetters spensero le moto e scesero. “Ascolta Alessandro, potresti occuparti dei due di guardia? Vorrei arrivare da Marco nel modo più silenzioso possibile.” “Nessun problema, ma quale destino hai in serbo per lui?!” Disse Alessandro tutto eccitato. “E’ una sorpresa.” Disse Spetters facendo un sorriso. Alessandro distrasse le guardie e le mise fuori gioco facilmente. Spetters si avvicinò all’abitazione illuminata ove si trovavano Giovanni e Marco. Giovanni era preoccupato: “non sono ancora tornati! E se Spetters li ha sconfitti?!” “Non temere amico! Sono in numero sufficiente per costringerlo ad arrendersi! Ti assicuro che da stasera non sentiremo più parlare di Spetters.” Disse Marco. “Su questo sono d’accordo.” Disse una voce dietro di loro. “Chi?! Cosa….” Disse Marco. “No, niente! Dicevo che sono d’accordo sul fatto che da stasera non sentirete più parlare di me, dato che sarà l’ultima sera che passerete in questo mondo.” Disse Spetters mostrandosi. “Vai uomo! Fagli vedere chi sei! Attaccalo!” Disse Marco spingendo Giovanni addosso a Spetters. “Noooo!!!!!” Fece Giovanni preoccupato. Un tremendo diretto fece sparire il nasone di Giovanni e lo mise a tacere. “E’ solo un povero scemo, non vale la pena perdersi con lui più di tanto! Vergognati ! Ripararti dietro di lui… fatti sotto! Dimostra che sei un uomo..” Disse Spetters a Marco. Marco preferì tentare la fuga, ma Spetters, implacabile, prese un pesante mobile che si trovava nella stanza e glielo tirò dietro. Il mobile si ruppe addosso a Marco, il quale cadde dolorante e sanguinante, con quasi tutte le ossa del corpo rotte. Mentre per terra si dimenava e piangeva, Spetters si avvicinò a lui. “Ahhh!!! Spetters! Che vuoi farmi?! Pietààààààà!!!!!!!!!!!” “E’ ora di dar da mangiare al cane, non trovi?!” Disse Spetters. Sperando di salvarsi Marco lo assecondò: “Si! Si! Stavo per portarglielo quando mi hai attaccato! Ora non ci riesco però.” Disse Marco. “Ci penserò io, accompagnami da lui.” Disse Spetters tirandolo su. Seguendo le indicazioni di Marco Spetters trascinò quest’ultimo vicino al pozzo ove si trovava la povera bestiola affamata. “S-si! E’ la dentro.. sai com’è… credevo di insegnargli (sbagliando ora mene rendo conto) la disciplina, sai com’è!” Disse Marco. “Ora però è meglio dargli da mangiare.” Disse Spetters. “Già! Il cibo per cani è laggiù, se vuoi prenderlo…” Disse Marco. “Non credi che abbia diritto a un po’ di carne fresca dopo tutto questo tempo?!” Disse Spetters. “Certo che si! Ma… “ Poi un terribile dubbio prese forma nella mente di Marco:”no! Nooo!!! Noooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” “E invece si! “ Disse Spetters sollevando Marco con le mani sopra la testa. Poi lo gettò nel pozzo dal cane affamato. “Ecco la tua cena!!” Disse Spetters. Le urla disperate di Marco che veniva sbranato accompagnarono Spetters. Mentre quest’ultimo si allontanava, incontrò Alessandro: “Sistemate le guardie?” Disse Spetters. “Un gioco da ragazzi. Ora non tenermi sulle spine.. Ti sei già occupato di Marco?” Disse Alessandro. Spetters lo guardò lungamente, senza parlare, come se stesse pensando a cosa dire. Poi, finalmente:” era in bocca a un cane.” “Cosa? Ma dai! Mi prendi…” Alessandro sorrise scetticamente all’inizio, poi, guardando il pozzo gli venne un dubbio: “Cosa?! Nooooo!!” Disse tutto eccitato:” O cosa gli hai fatto?!Ah! Ah! Ah! Cosa gli hai fatto?! Nooooo!!!!!!!! Non ci posso credere!!! Ah! Ah! Ah!” Disse Alessandro FINE EPISODIO.
    da: Daniele Orlandini


    Il bambino che uccise

    In un paesino dell’alta Lombardia, accadde anni fa un delitto impressionante compiuto da un bambino di sei anni. Formidabile fu la sollecitudine e la caparbietà con cui sua madre si adoperò per non fargli capire né pesare quello che aveva fatto. Infatti il gesto del piccolo era stato assolutamente involontario e inconsapevole: aveva sparato al fratellino di tre anni maneggiando una pistola carica. In quel paese di montagna molti degli abitanti risiedono nelle villette costruite lontane dal centro urbano. Sono villette di montagna, ben attrezzate e fornite di tutto, ma sono lontane le une dalle altre. La mattina della disgrazia, alla scuola elementare era arrivato il pulmino e, insieme agli altri bambini, era arrivato pure Lorenzo, il bimbo che aveva sparato. Aveva un’espressione attonita e diversa. Pareva inebetito, confuso, come se non fosse presente a stesso e non capiva più niente. Insomma era completamente diverso dagli altri giorni. Poi a scuola improvvisamente arrivò la notizia che il fratellino minore era morto per un colpo accidentale d’arma da fuoco. Le maestre attribuirono lo stato confusionale di Lorenzo al grave incidente, non avrebbero mai supposto che lui stesso avesse sparato. Suo nonno, un maresciallo della guardia di finanza in pensione, aveva lasciato la pistola incustodita sul tavolo del soggiorno, dopo averla pulita. Lorenzo l’aveva presa per gioco e inavvertitamente aveva fatto esplodere un colpo. Nel soggiorno, in quel momento, era presente pure il fratellino più piccolo e il colpo l’aveva raggiunto in pieno petto. Il padre non si trovava a casa perché era già andato al lavoro. La madre si era precipitata e aveva trovato il piccolino rantolante in un lago di sangue. Aveva visto Lorenzo confuso con la pistola in mano, immobile, con lo sguardo vacuo. Il suo primo pensiero era stato quello di afferrarlo e portarlo di corsa al pulmino che stava passando. Gli aveva detto che lui non c’entrava, che non aveva fatto niente e che il fratellino stava bene. Invece tornando a casa, la donna aveva trovato il figlio minore in fin di vita e il nonno aveva già chiamato l’ambulanza. Disperata, aveva abbracciato il piccolo e aveva cercato di rianimarlo, sporcandosi tutta di sangue e invocando il suo nome. Erano arrivati gli infermieri e l’avevano trasportato all’ospedale, ma il bimbo era morto durante il tragitto. Le autorità giudiziarie attribuirono la disgrazia ad un incidente domestico. La madre comunque si era detta pronta ad assumersene la colpa scagionando il nonno, che era stato l’unico vero responsabile. Raccomandò alle maestre di non parlare mai a Lorenzo di ciò che era successo. Dovevano dirgli che il fratellino era andato a stare dalla zia in un altra città. L’anno successivo nacque una sorellina e Lorenzo ne fu molto contento, ma ebbe sempre quei momenti di estraneità, come se improvvisamente si allontanasse da tutti e vivesse in un altro mondo. In quei momenti sarebbe stato interessante entrare nella sua testa e saper cosa stesse pensando, se ricordasse l’esplosione della pistola, se si fosse accorto di aver colpito il fratello, se l’avesse visto insanguinato e avesse compreso ciò che aveva fatto involontariamente. Quel che è certo è che aveva continuato a condurre una vita del tutto normale e coloro che gli stavano accanto non accennarono mai per nessuna ragione al fratellino che non c’era più. Era come volatizzato, come se non fosse mai esistito. Quando ebbe nove anni, Lorenzo chiese un giorno al padre perché il fratello non fosse più tornato a casa. “E’ arrabbiato con me vero? Non tornerà mai più da noi.” “Ma che dici, Lorenzo!” fece il padre. “Lo so, lo so, se n’è andato da Gesù perché io gli ho sparato. Non ci vuole credere che non l’ho fatto apposta. Gesù lo sa che io non volevo sparare e gliel’ha detto, ma lui è arrabbiato con me e non ci crede. Speriamo che un giorno ci crederà, così quando anche io andrò da Gesù ci abbracceremo.” Il padre non rispose nulla e se ne andò in un altra stanza a piangere.
    da: Gabriella Cuscinà


    Josef Fisher l'uomo che correva contro i cavalli

    Josef Fischer, chi era costui? Ben pochi avranno presente questo nome, ormai ai più dimenticato. Josef Fischer, nato il 10 gennaio 1865 a Atzerln pochi chilometri da Neukirchen, è soprattutto noto per aver vinto, unico germanico, la prima edizione della Parigi-Roubaix, nel 1896. Erano quegli gli anni di un lavorìo oscuro in cui si forgiò le prime classiche e affiorarono le prime leggende di un ciclismo avventuroso, notturno e pazzo. E altrettanto pazzi erano quei forzuti della ruota che pedalavano su autentici pesantissimi pezzi di ferro, rigidi e difficili da manovrare. Nel 1891 si stese attraverso l’Europa il manto della prima classica: la Bordeaux-Parigi. E nel 1900 il vincitore si chiamò appunto Joseph Fischer. Ma oltre alla Parigi-Roubaix di 280 chilometri , vinta in 9 ore e 17 minuti alla media di 30,162 Fischer nel 1892 aveva già dominato con il solito piglio del cannibale la Monaco- Pilsting (200 km) e la Monaco-Coburg (300 km). Nel 1893 aveva anche stravinto la prima massacrante corsa sulla lunga distanza: la Vienna-Berlino (580km!). Questa corsa fu indimenticabile. Fischer, governato da una sicumera al limite della lucida follia, sfidò direttamente un uomo a cavallo. Erano anni in cui la gente era bramosa di sapere quale fosse il mezzo più veloce: l’ uomo in bicicletta o l’uomo a cavallo? Il risultato tolse ogni dubbio: Fischer percorse in modo spietato i 580 chilometri, a quello che si racconta, in poco più di 31 ore; l’uomo a cavallo ne impiegò ben più di 70!!! Nel 1894 la gente, non paga, cominciò a chiedersi se gli uomini in bicicletta fossero capaci anche di arrampicarsi su per le montagne. Così si inventò, attraversando il passo del Brennero, la Milano-Monaco di 590 km. Si pensi che un treno (un rapido) impiegava 17 ore da Milano a Monaco di Baviera, mentre un treno postale 38. Fischer ce la fece, superando - oltre il solito cavallo e cavaliere - altri 47 dannati della bicicletta, in 29:32:28. Ma quell’anno fu memorabile nella carriera del folle Fischer. Fu l’anno della sfida con, nientedimeno, William Cody Junior, figlio del leggendario Buffalo Bill. La sfida avvenne al club Velocipedistico di Monaco di Baviera. I termini della sfida erano di correre per tre giorni per un massimo di sette ore. Chi avrebbe percorso più giri in quel lasso di tempo avrebbe vinto la sfida.. Al club, raccontano le cronache del tempo, vi si raccolse una folla straboccante. Fischer correva lungo l’anello esterno mentre William Cody Junior in quello interno. Certamente William Cody Junior fu sfavorito sia dalla struttura ad anello del circuito sia dal dover cambiare cavallo a determinati momenti della corsa Questi cambi di cavallo, stando sempre alle cronache, entusiasmarono l’enorme folla presente, perché William Cody Junior effettuava il cambio di cavallo saltando dall’ uno all’altro. E l’eleganza con cui il figlio di Buffalo Bill cavalcava il destriero, ammaliò definitivamente gli spettatori deliranti e nuovi allo show dell’ americano. Dopo le prime due ore di sfida Fischer vantava 151 giri, rispetto ai 139 di Cody Junior. Nei due giorni seguenti la tendenza non si invertì e alla fine dei tre giorni, dopo le sette ore stabilite, Fischer aveva compiuto 260 giri, mentre William Cody Jr. si fermò a quota 210. Anche la vittoria della Parigi-Roubaix del 1896 non fu una passeggiata. Oltre all’inferno delle pietre del pavé Fischer dové fronteggiare pure l’imprevisto. Al passaggio del gruppo, un cavallo impaurito dalla torma di questi energumeni neri e sporchi come tizzoni d’inferno, s’impaurì e fuggì correndo proprio verso il gruppo infernale. Fischer, assistito dallo spirito diabolico che sempre lo animava in corsa, ce la fece a scansarlo e non ne fu travolto. Poco dopo un branco di mucche si spostò dal pascolo al centro della strada bloccandogli il passaggio. Fischer non si perse d’animo. Astutamente aggirò il branco e puntò determinato e freddo verso la vittoria. Negli ultimi chilometri la polizia, impressionata dal carisma dell’atleta, si adoperò perché non ci fossero altri imprevisti mantenendo un ferreo controllo sul percorso. Migliaia di spettatori stregati dall’azione di Fischer aspettavano nel velodromo, in piedi e deliranti. Fischer comparve. La banda del velodromo intonò l’inno nazionale. Le ovazioni raddoppiarono entusiastiche ed orgiastiche. Fischer, diavolo e gentiluomo, finì gli ultimi sei giri del velodromo con un bicchiere di champagne in mano salutando il suo pubblico. Nel 1903 prese parte al I Tour de France piazzandosi solo 15°. Quel Tour de France fu vinto da Maurice Garin, che alla Parigi-Roubaix del 1896 Fischer aveva schiacciato impietosamente, relegandolo al terzo posto. Ma nel 1903 Fischer aveva già 38 anni, forse un po’ troppo vecchio per una corsa come quella. Chissà se il Tour fosse stato progettato qualche anno prima? Che avrebbe potuto fare allora il Terrore delle Classiche della Lunga Distanza? Certo il suo dio non l’avrebbe tradito! Dopo la sua partecipazione al Tour, Fischer ritornò negli Stati Uniti (vi era già stato nel 1899) per una Sei Giorni, correndo insieme a Bowler. Poi, presagito che il suo dàimon l’avrebbe per sempre abbandonato, si ritirò dal ciclismo professionista. Visse, oscuramente, alcuni anni a Parigi lavorando come chauffeur. Morì a Monaco di Baviera nel 1953.
    da: Fabrizio ulivieri


    I CAVALIERI DELL'OZIO - Prima parte

    IL PENNONE – CORSO SEGRETO PER DIVENTARE RICCHI 1° parte In un mondo dove volevano renderti schiavo, in un mondo dove volevano farti scoppiare di lavoro e renderti infelice arrivano loro! Eccoli ! I Cavalieri dell’ozio, grandi guerrieri dotati ognuno di alcune capacità esclusive per combattere la miseria! Si sono uniti per combattere contro il nemico, unendo le loro grandi capacità col solo scopo di debellare il lavoro dalla loro vita. Presi singolarmente ognuno di loro ha capacità veramente eccezionali, ma forse non può prevalere contro il lavoro, ma unendo le loro forze riusciranno certamente ad abbattere il nemico….. Adunata! “Vi ho riuniti qui perché siete adatti, vi ho osservato, ognuno di voi ha le capacità che servono per il mio scopo, ovverosia debellare quella cosa orribile che opprime ognuno di noi.” Disse l’uomo in ombra sul palco. Il pennone lo ascoltava incuriosito: era stato invitato giorni fa a quella riunione segreta . Gli era stato detto che era per combattere uno dei grandi mali che purtroppo la maggior parte di noi deve subire e che solo a lui e altri pochi eletti era stato concesso di liberarsene. Era curioso di sapere qual’era il male di cui parlava. “Quella cosa orribile, già! Qualcuno di voi si sarà chiesto cosa sia e velo dico subito, quella cosa orribile è Il LAVORO!!! L’essere schiavi, l’obbligo di dover alsarsi la mattina per ANDARE A LAVORARE ! E magari in un posto di merda, lontano da casa, maltrattati e ricattati. “ Il Pennone ascoltò il discorso con molta soddisfazione, sembrava troppo bello per essere vero! Dopo anni e anni di lavoro e lacrime infatti gli si prospettava la possibilità di recuperare il rispetto di se se stesso, dopo anni di sofferenza e paura in fabbrica poteva avere finalmente una chance di diventare un uomo libero. “Un vecchio in fin di vita mi ha dato un manoscritto scritto di suo pugno dove ci sono svelati i segreti della ricchezza e mi ha anche detto di cercare in giro gente con le vostre capacità per riuscire finalmente a debellare il lavoro!!!!!” Le persone li riunite avevano reazioni tutte differenti tra loro:c’era chi mostrava speranza, chi scetticismo e chi non capiva cosa provava. “Questi segreti a ragione sono stati tenuti nascosti e per un ottima ragione! E questo ci porta al primo e più importante segreto della ricchezza! Si potrebbe quasi dire la base e per mettere in pratica questo segreto è raccomandato il silenzio! Non deve assolutamente essere rivelato a nessuno ciò che impariamo da queste lezioni. Mettendo in pratica questo importantissimo insegnamento abbiamo notevoli possibilità di vincere, ma se ce ne dimentichiamo falliremo miseramente e i nostri progetti saranno ridotti a pura velleità.” “E quale sarebbe questo grande segreto?” Disse Luca. “E ‘ Presto detto! Siccome quelli che sono al potere, per via del loro ego alterato, provano il bisogno di sentirsi superiori e migliori di noi, e se il benessere e la ricchezza si diffondessero troppo non potrebbero più farlo e certamente la gente non potrebbe più essere sfruttata in maniera così vessatoria come succede ora. Per questo motivo non possono permettere che il benessere si diffonda troppo e se la gente trovasse il modo di arricchirsi in massa loro per certo interverrebbero cambiando le leggi in modo tale da rendere impossibile tutto ciò poiché affinché il loro ego possa essere gratificato vogliono vederci infelici e a lavorare, con moglie che ti cornifica, due o tre figliuoli da sfamare e due o tre mutui che ci strangolano.” Si fermò un attimo per vedere la reazioni degli astanti che commentavano e soppesavano le sue parole. Il Pennone sentì subito dentro di se che ciò era la verità, infatti ciò dava una sp’iegazione logica e inequivocabile al fatto che modi validi per fare soldi erano stati via via complicati sempre di più. “ Come è giunto il vecchio a quella conclusione?” Chiese Ghirlando. “Come? Studiando semplicemente la storia! E qui veniamo a un'altra implicazione fondamentale di ciò che ho detto! Siccome vogliono vederci infelici e a lavorare, ne consegue che già da quando siamo piccoli ci imbottiscono di idee e sentimenti negativi con quel preciso scopo e con la chiesa e soprattutto con la scuola. E poi i mass media, i giornali, certi libri, ecc, ecc cercano di spingerci proprio in quella direzione. Ora voi penserete che io vi dica che non dovete studiare? Assolutamente no! L’istruzione anche se è deviata è una cosa comunque molto importante dove ci possono essere nascoste molte chiavi per arrivare al nostro scopo. L’unica cosa che è assolutamente richiesta è la discriminazione! Alla luce di quello che vi è stato appena rivelato dovrete per così dire ‘filtrare ‘ ciò che imparate separando il grano dal loglio! Inoltre è importante che mentre studiate teniate sempre a mente lo scopo per cui lo fate strappando al libro le cose che vi servono per la vostra auto realizazione.” “Ma c’è davvero il modo di poter campare di rendita? Di guadagnare con degli investimenti particolari?” Disse il Pennone. “Esiste una legge matematica scoperta tempo fa(non diffusa per i suddetti motivi) che permette con un investimento minimo di guadagnare nel tempo un certo gruzzoletto, con possibilità anche di guadagni altissimi.” “E quale grande scienziato laureato ha scoperto questa legge?” Disse il Ramazzi. “Oh! Un semplice operaio con la terza media è lo scopritore.” “Cosa? Com ‘ è possibile? E perché ciò è sfuggito alle menti più fini?” Disse Karmus. “Ah! Ah! Ah! Se fossi stato molto attento forse lo avresti già capito.” E fece una pausa. Il pennone sorrise maliziosamente, poiché un idea se l’era fatta. “Cosa ho detto fino a ora?” Disse l’uomo sul palco. “Che per sentirsi superiori a noi vogliono che siamo assoggettati in una situazione di miseria e di dipendenza nei loro confronti!” Disse Ramazzi. “Bravissimo, e quindi?” “ Quindi dovranno fare in modo che il benessere non sia diffuso.” Disse Ghirlando. “Certamente e come faranno?” “Manipolando i mass media, le scuole, la chiesa e facendo in modo che i guadagni siano bassi e gli investimenti diano poco.” Disse Gigghen. “Ferma li, la prima cosa che hai detto è fondamentale per la spiegazione! Siccome la scuola spinge il pensiero in una certa direzione condizionando la gente a credere che i facili guadagni siano impossibili, di conseguenza i grandi matematici, prigionieri di certi preconcetti , non cercano neanche in quella direzione poiché sono convinti di cercare qualcosa che non esiste e quindi che sia una perdita di tempo!” “Orsù! Ora ci insegni questa legge matematica?” Disse Ramazzi. “Al tempo! Prima di volare dovete imparare a correre e prima ancora a camminare. Prima di entrare nel vivo dell’insegnamento voglio che abbiate ben chiaro il primo insegnamento che vi ho dato, poiché come vi ho detto è fondamentale per costruire una strategia comune che porterà ognuno di noi a campare di rendita. Affinché capiate bene l’importanza di ciò voglio raccontarvi la storia di Bobo.” La storia di Bobo. “Bobo era uno fortunato, la sua partenza era delle migliori, poiché contrariamente a ciascuno di noi poteva campare di rendita già dall’inizio ma, poiché non aveva tenuto conto(forse non la conosceva) della rivelazione che vi ho fatto, si è bruciato la possibilità di una vita felice e lontana dalle fabbriche. Erano i tempi di Craxi, quando fare i soldi era davvero facile come bere un bicchier d’acqua (ora non più sempre per i motivi che vi ho spiegato) e Bobo(residente in affitto)ricevette da sua madre due miliardi di lire. Ora se avesse avuto cervello e li avesse messi in un btp trentennale (a quel tempo davano il venti per cento quanto avrebbe guadagnato?” “Quattrocento milioni l’anno!” Disse il Pennone con una punta d’invidia. “Invece sapete che ha fatto? Li ha spesi per comprare tre case (una per se e due per le figlie) , arredarle con mobili di lusso e per far sposare le sue figliuole e garantir loro una cerimonia solenne senza badare a spese. Se avesse aspettato avrebbe potuto comprare una casa all’anno con gli interessi, poi l’avrebbe arredata magari in maniera un po’ spartana tanto che importa? Poi dopo appena tre anni avrebbe fatto sposare entrambe le figlie con una cerimonia pesfino migliore e si sarebbe comprato tutti i mobili di lusso che avrebbe voluto, il tutto mantenendo intatto il capitale!!!!!! “ Gli astanti lo guardavano tutti sbalorditi e a bocca aperta. “Capito cosa ho detto? Tre case, mobili di valore inestimabile, cerimonia in grande e sarebbe campato di rendita lui e le sue figlie!!!!!! Ora invece ha tre case usate che valgono certamente meno e pochi soldi in banca e siccome vogliono vederci infelici e a lavorare non sono più i tempi di Craxi e il danaro rende poco, e sia lui che le sue figliuole(e i suoi generi) sono costretti a lavorare duramente per vivere e sono sempre sull’orlo della bancarotta!!! Che vi sia d’esempio! Siate tempestivi, poiché vogliono vederci infelici e a lavorare le situazioni favorevoli tenderanno sempre a scomparire per cui se vi capita l’occasione non fate come Bobo, non lasciatevela sfuggire! Si, purtroppo i tempi di Craxi sono finiti, ma esistono altri modi! Seguitemi, insieme prevarremo! Contro il lavoro! NOI SIAMO I CAVALIERI DELL’OZIO!!!!!!” Fine ep.
    da: Daniele Orlandini


    SPETTERS IL ROSSO N.4 - SETE DI VENDETTA

    Serie SPETTERS IL ROSSO N.4 SETE DI VENDETTA (Nota: siccome il racconto è sito temporalmente subito dopo IL RITORNO DI DANIELE della serie Spetters il rosso, ne consegue che il presente si riferisce a quel periodo e non hai giorni nostri.) IL passato: Daniele si trovava prigioniero e ferito in una piccola stanza assieme ad altri uomini. I loro volti erano rugosi, segnati dalla sofferenza e dal dolore. Daniele li osservava sperando di trovare una traccia di speranza in loro, invece vedeva invece solo la più nera disperazione. Nonostante ci fossero poche speranze di fuggire, Daniele non voleva rassegnarsi e interrogò nuovamente i suoi compagni di prigionia: “Avete detto che con i loro esperimenti ci stanno preparando, ma preparando per che cosa?” Uno di loro parlò: “ho saputo l’altro ieri cose terribili, sono sfuggite a uno di loro mentre mi facevano il trattamento preliminare…” Daniele sentì un brivido attraversargli la schiena, ma continuò: “di che cosa si tratta esattamente?” L’uomo si girò lentamente dall’altra parte: “Meglio che tu non lo sappia amico, credimi!” “Ti prego! Devo sapere, solo così potremmo avere qualche speranza.” “ti uccideranno!” Tuonò un altro. “Coosa?!” Disse Daniele seriamente preoccupato. “Si, ti uccideranno, ma poi, mediante un trattamento segreto ti riporteranno in vita.” “ Si, proprio così! Riporteranno in vita il tuo corpo dotandolo anche di straordinari e misteriosi poteri.” “Vogliono renderci dei superuomini?” Disse Daniele con leggera incredulità. “Già, vogliono creare dei superuomini malvagi e spietati per scopi loro, come già hanno fatto in passato.” Daniele a quel punto si esaltò:” Ah! Ma io non starò al loro gioco amico! Fingerò di obbedire, poi, una volta avuti i poteri li stenderò e vi libererò tutti!” Gli uomini però scossero il capo tutti assieme. “Beh? Che ho detto di sbagliato?! Non crediate che mi farò comprare, io…” Disse Daniele. “No, sei tu che non capisci! Loro infonderanno nel tuo corpo morto una specie di energia spirituale negativa, o qualcosa del genere.” “C -che vorresti dire?!” Nonostante la sua domanda , Daniele in cuor suo aveva già intuito la risposta perché già in passato aveva avuto a che fare con un assassino enormemente potente (un tempo suo amico) al quale presumibilmente era stato fatto lo stesso trattamento che era riservato a lui. “Da quel momento non sarai più una persona, ma una creatura inumana che cammina sulla terra per compiere ogni sorta di atrocità, di quelle che nemmeno il più spietato serial killer sarebbe capace di compiere.” Il presente: Il ragazzo soprannominato Fiore stava come al solito passando per la strada con la sua moto a duecento km orari . I vetri tremavano, la gente si ritraeva al passaggio della sua moto. Lui andava avanti a tutto spiano, incurante di chi gli attraversava la strada (peggio per loro), si sentiva Dio . Improvvisamente nel mezzo alla strada gli si parò davanti la sagoma rossa di Spetters. Non fece in tempo a fare nulla che si ritrovò senza neanche sapere come a volare a forte velocità fino a schiantarsi di testa contro un albero. La sera dopo al bar di paese Daniele e Alessandro stavano prendendo un caffè, quando furono raggiunti dal loro amico Fabrizio, il quale aveva un espressione preoccupata. La cosa non sfuggì a Alessandro: “Ehi Fabrizio! Ti vedo un po’ teso, che hai?” Disse Alessandro. “Teso? Per forza! Con quello che succede ultimamente…vi ricordate Fiore?” Fiore ai tempi delle medie era stato un ripetente cronico e nel periodo che era stato a scuola con i tre amici gliene aveva fatte passare di tutti i colori. Essendo più grande di loro si era divertito ad umiliarli in ogni modo possibile lasciando loro un ricordo decisamente amaro della sua compagnia. “Fiore? Certo! Quel testa di cazzo, merdoso e figlio di puttana maiale e finocchio figlio(di nuovo) di una troia – maiala – pompinara – che fa le seghe ai cavalli – merdosa e schifosa! Spero che crepi urlando!!” Disse Daniele. “Accidenti Daniele! Calmati! Non era mica cattivo sai?“ Disse Alessandro. “Noo?! E com ‘era secondo te?” Disse Daniele. “Era scherzoso! Gli piaceva fare gli scherzi, tutto qui!” Disse Alessandro. “Sii?! Bene! Ora lo scherzo lo hanno fatto a lui, cos’è fatto è reso!” Disse Daniele repentino. “ Sei forse impazzito? Ma che cavolo dici? Faceva molti scherzi pesi e anch’io a volte avrei voluto fargli chissà cosa, ma quello che gli è successo è decisamente troppo atroce! Nessun uomo si merita ciò!” Disse Fabrizio. “Perché? Cosa gli è successo?” Disse Alessandro con una tranquillità disarmante. “Spetters lo ha attaccato! Prima lo ha fatto volare contro un albero a tutta velocità, poi gli ha aperto il cranio! Lo abbiamo portato all’ospedale mentre il cervello gli stava uscendo dalla testa!” Disse Fabrizio. “Tanto lui il cervello non l’aveva mai avuto.” Disse Alessandro girandosi e abbozzando un sorriso. “Spetters lo ha anche pugnalato agli occhi! Non sappiamo se e come si riprenderà, i dottori non sciolgono la prognosi.” “E che ti devo dire? Se non la sciolgono resterà legata.” Disse Alessandro sforzandosi (senza riuscirci del tutto) di rimanere serio. Fabrizio lo guardò con gli occhi sgranati, mentre cercava di decidere fra se e se cos’ era peggio; se la sfuriata rancorosa di Daniele o l’ironia di Alessandro di fronte a una situazione del genere. Fortunatamente l’arrivo del basso e tarchiato Graziano( un loro amico un po’ più vecchio), interruppe le sue elaborazioni mentali circa il decisamente bizzarro comportamento degli altri due. “scusate il ritardo, andiamo a ballare? Ci sono quelle tre che…” “Si, meglio andare, qui la gente sta a compatire degli stronzi!” Disse Daniele ancora furioso. “Tu vieni Fabrizio?” Disse Alessandro. “Ma che cavolo dici? Non posso!!! Non lo sai che,devo organizzare assieme agli altri della misericordia un piano per fronteggiare l’emergenza Spetters? Dobbiamo cercare di contenere il più possibile i danni che quell’essere fa.” “I danni di Spetters? I benefici che apporta alla comunità vorrai dire!!!” Disse Daniele urlando. “Adesso basta! Spetters è un feroce assassino e và fermato.” Disse Fabrizio. “Ah! Devo forse ricordarti di quando Fiore ti prendeva a pugni nel capo insultando tua madre, oppure quando ti mise la merendina sul termosifone facendotela struggere?” “ Ma in quello che male c’era? Invece di mangiarlo il merendino lo poteva bere!” Disse Alessandro abbozzando il solito mezzo sorriso. Daniele e Graziano si misero a ridere mentre Fabrizio, incassando andò via per raggiungere gli altri volontari della Misericordia. Poi i tre amici si diressero verso la discoteca. Appena giunti in discoteca videro entrare le tre ragazze carine che avevano occhiato l’altra volta. “Ci sono anche loro!Che vi avevo detto? Sono cotte di te Graziano.” Daniele aveva detto ciò per scherzo, perché sapeva benissimo che Graziano era ormai invecchiato troppo per piacere ancora e inoltre buona parte dei suoi capelli lo avevano abbandonato, purtuttavia egli credeva veramente in ciò che Daniele aveva detto, infatti la sua espressione tradiva il fatto che si sentisse oltremodo lusingato e si capiva benissimo che dentro di se si gongolava credendosi un grande playboy. La cosa divertiva Daniele, infatti l’idea che un uomo di mezza età basso, panciuto e spelacchiato credesse di piacere lo faceva morire dal ridere. I tre raggiunsero le ragazze, le quali si dimostrarono più che propense a scambiare quattro chiacchiere con loro: “Vi facciamo strada, mettiamoci a sedere la che parleremo meglio.” Disse la biondina del gruppo sfoggiando un ampio sorriso. “Accipicchia Graziano! Devi venire più spesso con noi, guarda che ragazze conosciamo grazie a te. Mi raccomando! Lascia qualcosa anche a noi, magari quelle più brutte.” Disse Daniele ironizzando. Graziano piegando il capo all’indietro e gongolandosi nella sua stuzzicata vanità rispose con un tono altezzoso:” mah? Vedremo, ma non illudetevi troppo! Mi piacciono tutte e tre.” “Noooo! Non ci fare questo ti prego! Siamo tuoi amici noi.” Disse Daniele sgranando gli occhi simulando sconforto. “Mmm, dai piantala! Se mi va qualcosa vi lascio.” Disse Graziano in maniera loffia. Si sedettero a parlare: Graziano era quello che parlava di più dandosi importanza come al solito, ma le ragazze parevano preferire Daniele e Alessandro, anche perché erano due bei ragazzi piazzati. Ordinarono da bere mentre cercavano di approfondire la loro conoscenza, ma proprio quando Alessandro alzò il bicchiere passò un ragazzone alto e un po’ sdentato che lo spinse facendogli rovesciare addosso la birra. “Oh accidenti! Ma che cavolo fai?” Disse Alessandro un po’ alterato. Il ragazzo si girò di scatto verso di lui: “Mezza sega! Stai muto o sarà peggio per te!” “Razza di bastardo! Suonagliele per bene.” Disse Daniele inferocito “No, è bravo! C’è stato solo un malinteso che ora sarà chiarito!” Disse Alessandro. “Ah! Malinteso?! Amico, ritieniti fortunato se esci con le tue gambe! E ora mutoooo!!!!!!” Disse il bullo. “Cosa? Alessandro! Quello merita di fare una brutta fine! Ascolta amico, se dici un'altra parola ti farò vomitare le budella!” Disse Daniele. “ No Daniele! Stai calmo! Lui non è cattivo.” Poi si alzò dirigendosi verso il ragazzaccio:” ascolta, nessuno ce l’ha con tè! Possiamo fare conoscenza ed essere anche amici, poi magari cerchiamo di capire cos’è che non và!” “Cos’è che non và? Che presto ti ridurrò in modo tale che neanche quella puttana di tua madre ti riconoscerà!” Disse il bellimbusto. Alessandro si risentì un poco, me decise di ingoiare il rospo e gli parlò in modo calmo e ancora più amichevole di prima: “ ascolta, non ho detto che hai qualcosa che non va, ma solo che c’è stato un malinteso! Guarda che noi non ti abbiamo fatto niente! Su! Dai! Siediti che ordiniamo anche per tè e ti faremo conoscere le nostre amiche! Vedi che belle ragazze?” “Io quello che voglio melo prendo , bastardo figlio di puttana!” “Ascolta, lasciamo perdere tutto, diccelo tu cosa dobbiamo fare e lo faremo, così dimostreremo di esserti amici.” Disse Alessandro. “Ah! Cerebroleso! Vigliacco! Figlio di una puttana che va coi negri, finocchio e imbecille! Pthu! “ Disse il ragazzo scatarrandogli in piena faccia. Allora Alessandro, non riuscendo(pur provandoci dentro di se) a mostrargli ancora comprensione e amicizia, lo colpì con un violentissimo pugno in faccia facendogli sputare assieme al sangue tutti i suoi denti. Il ragazzo cadde svenuto. “Oibooo! Alessandro! Che colpo! Mitico!!!!!” Disse Daniele. “Perlomeno ora potrà far risparmiare lavoro al dentista, si farà rifare la dentiera tutta in blocco.” Disse Alessandro. Poi durante la serata Daniele vide entrare alcune sue vecchie conoscenze e sentì chiudersi lo stomaco. La sua espressione cambiò e si zittì. Riaffiorò nella sua mente qualcosa di represso, solo parzialmente dimenticato, qualcosa che, essendo profondamente radicata nei recessi del suo subconscio, in tutti quegli anni aveva messo radici e, benché non ne fosse sempre stato totalmente cosciente, non gli permetteva mai di essere completamente felice. A causa di ciò sentiva sempre senza capire perché un sottofondo di insoddisfazione in tutto quello che faceva, e sarebbe stato per sempre così se non fosse stata lavata l’onta. La sera seguente Spetters si aggirava per il paese. Aveva una missione da compiere, una missione di vendetta: Maledetti! Maledetti bastardi! Io gli piacevo a quella ragazza ma loro, tutti assieme mi fecero fare brutta figura, ridicolizzandomi ai suoi occhi, non è giusto, non è giusto che ora loro vivano felici quando io ho perso quella ragazza! Non è giusto, non è giusto! E che io sia dannato se glielo permetterò!!! Spetters si trovava davanti al soprannominato Maschera, lui quando era in terza media aveva contribuito a farlo passar male di fronte a quella bellissima quindicenne innamorata di lui, Lo aveva fatto senza malizia, solo per divertirsi un po’, ma non per questo l’avrebbe passata liscia, doveva pagare per averlo preso a patte davanti a lei assieme agli altri, ridicolizzandolo, ma la sua sofferenza sarebbe stata senza dubbio minore di quella degli altri e si, forse sarebbe potuto persino restare vivo , un lusso quello che non avrebbe certo concesso agli altri. L’indomani venne trovato completamente senza pelle, ma ancora in vita. Prontamente venne soccorso e portato d’urgenza in una camera sterile. Al bar Daniele, Alessandro e Fabrizio lessero la raccapricciante notizia sul giornale: “Mio Dio! Era senza pelle! Senza pelle quando l’hanno trovato! E’ stato Spetters, c’è la sua firma col sangue per terra! Povero Maschera, completamente scorticato! Come farà?” Disse Fabrizio. “Uhm .. La sua pelle è stata trovata?” Disse Alessandro tutto tranquillo. “ No, perché lo chiedi?” Disse Fabrizio. Daniele sogghignava dentro di se dell’ingenuità di Fabrizio perché, contrariamente a lui sapeva cosa voleva dire Alessandro e la cosa non poteva fare a meno di divertirlo. “Così almeno potranno rimettergliela!” Disse Alessandro Fabrizio lo guardò con gli occhi spalancati, Alessandro sene accorse ma, anziché ritornare sui suoi passi volle rincarare la dose: “tanto faceva ridere anche prima…” “Già! Per questo lo chiamavano Maschera! Sembrava che in faccia avesse una maschera!” Disse cinicamente Daniele. “Ora almeno potranno chiamarlo Smascherato!” Disse Alessandro cogliendo l’occasione. La sera dopo fu la volta di Casale. Lui lo aveva insultato quella volta sul pulman, urlandogli di smettere quando erano invece gli altri a dargli noia, umiliandolo di fronte a quella ragazza. Per lui non venne mostrata la stessa pietà che fu mostrata per Maschera. Spetters lo obbligò a dichiarare di essere gay mentre lo filmava, poi lo obbligò a farsi sodomizzare da un cavallo e a urlare che godeva, mentre veniva filmato, poi lo decapitò sempre mentre il cavallo lo sodomizzava e il suo corpo l’indomani venne trovato ancora attaccato al cavallo, con una copia della videocassetta dell’accaduto li vicina (altre copie le portò a dei giornalisti per essere sicuro che la cosa sarebbe stata risaputa in tutti i particolari). Il giorno dopo al bar la notizia era risaputa e, grazie ad alcuni giornalisti alquanto zelanti anche il contenuto della videocassetta. Fabrizio, Daniele e Alessandro come al solito si erano ritrovati al bar e come gli altri seppero dell’accaduto. Anche Casale, come Maschera era conosciuto dai tre perché alle medie andava alla loro stessa scuola. “Maledetto Spetters! Guarda cos’ha fatto al nostro amico Casale!” Disse Fabrizio. “Amico tuo, mio no di certo!” Disse Daniele. “Non ti riconosco più Daniele! Un nostro conoscente ha perso la vita e non ti importa niente? Come è possibile? E poi hai visto in che modo è morto?” Disse Fabrizio. “E allora? Chissenefrega!!! Fa n ‘culo Maschera ! Fa n’culo Casale! Fa n’ culo tutti!” Disse Daniele. “Alessandro, tu non dici nulla? Lui rimane tranquillo mentre Spetters trucida i nostri amici in modo così atroce!” “Mah? Atroce? Si forse…, fino a un certo punto però! “ Disse Alessandro restando tranquillo. “Che vuoi dire? Non hai visto in che modo ha conciato Casale?” “Almeno l’ha fatto morire mentre godeva!” Disse Alessandro sorridendo. La sera dopo fu la volta di Ballatore. Lui l’aveva umiliato con intenzione, visto che la ragazza piaceva anche a lui, per cui la pena doveva corrispondere sia al danno avuto, sia al dolo. Venne torturato per tre ore di fila, poi i suoi pezzi vennero trovati nei cassonetti proprio da quella ragazza che anni prima gli voleva fregare. Siccome prima era stato inzuppato nella merda di vacca, puzzava anche enormemente quando venne trovato, questo per mettere la classica ciliegina sulla torta alla punizione. Spetters ricordava nitidamente quella volta quando tornava via da scuola quando venne umiliato. Ricordava ancora che quando arrivò a casa c’era un cibo per cui era sempre andato matto ma che, a causa del magone che gli era venuto non riuscì a gustarselo. Quella ferita non si era ancora rimarginata, infatti se pensava a quello che aveva passato quel giorno stava ancora male. Per questo motivo si sentiva enormemente soddisfatto e appagato nell’infliggere per quanto fosse possibile (perché per punirli adeguatamente avrebbe dovuto farli morire mille volte) la giusta punizione a chi lo aveva umiliato di fronte a lei quella volta, ma c’erano altri che dovevano pagare, mancavano ancora due all’appello: Piero e Vannino. Per nessuna ragione al mondo avrebbe potuto fargliela passare liscia, se lo avesse fatto non avrebbe mai smesso di soffrire per la terribile ingiustizia subita. Piero aveva avuto un ruolo marginale nella cosa per cui fu fatto fuori in maniera più discreta e tranquilla (venne evirato, inchiodato al muro come Gesù Cristo e gli furono fatti ingoiare i suoi stessi organi sessuali, morì soffocato.) Diverso discorso poteva essere fatto per Vannino, perché lui era stato quello che aveva organizzato tutto, gli altri erano stati solo dei lacchè. Era lui che avrebbe subito la più atroce punizione. Spetters non poteva mostrare per lui la stessa pietà che aveva mostrato per gli altri, ma doveva colpire duramente senza esitare e senza fermarsi di fronte a nulla perché solo così ogni debito sarebbe stato pagato. Quella sera si avvicinò alla sua casa. Vide sua madre che preparava la cena e meditava su ciò che avrebbe fatto. Anche sua madre non era innocente perché in seguito(gettando altra benzina sul fuoco) lo umiliò di fronte ai suoi amici. Ma come dice un proverbio i nodi arrivano prima o poi al pettine e anche in quel caso non ci sarebbero state eccezioni. Uccise la moglie di Vannino che era nei campi, poi gli pisciò in bocca in segno di disprezzo, la disprezzava perché si era messa con uno come Vannino, mentre lui per colpa sua avava perso chi amava. Spetters poi decise di lasciar preparare la cena alla madre di vannino mentre andò a fare a pezzi suo marito, uccidendolo in modo relativamente indolore. Poi uccise sua figlia(sorella di Vannino) e suo marito che stavano recandosi la . Fu la volta del fratello invalido di Vannino che venne gettato nella calce viva. Mentre quest ‘ ultimo si liquefaceva Spetters ripensò a quando tornò a casa dopo l’umiliazione. C’erano le patate in umido con lo spezzatino, un piatto per cui andava matto ma a causa dell’umiliazione subita non riusciva a mangiare. Da quella volta non era più riuscito a mangiare le patate in umido. Vannino arrivò a casa dal lavoro per mangiare. Era molto affamato, e sperava che il cibo fosse pronto. Il cibo era effettivamente pronto, ma lui non era certo contento, infatti in casa c’erano i pezzi della sua famiglia trucidata e la testa di sua madre sulla tavola. Vannino vomitò. In quel momento Spetters sbucò da dietro la tenda. “Ahh! Spetters? Perché?!” “Maledetto! Maledetto bastardo! Tu.. e in seguito anche la tua famiglia, mi avete umiliato di fronte a tutti! Io a causa delle umiliazioni che tu e i tuoi amici mi avete fatto subire quella volta non riuscivo a mangiare, per cui ora mangerai il buon cibo che tua madre ha preparato di fronte ai tuoi familiari morti! E lo finirai tutto, tutto!” Poi Spetters gli inchiodò i piedi per terra davanti alla tavola e, servendosi di un ferro rovente, lo obbligò a mangiare di fronte a quell’orrendo spettacolo. “Mangia, mangiaaa!!! Mangia o brucia figlio di puttana! Mangia tutto, e capisci quello che ho provato io quella volta! “ Disse Spetters togliendosi la maschera. “T.. tu? Com ‘è possibile che tu sia Spetters?” Disse Vannino. “Telo dissi che l’avresti pagata cara, tu ridesti perché eri con tutti gli altri! Prova a ridere ora, Ridiiiiiiii!!!!!!!!!” Disse Spetters. “P-pietè Da….” “Zitoooooo!!!! Ho detto ridiiiiiiii!!!!!!! Tua madre è una puttana, tuo padre un finocchio, tuo fratello scopa tua sorella!!!!!! Sei finocchio, drogato e figlio di una troia che va con i negri, dilloooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” Disse Spetters appoggiandogli addosso il ferro rovente. Così Vannino fece poi, sempre sul punto di vomitare, finì la cena. “H.. ho fatto, ora posso andare?” Disse Vannino. “No! Non hai ancora finito di mangiare!” Disse Spetters guardando con un ghigno furibondo i pezzi dei suoi familiari…… Un ora dopo Spetters lasciò la casa in fiamme di Vannino, mentre quest’ultimo coceva a fuoco lento nel forno delle pizze. Si sentiva appagato e soddisfatto, era come se si fosse tolto un grosso macigno dal di dentro e si sentiva dopo tanto tempo nuovamente in pace con se stesso. L’indomani Alessandro e Fabrizio andarono a casa di Daniele. Suonarono il campanello. Dopo qualche istante la madre di Daniele andò ad aprire. “ Cercate Daniele?” “Si, è in casa?” Disse Alessandro. “E’ a pranzo, entrate prego.” I due entrarono; Daniele era seduto a tavola e li accolse sfoggiando un ampio sorriso, stava mangiando patate in umido….. FINE EPISODIO
    da: Daniele Orlandini


    ....TIAMOTIAMOTIAMO 2....

    Sento freddo.Un freddo intenso che mi entra fin dentro le ossa e non mi lascia pensare,non mi lascia respirare,non mi lascia muovere. Accidenti!Che sta succedendo? Ho capito!E' un incubo!Un sogno iniziato bene e finito male.Tra poco mi sveglierò nel mio letto e riderò di tutta questa assurda vicenda! Però... non respiro!Non percepisco più l'aria e il suo odioso dopobarba penetrare nella mia bocca o nel mio naso; non c'è più ossigeno che si fa un giretto nel mio esofago per andare a visitare i miei polmoni e poi rifare, di nuovo, lo stesso tragitto in senso inverso! Dov'è finita tutta l'aria?Nella mia cucina, tutta linda e pulita,adesso non ce n'è più... Provo a muovermi. Oh, mio Dio... non posso! Provo a parlare... A gridare, meglio! Nulla.Zero.Niente di niente!La mia lingua non si muove: rimane abbandonata nella sua alcova infondo alla bocca,senza intenzione di scuotersi.A dire il vero, non la sento neanche la mia lingua...e con lei non sento più le mie mani,le mie gambe,non sento il mio cuore che batte... NON SENTO NULLA! Sembro... ...sembro morta! Forse avrei dovuto capirlo quando ha smesso di ripetermi che mi amava... Improvvisamente mi ha lasciato andare e il mio corpo è scivolato a terra. Così adesso mi ritrovo seduta in cucina, le gambe divaricate,la testa inclinata da un lato e senza una ciabatta.Le mie natiche devono aver colpito pesantemente il pavimento,sulle piastrelle linde che mi hanno richiesto un'intera ora di lavoro questo pomeriggio,ma io non ho percepito nulla. Ne dolore, ne fastidio. Solo freddo.Poi all'improvviso è passato anche quello. No,morta... Dai,non scherziamo!Se sono morta perché continuo a stare qui? Perché continuo a vedere il forno della mia cucina, le sue gambe, le sue eleganti scarpe marroni e la mia ciabatta piegata ed abbandonata da un lato?Questa è la mia vita, sono io la protagonista della mia storia, non posso morire!E' il primo capitolo di un racconto che devo ancora finire di scrivere.Ho solo 34 anni e,con un po' di fortuna,me ne aspettano altrettanti davanti! Deve avermi stordito,deve avermi...ma,si!Forse sono in coma,ecco perché riesco a percepire tutto quello che mi succede!Deve essere proprio così che ci sente quando si entra in coma! Lui rimane fermo per un po',le mani lungo i fianchi, immobile,come se stesse valutando il risultato del suo lavaro.Poi si allontana di un passo,mentre poco a poco cerca di riprendere fiato e così facendo rientra nella mia visuale. Come un artista che controlla critico la sua opera, mi scruta attentamente.Devo avere un aspetto... esatto,perché si passa una mano tra i folti capelli castani e si sistema la giacca spiegazzata,con un'aria soddisfatta. Non gli ho dato molto da fare, anche perchè mi ha colto di sorpresa.Ero ai fornelli intenta a controllare le bistecche,mentre lui era seduto al tavolo dietro di me. Non l'ho sentito arrivare,non l'ho sentito muoversi se non quando mi ha afferrato per la gola e mi ha sbattuto con forza contro il muro.E ha iniziato a sussurrarmi che mi amava... E' più alto di me di una ventina di centimetri, mi supera di una trentina di chili, mi batte di almeno 35 ore a settimana di palestra.Pesi, addominali e boxe.Cioè: 35 ore che va lui,contro 0 che vado io.E' stata una scommessa facile,sapeva già il risultato del nostro incontro. Adesso si avvicina,s'inginocchia davanti a me,mentre allunga una mano e la posa da qualche parte,sotto il mio collo, sulla sinistra. Aspetta un attimo poi la ritira compiaciuto "Ce ne hai messo di tempo per crepare,tesoro" mi dice sarcastico. Deve avermi sentito la carotide.Anzi,deve avermela non sentita... ma allora... sono proprio morta! Bastardo, gli grido senza gridare. Perché? Dimmelo! Che ti ho fatto? Quale colpa ho commesso se non quella di amarti e di voler passare il resto della mia vita con te! Volevo solo essere felice! Si alza e si allontana fischiettando."Oh,Susanna" mi sembra.Si muove per la casa:vedo la sua ombra allungarsi verso il salotto,poi sparire.Mi raggiunge allora il rumore di cassetti aperti,roba buttata all'aria con foga, vasi rovesciati e infine rumori di cocci. Passa in camera da letto e ricomincia.Non risparmia nemmeno il bagno. Ogni stanza viene messa a soqquadro.5 minuti per mettere la mia casa sottosopra,più di quanto ce ne ha impiegati per mettere sottosopra la mia vita... Che sta facendo? Sta cercando qualcosa, forse... ma cosa? Quando torna i suoi passi si fermano sotto l'arco della cucina."Oh Susanna" è stata sostituita da qualcosa che non riconosco.Riconosco invece il frusciare di fogli:ecco cosa cercava:fogli!Ma quale fogli?La gamma di ciò che può aver preso è molto vasta.Come faccio a sapere quello che ha preso?Ma poi,chi se ne frega di quello che ha preso!Ha preso la mia vita,questa è la verità! "Bene,tesoro"esclama"Credo di aver finito.Sai,in fondo, mi spiace che le cose siano finite così...non eri niente male, specialmente a letto".Ride,uscendo da casa mia. E dicevi di amarmi!gli urlo senza urlare.
    da: Maria D'Amico


    La vedova bianca

    Quella donna soffriva talmente tanto del suo lutto, aveva mortificato il corpo dietro vesti neri e consone ad una vedova, il suo viso pallido aveva scordato il tocco del piumino che incipria la civetteria femminile. Trasandata, spettinata e con un velo di morte sul volto passeggiava senza meta per le strade indifferenti della città. Si fermo da un fioraio scelse con cura due rose rosse dai petali ancora sodi e compatti e le acquistò. Il venditore avvolse con cura i gambi dentro una stagnola che proteggeva dalle feroci spine di quei due esserini tanto delicati. Ora che aveva trovato quanto cercava prese una direzione precisa, il passo si fece lesto e sicuro, svoltava in viottoli poco frequentati per schivare la confusione e contemplare quelle due anime rosseggianti che stringeva con avidità nel pugno sinistro. I due fiori le pareva incarnassero il cuore di due amanti che nel moto ondulatorio della sua camminata si sfioravano, s'accarezzavano e languivano senza dimensione nell'etereo spirito. Durante il tragitto le case si diradavano lasciando spazio anche a qualche verdeggiante arbusto che abusivamente si faceva ospitare tra i ruderi di quella zona semiabbandonata, anche se non si vedeva, si cominciava a sentire lo scrosciare ruvido di quel fiume terribile che un tempo gonfiando le sue acque aveva reso quella zona rada e spoglia di umanità. La donna ora esitava, era vicina alla sponda del fiume, ma per sedersi, accanto al suo amico e consolatore, doveva scendere in quel letto ora semivuoto che offriva ai suoi saltuari ospiti ampi massi ove adagiarsi. Cauta scese fino a lui e s'accomodò su una lastra poderosa che il fiume aveva modellato come una panca. Si chiuse bene la giacca con la mano destra, mentre nell'altra stringeva forte i due cuori adornati di spine. Il cielo rosseggiava e nuvole sfilacciate accentuavano quel tramonto di poesia. Ella si lasciò andare e sciolse qualche lacrima dinanzi alla grandiosità della natura che ancora una volta le rammentava quanto fosse piccola e vaga la sua esistenza. Cos'era lei a confronto di quel grandioso prodigio che le offriva il creato? Cosa poteva fare se non contemplare passivamente? Come poteva la sua solitudine essere consolata? Davanti a questo spettacolo, poteva solo uscirne sminuita, poteva vedere meglio quanto la sua anima non le apparteneva più di quanto appartenesse a quell'infinito in cui amava volteggiare e perdersi. Lo sguardo era fisso come fosse ipnotizzata, senza mostrare emozione allontanò le due rose, una la pose delicatamente per terra, per renderla spettatrice del suo atroce delitto. Le lacrime scorrevano mentre il crimine si perpetrava, strappò tutti quei petali di passione, li estirpò uno per uno, soffrendo ogni volta che eseguiva l'amputazione. Li lasciò avvizzire indifesi dentro le acque torbide, quanto soffriva per quel sacrificio, non era colpa sua, lei non poteva farci niente se le cose andavano così. Pose in terra quel gambo spoglio per ripetere quell'operazione anche col superstite. Ora che tutto era finito il dolore crescente la fece soccombere, lei non sentiva più niente era persa nella sua agonia, era scomparsa in un angolo isolato della sua anima che lasciava intravedere le emozioni a distanza. Si conficcò una spina nel palmo della mano, sperando che quel dolore la ridestasse e che quel filo di sangue si tramutasse nei petali perduti, ma niente di ciò avvenne. Quando le lacrime le prosciugarono gli occhi spiritati, guardò l'ora e si accorse che era tardi, troppo tardi: suo marito a quell'ora doveva già essere rientrato a casa e lei era ancora lì ad espiare, lo stava di nuovo trascurando.
    da: gisella rizzo


    I CAVALIERI DELL'OZIO (prewiew)

    Eccoli, sono loro! I Cavalieri dell'ozio! Grandi guerrieri che si sono unito con un unico scopo, quello di debellare il bisogno di andare a lavorare! Presi singolarmente ognuno di loro ha grandi capacità, ma uniti sono pressochè imbattibili e presto riusciranno a debellare quella cosa orribile chiamata lavoro dalle loro vite! Avendo letto e apprezzato moltissimo il libro L'OZIO COME STILE DI VITA(rdito proprio dalla Rizzoli) ho deciso di continuarlo, o meglio di creare degli eroi che combattono in suo nome. I cavalieri dell'ozio sono gente che odia il lavoro dotati ognuno di capacità molteplici ed esclusive. Avendo visto che singolarmente per quanto grandi le loro capacità non bastavano purtroppo a debellare il bisogno di avere un impiego, hanno avuto la brillante idea di unire le loro forze contro un nemico comune, Il lavoro. Quello che voglio scrivere è in realtà una specie di amnuale dove vedremo i consigli di questi grandi eroi, consigli che se seguiti scrupolosamente(nei limiti delle proprie possibilità ovviamente) porteranno progressivamente a debellare il bisogno di lavorare per vivere.Certo, ai bei tempi di Craxi o la Dc le cose sarebbero state più facili(come bere un bicchier d'acqua oserei dire) poi però, con D'alema e berlusconi le cose si sono fatte davvero ostiche e se a ciò aggiungiamo Prodi che nonostante i tassi negativi e i vari default ha il coraggio di dire che vanno tassate le rendite finanziarie capirete che siamo proprio nella merda. Ciononostante seguendo i Cavalieri dell'ozio forse è possibile lo stesso fare qualcosa. Una cosa però doveroso dire è: siccome sappiamo che i vari governanti vogliono vederci infelici e a lavorare, sarà conveniente diffondere le tecniche per arricchirci o dareno ai governanti un arma in più per fermarci?
    da: Daniele Orlandini


    SPETTERS E LA SQUOLA DEGLI INCUBI

    SPETTERS E LA SCUOLA DEGLI INCUBI Daniele si trovava in una strada vicino a Milano. Era li per affari, doveva presentare un nuovo prodotto a una ditta. Stava guidando la sua macchina quando notò il segnale che avvisava di un eventuale controllo elettronico della velocità accompagnato da un limite di velocità a 60 KM orari. Un po’ dietro c’era anche però un limite minimo di 50 KM orari e la cosa gli faceva girare non poco le scatole. “Non bastano adesso i limiti massimi! No! Adesso rompono il cazzo anche con i limiti minimi! Se mi fanno qualcosa meli inculo senza burro!” Disse incavolato. Volendo comunque evitare i guai nonostante la palese ingiustizia dei cartelli, si manteneva alla velocità di 50. Dopo un po’ però un gatto gli attraversò la strada. Lui, per evitare di investirlo frenò a secco. Invece di continuare ad attraversare il gatto deviò, proseguendo per un po’ lungo la strada nella corsia ove si trovava Daniele. Onde evitare di investirlo non poteva neanche sorpassarlo perché sarebbe potuto andare sotto le ruote, così fu costretto ad andare a 20. Però una macchina con un vigile si trovava ai margini della strada. Dimitri era un vigile sfortunato, infatti non riusciva a fare mai abbastanza multe a causa anche della scarsità di traffico dove veniva inviato. Per questo motivo si beccava sempre numerosi cicchetti dai superiori. Vedendo la macchina di Daniele che andava piano sentiva di non potersi permettere di perdere quell’occasione e aveva intenzione di fargli una multa che valesse per 5 in modo da riscattarsi agli occhi dei suoi superiori. Daniele notò la macchina del vigile andargli dietro a sirene spiegate e iniziarono già a girargli notevolmente i coglioni. Nonostante tutto però si fermò per vedere se poteva risolvere pacificamente la questione. Un vigile basso, grassoccio col viso paffuto scese dalla macchina chiedendogli patente e libretto. Sbuffando Daniele glieli dette. Il vigile scrutò con occhio aquilino speranzoso di trovare qualcosa fuori posto ma, con suo enorme rammarico , si accorse che era tutto in regola. Nonostante ciò gli chiese 200.000 lire per intralcio al traffico e violazione del limite minimo. “Ma dico! Vogliamo scherzare? Non c’era anima viva ed io andavo piano per non mettere sotto un gatto.” Disse Daniele. “Quale gatto? Mi prendi in giro? Paga altrimenti ti multo anche per atteggiamento irrispettoso nei riguardi di un pubblico ufficiale.” “Che cazzo dici? Ma vai a fare in culo, in culo!” Disse Daniele. Dimitri si incazzò, ma poi pensò di avere un occasione d’oro per spremerlo e farsi bravo con i superiori. Gli fece una multa di mezzo milione. “Bene! Perché non un milione? Un milione! Ed ecco l’occasione! Figlio di puttanaaaa!!!!!! Testa di cazzoooooooo!!!!!!!!!!! Bastardooooo!!!!!” Poi gli sputò in faccia e partì accelerando al massimo. Dimitri, ferito nell’orgoglio e desideroso di dargli di più di una semplice multa lo seguì, informando tramite baracchino alcuni suoi colleghi che si trovavano più avanti con l’autovelox. Dimitri non riuscì a raggiungere Daniele ma lo perse di vista. Dato che la strada non aveva attraversamenti fino a oltre i suoi colleghi, sarebbe senza dubbio da questi fermato, ma il merito se lo sarebbe preso lui per averlo fermato per primo e aver dato l’allarme. Dimitri contattò nuovamente i suoi colleghi per vedere se lo avevano già fermato. Non ottenne però alcuna risposta ma gli parve di udire una risata in sottofondo. Forse i suoi colleghi avevano voluto fargli uno scherzo. Raggiunto il posto di blocco però, trovò una sorpresa agghiacciante: l’autovelox era stato diviso in due pezzi i quali si trovavano piantati per bene in bocca ai suoi colleghi. Erano stati loro pigiati ben bene fino ad andargli giù per la gola. Dimitri terrorizzato si chiedeva chi mai potesse essersi reso responsabile di crimini tanto efferati. Per sua sfortuna la risposta non si fece attendere. Era Spetters il rosso , lui aveva fatto tutto ciò rimanendo nei paraggi per occuparsi anche di Dimitri. Dimitri subito lo riconobbe perché tempo addietro aveva visto una suo foto sui giornali. Realizzò subito dalla sua calzamaglia e cappuccio rosso che si trattava di Spetters, da tempo ritenuto morto ma riapparso di recente. Le prime imprese che resero noto il suo ritorno furono la fine di alcuni appartenenti alla banda di teppisti nota come Headhunters e la distruzione di una ditta con carneficina di molti dipendenti. Dimitri sapeva di queste cose, così come conosceva anche i numerosi massacri che aveva commesso prima per cui non esitò a prendere la pistola e sparare. Spetters si concentrò e appena Dimitri ebbe premuto il grilletto la pistola gli esplose in mano. Le sue dita volarono per terra e lui, dolorante si chinò a cercarle. Spetters le raccolse e gliele portò. “Ecco le tue dita.” “G.. Grazie Spetters.” “Mangiale!” “Nooo! Pietaaaaaaa!” Spetters gli diede uno schiaffo che lo fece volare sopra la macchina, poi lo afferrò e, tirandolo giù gli fece sbattere la faccia fortemente per terra. “Mangialeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” “M.. ma perché Spetters? Io non ti ho fatto nulla.” Senza dire una parola, Spetters gli afferrò le braccia e, tirando con forza sovrumana gliele strappò. Dimitri in preda a forti dolori cadde per terra sbrillando sangue. Mentre rotolava rantolante e in agonia Spetters gli ficcò le dita in bocca obbligandolo a inghiottirle.. Dimitri mangiò le sue stesse dita e svenne. Prontamente Spetters cauterizzò le sue ferite e le fasciò per evitare che morisse subito poi, con un secchio d’acqua lo fece rinvenire. “Ahhhhh! F.. finisce qui vero Spetters?” Spetters prese un accetta e gli amputò entrambe le gambe. Poi, dopo aver cauterizzato e fasciato anche quelle ferite prese un filo di ferro duro. Col filo bucò il moncherino destro di Dimitri, lo pigiò fortemente fino a farlo entrare nella sua schiena. Poi lo spinse ancora fino a farne uscire un altro capo dal moncherino sinistro. Poi prese un altro filo di ferro attraversando con esso entrambi i moncherini delle gambe. Dimitri sveniva e rinveniva urlando a tratti durante tutta l’operazione, poi rinvenne definitivamente urlando dal dolore. “Ahhhhhhhh! Basta! Pietaaaaaa!!!!! Spetters aveva messo in precedenza un pezzo di ferro a scaldare su un fuocarello e appena fu bello caldo prese Dimitri e lo caricò sulla macchina. Poi con la sua testa gli fece sfondare il pavimento della macchina e fece in modo che la sua testa rimanesse fuori, sotto la macchina a guardare la strada. Poi prese le sporgenze del fil di ferro che gli univa i moncherini delle gambe e lo legò al volante. Poi col trapano fece due fori un po’ davanti a dove aveva la testa Dimitri, poi prese il capo del filo di ferro che sporgeva dal moncherino del braccio destro e lo legò all’acceleratore, mentre quello che sporgeva dal braccio sinistro lo legò al freno. In questo modo o avrebbe frenato o accelerato, a seconda del braccio che avrebbe tirato su. Poi, per svegliarlo bene prese il ferro rovente e glielo infilò in culo. “Ahhhhhhh! Ti prego! Uccidimi!” “Silenzio e ascolta! Sei legato in modo da poter vedere la strada e guidare. Ora più avanti c’è una lunga strada sterrato piena di buche. Tu ci entrerai poi andrai sempre in quarta per cui non avrei bisogno della frizione. Fino a li la macchina cela porterò a spinta poi ci penserò io ad accendere il motore e portarla in quarta. Io sarò con te! Ogni volta che prenderai una buca ti ficcherò il ferro rovente nel sedere , e farò la stessa cosa ogni volta che andrai ad una velocità diversa da 60, capito?” Poi, giunti nella strada Spetters fece andare la macchina in quarta poi lasciò i comandi a Dimitri e gli infilò il ferro rovente nel sedere. “Ahhhhhhh! Ma avevi detto….” Spetters, dotato di un udito superiore alla media lo sentiva nonostante il rumore della macchina. “Lo toglierò non appena avrai regolato la macchina a 60.” Disse Spetters. Di tanto in tanto Spetters toglieva il ferro rovente e Dimitri capiva di essere a 60 . Però ogni tanto prendeva qualche buca e perdeva la concentrazione di tenere fermo l’acceleratore. Dopo circa mezz’ora di atroci sofferenze arrivarono in un punto e videro che la strada finiva e in fondo c’era un burrone. “Non azzardarti a rallentare! Vai avanti!” Disse Spetters. “Ma.. e il burrone!?” Spetters gli infilò per bene il ferro, ormai raffreddato bene dentro il sedere. “Vaiiiiii!!!!!” Disse Spetters. Dimitri lo fece e la macchina cadde nel burrone. “Uahhhhhh!!! Che sballo!” Disse Spetters. La macchina rotolò rovinosamente accartocciandosi tutta. Prima che esplodesse Spetters tirò fuori Dimitri dalle contorte lamiere. “Non mi morire adesso. Non ho ancora finito con te!” Disse Spetters. Intanto in una scuola chiamata la Grande Madre, una ragazzina di terza media era stata sorpresa dal professor Franzi a copiare un compito e venne convocata da quest’ultimo nel suo ufficio. Essendo anche preside, Franzi era rinomato per la sua severità e le pene corporali che infliggeva agli studenti. Nada tremava e il professore la guardava bene. Poi le fece appoggiare una mano sul tavolo col dorso in alto. Era una bella mano, con dita lunghe e sottili. Franzi prese un lapis e lo piantò sulla mano della ragazzina, la quale urlava a squarciagola. “Zittaaaaaa!!!! Se lo rifarai o ne parli ai tuoi genitori ti infilerò il lapis in un occhio!” Poi le sbattè violentemente la faccia contro il tavolo facendole sanguinare il naso. Al comando dei vigili di quel paese vicino a Milano c’era molta calma, almeno prima che piombassero li per terra le teste di due vigili. Allarmati, presero tutti le pistole. Videro dalle finestre che si stava avvicinando un loro pulmino. Uscirono e si apprestarono a corrergli incontro quando videro una cosa raccapricciante: videro il loro compagno e capro espiatori Dimitri, senza braccia e senza gambe con dei fil di ferro al posto degli arti che lo teneva fissato davanti al furgoncino all’altezza del vetro. In più aveva un fil di ferro che gli entrave nel sedere e gli fuoriusciva dalla bocca . Comunque era ancora vivo e gemeva. Alla guida del furgoncino c’era Spetters il rosso. “Accidenti! Lo riconosco! E’ Spetters!” “Che facciamo? Potremmo colpire Dimitri. Uno stava per proporre di sparare alle gomme ma, vedendo che il furgoncino prendeva velocità prese l’iniziativa e lo fece. Però il furgoncino non rallentò ma andò a sfondare il portone del comando dei vigili entrando dentro. Da alcuni lamenti capirono che Dimitri era ancora vivo. “Presto! Andiamo a tirarlo giù di li!” In quel momento un forte colpo di pennato divise la testa di un vigile. Il fatto di essere momentaneamente dimenticato non gli aveva in alcun modo impedito di agire. “ Mi sono rotto il cazzo di vedere gente come voi, parassiti, campati tra l’altro con soldi nostri, che va in giro e crede di poter disporre della gente come vuole. Vi sterminerò tutti!” Disse Spetters. Spararono e lo colpirono più volte. Ma Spetters possiede un fattore di guarigione molto sviluppato e le sue ferite subito si richiudevano. “Ah! Ah! Vedo che vi siete divertiti! Ora però tocca a me!” Disse Spetters. Velocemente, Spetters, con un calcio ruppe la colonna vertebrale a uno di loro, mentre a un altro con le dita gli cavò gli occhi. Uno tentò nuovamente di colpirlo, ma Spetters fu più veloce e col pugnale lo evirò e con un calcio gli spezzò luna gamba. Altri tre lo attaccarono ma Spetters Gli gettò addosso dell’alcol e gli diede fuoco. Poi Spetters prese il loro capo e, dopo avergli tagliato entrambe le mani e il naso, lo gettò in un tombino pieno di bottino. Spetters stava per finire i vigili feriti quando, col suo udito super sviluppato udì delle urla femminili provenienti da un vicino stabile. “Siete immensamente fortunati ragazzi! Sembra che vi lascerò vivere, sia tutti voi che il vostro amico Dimitri. Usate saggiamente la seconda possibilità che vi viene regalata.” Disse Spetters. Poi, velocemente, si diresse verso lo stabile sorgente delle grida che sentiva. Entrò e fu testimone di una scena che gli diede il voltastomaco: un anziana signora osservava delle ragazzine completamente nude di undici anni circa che urlavano. Erano chiuse infatti in una stanza di rame col pavimento e le pareti incandescenti. Preso dal furore, Spetters prese la signora anziana e con la testa gli fece sfondare le pareti della stanza. Poi, velocemente fece uscire le ragazzine. Concentrandosi guarì le loro ustione con i suoi poteri mentali, poi chiese loro il perché di tutto ciò. “La professoressa, minacciandoci ci ha punite perché ci aveva viste a fumare in classe durante la ricreazione. Ci ha detto che ci avrebbe fatto fumare a volontà e dopo la lezione ci ha trattenute e portate qui. Ci ha anche detto che se ne avessimo fatto parola a casa avremmo fatto una brutta fine e noi gli crediamo,infatti molti studenti che avevano provato a parlare sono scomparsi.” “Bene ragazze! Andate a casa e, per ora non dite nulla dell’accaduto. Di certe cose so per esperienza che è meglio se me ne occupo io. Non preoccupatevi, la professoressa intanto verrà messa in condizioni di non nuocere.” Disse Spetters. “Cosa gli farai? Dopo quello che ci ha fatto ci piacerebbe assistere!” Disse Spetters. La professoressa non era priva di sensi e sperò che Spetters dicesse che non le avrebbe fatto nulla. “No, lasciate perdere! Andate a casa! Non vorrei che restiate scioccate e vi venissero dei traumi.” Disse Spetters. La professoresse allora fu decisamente spaventata ed, essendo anche all’oscuro del destino che Spetters le avrebbe riservato viveva un angosciosa incertezza. Iniziò a chiedere pietà a Spetters implorandolo ma la sola cosa che ottenne fu di farlo infuriare di più. Il giorno dopo in tutta Italia la gente lesse sul giornale la notizia di una certa professoressa con un palo che gli entrava nel culo e gli usciva dalla bocca arrostita viva molto lentamente, morta tra atroci e prolungate sofferenze. Anche le ragazzine che erano state sue vittime lessero il giornale e ridevano come matte a quella notizia sotto lo sguardo sbigottito dei rispettivi genitori, i quali non erano stati messi al corrente di come le cose erano andate veramente. Sera: Mirando, una scolaretta tredicenne era stata a cena dalla sua amica e stava tornando a casa quando venne accerchiata da 4 uomini vestiti da boia. Fu presa dal panico e non riusciva a spiccicare parola. “Cattiva bambina, molto cattiva! A scuola ti sei distratta e noi adesso ti insegneremo a stare più attenta. Ah! Ah! Ah!” “Siiii! Ti taglieremo le palpebre così sarai costretta a guardare senza chiudere gli occhi in classe durante una spiegazione come successe l’ultima volta!” “Ah! Ah! Ah! Già! Come ha detto il mio amico faremo in modo che quella sia veramente l’ultima volta, ih! Ih! Ih!” Mentre uno la reggeva un altro si avvicinava col coltello per fare ciò che avevano stabilito. Improvvisamente la mano che reggeva il coltello esplose, infatti qualcuno gli aveva sparato con una lupara. Era Spetters il rosso, il quale, trovandosi per caso a passare di li aveva visto la scena e si era infuriato di brutto. Uno degli incappucciati tentò di accoltellarlo ma Spetters si abbassò e, dopo avergli infilato una mano con forza su per il culo, la spinse con forza ancora più su. Dopo la ritirò fuori estraendogli gli intestini dal sedere. Intanto uno aveva tirato fuori la pistola ma Spetters gli gettò gli intestini del compagno in faccia. Ciò gli fece sbagliare mira e anziché colpire Spetters si spappolò un ginocchio. Ciò però non bastò a Spetters , infatti, incazzato per l’affronto , gli prese la pistola e gli spappolò l’altro ginocchio poi gli sparò nelle palle. “Così non ti ecciterai più a torturare ragazzine maiale!” Disse Spetters. Poi si rivolse a quello che reggeva la ragazzina il quale, terrorizzato tirò fuori una boccetta piena di acido. “S..stai indietro o la sfigurerò come è vero Iddio!” “Fai pure amico! Però ricordati che dopo telo berrai tutto. Ho una proposta invece da farti! Lasciala e non lascerò vivere solamente te ma anche tutti gli altri. Dopotutto non le avete fatto male fisico e quindi non ho interesse a prendere anche le vostre vite.” Disse Spetters. L’uomo non si fidava tanto, però sapeva da alcune testimonianze che se non avesse fatto ciò che diceva lui sarebbe stato peggio e lasciò andare Mirando, la quale corse immediatamente a casa. “Ora mi lascerai vivere vero?” “Come no!” Disse Spetters lanciandolo con forza contro la parete davanti con una forza tale che sfondò un po’ il vecchi muro e ci rimase piantato. Non ancora soddisfatto Spetters gli tirò addosso la boccetta dell’acido la quale si ruppe e lui iniziò a struggere. Poi tornò da quello con la mano spappolata, gli rovesciò in testa della benzina e gli diede fuoco. I malviventi erano talmente malridotti che speravano che Spetters non mantenesse la promessa e li finisse. Ma, quasi come se gli avesse letto nel pensiero, andò via dicendo che intendeva mantenere la promessa e li avrebbe lasciati vivere. Il giorno dopo alla Grande Madre il professor Franzi aveva chiamato nel suo ufficio Katia, una ragazzina di quattordici anni col seno prosperoso. Tutta tremante lei non diceva una parola rimanendo per cinque minuti sotto il sogghignante sguardo del sadico preside. “Hai un bel seno ragazzina! Ti piaceva fartelo toccare dal tuo compagno Fabio, al quale tra parentesi ho fatto mangiare le mani dai piranas che si trovano nel mio ufficio. Adesso ragazzina farai vedere i tuoi bei seni al professore che è anche preside o perderai anche tu le mani e scomparirai con lui in un luogo segreto tra i topi a morire di fame. “ La ragazzina si sbottonò arrossendo, si tolse il reggiseno e mostrò le tette al professore. Franzi iniziò selvaggiamente a frustargliele insultandola. “Troia schifosa! Ti insegnerò io a fare queste sconcerie nella mia scuola! Puttana! Ora vedrai come te le concio! E se proverai a far parola di quanto è successo o di Fabio alcuni dei nostri verranno a cavarti gli occhi!” Poi Franzi accese un sigaro e con esso iniziò a bruciare i capezzoli della ragazza, la quale urlava disperata. “Zitta! E sii felice che ti porto via dalla cattiva strada! E ricordati! Se parlerai non solo condannerai te stessa a un destino orribile, ma anche la tua famiglia.” Sera: Nada stava andando a una festa, quando venne accerchiata da 3 giovanotti di sedici anni in vespa. “Ciao Nada, che belle mani che hai!” “Lasciatemi! Vado a una festa!” “Ohh! Anche noi facciamo una festa e sei invitata!” “No grazie! Vado al compleanno della mia amica Marzia.” “Cosa? Rifiuti il mio invito? Verrai lo stesso! Vedi, il fatto è che noi abbiamo voglia di scopare quindi, o vieni con le buone o ti spegnerò la sigaretta nell’occhio.” “Nooooooo! Vi prego!” “Ah! Ah! Ah! La ragazzina ha bisogno che le lasciamo un ricordino!” Quello che si chiamava Gianluca già da tempo molestava Nada e, incazzato per i suoi numerosi rifiuti voleva fargliela pagare. Prese la sigaretta in mano per bruciare Nada ma un coccio di bottiglia che andò a piantarglisi in faccia lo fermò. Era Spetters il rosso il quale era stato richiamato dalle grida di Nada. “Stronzo! Mi hai sfregiato!” “Tanto non eri una gran bellezza neanche prima.” Disse Spetters. “Gianluca! Bisogna fuggire! Non hai letto i giornali? Quello è Spetters il rosso!” “C..cosa? Spetters? E che ci fa qui?” “Non hai proprio letto nulla! Lui ha già fatto una strage qui!” “già! E voi tre siete i prossimi della lista.” Due tentarono la fuga, ma Spetters, implacabilmente, sollevò con facilità la vespa di Gianluca e gliela tirò addosso. La vespa esplose e i due fuggirono avvolti dalle fiamme. “Ma si! Che vadano! Un'altra volta vedrai ci penseranno due volte prima di agire.” Disse Spetters. Gianluca prese un coltello e attaccò spetters. Lui però schivò il colpo e, afferratolo al polso gli girò la mano troncandogliela. Poi gli conficcò il coltello nelle palle e gli spaccò una mandibola. “Che aspetti? Vai via prima di perdere qualche altro pezzo.” Disse Spetters. Gianluca però aveva il sangue caldo e non riusciva ad accettare serenamente un simile trattamento così, con la mano sana, estrasse il coltello dalle palle e attaccò di nuovo Spetters. Spetters gli tolse il pugnale e, dopo avergli spezzato tre dita gli ficcò il coltello in un occhio. Disperato Gianlcuca ormai era anche incapace di parlare per la mandibola rotta, ma nonostante ciò insultava Spetters come poteva. “Ti conviene andartene finche puoi ancora muoverti.” Disse Spetters. Gianluca provò a colpirlo con un calcio ma Spetters gli afferrò il piede e, dopo averglielo fatto ruotare di 360 gradi, fli spaccò anche il ginocchio. Gianluca se ne andò saltellando su una gamba sola e imprecando come poteva. Nada ringraziò Spetters il quale notò una ferita su una delle sue mani. “E questa come te la sei fatta.” Nada iniziò a piangere.”I..io..io non posso parlare o la mia famiglia è morta, loro, loro uccidono sotto tortura chi parla. Hanno conoscenze che gli evitano la galera e nessuno difende noi.” Spetters si infuriò e rassicurò la ragazzina che sarebbe intervenuto lui stesso a fermare tutto ciò, bastava che lei lo indirizzasse. Poi le disse che se anche avrebbe fallito non avrebbe mai fatto il suo nome, comunque era molto difficile che fallisse. Nada era un po’ titubante sulle prime, poi pensò che era giunta l’ora che la scuola pagasse per i suoi misfatti, e se temeva la lentezza del sistema giudiziario e la corruzione delle istituzioni sapeva anche che Spetters era al di sopra di queste cose e che avrebbe fatto piazza pulita. Così decise di parlare. “E’ stato Franzi a farmi questo! Lui è il preside della scuola chiamata la Grande Madre. In quella scuola si dice che ci sia un sistema di educazione estremamente sofisticato, cosa che fa gola a gran parte dei genitori. In realtà a loro insaputa gli alunni che sbagliano subiscono pesanti pene corporali. Poi ci minacciano di morte e di distruggere i nostri cari se parliamo, è già successo! Lo hanno fatto sembrare un incidente ma intere famiglie sono state distrutte. Abbiamo paura a confidarci con i nostri genitori perché loro si rivolgerebbero alla polizia, ma qui è corrotta! E finirebbero male. I segni che ci lasciano dobbiamo attribuirli ad incidenti e quelli ridotti proprio male vengono fatti sparire. Molti sono scomparsi Spetters! “ “Maledetti! Questa storia deve finire! Agirò per sterminarli tutti, tutti!” “Allora ti conviene iniziare stanotte! Sono riuscita a sapere che si riuniranno tutti fra tre ore per decidere quale sorte riservare a Roberta e Tiziana. Henri chiamato anche ‘Pioggia di Sangue’ si trova già sul posto assieme a Riccioli e Pecchi. In questo preciso momento stanno torturando Angela e sua sorella Caterina, dicono che sono state troppo sensuali.” “Dannazione! Non c’è un istante da perdere!”Disse Spetters. “Attento ti prego! Non a caso Henri si fa chiamare ‘Pioggia di Sangue ‘ “ Disse Nada. “Gli darò io un buon motivo per chiamarsi così!” Disse Spetters. Intanto molto lontano da li, in un paese in Toscana nella provincia di Pisa, Graziano, Marco e B. J Stavano seduti dentro il circolino parlando di donne, rammaricandosi che il loro amico Daniele si trovava vicino a Milano e non poteva andare in discoteca con loro. “Ah! Se Daniele fosse con noi ora! Lui si che avrebbe aiutato tre scapoloni come noi a fare dell conoscenze femminili.” Disse Marco. “Non c’è bisogno di lui! Io faccio benissimo conquiste! Lo sai che l’altra sera una ragazzina….” Disse Graziano. “Ma falla finita! Hai quarant’anni, anzi! Quarantacinque! Sii realistico! A noi ormai toccano solo le vecchie tardone!” Disse Marco. “Non è vero! Ho solo trentanove anni!” Disse Graziano. “Solo? Ah! Ah! Ah! No! Non è vero! A parte che sarebbero già troppi, ma tu avevi quarantuno anni quattro anni fa!” Disse Marco. “Non è vero! Ne avevo solo quaranta appena compiuti!” Disse Graziano. “Si, è vero, se da undici mesi ti sembra poco… allora diciamo così! Hai quarantaquattro anni, undici mesi e ventinove giorni!” Disse Marco. “Nooo! 28 giorni!” “No! Ventinove, anzi fra poche ore trenta!” In quel momento entrò il loro vecchio amico Alessandro, appena tornato dal viaggio di nozze. “Che bella sorpresa! Come va?” Disse B. J “Ho saputo che anche durante il tuo viaggio hai dovuto combattere il male, questo significa forse che vuoi unirti nuovamente a qualche gruppo volontario di eroi?” Disse Marco. “Ah! Ah! No amici, quello è stato un caso, mi sono trovato in mezzo e basta. Ora che ho famiglia la mia unica aspirazione sarà quella di non fargli mancare nulla e vi assicuro che è una vera impresa eroica. Non abbiamo più l’età per giocare a salvare il mondo.” Disse Alessandro. “Ah! E pensare che ci sarebbe bisogno proprio adesso de tutti gli eroi disponibili…..” Disse B. J . “Perché? E’ forse accaduto qualcosa di grave durante la mia assenza?” Disse preoccupato Alessandro. “Già! Poco dopo che sei partito per il tuo prolungato viaggio di nozze una terribile minaccia che da tempo credevamo annientata incombe nuovamente sul mondo.” Disse B. J . “Mio Dio! Di chi si tratta? Se c’è bisogno….” Disse Alessandro. “Spetters! E’ tornato in azione poco tempo fa! “ Disse B. J. “Cosa? Spetters? E’ ancora vivo?” Poi rilassò la sua faccia e rise “non ci speravo più! Almeno con lui staremo tutti più al sicuro.” “Cosa? Ma sei impazzito? A parte la strage di alcuni Head Hunters, ha distrutto una ditta, e poi quei vigili, quella professoressa arrosto…..” Disse B. J . Alessandro prese il giornale leggendo con attenzione gli articoli che parlavano di Spetters con molto scetticismo scritto in faccia. Poi con un espressione molto seria guardò in faccia i suoi amici e parlò con voce greve: “io pensavo che sarebbe cambiato qualcosa, ma certe cose non cambiano mai. Voi siete dei grandissimi stronzi!” “Coosaaa?!” Gridarono all’unisono. “Si! Siete dei grandissimi stronzi!! Voi desiderate la morte di una persona che non solo non vi ha mai fatto nulla, ma addirittura vi ha salvato la vita numerosissime volte.” Disse Alessandro. “E le volte che ha distrutto il Pronto Intervento della Misericordia?” Disse B. J. “Voi lo avevate attaccato, minacciato! E non dite di no perché l’ho letto sul giornale!” Disse Alessandro. “Non era mica vero! Non lo avevamo affatto minacciato! Quel giornale diceva fandonie!” Disse B. J. “Ah! Io dovrei credere a quello che c’è scritto solo se va bene a voi! E poi oltretutto mi pare che nessuno di voi sia morto, e nemmeno quei vigili! Infatti sul giornale c’è scritto che tutti i vigili sono all’ospedale e stanno bene!” Disse Alessandro. “Bene? Se lo chiami stare bene….” Disse B. J. “Si! Stanno bene! Perché Spetters ha avuto pietà e non li ha uccisi, mentre loro non si sarebbero fatti scrupoli con lui, infatti c’è scritto che hanno usato ogni possibile mezzo a loro disposizione per ucciderlo! Guarda! Lui invece si è solo limitato a difendersi! E che cosa ha fatto mai? Li ha strapazzati, li ha bruciacchiati un po’, ma nel complesso stanno bene!” Disse Alessandro. “Smettila! Spetters è un mostro assetato di sangue! Un demonio, un pazzo e un sadico assassino!”Disse B. J. “No! Spetters è buono!” Disse Alessandro. Intanto alla Grande Madre si udivano grida strazianti. A Caterina avevano scoperto il sedere e glielo stavano frustando con dell’ortica mentre ad Angela bruciavano la pancia con un ferro rovente. Poi Henri prese la mano di Angela avvicinandola alla vasca piena di piranas. “Pietà! Non farlo!” Disse Angela. “Ah! Dovevi pensarci prima tesoruccio! Una volta nelle mie grinfie non c’è perdono.” Disse Henri con lo sguardo eccitato. Poco prima però che Henri riuscisse nel suo proposito qualcosa entro dentro la stanze spingendo la testa di Riccioli dentro la vasca dei terribili pesci. Pecchi tentò di colpirlo col ferro rovente, ma Spetters glielo tolse e glielo appoggiò con forza ai genitali. Poi gli fece ingoiare l’ortica usata per frustare il sedere alla ragazzina. Henri, per nulla intimorito, prese una motosega e l’accese. Caterina e Angela si nascosero spaventate. “Spetters vero? Sei finito! Non per niente mi chiamano ‘Pioggia di Sangue ‘ “ “L’ho già sentito! Farò in modo che tu sia degno del tuo soprannome.” Disse Spetters. Henri balzò in avanti roteando la motosega, ma Spetters anticipò il movimento, si spostò velocemente e con un colpo fece andare la motosega sui genitali di Henri, il quale cadde sulle ginocchia contorcendosi per il dolore. “Bene Henri! E’ ora di mantenere la promessa che ti ho fatto.” Disse Spetters. “Nooooooooooooo!” Subito dopo ci fu un urlo talmente forte che si poteva sentire a km di distanza. Dopo un po’, Franzi e gli altri professori si recarono alla Grande Madre. Erano molto ansiosi e si gongolavano al pensiero che presto avrebbero visto le due ragazzine malridotte. Non erano stati presenti alla tortura solamente perché volevano quella volta vedere il lavoro già fatto, volevano che Henri li sorprendesse mostrandogli le ragazzine conciate male e lui riusciva ogni volta a sorprenderli. Quella volta non fu da meno, ma forse quello era un tipo di sorpresa che a loro non piaceva. Appena che ebbero acceso la luce si sentirono arrivare addosso qualcosa di liquido. Sul momento cedettero fosse acqua, ma poi si accorsero che era sangue. In un primo momento sospettarono l’ennesima trovata di Henri , ma successivamente, quando alzarono lo sguardo quel pensiero venne accantonato. Henri infatti si trovava attaccato al lampadario con un tubo bene appuntito piantato nel deretano e un tubo di gomma attaccato ad esso . Poi aveva vari tubi piantati in varie parti del corpo, cioè uno in bocca, due negli occhi, due nelle orecchie, uno al posto del naso, 5 nel petto e uno piantato sulla sommità della testa. In fondo ad ogni tubo era sistemata una specie di diffusore di liquido, tipo una doccia e ognuno sbrillava sangue. Poco dopo Spetters entrò. “Henri pioggia di sangue.” Disse Spetters. “Bastardo! So che sei Spetters! Ma nemmeno noi siamo indifesi! Ti faremo fuori! Attaccatelo, presto!” Disse Franzi. I sadici professori tirarono fuori varie armi per attaccare Spetters ma lui si difese con velocità incredibile e due di loro andarono subito a sbattere violentemente contro il muro e il loro naso sparì. Uno tentò di colpirlo con un rasoio, ma Spetters lo colpì con un calcio laterale basso e gli fece volare via la rotula del ginocchio. Un altro lo attaccò col bastone ma Spetters gli fece ingoiare intero il rasoio dell’altro. Uno gli sparò con la doppietta ma Spetters si scansò e lo sparo colpì un altro professore che cadde per terra col ginocchio spappolato. Spetters gli tolse la doppietta e, dopo averlo colpito fortemente in faccia con essa gli sparò ai testicoli facendoglieli saltare. Uno addirittura provò a colpirlo alla schiena con un trapano acceso, ma Spetters se ne accorse e, dopo avergli tolto il trapano glielo infilò acceso nel buco del sedere. 5 tentarono la fuga, ma Spetters ormai era scatenato e non c’era scampo. Balzò come una furia in mezzo a loro e, dopo aver spezzato a uno la colonna vertebrale, schiacciò altri due con un pesante armadio pieno di oggetti di metallo. Due provarono a chiedere pietà , ma Spetters gli troncò le dita. Poi vide un barattolo di vetriolo, probabilmente destinato a qualche ragazzina, e glielo tirò in faccia, a tutti e due. Uno tentò di bastonarlo ma Spetters lo afferrò e, dopo averlo un po’ strizzato lo gettò dentro la vasca dei piranas. C’erano anche quattro anziane professoresse che tremavano come una foglia. Spetters ringhiando prese un attaccapanni e le stese. Pensava di aver sistemato tutti a parte il loro capo, ma uno sbucò dietro di lui con due vetri appuntiti e tentò di ucciderlo. Spetters non solo schivò il colpo ma, dopo avergli preso i vetri glieli fece inghiottire interi. Poi, mentre era in terra agonizzante, per nulla pago Spetters lo colpì con un interminabile serie di calci alla pancia, poi lo afferrò e lo lanciò di testa contro la caldaia facendogliela sfondare e piantandocelo con la testa dentro. Quanto al loro capo Spetters aveva già notato che era entrato nella stanza attigua ma non si preoccupava. Infatti aveva già verificato prima che non si poteva uscire da li. Con un salto Spetters entrò, ma venne colpito pesantemente alla testa con un accetta. Spetters, per la violenza del colpo cadde semistordito. Fortunatamente era stato colpito col piatto della lama. “Ah! Ah! Ah! Ti ho colpito col piatto della lama perché in questo modo ti ho reso più difficile schivare il colpo. Ora morrai per mano di Franzi l’aaccetta!” “Franzi l’accetta? L’alleato di Incubus?” Disse Spetters. “Ah! Ah! Ah! No! Si tratta di un caso di omonimia! Sinceramente non so chi sia stato il primo dei due a darsi quel nome.” “Hai ragione! Se mi avessi attaccato di taglio avrei senza dubbio evitato il colpo!” Disse Spetters bloccando a mezz’aria con le mani l’ascia che calava. Poi gli spinse l’ascia indietro in modo che gli portasse via mezza bazza. Pur ferito Franzi attaccò nuovamente. Spetters allora lo accecò con le dita e, dopo avergli tolto l’ascia gli tagliò le mani e i piedi. “Potrei lasciarti vivere così, ma gli stronzi come te trovano sempre il modo di tornare alla ribalta, per cui muori!” Disse Spetters gettando sopra di lui acido corrosivo. Franzi struggeva piano e urlava, sotto lo sguardo spietato di Spetters. Il professore finito nella vasca dei piranas intanto a fatica era riuscito ad uscira dalla vasca dei terribili pesci. Era molto ferito e quando fu fuori si trovò davanti proprio Spetters. “Che felice coincidenza!” Disse Spetters. Spetters guardò il pesce che usciva dalla pancia del professore cadendo per terra ma sembrò non farci motlo caso. “Maledizione! Tanta fatica per uscire per nulla, tanto sei venuto per ucciderci tutti.” Disse il professore con un filo di voce. A Spetters venne da ridere. “Non necessariamente! Ah! Ah! Ah! Ho ucciso Franzi ed Henri ma non ho intenzione di prendere altre vite. Vi punirò si! Vi farò soffrire atrocemente lasciandovi anche un ricordino affinché nel corso della vita vi ricordiate costantemente le sofferenze alla quali avete sottoposto le ragazzine, però non vi ucciderò.” Disse Spetters. Il giorno dopo la gente vide alla Grande Madre una scena raccapricciante che li fece pensare. Le pareti della scuola erano infatti tappezzate con i professori e le professoresse inchiodate mani e piedi sulle mura a 3 metri d’altezza. Sembravano tanti crocefissi ed erano stati messe l’uno vicino all’altro alla stessa altezza e su tutte e quattro le pareti in modo che cingessero un edificio della scuola come un cordone quasi. Erano stati usati chiodi spuntati per farli soffrire di più. Tutti, senza eccezioni erano stati evirati mentre alle anziane professoresse erano state tagliate le dita delle mani e dei piedi. A ognuno di loro poi era stato tolto lo scalpo e una persona su tre era stata accecata. Poi erano tutti senza lingua e avevano un ferro rovente piantato nel sedere. Emettevano tutti grida strazianti di agonia. Sotto di loro c’era scritto col sangue che se la cosa si fosse ripetuta Spetters non si sarebbe più mostrato così pietoso ma li avrebbe uccisi tutti anziché limitarsi a ferirli soltanto. Vennero subito i soccorsi mentre Spetters si stava allontanando. Era molto perplesso perché aveva avuto solo una mezza vittoria. Per vincere completamente avrebbe infatti dovuto snidare il marcio che si nascondeva nel sistema e nemmeno per lui ciò era facile, anzi era quasi imposibile. Però ci avrebbe provato, Dio solo sa che ci avrebbe provato con ogni mezzo possibile, anche a costo di mettere a repentaglio la sua stessa vita. FINE EP.
    da: Daniele Orlandini


    SPETTERS IL ROSSO - SPETTERS=CARNEFICINA

    SERIE SPETTERS IL ROSSO SPETTERS = CARNEFICINA Un urlo agghiacciante e disumano ruppe la routine di quella mattinata autunnale in paese, mentre l’uomo con la testa completamente incendiata correva disordinatamente lungo la strada principale sotto lo sguardo sbalordito e preoccupato dei passanti. Le macchine si erano fermate, i negozianti erano usciti, tutti avevano interrotto la loro attività cercando di fare ipotesi su cosa fosse successo. Intanto l’uomo con la testa incendiata continuava la sua corsa urlando, incurante della gente che lo osservava. Gli si potevano già vedere le ossa della faccia e a ogni passo che faceva somigliava sempre più a un teschio. Poco distante, in uno stanzone frequentato da gente poco raccomandabile, il rumore dei macchinari copriva le urla disumane che altrimenti si sarebbero sentite da fuori. Dentro la stanza c’era un uomo sulla quarantina seduto su una sedia, con le sue stesse budella legate al collo. Più in la c’erano due ragazzi di circa diciotto anni. Ad uno di essi era stata asportata la sommità del cranio in modo che il suo cervello fosse scoperto, mentre all’altro erano state amputate entrambe le gambe da una sega a disco. Un ragazzo biondo , sui 25 anni , giaceva per terra con le mani schiacciate da un rullo compressore. Spetters il rosso teneva per il collo un ragazzo di sedici anni da lui stesso evirato e con un occhio cavato. “Riepiloghiamo gente: vorrei sapere chi è stato a tagliare un seno a Tiziana e dove viene tenuta prigioniera. Vedete, ogni minuto che passa le sue sofferenze aumentano, ma vi giuro che aumenteranno anche le vostre. “ Disse Spetters con voce bassa ma decisa. Spetters aveva la testa coperta dal suo cappuccio rosso, per nascondere la sua identità segreta, ma nemmeno il cappuccio poteva celare la sua espressione furibonda, il suo sguardo feroce e spietato ai malcapitati che erano nelle sue grinfie, e la cosa incrementava con un folle terrore la loro sofferenza. “ P -pietà Spetters… Noi non sappiamo nulla.” Disse il biondo con le mani schiacciate. Spetters ricordava vividamente gli atroci eventi che lo avevano portato in quell’officina malfamata per avere risposte. Data la situazione non poteva permettersi alcuna pietà infatti poco tempo prima stava combattendo contro la feroce gang di teppisti chiamati i Lupi infuocati. Si trattava di feroci teppisti in motocicletta che, con le moto sulle quali avevano sistemato un lanciafiamme, se ne andavano in giro seminando terrore e morte in alcuni paesi vicino al suo nella provincia di Pisa. Appena ebbe sentore di ciò che loro facevano Spetters era corso subito ad affrontarli e, dopo una lunga e difficile battaglia era riuscito a sconfiggerli costringendoli alla resa. Proprio in quel momento gli era arrivato un pacchetto chiuso ai piedi. Dopo averlo aperto Spetters si era accorto con raccapriccio che conteneva il seno di una ragazza e, dopo aver letto il biglietto aveva capito che apparteneva alla sua amica Tiziana . Sul biglietto infatti c’era scritto: QUESTA E’ UNA TETTA DELLA TUA AMICA TIZIANA, CHE SALVASTI DAGLI HEADHUNTERS. SE NON RIVELI PUBBLICAMENTE CHI SEI E NON TI COSTITUISCI ALLE AUTORITA’, OGNI SETTIMANA RICEVERAI UN PEZZO DELLA RAGAZZA, LA QUALE E’ TENUTA PRIGIONIERA DA GENTE CHE RISPONDE SOLAMENTE A NOI, FIRMATO: PARASSITI NOTTURNI Spetters, dopo che ebbe visto quella lettera, era stato preso dal furore e dal terrore. Se infatti avesse rivelato la sua vera identità ( e lo avrebbe senza dubbio fatto se ciò sarebbe servito a salvare Tiziana) sapeva che avrebbero comunque ucciso la ragazza. Oltretutto avrebbe messo in pericolo non solo se stesso, ma anche tutte le persone alla quali teneva maggiormente. Non aveva mai sentito parlare dei Parassiti Notturni, ma senz’altro si trattava di una banda di criminali legata ad alcuni malfattori che aveva sconfitto in passato. Era da escludere che si trattasse degli Headhunters perché di recente li aveva decimati riducendo i loro ranghi ai minimi termini e non si sarebbero fatti rivedere tanto presto ( se mai si sarebbero fatti rivedere) , inoltre escludeva anche la banda dei Fratelli dato che prima cosa si trovavano tutti ancora in prigione e in secondo luogo si trattava di una banda che rispondeva solo a se stessa, senza servirsi di alleanze esterne. I sospetti di Spetters invece erano caduti sulla banda di drogati che di recente aveva decimato dato che uno di loro prima di morire aveva fatto riferimento a delle ‘ persone terribilmente sadiche e pericolose che nemmeno lui avrebbe potuto contrastare ‘ e si era lasciato sfuggire che la loro banda dipendeva da quelle stesse persone malvagie prive di scrupoli che non agivano mai allo scoperto ma preferivano manipolare gli eventi senza farsi vedere onde far finire i loro nemici dove vogliono loro. Per nulla intimorito, Spetters aveva lasciato il drogato a cuocere rinchiuso dentro il forno delle pizze per andare a sistemare gli altri della banda. Era riuscito facilmente a fare ciò e, dopo aver sconfitto anche il P.I.A (Pronto Intervento Adventures) per un po’ di tempo non ebbe avuto sentore di questi ‘ padroni occulti della banda ‘ e gli era venuto da pensare in quel momento che il drogato avesse voluto intimorirlo e basta. Ma dopo, alla luce di ciò che era stato fatto alla sua amica Tiziana aveva rivisto la sua teoria. Allora non c’era altra scelta che interrogare i vari pregiudicati della zona, infatti anche se probabilmente, data la discrezione con la quale avevano agito fino a quel momento i Parassiti Notturni, la maggior parte di loro non sapeva nulla, senz’altro c’era qualcuno che sapeva qualcosa. Inoltre non sarebbe stato tempo perso perché si trattava comunque di gente che prima o poi avrebbe dovuto andare a trovare dato che si trattava di persone nocive e pericolose, l’unica cosa che cambiava è che sarebbe successo prima, tutto qui. Per prima cosa Spetters si era recato in quell’ officina malfamata piombando velocemente dentro e accendendo tutte le macchine per coprire le loro urla. Dopo che aveva loro inflitto diverse torture, Spetters , non vedendo abbastanza collaborazione, si era infuriato ancora di più e, dopo aver cosparso di benzina la testa di uno di loro, gliela incendiò e lo mandò a correre per il paese giusto per mostrare agli altri pregiudicati che aria tirava. Il tempo di ricordare era finito, bisognava agire: Spetters tirò dell’olio bollente in testa a quello con le mani schiacciate, poi infilò la testa di quello che teneva per il collo dentro una stufa accesa a carbone reggendocelo mentre si dimenava per un minuto intero. Dopo lo tolse con la testa ben abbrustolita che fumava e guardandolo in faccia riformulò la domanda sillabandola per bene ma il ragazzo era svenuto per il tremendo dolore. Spetters infuriato lo fece rinvenire con un secchio d’acqua e, dopo averlo tirato con forza per terra, spietatamente gli schiacciò le gambe col rullo compressore lasciandoglielo sopra di esse. “Allora?! Perché non vi decidete a parlare?! Volete proprio che vi uccida tutti forse?!” Disse Spetters. Quello con le mani schiacciate allora parlò con un filo di voce: “ P – pietà Spetters… Noi ci occupiamo solo di piccoli traffici, rubiamo macchinari da lavoro per poi rivenderli a poco, come quel rullo compressore… Se sapessimo qualcosa della ragazza te lo avremmo già detto, la nostra lealtà non varrebbe certo simili sofferenze.” Spetters, senza curarsi delle sue parole, lo prese per la faccia e, dopo aver gettato dell’aceto sulle sue mani schiacciate, lo sollevò alla sua altezza, poi lo gettò di testa dentro un bidone di catrame. Dopo averlo lasciato dentro per un minuto, lo tirò fuori e lo gettò con forza per terra. Dopo gli saltò sopra con i piedi e gli spezzò cinque costole. Dopo ciò Spetters si fermò alcuni istanti osservando l’agonia di quei pregiudicati così malmessi, poi parlò: “Sapete ragazzi? Mi avete convinto! Voi non sapete niente di ciò che è accaduto alla ragazza, rallegratevi che siete fortunati! Infatti lo sapete io che faccio adesso? Vi lascerò vivere!!!” Nessuna risposta gli arrivò, i pregiudicati continuavano a rantolare e a lamentarsi. “ Non mi sembra di vedervi esultare dalla gioia. Avete capito quello che ho detto? Ho detto che vi credo e vi permetto di vivere, non siete contenti?!” Disse Spetters. Nessuna risposta arrivò, tutti stavano per terra lamentandosi. “Ho detto che vi regalo la vita, benché non sia tanto sicuro che la meritiate, potreste almeno ringraziarmi! Mah! Fa niente, addio.” Disse Spetters andandosene. In un bar malfamato, situato in periferia, alcuni spacciatori e ladruncoli da quattro soldi si ubriacavano e si strusciavano a qualche bagascia impasticcata. Il juke box sprigionava musica a tutto volume e alcune ragazze sballate ballavano scalze sui tavolini e iniziavano a spogliarsi. I frequentatori di quel locale solitamente stavano li a divertirsi ed ubriacarsi tutto il giorno dato che nessuno di loro lavorava per vivere. Infatti vivevano di furti, di spaccio e di sfruttamento della prostituzione, se non peggio. Improvvisamente l’atmosfera di divertimento si interruppe, infatti, sfondando la finestra, il vecchio Pino volò su un tavolo. Pino era un ladro di professione, aveva al suo attivo centotrenta furti e oltretutto aveva anche violentato delle ragazzine che trovava in casa da sole. Tutti accorsero attorno a lui accorgendosi con raccapriccio di ciò che gli era stato fatto: gli erano stati cavati gli occhi, le sue orecchie non c’erano più, era stato evirato, era senza denti e gli erano stati rotti i piedi. “Pino! Pino! Chi è stato?! Chi ti ha conciato in questo modo?!” “Sp… Spppp…..” Disse Pino. “ Cosa vuoi dire Pino? Spiegati!” In quel momento dalla porta entrò una figura incappucciata con la calzamaglia rossa. “Voleva dire Spetters.” Disse con voce sprezzante. Velocemente uno tentò di pugnalarlo ma Spetters, fulmineo, gli gettò un acido altamente corrosivo in faccia. Mentre il pregiudicato cadde per terra con la testa che gli struggeva, il barista prese la doppietta che teneva dietro il bancone per sparargli, ma Spetters gli lanciò il pugnale sulla mano, inchiodandogliela al bancone. “Ascoltatemi, oggi sono in vena di fare a pezzettini la gente! Ditemi subito quello che voglio sapere e forse vi permetterò di continuare a vivere.” Disse Spetters. Due drogati tentarono di fuggire ma Spetters con mossa rapida afferrò il grosso juke box e glielo lanciò con forza addosso. I due caddero a terra col juke box sopra e la colonna vertebrale in bricioli. Il Juke box ostruiva anche l’uscita. “Parlate rifiuti umani! Chi ha rapito Tiziana?! Dove è tenuta prigioniera?!” Disse Spetters. “N – non sappiamo nulla! “ Disse un uomo grassoccio tutto tremante sulla quarantina. Spetters afferrò una bottiglia, gliela ruppe in testa e, con il coccio iniziò a tagliare la sua faccia fino a quando non fu ridotta a una poltiglia sanguinolenta. “Poiché tu piccola palla di lardo hai avuto l’ardire di parlare non solo per te ma anche per gli altri, è chiaro che sapete qualcosa e volete nascondermelo. Parlate quindi, o saranno guai! Per ora ho solamente scherzato.” Disse Spetters. “ N- non è giusto! Noi non c’entriamo nulla. Non vogliamo avere guai, ti prego! Lasciaci perdere.” Disse un uomo sulla trentina alto e baffuto. Spetters allora si avvicinò a lui e, con un movimento rapido della mano, prese un secondo coltello che teneva di riserva e velocemente gli squarciò i genitali. “Ahhhhh!!!! Maledettoooo!!!! Percheeeeeeèè?!!!!!!!!!!” Spetters lo afferrò per il bavero della camicia con una mano sollevandolo da terra e gli strappò un baffo. “ Lo sapete che ora mi fate veramente incazzare? Lo sapete?!!!!! Sapete cosa hanno fatto a quella ragazza? Le hanno amputato un seno!!!! Chissà ora a quale altre sevizie la staranno sottoponendo! Lei è innocente, non ha fatto nulla di male, e voi vi ostinate con la vostra reticenza?! Vi giuro che se non sputate quello che sapete vi farò sputare le vostre stesse budella. Parlate, o vi sterminerò in modi talmente terribili che non riuscite neppure a immaginare. “ Disse Spetters furibondo. Poi, vedendo una stufa accesa, Spetters ce gettò il baffone sopra, corse li e celo resse un paio di minuti ringhiando mentre gli altro lo guardavano terrorizzati. Uno, vincendo il terrore che lo immobilizzava, tentò di fuggire dalla finestra rotta dalla quale era entrato Pino, ma Spetters con la coda dell’occhio lo vide e gli tirò dell’acido corrosivo sulle gambe. Mentre le gambe gli struggevano l’uomo cadde per terra urlando e riempiendo il locale con il puzzo della carne bruciata , altri lo soccorsero gettandogli sopra dell’acqua, ma non potettero fare molto per lenire le sue atroci sofferenze. “Nella mia cintura ho ogni sorta di mezzo per fermarvi, qui non esce nessuno fino a quando non avrò delle risposte.” Una ragazza seminuda, spaventata da ciò che stava accadendo, chiamò Spetters. “ Spetters ascolta, io sono contraria a ciò, ma minacciano mia figlia, quello che voglio dirti è che so qualcosa.” “ Ti ascolto ragazza, e non preoccuparti per tua figlia, ti assicuro che nessuno la toccherà.” Disse Spetters. “Se solo provi a dire una parola dirò loro di fare la tua bambina a pezzi, stai zitta troia!” Disse un uomo col sigaro con fermezza (evidentemente non si rendeva ben conto della situazione in cui si trovava). Spetters allora andò dall’uomo incazzandosi ferocemente. “La metti così?! Benissimo! Non voglio metterla nei guai, così sarai tu a dirmi tutto!” Disse Spetters. “Non parlerò mai!” Disse l’uomo in modo sprezzante. “Vuoi scommettere? Io scommetto che parlerai.” Disse Spetters. Spetters gli tolse il sigaro e glielo spense in un occhio. “Ahhhh! Maledetto Spetters! Che il diavolo ti porti!” “Parlaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!” Disse Spetters. L’uomo sputò a Spetters, mentre gli altri se ne stavano in disparte terrorizzati o a leccarsi le ferite. “Bene, vuoi fare il duro?! Allora vediamo chi di noi due è più duro.” Disse Spetters. Dopodiché con un pugno gli fece volar via la maggior parte dei denti, poi gli stritolò una mano. Vedendo che ancora non voleva parlare Spetters gli strappò una rotula e la tirò fuori dalla finestra. “Non parlerò neanche se mi uccidi maledetto!” Spetters allora gli strappò l’altra rotula e la mandò a fare compagnia all’altra. “Se non parli ti farò desiderare di morire!” Disse Spetters con voce truce. Poi gli prese i testicoli e glieli strizzò fortemente provocandogli un dolore così atroce che in vita sua non aveva mai provato, poi gli aprì il torace e gli strappò prima tre costole, poi un pezzo di fegato, infine i reni. “Ahhhhh!!! Bastaaaa!!!! Parleròòòòòòòòòò!!!!!!!!!” “Alla buon ora!” Disse Spetters. “Ahhh! Noi sappiamo soltanto, (ahhh!) Che una banda terribile (ohhh!!) ha ordito la sua cattura e la conseguente amputazione del suo seno (ahhh!) , sappiamo che si tratta di una banda nascosta nel comune di Lari e non oltre. Sono stati offerti loro dei soldi (ahhh!), molti soldi per fare ciò. Non sappiamo altro, devi credermi!” Spetters allora gli strappò i genitali e li mandò a far compagnia alle rotule fuori dalla finestra. “Non ti credo invece! Dimmi tutto, forza! Parlaaaa!!!!” Disse Spetters. “Nooooo!!!! Non sappiamo altro! Devi credermiii!!!” Spetters allora, dopo avergli messo dei cocci di bottiglia e della polvere di vetro sulle ferite , lo sollevò di peso gettandolo sopra la stufa, poi prese un accendino e incendiò la testa a un altro. Poi con un coccio di bottiglia sfregiò prima tre uomini , poi lo piantò nei genitali di un altro. Poi prese il barista, gli tagliò entrambe le gambe e lo gettò fuori dalla finestra poi, improvvisamente s’arrestò. “Sono convinto che non sapete altro, per cui manterrò la mia parola lasciandovi vivere.” Disse Spetters andandosene. Al bar del paese intanto, 3 amici parlavano tra loro, i tre amici erano: l’atletico e forzuto Alessandro, il volontario robusto B. J e infine Graziano il piccoletto. “B. J, vorrei sapere una cosa: tu hai tentato di fermare Spetters restando ferito, ora che sei stato dimesso dall’ospedale hai già ripreso servizio come volontario al P. I .A ? (Pronto intervento Adventures, ovvero una sezione della misericordia che si occupa di calamità naturali e di fermare minacce alla comunità) “ Disse Graziano con voce melodiosa. “ Certamente! Molti sono stati conciati piuttosto male e si trovano ancora in ospedale, per cui c’è bisogno di tutti quelli disponibili.” Disse B. J con fierezza. Graziano, sorridendo malignamente, tentò di colpire dove il dente duole:” tenterai ancora di fermare Spetters?” Per nulla intimorito, B. J rispose tranquillamente: “ si! Spetters è una minaccia e va fermato, qualunque sia il prezzo da pagare.” Alessandro iniziò a battere le mani con sarcasmo:” bravo! Bel discorso da super eroe! Che teste di cazzo che siete! Poi quando finisci all’ospedale perché ti ha preso a cazzottoni in faccia ti lamenti. Ti ha risparmiato! Anzi! Vi ha risparmiato tutti nonostante aveste tentato di ucciderlo, e voi che fate? Lo attaccate di nuovo? Ma lui che deve fare? Dimmelo! Che deve fare?” Subito dopo Fabrizio Sassi ( anche lui, essendo del P.I.A , reduce da una lunga permanenza in ospedale) entrò con le stampelle, interrompendoli: “Ragazzi! Avete sentito cosa sta succedendo? Una carneficina! Spetters è di nuovo scatenato e sta mietendo vittime ovunque!” “Cosa dici?! Chi sono le sue vittime?! E soprattutto, perché?” Disse B. J. “Ha strapazzato , e sta ancora strapazzando credo, diversi pregiudicati della zona. Fonti non ufficiali mi hanno informato che li vuol far parlare, vuole sapere dove è tenuta prigioniera Tiziana, la ragazzina rapita e torturata. Che stronzo! Può darsi che non sapessero nulla, ma ciò non ha impedito a Spetters di infierire sadicamente su di loro.” “Stronzo?! Hanno amputato il seno a una ragazzina, chissà cosa potrebbero ancora farle, e tu hai il coraggio di dire che Spetters è stronzo solo perché strapazza leggermente dei delinquenti ladri e assassini per sapere se sanno qualcosa?! Certo che tu hai un concetto di rettitudine…..” Disse Alessandro. Intanto Itano, noto pregiudicato, si trovava nel suo appartamento legato ad una sedia e lo stereo a tutto volume copriva le sue grida mentre Spetters gli bucava un ginocchio con un trapano elettrico trovato li al quale aveva messo una punta non piccola. “Pietaaaa!!! Non so nullaaaaaa!!!!!!” “Forse è vero, ma nel dubbio continuerò ancora un po’. E’ stata una banda della zona per cui qualcuno deve per forza sapere qualcosa.” Disse Spetters. Detto ciò mise nel trapano una punta ancora più grossa e continuò…. Al bar di paese intanto continuava la discussione fra i 4 amici. “Accusate Spetters di essere stronzo, ma voi del P.I.A avete forse agito per tentare di salvare quella ragazza?” Disse Alessandro. “ Ma certo! Abbiamo fatto domande, ma non abbiamo il diritto di andare in giro ad ammazzare la gente noi!” Disse Fabrizio Sassi. “E nemmeno lui! Spetters non ha ammazzato nessuno a quel che hai detto! Che fai? Ti contraddici?” Disse Alessandro. “Si! E’ vero! Non c’è stata alcun morto per ora, ma ho anche detto che alcuni di loro..” Disse Fabrizio. Alessandro gli diede sulla voce:” e allora non ha fatto niente di male! Cosa ha fatto in fondo? Li ha solo strapazzati leggermente per sapere qualcosa, tutto qua!” Intanto in periferia un certo Rolando piangeva davanti ai suoi due figli sotterrati a testa in giù che sgambettavano mentre Spetters lo reggeva. “Parla! Tu e quei bastardi dei tuoi figli adolescenti avevate contatti con tutte le bande della zona, chi ha rapito Tiziana, parla! O li vedrai morire!” “ Pietà! Liberali! Non sappiamo nulla! Nulla! Ci occupiamo solo di ricettazione!” Spetters allora guardò l’orologio:”ascolta! Sono già sepolti da due minuti e mezzo! Presto sarà troppo tardi per salvarli, parla finche sei in tempo!” “Noooo! Ti pregooo!!! Ahhh!!!! Se sapessi qualcosa te l’avrei dettooooooooo!!!!!” Spetters allora iniziò a ringhiare, poi lo colpì ripetutamente con violenza allo stomaco. L’uomo si accasciò per terra dolorante sotto lo sguardo severo e inflessibile di Spetters. “Ahhh! Perché? Ti pregoo!” Disse Rolando piangendo. “Sai?! Mi hai convinto! Se sapevi qualcosa avresti parlato, vai pure a liberarli.” Disse Spetters. Sera: un certo Turini, pregiudicato legato alla prostituzione e al traffico di droga, si trovava con mani e piedi inchiodati sotto la sua macchina a faccia in giù con un microfono fissato vicino alla bocca per comunicare con Spetters, il quale si trovava al volante e guidava in una strada sterrata a settanta km orari. avendo cura di prendere tutte le buche che trovava. “Ahh! Pietà! Non so nulla!” Disse Turini nel microfono. “Taci! E’ tutto il giorno che sbudello e sevizio quelli della tua razza e non ho cavato un ragno dal buco. Intanto Tiziana stà soffrendo le pene dell’inferno. Giuro che questa volta se non avrò risposte andrò fino in fondo e manderò la macchina giù nel dirupo più avanti, parla!” Disse Spetters nel microfono. “Te l’ho detto! Non so nulla.” Spetters allora accelerò facendo rimbalzare più e più volte la macchina in profonde buche mente Turini sbatteva violentemente il viso per terra. Quando la sua faccia spaccata era ridotta ormai a una maschera di sangue, Spetters si fermò e scese dalla macchina (ormai il microfono era distrutto) . “Ahhh! Ti prego Spetters… io non resisto più.” “Parla allora! Dimmi dove tengono prigioniera Tiziana e tutto questo finirà immediatamente.” Disse Spetters. “M –ma io non so nulla, devi credermi io…” “Ahhh! Basta! Mi hai rotto i coglioni!” Disse Spetters. Detto ciò, il feroce interrogatore salì in macchina e accelerò a tavoletta prendendo tutte le buche mentre la faccia di Turini si sfaceva sempre di più. Arrivato al dirupo Spetters scese dalla macchina, lasciandola andare di sotto. “Ben ti stà bastardo! Tanto siete tutti uguali!Spero che i soccorsi non arrivino e tu rimanga li in fondo a marcire! Ptuh! Figlio di puttana.” Intanto alcuni volontari della Misericordia si stavano mettendo le mani nei capelli, infatti non sapevano come fare per soccorrere tutte le vittime di Spetters che trovavano lungo la strada. Mentre Piperno stava medicando alla meglio uno al quale erano state strappate le braccia, udì una voce tremula: “A- iu –ta –te -mi.” Piperno si voltò e, urlando , indietreggiò in preda al terrore. L’uomo, reggendo le budella che gli fuoriuscivano avanzava verso di lui ripetendo la richiesta d’aiuto. “No! Noooo! Stammi lontano, ahhh!! “ Disse il nanerottolo Piperno con la sua nocetta rischiosa. “A- iu- ta- te- mi.” Disse l’uomo avanzando. Piperno lasciò tutta la roba li e si mise a fuggire in preda al terrore. Poco più in là altri volontari stavano soccorrendo decine e decine di feriti e mutilati quando si videro raggiungere da Martellino il quale aveva ancora una benda a un occhio come rimanenza del tremendo scontro che in passato lui e gli altri avevano avuto con Spetters. “Come se la sta cavando la tua squadra?” Gli chiese Coniglio. “Male! I feriti non si contano! E vedessi come sono ridotti! Ne abbiamo trovato uno al quale Spetters ha asportato pezzi di cervello, un altro al quale ha strappato l’esofago! E questo per dirne alcuni! Roba da non crederci!” “Credi che a noi sia andata meglio? Ne abbiamo trovato uno che ha bevuto dell’acido! Un altro senza costole e un altro ancora al quale manca il fegato! Ti crediamo, non aver paura!” Disse Morendo esibendo la sua gamba ingessata. “Ehi! Venite a darmi una mano! Qui in fondo ce n’è un altro intrappolato nella prunaia! “ Disse Alceste dal fondo del dirupo. “Com’è ridotto?” Chiese Marcantonio. “Malissimo! E’ senza naso, senza occhi, senza orecchie, senza mani, senza piedi, milza strappata, fegato spappolato, colonna vertebrale in frantumi….” In un'altra zona isolata vicino a un torrente vorticoso Spetters stava ballettando sopra un pregiudicato steso al faccia in giù sopra dei carboni ardenti al quale aveva inchiodato mani e piedi al terreno. “Ahhh! Bastaaa!!! Pietaaaa!!!!!!!!” “Allora dimmi dove hanno portato Tiziana, testa di cazzo, parlaaaa!!!!!!!!” Disse Spetters. “Fermo! Lascialo subito!” Urlò una voce dall’oscurità. “Cosa? Chi sei?! La tua voce mi sembra familiare!” Urlò Spetters. “Non ne dubito! Ci siamo già scontrati! Sono Crila, del Pronto Intervento Adventures! Preparati a soccombere per mano mia Spetters!” “Crila? Certo che ti conosco! Sei appena uscito dall’ospedale dopo l’ultima batosta che ti ho dato, come mai sei così ansioso di tornarci?” Disse Spetters. “Ah! Ma ora ho questo bastone elettrificato! Se non ti arrendi sei fritto adesso!” Disse Crila. “Fritto?! Ah! Ah! Ah! Illuso! Pensi che abbia paura di te?” Disse Spetters. “Ne avresti ben donde! Con questo ho spedito all’ospedale già due bellimbusti!” Disse Crila. “Si? Beh! Se non ti arrendi sarai tu il terzo perché ti infilerò il tuo bastone elettrificato su per il culo!” Disse Spetters. Crila lo attaccò ma Spetters con nonchalance schivò il colpo e, dopo aver afferrato la sua spalla destra, con una stretta micidiale gliela mandò in frantumi, facendogli cadere il bastone per terra. Subito dopo iniziò a colpirlo al busto con una serie velocissima di ditate talmente potenti da distruggere tutto quello che colpivano. Poi, quando Crila esamine e ridotto ai minimi termini si accasciò al suolo, Spetters prese il bastone elettrificato, glielo infilò su per il culo e con esso lo alzò sventolandolo come una bandiera. “Ahhhhh!!! Bastaaaa!!!” Disse Crila. “Ah! Ah! Ah! Come basta?! Abbiamo appena cominciato!” Disse Spetters. Subito dopo iniziò a rotearlo a tutta velocità, poi lo lanciò con forza dentro il torrente vorticoso. “Laaa! Questo dovrebbe quantomeno levarmelo dalle palle per un po’, e ora torniamo a noi amico! Dov’è Tiziana, parlaaa!!!” “Noooo!!! Ti prego liberami! Va beneee!!! Parleroooooo!!!!!” “Prima parla, poi sarai libero.” Disse Spetters salendoci nuovamente sopra. “Ahhhh! Io so solo che (ahhhhh!!) l’attacco che hai avuto con i Lupi Infuocati…(Ohhhh!!!!) .. non è stato casuale ma… (Ahhhhh!!!!) … si trattava di un complotto dei misteriosi Parassiti Notturni!” “I Parassiti Notturni! Chi sono i Parassiti Notturni? Parla! Pezzo di merda!” Disse Spetters pigiandolo con forza sui carboni ardenti dal quale il pregiudicato cercava di scansarsi il più possibile. “Ahhhhhhhh!!!!! Io non ne ho idea! Ma i Lupi Infuocati certamente lo sanno! Chiedilo a lorooooooo!!!!!!!” “Lo farò! Uno di loro può ancora parlare! Se mi hai mentito finirai male, ti avverto!” Disse Spetters correndo via. “Ma che faiiii! Toglimi di qui prima!!!” “Ci penserà Crila appena risalirà dal torrente, spera di non rivedermi mai più.” Disse Spetters sparendo nell’oscurità. Spetters arrivò all’ospedale e, dopo aver stordito guardie e infermieri che volevano fermarlo, corse alla stanza (situata al sesto piano dell’edificio) ove si trovava il membro dei Lupi Infuocati ancora in grado di parlare. Un dottore che stava nei paraggi tentò di fermarlo, ma Spetters con una gomitata lo fece volare contro la parete. Quello dei Lupi Infuocati stava in piedi in fondo alla stanza esibendo la mano mancante mentre con l’altra si stava cospargendo di alcol. “Ti aspettavo Spetters! Tu hai distrutto me e la banda dei Lupi Infuocati, ma i Parassiti Notturni distruggeranno te.” “Ah! Davvero?! Beh! Dimmi chi sono o farai una brutta fine!” Disse Spetters. “Una brutta fine?! Ah! Devono ancora togliermi le varie schegge che ho nel cranio, non l’hanno ancora fatto perché, a causa delle lesioni interne che mi hai causato il mio destino ormai è segnato, come quello dei miei amici. Comunque ti dirò lo stesso una cosa Spetters, mi hai chiesto chi sono i Parassiti Notturni vero? Bene! Pensa al tuo incubo peggiore… e poi moltiplicalo per mille! Ah! Ah! Ah!” Poi, il membro dei Lupi Infuocati si incendiò e si buttò all’indietro dall’alta finestra prima che Spetters potesse raggiungerlo. Spetters si affacciò dalla finestra guardandolo precipitare infuocato verso la morte: egli nonostante le fiamme che lo divoravano come anticipazione di quelle dell’inferno che lo stavano aspettando, continuava a ridere mentre precipitava ed ebbe il tempo di ripetere l’ultima frase di quello che aveva detto prima. “Moltiplicalo per mille, ah! Ah! Ah!” Quelle parole continuavano a risuonare nella mente di Spetters, il quale, preoccupato, si chiedeva se non fosse già troppo tardi per salvare Tiziana. Intanto, dentro un edificio, Tiziana stava seduta su una sedia piangendo e guardandosi la terribile menomazione che le avevano inflitto, ignara di essere osservata da dietro la parete specchio di fronte a lei da due sinistri figuri incappucciati. I due vennero raggiunti da un terzo. “Bene Rick, com’è la situazione?” “Come previsto più o meno, Spetters dopo aver fatto una carneficina, è arrivato a scoprire che i Lupi Infuocati erano al soldo dei Parassiti Notturni, così come lo siamo noi.” “Bene, allora cosa suggerisci? Si era detto che in questo caso si sarebbe dovuti procedere a un amputazione esemplare.” Disse con tono pacato quello che rispondeva semplicemente al nome di ‘Jeff’ . “Io direi di cavarle gli occhi e inviarli in qualche modo a Spetters, in questo modo si sentirà ancora più impotente di fronte alla situazione.”Disse ‘ Rick ‘ “L’avevo pensato anch’io.” Disse il taciturno pensatore che rispondeva al nome di ‘ Law ‘ FINE DELL’EPISODIO Prossimo numero E’ SEMPRE PIU BUIO
    da: Daniele Orlandini


    SPETTERS - MASSACRO

    SPETTERS – MASSACRO! Erano le cinque del mattino di una domenica estiva, ora in cui molti giovani mezzi ubriachi o impasticcati escono dalle discoteche. A volte, a quell’ora, le strade si riempiono del vomito di alcuni che si sono lasciati un po’ andare. Di solito era così davanti alla discoteca chiamata Insonnia , dato che era rinomata per essere frequentata da scoppiati. Quella mattina invece le strade erano piene di sangue, sangue e pezzi di gente: un ragazzo giaceva per terra col ventre squarciato e le sue interiora sparse qua e là; un altro giaceva per terra urlando di dolore, la pelle della faccia gli era stata strappata di dosso ed era ridotto a una maschera di sangue; poco più in la, in un angolo della strada giaceva, per metà in una fossa un ragazzo al quale era stata strappata di dosso la colonna vertebrale; più a destra giaceva un ragazzo col cranio scoperchiato e con dei pezzi di costole piantati nello stomaco, pezzi che erano stati tolti a un altro che giaceva per terra con la faccia piantata nell’asfalto. Le urla di un altro ragazzo completamente avvolto nelle fiamme che correva alla disperata ricerca di una pozza d’acqua erano come la classica ciliegina sulla torta per quel terrorizzante scenario apocalittico. La gente guardava tutto ciò a bocca aperta. Molti erano svenuti per la paura, altri vomitavano per il disgusto. C’era tra loro chi avrebbe voluto chiamare la polizia, ma il terrore glielo impediva, terrore che bloccava tutti nella sua gelida morsa. La gente non poteva far altro che guardare terrorizzata. L’ultimo di quei ragazzi era ancora in piedi e brandiva un coltello. Facendo fare al suo coltello delle strane piroette con la mano , diceva parole coraggiose tentando così di mascherare la sua paura nel fronteggiare l’orrore che aveva davanti. “M maledetto! Fatti sotto coraggio! Ti farò affogare nel tuo stesso sangue!” Disse il ragazzo. La figura rossa, per nulla intimorita, si avvicinò a lui lentamente. “N no! Nooo! S… stai indietro o ti ucciderò! Dico sul serio! Vattene finche sei in tempo! “ Disse il ragazzo. La figura in calzamaglia e cappuccio rossi, quasi volesse dargli retta, si arrestò, poi parlò: “tempo? Perché mi parli di tempo quando il tuo è scaduto nel momento stesso in cui mi hai incontrato? In verità ti dico che il tuo destino non si discosterà di troppo da quello dei tuoi amici che hanno provato a fermarmi, preparati a morire!” Disse Spetters. Poi Spetters ricominciò ad avanzare. Con la forza della disperazione, il ragazzo trovò il coraggio per attaccare e si avventò su di lui. Con una tranquillità disarmante, Spetters gli afferrò la mano che teneva il pugnale e, torcendogliela, gliela spezzò. Poi si impossessò del suo pugnale e glielo conficcò profondamente nei testicoli. Il ragazzo si accucciò, mugolando. Per nulla pago del dolore che aveva già inflitto, Spetters gli afferrò saldamente la mandibola e, tirando con forza gliela staccò di netto e la gettò lontano da lui. La mandibola volò lontano, andando a cadere vicino a un vecchio cane randagio, il quale, dopo averla spolpata per bene andò a seppellire l’osso. Il pomeriggio, nel bar di un paese vicino la gente non parlava altro che del massacro compiuto da Spetters durante le prime ore del mattino. Erano tutti terrorizzati, terrorizzati perché temevano che una sorte simile potesse toccare anche a loro un giorno. Era da tanto tempo che Spetters non faceva parlare di se, alcuni pensavano che se ne fosse andato via, altri addirittura che fosse morto. Ma si sbagliavano, e di grosso anche. Daniele, grande conquistador de femme della zona, si trovava in quel bar con quattro amici e precisamente: il soprannominato Bivista, un pazzoide mezzo pelato; Danielino detto Piperno, nanerottolo sporco, maligno e analfabeta con manie di grandezza; Stefano, un ragazzo basso e grassottello, ma galante con le donne e dotato di molta cultura, infine Alessandro, un bel ragazzo alto e riccioluto appassionato di elettronica e, per la tristezza di tutte le sue fan già sposato. Bivista, avendo avuto a che fare molte volte con Spetters (restando sempre vivo per miracolo,) non perse l’occasione di sputare sentenze: “Spetters! E io che speravo fosse morto! Come al solito ha dimostrato di essere malvagio e spietato. Avete visto come ha ridotto quei poveri ragazzi? Spetters deve essere annientato!” Piperno, avendole prese molte volte anche lui di santa ragione da Spetters, non potette che dar man forte a Bivista: “ è vero! E’ vero! Bisogna ammazzarlo! Facciamo subito una riunione e bracchiamolo per l’animale che è!” “Quel verme ha trasformato la strada davanti alla discoteca in un mattatoio! C’ero anch’io a raccogliere i pezzi, c’ero anch’io! Roba da mettersi le mani sui capelli!” Disse Bivista gridando per farsi grande. “C’era anche lui!” Disse Alessandro e continuò:”intanto mi dovresti spiegare come hai fatto a metterti le mani sui capelli, un impresa difficile visto che sei pelato!” “Cosa vorresti dire?! Che ha fatto bene forse?! Io l’ho visto com’ha ridotto quei poveri ragazzi!” Disse Bivista spaventato. “Questo lo sapevamo, visto che non hai fatto altro che gridarlo ai quattro venti! Il problema è che quei ‘ bravissimi ‘ ragazzi avevano assalito i buttafuori, e questo dopo aver molestato e picchiato delle ragazze! Inoltre non lo sai che è successo ai buttafuori grazie a quei ‘ bravissimi ‘ ragazzi? Te lo dico io! Uno è in coma e i dottori dicono che è coma irreversibile, mentre l’altro per colpa delle percosse subite ha riportato gravi danni alla colonna vertebrale e resterà sulla sedia a rotelle per tutta la vita! Poi quei pezzi di merda avevano incendiato i capelli ha una ragazza e se non fosse stato per il tempestivo intervento di Spetters avrebbe riportato gravi danni alla faccia se non peggio!” Disse Alessandro. “Ma che fai?! Lo difendi forse?! E’ un pazzo assassino! Non ha avuto il minimo scrupolo ad eliminarli tutti! “ Disse Bivista. “Tutti? Ne avrà uccisi due, anzi uno! Gli altri sono tutti vivi a quel che mi risulta.” Disse Alessandro. “Cosa?! Come minimo erano due i morti!” Disse Bivista. “Uno! Ho capito qual è che dici, ma era ancora vivo quando lo hanno portato via e non ho sentito parlare di decessi in ospedale.” Disse Alessandro. “Su! Su! Ora basta parlare di Spetters e pensiamo a noi. Che si fa oggi?” Disse Stefano. Daniele sorrise dicendo che per lui andava bene qualunque cosa decidessero. “Ah! Ah! Ah! Ah! Sentitelo il rubacuori! Lui dopo cena esce con Jenni, che gliene frega di oggi?” Disse Bivista. Daniele sorrise maliziosamente. Jenni era davvero una ragazza bellissima, era mora, capelli lunghi ondulati, inoltre aveva dei bellissimi occhi scuri e, nonostante non fosse molto alta, aveva le misure da modella. In paese erano quasi tutti innamorati di lei, ma la fortuna aveva baciato Daniele facendogli avere un appuntamento con lei, e lui non vedeva l’ora di arrivare alla sera. “Ragazzi! Non fate così! So bene che tutti gli sbavate dietro, ma non potete farmene una colpa se lei ha scelto il migliore.” Disse Daniele. “Seee! Ci sei riuscito soltanto perché non ci siamo mossi!” Disse Stefano. “Ah! Ah! Ah! Sento una punta di invidia nella tua voce o sbaglio forse?” Disse Daniele con voce misteriosa in tono ironico. Tutti si misero a ridere, ma era evidente che gliela invidiavano, chi non avrebbe voluto una come lei? Dopo, Bivista, Stefano e Daniele partirono con una macchina e andarono a Viareggio in passeggiata. Daniele, indossando una canottiera attillata dava sfoggio del suo fisico e dei suoi lunghi capelli con una certa fierezza. Molte erano le ragazze che lo guardavano, con grande disappunto dei loro compagni. A un certo punto una ragazza l’abbracciò e gli diede un bacio, Stefano e Bivista nel vedere ciò morivano d’invidia. “Stai attento Daniele! O lo dirò a Jenni!” Disse Stefano in tono minaccioso ma bonario. “Ah! Ah! Ah! Fate pure! Tanto ufficialmente non stiamo ancora insieme, quindi sono libero di svagarmi come voglio, non vi pare?” Disse Daniele. “ No! Tu devi scegliere! O Jenni o un'altra! Perché si da il caso che con Jenni vorrei provarci anch’io!” Disse Bivista. Daniele scoppiò a ridere a crepapelle, poi parlò: “va bene amico, okay! Provaci pure così poi vediamo come ti va! Per quanto riguarda me ho già scelto. Infatti ho scelto di stare con Jenni e con tutte quelle che vogliono stare con me, ah! Ah! Ah! Del resto c’è chi può e chi non può, io non posso farci nulla! Ma se una certa persona invece di andare a fare il volontario alla Misericordia pensava a un rimedio per i suoi capelli magari qualcosina racimolava anche lui non trovi?” Disse Daniele riferendosi palesemente a lui. “Ahhh!!! Maledetto! Piantala!!!” Disse Bivista. “Ah! Ah! Ahahahahaha!!!!” Disse Daniele. La sera, dopo cena Daniele andò da Jenni. Era vestito in modo impeccabile e non aveva assolutamente un capello fuori posto, segno evidente che voleva far colpo. Lei si era vestita in modo elegante, ma curando bene di evidenziare le sue forme: l’abito che aveva indosso infatti metteva bene in mostra parte dei suoi prosperosi seni oltre a lasciarle l’ombelico scoperto, e la sua gonna aveva un lungo spacco che lasciava intravedere le sue bellissime gambe. Mentre Daniele guidava la macchina Daniele di tanto in tanto guardava le bellissime gambe di Jenni oltre a tutto il resto ed era tutto sudato, e lei, accorgendosi dei suoi sguardi fugaci, maliziosamente si strusciava le cosce con le mani con il preciso scopo di farglielo venire duro. Ogni tanto si scopriva anche di più la pancia, oppure si strusciava anche la parte abbondantemente scoperta dei suoi seni. Vedendo tutto ciò, Daniele ogni tanto la prendeva per mano e le palpava le cosce fingendo un gesto sbadato. Lei, ben conscia dell’intenzionalità nei gesti di Daniele, sorrideva in modo provocante. Decisero di andare a Pisa, in un pub un po’ isolato, che Daniele sapeva essere pieno di angolini appartati, il posto ideale per i primi approcci, essendo deciso, una volta arrivati la, di schioccarle la lingua in bocca. Jenni conosceva benissimo quel pub e, data la sua impazienza di arrivarci, pareva sospettasse e condividesse le sue intenzioni, anzi, probabilmente sarebbe stata lei a prendere l’iniziativa, dopotutto era una ragazza molto sveglia. Presi come erano a farsi gli occhi dolci, non si avvidero di una vecchia macchina che li stava seguendo già da quando erano partiti. Quando Daniele e Jenni arrivarono a destinazione, non trovarono posto che in un vicolo isolato, un po’ lontano dal pub. Stavano per parcheggiare quando videro arrivare a tutta birra una macchina. La macchina inchiodò proprio dietro di loro, bloccandogli ogni possibilità di uscire da li. “ Daniele! Chi saranno quelli?” Disse Jenni preoccupata abbracciandolo. “Stai tranquilla! Se sono in cerca di guai, li avranno.” Disse Daniele. Scesero con calma sospettosi. Dalla macchina scesero quattro albanesi che Jenni conosceva bene in quanto in passato l’avevano molestata ripetutamente con discorsi pesanti e anche palpandola. “Sono loro Daniele! Quelli di cui ti ho parlato! Mio Dio Daniele!” Disse Jenni. “Stai tranquilla. Gente come quella me la mangio a colazione.” Disse Daniele. “Tu carina Jenni, però tu tradito noi.” Disse un albanese. “Tu fare la brava adesso! Tu venire con tutti noi!” Disse un altro albanese. “Eravamo stati gentili, ma adesso se tu non accettare noi passare maniere forti.” Disse un terzo di loro. Daniele li squadrò da capo a piedi con strafottenza: erano tutti mingherlini, però avevano un atteggiamento deciso, determinato. La cosa faceva irritare non poco Daniele. Infatti lui sapeva benissimo delle malefatte di quel popolo in Italia, aveva sentito dire cose terribili su di loro. Sapeva che picchiavano, estorcevano,rapinavano, stupravano, spacciavano droga, sfruttavano prostituzione, rapivano e uccidevano. Era gentaccia e oltretutto, cosa ancora più grave, quando una rapina gli andava male, o qualcuno di loro rimaneva ferito nel farla perché il proprietario si difendeva, o qualcuno aveva chiamato aiuto o in qualche modo aveva cercato di fermarli,loro tornavano in gruppo a vendicarsi, spesso uccidendo chi ritenevano causa del loro fallimento. Inoltre la polizia e i carabinieri agivano con poca decisione contro di loro e la cosa rendeva Daniela ancora più feroce e intollerante contro di loro. Secondo lui la situazione era arrivata a un punto tale che per fare la cosa giusta forse sarebbe stato necessario decimare gli albanesi per salvare molta gente. “Ehi! Pezzi di merda! Avete bisogno forse degli occhiali?! Lei stà con me!” Disse Daniele. “ Tu tranquillo amico!” Disse uno di loro gettandolo da parte con uno spintone. Poi uno di loro iniziò a toccare i seni di Jenni e Daniele non ci vide più: “albanesi del cazzo! Figli di troia! Adesso vi faccio vedere io!” Disse Daniele. Detto ciò prese quello che toccava i seni a Jenni e lo gettò con forza contro il muro. Un altro tentò di colpirlo con un pugno ma Daniele, abilmente, schivò il colpo e contrattaccò dandogli una gomitata al plesso solare e l ’albanese si accasciò incapace di muoversi. Però uno di loro tirò fuori un coltello e, afferrato Jenni, minacciò di sfregiarla. “Tu adesso stare fermo o io ricamare questo bel visino.” Disse l’albanese. Daniele si fermò a guardarlo preoccupato per Jenni, fatto di cui un altro albanese approfittò ,prendendo un bastone e colpendolo. Daniele cadde per terra tramortito. “Daniele!!!” Urlò Jenni preoccupata. “Ah! Ah! No Daniele, lui immondizia vero ragazzi?” Disse l’albanese che reggeva Jenni. “Molto giusto! Molto giusto!” Disse quello che l’aveva colpito. “E allora forza! Gettatelo nei bidoni della mondezza la dietro l’angolo. Poi tu fare la brava e telo ridaremo… forse.” Dopo aver gettato Daniele in un cassonetto dietro l’angolo rivolsero completamente la loro attenzione a Jenni. Uno le reggeva le mani mentre un altro si era tirato giù i pantaloni e iniziò a tirare giù la gonna di Jenni. “Nooo! Aiuto!!” Gridò Jenni. “Zitta o noi usare coltello per possederti.” Disse l’albanese con i genitali al vento. Però, proprio in quel momento, l’albanese sentì un forte bruciore ai genitali , qualcuno gli ci aveva tirato sopra dell’acido. Cadde in ginocchio con i genitali fumanti che gli stavano struggendo urlando come un maiale quando viene ucciso. Gli altri , non rendendosi bene conto di cos’era successo, gli andarono attorno per aiutarlo e Jenni ne approfittò per allontanarsi. Una figura in calzamaglia e cappuccio rossi si avvicinò, mostrando agli albanesi una boccetta d’acido fumante, per far capire loro cos’era capitato al loro amico. “T… tu chi essere?” Disse un albanese. “D’accordo che siete albanesi, ma avrete pur sentito parlare di Spetters il rosso.” Disse l’incappucciato. “Spetters? Noi avere sentito tanto parlare di te! Però tu non fare nessuna paura a noi!” “Invece sarebbe salutare per voi che vi facessi paura. Ma tanto sarebbe lo stesso, ormai il vostro destino è segnato.” Disse Spetters. Un albanese provò a colpirlo con un bastone, pero Spetters glielo tolse e con esso gli spaccò entrambe le rotule. L’albanese cadde piangendo, e un altro tentò di assalire Spetters alle spalle, ma lui, senza neanche guardare, dette un colpo all’indietro col bastone conficcandoglielo in bocca(spezzandogli anche i denti) e spingendoglielo giù per la gola. L’albanese cadde sentendosi soffocare. L’albanese con le rotule fracassate, essendosi accorto con terrore che avevano a che fare con un essere terribile e spietato, tentò la fuga strisciando. Contemporaneamente a lui, l’altro ancora sano tentò di darsi alla fuga con la macchina, ma ebbe poca fortuna, infatti Spetters, con un balzo velocissimo, si tuffò davanti la macchina. Dopo, prima che lui potesse partire, sfondò il vetro anteriore con un pugno, poi lo afferrò e lo tirò fuori facendolo graffiare dal vetro rotto. Poi, dopo averlo gettato in terra con tanta forza da farcelo piantare, salì sulla macchina, mise in moto e gli passò sopra avanti e indietro per tre volte per poi lasciarlo a gemere per terra con la macchina sopra. L’albanese con le rotule rotte intanto era riuscito a strisciare in un altro vicolo poi, dopo sforzi immani, riuscì a entrare in un cassonetto dell’immondizia ritenendolo un rifugio sicuro. Ebbe ragione, almeno per alcuni attimi, ma quando sentì il cassonetto scuotersi iniziò a rivedere la sua idea di sicurezza. Poi il cassonetto si aprì e l’albanese vide Spetters affacciarsi. “Bene amico! Sei proprio andato nel posto giusto per quelli della tua specie, stai pure li.” Disse Spetters. L’albanese tremava di terrore mentre ricordava tutto quello che aveva sentito dire su Spetters. Non aveva mai creduto alle sue imprese, ma credeva fossero tutte esagerazioni, leggende urbane. In quel momento però iniziò a credere che invece fosse tutto vero e che non fossero affatto esagerazioni ma anzi, che forse era ancora peggio di come gliel’avessero raccontato. Spetters cercò un sacchetto pieno della roba più schifosa e alla fine ne trovò uno che faceva al caso suo, dove c’erano tra le altre cose scarafaggi morti, vomito e ratti morti. Spetters portò il sacchetto all’albanese e glielo mise davanti. “Bene amico! Ti vedo un po’ denutrito! Sai? Io voglio aiutarti così ti ho portato qualcosa da mangiare, mangerai tutto il contenuto di questo sacchetto.” Disse Spetters. “N… no! Io prego a te!!!” Disse L’albanese. “Scegli! O mangia o darò fuoco ai sacchi.” Disse Spetters. Ci fu un po’ di silenzio, poi l’albanese vide Spetters accendere un fiammifero. Avendo paura di morire bruciato, l’albanese iniziò visibilmente disgustato e mangiarsi la schifezza contenuta nel sacchetto, ma ciò non bastò a soddisfare Spetters. “Bene! Avresti voglia di vomitare? Non preoccuparti! Ti aiuto io!” Disse Spetters. Poi, con un balzo, Spetters saltò sopra l’albanese e iniziò a ballargli sopra lo stomaco. “Coraggio essere viscido! Vomitaaaaa!!!!!” Disse Spetters. Poi Spetters gli pisciò in bocca e l’albanese alla fine vomitò mentre Spetters velocemente uscì. “Bene! Adesso mangia di nuovo! Forza bastardo! O ti brucerò vivo!” Disse Spetters con voce ringhiante e rischiosa. Poi Spetters prese gli altri tre albanesi e li portò nel cassonetto a fare compagnia al loro amico, pigiandoli bene dentro per farceli entrare nonostante l’enorme mole di rifiuti che si trovava li. Dopo tornò da Jenni e gli disse Che Daniele si stava riprendendo e presto sarebbe tornato da lei. “Tu sei Spetters! Grazie per avermi salvata! Pensa che la gente ti descrive come un criminale…” Disse Jenni con ardore. “Lo so, ma che vuoi farci? Se loro amano la gente che ruba, uccide e violenta le donne sono affari loro, ma io non mi stancherò mai di lottare affinché il crimine non abbia la meglio. Loro preferiscono denunciarli, e magari il giorno dopo sono fuori e tornano a vendicarsi! “ Disse Spetters. “E’ vero! Ho sentito di uno che si difese e denunciò due albanesi per averlo derubato. Non stettero dentro neanche un giorno e poco tempo dopo tornarono a casa sua e lo uccisero, dopo aver violentato sua moglie e sua figlia e avergliele uccise davanti gli occhi in modo atroce.” Disse Jenni. Spetters abbassò la testa:” si, mi ricordo che ci stetti male.” Poi iniziò a piangere.”Bastardi! Una ragazzina di undici anni data alle fiamme! Li distruggerò tutti!” Disse l’ultima frase rabbiosamente. “Resti con me ad aspettare Daniele?” Disse Jenni. “Non posso! Come hai detto tu il crimine non riposa e io sono sulle tracce di alcuni criminali. Appena avrò finito con loro andrò in Umbria a cercare quegli albanesi che hanno sterminato quella famiglia, tu chiama i carabinieri.” Disse Spetters andandosene. “Ce ne vorrebbero cento come te!!!” Gli gridò dietro Jenni. Mentre Jenni telefonava ai carabinieri si vide raggiungere da Daniele che la carezzò e la baciò. I carabinieri arrivarono . Alcuni di loro si apprestarono a tirar fuori gli albanesi dal cassonetto mentre quello che sembrava essere il capo chiese a Daniele e Jenni cosa era successo. “ Ci hanno aggredito! Hanno steso Daniele, poi hanno tentato di violentarmi! Per fortuna è arrivato Spetters e li ha fermati! Sbatteteli dentro e buttate via la chiave!” Disse Jenni inferocita. “Noi a quella gente li non si può fare nulla!Si, possiamo metterli dentro ma dopo poche ore sono già fuori.” Disse il carabiniere. Jenni allora si indignò moltissimo:”bene! Sara meglio che ve lo fate potere questa volta o sarà peggio per voi!” Disse Jenni. “Ahem, non stà bene minacciare un pubblico ufficiale.” Disse il carabiniere. “Minacciare?! Forse non mi sono spiegata bene! Spetters ha detto chiaro e tondo che se non sarà fatta giustizia questa volta, oltre a uccidere gli albanese, ucciderà anche voi e il giudice che li fa scarcerare e voi sapete meglio di me che non è una persona con la quale si può trattare.” Disse Jenni. Un sottile brivido percorse la schiena del carabiniere il quale, memore di innumerevoli e truculente stragi compiute da Spetters, non se la sentiva di correre un simile rischio. “Va bene, va bene! Farò il possibile! Se verranno messi fuori sarà responsabilità del giudice, ma io mi curerò di avvertirlo! Ora saranno portati all’ospedale e piantonati ventiquattrore al giorno, poi verranno messi direttamente in galera fino al processo.” Disse il carabiniere. Appena rimasti soli Daniele parlò a Jenni:” ma davvero Spetters ti ha detto così?” Disse Daniele. “No, ma sono sicuro che non avrebbe approvato che venissero scarcerati.” Disse Jenni. “Su questo sono d’accordo.” Disse Daniele. Il giorno dopo al bar , Daniele udì le poche persone che non si trovavano in ferie che parlavano degli albanesi: “ma lo sai? Quelli spaccano tutto se non trovano niente! “ Disse un uomo. “Lo so! Una volta addirittura uccisero un uomo perché trovarono vuota la cassaforte!” “Bastardi! Se vengono in casa mia li ammazzo!” “Seee! Non li puoi toccare! Anzi! Se si feriscono mentre ti derubano arrestano te!” Daniele, sentendo quel discorso non potette fare a meno di intervenire: “Scusate, ma come non si può menare uno che viene a derubarci?” Disse Daniele. “Niente! Non si può toccare! Se lo trattieni è sequestro di persona e arrestano te!” “E poi si vendicano! Da uno che sparò ferendo uno di loro ritornarono una notte un mese dopo e lo uccisero a bastonate.” “Accidenti! Speriamo che almeno i carabi ieri pattuglino le zone e mettano in galera quegli albanesi disonesti.” Disse Daniele. “Ah! Ah! Ah! Come sei ingenuo!” Disse uno di loro ridendo amaramente e continuò:” i carabinieri non possono fargli niente! Si! Li possono mettere dentro, ma tanto il giorno dopo sono nuovamente fuori per cui non ne vale la pena.” Avendo radicato dentro di se un forte senso di giustizia, Daniele sentendo quelle parole si sentì cascare le braccia. Sapeva benissimo da tempo che le cose in fatto di giustizia erano ben lungi dal funzionare bene, però non gli pareva possibile che non funzionassero fino a quel punto. “Come è possibile?! Se ci sono le prove non possono fargliela passare liscia! Forse se non ci sono abbastanza prove debbono metterli fuori!” Disse Daniele con l’ansia tipica di chi si arrampica sugli specchi. Però purtroppo gli arrivò la triste conferma di ciò che temeva sentirsi dire: “le prove?! Ah! Ah! Ah! E che gliene frega delle prove?! Semplicemente non gli interessa arrestarli perché, essendo stranieri sono agevolati! Anche quello che strangolò tre donne dopo averle violentate non ha fatto in tempo a fare un mese di carcere che era già fuori!” Daniele si sentì pervadere da una grandissima rabbia, seguita da un grande odio per le istituzioni. “Bastardi! Loro ci vengono a rubare in casa e noi, oltre a non poterci difendere non siamo nemmeno tutelati.” Disse Daniele ringhiando. “Che vuoi farci? Siamo in Italia! Per fortuna di recente è tornato Spetters! Ho sentito che ne ha mandati quattro all’ospedale. Forse lui ci proteggerà dagli albanesi, se non esistesse lui si che saremmo nei guai…” “Spetters! Spetters! Spetters! Spetters non basta maledizione! Bisogna lottare tutti perché le cose certamente così non vanno!” Disse Daniele rosso di rabbia. “Ma dai amico! Spetters è un vero demonio! Se ci si metterà d’impegno nessun albanese la farà franca!” Daniele, sentendo l’entusiasmo che sprizzava dalle parole dell’uomo si calmò, ma non cambiò idea: “no amici, da quel che avete detto traspare palesemente il fatto che ci sono delle pecche paurose nel sistema. Se la cosa non verrà risolta, albanesi delinquenti continueranno certamente ad arrivare per compiere ogni genere di scelleratezza in quanto certi di restare impuniti ad oltranza. Le cose tenderanno col tempo a peggiorare, divenendo alfine così insostenibili che nemmeno Spetters potrà fare più nulla e finirà col soccombere. Se vogliamo veramente che le cose cambino ognuno di noi deve fare qualcosa.” “Ah! La fai facile tu! Che vorresti fare? C’è il Papa che li difende…” “E allora boicottiamo le chiese per la miseria! Per quanto! Quanto tempo ancora dovrà passare? Quante persone innocenti dovranno morire perché la gente apra gli occhi? Il Papa li difende perché è al sicuro lui! E non gliene frega niente di noi!!!! Fanculo! Fanculo il Papa, i preti e la chiesa di merda! E fanculo anche la gente idiota che continua a ascoltarli! Se rimanete con questa mentalità faremo tutti una brutta fine, noi e Spetters!” Disse istericamente Daniele mentre andava via. “Che mi prenda un colpo! Ha ragione! Ha ragione lui!” “Lo so, lo so, ma purtroppo non possiamo farci nulla.” “O non vogliamo?” Durante il pomeriggio a un oreficeria regnava un clima di terrore: un albanese aveva picchiato il proprietario e la figlia e stava fuggendo a volto scoperto, certo della sua impunità, con un sacco pieno di refurtiva in una mano, e una pistola nell’altra, con la quale stava per sparare a un ragazzo che lo inseguiva, mirando alla testa. Proprio prima che l’albanese potesse sparare però qualcuno gli spostò la mano facendolo sbagliare. L’albanese, infuriato si voltò a vedere chi fosse e notò una figura rossa incappucciata. “Salve amico, vai da qualche parte?!” Disse Spetters. “Tu chi essere?! Tu farti fatti tuoi! Io ti ritroverò, attento! Io molti amici!” Disse l’albanese. Il ragazzo che inseguiva l’albanese era sopraggiunto e lo guardava con uno sguardo compassionevole perché, a differenza di lui, sapeva benissimo che quello era Spetters. Sapeva che per l’albanese le cose presto si sarebbero messe male, molto male. Era quello che si meritava, ma a Piero(così si chiamava il ragazzo che inseguiva l’albanese) un pochino dispiaceva, ma solo un pochino. “Manonmidire! E che mi fanno i tuoi amici? Mi picchiano? Vogliamo andarci assieme?” Disse Spetters. “Uccidilo Spetters! Fallo a pezzi quel bastardo! Non merita nessuna pietà!” Disse l’orefice uscito malconcio dal negozio. “Tu essere Spetters?! Tu mandato amici in ospedale e galera! Stai attento! Non siamo gente che perdoniamo.” Disse l’albanese. “Senti, smettila è meglio! Lui…” Disse Piero “No! Lascialo continuare! Me la sto facendo sotto!” Disse Spetters con un sorriso sadico perfettamente visibile nonostante il suo volto fosse celato dal cappuccio e dai nastrini rossi. “Bene tu avere paura! Ora miei amici fare te a pezzettini! Attento!” Disse l’albanese. “Ah! Ora basta! Hai acceso la mia curiosità! Ora voglio conoscerli questi tuoi amici!” Disse Spetters. “Oh, oh! “ Disse Piero. Alcuni isolati più avanti, Rino e Agim, due albanesi, stavano aspettando il loro amico Aldo con la refurtiva. Improvvisamente un pesante e grosso sacco colpì fortemente Rino facendolo volare indietro. “Oh! Accidenti! Peso questo sacco!” Disse Agim. “Si! Ma maledizione! Aldo! Potevi anche fare a meno di lanciarcelo così forte!” poi, come bambini ansiosi di scartare un regalo, i due albanesi si misero ad aprire il sacco. Appena l’ebbero aperto però ebbero una brutta sorpresa: dentro il sacco c’era il loro amico Aldo fatto a pezzi. “Ahh! Come può essere?! Chi è stato?!” “Ah! Ah ! Ah! Ha detto che me l’avreste fatta pagare, così l’ho portato da voi!” “Ahh! Bastardo! Chi sei?!” “Io? Sono Spetters! Non che per voi cambi molto il fatto di saperlo o meno…” Successivamente un urlo disumano si poteva udire dall’altro capo della cittadina, poi Spetters lasciò dietro di sé due albanesi completamente spellati ma ancora vivi. La sera, approfittando del fatto che molte famiglie erano in ferie, un albanese di nome Gimmi agiva indisturbato svaligiando una casa dietro l’altra , e se in una casa non trovava niente da portar via, distruggeva tutta la mobilia scrivendo sui muri che la prossima volta gli dovevano lasciare dei soldi da portare via. Data la grande libertà di movimento che aveva, agiva da solo, infatti, d’accordo con la sua famiglia, avevano deciso che sarebbero usciti una notte per uno a svaligiare le case. Dopo aver svaligiato una quindicina di case, andò nella mansarda di una casa a tre piani, salendo per la grondaia. La porta della terrazza aperta gli aveva facilitato l’entrata nella grande casa e lui fremeva fantasticando sui tesori che avrebbe trovato in quella grande casa. Stava per prendere un grosso computer quando udì dei passi veloci. Lasciando perdere il computer, Gimmi corse silenziosamente sulla terrazza deciso a stare nascosto e poi fuggire come era arrivato. Mentre se ne stava acquattato nell’ombra però si accorse di non essere solo, infatti c’era un tipo in calzamaglia che se ne stava li acquattato anche lui. Credendo che si trattasse di un altro ladro, Gimmi agì di conseguenza: “ fai piano amico! Siamo stati scoperti! Ho sentito dei passi!” Disse Gimmi. “Davvero? Mio Dio! E adesso che facciamo?! Siamo fregati, fregati!” Disse la figura in calzamaglia. “Ssssss!! Non è detto, Ma fai silenzio.” Disse Gimmi sottovoce. “Ma io ho paura! Cosa facciamo? Se ci prendono siamo fritti!” Disse la figura in calzamaglia. “Ssssss! Vieni con me, ma fai silenzio.” Disse Gimmi. Detto ciò accompagnò la figura in calzamaglia alla grondaia indicandogliela. “Allora? Perché mi hai portato qui? Cosa facciamo?” Disse l’uomo in calzamaglia. “ Semplice, è di qui che io sono salito, e sarà di qui che scenderemo mettendoci in salvo, guardami e poi fa lo stesso che faccio io.” Disse Gimmi. Gimmi stava per iniziare a scendere quando l’uomo in calzamaglia lo fermò: “aspetta, ho un idea migliore.” “Si? E quale sarebbe?” Disse Gimmi a bassa voce. L’uomo in calzamaglia allora spinse Gimmi di sotto. “Così fai prima!” Disse. Fu una lunga caduta per Gimmi, il quale sbatte prima la testa nel robusto ramo di un albero, poi cadde rovinosamente al suolo. La caduta sul prato fu talmente forte che lo sfondò lasciandoci la sua forma per terra. Con un salto anche Spetters andò giù cadendo in piedi accanto al povero Gimmi che si lamentava. “Guarda cos’hai fatto! Hai rovinato il pratino, ora chi la sente mia madre…” Disse Spetters. In paese c’era un vecchio edificio pieno di piccoli appartamenti , che il comune aveva espropriato per darlo agli albanesi. In tutto ce ne stavano cento tutti più o meno imparentati tra loro. In uno di quei piccoli appartamenti abitavano i fratelli e il padre degli albanesi che avevano aggredito Jenni. In quel momento dentro l’appartamento c’erano soltanto il padre(un uomo obeso e pelato di mezza età) e due dei fratelli, in quanto il terzo, Gimmi era di turno a svaligiare le case. “Padre! Noi volere vendetta! Nostri fratelli finiti ospedale con lacerazioni multiple a causa di un tipo mascherato che risponde al nome di Spetters. Ho sentito che volere arrestarli dopo l’ospedale, bisogna tappare la bocca ai testimoni , minacciarli per farli ritrattare!” “Cosa dobbiamo fare padre? Aziz ha ragione! Bisogna fare qualcosa.” Il ciccione si fermò un attimo a riflettere, poi, sospirando parlò: “Aspettiamo che torni Gimmi con la refurtiva, poi decideremo tutti assieme il da farsi.” In quel momento la porta si sfondò e un corpo volò nella stanza travolgendo prima i due fratelli per poi andare a picchiare fortemente la parete di fronte, sfondandola parzialmente per il violento impatto e rimanendoci piantato. I due fratelli, travolti in quel modo erano un po’ storditi, ma l’uomo riconobbe subito l’uomo spiaccicato contro la parete. “G.. Gimmi! Chi osato fare questo te? Si faccia avanti!” La risposta per sua sfortuna non si fece attendere, infatti una figura incappucciata con la calzamaglia rossa entrò velocemente gettando uno dei due fratelli ancora storditi di testa dentro il water closet. Il water closet era stato usato molto di recente, ma nessuno aveva tirato lo sciacquone. “Puh! Che puzzo di merda! Là! Adesso tiro lo sciacquone, chissà che non venga trascinato via assieme agli escrementi anche tu.” Disse Spetters. L’altro dei fratelli, ripresosi, prese un coltello e minacciò Spetters, il quale era intento a tirare ripetutamente lo sciacquone reggendo Aziz a testa in giù dentro il water closet. “Maledetto! Ho capito chi essere te! Tu essere quello che mandato fratelli ospedale, Spetters!” “Ma che bravo! Hai vinto il gongolino d’oro!” Disse Spetters. Col grosso coltello da cucina, l’albanese tentò di accoltellare Spetters, ma lui, velocemente gli afferrò la mano che reggeva il coltello e gliela infilò in un pentolone pieno di acqua bollente che si trovava sulla cucina tenendogliela per un bel pezzo mentre l’albanese urlava a squarciagola. Poi Spetters tolse la mano ormai tumefatta dell’albanese dalla pentola e celo gettò con la testa dentro. L’albanese si ritrasse con un urlo e cadde per terra con la faccia ustionata. Il padre intanto era intento a prendere una pistola sita sopra un tavolino, ma Spetters, implacabilmente prese il coltello che era rimasto dentro il pentolone e glielo lanciò sulla mano, inchiodandogliela sul banchino a pochi centimetri dalla pistola. Mentre l’uomo si contorceva in preda a un forte dolore dovuto sia alla ferita sia al fatto che la lama era ormai rovente, Spetters si avvicinò a lui e con un calcio gli spezzò la gamba destra all’altezza del ginocchio. Ci fu un crack molto rumoroso seguito da un urlo che si sarebbe potuto sentire a km di distanza se Spetters non avesse tempestivamente tappato con la mano la bocca dell’albanese onde evitare l’afflusso degli altri inquilini in quell’appartamento. “Ascoltatemi bene ora, perché parlerò una volta sola: io sono venuto qui solo per avvertirvi. Toccate, minacciate o soltanto guardate di traverso Jenni e io distruggerò voi e tutti gli altri albanesi residenti a ufo in questo palazzo. Sono stufo, stufo di pagare le tasse, di lavorare con uomini puzzolenti e sudati per mantenere delle teste di cazzo come voi che oltretutto vanno a rubare in casa alla gente. Vi avverto che cose simili da oggi non saranno più tollerate qui. Statevene tranquilli senza rompere il cazzo a nessuno e non vi sarà tolto neanche un capello, diversamente truciderò voi tutti senza pietà a voi la scelta.” Disse Spetters. Poi Spetters dette un violentissimo calcio nei testicoli al ciccione e fuggì dalla finestra. Urlando a squarciagola, l’albanese attirò presto l’attenzione di alcuni altri residenti del palazzo. “Accidenti, va bene che siete soliti fare casino ma ora…. Ma cosa? Che diavolo è successo?” “Chiamate delle ambulanze… Spetters è stato qui e ci ha minacciato di morte, ahhh!! “ Mentre le ambulanze stavano per arrivare il ciccione raccontò agli altri tutta la storia. “Spetters?! Se è così terribile forse dovremo lasciar perdere i nostri propositi di vendetta e fare come dice lui.” “Dico no! Ci ha colto di sorpresa è vero, ma è solo un buffone mascherato! Dobbiamo agire contro di lui tutti assieme! Organizziamoci, rapiamo Jenni, alla quale sembra tenere molto, poi attiriamolo in trappola, Contro noi tutti assieme non potrà fare nulla, lo faremo a pezzi!” Disse il ciccione ferito. “Ma sei sicuro? Guarda come vi ha ridotti! E se ci uccide tutti?” L’obiezione del ragazzo però non servi a molto, infatti quella era tutta gentaccia abituata all’impunità. Da una parte avevano i preti che dicevano agli italiani di essere buoni, accogliere lo straniero e perdonare i crimini perché siamo tutti peccatori, e dall’altra giudici che li mettevano sempre fuori impuniti qualunque cosa facessero e, se qualcuno di loro a rubare si feriva, la legge era capace di punire il proprietario della casa accusandolo di aver piazzato delle trappole. Abituati a questo clima di tolleranza non gli andava a genio che quel tipo chiamato Spetters gli mettesse i bastoni fra le ruote, no doveva essere assolutamente distrutto, a qualunque costo. “ Ne riparleremo presto. Il tempo di farmi ingessare la gamba poi decideremo il da farsi. Spetters ha osato troppo attaccandoci a casa nostra e deve morire! Così come uccideremo Jenni e quel maledetto che era con lei dopo che li avremo costretti a ritirare le accuse! Così la gente capirà che non deve opporsi a noi! Presto detteremo legge, credetemi.” Il sabato successivo, mentre Daniele stava facendosi il bagno, il telefono squillò. Velocemente indossò un accappatoio poi corse a rispondere. “Pronto?” Per lunghi istanti ci fu silenzio, tanto che Daniele arrivò a pensare che si trattasse di qualche albanese di merda ladro che aveva chiamato per sentire se la casa era vuota. Il pensiero di ciò lo intristiva e lo rendeva furibondo e pieno di odio verso quello schifo di gentaccia. Maledetti bastardi! Se riprovano a entrare in casa mia questa volta li faccio a pezzi e li do tutti in pasto ai maiali, così almeno serviranno a qualcosa! Bastardi! Figli di troia! Speriamo che vi ammazzino tutti come cani! Dopo, una debole voce di donna rispose: “s…sono Jenni! Vieni subito da me Daniele, ti prego…” Disse singhiozzando. Senza aggiungere altro Daniele, preoccupato per la sorte di Jenni, si cambiò veloce come un fulmine e saltò sulla macchina. Col piede premuto sull’acceleratore, incurante dei limiti di velocità, degli stop, dei sensi unici e persino dei semafori, Daniele si diresse Da Jenni col cuore che gli batteva all’impazzata. Era preoccupatissimo, temeva che fosse successo qualcosa di grave alla sua ragazza. Appena Daniele arrivò Jenni gli corse incontro piangendo. “Daniele! E’ stato orribile! Hanno minacciato di darmi l’acido in faccia, di uccidermi se non ritiro le accuse sugli albanesi che ci hanno assalito! Che devo fare? Dimmelo! Uno di loro voleva perfino tagliarmi un orecchio….” Disse Jenni. Daniele la guardò e la baciò:” non preoccuparti! Si risolverà tutto e non dovrai ritirare le accuse contro quei balordi. Però ora vai dai carabinieri e per sicurezza resta li per un po’.” Poi, rimasto solo, Daniele urlò con odio la sua rabbia contro gli insulsi albanesi: “Ahhh! Maledetti bastardi! Avete osato minacciare Jenni! La morte è troppo poco per gentaglia come voi!!!!” Più tardi: il ciccione albanese con la gamba ingessata stava tornando a casa. Era stato in paese a prendere delle provviste mentre gli altri erano rimasti tutti appostati nell’edificio, armati fino ai denti e pronti ad accogliere Spetters. Era certo che Spetters si sarebbe recato li perché avevano minacciato e picchiato Jenni, ma era anche certo che questa volta Spetters sarebbe stato fatto a pezzi dalla furia vendicativa dei suoi parenti albanesi. Camminando con le stampelle, il ciccione arrivò all’edificio, ma appena ebbe aperto la porta si trovò davanti uno scenario raccapricciante: le scale erano insanguinate, piene di interiora umane e parti anatomiche di corpi. C’erano vari fegati, vari reni, una decina di gambe e braccia amputate, svariati occhi, orecchi, nasi, organi genitali, visceri spappolate, parti di cervelli, stomaci, pezzi di toraci, teste. Una testa si trovava piantata sulla ringhiera in fondo alla scalinata. Urla agonizzanti si udivano a intervalli regolari e i lamenti dei moribondi, degli straziati e dei mutilati non cessavano un istante rendendo così completo quello scenario devastante. Un albanese col ventre squarciato stava scendendo le scale tentando di rimettersi dentro le budella che gli fuoriuscivano dalla tremenda ferita poi, vinto dall’atroce dolore, cadde rovinosamente di sotto. Non soltanto le scale, ma anche il pianterreno era pieno di sangue e parti di uomini, oltre a ciò c’era anche un albanese con la gola squarciata dalla quale il sangue sbrillava in aria come da una fontana, evidentemente la ferita gli era stata inferta da poco tempo, dato che non era ancora morto ma gemeva. Il ciccione per lunghissimi istanti rimase immobile, bombardato da tutte quelle scene atroci che aggredivano la sua mente. Non provava nessuna emozione inizialmente, perché era una situazione troppo assurda perché la sua mente potesse valutarla in un attimo. Solo alcuni istanti dopo, rendendosi conto della tremenda situazione, il ciccione fu preso da un gran panico, seguito da una grande rabbia e un grande desiderio di vendetta verso l’autore di quella strage. Pensò ai suoi figli e , più velocemente che poteva, salì le scale per andare nel suo appartamento rischiando più volte di scivolare sul sangue e su qualche organo umano spiaccicato. Mentre stava salendo, da una stanza uscì un albanese agonizzante che sbrillava sangue, con la parte destra del suo corpo che stava cadendo per via di un taglio che partiva dalla sua spalla destra, par arrivare al rene. Dalla squarcio cadevano vari organi per terra. Lui, incredibilmente era ancora vivo, ma dopo alcuni passi stramazzò esanime al suolo. Il ciccione guardò nella stanza dalla quale il suo amico era uscito e notò, oltre al sangue che imbrattava tutta la stanza e vari pezzi sparpagliati, suo cugino con la testa inchiodata alla parete. Il suo sguardo era fisso e inebetito, come se non si aspettasse ciò che gli era successo. Che fosse ancora vivo? Il ciccione non poteva e non doveva chiederselo, infatti doveva arrivare al suo appartamento il più velocemente possibile per vedere come stavano i suoi figli. Arrivato sulla soglia del suo appartamento, il ciccione notò con raccapriccio uno dei suoi figli che gemeva davanti alla porta. Era stato privato delle braccia e delle gambe e dai moncherini il sangue sbrillava come da una fontana. Poi, udendo dei lamenti provenire dalla camera, il ciccione andò li più tempestivamente che poteva e con la pistola in mano entrò notando una cosa raccapricciante: l’altro dei suoi figli urlava per terra in una pozza di sangue. Era stato privato di una parte del cranio da un colpo di pennato, e aveva lacerazioni varie al torace e all’addome. Sopra di lui Spetters era intento a tagliargli una mano col pennato. Vedendo il ciccione d’innanzi a se, Spetters si arrestò un attimo e parlò: “Ti avevo avvertito, ora peggio per voi.” Disse ciò con una voce apparentemente calma che celava una feroce ira. Dopo Spetters continuò la sua opera e, dopo aver staccato la mano al figlio del ciccione, lo girò e lo colpì alla schiena facendogli sprizzare sangue copiosamente dalle nuove ferite. Il ciccione sparò, ma Spetters evitò il colpo e gli lanciò il pennato tagliandogli di netto la mano che reggeva la pistola. “Io avevo cercato di avvertirvi di smettere, di salvarvi la vita! Vi bastava starvene buoni, ma voi no! Io non vorrei, ma voi mi avete costretto a farlo, ora vi distruggerò tutti!!!!” Disse Spetters. “Noooooooo!!!!!” Disse il ciccione. Mentre il ciccione si reggeva il moncherino sanguinante Spetters, per nulla inferocito, gli lanciò il pugnale nel pancione. Poi prese una tanica di benzina e iniziò a rovesciarla ovunque. “S..Spetters! Ti avevo sottovalutato, ma non succederà più! Ora so di cosa sei capace ma ti prego, pietà lasciaci vivere! Ti prometto che non ti daremo più fastidio, anzi! Andremo tutti via oggi stesso.” Disse il ciccione. “Certo! Sono sicurissimo che ve ne andrete oggi, vi farò io stesso il biglietto, un biglietto di sola andata per l’inferno!!!” Disse Spetters. Poi Spetters afferrò il ciccione e lo gettò con forza nel centro della stanza, gli inchiodò i piedi al pavimento e incendiò la stanza facendolo bruciare vivo con i suoi figli. Poi incendiò anche il resto dello stabile, trasformandolo in un enorme rogo. Dopo, attese un quarto d’ora per vedere se nessuno usciva e se ne andò, proprio mentre stavano arrivando i pompieri. Jenni non ritirò l’accusa, ma il giudice non era propenso a mettere dentro gli albanesi che l’avevano assalita e voleva dar loro una pene lieve da scontare con la condizionale. Però Spetters andò dal magistrato e, dopo una lunga chiacchierata condita da feroci minacce lui cambiò velocemente idea. I quattro albanesi vennero sbattuti dentro per molestie sessuali, aggressione, minacce, tentato omicidio con premeditazione e percosse. Gli vennero dati venti anni di carcere e due milioni di multa, il massimo della pena. FINE EP.
    da: Daniele Orlandini


    SPETTERS ANTOLOGIA(conclusione)

    “Nooooo! Non ci posso credere! Ci sono davvero!” “Che carini! Ah! Ah! Ah! Kekkarini!” Velocemente li presero in braccio iniziando a far loro dei complimenti. Il tono dei teppisti comunque era un po’ ambiguo e quindi poco tranquillizzante per Marco e sua moglie. Poi iniziarono a lanciarli in aria, afferrandoli al volo quando ricadevano, lanciandoli sempre più in alto. La madre voleva intervenire ma aveva paura di peggiorare le cose, infatti forse dopotutto era quella la loro maniera di mostrare affetto ai piccoli. Certo era un po’ debole come speranza, ma in certi casi ci si attacca a tutto. A un tratto un teppista, mentre il bambino ricadeva giù allargo le braccia. Il bambina cadde rovinosamente per terra e iniziò a piangere. “Guarda cos’hai fatto! Imbecille!” “Va bene! Va bene! Vediamo se saprai far meglio tu!” “Quando vuoi amico! Sali in moto! Coraggio! Faremo a passarceli!” Divertiti, i teppisti salirono sopra le moto mentre passarono i neonati a tre di loro che inizialmente sarebbero rimasti a terra. “Appena siamo laggiù tirateli nel mucchio e mi raccomando! Niente favoritismi o questa volta mi incazzerò sul serio!” “Favoritismi? Quando mai?” “Non fare il coglione! L’altra volta avete lanciato i neonati palesemente verso l’altra squadra, ora lanciateli proprio nel centro!” “Ah! Ah! Ah! Non è vero! Dici così solo perché non sai perdere rimbambito!” Disse un altro sulla moto. “Cosa? Rimbambito a me? L’hai voluto tu! Stavolta non toccherai neonato!” “Allora? Si gioca?” A quella conversazione Marco, sua moglie e sua figlia erano pietrificati e stavano lentamente perdendo tutte le speranze. Mentre i teppisti con le moto erano al centro i neonati vennero lanciati a caso nel mucchio e furono afferrati da tre motociclisti. Partirono e quelli con i neonati tenevano il loro marmocchio con una mano mentre altri cercavano di prenderglielo. Allora loro lo lanciavano a quelli che erano nella loro stessa squadra(avevano formato due squadre con lo stesso numero di elementi) . “Dai passalo a me! Lascia Rinaldo a bocca asciutta!” “Zitto Hombres! Questo melo porto fino al traguardo!” “Siii? Vediamo un po’ se dici il vero!” “Acc! Mi stà beccando! Prendilo Sito!” “Ahhhhh! Non è giusto! Voi due vi siete venduti alla squadra avversaria! Non vale!” “ come sarebbe a dire che non è giusto? Non ti vantavi sempre di essere il migliore pecorone?” Le moto andavano sempre più veloci e i bambini passavano da un teppista all altro velocemente spesso rischiando di andar a sbattere contro la roccia o addirittura di finire nel burrone. La moglie e la figlia di Marco piangevano mentre lui li implorava. “Fermi pietà! Potrebbero cadervi!” “Zitto imbecille! Non mi sembravi dispiaciuto quando hai fatto cadere Gioanni nel burrone!” “Dai! Forza! Passami il bambino, forza!” “Eccotelo, ma non passarlo a Demos, lui sembra dalla parte degli avversari!” “Stai tranquillo! Lo passerò a Pipeo!” Disse il teppista lanciandolo effettivamente a Pipeo. Però Gangster, dell’altra squadra, piombò in mezzo tentando di afferrarlo lui. Pipeo però non era d’accordo e lo spinse. Però in quella maniera nessuno dei due riuscì ad afferrarlo e il neonato andò a schiantarsi contro la dura roccia. Sua madre urlava disperata. “Porci bastardi!” Disse Marco con odio. “Nooooooo! Hai visto cosa mi hai fatto fare? Poverino! Ha fatto S-P-L-A-T.” Disse Gangster “La colpa è tutta tua! Ti sei messo in mezzo! Hai barato! La bambina mela scopo io per primo!” Disse Pipeo. Uno di loro andò a recuperare il neonato mentre altri legarono forte Marco a una moto, lo stesso sua moglie e sua figlia. Poi misero in moto trascinando i tre per terra a una velocità non inferiore ai 70 KM orari. Mentre andavano Gangster affiancò pipeo mostrando il neonato che aveva sbattuto contro la roccia. “Guarda! Hai visto? Il marmocchietto respira ancora! Certo, ha la testina un po’ sfasciata ma è vivo! Potrai fare lo stesso il tuo numero, quindi smettila di tenermi il broncio.” Poi arrivarono al villaggio. La strada che portava al paese era tutta insanguinata e su entrambi i lati vi erano delle Canne piantate per terra e sopra di esse si trovavano le teste di tutti gli abitanti del paese. Le case erano quasi tutte Con le porte sfasciate e i vetri rotti e sopra ognuna di esse c’erano delle teste umane. Marco, mentre veniva trascinato riconobbe molte di quelle teste e alla fine, quando vide anche quella di sua madre urlò maledizioni contro i teppisti, ma per il frastuono che facevano le moto nessuno lo udiva. Le moto si fermarono nella piazza. Intorno a essa erano state messe altre teste umane per figura. Marco, sua moglie e sua figlia erano tutti insanguinati e i loro vestiti erano parzialmente consumati. Ormai sapevano in cuor loro che non ne sarebbero usciti vivi, speravano soltanto che i neonati non soffrissero troppo. “Bene ora si che ci divertiremo! Pipeo, coraggio cosa aspetti? Fai il tuo numero!” Pipeo non se lo fece ripetere due volte dato che ci teneva a far vedere a tutti la sua abilità. Sorridendo prese i tre neonati ed iniziò a fare il giocoliere con loro. I suoi compagni lo guardavano divertendosi e cantando, mentre Marco e sua moglie lo guardavano terrorizzati non riuscendo a capacitarsi come fosse possibile un simile cinismo e una simile ferocia da parte di esseri umani. La ragazzina invece era sotto shock e in quel momento non capiva nulla. Vedendo che il teppista aumentava sempre la velocità la madre non ce la fece più a tacere. “Basta! Ti prego! Potrebbero caderti!” “Sii? Allora sempre più difficile ragazzi! Guardate! Sopra un asse sull’orlo dell’abisso!” Pipeo andò sull’orlo di un pozzo nero mentre la madre iniziò a piangere, poi a strillare. “Noooo! Bastaaaaaa! Vi prego! Fermatelo! Potrebbero cadergli!” “Oooooooh! Che peccato! Avete sentito? Fermatelo perché potrebbero cadergli!” Disse Gangster. “Ah! Ah! Ah! Complimenti marmocchi! Avete una madre col senso dell’umorismo!” Disse Pipeo. “Bastaaaaa! Ahhhhh! Maledetti bastardi figli di puttana!” Disse la madre. “Oooops! Uno mi è caduto nel bottino! Uffa! Lo vedete che col vostro vociare mi avete fatto distrarre?” Disse Pipeo. “Dai che non è così grave! Adesso lo ripeschiamo così potrai di nuovo divertirti!” Disse Massimone. “No! Basta! Non ne ho più voglia!” Disse Pipeo gettando di peso i neonati per terra. “Cani bastardi!” Disse la madre arrabbiata. “Non ti preeoccupare! Fa così per fare il prezioso! A proposito! Hai filmato tutto vero Rabid?” “Certo Hombres!” Disse Rabid mostrando la videocamera. “Bene, continua a farlo che ora viene il bello!” Appena udite quelle parole marco e sua moglie furono pervasi da un ondata gelida di terrore, non tanto per loro stessi ma per i loro figli. E avevano ben ragione di esserlo. “Vedi quello piccolino con la testa mezza rotta? E’ l’ideale per farci il lancio del peso, suvvia Iena! Vediamo se non sei un parolaio e riesci a battere il nostro record!” “Amico! Tu mi inviti a nozze!” E senza dire una parola di più Iena prese il neonato e, dopo averlo fatto roteare più volte per aria, lo scagliò oltre le case, nella fitta foresta. “Ah! Ah! Che bravo! Complimenti Iena! Hai messo il nuovo record!” “Andiamo a vedere se è ancora vivo, così ci faremo un altro lancio! Ah! Ah! Ah!” Disse Hombres. “Nooooo! Maledetti figli di puttana!” Disse Marco. “Ah! Ah! Ah! Sto scherzando! Si, perché vedete, se lui è sopravvissuto io sono Biancaneve! Ah ! Ah! Ah!” “Siiiiii! Però staresti bene in gonnella!” “Ah! Ah! Ah! Tieni! Sono la strega cattiva, prendi una mela!” “Piantatela ragazzi che non siete affatto spiritosi!” “L’hai detto tu! Ora vado a vedere! Se è ancora vivo sei Biancaneve!” Disse Massimone avviandosi. “Dai! Non fare il cretino e torna qui! Cazzo, qui bisogna anche stare attenti a come si parla! Neanche si fosse in una fottuta fabbrica!” Disse Hombres. “Ma falla finita che tu hai bruciato l’ultima fabbrica in cui hai lavorato!” Disse Massimone. “Per forza! Mi avevano criticato!” “Ah! Beh, quando è così non hai tutti i torti!” Marco e sua moglie piangevano e Iena si rivolse a loro con un sorriso smagliante. “E dai! Calmatevi! Ai bambini fa bene volare un po’! Inoltre vi prometto che nessuno andrà a vedere se è ancora vivo, lo lasceremo andare.” Mentre Iena parlava pareva che stesse trattenendo una risata a stento e stesse prendendo per il culo la sventurata famiglia. “E dai Iena! Falla finita! Sai bene che ormai è cibo per lupi!” “Va bene! Ma voi dovete sempre rovinarmi la piazza! Volevo divertirmi un po’! Che c’è di male?” Disse Iena scaccolandosi. “Bene! Adesso che abbiamo insegnato uno a volare, all’altro insegneremo a nuotare!” “Noooo! Vi prego! Basta!” Disse la madre. “Questo lo lasceremo vivere! Hai la mia parola! Se esce lo lasceremo vivere! Seguitemi! Tutti dentro presto!” Disse Massimone. Entrarono tutti in una stanza seguiti da quello con la videocamera. Marco sapeva che i neonati nuotano istintivamente per cui inizialmente nutriva certe speranze che il secondo neonato sopravvivesse. “Si accettano scommesse! Io dico che morirà entro cinque secondi!” “Io invece dico che non arriverà a tre!” Marco e sua moglie non capivano perché i teppisti fossero così certi che il neonato non sarebbe sopravvissuto, forse che non erano aggiornati sul fatto che i neonati in genere nuotano per istinto? La risposta arrivò come un lampo quando videro al centro della stanza una grandissima vasca piena di pesci piranhas. Intuendo cosa sarebbe successo i genitori si misero a urlare e Marco provò a colpire uno dei teppisti, ma venne gettato per terra e bastonato fino a spezzargli quattro costole. “Ora starai buono finalmente!” Poi, sotto gli occhi imploranti della madre, gettarono il neonato singhiozzante nella grande vasca. L’acqua divenne subito rossa. “Nooo! Liberatelo! “ Disse marco. “E’ libero! Se esce sarà salvo!” “Vi prego! Tiratelo fuori!” Ribadì. “Ah! Ah! Ah! Ormai è solo un mucchietto d’ossicini!” “Mi dispiace amici! Ma la scommessa l’abbiamo persa tutti quanti dato che i pesci selo sono divorato in meno di un minuto!” “E’ tutta colpa di Gangster! Gli avevo detto di dar loro da mangiare!” “Sii! Lo ammetto! ‘ colpa mia! Volevo farvi perdere la scommessa a tutti per vendicarmi di quella volta che avevate barato nel lancio del neonato dal cavalcavia!” “Non è vero! Giocammo regolarmente!” “stai zitto! Proprio tu! L’ho visto sai quando nascondesti la nitroglicerina nel sedere a quel neonato!” “Dai basta! Ormai è acqua passata!” “Zitti tutti! Mi è parso di udire un lamento!” Si zittirono e ascoltarono alcuni istanti. “E’ vero! Vado a vedere!” Dopo alcuni istanti il teppista che era uscito tornò con un neonato tutto sporco in braccio. “Guardate qui! Incredibile vero? E’ riuscito a riemergere dal bottino! Che tipo in gamba!” “Signori miei, vostro figlio è destinato a fare molta strada nella vita!” “Si! Ah! Ah! Ah! E’ destinato ad andare molto in alto, mooolto in alto, ve lo garantisco io!” A Marco non piaceva affatto quel tono, infatti anche se dalle loro parole pareva che volessero risparmiarlo, forse anche allevarlo loro, lui sentiva che non era così. Aveva ragione. Infatti il neonato venne portato fuori in piazza e gli venne messo dentro il sedere un grosso razzo, tipo quelli per fuochi artificiali. Il neonato soffriva e strillava per il dolore atroce e il sedere gli sanguinava. Marco e sua moglie non avevano la possibilità di reagire e non avevano più nemmeno la forza di chiedere pietà. Ormai si sentivano completamente svuotati dentro e speravano di morire in fretta. I teppisti puntarono il razzo verso l’alto e accesero la miccia. Il razzo spiccò il volo, esplodendo molto in alto. Nel vedere ciò la donna provò un gran furore e iniziò ad urlare. “Nooooooo! Cani! Belve immonde! Figli di puttana!” “Ah! Ah! Ah! Lo avevo detto che sarebbe andato molto in alto!” Marco contrariamente alla moglie continuava a stare zitto. Ormai rassegnato che non c’era più nulla da fare si era infatti chiuso in un abulico silenzio, silenzio dovuto, oltre che allo shock anche al fatto di non dar loro soddisfazione mostrando di soffrire. La moglie, ormai isterica continuava a strillare. “ Merde umane! Finocchi! Bestie!” “Su, non preoccuparti! Ah! Ah! Ah! Vedrai! Quello che sale prima o poi deve anche scendere!” “Già, ma io non vedo niente! Che sia finito sulla luna?” “Ma no! Guarda là! Vedo qualcosa!” “Oooooooh! Guarda! Guarda! Un braccino! Lo avevo detto di non preoccuparsi! Intanto è sceso un braccino, adesso vediamo si si trovano gli altri pezzi.” “Ohi! Che cos’è che mi è caduto addosso? Ah! Guarda guarda! Un pezzettino di cranio! Ma che botta però! Mi sa tanto che mi verrà un bernoccolo!” “Ma no Pipeo! Lo sanno tutti che la tua testa è dura, non fare tanto il lamentoso!” A quella scena Marco, preso dal furore, uscì dal suo stato abulico e, liberatosi, tentò di spaccare la testa a uno di loro con un sasso. Venne bloccato tranquillamente e, dopo avergli piantato con forza il sasso in bocca, spezzandogli anche i denti, Gli amputarono i piedi e lo fecero assistere alle violenze ripetute sulla figlioletta di undici anni. La violentarono tutti ed erano circa una cinquantina ( altri Headunters che erano nel paese si erano aggiunti al gruppo iniziale) , ed oltre a scoparla la possedevano anche dal didietro e le sbavavano addosso. Alcuni la bruciacchiavano con la sigaretta accesa, altri le n mettevano i piedi su alcuni carboni ardenti e altri ancora la tagliuzzavano un po’. Quello con la videocamera intanto riprendeva ogni cosa. La madre venne decapitata e uno di loro prese la sua testa e con essa si fece un pompino godendo in modo molto visibile. E con queste orrende scene negli occhi Marco morì dissanguato, maledicendoli tutti augurando loro una morte cento volte più terribile. Alla ragazzina misero una videocassetta in miniatura dentro il suo ano e la portarono nel paese più vicino gettandola in un secchio dell’immondizia. Se ne andarono ridendo e sbraitando. Enne ritrovata solo il giorno successivo, ancora viva ma in stato di shock. Ai dottori occorse un giorno intero per scoprire la videocassetta e quando la trovarono rimasero sconcertati dalla ferocia con cui era stato abusato di lei. Poi, avendo uno di loro un mini videoregistratore, decisero di guardare la videocassetta. Nel vedere simili efferatezze alcuni di loro svennero, altri vomitarono ma nessuno riuscì ad arrivare alla fine, nessuno volle guardarla fino in fondo. Venne denunciato il fatto. La videocassetta venne data alla polizia, ma anche la stampa riuscì a venirne in possesso. In un programma notturno alla tv venne trasmessa anche se già al telegiornale qualcosa era stato detto . La gente che vide quel programma non potè dimenticarlo e alcuni sporsero anche denuncia. Fra le altre persone, anche Daniele Orlandini aveva visto il programma rimanendo pietrificato e rimpiangendo ancora una volta di aver esorcizzato il demone che lo possedeva: “Maledetti figli di puttana! Una famiglia sterminata e una ragazza che probabilmente non si riprenderà più. Già sono stato portato a lavorare a trenta km da casa mia contro la mia volontà sopportando dai capi le angherie più svariate e ora vengo a sapere che ci sono in giro simili belve. Proprio ora ci sarebbe bisogno di Spetters.” Urlò furiosamente Daniele. Già da tempo infatti Daniele aveva abbracciato l’idea di dover tornar ad essere Spetters. Lo avevano forzatamente trasferito assieme ai suoi colleghi e senza aver dato loro una lira per la benzina in una ditta lontanissima da casa sua. Doveva fare più di settanta km al giorno per lavorare. Inoltre trattavano male la gente. Addirittura, a causa delle loro stronzate, una ragazza perse una mano. Infatti, pur sapendo che il lavoro che faceva era nocivo per la sua malattia, non la misero in un altro reparto e il dottore della ditta li appoggiò. Il sindacato come al solito girò la testa in quel caso come anche quando la ditta causò la pazzia al figlio di un'altra. Infatti lei avrebbe dovuto accudirlo causa la malattia della madre, ma la ditta non le volle dare il permesso e suo figlio cadde sbattendo fortemente la testa contro uno spigolo. Non avevano riguardo, nessuno scrupolo. Avrebbero dovuto capire che certa gente se aveva scelto quel lavoro poteva non avere i mezzi o la possibilità di lavorare così lontano, ma loro no! Davano per scontato che chiunque avesse i mezzi per andarci. Il sindacato non mosse un dito, anzi! Forse aiutò anche la ditta nel trasferimento! Inoltre c’erano anche alcuni operai di merda che minimizzavano, non capendo che la loro vita era rovinata. Quegli imbecilli dicevano che chi non poteva andarci si doveva arrangiare. Alcuni erano addirittura contenti perché penavano che un cambiamento poteva essere qualcosa di positivo. Che imbecilli! A causa di tutto ciò Daniele già da tempo voleva ridiventare Spetters e quando la ditta arrivò a causare la morte di una ragazza provò a concentrarsi con tutte le sue forze ma senza risultato. Il demone che lo rendeva Spetters ormai era morto e non poteva più tornare. La ragazza che morì aveva avuto un incidente perché veniva da una casa in collina e doveva attraversare una strada molto buia e dissestata. Aveva avuto capogiri causa esaurimento nervoso e si doveva alzare tutte le amttine alle quattro e mezzo e guidare con gli occhi mezzi chiusi dal sonno. Già di quell’incidente era responsabile la ditta perché se non si fossero trasferiti lei non si sarebbe dovuta alzare così presto. In quell’incidente aveva battuto la testa e dovette stare a lungo sotto osservazione. Quando rientrò al lavoro ebbero anche il coraggio di rimproverarla anche se era colpa di loro. A causa dell’incidente, e del suo esaurimento nervoso aggravato, i suoi capogiri aumentarono e divenne un rischio guidare per lei. Dovette fare altre assenze e ogni volta che rientrava veniva minacciata e rimproverata. I suoi colleghi, invece di essere con lei ( come sarebbe stato giusto, stare tutti uniti facendo fronte comune contro la ditta) , la maltrattavano , e polemizzavano, ironizzando anche sulle sue assenze, non c’era niente da fare. Gli operai non stavano uniti ma erano con la ditta. Daniele tentava di avvisarli, ma non otteneva nulla. A causa di ciò le condizioni della ragazza peggiorarono e i suoi giorni di assenza aumentarono. I capi decisero che non potevano più tollerare le sue assenze e mandarono un malvagio capolinea, famoso per i suoi metodi da lager, a minacciarla a casa che se non rientrava immediatamente, ignorando il certificato medico, l’avrebbero licenziata. Lei telefonò ai suoi colleghi delegati, pensò che servisse a qualcosa il sindacato ma si illuse. Anche loro le dissero che doveva rientrare perché ormai la ditta l’aveva presa in antipatia e non avrebbero fatto niente per evitarne il licenziamento. Così lei il giorno dopo prese la macchina per andare al lavoro, ma, causa di un forte capogiro, ebbe un incidente questa volta letale. Un fatto simile, anziché creare scalpore passò sotto silenzio. Il sindacato non fece nulla e gli operai la criticarono, insultandone persino la memoria. Daniele era spaventato e indignato non solo dalla malvagità dei capi che ebbero ilo coraggio di criticarla anche se era morta, ma soprattutto dall’indifferenza generale. Infatti se la morte poteva passare sotto silenzio, avrebbero potuto farli lavorare tutti sedici ore e a nessuno sarebbe importato nulla. Se fosse ridiventato nuovamente Spetters, Daniele l’avrebbe fatta pagare a tutti, dai capi agli operai di merda che facevano il loro gioco. Anzi, simili operai sarebbero stati puniti maggiormente perché era solo grazie a lor che i capi potevano essere così stronzi. L’aver visto la strage degli Headhunters confermò che Spetters era una cosa necessaria e pregò Dio di poterlo diventare di nuovo. Però ricordò le parole del mago che gli dicevano che l’esorcismo da lui subito avrebbe definitivamente ucciso il demone che albergava in lui e ciò gli lasciava poche speranze di ridiventare Spetters. Ciononostante doveva tentare e durante la notte si concentrò con tutte le sue energie ma non ottenne nessun risultato, doveva rassegnarsi al fatto che le ingiustizie sarebbero rimaste impunite. Come Daniele aveva fatto quello che poteva per lottare contro la ditta. Ma era solo contro tutti e non poteva fare molto. E certamente non avrebbe potuto sfidare dei teppisti come gli Headhunters. Nonostante ciò volle documentarsi su di loro perché anche senza i poteri e la furia di Spetters non si sarebbe mai arreso. Dandosi da fare, riuscì a scoprire molte cose su di loro. Seppe che la loro base si trovava nelle Marche, in un paesino in collina da loro occupato. Avevano ucciso tutti gli abitanti e tagliato loro la testa . Seppe che la cifra stimata dei componenti degli Headhuntars era di circa un centinaio, ma erano in molti a pensare che fossero molti di più, infatti assalivano altri villaggi per farne loro basi segno evidente che erano davvero tanti. Seppe che erano spietati e che dopo aver torturato e umiliato i loro nemici tagliavano le loro teste esponendole su delle canne piazzate sulle strade che arrivavano ai paesi da loro occupati. Le teste dei nemici più valorosi invece finivano ammucchiate a piramide nella cantina del loro capo ove lui si sedeva su di esse in meditazione. La cosa si dice che sia espressamente proibita al resto della banda. Sembra che il capo si sentisse rilassato a salire sulla piramide di teste e stando a certe voci vorrebbe in quel modo assorbire entro di se le abilità dei loro valorosi nemici diventando così sempre più forte. Sembra inoltre che gli Headhunters anelino con tutte le loro forze a salire sulla piramide ma il capo lo permetterà solo a uno di loro e dopo la sua morte. Probabilmente il prescelto sarà anche il nuovo capo della banda. Cercando informazioni sugli Headhunters, Daniele scoprì con terrore che esistevano bande altrettanto pericolose e terribili in giro per l’Italia. Per esempio c’era la terribile banda dei Sarcofaghi, teppisti motorizzati i quali, oltre a rubare e ad uccidere, avevano il vizio di scavare i morti rubando nelle loro tombe e persino scopandosi le donne morte. Inoltre si cibavano anche della carne dei cadaveri e praticavano con i resti della magia nera. Poi c’erano i terribili teppisti motorizzati chiamati Cani Infuocati, i quali avevano dei lanciafiamme incorporati alle moto e si divertivano a incendiare paesi interi. Poi c’erano i cosiddetti Conquistadores, teppisti che si divertivano a tagliare le amni e accecare le loro vittime, che poi rinchiudevano in un grande recinto pieno di cani selvatici tenuti a digiuno a settimane. C’erano anche altre bande meno note, ma non certamente meno terribili. Queste bande erano costantemente in lotta tra loro e c’era da sperare che si ammazzassero tutti tra loro. Ma la cosa più terribile era che gli Headhunters, per espandere il loro territorio, si erano divisi in vari gruppetti di dieci persone dirigendosi in paesi lontani dalla loro regione e tentando di impossessarsene onde aumentare il loro potere e servirsene contro le bande rivali. Inoltre rabbrividì scoprendo che uno di quei gruppetti si era insediato in una zona imprecisata della toscana ( c’erano comunque molte probabilità che fossero in una zona vicino a Pisa ) e aspettavano ordini per colpire. Daniele venne anche a sapere che il capo della banda era pedofilo e amava scoparsi nella cantina, sopra la piramide di teste, ragazzine minorenni molto carine. Probabilmente voleva le migliori di ogni zona e questo poteva essere, oltre all’espansionismo strategico, il motivo dei vari gruppettini che mandava in tutta la penisola. Dopo quelle terribili rivelazioni, Daniele si rattristi moltissimo. Voleva assolutamente fermarli, ma cosa poteva fare senza i poteri e la furia di Spetters? Aveva si della capacità straordinarie ma non poteva certo competere con delle simili furie umane. Mentre rimuginava su ciò ricevette una telefonata che lo rasserenò. Era la sua amica Tiziana ( per la quale lui segretamente aveva una cotta) che lo invitò con lei a fare funghi. Daniele esultava per quella richiesta, ma, siccome era una ragazza molto giovane, non volle sbilanciarsi troppo e le disse che sarebbe andato più tardi, forse, perché quella notte sarebbe rientrato tardi. “Cosa? E dove devi andare? Con le ragazze vero?” Disse Tiziana. Benche il tono fosse scherzoso, si capiva chiaramente che si sforzava di farlo sembrare così, infatti alcune inflessioni della sua voce tradivano a tratti una forte gelosia verso Daniele. Daniele se ne accorse e si sentì al settimo cielo, ma cercò di non manifestarlo nel tono della sua voce. “Quali ragazze? No, vedi Tiziana, il fatto è che devo allenarmi, sai che voglio fare? Voglio tornare sul ring!” “Lo sapevo che non saresti andato a cercare le ragazze! Tu ami solo me vero? Confessalo!” Disse Tiziana in tono scherzoso e rilassato. “Ah! Ah! Ah! Naturalmente! Cosa potrei mai desiderare di più dalla vita?” Disse Daniele con voce misteriosa ( in modo burlettone però ) . Sia Tiziana che Daniele risero. Nonostante quelle frasi avessero l’apparenza di battute sia Daniele che Tiziana volevano la stessa cosa, ma si peritavano ad ammetterlo apertamente. Il giorno dopo Daniele aspettò un ora, poi partì verso il posto ove Tiziana si trovava con suo padre, sua madre e sua sorella maggiore. Era una zona boscosa molto vasta, Ma nulla al mondo avrebbe impedito a Daniele di trovare Tiziana. Tiziana intanto stava riempendo il cesto di funghi quando sentì ridere alle sue spalle. Si voltò e vide un balordo con le mutande calate che le si avvicinava con la lingua fuori. Vedendolo Tiziana si irrigidì. Poi tentò di allontanarsi piano piano per non dare nell’occhio benche il balordo la guardasse fissamente. Indietreggiando però andò a sbattere in un altro brutto ceffo che la afferrò dal dietro. “Guarda guarda che bocconcino prelibato!” “Siiiii! Vieni piccola! Vieni a prendere questo funghetto!” Disse quello con le mutande calate. Il teppista venne preso, e colpito ripetutamente dal padre di lei che faceva il culturista da parecchi anni. Però l’altro reagì prontamente e gli diede un calcio. Il padre di Tiziana barcollò per un attimo, poi cadde per terra. Arrivarono la madre e la sorella maggiore, ma vennero subito fermate e picchiate dal teppista incazzato. Il teppista picchiato dal padre di Tiziana si rialzò. “Bene piccola principessa! L’altra ragazza e la donna al momento sono un po’ impegnate, che ne diresti di fare fichi fichi con mè?” Col cuore in gola Tiziana indietreggiò, ma alla fine incontrò un albero con la schiena . Il teppista le si avvicinò intenzionato a strapparle il reggiseno. Daniele arrivò vedendo il teppista scoprire i seni di Tiziana. Fu preso da un immenso furore e, come una belva, saltò addosso al teppista, lo stese e lo colpì con una serie violentissima di pugni al volto. Poi saltò per riatterrare di tallone sul suo plesso solare. Il teppista cadde svenuto. L’altro accorse in aiuto dell’amico ma Daniele gli bloccò il braccio, glielo slogò e lo mandò a sbattere di testa contro un albero. Un terzo teppista stava per lanciare un coltello contro Daniele. Tiziana lo vide ma non fece in tempo ad avvertirlo. Daniele si prese il coltello nell’addome. Indietreggiò dolorante e dopo qualche passo sentì il terreno mancargli sotto i piedi, scivolò nel burrone dietro di lui col pugnale piantato nella pancia. “Che osso duro! La sua testa meriterebbe di essere esposta, anzi! Forse dovremmo spedirla al capo, era un tipo valoroso.” “No! Ora non abbiamo tempo di andarlo a cercare in quella prunaia! Prendiamo la ragazzina e la sua famiglia. Li porteremo nel nostro covo provvisorio e, dopo aver mandato un messaggio al capo, aspetteremo che ci comunichino cosa farne. Chissà? Carina com’è, il nostro capo la vorrà senz’altro per se e noi saliremo di gradimento per avergliela procurata.” “Certamente non potremmo negare al nostro capo un simile bocconcino, infatti va matto per simili bellezze!” “Sei fortunata ragazzina! Sembra che avrai la possibilità di entrare nelle grazie del nostro capo!” “Si! Farai l’amore sulle teste prima di morire! Ah! Ah! Ah!” Tiziana iniziò a singhiozzare invocando il nome di Daniele. “Suuuuu! Coraggio! Non ti preoccupare! Vedrai che il nostro capo avrà un occhio di riguardo per te! Non ti metterà a marcire con le altre! Se sarai una delle sue preferite subirai una sorte migliore!” “Si! La tua testa, anziché essere messa in cima ad una canna sarà messa in un contenitore trasparente nell’armadio del capo, pensa che onore, ah! Ah! Ah!” Tiziana iniziò a urlare disperata. Mentre si allontanavano Daniele tornò su dal burrone. Li aveva riconosciuti dalle giacche, erano gli Headhunters. Il pensiero di quello che potevano fare a Tiziana lo preoccupava moltissimo, si sentiva addosso un angoscia inimmaginabile che gli impediva perfino di sentire il dolore della sua ferita. Però non era ferito molto gravemente, infatti la maggior parte del sangue proveniva dalla sua mano con la quale aveva bloccato la lama prima che affondasse, ma il sangue che fuoriusciva aveva dato al teppista l’impressione di averlo ferito gravemente. Daniele non sentiva nulla a parte il suo dolore interiore. Con l’occhio della mente riusciva a vedere la sua amata Tiziana in preda agli Headunters che la violentavano e la torturavano. Egli non aveva scelta, doveva seguirli e affrontarli anche a costo della sua stessa vita. Mentre i suoi erano ancora storditi per i colpi subiti e trascinati per terra, Tiziana veniva trascinata per i capelli. “Daniele! Cosa gli avete fatto maledetti?!” “Ah! Ah! Ah! E chi era? Il tuo amore?” “Ah! Ah! Ah! Che bello! Però ormai…..” “Ah! Ah! Ah! Dimenticalo! Quando ci avrai provato ti piaceremo di più!” “Se non fosse perché ti vuole il nostro capo ti avremmo già fatto la festa, ma anche noi abbiamo delle regole da rispettare!” “Ah! Ah! Ah! E’ vero! Altrimenti il capo farà la festa a noi!” I teppisti arrivarono al loro provvisorio covo, sito in una lunga grotta in una zona paludosa. Era una palude molto pericolosa, addirittura simile a sabbie mobili in alcuni punti e la zona era molto tetra, ma i teppisti li si sentivano a casa. Nella grotta c’erano vari oscuri cunicoli e anche molti sottopassaggi da loro scavati. Era come una casa con molte stanze. Uno di loro rimase nascosto fuori a fare la guardia, gli altri entrarono. Dentro c’erano altri cinque Headhuntars ad attenderli. “ Guarda guarda! Abbiamo da divertirci stamattina.” “Si amico, ma aspettiamo il messaggero del capo! Dovrebbe oramai essere qui a momenti!” “Pensi che lascerà che cela spassiamo un po’ con la bambina?” “Forse con le altre due si ma la bambina no! Comunque non voglio prendere iniziative! Gli ordini sono che finchè non arriva lui dobbiamo solo assicurarci che nessuno si aggiri qua attorno e di catturare vivi finche possibile chi si avventura quaggiù. Abbiamo anche l’ordine di non fare nulla ai prigionieri finche non arriva lui.” Proprio in quel momento udirono il rombo di una moto. Il messaggero del loro capo era alfine giunto. Era un tipo alto, sporco con capelli molto lunghi e riccioluti. Portava degli occhiali a specchio azzurri e aveva uno scheletro tatuato sulla guancia sinistra. Squadro i prigionieri uno per uno poi parlò: “bene! Da ora in poi avete carta bianca ! Potrete disporre di loro come meglio vi piacerà fatta eccezione per la ragazzina. Lei sarà portata dal capo. Una bellezza come la sua è rara e il capo sarà molto soddisfatto di voi. Si vede chiaramente che alcuni di voi si sono presi delle libertà con le altre due, ma saggiamente lei l’avete lasciata intatta per il nostro capo. Allora sarete premiati! Dopo che il capo si sarà divertito bene bene con lei, prima di ucciderla vi ci farà un po’ divertire.” Il messaggero aveva una voce grossa e autoritaria, la voce di una persona temuta e abituata a farsi rispettare. Infatti era lui in quel momento il portavoce del capo ed era temuto quasi quanto lui. Il capo lo mandava a vedere se filava tutto liscio e se i suoi ordini erano eseguiti alla lettera e molte volte faceva delle improvvisate e se qualcuno era colto in fallo veniva immediatamente e atrocemente punito. Per fare i messaggeri il capo selezionava quelli più forti , i più sadici e i più leali a lui. “Bene! Ora però voglio divertirmi un po’ anch’io! Accendete un bel falò!” Disse il messaggero. L’idea di divertimento per il messaggero era quella di far passare tutti i prigionieri sui carboni ardenti. Fuori dalla grotta intanto Daniele saltò di scatto addosso a quello di guardia stordendolo con una pietra. Poi si precipitò dentro. “Daniele!” “Tiziana! Stai tranquilla che ti libererò!” Però Daniele non era certo all’altezza degli Headhunters e, dopo una piccola resistenza fu in loro potere. Il messaggero lo guardò a lungo, passeggiando su e giù poi parlò: “Tiziana è del capo! Mi dispiace, ma non puoi prenderla tu! Al massimo possiamo darti la morte!” Ferito, semistordito, Daniele venne portato fuori, legato e gettato in una zona profonda della palude con un peso legato perché affondasse sempre di più. “Ah! Ah! Ah! Ora possiamo star tranquilli che non tornerà più!” Mentre stava affondando Daniele sentiva la vita sfuggirgli ma non era preoccupato per sé , bensì per Tiziana. La tensione sovrumana alla quale la sua mente e il suo corpo furono sottoposti fece tornare alla ribalta il demone che lo trasformava in Spetters. Era stato Daniele Orlandini ad essere gettato nelle sabbie mobili, ma ad uscirne fu Spetters il rosso. Con la sua calzamaglia rossa si avviò verso la grotta per ringraziare i teppisti di averlo riportato in vita. Quella volta che il demone che era in lui venne esorcizzato apparentemente per sempre la sua calzamaglia scomparve nel nulla, mentre in quel momento che il demone era tornato a possederlo come per incanto si ritrovò addosso la sua calzamaglia rossa. Quello che lo aveva spinto nelle sabbie mobili si trovava fuori di guardia. Spetters piombò davanti a lui ringhiando. “S- Sp- Sp….” “Si! Non essere timido! Sono proprio io! Spetters il rosso!” “Ma eri morto!” “Lo ero, adesso non più!” Le risate e il fracasso che i teppisti facevano dentro la grotta impediva loro di sentire cosa stava accadendo fuori. Il teppista provò a pugnalare Spetters, ma lui fu più veloce e gli fece un taglio largo e preciso all’altezza della pancia. Il sangue usciva copiosamente e il teppista si reggeva dolorante la ferita, anche le sue budella facevano capolino dal taglio. “Ma come fai ad essere ancora vivo Spetters! Avevano assicurato che eri scomparso!” “Te l’ho detto! Ero morto ma ora non lo sono più! Ed è principalmente merito tuo se sono tornato!” “M- mio ? Non capisco cosa vuoi dire!” “Non è necessario che tu capisca! Comunque voglio ringraziarti! Poiché tu mi hai riportato in vita io non solo ti lascerò vivere, ma lascerò vivere anche alcuni di voi.” Il teppista era ferito e perdeva molto sangue. Il taglio era orrendo, però pensava che tutto sommato avrebbe potuto cavarsela se soccorso velocemente. “G- Grazie Spetters!” “Però prima di lasciarti andare voglio che tu mangi le tue stesse visceri!” “Nooo! Non puoi dire sul serio!” “Io non scherzo mai!” E detto ciò gli strappò le budella poi, dopo avergli tamponato la ferita con del fango, lo gettò sopra di esse di faccia e lo obbligò a mangiarle. Un teppista nella grotta stava andando a prendere delle bottiglie per bere. Le bottiglie si trovavano in un cunicolo distante da dove si trovavano tutti riuniti, per cui fu costretto a staccarsi dal resto del gruppo e i suoi compagni non si accorsero del rumore della sua testa che si sfracellava contro il muro. Intanto nella grotta principale stavano per far camminare la sorella di Tiziana sui carboni ardenti ed erano tutti eccitati. Ma la loro eccitazione fu di breve durata, infatti Spetters piombò dentro gettandoci uno di loro sui carboni ardenti. Il teppista, con i capelli e la giacca in fiamme, si alzò correndo in cerca di acqua, ma Spetters gli fece sgambetto e lo gettò addosso ad alcuni di loro che si ustionarono a loro volta. Gli altri si armarono e si gettarono contro Spetters, ma era una battaglia persa in partenza. Alcuni vennero dilaniati, spellati, smembrati, maciullati e bruciati dalla furia di Spetters. Tre di loro invece li abbrustolì un po’ sui carboni ardenti senza ucciderli. Tiziana corse da Spetters con le lacrime agli occhi. “Daniele è….” “No! Sta bene ed è andato a cercare aiuto. Voleva tornare qui ma glielo ho impedito, non volevo che rischiasse visto che c’ero io.” “Sia ringraziato il cielo! Voglio vederlo.” Sotto il costume di Spetters Daniele, benche fosse posseduto dal demone, provava una grande gioia nel sentir dire a Tiziana quelle cose, ma badava bene a mostrarsi indifferente per non tradirsi. “Lo vedrai non temere! Non credo sia tanto stupido da lasciarsi sfuggire una ragazza come te, comunque ora andatevene che devo parlare con questi tre signori.” Tiziana uscì con la sua famiglia lasciando Spetters davanti a tre teppisti bruciacchiati e strapazzati. Loro lo guardavano spaventati, vedevano infatti dal suo sguardo che aveva in serbo per loro qualcosa di poco piacevole. “Bene! Bene! Ma io sono sicuro di avervi già visto da qualche parte! Aspetta! Forse ho capito! Siete attori! Si! Vi ho visto in un film dove ammazzavano neonati! Mi fate un autografo?” Disse Spetters. “V- vuoi ucciderci Spetters?” I tre teppisti erano quelli che più si erano divertiti con i tre neonati. Spetters li aveva riconosciuti perché aveva visto il servizio nel quale venivano mostrate le loro atrocità e sentiva il bisogno struggente di dar loro una punizione esemplare. “Noooo, voi tre potrete vivere, solo vorrei che mi faceste un piccolo favore.” “C- che cosa? Vuoi forse sapere dove si trova la nostra base principale?” “No. So già più o meno dove si trova e non appena potrò andrò a trovare il vostro capo, al momento altra gente necessita della mia visita. No, non voglio che tradiate i vostri compagni altrimenti magari poi per ritorsione si vendicherebbero e potrebbero farvi molto male. Quello che volevo ecco, visto che siete tanto bravi come attori e io ho sempre desiderato fare un film mi dicevo perché non girare un film con voi?” Poi Spetters stordì e legò uno di loro. “No! Non preoccupatevi! Si tratta solo di una precauzione momentanea! Al momento lui non recita, la sua parte verrà dopo, così adesso si riposerà! Dopo aver finito il film vi libererò tutti e tre e vi lascerò andare via.” Disse Spetters. Poi diede ad un altro la loro telecamera dicendogli di filmare tutto e portò fuori con se l’altro per un orecchio. Poi Spetters disse a quello con la telecamera di riprendere tutti i teppisti trucidati dicendo che serviva con introduzione. Spetters si mise poi in mezzo ai teppisti uccisi assieme a quello che teneva per un orecchio e mentre tutto ciò veniva filmato iniziò a parlare. “ Questo è quello che succede a chi rapisce ragazzine innocenti, adesso invece vi mostrerò i giochi che faccio con i seviziatori di neonati. I tre protagonisti principali li avete già visti nella prima parte, sia in parte nel telegiornale della sera, sia nella versione integrale durante il programma Fuori Orario su Rai 3. Adesso ho il piacere di annunciarvi che li rivedrete nella seconda puntata.” Spetters iniziò a tirare l’orecchio del teppista fino a strapparglielo. Poi, implacabile con il coltello gli fece un taglio e gli tirò fuori il fegato da esso e lo lanciò nella fitta boscaglia a molte centinaia di metri di distanza. Poi, mentre il teppista si rannicchiava per terra dolorante Spetters prese un accetta e gli tagliò i piedi e gli fasciò alla meglio le ferite con dei resti di vestiti appartenenti ai suoi compagni morti tamponando parzialmente la fuoriuscita di sangue. Poi Spetters parlò: “ tu hai fatto il lancio del peso con il neonato così io ho fatto il lancio del peso con il tuo fegato. Ora se tu strisciando per terra lo ritroverai in tempo e telo farai rimettere ti salverai, puoi andartene sei libero.” Poi Spetters tornò da quello legato, lo portò sull’orlo di un enorme burrone (sempre seguito da quello con la videocamera che riprendeva tutto con scrupolo) e gli inchiodò i piedi su due tavole che sporgevano dal burrone per non farlo cadere. Poi gli strappò i due reni, la milza e, dopo avergli sostituito gli organi con del fango per impedirgli di morire dissanguato, lo obbligò a fare il giocoliere con i suoi organi. “Sei un bravo giocoliere no? Lo hai fatto con i neonati quindi ora lo farai con i tuoi stessi organi. Se resisterai dieci minuti potrai vivere. Se ti cadrà un organo nel burrone potrai vivere lo stesso, però ti verrà strappato un altro organo per sostituirlo.” Disse Spetters. Sanguinante, dolorante e con la mente annebbiata il teppista provò a farcela, ma la vista gli si annebbiava sempre di più e un rene gli cadde nel burrone. “Vergogna! Nemmeno tre minuti! Comunque non è detta l’ultima parola.” Spetters gli strappò la vescica . Il teppista provò un dolore straziante, ma sapeva che doveva resistere. Quello che riprendeva la scena era spaventato perché non sapeva quale sorte dopo sarebbe toccata a lui. Poi ricordò cosa aveva fatto al neonato e, avendo una vaga idea di quello che spetters avrebbe potuto fargli rabbrividì . Forse avrebbe fatto meglio a tentare la fuga. Lentamente, mentre Spetters era preso a osservare l’altro teppista, iniziò a fare dei passi indietro. “Fossi in te non ci penserei neanche. Se non riprendi tutto in maniera più che perfetta quello che sta accadendo a lui sarà un divertimento in confronto a ciò farò a te. Poi triplicherò quello che ho in mente di farti e per finire ti infilerò la videocamera su per il culo! E tela farò uscire dalla bocca!” Disse Spetters senza neanche guardarlo. Rassegnato, ma sempre più preoccupato il teppista non tentò più di indietreggiare ma si concentrò per riprendere tutto alla perfezione. Il teppista che faceva il giocoliere intanto era arrivato a sei minuti, ma poi gli cadde la milza nel burrone. “Aiaiaiaiaiai! Su amico! Ancora un piccolo sforzo!” Disse Spetters strappandogli i genitali e dandoglieli. Questa volta non arrivò al settimo minuto che gli cadde la vescica. Spetters allora gli cavò un occhio, ma anche quello gli cadde prima dello scadere dell’ottavo minuto. Subito, sul volto di Spetters anche se parzialmente celata dalla maschera, comparve un espressione di gioia e divertimento, contrapposta all’espressione di dolore del teppista, da cui si capiva benissimo che non cela faceva più. Senza pietà Spetters gli strappò il fegato e come per gli altri organi, usò del fango per sostituirlo in modo da bloccare la fuoriuscita del sangue. Stringendo i denti, il teppista riuscì a resistere quasi fino in fondo, però poco prima dello scadere del tempo gli cadde l’altro rene. “Benissimo! Quasi ci sei, però manca ancora qualche secondo!” Disse Spetters. “G – già Spetters! Però non starai a guardare pochi secondi.” “Naaaa! Il gioco è gioco! Devi finire i dieci minuti!” Detto ciò Spetters gli strappò il tubo rettale e glielo diede. Il teppista, sia pure malridotto, riuscì a passare il tempo previsto da Spetters. “O –ora ci sono r- riuscito…” “Bravissimo! Ci sei riuscito, ti lascerò vivere.” Disse Spetters. Dopodichè Spetters chiese gentilmente la videocamera all’altro il quale capì che la sua ora era ormai giunta e, rassegnato gliela diede. In quattro e quattrotto si ritrovò privo di braccia e gambe e legato ad alcuni grossi razzi di cui disponevano. “Come agli altri anche a te darò la possibilità di avere salva la vita. Ora darò fuoco alle micce e ti lancerò in aria con questi razzi, ma poi non farò altro. Se riesci a salvarti puoi vivere e ti lascerò libero di andartene.” “P- pietà Spetters.” Senza dire una parola Spetters accese le micce e alcuni secondi dopo il teppista sfrecciò in aria assieme ai razzi. “Noooooooooo!!!!!!!!!!!!!!” Gridò il teppista. Il suo grido però si perse nel vuoto. Dopo un po’ ci fù l’eplosione, ma molto in alto. Con grande soddisfazione, Spetters osservò alcuni pezzi del teppista venire giù, poi decise che non aveva più nulla da fare li. Infatti mancava da molto tempo, troppo! La gente ormai si era abituata alla sua mancanza e questo era un male a cui avrebbe presto posto rimedio. Troppe volte infatti la gente la faceva franca qualunque cosa facesse, era ora che qualcuno mettesse fine a tutto ciò. Da molto tempo molti avevano bisogno che gli facesse visita ed era deciso ad accontentarli tutti. Il mondo intero avrebbe subito nuovamente la furia di Spetters. La ditta C I M sarebbe stata la prima a subire la sua vendetta. F I N E
    da: Daniele Orlandini


    SPETTERS ANTOLOGIA(ep2, ep3 e altri sparsi)

    SPETTERS INCUBO ROSSO Il bar ristorante Da Milo si trovava alla periferia di Perignano e in origine era destinato perlopiù a camionisti. Però i tramezzini squisiti, i piatti favolosi e il caffè da favola attiravano una moltitudine di clienti da tutte le parti. Sfortunatamente però quella volta avevano attirato dei clienti non graditi. Erano chiamati i Teppisti Gialli per via della loro eccentrica abitudine di tingersi la faccia con strisce gialle di vernice e di macchiare con vernice gialla i luoghi delle loro scorrerie . Stupravano, rubavano e uccidevano senza esitare. Si erano recati Da Milo sapendo per l'appunto che era frequentato da belle ragazze e anche da benestanti. Avevano appena messo sottosopra tutto il locale, malmenato e derubato i clienti e stavano accingendosi a spogliare le ragazze. Il gestore sene stava rannicchiato sotto quello che restava del bancone e osservando il telefono omai messo fuori uso dai vandali. Mentre alcuni teppisti spogliavano le ragazze, altri facevano la guardia ai clienti pestati e prestavano attenzione se Da fuori arrivava qualcuno. Ad un tratto, i teppisti notarono una macchina che si avvicinava. Saverio, un rappresentante sessantenne, cliente occasionale, si recava Da Milo ogni volta che il suo giro d’affari lo portava da quelle parti. Fermò la macchina avviandosi verso la porta, ma quando fece per entrare fu aiutato da una spinta e una pedata sul fondoschiena. Successivamente fu bastonato per bene e gettato nel mucchio. Saverio era un uomo orgoglioso e in passato aveva praticato il karatè riuscendo a diventare un esperto. Si rialzò velocemente e colpì in faccia con un calcio un teppista facendolo sanguinare, poi, con un pugno preciso , ne fece volare un altro molto lontano. I teppisti però erano tanti e tutti delle belve umane e, in breve tempo gli furono addosso e lo colpirono ripetutamente a pugnalate e bastonate alla testa. Poi, dopo essersi divertiti a turno con le ragazze, violentandole, picchiandole e strinandole con sigarette e sigari, incendiarono il locale e andarono via canticchiando. Tempestivamente il P.i.( Pronto Intervento, un associazione di volontari dediti principalmente al pronto soccorso, alle calamità naturali e a combattere il male ) si recò a spegnere l’incendio. Le persone stavano tutte bene, nonostante i vari traumi subiti dalle ragazze e le contusioni dei clienti, tranne Saverio, il quale era morto dissanguato. La domenica pomeriggio al bar di Perignano era commentato da tutti l’accaduto e anche Alessandro, Riccardo e Graziano non parlavano d’altro. “Accidenti! Adesso c’è scappato anche il morto! I Teppisti Gialli divengono sempre più cattivi e pericolosi!” “Certo Riccardo! Ho visto le testate all’edicola stamattina e la gente nel mio rione non parlava d’altro! Prima distruggono segnali stradali, poi incendiano i pollai, stuprano e torturano ragazzine , era evidente che prima o poi avrebbero ucciso!” Disse Graziano. Riccardo deglutì;” Quello che è peggio è che adesso si sono stabiliti in una zona qua vicino!” “Già! Se non sene vanno ho paura che presto celi vedremo arrivare qui, mamma mia!” “Mi vengono i brividi solo a pensarci! Alessandro! Cosa pensi di tutto ciò? Non hai ancora detto una parola!” “Scusate amici” Disse voltandosi verso di loro” Ero distratto! Una settimana fa mio fratello minore è voluto andare al Castello Degli Spettri per avere notizie di Daniele, e non è più tornato!” Graziano tentò di rasserenarlo:” Non credo che gli sia successo qualcosa, probabilmente starà indagando! So che è molto abile come investigatore! Andiamo in discoteca e cerchiamo di pensare positivamente, altrimenti non rimorchieremo.” Alessandro si tranquillizzò un po’, tantopiù sapeva che presto i ragazzi sarebbero tornati dalla missione e avrebbe così potuto dare inizio ad una bell' indagine con tutta la squadra al completo. Andarono in discoteca intenzionati a divertirsi e, dopo essersi messi in pista a ballare, conobbero alcune Coetanee. Comunque, specialmente in quel periodo, teppisti e vandali si trovavano un po’ da tutte le parti e quel giorno fecero una capatina anche in quella discoteca. Iniziarono a buttare tutto all’aria e ad insultare e spingere la gente. Uno di loro spinse Alessandro mentre corteggiava una ragazza e la cosa lo mandò in bestia: con un pugno mandò via uno di loro, mentre un altro cercava di sopraffarlo lo stese con un calcio al basso ventre. “Pezzi di merda! Venite avanti se n' avete il fegato!” Però, nonostante le audaci parole presto fu sopraffatto dal numero dei vandali che lo pestarono a sangue. Poi, inferociti ancora di più molestarono le ragazze palpando loro il sedere, i seni e tentando di spogliarle E quelle che opponevano resistenza erano prese a schiaffi e anche a pugni. Improvvisamente una misteriosa figura in motocicletta entrò in discoteca sbaragliando tre di loro. La motocicletta sembrava essere passata attraverso le pareti lasciando tutti estrefatti, vandali e vittime. La misteriosa figura, sempre rimanendo nell’ombra, saltò addosso ad un vandalo, ma un altro di loro accese le luci illuminando il misterioso individuo: aveva una calzamaglia rossa con tanto di cappuccio, cappuccio che gli arrivava fino al naso, ma dei nastrini partivano da dove finiva il cappuccio arrivando fino al mento rendendo in questo modo ancora più difficile un identificazione della persona. Aveva un teschio con due ossa ad ics disegnato all’altezza della fronte e uno scheletro capellone in moto disegnato all ‘altezza del petto. Una cintura cingeva il suo bacino piena di svariate boccette e alla sua destra aveva una fondina con la pistola mentre alla sua sinistra un lungo pugnale. I suoi occhi brillavano di una gran brama di sangue, non c’era alcun dubbio, era Spetters il rosso. “ Accidenti! Lo riconosco dalle foto sui giornali! E’ Spetters! Spetters l’assassino!” “Anche se fosse il Padre eterno non farebbe alcuna differenza! Forza diamogli una lezione!” Un ragazzaccio tentò di saltargli addosso, ma Spetters si concentrò: il ragazzaccio fu preso da uno strano M malore e si piegò in avanti vomitando sangue. Un altro tentò di sorprenderlo alle spalle, ma, come se avesse gli occhi sulla nuca, Spetters lo vide e lo Colpì con un tremendo calcio all’indietro e lo fece volare contro le bottiglie del bar. Due di loro, sia pure un po’ titubanti, si fecero avanti per affrontarlo assieme, ma lui, dopo aver schiacciato Il naso con un pugno ad uno di loro, velocemente si accucciò entrando fra le gambe dell’altro. Poi, velocemente , si rialzò con il vandalo a spalle. Il ragazzaccio era spaventato e aveva paura di cadere per terra, per cui non fece nulla, sperando che Spetters lo mettesse giù senza fargli troppo male. Improvvisamente Spetters si mise a correre in maniera disordinata facendo oscillare il vandalo il quale implorava Spetters di smetterla, poi piangeva. Spetters poi corse in cima alle scale e, saltando molto in alto, rovesciò mentre Stava per toccare di nuovo terra, il ragazzaccio sui gradini con tutto il peso del suo corpo. Gli altri tirarono fuori catene e coltelli e piombarono verso di lui. Spetters, con calma, prese la pistola e sparò Colpendo uno di loro ai genitali, mentre un altro lo stese con una pedata al basso ventre. Uno di loro aveva una pistola e tentò di sparargli, ma Spetters, implacabile, gli tirò il pugnale colpendolo al cuore. Il sangue sgorgava dalla ferita ad intermittenza e il teppista lasciò cadere la pistola e, urlando, cadde per terra. Un altro provò a bastonarlo ma Spetters, dopo avergli sparato alle ginocchia, con la mano messa ad artiglio gli strappò parte della faccia. Gli saltarono addosso in cinque ma Spetters, come una furia scatenata li colpì velocemente e i teppisti tornarono indietro via aerea ed andarono a spiaccicarsi contro la parete. Avendo visto la sorte toccata agli altri, gli ultimi due tentarono la fuga. Spetters però, con un lungo salto li raggiunse facendo entrare la testa di uno di loro in un acquario che fungeva da parete. Naturalmente avendo spaccato il vetro con la testa il teppista era tutto ferito e acqua mescolata a sangue cadeva per terra. Spetters resse ben bene il teppista onde evitare che togliesse la testa troppo presto. L’altro tentò di fuggire dalla parte opposta ma Spetters, mentre reggeva l’altro, con l’altra mano impugnò il bastone del teppista e glielo tirò alle gambe con una forza tale che le sue ossa andarono in frantumi. Poi lasciò andare quello con la testa dentro l’acquario e andò ad interrogare l’altro con le gambe rotte. “ Allora? Come la mettiamo? Perché gente come voi crede di poter fare tutto? Non mela dà a bere! Voi agite per conto di una banda più grande e questa doveva essere una specie d'iniziazione !” La voce di Spetters faceva rabbrividire tutti i presenti e il suo sguardo maniacale faceva capire che le cose Si stavano mettendo male. “ S-s-si! E’ così! Dovevamo far vedere che siamo dei duri, dimostrare che non temiamo nessuno!” “Benissimo! Adesso invece dimostrerete che non temete nemmeno la morte se non mi dite qual è la banda che ha organizzato tutto, quindi parla altrimenti ucciderò tè e i tuoi compagni in maniera efferata!” “ N- Non posso farlo! Non ci sarebbe scampo per me se parlo! Mi troverebbero ovunque!” Era visibilmente terrorizzato, aveva una paura folle di chi lo aveva mandato, paura come del diavolo in persona. Spetters lo guardò, poi si voltò come se volesse andarsene. Poi però si voltò di nuovo prendendo una mano del ragazzaccio. Iniziò a spezzargli lentamente ma inesorabilmente tutte e cinque le dita e nella sala si udivano sinistri scricchiolii che facevano rabbrividire tutti i presenti, il ragazzaccio urlava ed aveva le lacrime agli occhi. “Hai più probabilità di sfuggire a loro che a me, parla adesso! O passerò all’altra mano! Poi sarà la volta delle orecchie! Poi del naso! Poi degli occhi! Poi……” “ Nooooooo! E va bene! Parlerò!” “Sono tutto orecchie!” “Sono stati i famosi Teppisti gialli! Non ammettono superiorità da parte di nessuno! Vogliono fare da padroni ovunque! Spadroneggiano già nell’Emilia Romagna! Noi dovevamo con questa prova dimostrarci degni di servirli così tramite noi avrebbero spadroneggiato anche qui! Essi avevano sentito di uno che aveva sbaragliato i militari in questa discoteca ed è per questo che ci hanno mandato qui!” “ Invece avete dimostrato solo che siete delle merde ed e’ mia abitudine schiacciare le merde! Ho sentito parlare dei Teppisti Gialli, sono solo delle merde un po’ più grosse, ma io li faro a pezzettini uno ad uno! Poi li darò in pasto ai gatti!” “ S- Si! Ormai ho visto che sei superiore a loro, ma mi darai protezione? Io ti aiuterò contro di loro tanto ormai vorranno la mia pelle!” “Arrangiati! Non mi serve il tuo aiuto !” “ M- ma almeno fai in modo che non mi uccidano!” “Va bene! Farò in modo che non ti uccidano!” Disse Spetters. Spetters portò con se il teppista caricandolo sulla sua moto, poi mise in moto e partì, uscendo dalla discoteca. Il teppista si chiedeva dove Spetters volesse portarlo e vide che Spetters imboccò una lunga strada sterrata in salita. La strada ad un certo punto finiva e c’era un enorme dirupo. “Non possiamo passare di qui Spetters! Dovrai passare da un'altra strada per portarmi in quel posto sicuro che avevi detto.” “No! Il posto sicuro per te è in fondo a quel burrone!” “M- ma avevi promesso che avresti impedito ai teppisti Gialli di uccidermi!” “Infatti! E manterrò la mia promessa! Impedirò loro di ucciderti uccidendoti io stesso!” Poi lasciò cadere il teppista nel burrone. Le urla continuarono lungamente, poi cessarono. Il giorno dopo la gente al bar polemizzava sull’accaduto e in particolare modo Alessandro e i suoi amici Essendo stati diretti testimoni dell’accaduto. “Il vandalo interrogato da Spetters è stato trovato morto in fondo ad un burrone! Non bastava che lo avesse fatto parlare, no! Doveva anche ucciderlo! Non conosce la pietà!” Disse Riccardo. “Non conosce la pietà, dici tu? Mah? Però bisogna vedere le cose da tutti i punti di vista! Intanto dobbiamo a lui la salvezza ragazzi! Quelli mica scherzavano! E poi, forse, gli ha fatto un favore ad ucciderlo! Infatti è morto senza soffrire, mentre i Teppisti Gialli avrebbero potuto torturarlo prima di ucciderlo, ho sentito certe cose circa il trattamento riservato a chi li tradisce….” Disse Alessandro. “Ma avrebbe potuto anche salvarsi!” Disse Graziano. “Non credo proprio! Nessuno è mai sfuggito alla loro vendetta! Hanno alleati ovunque , alleati dominati col terrore certo, ma che sarebbero disposti a morire piuttosto che subire la loro vendetta! Alleati che lo avrebbero trovato e consegnato a loro. I Teppisti Gialli sono una vera calamità! Speriamo che Spetters li faccia fuori tutti o nessuno sarà più al sicuro.” Disse Alessandro. Come conferma delle parole d'Alessandro circa la pericolosità dei teppisti, ad un altro bar del paese erano Giunti quattro di loro con la moto. Il barista capì subito che si trattava dei Teppisti Gialli e telefonò ai carabinieri. I teppisti entrarono nel bar sfondando la porta, poi, vedendo un vecchio che camminava con le stampelle, gliele levarono e gli fecero sgambetto facendolo cadere con la faccia a terra. “Maledetti figli di puttana! È solo un vecchio invalido e…” Disse uno alzandosi. “Cosa hai detto faccia di cazzo? Vieni un po’ qua!” Lo presero per il bavero della camicia poi uno di loro, con una spranga di ferro lo colpì fortemente alle ginocchia , uno dei clienti voleva uscire, ma un teppista si mise davanti alla porta e, con un calcio in faccia, lo scaraventò oltre il bancone contro le bottiglie. Ormai scatenati, i teppisti iniziarono a picchiare la gente e a sfasciare tutto mentre il barista pregava che i Carabinieri arrivassero in fretta. Intanto Alessandro, uscendo dal bar, notò un pulmino di carabinieri recarsi di volata a sirene spiegate verso l’altro bar e si sentì in dovere di andare a dare un occhiata. I Teppisti Gialli stavano sfasciando tutto. D’un tratto videro i carabinieri giungere lì e, intuendo che li aveva chiamati il barista , lo presero scaraventandolo contro il muro. Poi lo bastonarono e uno di loro iniziò a saltellarci sopra. I carabinieri entrarono in fretta al bar intimando con armi alla mano ai teppisti di arrendersi. Ma loro velocemente, lanciarono bottiglie contro i carabinieri e, servendosi delle persone per ripararsi, sgattaiolarono fuori . I carabinieri, semistorditi, uscirono a loro volta, ma i teppisti presero a sassate sia loro che il pulmino. I carabinieri spararono ma i teppisti, con grand'agilità balzarono sulle loro moto e, evitando con maestria tutti i colpi di mitra, investirono i carabinieri stordendoli poi, con i loro pugnali li sgozzarono. Altri carabinieri si fecero avanti ma uno dei teppisti scese al volo dalla moto e, balzando in mezzo a loro con il pugnale in mano e roteando velocemente su se stesso li stese tutti e quattro con un solo calcio e si mise a sgozzarli uno ad uno. Poi, facendo una capriola in aria, risalì sulla moto al volo. Un altro carabiniere stava prendendo la mira con la pistola, ma un teppista scese dalla moto poi gliela lanciò addosso a tutto gas mandandogli in frantumi buona parte dell’ossatura. Giunto in quell’istante, Alessandro prese velocemente la mano ad un teppista tentando, con la sua forza di stritolargliela dato che una delle sue principali capacità era la forza delle sue mani alla quale nessuno poteva sfuggire . Però il teppista non mostrava il minimo segno di dolore nonostante Alessandro usasse tutta la sua forza. Alessandro provò con tutte e due le mani sempre senza il minimo risultato. Il teppista scoppiò a ridere e, strizzando leggermente, fece piegare Alessandro sulle ginocchia urlando e piangendo. Alessandro non ebbe neanche il tempo di stupirsi più di tanto , perché il teppista lo colpì con un calcio alla bocca dello stomaco, poi un altro calcio lo fece entrare nel bar dalla finestra chiusa. I teppisti finirono tutti i carabinieri, ma altre macchine , sia di polizia che di carabinieri arrivarono, e anche i volontari della misericordia giunsero lì. “Potremmo anche farli fuori senza battere ciglio, ma perderemmo troppo tempo e noi abbiamo un'importante riunioni d’affari!” “Hai ragione! Ritiriamoci!” “Però vorrei anche che ci lasciassimo dietro dei cadaveri!” “Questo non c’era nemmeno bisogno di dirlo!” Prendendo ognuno in mano una tanica di benzina che avevano tutti attaccato ai fianchi delle moto, partirono impennando e, saltando al di sopra delle macchine della polizia rovesciarono le taniche velocemente, poi, prima che i poliziotti e i carabinieri si rendessero conto della situazione uno di loro gettò sulla benzina. Ci fu un enorme fiammata seguita dall’esplosione delle macchine. Un attimo dopo lo scenario era apocalittico. Le fiamme erano altissime, per terra c’erano vari pezzi di quelli più vicini all’esplosione e ovunque poliziotti e Carabinieri in fiamme correvano urlando con le grida soffocate dalle fiamme mentre quelli della misericordia tentavano disperatamente di soccorrerli. Il puzzo della carne bruciata si sentiva ovunque in paese. I teppisti si voltarono assistendo divertiti alla scena. “Oh che sbadato! Mi è caduto un fiammifero, ih! Ih! Ih!” “ Ah! Ah! Ah! Ma sei proprio maldestro! Cerca di fare più attenzione un'altra volta!” Poi andarono via a tutto gas strillando e ridendo a squarciagola. Alessandro uscì dal bar tutto insanguinato, e la terribile scena di carneficina che gli si parò davanti agli occhi lo fece sentire ancora peggio. Ambulanze arrivavano in continuazione e i pompieri volontari della misericordia tentavano di domare l’incendio e di salvare le forze dell’ordine avvolte dalle fiamme, ma solo pochi poliziotti riuscirono a salvarsi e in ogni modo sarebbero restati sfigurati quelli più fortunati, mentre alcuni sarebbero rimasti ciechi, altri sordi e altri sulla sedia a rotelle o addirittura paralizzati completamente oltre che sfigurati. Alessandro se la prese con se stesso per non essere stato all’altezza della situazione poi pensò che forse non era tagliato per far parte della Squadra Avventura. Avrebbe dovuto proteggere il paese in loro assenza, invece aveva fallito miseramente. Giorni dopo la Squadra Avventura tornò dalla lunga missione, e Alessandro informò loro dell’attacco dei Teppisti Gialli. Boggione, un pugile un po’ spaccone facente parte della Squadra Avventura parlò:” ah! Quei teppisti si credono dei grandi ma la mia quartarola gli farà cambiare idea!” Fatea, l’ipnotizzatore supersnodato del gruppo disse la sua:” e anche noi tutti! Siamo una squadra non dimenticarlo!” “Sono troppo forti! Non cederanno certamente ad uno solo di noi! Ma in gruppo gli faremo passare dei brutti quarti d’ora.” Disse il capo del gruppo. Il maestoso culturista Perseus parlò:” la mia forza li stritolerà!” Il calciatore esperto d'occultismo Giovanneschi disse che tutti avrebbero dovuto chiedere una settimana di ferie ai rispettivi posti di lavoro per stanare i Teppisti Gialli. Vinicio, custode di una misteriosa macchina che a suo dire vedeva nel passato e nel futuro affermò che avrebbe preso Con essa importanti dati su di loro. Zucconi, un esperto fissato di kung fu volle dire al sua:” Le mie palme d’acciaio, il mio bastone li faranno tremare!” Il Malloggi, anch’esso esperto di kung fu ma campione regionale, volle sminuire l’amico:” frena la lingua! In Confronto a me la tua arte è un gioco da bambini!” I fratelli pugili Roki Joe non vedevano l’ora di menar le mani, ma Menichini tentò di infondere loro un po’ di umiltà: “ la modestia nelle battaglie è una forza, ricordatevelo!” Jocca, un karateka al solito inutile, ma molto gasato, volle dire la sua:” al diavolo la modestia! Col mio karatè li faccio fuori tutti con un colpo solo!” Anche il resto del gruppo, Brunello il marines, Luca il falegname, Simone il fortissimo contadino, Michelino il cecchino, ecc. vollero dire la loro, poi Alessandro parlò: “Io in ogni caso intendo lasciare la Squadra Avventura!” A quelle parole tutti i membri del gruppo sgranarono gli occhi. “ Non puoi andartene adesso! Siamo nel momento di maggior bisogno!” Disse Brunello. “Avrei dovuto impedire la carneficina, invece non sono riuscito a adempiere al mio incarico, vi ho deluso e temo sarei solo un peso per voi.” “Forse avresti potuto fermare una minaccia più lieve, ma i Teppisti Gialli no! Sono rinomati per la loro invincibilità e solo i nostri sforzi combinati avranno una piccola probabilità di successo!” Disse Domizio. Ma le incoraggianti parole del velocissimo macellaio non servirono granché. Alessandro ormai aveva perso la fiducia nei propri mezzi e il capo della banda si accorse subito di ciò, per cui non insistette: “ prenditi una licenza, un periodo di riposo, ma le tue dimissioni non le accetto se prima non ci rifletti bene.” “Grazie per essere così comprensivo capo! Così intanto farò delle indagini su mio fratello e Daniele.” “Quando avremo finito di contare i pezzettini dei Teppisti Gialli verremo anche noi!” Disse Boggione. “Sarà la nostra prossima missione! Dopo aver sistemato i teppisti cercheremo sia Daniele sia il tuo fratellino che a quanto dici è scomparso!” Disse il capo. “Si! E’ scomparso mentre faceva indagini sul Castello Degli Spettri!” “Vorremmo occuparcene subito, ma quei teppisti debbono essere messi in condizione di non nuocere!” “ Si capo! Capisco! So bene che debbono essere fermati ad ogni costo, ma con Daniele avreste maggiori probabilità, quindi a modo mio vi do una mano.” Il giorno dopo i Teppisti Gialli tornarono e in pieno giorno, consci ormai della loro superiorità. Questa volta entrarono in un negozio, distrussero la vetrina e iniziarono ad incendiare i vestiti mentre alcuni Di loro palpeggiavano le commesse. La Squadra Avventura non si fece attendere ma arrivarono in forze attaccando i sette teppisti : Boggione tentò subito di usare la sua quartarola ma una sassata lo mise fuori combattimento. Domizio, tentò di usare i suoi coltelli da macellaio a tutta velocità per fermarli, ma senza che nemmeno lui capisse come, si ritrovò legato come un salame. Jocca, facendo il gradasso partì per fermarli, ma come al solito si mise fuori combattimento per conto suo colpendosi in faccia con un piede. Michelino da un albero sparò riuscendo a forare solamente la ruota di una moto, ma il teppista gliela scagliò addosso. Roki Joe riuscì con un fortissimo pugno a stendere uno di loro, ma un altro stese sia lui che suo fratello. Menichini, Zucconi, Takeshi e Malloggi erano i più bravi nelle arti marziali ma un solo calcio di uno dei teppisti li mise tutti fuori combattimento. In breve tempo la Squadra Avventura fu sottomessa dai feroci teppisti. Poi mentre si riprendevano si ritrovarono tutti legati a testa in giù ad un albero. Uno dei teppisti parlò loro: “Se siete ancora vivi la ragione è una sola, non c'interessate! Il nostro bersaglio per ora è Spetters il rosso! Fateci combattere contro di lui! Voi non siete degni dei nostri sforzi! Lui invece potrebbe alla fine rappresentare una minaccia alla nostra supremazia.” “Se non ci fate combattere con noi raderemo il paese al suolo e voi con esso! E poi, dopo avervi tagliato le mani e accecato, vi daremo in pasto ai cani.” Poi, mentre i teppisti se n'andavano, uno di loro si voltò e, tirando un boomerang tagliente, tagliò le corde che li tenevano sospesi, facendoli cadere rovinosamente a terra. Dovettero passare tre giorni in ospedale e Alessandro andò a trovarli: “ Ho capito che i Teppisti Gialli sono molto forti, ma io e voi assieme potremmo batterli con un piano preciso! Ho anche altre notizie! Uno di Livorno dice di aver visto uno che risponde perfettamente alla descrizione di Daniele! Se torna lui siamo a cavallo!” “Hanno solo avuto fortuna!” Disse Boggione. “Non è vero! Sono terribilmente forti e abili ma noi li batteremo!” Disse Takeshi. Quando uscirono dall’ospedale formulavano piani, facevano turni maggiorati di pattuglia e stavano sempre All’erta per non farsi sorprendere dai Teppisti Gialli. Alessandro era tornato con loro e li aiutava. I Teppisti Gialli fecero altre scorrerie, ma in posti lontani e la Squadra Avventura arrivava sempre a fatto Compiuto. “Perché vanno così lontani da qui a fare atti di vandalismo, hanno forse paura di noi?” Disse Boggione. “Non credo! Forse penseranno che Spetters si trovi nei posti che attaccano!” Disse Alessandro. Domenica a parte quelli di guardia, i membri della Squadra Avventura si concessero una pausa portando seco un cercapersone per chiamate urgenti. Alessandro andò con il suo amico Riccardo a pesca. Non era un bravo pescatore come lui , ma era intenzionato Ad imparare il più possibile da lui. Era inoltre intenzionato anche a chiedergli di unirsi a loro perché lo vedeva Un ragazzo in gamba e c’era bisogno di tutto l’aiuto possibile. La pesca apparentemente poteva sembrare una cosa inutile per combattere il male, eppure anche un bravo pescatore poteva essere utile per qualche missione. Riccardo aveva già preso dieci pesci ma Alessandro neanche uno. “Sei veramente un bravo pescatore, come diavolo fai? Sembra che tu abbia un sesto senso!” “Già! Devi sapere che io non ho rivali! Niente che sta sotto l’acqua può sfuggirmi!” “Senti Riccardo! Ne ho parlato con gli altri e sono d’accordo! Desidero metterti al corrente di una cosa che però devi giurare di mantenere segreta!” “Ha per caso a che vedere con i tuoi improvvisi impegni?” “Vedo che sei perspicace! Infatti io e pochi altri costudiamo finché possiamo un segreto anche se temo che prima o poi sarà noto a tutti!” “Fate parte di una società segreta per caso?” Disse Riccardo stralunato. “Si può anche mettere in questo modo, ma non è quello che intendi tu (rise) stai tranquillo!” Però prima che potesse continuare fu interrotto da due ragazzi un po’ montati, i quali ritenevano che quello Lì era un posto buono per pescare ed era sprecato per gente come loro. Alessandro era infuriato, ma cercò di fingersi calmo pregando i ragazzi di andarsene. “Ah! Ah! Ah! Ma allora sei cretino! Noi vogliamo pescare qui!” “Sentite ragazzi, io non ho voglia di fare a botte con nessuno! Io sono calmo, non rompo le scatole a nessuno e voglio essere amico con tutti, ma se insistete sappiate che divento un po’ meno calmo a volte e cretino lo dite a quella troia di vostra madre e alla puttana della vostra sorella visto che siete in tema d'offese!” “Sentite che coraggio! Imbecilli! Sloggiate o ve la faremo vedere noi!” “Ve la siete voluta voi! Dammi la mano se hai coraggio!” Il ragazzo, con espressione gasata e ridente diede la mano ad Alessandro pensando di stritolargliela con una Leggera pressione e farlo piangere e supplicare (aveva un opinione molto alta di sé) e poi forse lo avrebbe lasciato Andare umiliato. Cominciò a stringere pensando di vedere sul volto d'Alessandro una smorfia di dolore ma invece vide che stranamente restava tranquillo. Pensò che forse fingeva ma che non avrebbe potuto fingere ancora per molto. Iniziò a stringere sempre più forte ma nonostante tutto Alessandro restava calmo. Com’era possibile ciò? Forse non ci aveva messo abbastanza forza e ci mise tutta quella che aveva concentrandosi al massimo anche se sapeva che così facendo gli avrebbe rotto la mano, ma dopotutto era lui che lo voleva fingendo di non sentire nulla. Alla fine Alessandro parlò:” scusa amico, ma non dovevi stringere e tentare di farmi male? Cosa aspetti a iniziare? Mi sto annoiando! Coraggio! Almeno mettici un minimo di forza!” “E- è impossibile! Ci ho messo tutta la forza che ho! Dovresti a quest’ora avere la mano rotta come minimo! Forse devi essere uno di quei casi che non ci riesce agguantarci le mani in modo da farsi male!” “Dai, prova con tutte e due allora!” Velocemente il ragazzo provò a stringere con tutte e due le mani a piena forza ma Alessandro continuava a rimanere calmo. La cosa preoccupava non poco il ragazzo, ma tentò di non darlo a vedere fingendo di aver messo poca forza e pensando che presto avrebbe ceduto. Ma il tempo passava e Alessandro restava calmo. Il ragazzo lo guardava tristemente e Alessandro sene accorse. “ Daii! Come non ce la fai! Ti aiuto anch’io, dai stringi un pochino!” Disse Alessandro aiutandolo con l’altra mano a stringere. “D’accordo lo ammetto! Non riesco a farti nulla ma neanche tu a me! Abbiamo la stessa forza si vede!” “ Si ,si.” Disse Alessandro a bassa voce. Alessandro mise una leggera pressione sulla mano (fino a quel momento aveva tenuto la mano morta) ed Una smorfia di dolore apparve sul volto del ragazzo, ma cercò di stare tranquillo. Era sì terribile il dolore che sentiva ma forse Alessandro era al massimo e presto si sarebbe arreso se non avesse mostrato segni di dolore. “Ah! Ah! Ah! E’ inutile lo vedi? Era come dicevo io! Non riusciamo ad agguantare la mano in modo da farci male!” “Ora stringo appena, o se stringo di più?” “Ah! Non farmi ridere! Sei al massimo della forza!” “Ma che dici? Ho solo contratto lievemente la mano che avevo rilassato completamente mentre tu stringevi.” “Ah! Ah! Buona questa, davvero buona!” “E’ vero, ah! Ah! Ah!” Disse Alessandro mettendo un altro pochino di pressione alla mano. Il ragazzo sentiva il dolore che aumentava velocemente ma non voleva farlo vedere. “Hai visto? Nonostante ti sforzi non sento nulla, ah! Ah! Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh!!!!!! Bastaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!! Mi stritoli la manoooooooo!!!!!!!” Poi il ragazzo si chinò piangendo e chiedendo pietà. Alessandro strinse un altro pochino poi lo lasciò andare. “H- hai messo tutta la tua forza vero?” “Macché! Ho solo esercitato una leggera pressione!” Disse Alessandro. E i ragazzi andarono via a testa bassa e uno di loro aveva la mano tutta rossa. Più tardi, mentre andavano via, Alessandro incontrò nuovamente quello al quale aveva quasi rotto la mano. Parlarono a lungo e finirono per diventare amici. Sera: a Pisa Gianna stava tornando a casa e per fare prima aveva preso una stradina deserta e buia. Però col buio non è salutare prendere certa strade isolate, infatti alcuni stupratori drogati sbucarono improvvisamente da dietro i bidoni della mondezza e dopo averla imbavagliata le tirarono giù le mutandine. “Non ti agitare bambola! Ci arrapi parecchio e stiamo per farti la festa!” Gianna, piena di terrore li guardò: erano tre capelloni tutti sudici che puzzavano di marcio, avevano la barba lunga , un alito che potava fare da insetticida, e i loro sguardi erano crudeli. Non c’era alcun dubbio, dopo averla derubata e stuprata l’avrebbero messa a tacere. Uno di loro tirò fuori un coltello. “Niente di personale piccola! Solo che ci arraperai di più con uno sfregio in mezzo alla faccia!” Però il desiderio del criminale non si realizzò, infatti poco prima che potesse raggiungere il viso della ragazza la mano che reggeva il pugnale iniziò a bruciargli e il pugnale gli cadde. Era stato Spetters il rosso, il quale, dopo aver gettato dell’acido sulla mano del teppista, li guardava tutti e tre in Modo malevolo. Uno prese la pistola, ma Spetters concentrandosi gliela fece esplodere in mano e lui dovette cercare per terra le sue dita. Quello ancora sano corse via, ma Spetters con una sassata gli mandò in frantumi la colonna vertebrale e il criminale strisciò per terra. Spetters guardò i tre stronzi feriti e per un attimo sembrò che avesse pietà. “ N- non volevamo ucciderla! Volevamo solo divertirci un po’ con lei! Ti prego lasciaci vivere.” “Siiii!? Allora non vi ucciderò, ma voglio anch’io divertirmi un po’ con voi!” Poi prese il boccetto dell’acido e lo gettò in faccia ai criminali, poi, non ancora soddisfatto li evirò. “ Ecco! Ora potete andare! Sono sicuro che certi desideri non li avrete più! Inoltre con gli occhi bruciati dal l'acido dubito che potrete rappresentare ancora qualche minaccia!” Poi la mente di Spetters fu assalita da ricordi, ricordi che prepotentemente, inesorabilmente tornavano a galla. Lasciò perdere i criminali e la ragazza e corse via nella notte. La ragazza sputò addosso ai teppisti poi chiamò La polizia. FINE !” Disse Arturo. IL RITORNO DI DANIELE Era sera inoltrata quando a casa Orlandini il suono del campanello ruppe il silenzio. La signora Orlandini si alzò dal letto e andò tutta assonnata ad aprire la porta. Rimase estrefatta quando aprì la porta e per alcuni secondi non disse nulla. Non riusciva a credere a ciò che aveva visto. “S- sei tornato! Finalmente! Ma dove sei stato tutto questo tempo?! Cosa ti è successo? Devi dirmelo! Eravamo tutti in pena per tè! Cosa ti ha tenuto lontano dalla tua famiglia e dai tuoi amici? “ “Credimi, vorrei potertelo dire, lo vorrei davvero!” La sera dopo al bar di Perignano i membri della Squadra Avventura si erano raggruppati in un angolo parlando sottovoce dei Teppisti Gialli: Takeshi suggeriva di sfidarli non appena fossero tornati a Perignano mentre Boggione voleva andarli a stanare. “ Non se ne parla neanche! Già il nostro piano che prevede di fermarli in questa zona è di difficile attuazione, inoltre non abbiamo un piano per affrontarli fuori di qui, Il discorso di Takeshi è il più sensato anche se mi piange il cuore sapendo le scorribande che faranno.” Disse il capo. Alessandro alzò le spalle e fece una piccola smorfia: “ tanto prima o poi si faranno vivi, poiché vogliono che noi gli portiamo Spetters!” La loro conversazione fu interrotta quando videro entrare nel bar una persona che temevano di non vedere mai più. Si voltarono tutti a guardare non credendo in principio ai loro occhi, ma poi non ebbero dubbi. Il loro amico e membro della Squadra Avventura scomparso mesi prima e creduto anche morto da alcuni di loro era tornato. Finalmente Daniele Orlandini era di nuovo tra loro. Corsero tutti a salutarlo e gli offrirono anche da bere. Erano tutti entusiasti che il loro amico fosse tornato tra loro. Però c’era qualcosa che non andava. Daniele era più freddo e scostante, e ogni volta che gli chiedevano cosa gli fosse successo dava risposte vaghe o cambiava argomento. Si notava chiaramente che qualcosa, nel tempo che era stato assente, lo aveva trasformato. Alessandro, essendo il suo migliore amico, notò questo fatto più degli altri così lo chiamò da parte e glielo chiese chiaramente e con tono preoccupato. “ Senti Alessandro, sei il mio migliore amico e vorrei dirti tutto, però ci sono cose che non ricordo del tutto ma solo in maniera confusa, inoltre certe altre cose non voglio neppure ricordarle! Credimi amico non posso dirvi di più, è meglio se certe verità non vengano mai a galla.” Alessandro non era soddisfatto di quella risposta, ma date le circostanze non insistette rimandando ad un momento più propizio di chiedere ulteriori spiegazioni. I Membri della Squadra Avventura organizzarono una festa di bentornato per Daniele Orlandini che lo divertì moltissimo. Ringraziò tutti per la grande festa ed era molto soddisfatto. Il capo, vedendolo di buon umore gli parlò:” Daniele, siamo felicissimi che tu sia tornato, siamo una squadra e chi attacca uno di noi li attacca tutti! I problemi di uno sono i problemi di tutti per cui vorrei che mi dicessi cosa ti è capitato per permetterci di poterti dare una mano se stai attraversando un momento difficile. Comunque se non ne vuoi parlare rispetterò la tua volontà. Però ci sarebbe bisogno di te e vorrei averti nuovamente nei nostri ranghi , che mi dici Daniele? Nuove terribili minacce nascono ovunque, in particolare i terribili Teppisti Gialli! Sono venuti in pochi a Perignano e nonostante tutto ci hanno sconfitto e se avessero voluto avrebbero potuto ucciderci, il tuo intervento contro di loro potrebbe risparmiarci tempo e vite umane. Che mi dici? Combatterai ancora al nostro fianco?” “ Mi dispiace amici! Non posso più far parte della Squadra! Ormai il mio destino è quello di camminare da solo. Ho molte cose da sbrigare, problemi che devo assolutamente risolvere da solo. E’ giunto il momento che devo pensare a me stesso, non ho più quindici anni, perché è quella l’età in cui viene voglia di essere super eroi! Ora però è giunto il momento di crescere ed affrontare la vita, quella vera!” “ E’ strano sentirti dire queste cose Daniele, uno come te, sempre pronto ad accorrere alla prima richiesta d’aiuto, ora invece…” “ La gente cambia Boggione! Io non sono più quello di una volta e non credo proprio che tornerò mai ad esserlo.” “Rispetto la tua decisione Daniele, ma quando vorrai sarai sempre dei nostri!” Disse il capo. “ Grazie, ma non illuderti che tornerò! Quella parte della mia vita è finita per sempre!” Disse Daniele andandosene. La sera dopo, Daniele, Riccardo , Graziano e Alessandro andarono a fare una passeggiata lungo il corso di Livorno. Daniele, considerato da sempre un timido con le ragazze, quella sera dette prova di essere cambiato, infatti attaccava discorso con le signorine più carine che incontrava, fatto che stupiva non poco i suoi amici. La passeggiata continuava; Daniele si era già procurato il numero di telefono di sette ragazze da lui conosciute e diceva che era soltanto l’inizio. Alcuni marocchini stavano agli angoli della strada per vendere svariati oggetti e Daniele notò fra essi un bellissimo orologio che doveva valere molto. Deciso ad averlo chiese il prezzo al marocchino. “Cinquantamila amigo.” “Per quello? Massimo cinquemila!” “Bene amico! Allora solo per te quarantamila!” “No! Cinquemila o niente, tanto neanche mi piace!” “OK! Va bene diecimila via!” “Cinquemila, prendere o lasciare!” “E va bene, seimila dai!” Riccardo, conoscendo il grande valore dell’orologio si intromise parlando nell’orecchio a Daniele. “E’ un affare! Quello vale centomila come minimo, accetta dai!” Daniele sorrise, per ridiventare serio l’attimo dopo. “No! Cinquemila o niente!” “Va bene va bene!” Daniele , non avendo spiccioli diede al marocchino un foglio da cinquantamila chiedendo il resto, ma il marocchino aveva altre idee. “Va bene così! Cinquantamila!” Disse il marocchino. Daniele sorridendo, all’inizio sembrò accettare di buon grado quel brutto scherzo e andarsene. Poi però tornò indietro saltando sopra la roba del marocchino, schiacciandogli occhiali, orologi, radio, ecc. Poi gli tolse il portafogli estraendone il contenuto. Il marocchino stava piangendo e, vedendosi privare dei soldi provò ad attaccare Daniele. Senza scomporsi però, quest’ultimo stese il marocchino con un calcio girato mentre continuava a contare i soldi. Altri marocchini lo attaccarono da tutte le parti, ma lui implacabilmente, con una velocità ed un abilità incredibili li mise tutti a nanna. Alessandro e gli altri volevano dargli una mano ma non ne ebbero il tempo. Alessandro lo prese da parte parlandogli a bassa voce. “Daniele! Io pensavo ti fossi ritirato dalla Squadra Avventura per mancanza di fiducia nei tuoi mezzi, ma ora vedo che sei addirittura più in gamba di prima! Perché allora?” “L’ho già detto! Quella parte della mia vita è finita! Da ora in avanti agirò unicamente per il mio tornaconto!” “Ma noi siamo tuoi amici! Ci siamo dati da fare per cercarti quando eri scomparso!” “ E io sarò sempre pronto a ricambiarvi il favore, ma solo a voi! Non debbo nulla ne alla comunità ne tantomeno allo stato! Quel governaccio ladrone di merda!” Non c’erano dubbi, il comportamento di Daniele era irrimediabilmente cambiato. Nei giorni seguenti in paese a poco a poco se ne resero conto tutti. Era divenuto freddo e insensibile riguardo alle cose che capitavano nel mondo, mentre prima della sua scomparsa voleva aiutare tutti anche a costo della vita. Anche con le ragazze era cambiato. Prima quando aveva una ragazza era fedele e cercava il rapporto impegnativo, mentre in quel tempo cercava solo ragazze facili per divertirsi evitando accuratamente ogni discorso circa fidanzamenti o impegni fissi. Era diventato negativo verso il suo prossimo e stava sempre sulla difensiva. Persino sul lavoro, era divenuto indolente , scostante e vagabondo. Cercava sempre di fare lavori semplici e ripetitivi, mentre prima voleva fare sempre i lavori più impegnativi per ampliare i suoi orizzonti e lavorava sempre più di tutti gli altri. La gente cambia, è vero, ma mai si era verificato un cambiamento così radicale in una persona, e di conseguenza ciò dava alito a chiacchiere. Alcuni dicevano che era impazzito, altri che gli avevano fatto il lavaggio del cervello e quelli più fantasiosi dicevano addirittura che quello non era Daniele ma un alieno che ne aveva preso le sembianze. Una sera Daniele e Alessandro uscirono a fare una passeggiata e Alessandro gli parlò del fratello: “temo per mio fratello! Pensava che tu fossi andato ad allenarti al Castello Degli Spettri ed è andato a cercarti là!” “Ma è impazzito? Nessuno è mai tornato da laggiù!” “Si dice anche che danno poteri incredibili! Inoltre ricordi il nostro amico?” “Certo che lo ricordo! Ma era anche diventato un pazzo e ci costrinse ad ucciderlo! Per nessuna ragione al mondo qualcuno dovrebbe andare laggiù! Una volta varcata la rete è finita!” “ Allora tu non sei andato là come sosteneva mio fratello!” Alessandro aspettava una risposta, ma Daniele stava zitto, si vedeva che la domanda lo aveva turbato. Dopo alcuni minuti però stava per dire qualcosa quando tre ragazzacci si avvicinarono a loro. “Avete una sigaretta?” “Nessuno di noi due fuma.” Disse Alessandro. “Male queste cose! Vedete, io vi avevo gentilmente chiesto una sigaretta e non volete darmela, allora mi darete i soldi per andarle a comprare!” “Andate a farvi fottere!!” Disse Daniele. “Comeee?!” “Ho detto andarvelo a stroncare nel culo voi e la troia della vostra mamma!” I ragazzi balzarono avanti infuriati per dar loro una lezione. Il teppista più alto venne afferrato per un braccio da Alessandro e, data la enorme pressione da lui esercitata si fermò. Daniele schivò il colpo del primo assalitore, poi gli conficcò un enorme sasso in bocca spezzandogli anche i denti. poi, con un colpo deciso alla gola, lo mise K.O. L’altro tentò di afferrarlo, ma Daniele, veloce come un fulmine lo scansò colpendolo in pieno ai genitali con un calcione. Alessandro a sua volta stese quello che aveva afferrato con un pugno in testa. Daniele guardava male i ragazzi stesi. “Andiamo via Daniele! Ne avranno per un bel po’!” Daniele invece iniziò a ringhiare selvaggiamente, poi saltò sopra di loro e iniziò a colpirli con una serie velocissima di calci al volto, al ventre e alle rotule. “ Daniele! Sei impazzito? Lasciali perdere!” “Così un'altra volta imparano a venirci a rompere le scatole questi aborti umani!” “Dai adesso basta! Fare così non serve a niente!” Dopo aver dato loro qualche altro calcio Daniele andò via con Alessandro, ma non parlarono più del Castello Degli Spettri. Il giorno dopo in fabbrica, Daniele era particolarmente svogliato. Lavorava si velocemente, ma si vedeva chiaramente che non ne aveva voglia. Era una ditta di sedie e si trattava perlopiù di lavori di precisione, se uno non aveva passione al lavoro inevitabilmente sbagliava. Daniele stava lavorando al pantografo, una macchina alla quale non aveva mai lavorato. Siccome in quella ditta erano già infuriati per il lungo tempo della sua scomparsa, e non potevano licenziarlo perché imparentato con uno dei due titolari, non si curarono di insegnargli quel lavoro ma gli dissero solamente di fare in fretta. Lui finì in trenta minuti, ma quando il capo operaio andò a controllare vide che i pezzi erano tutti sbagliati e rovinati. “Ma a cosa pensavi?! Ma sei imbranato?! Ma dico io, come si fa a sbagliare in maniera così idiota! Maremma maiala! Cretino che non sei altro!” Daniele lo fissò con feroce odio e Abate (il capo operaio) rimase perplesso e un po’ spaventato. “E’ inutile che mi guardi in quel modo! Impara a lavorare piuttosto!” Ma Daniele non smise di fissarlo, ma lo accompagnò con lo sguardo fino alla sega dove lavorava. La sera dopo il lavoro, Abate si recò al suo orto per dare un occhiata ai pomodori. siccome aveva fatto molto tardi al lavoro, era molto buio perciò usò la pila tascabile. Alla labile luce della sua torcia notò qualcosa che si muoveva tra i cespugli. abate guardò meglio ma la cosa , veloce e sfuggevole, si sottraeva sempre alla piena luce e alla fine saltò su un albero, fatto che non sfuggì ad Abate. Pensando che fosse un qualche animale Abate andò sotto l’albero per vedere di cosa si trattava. Illuminò l’albero ma non riusciva a vedere niente a causa del grande numero di rami e foglie. Improvvisamente una sagoma rossa cadde dall’albero sopra di lui e, dopo averlo messo a terra gli aprì la gola con un morso. Da come la sagoma gli stava sopra, pareva che lo mangiasse. Poi, lasciando Abate per terra agonizzante in una pozza di sangue, scomparve nella notte. La sera dopo al bar, Daniele e i suoi amici parlavano di ciò che era accaduto ad Abate: “Avete sentito? Quello stronzo di Spetters ha aggredito un povero operaio che lavorava con Daniele! Ora si trova ricoverato all’ospedale ma le sue condizioni sono critiche! Quello Spetters è un mostro! Una Iena!” Disse Riccardo. “ Una Iena…. Mah? Non penso che se è stato lui lo abbia fatto per niente, avrà avuto le sue buone ragioni. E poi? tu ti trovavi là? d’accordo, tutti hanno ascoltato la dichiarazione che ha fatto Abate, ma potrebbe anche essere stato lui ad aggredire Spetters!” Disse Alessandro. “ Ma quella zona apparteneva ad Abate!” Disse Riccardo. “E’ vero, però potrebbe anche essere stato lui a chiamare Spetters.” Disse Alessandro. “ Ah! Ma allora tu vai a cercare l’impossibile e l’illogico,. dici cose prive di senso!” Disse Riccardo. “Tu ti accontenti di come appaiono le cose, cerchi la spiegazione logica! ma le cose lampanti in questi casi sono quasi sempre sbagliate. Secondo me è stato Abate a cercarsela.” Disse Alessandro. “Ma Spetters gli ha aperto la gola! Lo ha ridotto in fin di vita!” Disse Riccardo. “ E allora? Durante la lotta Abate si sarà fatto male! Ricordati che a volte anche per scherzo gli amici si fanno male seriamente! Era molto buio! Forse chissà? Forse erano amici e stavano scherzando!” Disse Alessandro. “ A parte te, non credo ci sia qualcuno disposto a fare amicizia con lui!” Disse Riccardo. “ Non è mio amico, è solo che voglio cercare di vedere le cose come sono veramente e non come le vogliono far vedere i giornalisti. Loro cercano soltanto l’avvenimento che fa notizia e chiaramente la notizia di un ipotetica minaccia attira i lettori! Ma tu Riccardo, vuoi ragionare come ti dicono loro o col tuo cervello?” “ Col mio naturalmente1 Ma vedi il fatto è……” “ E’ che avevo ragione io vedi? Spetters è buono!” In quel momento irruppe Boggione chiamando Alessandro da parte. “E’ successo qualcosa?” “ Qualcosa di molto grave! Sono evasi cinque pericolosi psicopatici dal carcere e tengono in ostaggio una famiglia!” “ E la polizia?” “ La polizia non sa cosa fare! Dobbiamo intervenire subito, andiamo!” In breve tempo ( non senza aver rischiato di brutto però ) La Squadra Avventura salvò gli ostaggi e sconfisse gli evasi. Il giorno dopo era sabato e Alessandro si riunì con due suoi amici, Daniele e Menichini. Assieme decisero di andare in passeggiata a Livorno in via Grande. Mentre passeggiavano videro un mendicante. Menichini gli corse dietro per dargli dei soldi. Dopo un po’ , una vecchia e sporca mendicante protese la mano a Daniele per avere qualche soldo. “Auguri per la tua famiglia.” Disse la mendicante guardando Daniele con la mano tesa davanti. Daniele guardò un po’ la vecchia. Poi, infilò la mano in tasca prendendo il portafogli e lo aprì facendo scorrere davanti agli occhi soddisfatti della lurida vecchiaccia decine e decine di banconote da centomila. La schifosa mendicante era piena di speranza. Improvvisamente Daniele chiuse il portafogli. “Aspetta!” Disse guardando per aria. Poi si mise la mano in tasca, frugando come in cerca di qualcosa. “Strano! Eppure ero sicuro che ci fosse:” Disse continuando a frugare. Continuò a frugare sotto lo sguardo speranzoso della mendicante. “Accidenti! Non lo trovo! Ma non ti preoccupare, chi la dura la vince!” Disse Daniele. “Dai! Andiamo via!” Disse Alessandro. “No! Ormai voglio far felice questa povera donna! Che mondo sarebbe se ognuno pensasse solo per se? Bisogna dividere la nostra ricchezza con quelli meno fortunati di noi!” Disse Daniele sorridendo alla schifosa vecchia. La vecchiaccia rispose al sorriso di Daniele. Poi Daniele interruppe la sua ricerca, come se avesse trovato quello che cercava. “ Ahh! Eccole qui! Tutta colpa di queste tasche mezze rotte! Temevo di averle perse! Ecco a voi gentile signora! Possa questo enorme sacrificio giovarvi! Possano questi soldi da me guadagnati lavorando sodo darvi gioia! D’altronde è mio dovere dividere ciò che guadagno con la gente meno fortunata di me.” Daniele diede alla mendicante una monetina da cinquanta lire gettandogliala per terra. La donna lo guardò molto delusa. Poi, mentre andavano avanti, Daniele incontrò un altro mendicante con la mano protesa. “ Spiacente! Ho finito le monetine!” Disse Daniele sputandogli in mano. Marco Menichini si incazzò per il comportamento di Daniele e lo fermò per parargli. “ Perché ti comporti così con la povera gente?” “Ah! Ah! Ah! Ma come fai a interessarti a loro? Quelle sono schifezze ambulanti! Scarti umani da calpestare!” “Non dovresti parlare così! Pensa se un giorno ti trovassi nelle loro condizioni!” Disse Menichini. “AH! Ah! Ah! Come loro? Che schifo! Piuttosto mi sparerei! Ma prima farei a pezzi quelli che mi hanno messo in quella situazione schifosa! Perché io ho i soldi! Se dovessi ritrovarmi come loro sarebbe colpa di altra gente! E la gente che tocca ciò che è mio deve morire! Tale è la volontà di Daniele!” Poi Daniele vide un altro mendicante che suonava l’armonica con un piattino pieno di monetine davanti a lui. Era un omaccio tutto sporco, sudato e spelacchiato. Daniele con un calcio buttò il piattino per aria assieme alle monete. Il mendicante si mise le mani sui pochi capelli che aveva e guardò male Daniele. “ Senza rancore mondezza! Mi dava fastidio quello schifo che suonavi! L’armonica la prendo io! Vai a raccogliere i tuoi spiccioli parassita!” Daniele gli strappò l’armonica di mano gettandogliela in mezzo alla strada. In quel momento passava un camion che la schiacciò bene bene. Il mendicante disperato, tentava di raccogliere tutte le monete, ma qualcuna venne raccolta da altri. “Non posso crederci Daniele! Non ti riconosco più! Sei diventato un altro!” Disse Menichini aiutando il mendicante. Dopo la passeggiata Menichini chiamò da parte Alessandro dicendogli che era preoccupato per il comportamento di Daniele. “Vedi Menichini, deve avere dei grossi problemi che non riesce a risolvere. Si comporta così per sfogarsi! se solo avesse il coraggio di confidarsi con noi….” “Lui sa che saremmo sempre pronti ad aiutarlo! Perché non si confida con noi?” Disse Menichini. “ Forse pensa che non ci sia soluzione! Ma che diavolo gli sarà successo?” Domenica pomeriggio: Daniele, Alessandro, Graziano, Riccardo e Menichini decisero di andare in discoteca. Durante il tragitto Spetters il rosso era il loro argomento principale. “ Sai Daniele? Nella discoteca dove andiamo è apparso Spetters il rosso e mi ha anche salvato la vita!” Disse Alessandro. “Non essere così esultante! E’ un criminale e un assassino a sangue freddo che uccide per divertirsi! E’ stato un caso che ti abbia salvato la vita!” Disse Riccardo. “Un criminale… Mah? Se lo dici tu! Io dico che Spetters è uno che ha deciso di ribellarsi a tutte le ingiustizie che ci sono ed era ora che qualcuno lo facesse fra parentesi!” Disse Alessandro. “Spetters è un criminale, uno stronzo e un sadico!” Disse Riccardo. “Effettivamente sì! Se è uno che uccide!” Disse Menichini. “Si certo! Ma ha anche aiutato molta gente! Forse non poteva evitarlo! Forse se avesse agito diversamente sarebbe stato peggio! Dopotutto mi ha salvato la vita in varie occasioni e si è sempre e solo difeso!” Disse Alessandro. “Effettivamente potrebbe avere avuto le sue buone ragioni per quelle stragi ed io non voglio porre giudizi su ciò che non capisco!” Disse Menichini. “Hai visto Riccardo? Spetters è buono!” Disse Alessandro. Arrivarono in discoteca. Daniele si diede da fare come non aveva mai fatto prima conoscendo subito una fotomodella che fungeva da ragazza immagine. Si fece dare indirizzo e numero di telefono prima che ella andasse a ballare sul palco. “Accidenti Daniele! Che colpo! Hai deciso di darci dentro!” Disse Alessandro. “Ah! Ah! Ah! E non hai ancora visto nulla! Voglio godermi la vita!” Poi conobbero altre ragazze. Daniele ne prese una per mano portandola su un divano. Poi cominciò a baciarla prima sulla guancia e poi sulla bocca e le sue mani toccavano le gambe della ragazza sempre più su. La ragazza si chiamava Angela, era bionda con gli occhi celesti, molto alta e con la pelle molto liscia. Aveva dei lineamenti bellissimi, e le sue gambe facevano girare molti ragazzi. Alessandro e gli altri erano invece ancora a parlare con le altre ragazze del gruppo ma la cosa si stava mettendo bene per loro. Improvvisamente in discoteca irruppero dei ragazzi scalmanati vestiti in modo strano. In mano avevano catene, bastoni e coltelli. La gente quando li vedeva si scansava o veniva spinta e nessuno aveva il coraggio di reagire. Erano circa una quarantina e si scaccolavano, sputavano per terra, rompevano bicchieri e sbraitavano. Il loro capo era un tipo brutto e guercio. Guardava in giro come se cercasse qualcuno e quando vide Angela tra le braccia di Daniele si infuriò e andò da lei. La strappò dalle braccia di Daniele e la spinse con forza contro il muro. “Razza di troia! Pensavi che non sarei venuto vero? Come ti permetti da passare la serata con lui? Sei solo mia!” Daniele, incazzandosi si alzò chiedendo spiegazioni alla ragazza. “Chi cazzo è questo stronzo figliodiputtana testadicazzo con un occhio solo?” Disse Daniele. “Non è il mio ragazzo, ma è meglio fare come dice lui! E’ a capo della banda più pericolosa del posto. Si è invaghito di me! Io non vorrei ma lui mi costringe. Lascia perdere non voglio coinvolgerti tanto non puoi farci niente!” “Quel guercio di merda è meglio che stia lontano da te se non vuole perdere anche l’altro occhio!” “Pezzo di merda! Ti farò pentire di essere nato!” Disse il guercio. “ Ti cavo l’occhio sano poi te lo infilo nel culo! E togli queste mani di merda dalla mia faccia!” Disse Daniele. Daniele gli afferrò il dito indice spezzandoglielo. Il guercio urlò di dolore poi chiamò la sua banda. I teppisti si fecero strada a catenate e bastonate e andarono verso Daniele. Alessandro e gli altro però accorsero in suo aiuto. Uno tentò di colpire Alessandro con un bastone, ma lui lo precedette e con un pugno lo stordì. Menichini invece con uno sgambetto ne mise fuori gioco due. Daniele fronteggiò con coraggio uno armato di coltello, neutralizzandolo in breve tempo ma nel frattempo il guercio aveva afferrato Angela per i capelli e stava per portarla via. Il fatto fece infuriare Daniele di brutto e colpì il guercio con un forte calcio facendolo volare per terra. Però si trovò circondato dagli amici del guercio agguerriti più che mai. Senza perdere la testa, Daniele si difese colpendo uno di loro ai genitali con un tremendo calcio, poi spezzò il braccio a quell’altro che tentava di colpirlo col bastone. Ma non si avvide di quello dietro con la catena cosicchè venne colpito e scagliato nella folla. Il guercio si alzò con la faccia sanguinante urlando.” Trovateloooooo! Voglio sistemarlo personalmente!” Alessandro, Menichini e Riccardo balzarono avanti sistemando buona parte dei teppisti, ma alla fine furono schiacciati dal sovrannumero dei terribili seguaci del guercio. Alessandro e gli altri erano tutti ammaccati e bloccato per terra dai teppisti. Il guercio si alzò voltandosi verso Angela la quale tremava tutta perché sapeva che gliela avrebbe fatta pagare cara infatti il guercio si divertiva a sfregiare le ragazze che gli resistevano troppo. “Bene Angela! Mi hai tradito! Io vorrei lasciar perdere ma poi le altre potrebbero fare altrettanto, quindi ti taglierò un orecchio e lo farò vedere a tutti onde serva da monito.” Alessandro guardava impotente il coltello che si avvicinava ad Angela e sperava che arrivasse Spetters a salvarla. Improvvisamente il rumore di una motocicletta fece girare tutti. Una moto sembrò attraversare il muro e si avvicinò velocemente al guercio oltrepassandolo. Lui stava per tagliare l’orecchio di Angela in quel momento. Sentì, mentre la moto lo oltrepassava un colpettino sul braccio. Lui non prestando attenzione a ciò tentò di continuare la sua azione solo per scoprire con orrore che la sua mano che reggeva il coltello si trovava per terra in un lago di sangue. Un forte dolore gli tenne compagnia subito dopo e per poco non svenne. “E- è stato quel pezzo di merda del motociclista! Ahhhhhhh! Uccidetelo presto!” Però il corpo di uno dei suoi che penzolava impiccato dal soffitto fu per lui motivo di ulteriore preoccupazione. Poi quello con la moto tornò: era Spetters il rosso con la testa di un altro dei suoi uomini in mano. Fasciandosi il braccio gridò ai suoi uomini e questi gli furono tutti addosso. Un colpo di pennato divise subito la testa di uno di loro mentre un altro si trovò una forchetta conficcata profondamente in un occhio. Il sangue sbrillava dalla ferita come una fontana. Uno tentò di colpire Spetters con una bottiglia ma si trovò senza entrambi gli occhi. Spetters gli tolse la bottiglie e, dopo averla spaccata in testa a un altro di loro cominciò a roteare in mezzo a loro con il coccio di bottiglia in mano tagliando loro la faccia. Poi vide il guercio in piedi e, ringhiando selvaggiamente gli sbrindellò mezza faccia con il coccio di bottiglia, poi, girando velocemente aprì con essa il ventre di uno che tentava di colpirlo. Mentre il teppista cadeva per terra rannicchiandosi dalla ferita gli fuoriuscivano gli intestini. Il guercio si reggeva con la mano la parte sanguinante della faccia e guardava Spetters preoccupato. “Abbi pietà! Risparmiami!” “Maledetti figli di troia! Non ci sarà pietà per nessuno ma vi farò affogare tutti nel vostro sangue!” Disse Spetters. Uno tentò di colpire Spetters con un bastone ma lui, dopo aver schivato il colpo gli fracassò col ginocchio la colonna vertebrale e lo piegò all’indietro come una sottiletta , mentre un altro si trocò il coccio della bottiglia piantato nella gola. Un altro teppista si fece avanti facendo roteare la catena, ma Spetters tirò fuori la pistola e, dopo avergli fatto saltare entrambi i ginocchi gli sparò alla giugulare. Il teppista cadde a terra sbrillando sangue a intermittenza. Vedendo che gli uomini del guercio erano ancora tanti si infuriò ancora di più. Raggiunse una sedia, la ruppe procurandosi dei legni appuntiti. Si avvicinò ai teppisti con aria cupa e ognuno di loro aveva troppa paura per attaccare. Spetters si girò come per infilzare quello più vicino, poi invece scattò infilzando quello più lontano il quale, non aspettandosi il colpo lo prese proprio in pieno. Morì con la mano avanti e con un espressione sbalordita e sofferente. Poi Spetters dette un colpo indietro infilzandone un altro poi, ringhiando iniziò a roteare infilzandoli a tutto spiano. Alessandro e gli altri intanto si erano liberati e anche loro colpivano i teppisti aiutando Spetters. Alla fine rimase solo il guercio. Spetters si avvicinò a lui con i legni appuntiti grondanti sangue. “Nooooooooo!” Disse il guercio. Spetters alzò i legni e spietatamente glieli conficcò nei testicoli. Poi, lasciandolo gemere per terra risalì sulla moto andandosene come era arrivato. Alessandro e gli altri si osservarono tra loro tirando un sospiro di sollievo. “Meno male! Questa volta abbiamo rischiato grosso!” Disse Alessandro “Ma Daniele? Sarà ferito gravemente?” Disse Riccardo. In quel momento dalla folla sbucò Daniele con un bernoccolo causato dalla catenata in testa. “Mi sono perso qualcosa?” Disse Daniele. E tutti risero. FINE OLTRE L’URLO DEL DEMONIO “Uaaaahhhhhhhhhhhh!!!!!!!” La ragazzina di nome Sandra aveva dodici anni e gridava a squarciagola quando il sigaro acceso premeva fortemente contro il suo mignolo del piede destro. I criminali la reggevano in due provando un gusto sadico nel vederla soffrire. “Ascoltaci bene troietta perché parleremo una volta sola! Quando abbiamo dato fuoco alla tua amica di 14 anni non ci hanno fatto niente! abbiamo conoscenze molto in alto! Quindi non pensare mai più a rifiutarti! Devi fare quello che diciamo noi altrimenti ti friggeremo i piedi nell’olio bollente!” Disse Vincenzo. La sigaretta non si staccava dal piede di Sandra e alla fine, sopraffatta dal dolore accettò di prostituirsi. Era una ragazzina bionda con occhi celesti, molto carina. Vincenzo e Arturo la portarono con le altre, ragazzine che, come lei avevano subito delle torture dai due per essere costrette a prostituirsi. “Non dirai nulla e la notte dovrai venire qui a prostituirti! Prova a fare il nostro nome e ti caveremo gli occhi! Tanto non possono toccarci e lo sai bene!” Disse Vincenzo. “Credo che ormai abbia capito! Torniamo al nostro quartier generale, abbiamo altro di cui occuparci ora Alla villa che fungeva da luogo d’incontro per loro, discussero assieme ai loro soci di alcuni problemi.: “amici, per quanto riguarda la polizia siamo tranquilli! Possiamo fare quello che vogliamo dove vogliamo, tanto non possono incriminarci. Il governo ha bisogno dei nostri servizi e in questo paese la gente è ignorante, gente inutile per l’Italia. Al governo non importa se arrostiamo qualche ragazzina. Disse Grendo. “ Allora è tutto tranquillo! A quali problemi alludevi quando hai richiesto di incontrarci?” Disse Vincenzo. “In effetti un piccolo inconveniente c’è! Abbiamo saputo di un certo individuo che se ne infischia della legge e va in giro ad ammazzare tutti quelli che non gli piacciono! E’ a quel che ho saputo molto astuto e pericoloso, quindi o entra nel nostro libro paga o bisognerà distruggerlo!” Disse Grendo. “Ti riferisci forse al terribile Spetters? “ Disse Albino. Grendo, con i suoi occhiali doppi fissò per un istante la crapa completamente pelata di Albino. Era ridicolo e pareva quasi zio Pester della famiglia Addams e tutte le volte che lo guardava non poteva fare a meno di ridere sotto i baffi. “ Si proprio lui! Sapete anche voi di quante stragi si è reso colpevole, non ultima quella dei terribili Teppisti Gialli! E poi gli ultrà, l’esercito, una famosa famiglia mafiosa innumerevoli sono le stragi da lui compiute!” “Ma è parecchio che non compare! Inoltre la sua zona d’azione è situata molto lontana da noi, in un'altra regione addirittura! Che cosa ci suggerisci di fare?” Disse Albino. Grendo si portò un attimo le mani sulle tempie, massaggiandosi i capelli bianchi ai lati della testa. Era oltre la settantina ma ancora riusciva ad essere un perfetto capo e un perfetto stratega per il gruppo. Ci pensò su un minuto poi parlò: “Per ora è meglio non fare nulla in quanto andarlo a cercare potrebbe costarci molti uomini. Dobbiamo solo assicurarci , se si fa vivo da queste parti, di averlo dalla nostra parte. Gli offriremo molti soldi, non baderemo a spese pur di averlo con noi.” “E se non volesse collaborare?” Disse Arturo. “Allora non avremo altra scelta che distruggerlo. Per questo scopo abbiamo alle nostre dipendenze due killer molto speciali dotati anche di superpoteri, Folgore e Ibernus! Loro lo scoveranno e lo distruggeranno ovunque sia!” Arturo fece un espressione sbalordita e i suoi larghi occhiali a specchio caddero sul suo naso aquilino. Vincenzo si grattava l’epa mentre Albino si strusciava la crapa pelata. “Scusa Grendo, ma chi cavolo sono i dua che hai nominato?” Disse Arturo. “Due individui potentissimi, col DNA modificato da un esperimento del defunto dottor Martini. Sono stati fatti in provetta e sono stati addestrati dalla nascita ad usare i loro spaventosi poteri. Per ovvie ragioni ho tenuto segreta la loro esistenza. Sono molto ambiziosi e addestrati a far fronte a qualsiasi situazione. Folgore può levitare circa 8 metri da terra ed ha la forza del tuono mentre Ibernus Può aspirare il calore congelando completamente il nemico. Nessuno può resistere a due come loro.” “Allora inviamoli subito contro i nostri avversari, contro Spetters!” Disse Vincenzo. “Spetters non avrebbe certamente scampo contro di loro, ma io voglio servirmi di loro solo in casi estremi, per questo motivo solo io e
    da: Daniele Orlandini


    SPETTERS IL ROSSO Ep. 1 - L'ARRIVO DI SPETTERS

    L ’ ARRIVO DI SPETTERS Era una domenica primaverile e a Perignano era una bella giornata. Quasi tutti i giovani volevano andare al mare. Non però Alessandro e neanche tre dei suoi amici, loro infatti volevano andare in discoteca speravano di riuscire a conoscere alcune ragazze già da loro precedentemente adocchiate. Erano tutti e quattro belli e benestanti. Non gli sarebbe stato difficile fare nuove conquiste, bastava avessero Un po’ di grinta. Alessandro addirittura era talmente conteso che molte lo andavano a cercare a casa. Lo stesso Graziano mentre Marco riusciva spesso grazie alla sua simpatia e Riccardo aveva la battuta pronta per ogni occasione . Un altro ragazzo un tempo faceva parte di quel gruppo, ma rea misteriosamente scomparso ed era proprio lui l’argomento della loro conversazione durante il tragitto. “Qualche mese fa Daniele era con noi e adesso è scomparso e non fa ritorno, non riescono a trovarlo, che cosa gli sarà successo?” Riccardo sospirando alzò le spalle:” non lo so! A me ha detto solamente che doveva sbrigare delle faccende Da solo. Infatti se ricordate bene i giorni che precedettero la sua scomparsa lui quasi non usciva più.” “ Era come…. Non so, come se rimuginasse su qualcosa, come se avesse un importante decisione da prendere e non sapesse decidersi. Sembrava quasi come se si trovasse tra due fuochi, come se si trovasse immerso nella melma fino al collo e non sapesse come uscirne, almeno era questa l’impressione che mi dava con i suoi discorsi. Però non si confidava nonostante lo avessi invitato a farlo, ma era divenuto scontroso e chiuso in se stesso.” “ Per la verità io ci ho parlato il giorno prima che sparisse, ricordo benissimo le sue parole, perché mi allarmarono non poco!” Flashback: il giorno prima della sua scomparsa, Daniele andò dal suo migliore amico e compagno di lotte Alessandro. “Alessandro, ne abbiamo passate tante, tu sei il mio migliore amico per cui voglio confidarti una cosa molto importante.” “ Confidati pure, sai che puoi contare sul mio aiuto e quello dei ragazzi!” “Le tue parole mi sono di grande conforto! Fino ad ora ci siamo sempre guardati le spalle l’un l’altro, in molti casi mi hai aiutato molto!” “Lo farò ancora stai tranquillo! Anch’io devo molto a te, tutti debbono molto a tè! Però ora confidati, poiché dal tuo ansimare si vede benissimo che c’è qualcosa che ti rode.” Daniele sospirò: “ Vedi giusto! Però purtroppo questa volta ne tu ne i ragazzi potete nulla. Si tratta di una Cosa terribile che però devo risolvere da solo. Mi trovo sull’orlo di un precipizio di cui non vedo la fine. Devo prendere una decisione che probabilmente comprometterà il mio avvenire! E la cosa peggiore è che Non posso fare a meno di prendere questa decisione, non posso fare a meno di saltare in questo precipizio.” E dopo si chinò singhiozzando. Preoccupato per l’amico Alessandro incalzò. “Cosa è successo di tanto terribile? Qual’ è questa terribile decisione che devi prendere?” “ Questo amico mio non posso assolutamente dirtelo, ti posso solamente dire che tutto cambierà anche se quello che accadrà è oltre le mie previsioni. Comunque voglio che tu sappia una cosa, qualunque cosa accada e qualunque cosa possano dire di me sappi che il mio solo interesse è sempre stato quello di fare del bene, anche se a volte per fare del bene sei costretto a rinnegare te stesso.” – Disse Daniele abbassando gli occhi . Quelle furono le ultime parole udite di Daniele udite da Alessandro, infatti il giorno dopo non tornò a casa . “Ricordo bene lo scompiglio che ci fu! I suoi familiari erano tutti allarmati!” Disse Riccardo. “Ora basta parlarne però! Altrimenti saremmo di cattivo umore! Pensiamo a divertirci, dopotutto è domenica e anche lui amava divertirsi la domenica! Divertiamoci anche per lui e teniamogli in caldo una ragazza per quando tornerà.” Arrivarono alla discoteca molto presto rimanendo un po’ fuori per osservare le ragazze che entravano. Ne passarono molte delle quali alcune erano davvero carine, una in particolare che fece perfino l’occhiolino a Alessandro. Lui, senza perdere tempo le andò dietro e non gli fu difficile attaccare discorso con lei. Però anche gli altri non furono da meno, infatti riuscirono, insistendo pochissimo, a fare amicizia con ragazze altrettanto carine. Il bene iniziale venne subito comunque compensato dal male, infatti alcuni ragazzacci, invidiosi delle conquiste dei quattro amici, si raggrupparono con altri facendo ogni genere di scherzo in particolare modo a Alessandro. Quest’ultimo, dato che voleva solo divertirsi e non scatenare una rissa, per un po’ tentò di ignorare e stare calmo, però quando vide che esagerarono(uno di loro versò il caffè addosso alla ragazza) decise che era venuto il momento di dar loro una lezione di buone maniere: afferrò la mano a uno di loro senza mettere troppa forza. Lui, credendolo un debole strinse con forza tentando di stritolargli la mano. Con sua grande sorpresa e indignazione vide però che Alessandro rimaneva tranquillo. Pensò, forse sperò che fingesse e che in realtà non resisteva dal dolore così si concentrò per stringere di più. Però sentì lui stesso un forte dolore. Dapprincipio tentò di non farlo notare ma la mano di Alessandro stringeva sempre di più, pareva fosse d’acciaio. Alla fine, quando il dolore divenne insopportabile il ragazzaccio non cela fece più a fingere e iniziò a urlare a squarciagola, poi si chinò piagnucolando e supplicando. Un altro di quei ragazzacci tentò di colpirlo ma Alessandro, colpendo dal basso verso l’alto arrivò al suo mento con un tremendo colpo che gli fece volare qualche dente. Comunque la rissa (almeno quella che volevano fare quei ragazzacci) ebbe subito termine, infatti un branco di militari ubriachi si era messo a fare confusione e i ragazzacci furono i primi a prenderle sode perché si credevano di fare i furbi. Poi le presero anche i buttafuori, i militari spaccarono loro i denti con delle spranghe di ferro. Il bello comunque venne quando i militari iniziarono a molestare delle ragazze, quelle che si rifiutavano venivano picchiate. Poi un militare prese per un braccio la ragazza che si trovava con Alessandro, il quale, infuriato, parlò al militare sforzandosi di ragionare con lui. Il militare non voleva capire allora Alessandro riprovò. Il militare addirittura gli rise in faccia dopo il secondo tentativo ma Alessandro sforzandosi riprovò una terza volta . Il militare lo mandò a quel paese allora Alessandro lasciò partire il pugno che tanto aveva trattenuto. Al militare volarono per terra tutti i denti, ma questo fatto destò l’attenzione di tutti gli altri militari i quali si gettarono velocemente addosso ad Alessandro. Allargando le braccia sbaragliò la prima mandata, ma i militari erano una cinquantina e tutti molto forti . Inevitabilmente finirono per avere la meglio su di lui e i suoi amici accorsi in suo aiuto. Poi uno dei militari esagerò: dopo aver preso un accendino diede fuoco ai capelli di una ragazza la quale, spaventata a morte iniziò a correre con la chioma in fiamme mentre i militari sadicamente ridevano. In quel momento il fuoco si spense a causa di una ventata improvvisa prima che potesse fare dei danni alla ragazza, poi una moto che parve passare attraverso il muro entrò nella discoteca e salì le scale. La cosa avvenne talmente in fretta che nessuno riuscì a vedere bene il guidatore, videro solo la sua sagoma. Un militare, incazzato per essere stato privato del divertimento salì le scale a sua volta solo per tornare giù In fiamme urlando. Un altro venne trovato impiccato mentre il rombo della moto continuava creando un aura di terrore tra i militari, i quali comunque tentavano di farsi coraggio brandendo spranghe e coltelli per far fuori il misterioso motociclista. Però uno per uno vennero eliminati nei modi più diversi: uno si trovò a fare il volo dalla finestra più alta; un altro si trovò senza un pezzo di gola ; due vennero infilzati assieme da un arpione; uno si trovò un ascia piantata in piena faccia; uno si mangiò un grosso sasso; uno si prese le di ta negli occhi; a un altro venne fatta volare via la mascella con una pedata; a un altro fu fatto sparire il naso con un pugno sovrumano mentre una gran parte di loro andò semplicemente a schiantarsi contro le pareti dopo aver tentato vanamente di fare fronte al misterioso uomo con la moto. Comunque anche Alessandro non stette fermo, dopo essersi liberato diede una mano allo sconosciuto. Stritolò la mano a un militare mentre a un altro con un pugno gli fece piegare la testa di lato. I militari erano quasi tutti sistemati. I pochi ancora operativi tentavano di chiamare aiuto via radio. Il trasmettitore però improvvisamente esplose e pezzi di metallo rovente si conficcarono addosso ai militari. Quello che teneva la radio in mano aveva la mano nera e gli era partito qualche dito. Gli altri tentavano ancora id fermare il misterioso personaggio, del quale si riusciva ad intravedere soltanto Il contorno e si notava anche il fatto che vestiva di rosso, probabilmente aveva una calzamaglia. Una gettata di acido solforico in faccia scoraggiò il militare che si trovava più avanti, mentre altri due furono invece scoraggiati quando lo sconosciuto cavò loro gli occhi con un rapidissimo movimento. L’ultimo dei militari tentò la fuga ma, arrivato alla porta si accorse con orrore che non si apriva. Vedendo lo sconosciuto dietro di lui provò a chiedere pietà. In quel momento un ringhio spaventoso venne udito in tutta la discoteca, seguito da un urlo di dolore disumano, poi ogni grido cessò : La moto fù vista andar via e per la seconda volta sembrò che attraversasse il muro, mentre il militare rimase in piedi davanti alla porta . Le luci quando vennero accese rivelarono però un agghiacciante verità: il militare era rimasto in piedi davanti Alla porta perché vi era stato inchiodato e col suo sangue per terra c’era la scritta SPETTERS IL ROSSO. A quella visione la gente rabbrividì e mormoravano tra loro facendo commenti sul fatto. “Mio Dio! Spetters! Era Spetters allora! E’ stato lui che ha sconfitto i militari! E’ terribile! Quel mostro ha terrorizzato mezza Italia!” Disse una ragazza. “Si , però avevano detto che era morto!” Disse un ragazzo. “Si saranno sbagliati! Molte volte era stato dato per morto ma è sempre tornato” Disse un altro. Tutti bene di Spetters, infatti al telegiornale per molto tempo ne parlavano, da alcuni mesi un terribile Criminale che rivendicava quel nome aveva iniziato a uccidere, lasciandosi dietro una paurosa scia di Cadaveri con la sua firma scritta per terra col sangue delle sue vittime. Fino ad allora aveva colpito Perlopiù al nord della penisola distruggendo un circolo sottufficiali, usando una chiesa per esperimenti Di magia nera, lanciando maledizioni e uccidendo chiunque si trovasse sulla sua strada. La polizia arrivò in fretta arrestando i militari ancora vivi(due o tre soli non di più) e facendo delle Domande su Spetters. Ma nessuno lo aveva visto bene inoltre erano spaventati da lui. Tornando a casa i quattro amici parlavano di Spetters: “A sentire ciò che dice la gente Spetters è davvero una minaccia, nessuno adesso sarà più al sicuro.” Disse Riccardo. “Dipende dai punti di vista. Intanto ci ha salvato dai militari, non so cosa sarebbe successo se non fosse intervenuto lui, probabilmente una ragazza sarebbe rimasta sfigurata o peggio tanto per cominciare per non parlare di quello che sarebbe successo a noi e a molta altra gente. Per quanto riguarda il circolo sottufficiali al telegiornale dissero in seguito che erano stati scoperti traffici di droga legati ad esso a scapito dei ragazzi delle scuole medie vicine.” Disse Alessandro con voce grave. Riccardo sussultò:” Dico! Non ti starai per caso mettendo dalla parte di quel criminale!” “Io sto solo raccontando i fatti, poi ognuno giudichi da solo.” “Sapete una cosa ragazzi? La scomparsa di Daniele coincide più o meno con l’arrivo di spetters! Secondo me lui ha fatto qualcosa a Daniele, forse lo ricattava!” Disse Graziano. “Non hai prove per affermare ciò! Anzi sapete cosa farò? Chiederò a Spetters di aiutarmi a trovare Daniele, metterò un annuncio sul giornale.” Disse Alessandro. “Ma sei impazzito!?! Non dirai sul serio! Quello ti ammazza senza pensarci due volte!” Disse Riccardo. “Io gli chiedo solo un favore! Lo pago anche se mi aiuta, perché dovrebbe uccidermi?” Disse Alessandro. Qualche giorno dopo Alessandro stava facendo una girata in macchina quando gli scoppiarono due ruote. Erano stati dei militari a spararci perché, avendo letto l’annuncio sul giornale pensavano che Alessandro sapesse Dove trovare Spetters per poter vendicare i loro amici. Alessandro non sapeva nulla, ma loro non volevano capirlo e diedero fuoco alla sua macchina, poi lo minacciarono con una torcia fiammeggiante. Improvvisamente uno di loro venne afferrato e tirato sopra un albero da qualcosa. I militari lo videro sparire tra le foglie che improvvisamente si macchiarono di sangue. Un militare notò un ombra muoversi e sparò senza però colpire nessuno e non riuscì a sparare di nuovo perché un pugnale lo colpì conficcandoglisi in un occhio e raggiungendogli il cervello. Dalla ferita il sangue sbrillava come da una fontana e il militare rimase alcuni secondi in piedi dondolando prima di cadere con la faccia per terra facendo così in modo che il pugnale si conficcasse ancora più in profondità. Sotto di lui si era formata una pozza di sangue. Poi, velocemente, qualcuno passò in mezzo a loro, prese la torcia e successivamente i militari sentirono arrivarsi addosso dell’alcol. Poi la torcia volò in mezzo a loro. Trasformati in torce umane corsero via urlando. Alessandro non riuscì a vederlo bene ma capì che si trattava di Spetters il rosso e lo chiamò, ma lui rimase nascosto dietro la siepe e Alessandro non riusciva a vederlo. “Tu sei Spetters vero?” “Può darsi, che cosa vuoi da me’” “Vorrei il tuo aiuto per ritrovare un mio amico scomparso, Daniele Orlandini!” “Non posso aiutarti! Lascia perdere! E’ meglio se non ti immischi in certe cose:” “Perché?” “Credo di sapere cosa gli è successo! Non si può più fare nulla per lui. Potrebbe anche tornare, ma non sarà più lo stesso Daniele che conoscevi.” “Come puoi dirlo?” “Non hai detto che sono Spetters?” Disse lo sconosciuto andandosene Alessandro era molto preoccupato per il suo amico. Sentiva che Spetters gli aveva detto la verità e si rendeva Conto che doveva trovarsi in guai grossi. Però non si dette per vinto e continuò a fare domande i n giro e a Cercarlo. Le teorie sulla scomparsa di Daniele erano molteplici: c’era chi sosteneva che si fosse dato alla droga; chi diceva Che era stato rapito dagli ufo; qualcuno diceva che si era suicidato per delusioni amorose e qualcuno addirittura Pensava che fosse andato a lavorare per il governo in segreto. Per Alessandro erano tutte assurdità, infatti Daniele stava lontano dall’alcol e non aveva mai fumato una sigaretta, figurarsi se si drogava, ed era anche da scartare l’ipotesi che lavorasse per il governo dato che lo detestava, inoltre era da scartare la poco credibile ipotesi degli ufo e mai, per nessuna ragione al mondo si sarebbe suicidato. Alessandro punzecchiava i suoi amici per andare alla ricerca di Daniele e, dopo aver raccontato loro del suo Dialogo con Spetters li esortava con rinnovato zelo. Tutti e quattro alla fine decisero di recarsi da un potentissimo medium specializzato in persone scomparse. La strada per arrivare al medium era tutta buia. La tetra casa sul fondo della strada sterrata sembrava uscita Da un film dell’orrore. I quattro si chiedevano cosa li aspettasse lì dentro e quasi volevano rinunciare. Ma Alessandro, nonostante anche lui avesse i brividi, sapeva che il medium non era un ciarlatano e poteva Essere l’unica speranza di trovare l’amico scomparso, per cui forzò per non rinunciare. Bussarono alla porta : una vecchia dall’aspetto sinistro gli aprì indicandogli la sala senza dire una parola. Si impressionarono ancora di più entrando nella sala: era una stanza tetra e buia. Poche candele illuminavano Le pareti, tappezzate con immagini sinistre. Il medium, un tipo molto magro con la faccia quasi scheletrica li fece sedere al tavolino e loro chiesero Se poteva aiutarli a rintracciare Daniele, Alessandro gli diede anche degli oggetti appartenuti all’amico e Una sua foto. Il medium abbassò lo sguardo verso gli oggetti poi parlò: “Adesso chiederò al mio spirito guida, formate la catena medianica e svuotate le vostre menti” La voce del medium era tremula e cupa, Alessandro era sempre più convinto che non fosse una buona idea ma dato che ormai erano in ballo tanto valeva andare fino in fondo. Il medium disse mentre loro si concentravano che avrebbe anche tentato di contattare lo spirito di Daniele, cosa Che avrebbe verificato se era vivo o morto. Il medium chiamò lo spirito di Daniele e sembrò che un qualcosa entrasse dentro di lui. Poi però iniziò ad agitarsi, a sbavare e a vomitare sangue, poi una forza sconosciuta lo spinse contro il muro. Dopo iniziò a levitare trà lo sbigottimento e la paura dei quattro e, con una voce che non era la sua iniziò a parlare. “ Daniele…. Daniele vedo morte ma no! Vedo anche terrore e distruzione! Scelte terribili sono state fatte! Daniele dato sua vita, ma le conseguenze….. adesso un essere terribile si aggira sulla terra…. Nessuno sicuro mai più…….” Poi il corpo del medium cadde per terra iniziando a tremare. Le sue pupille erano diventate bianche e non riusciva più a riprendersi. I quattro erano terrorizzati. Dopo quindici minuti arrivò la vecchia che riuscì, con molta fatica a farlo riprendere. Il medium si rialzò tutto intontito e i quattro amici lo aiutarono a sedersi. “ Cos’è successo? Che notizie ci dai del nostro amico?” Chiese Alessandro. Il medium li guardò tutti male per alcuni secondi, poi gridò a squarciagola. “Fuori di qui ! Fuoriiiiiiiiiiiii!!!!” “Ma dobbiamo sapere del nostro amico…..”Disse Graziano. “Fuoriiiiiiii!!!!!! Andate via e non tornate mai più! Non ho niente da dire!” “No! E’ evidente che hai scoperto qualcosa e non andremo via finche non ci avrai detto tutto!” Disse Alessandro. “Non c’è nulla da dire credete a me se vi dico che è meglio non immischiarsi in certe cose! Prendete i vostri soldi e andatevene!” Li buttò letteralmente fuori. Rimasto solo, ripensò alla seduta, alle cose inconcepibili che gli erano state rivelate. Non c’era alcun dubbio, Daniele era morto, ma poi era ritornato in vita richiamato da forze oscure. Tutta l’umanità avrebbe patito per le nefandezze inconcepibili che erano successe. Il medium sapeva a cosa Sarebbe andato incontro il mondo, sapeva ma non aveva il coraggio di rivelarlo, tanto sapeva che ne lui ne altri avrebbero potuto farci nulla. Intatto un'altra idea balenò nella mente di Alessandro, e la fece presente agli altri, quella che Daniele fosse Andato ad allenarsi al Castello Degli Spettri. Il Castello Degli Spettri, così era chiamata una zona maledetta adiacente al paese. Era una zona recintata dichiarata stato indipendente ove gli abitanti erano ridotti in schiavitù. Al centro della zona vi era un enorme castello ove venivano allenati giovani ai quali venivano promessi straordinari poteri. L’unica condizione era quella di trasferirsi al castello per diversi mesi senza mai uscire. Però molti di quelli andati là erano scomparsi. Alessandro si chiedeva come mai il governo italiano non intervenisse, dato che anche se la zona era molto grande, mancava dell’appoggio di ogni partito, del governo italiano e anche di ogni governo straniero. Daniele, attratto com’era dal mistero avrebbe potuto anche addentrarsi laggiù. Alessandro avrebbe voluto impegnare i ragazzi per una missione laggiù alla ricerca di Daniele, ma tutti, tranne lui , erano impegnati in una missione in terra straniera per cui tentò di convincere i suoi 3 amici ad andare laggiù a cercare Daniele. “Ma ti sei bevuto il cervello? Nessuno esce vivi da là, nessuno!” Disse Graziano. “Questo non puoi dirlo! Sappiamo solo che chi è andato là è scomparso, anzi, si presume dato che nessuno ha mai detto apertamente che andava là.” Disse Alessandro. “E’ vero! Però, anche se nessuno lo ha mai detto apertamente, si sapeva da altre persone che gli scomparsi avevano più volte manifestato l’intenzione di andare laggiù.” Disse Riccardo. In quel momento giunse il fratello minore di Alessandro il quale aveva udito buona parte della conversazione. “Va bene! Se nessuno di voi vuole venire andrò da solo!” Disse Alessandro. “Non lo fare!” Disse suo fratello. “Ma Daniele potrebbe essere tenuto prigioniero! Devo tentare di trovarlo, lui mi ha salvato la vita molte volte, e ha anche salvato molta gente, non possiamo lasciarlo perdere, se c’è una possibilità, anche una sola di trovarlo….” Disse Alessandro. “Cosa vuoi dire con questo? Sappiamo che è un tipo in gamba ma tù lo descrivi come un eroe, c’è qualcosa che non sappiamo?” Disse Marco. “ Va bene! Dovete sapere che io, lui e altri ragazzi….” “Ci andrò io! Tu devi rimanere non ricordi?” Lo interruppe suo fratello. Poi lo chiamò da parte: “Non devi rivelare cosa fate tu e i ragazzi, cercate id mantenere l’anonimato.” “Non preoccuparti, non siamo mai stati troppo anonimi, in molti sanno già delle nostre imprese, tempo poco e diverremo un gruppo ufficiale come il Pronto Intervento.” Disse Alessandro. “Va bene, comunque finche potete state in incognita, comunque andrò io a cercare Daniele! E’ tanto che voglio prendere parte alle vostre imprese e adesso ne ho l’occasione!” “ non sene parla! E’ pericoloso, e tu non sei ancora preparato a correre simili rischi!” “ Però adesso sei l’unico dei ragazzi rimasto qui e hai la responsabilità di fare la guardia alla sede! Devi stare alla radio per eventuali richieste d’aiuto, inoltre devi anche essere pronto a intervenire in caso di emergenza! Se scompari anche tu chi farà queste cose?” Alessandro chinò il capo.” Hai ragione ma non ho scelta, tanto i miei compagni non avranno certo bisogno Di aiuto, qualunque sia la minaccia certamente la spunteranno, inoltre la sede per qualche giorno potrà restare Vuota.” “Non sono d’accordo! Se sono andati tutti assieme deve essere qualcosa di terribile, e non puoi permetterti di tralasciare la possibilità che abbiano bisogno d’aiuto! Senti, andrò laggiù e poi riferirò a tè cosa ho visto!” “No! Troveremo un'altra soluzione!” Poi si riunirono nuovamente agli altri e tutti assieme andarono a spasso per le strade del paese. Erano arrivati sulla piazza principale e si sedettero sulla panchina, osservando le stelle e le belle ragazze Che passavano di tanto in tanto. Però la loro quiete era destinata ad essere interrotta perché quattro teppisti armati li assalirono mettendo Fuori combattimento Graziano, Marco e Riccardo. Però Alessandro era abituato a situazioni simili e suo fratello era stato allenato da lui per cui in breve tempo Sbaragliarono i quattro teppisti. “ Sono alcuni teppisti che io e i ragazzi abbiamo sgominato mesi fa! Se sono di nuovo in giro non potrò certo andarmene, devo rimanere per contrastarli ! Però cercherò Daniele in ogni modo e quando i ragazzi torneranno invaderemo il Castello Degli Spettri!” Disse Alessandro. “Nel frattempo io farò delle indagini sul Castello Degli Spettri!” “Sei testardo! No! E’ troppo pericoloso! Non sei ancora abbastanza allenato!” “Ormai ho deciso! “Disse suo fratello andandosene. Alessandro era preoccupato, sia per Daniele che per suo fratello, il quale pareva ignaro del rischio che correva. Così andò a casa per cercare di dissuaderlo. Intanto, nella notte, un gruppo di spacciatori aveva bloccato una ragazza di 16 anni e volevano darle la droga per Forza. Graziano, passando di lì per andare a casa notò la scena e si fermò per intervenire. Però un tremendo Diretto lo stese subito e con la siringa uno di loro tentò di drogarlo. Ma qualcosa gli cadde addosso da un Albero, una terribile sagoma a forma di persona che era feroce come una belva. In poco tempo il criminale si ritrovò con la gola squarciata. I suoi compagni non riuscivano a vedere chi l’aveva ridotto così perché era buio e lui stava nell’ombra. Tentarono di sparare, ma non lo colpirono e quello che sparò si trovò con i suoi stessi occhi in mano. Il terzo del gruppo era esperto nel combattimento col coltello, addirittura ritenuto invincibile dato che non era Mai stato battuto, per cui sfidò lo sconosciuto a un combattimento con i coltelli. Il criminale era molto abile e per un attimo sembrò avere la meglio. Poi però lo sconosciuto fece una finta in Alto, per poi riabbassarsi all improvviso conficcandogli il pugnale nei testicoli fino ad arrivare alla vescica. Il criminale rimase in piedi sbalordito poi parlò: “Ohhh, ma come sei stato bravo! Io credevo di essere imbattibile, però ho ancora molto da imparare! Sono contento di averti incontrato perché è un onore essere battuto da uno così abile, grazie di avermi sconfitto! Sono contento di morire per mano tua.” Lo sconosciuto stette zitto e, dopo che il criminale morì si voltò per andarsene. “Aspetta! Fatti vedere!” Disse la ragazza. “Non posso farlo adesso, comunque spero di rivederti.” Per terra, col sangue dei criminali c’era scritto SPETTERS INCUBO ROSSO FINE EPISODIO
    da: Daniele Orlandini


    Un eterno don Chisciotte

    Quando ero piccola, ricordo spesso, i tanti racconti che mio nonno inventava. A me che faticavo a stare sulle gambe, quale menestrello senza riposo, raccontava sempre tante storie di fate, gnomi e piccoli personaggi che individuavo nei miei giocattoli, nei pupazzi ancora conservati gelosamente nella mia stanza. Crescendo un po’, anche le sue invenzioni si adeguarono alla mia nuova capacità infantile di apprendere. Una ridda di damigelle, principi innamorati, contendenti perfidi e draghi, si avvicendarono in quei pomeriggi e serate altrimenti monotone. Uno stupendo nonno, sempre pronto a sognare per la sua nipotina, mille nuove avventure ed amori difficilissimi, se non impossibili. Principi d’ogni colore, non solo azzurri, tanto per rompere la tediosa ripetitività, si rincorrevano nella mia testolina, inseguiti dalla voce dolce e suadente di quel magico narratore. Persino molte varianti di Biancaneve e Cenerentola trovarono ragion d’essere nella fervida immaginazione dell’infaticabile inventore che, qualche volta, dovevo essere io a svegliare, per fargli continuare quel racconto che, sul più bello, s’interrompeva per l’improvvido arrivo di Morfeo. Con somma pazienza, riapriva gli occhi e ricominciava dall’inizio, forse sperando che, con la nuova narrazione, Morfeo non sbagliasse più la mira. Anche quando mi portava al parco, vicino casa, trainandomi sul mio bel triciclo rosso, pretendevo storie di lupi cattivi e bambine in pericolo, regolarmente salvate da giovani e bellissimi cacciatori o combattenti cavalieri coraggiosi. Oggi mi chiedo a cosa servissero veramente quelle favole. Cose assurde, impossibili e contro ogni logica, senza il benché minimo legame con la diuturna realtà. Mi ritrovo quasi grande, il 14 Gennaio compirò ben 15 anni (prossima alla vecchiaia), e vorrei che il mio compleanno fosse allietato ancora dalla presenza di quel vecchio cantore, il quale, purtroppo, smise per sempre di inventar storie, poco dopo il mio settimo genetliaco. Giustamente, mi chiedo: perché mi mancano tanto quelle assurdità così prive di fondamento? Si possono assommare sogno e realtà? La fantasia può avere una qualsiasi valenza positiva nella vita reale? Mi capita tra le mani un vecchio libro di Cervantes: “Don Chisciotte della Mancha”. Lo avevo già letto ma, dopo anni, tutto assume una differente luce. Riscopro la bellezza della fantasia. Un servo che rappresenta la realtà prosaica e quotidiana, pur tuttavia indispensabile. Un vecchio ed improbabile cavaliere che prende le sembianze dell’immaginifico, la parte più nobile d’ogni essere umano; la materializzazione del sogno e di tutto ciò che fa parte dei ricordi e del passato da cui apprendere. Una vita che non è come è, ma che, attraverso arbitrarie parentesi, originate dall’indeterminabile labirinto onirico dell’io più recondito, trasformano la vita in qualcosa che è come si vorrebbe che sia. Un cavaliere, il quale, anche a costo d’immani sacrifici, attraverso, appunto, la creatività dell’immaginazione, riesce a sconfiggere il peggior nemico: se stesso! La morte lo prenderà alla fine del suo immane duello, al raggiungimento dello scopo. Un’epoca che passa e termina, cedendo il passo alla nuova. Così com’è e dovrà essere la vita. Chiuderà per sempre quegli occhi che, ad un distratto osservatore, sembreranno quelli di un pazzo incapace di vedere la realtà. Invece, occhi di un uomo indomito con se stesso e risoluto contro l’antagonista più irriducibile ed avverso: il proprio destino! Qual è la morale di questo mio pensiero? Adesso, so a cosa dovevano servire quei racconti. Ora, stringendo tra le mani il meraviglioso libro di Cervantes, posso addormentarmi serena, abbandonandomi ai sogni e all’immaginazione, senza più paure, incertezze e timori, sapendo che, a ben guardare, mio nonno sarà lì con me, il prossimo 14 Gennaio e tutti gli altri giorni a seguire, anche senza la vecchia ed arrugginita armatura. Di certo, assieme alla sua Dulcinea, ovvero, alla sua fantasia, che mi ha saggiamente lasciato in eredità, non disgiunta da un semplice e pragmatico buon servitore, pronto a ricondurre, chi si solleva troppo, sulla terra ferma! Troppo semplice? Troppo infantile come racconto? Basterà pazientare per altri dieci o dodici compleanni e … vi prometto un trattato su Erasmo da Rotterdam ed uno studio su Cesare Beccaria. Come sempre: chiedo venia per avervi sottratto del tempo prezioso.
    da: Marinella Andrizzi


    fettine di mouse in umido

    Ricordo del collega Age, andatosene da quando i giornali hanno cominciato ad esigere i pezzi per posta elettronica. Lui era ancora più drastico di Montanelli: scriveva soltanto a penna biro. Una grafia peraltro incisa e leggibilissima. Una forma di civetteria? Non pareva il tipo. E se il problema del computer gli fosse stato complicato dal mouse? Non è ipotesi peregrina. Quando si apprende che mouse significa topo, un moto di inconscio ribrezzo è plausibile. E Age era uno che sapeva della profezia di Calvino secondo la quale il mondo finirebbe per inarginabile assalto di topacchioni voraci. E aveva letto anche “1984” di Orwell: la stanza 101 della psico-polizia del Grande Fratello, dove i ribelli al regime vengono messi a stretto contatto con una gabbia irta di topastri squittenti di ferocia e di fame. Una leggera pressione su un pulsante e il portello della gabbia si alzerà, e i topastri si avventeranno in frotta alla tenera gelatina degli occhi del condannato. Un brivido verrebbe anche a me, al pensiero, se non mi affiorasse la vecchia Camilìn, mia vicina di casa nel cortile di Costaverde, negli anni del Secondo Dopoguerra. Nel cortile era un magazzino di farina, esca irresistibile per legioni di ratti di ogni dimensione. Il padrone del magazzino aveva un cagnetto apparentemente innocuo. Ma appena lo si metteva sull’usta di un topo, il cagnetto si trasformava in una sorta di spietato marine sterminatore. Una volta al mese era giorno di caccia. Zorro, il cagnetto, irrompeva digrignando nel magazzino e ogni poco ne usciva con un topo dalla gola squarciata. Alla fine della battuta, lunghe file di vittime orripilanti venivano allineate al sole sulla soglia del magazzino: il cane vi posava nel mezzo come un cacciatore dopo un safari. Camilìn si accostava ( lei sola, stando tutti noi a ribrezzosa distanza). Misurava con pignola attenzione le vittime, palpeggiava quelle che le sembravano più consistenti di peso e tenerità di carne. Fatta la scelta, spariva in cucina. Solo dopo anni ho saputo con certezza che il profumo di buono che così spesso filtrava dalla povera casa di Camilìn erano tranci e fettine di topo in umido o arrosto. Non oso scandagliare più a fondo la memoria, perché non troppo vago balena il ricordo di quel giorno che Camilìn ( era un cuor d’oro) mi aveva invitato a casa sua con un suadente :”Nanu, gh’ett fam?”.
    da: andrea maietti


    ...TIAMOTIAMOTIAMO...

    Continua a dirmi che mi ama. ...tiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamo… …come se si trattasse di un rosario declamato nell’oscurità di una chiesa all’imbrunire, come una preghiera recitata a memoria, per penitenza più che per pentimento, nel buio di un confessionale. ...tiamotiamoatiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamo… Continua a pronunciarlo con voce suadente, le labbra quasi appiccicate al mio orecchio, tanto che posso sentire il suo alito caldo sfiorarmi i lobi, come una carezza invisibile, quasi erotica. Da quando l’ho conosciuto, più di due anni fa, non mi ha mai detto né ti amo, ne mi ha mai sussurrato prima cose carine all’orecchio. “Ti amo lo si può dire una sola volta nella vita, ad un’unica persona e deve essere un momento speciale” mi ha spiegato una volta. Adesso quel momento speciale per lui deve essere arrivato: ha scelto proprio questa giornata particolare, la sera del nostro primo anniversario, per farmi la confidenza più importante di tutta la nostra relazione. Deve aver atteso parecchio questo momento e deve averlo preparato fin nei minimi particolari… ...tiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamo… Continua a ripeterlo, piano, piano, e le sue dolci parole sembrano trasformarsi sempre più in una cantilena che pare non dover finire mai. Una parola dietro l’altra, una lettera che insegue quella precedente, come un tappeto rosso srotolato per un’importante personalità. L'odore del suo dopobarba, quello che gli ho regalato per il suo ultimo compleanno, satura l’aria intorno a noi. Lo respiro, lo assaggio, lo bevo: in questo preciso momento, lo sento più penetrante e forte del solito. All’improvviso mi vengono in mente le parole della commessa del negozio in cui l’ho comprato “Ottima scelta!” ha esclamato “Vedrà che al suo fidanzato piacerà sicuramente!”. Beh, mia cara signora, si è dimenticata di dirmi che forse poteva non piacere a me… Smetto di respirare con il naso e cerco di farlo con la bocca. L’odore scompare. ...tiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamo… Continua imperterrito a sostenerlo mentre le sue mani, grandi e lisce sul mio collo, occupano tutta la superficie della pelle lasciata libera dal colletto della camicia che questa sera ho indossato. Elegante e di seta: volevo essere bella e sofisticata per lui e per il nostro romantico appuntamento. Devo ammettere che mi hanno sempre colpito le sue mani: curate, aggraziate, eppure forti, come quelle di un pianista, con le dita lunghe e sottile, prive di pelo sul dorso, proprio come piace a me. ...tiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamo… Continua a ribatterlo, come se dovesse convincere me o se stesso che quello che si ostina a ripetere è vero. Io gli credo e vorrei dirglielo. Vorrei dire tante cose, farmi sentire e far sentire la sua confessione al mondo intero. Invece, colta alla sprovvista, non riesco a pronunciare neppure una sillaba. La voce rimane strozzata in gola e non riesce ad uscire. Inerme nel suo abbraccio continuo ad ascoltare come in trance la sua dichiarazione d’amore. Mi ha proprio sorpreso… ...tiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamo… Quante volte ho sognato questo momento? Quante volte, nei miei sogni, tra i miei pensieri, lui ha pronunciato queste magiche paroline su una spiaggia dorata o mentre cavalcavamo insieme verso l’orizzonte? Quante volte, nell’ultimo periodo, ho desiderato che arrivasse finalmente questo momento? ...tiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamo… Continua a giurarlo e io improvvisamente mi ricordo che non ho ritirato il mio vestito preferito dalla tintoria questa mattina o che non ho ancora finito di pagare il mutuo della casa e che non ho chiamato il dottore per prendere un appuntamento per la prossima settimana… Non ho neppure finito di annaffiare tutte le piante sul balcone! Quando ho sentito la chiave girare nella porta d’ingresso, ho abbandonato fiori e piante per volare come una farfalla libera e felice nelle braccia del mio uomo. ...tiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamotiamo… Continua a sussurrarlo. Rabbrividisco. Percepisco brividi intensi che si irradiano come elettricità in ogni fibra del mio corpo e viaggiano, proprio come scariche elettriche, ad una velocità folle. Il suo sguardo si fa ancora più penetrante. Le sue mani si fanno più incisive, sempre di più, sul mio collo. Non mollano certo la presa, anzi… E’ il suo modo per dirmi che a me dopo tutto ci tiene. Continua a dirmi che mi ama, mentre mi sta soffocando. E io riesco a credergli. Sicuro: mi ama da morire.
    da: Maria D.


    Ti amo...da morire!

    Quelle mani sporche di sangue erano tutto ciò che le restava di lui. Di quel sorriso beffardo, quell'insulsa espressione di onnipotenza. Laura l'aveva amato fino alla follia e non avrebbe mai smesso, neppure ora che Eugenio non avrebbe più potuto né raggiungerla, né sfiorarla. Né tanto meno scacciarla. Tutto era iniziato pochi mesi prima, in quella trattoria dei Castelli. Col suo coltellaccio appuntito, Eugenio l'aveva inseguita per le scale che portano in cantina, giocando a fare il sadico per impaurirla. Poi, tra le botti e le dispense con formaggi e salumi d'ogni tipo, si erano amati per la notte intera, gemendo e sospirando di piacere. Quando Laura aveva accettato di lavorare per lui era già attratta dal suo sorriso e dal tipico accento romanesco con cui s'esprimeva, accecata da una passione esagerata per le sue forti braccia e per la barba che gli contornava il bel mento. Ma era attratta soprattutto dalle sue mani. Grandi e rudi. Promessa di godimento. Si erano piaciuti da subito. E posseduti con lo sguardo un centinaio di volte prima di finire uno sull'altro sotto i tavoli unti e umidi di quella cantina. Eugenio faceva venir fuori la parte peggiore di lei. Quella che neppure Laura stessa conosceva. La donna passionale, insaziabile, rovente... Si ritrovò a succhiargli il collo come una sanguisuga, a cavalcare il suo corpo robusto come una scatenata cavallerizza, a bere letteralmente sguardi, mani, carezze, sensazioni, umori e sudore... "Sei una puledra" diceva lui "la mia puttanella privata"... E lei lo azzittiva a furia di morsi e di baci. Da quel giorno erano scesi tante altre volte in cantina, godendo l'uno dell'altra con furiosa passione. "Mi togli le forze" si lamentava lui, ma poi, bastava un solo sguardo per desiderarla ed implorarne la resa. Dopo qualche settimana, Eugenio sembrava stregato. Imbambolato da quegli amplessi, non riusciva a far altro che a vagare allucinato per la trattoria. Pensò di allontanarla, provò ad evitarla. Ma la malattia della passione sbocciava improvvisa, nelle ore più strane e, nonostante i ripetuti appelli alla volontà e alla coerenza, tornava a cercarla più disperato di prima. E sempre la trovava. Seducente, accogliente, caldissima. Bastava uno sguardo e lei s'accendeva, un bacio e lei s'appassionava, spalancando per lui la sua voragine, la sua vertigine, la sua follia. Laura adorava essere posseduta da quel corpo forte e prepotente. Gemeva e poi ansimava e poi urlava, mordendo e graffiando quella amata pelle che solo poco prima aveva ricoperto di baci. D'improvviso,però, lui iniziò a sfuggirle. A negarsi. A voler spiegare. Lei lo braccava, lo aspettava, lo implorava. Ma la decisione di lasciarla sembrava irremovibile. Mentre Eugenio affettava la porchetta per i clienti del tavolo due, Laura accarezzava la sua schiena sperando di risvegliare il ricordo degli amplessi e dei baci. Quando lui scendeva in cantina a riempire le brocche, Laura si faceva trovare sulle scale a gambe aperte, coperta soltanto di desiderio. Ma lui sospirava e la scansava, bestemmiando la miseria e tutti i diavoli. Quando Eugenio preparava il conto per il tavolo otto, Laura gli passava la mano sul fondoschiena, fingendo un contatto casuale... E quante volte, poi, gli puntava addosso occhi appuntiti come spilli, passandosi la lingua sulle labbra o spalancando quelle labbra infuocate... Eugenio sudava e resisteva, la insultava e sospirava. Certo il desiderio c'era ancora, ma la notizia della quinta figlia in arrivo gli toglieva ogni fantasia dalla mente, ogni peccato dalla fantasia... Quel demonio sarebbe stato la sua rovina! E c'erano troppe bocche da sfamare in casa sua per permettersi di rincitrullire dietro a una zoccoletta assatanata! "Smettila una buona volta o ti licenzio" le urlava brandendo lo stesso coltellaccio con cui, per gioco, l'aveva sedotta. "Fatti scopare da un bel giovanotto e non rompermi più i coglioni"... "Se è questo che vuoi".... E Laura iniziò a pomiciare con chiunque rispondesse ai suoi inviti, ululando come una lupa negli angoli bui delle bettole vicine. Non c'era ubriacone, zotico o viandante che non approfittasse di quelle grazie svendute. Eugenio le sputava addosso, la scacciava via, disgustato fino al midollo. Quella sera, poi, quando la trovò nuda nella cucina della sua osteria, prese a schiaffeggiarla come un ossesso. "Vattene, sgualdrina! Non voglio più vederti...Se passi ancora da queste parti ti ammazzo"! Ma Laura, guardandolo, prese a masturbarsi con frenesia. Si contorceva, alzava da terra il bacino, guaiva come cagna in calore. "Mi fai schifo -diceva lui piangendo- sei un demonio"! A queste parole la ragazza s'alzò di colpo e s'avvicinò alla credenza. Estrasse dal primo cassetto quel coltellaccio che ben conosceva e s'avventò su di lui centrandolo all'addome. "Strega"! gemette l'uomo inondandola col sangue caldissimo. Laura prese a colpirlo a sfregiarlo a dilaniarlo... Non curandosi delle sue urla lo privò dei genitali, delle orecchie, delle mani... Un lago viscido e bruno ricopriva pavimento e suppellettili... Laura spalancò gli occhi come di fronte alla morte e poi raccolse con amore il suo ultimo respiro. Baciò quel che restava del suo uomo e cercò di seppellirlo nei pentoloni e nelle cassapanche...Un lampo di pazzia illuminò il suo sorriso quando, urtando per sbaglio le mani mozzate, pensò di raccoglierle e di ripulirle con cura. Così la trovarono i primi avventori di quel sabato sera. Seduta accanto al forno con due mani non sue sul ventre denudato. Spossata da un ritmo diabolico. Con l'espressione inconfondibile del godimento insano. La terrificante estasi dipinta sulle labbra spalancate. Dell'oste solo brandelli di vestiti e di pelle. Mescolati allo spezzatino sui fornelli.
    da: Sandra Cervone


    SPETTERS IL ROSSO - L'ORA DELLA FEROCIA

    SPETTERS – L’ORA DELLA FEROCIA Antefatto: un gruppo di ragazze aveva acquisito svariati poteri derivati da un monolito diabolico. Però, essendo preda di forze demoniache erano divenute una minaccia e le loro anime alla fine sarebbero state completamente preda dell’entità malefica che occupava il monolito. Per salvarle Spetters assorbì dentro di sé l’entità malefica annullandone l’individualità. Il monolito esplose e l’entità cessò di esistere, ma purtroppo non la sua furia che entrò in Spetters il quale divenne più potente e più feroce di quanto non era mai stato. Forse era stata distrutta una Minaccia, ma un'altra era cominciata. Il ragazzo, appartenente alla banda di teppisti soprannominati i gatti neri, arrivò alla capanna incontrando Spetters il rosso. Brandendo il suo bastone lo sfidò sicuro di se. “Ci sei cascato Spetters! Era una trappola! Ora centinaia dei nostri ti salteranno addosso da ogni parte e vendicheremo i nostri amici che hai dato in pasto ai cani.” “Davvero! Mamma mia! Sono stato proprio uno stupido a venire allora!” Disse Spetters. “L’hai detto! Preparati a morire in modo atroce! Ti toglieremo un pezzettino alla volta!” “Che paura! Ora mi salteranno tutti addosso, come faccio?” “Ah! Dovevi pensarci prima ! Chi tocca uno dei Gatti neri è destinato a una fine terribile, servirai da esempio!” Il ragazzo si avvicinava gasato, col bastone in mano, desideroso di spaccare la testa a Spetters, mentre quest’ultimo indietreggiava. “Solo una domanda, poi mi spaccherai la testa!” “Spara! Dopotutto i condannati a morte hanno diritto a un ultimo desiderio!” “Hai prima rammentato un centinaio di persone che dovrebbe sbucare da un momento all’ altro vero?” “Certamente? Perché? Vorresti forse tornare indietro vero?” “Si, questo è chiaro, è solo che mi è venuto un dubbio, chi sono quelle cento persone? Quelli li di fianco alla capanna per caso?” Il ragazzo si spostò a guardare e rimase pietrificato alcuni secondi dal terrore. Mai in tutte le sue scorrerie aveva visto uno spettacolo. Di fianco alla capanna si stendeva per chilometri una distesa di pezzi di gente( arti e organi vari) in delle pozze di sangue. Erano quelli i suoi amici che dovevano attaccare Spetters. Spetters guardò la distesa di pezzi con molta soddisfazione e il ragazzo lo guardava preoccupato. “Si, debbono essere proprio i tuoi amici! Bene la mia curiosità ora è soddisfatta e puoi spaccarmi la testa!” Il ragazzo lo guardava, poi guardò il bastone, poi lasciò cadere il bastone e iniziò a correre senza guardarsi indietro, correva come non aveva mai corso in vita sua. Era terrorizzato, terrorizzato come non lo era mai stato. Aveva davanti agli occhi i suoi amici e compagni fatti a pezzi. Come aveva fatto a ucciderli tutti? Erano forti e sapevano battersi bene, Spetters non era umano, non c’era altra Spiegazione. Dopo chilometri e chilometri si accorse di essersi perso nel bosco, ma era lo stesso rincuorato dal fatto che non vedeva Spetters dietro di lui, era riuscito a seminarlo. Camminando arrivò a un casolare ove c’erano dei cani inferociti. Ma erano dentro a un alto recinto e non potevano fargli nulla. Sarebbe entrato col pugnale in mano e avrebbe costretto il proprietario a dargli da mangiare e i soldi poi lo avrebbe ucciso. Sfondò la porta e vide girato di spalle un uomo con giaccone e cappuccio. “fermo lì! Girati lentamente e non fare una mossa falsa! Ora mi darai da mangiare e i soldi o ti darò in pasto hai cani un pezzo per volta.” “Sono molto affamati, è una settimana che sono a dieta!” “Fai lo spiritoso? Allora li comincerò a nutrire con un tuo braccio!” Si avvicinò togliendo il cappuccio all’uomo ma fece una scoperta agghiacciante: sotto il cappuccio l’uomo aveva un altro cappuccio quello di Spetters il rosso. “Ahhhhh!!!” “Credevi davvero di potermi sfuggire? Nessuno sfugge a Spetters! I miei amici hanno fame, io li ?nutro di carogne come te.” “Nooooooo!!!!!” Spetters lo afferrò e lo scagliò con forza fuori dalla finestra. Il ragazzo rimbalzò sulla rete del recinto dei cani poi cadde a terra osservando dietro la rete con terrore i cani. Essi ringhiavano selvaggiamente e si leccavano i baffi, come se sentissero che presto ci sarebbe stato da mangiare. Il ragazzo si rialzò semistordito, Spetters si trovava di fronte a lui. “Allora? Che effetto fa stare dall’altra parte? “ “Pietà Spetters! Risparmiami! Tu sei migliore di me!” Spetters sli staccò la rotula del ginocchio destro e la gettò ai cani i quali si azzuffavano per prenderla, alla fine l’ebbe vinta un cagnone dal pelo grigio. “Dovrai fare di meglio per convincermi a risparmiarti, riprova.” “Ah! Spetters, pietà! Sono innocuo! “ Spetters gli staccò un orecchio e lo gettò nel recinto, questa volta andò direttamente in bocca a un enorme boxer affamato. “ I vermi come te trovano sempre il modo di trovarsi di nuovo tra i piedi. Ritenta.” “Io…. Mi consegnerò alla giustizia.!” Disse credendo di aver detto la cosa giusta. Ma Spetters era di tutt’altro avviso. Con un machete gli tagliò un braccio e lo gettò ai cani. Questa volta, nonostante ci fosse quello che voleva tutto, riuscirono bene o male a mangiarne un po’ tutti. “ Mi prendi forse in giro? Sai benissimo che in Italia la giustizia non esiste, se esisteva non sarebbe stata necessaria la mia presenza. Un giorno in galera e poi lo stato dimentica e siete nuovamente fuori tra i piedi. Ritenta!” “Ahhhhhh! Pietà Spetters! Tu sei migliore di me, risparmiami!” Spetters si bloccò a quelle parole e il ragazzo pensò di aver detto la cosa giusta. “Ah! Ah!” Disse Spetters contento. Il ragazzo si sforzo e rise anche lui. “Ah! Ah! Ah!” Fece ridendo a denti stretti. “Ahahahahahahah!” Fece Spetters scoppiando in una sonora risata. “Ahahahahah.” Fece il ragazzo con poca convinzione. Poi Spetters lo afferrò e lo sollevò con le mani sopra la testa. “Nooooooo!!!!!!” Ma Spetters sordo alle proteste lo gettò ai cani e rimase a guardare mentre lo mangiavano. Il ragazzo venne spolpato completamente e con le ossa i cani in un secondo tempo ci giocavano. “Ciao amici! Non temete! Presto vi porterò altre carogne fate i bravi!” Sabato sera: al bar in paese, Graziano, Alessandro, Marco, Fabrizio e Daniele si incontrarono per andare in discoteca. Mentre leggevano il giornale lessero la notizia dell’ultima carneficina di Spetters e alcuni di loro rimasero sbigottiti. “Maledetto psicopatico, ha ucciso un centinaio di persone!” Disse Fabrizio. “Già! E guarda in che modo atroce! Non era mai stato feroce fino a questo punto! “ Disse Graziano. “Lui ha salvato quelle ragazze possedute assorbendo dentro di se la loro maledizione, si è sacrificato per salvarle. Ora, l’energia malefica di quella pietra lo rende furioso, ma non dimentichiamoci che quelle persone erano dei criminali, un pericolo per tutti. Forse Spetters non voleva ridurli così, ma durante la battaglia non ha potuto controllare la maledizione del monolito per cui per sopravvivere forse non ha avuto altra scelta che dargli libero sfogo.” Disse Alessandro. “Sarà! Ma a me sembra che anche prima non fosse uno stinco di santo tu che ne dici Daniele?” Daniele in quel momento stava filtrando con una biondina che aveva conosciuto un mese prima e non partecipava molto alla discussione. “Ma? Che me ne frega? Io non l’ho mai visto questo Spetters, per me è tutta una montatura.”-Disse Daniele. “ Dai! Che noi l’abbiamo incontrato numerose volte! Ci ha spesso aiutato, anche se i suoi metodi…..” – Disse Marco facendo un espressione schifata. “Voi l’avete visto, io mai!” Disse Daniele abbracciando la bionda. In quel momento nel bar entrarono 8 ragazzi spingendo e facendo confusione e la bionda sgranò gli occhi fatto che non sfuggì a Daniele. “Che succede Anna?” “Quello in cima! E’ il mio ex! Non si rassegna al fatto che l’abbia lasciato!” “Pfhu! Una ragazza come te merita di meglio.” Notando Anna gli si avvicinarono, Antonio,il suo ex la prese per un braccio. “ Andiamo! Vieni con me.” “Ehi! Amico hai dei problemi di vista per caso?” Disse Daniele restando seduto. “Cosa cazzo dici? Vuoi qualcosa da me forse?” “Parla come mangi! Ho chiesto se hai dei problemi di vista! Non vedi che Anna adesso è con me?” “Amico! Ma lo sai chi sono? Ho rotto le ossa già a tre persone perché pensavano di parlare con la mia ragazza! Sparisci quatto quatto o te ne andrai strisciando.” In quel momento il barista tremante portò il caffè a Daniele e gli sussurrò: “Lascia perdere! Quelli non ci mettono nulla a mandarti all’ospedale! Uno non riesce più a muovere il braccio e a loro cosa hanno fatto? Niente perché il padre del capo è un pezzo grosso!” “Zitto! Tu sei pelato e certe cose non puoi capirle, ma io una come Anna non me la lascio scappare per nulla al mondo. Ho cambiato idea! Il caffè non mi va più. Prendilo tu.” Disse Daniele gettandolo in faccia ad Antonio. “ Ahhhhh! Maledetto! Brucia! Prendetelo!” Daniele e Marco praticavano il kung fu per cui i primi due furono stesi. Ma a Daniele venne gettato addosso un tavolino e volò dentro la vuota stanza delle riunioni mentre Marco venne accerchiato. Il barista voleva telefonare alla polizia ma Antonio gli spaccò una bottiglia in testa. Graziano e Fabrizio restarono seduti mentre Alessandro, data la sua grande forza nelle mani , ne stese uno con un pugno e a un altro stritolò una mano. Ma una bastonata lo mise fuori combattimento. In breve i ragazzacci furono tutti in piedi. “ Ora non esce nessuno e quei tre che mi hanno messo i bastoni fra le ruote passeranno la vita sulla sedia a rotelle. Ragazzi, andate a raccattare l’altro poi andremo via con Anna.” Disse Antonio. “No! Ti prego! Lascia perdere! Verrò con te!” Disse Anna. Antonio la guardò con un occhiataccia.” Dovresti ormai conoscermi bene! I miei rivali debbono essere cancellati.” In quel momento accanto a lui passò, volando uno di quelli che era andato a prendere Daniele . Volò fortemente di testa contro il muro e ci fece anche una buca. L’altro in fiamme tentò di correre fuori dal bar ma venne fermato da una sedia scagliata con forza contro di lui. Una figura con calzamaglia e cappuccio rosso si avvicinava lentamente e, dopo aver preso una bottiglia di liquore la rovesciò addosso a quello per terra il quale, disperato tentava di spegnere le fiamme. “Mi spiace, ma come hai detto tu non esce nessuno.” “S-Spetters il rosso? Prendetelo presto!” “Lascia perdere! Arrenditi prima che sia troppo tardi, infatti ora è preda alla furia e potrebbe inavvertitamente farvi del male.” Disse Alessandro. “Taci! Io non temo nessuno! Sarà fatto a pezzi come chiunque si mette contro di me!” “E poi comunque ormai sarebbe tardi per tornare indietro.” Disse Spetters. Due gli furono addosso col coltello ma Spetters cavò gli occhi a uno di loro poi, avendogli preso il coltello lo conficcò nei genitali dell’altro e dopo, con un forte calcio, fece entrare dentro anche il manico. Il teppista cadde gemendo in una pozza di sangue. Un altro prese una boccetta di acido dal taschino ma Spetters lo anticipò e gliela ruppe in mano. L’uomo, con la mano fumante che stava struggendo cadde in ginocchio urlando. Un altro, afferrata una bottiglia tentò di colpirlo alla testa, ma Spetters dopo avergliela presa gliela spaccò in testa, e con i cocci gli graffiò la faccia, il busto, i genitali e poi lo gettò con forza contro la parete. Un altro tentò di sparargli ma Spetters implacabile gli gettò il coccio di bottiglia che andò a piantarsi nella sua gola. Sparò ma il colpo andò a vuoto. Una guardia che passava di li, uditi gli spari entrò con la pistola in mano. “Fermi tutti!” Spetters ringhiando piombò su di lui, gli spezzò la mano che teneva la pistola, con una gomitata gli ruppe i denti, poi lo gettò con forza contro le bottiglie. Antonio tremava come una foglia. Si sentiva sicuro finche poteva contare sui suoi uomini ma non era preparato a ritrovarsi solo con Spetters che lo guardava male. Aveva sentito parlare di lui ma credeva che si trattasse di esagerazioni. Ma ora l’unica esagerazione che ci sarebbe stata sarebbe stato il destino che Spetters gli avrebbe riservato e quel pensiero non riusciva ad accettarlo. “Bene amico! Ne vuoi anche tu?” Disse Spetters. A quelle parole si senti in parte rincuorato. Sarebbe si passato da vigliacco, avrebbe perso credibilità, ma era sempre meglio del trattamento che Spetters aveva riservato ai suoi amici. “N-no! Ho deciso di arrendermi! Anzi me ne vado!” “Sai? Niente di personale, ma sapere che in giro c’è gente come te mi toglie un po’ di tranquillità.” A quelle parole Antonio sentì una fitta di terrore. “P-perché? A quel che vedo te la cavi bene! Non hai nulla da temere da quelli come me!” “ Si! Questo è chiaro! Ma se sono troppi c’è confusione e io anziché godermi la vita come voglio fare potrei essere disturbato! Per cui è meglio che faccia piazza pulita almeno ci sarà sempre la tranquillità.” “Nooooo! Pietà Spetters! Dirò a mio padre di non aiutarmi! Mi costituirò di tutti i miei crimini!” “Ehi! Lo sai che questa potrebbe anche essere una buona idea?” Disse Spetters pensando. Antonio tirò un sospiro di sollievo. Poi Spetters ferocemente gli tolse i pantaloni e gli strappò la rotula a entrambi i ginocchi. Antonio rimase con un espressione mista di dolore e di sorpresa poi cadde di pancia lamentandosi. “D’altra parte se vi lascio illesi potrebbe essere uno sprone per gli altri a fare lo stesso mentre invece dovete tutti mettervi in testa che pestarmi i piedi significa andare incontro a grossi guai. Comunque non preoccuparti! Un buon chirurgo potrebbe anche riattaccartele! Se le trova!” Spetters spalancò la parta e lanciò entrambe le rotule oltre le case come se fossero dei freesbee “A occhio e croce direi che sono a due o tre km di distanza, perché non provi ad andare a riprenderle strisciando?” Poi sene andò. Dopo un po’, dall’altra stanza arrivò Daniele intontito e vide dei volontari della misericordia che portavano via i feriti con delle ambulanze. “Che diavolo succede qui?” “Seee! Ti perdi sempre il meglio! Spetters è arrivato e vedessi come li ha conciati…” Disse Graziano. “Infatti vedevo qualcosa di strano! Spetters viene sempre quando io non ci sono, ma non sarà che mi prendete in giro?” “Zitto! Andiamo in discoteca vai!” Disse Fabrizio. “Si! E’ meglio! Anna, se vieni anche tu sarò il ragazzo più felice del mondo.” “Se ti provi ad andare da solo ti caverò gli occhi!” Disse Anna scherzosamente, battuta che piacque poco al teppista accecato che si stava riprendendo. Il giorno dopo alla sede del P.I.O (Pronto Intervento Adventures , una sezione della misericordia che si occupa delle catastrofi naturali e di fermare i criminali) erano in riunione per via di Spetters. Martello, il loro capo parlò:” Spetters ormai non si controlla più! Non passa giorno che non fa una Strage! Ci ha sempre battuti è vero! Ma nonostante ciò bisogna fermarlo a qualsiasi costo e non Ci fermeremo fino a quando non sarà morto!” FINE DELL’EPISODIO
    da: Daniele Orlandini


    SERIE SPETTERS IL ROSSO - FURIA INUMANA

    SERIE SPETTERS IL ROSSO SPETTERS FURIA INUMANA L’uomo correva, lasciandosi dietro una lunga scia del suo stesso sangue. Il dolore era insopportabile e lo squarcio talmente ampio che egli era costretto a reggere le sue stesse budella per evitare che uscissero. Sputava sangue e, mentre sputava sangue ripensava a cosa era successo. Aveva visto morire tutti i suoi amici, trucidati senza pietà da quello psicopatico in calzamaglia. Lui stesso era stato ferito alla pancia da un colpo di falce ma a fatica era riuscito a rialzarsi e si era messo a correre cercando di ignorare il lancinante dolore. Si trovava in collina, vicino ad una stalla. Quello doveva essere il luogo d’incontro per consegnare la merce. Avrebbero dovuto lasciarla li e un elicottero sarebbe venuto a prenderla. L’elicottero era effettivamente venuto, ma in proprio nel medesimo istante veniva perpetuato il massacro. La cosa evidentemente aveva messo in allarme il pilota dell’elicottero il quale aveva optato per darsi alla fuga. Forca, così era soprannominato l’uomo col ventre squarciato che correva, aveva avuto una bella vita. Non era diventato ricchissimo, questo no, ma i lavoretti di consegna che gli venivano assegnati, gli permettevano di evitare la maledizione del lavoro in fabbrica. La cosa, benché fosse lodevole, usava però mezzi sbagliati per ottenerla, in quanto per non andare in fabbrica causava atroce sofferenza ad altri esseri umani. Un po’ forse in fondo gli dispiaceva, ma il suo desiderio di evitare la fabbrica era sempre stato troppo forte per cui andava avanti imperterrito per quella strada. Per anni la cosa gli era andata bene e lui aveva prosperato sempre di più ma forse era arrivato il momento in cui le avrebbe pagate tutte insieme. Arrivò a una stalla e velocemente aprì la porta per imboscarsi dentro. Forse Spetters lo aveva creduto morto e aveva cercato di inseguire l’elicottero. Forca decise che se ne sarebbe stato un po’ nascosto e avrebbe fasciato la ferita con qualcosa, poi si sarebbe recato alla casa li vicino per chiedere cure mediche. Però i suoi piani furono infranti come la porta che venne sfondata andandogli addosso. Poi una pedata in faccia lo fece volare sopra la merda di vacca e Forca si imbrattò tutto. Alzò lo sguardo vedendo davanti a se la figura incappucciata in calzamaglia rossa che aveva sterminato con efferatezza i suoi amici. “Ahhh! Spetters no! Pietà!” Spetters gli diede una calcagnata su una gamba ringhiando così selvaggiamente che pareva un demonio incarnato. Forca sapeva che ultimamente Spetters era diventato più potente e spietato che mai come pure era ben conscio dell’esiguità delle sue possibilità di avere salva la vita. “Maledetto! Per anni ti arricchivi vendendo ragazzine rapite a dei sadici che si divertivano a torturarle. Dovrei farti fare la fine dei tuoi amici, ma sono disposto a risparmiarti la vita se mi dai l’ubicazione di dove vengono portare le ragazzine.” Disse Spetters. “Ahhh! Non lo so! Te lo giuro!” Disse Forca. Allora Spetters iniziò a premere fortemente sulla sua ferita aperta facendolo urlare, poi gli prese le budella in mano iniziando a tirargliele fuori. “Ahhh! Te lo giuro!!!! Pietà! Non ci hanno detto nulla! Noi dovevamo solo portare le ragazzine qui e l’elicottero le portava via! Poi ci arrivava un assegno per posta entro una settimana! Ahhh!” Spetters allora allentò la presa lasciandogli però le budella mezze fuori.” D’accordo, ti credo! Però dimmi quello che sai o sarà peggio per te.” “V… va bene ! Ahhh! Che doloreee!!! C’è Matteo detto il fetido, è lui che ci mise in contatto con questi tizi. Lo puoi trovare al bar Da Mario, sta tutto il giorno li a giocare a biliardo.” “Anche lui ha problemi economici vero?” Disse Spetters con ironia. “Il fatto è che prende una bella fetta di torta e (ahhh!”) Probabilmente non ha bisogno di lavorare per vivere.” “Ora vado a fargli un visitina se mi hai mentito morirai.” Disse Spetters. Forca aveva detto tutto, ma vedeva che Spetters non andava via e la sua preoccupazione aumentò. “Ahhh! Spetters! Non so altro, devi credermi.” Disse Forca mentre sotto di lui la merda di vacca si era mescolata col suo sangue. Spetters lo guardò fisso per alcuni secondi poi, prendendolo per il collo lo sollevò da terra e lo gettò di faccia sulla merda imbrattata di sangue. “Voglio che tu mangi la merda, mangiala!” Disse Spetters. Forca, sapendo di non avere scelta, iniziò a mangiare la merda di vacca pregna del suo stesso sangue. Il sapore schifoso,il puzzo e il disgusto che provava quasi lo fecero vomitare, ma tentò di trattenersi data la grave entità della sua ferita. Ma per quanto avrebbe resistito? Spetters lo guardava senza tradire pietà, poi lo raggiunse pigiandogli con la mano la testa tra la merda. “Coraggio!!! Mangia!!! Essere schifosooo!!! Mangia la merda di vacca mescolata col tuo sangueeeee!!!!” Spetters dicendo ciò lo scuoteva fortemente dentro la merda e alla fine Forca vomitò, provando un dolore così atroce quale non aveva mai sentito in vita sua. “coraggiooooo!!!! Ora mangia anche il tuo stesso vomitooo!!! Forzaaaa……” Urlava Spetters. Dopo un quarto d’ ora circa, al bar Da Mario, ritrovo usuale di delinquenti, i clienti si trovavano tutti per terra a leccarsi le ferite mentre il barista, il quale aveva tirato fuori il fucile, stava supino dietro il bancone con un coccio di bottiglia piantato nello stomaco. Il sangue fuoriusciva sbrillando in alto da quella ferita, come se fosse una fontana. Matteo il fetido si trovava invece con le mani inchiodate sul bancone. Spetters poi lo aveva castrato e gli aveva cavato un occhio. “ Ora se non mi dirai quello che sai passerò all’altro occhio.” Disse Spetters. “Ma se parlo sarà la mia fine.” Disse Matteo. Spetters allora, con rapido movimento gli tagliò entrambe le orecchie. “Se non parli morrai sicuramente e in maniera molto più atroce.” Disse Spetters. “E va bene! Ahhh! C’è un bordello in un casolare abbandonato oltre le colline. Li sfogano le loro voglie sadiche con le ragazzine. Avendo molti soldi possono pagarci affinché gliele mandiamo.” Spetters si fece dare l’esatta ubicazione del bordello. “Bene, ora incendierò il bar così verranno i pompieri e le ambulanze a soccorrervi.” Disse Spetters gettando i liquori per terra e dando fuoco. “Aspetta! Liberami prima! Loro sono troppo malconci per farlo!” Disse Matteo. “Arrangiati! E’ bene che arrostisci un pochino almeno penserai a quello che hai fatto.” Disse Spetters. Poi Spetters se ne andò lasciando dietro di sé il bar avvolto nelle fiamme. Le grida agonizzanti dei feriti si udivano a centinaia di metri di distanza e presto pompieri e ambulanze furono sul posto. Intanto nel casolare abbandonato un uomo infilò la mano ben curata di una ragazzina in una pentola piena di olio bollente. La ragazzina urlava a squarciagola, ma tanto nessuno poteva sentirla perché erano in un posto isolata. L’uomo tenne la mano della ragazza 15 secondi circa nell’olio bollente, poi la tirò fuori. La sua mano era bruciata e rovinata. L’uomo provò un gusto sadico nel guardarla. La ragazzina piangeva e gemeva ma ciò non faceva ne freddo ne caldo agli uomini che aveva intorno. Loro infatti erano tutti sadici e godevano nell’infliggere torture alle ragazze. Giorni prima a una gli avevano tagliato le mani, l’avevano accecata e poi messa in un recinto di cani feroci e affamati per farla sbranare. A un'altra l’avevano bollita viva lentamente osservandola con eccitazione. Un'altra volta a una scoperchiarono la testa e la fecero camminare scalza sui carboni ardenti. Non c’era limite alle loro efferatezze e mano a mano che le ragazzine morivano sotto tortura ne richiedevano altre pagando anche un occhio della testa, tanto per loro il denaro non era un problema. Quando videro arrivare l’elicottero erano tutti eccitati perché avrebbero aggiunto un'altra alle 3 che avevano ancora vive e sarebbe stata una bell’orgia al massacro. Però l’elicotterista scese senza nessuna ragazza. “Che diavolo è successo? Non hanno portato la ragazza?” Chiese uno di loro irritato. “ Peggio! C’era Spetters e li ha massacrati. Io Ho preso una direzione diversa perché Spetters non capisse dove stavo andando. Ho fatto il giro largo e sono venuto qui. Ho tenuto il silenzio radio perché temevo potesse in qualche modo captare la trasmissione.” “Hai fatto bene. Non può risalire a noi perché loro non sapevano chi siamo e dove ci troviamo.” “No! Ma potrebbero averlo inviato da Matteo il fetido! Sei sicuro che li abbia uccisi senza interrogarli?” “E come potrei esserlo? Io ho tirato a fuggire, cercando di evitare che Spetters mi collegasse a loro! Chi mi dice che non fosse in grado in qualche modo di tirare giù l’elicottero?” “Mio Dio! Allora bisogna abbandonare il casolare e uccidere le ragazze! Spetters potrebbe arrivare qui a momenti!” “Guardia armate sono intorno al casolare, ma temo che contro Spetters siano inutili.” Dissero correndo dentro al casolare preoccupati. Era un grosso casolare isolato, circondato da una decina di guardie armate fino ai denti. C’era un grosso recinto di cani tenuti digiuni apposta. Infatti gli servivano per divertircisi facendogli sbranare ragazzine. Dentro tenevano svariati strumenti di tortura, e avevano delle celle ove tenevano segregate le ragazzine. Erano quattro amici multimiliardari, i loro nomi erano: Armando, Vincenzo, Erminio e Giovanni l’elicotterista. Sin da piccoli provavano piacere nell’infliggere dolore. Avevano iniziato con gli animali fin dalla più tenera età e una volta diventati grandi avevano deciso di sfruttare i loro soldi per torturare e uccidere ragazzine. Si erano circondati di guardie, uomini altrettanto sadici che venivano pagati bene e di tanto in tanto gli permettevano di partecipare ai supplizi. Per anni avevano continuato a torturare e uccidere ragazzine. Si erano serviti di manovalanza per ottenerle, manovalanza che pagavano abbastanza da togliergli lo spauracchio del lavoro. Loro 4 infatti, benché fossero ricchissimi, si rendevano perfettamente conto di quanto fosse atroce lavorare in una fabbrica e proprio grazie allo spauracchio della fabbrica erano riusciti a procurarsi la manovalanza che volevano. Quello di cui non avevano tenuto conto era che esisteva uno spauracchio ancora più grande del lavoro, lo spauracchio di Spetters il rosso, specialmente ora che era diventato più potente e più feroce di prima. Il non aver tenuto conto di ciò era stato il loro errore più grave, forse addirittura l’ultimo. Erano appena entrati nel casolare quando l’elicottero esplose. Un uomo di guardia vicino all’elicottero corse via avvolto nelle fiamme mentre un altro, al quale un pezzo d’elicottero portò via entrambe le gambe cadde per terra agonizzante. Erano tutti ben addestrati a uccidere gli uomini di guardia, erano i migliori. Mercenari senza scrupoli, ne paura e pietà, quando videro Spetters non persero tempo a soccorrere i suoi amici, ma lo affrontarono senza paura. Il primo uomo affrontò Spetters con un grosso machete, ma si ritrovò presto senza esofago dato che Spetters gli sfondò la gola con una mano e da essa glielo sfilò. Poi lo gettò per terra agonizzante. “Ragazzi, io ho furia di sistemare quei quattro per cui se siete furbi raccogliete i feriti e ve ne andate. Credetemi, è l’unica possibilità che avete di salvare tutte le vostre vite.” Disse Spetters. “Mai! Fuoco! Uccidiamolo!” Facendosi scudo di quello senza esofago, Spetters si riparò da una buona parte dei loro spari poi, quando quest’ultimo somigliava ormai troppo al formaggio groviera, glielo tirò con forza addosso. Il tonfo fu fortissimo, seguito dal rumore di ossa che andavano in frantumi. Spetters balzò in mezzo a loro e, colpendo come una furia cavò gli occhi a quello più vicino e spezzò la colonna vertebrale a un altro. Dopo aprì la schiena di un terzo e, dopo avergli strappato la colonna vertebrale, la scagliò con forza in faccia a uno che sparava col mitra. Lui, sbagliando mira, crivellò tre dei suoi compagni. Stava riprendendosi, ma Spetters ormai era già sopra di lui e, dopo avergli tolto il mitra. Gli crivellò la testa di colpi fino a fargliela esplodere. Intanto dentro il casolare avevano intuito che era arrivato Spetters, ma nutrivano anche una grande speranza su l’abilità dei mercenari. Solo quando videro entrare dentro la testa di uno di loro, capirono che le cose si erano messe male. Inferocito Spetters entrò dentro e vide la pentola piena di olio bollente. Notando la mano bruciata di una ragazzina, intuì la funzione di quell’olio e ci infilò ringhiando come un forsennato la testa di Vincenzo. Erminio prese la ragazzina con la mano bruciata minacciando di ucciderla con una pistola. Voleva servirsi di lei come ostaggio per fuggire, senza rendersi conto che ormai per lui e i suoi amici la situazione era disperata e gli conveniva arrendersi e sperare che Spetters non infierisse troppo. Un attimo dopo Erminio vide la sua mano che reggeva la pistola cadere per terra in una pozza di sangue. Spetters, velocemente gli aveva lanciato una lamiera tagliandogli di netto la mano. Poi Spetters afferrò i genitali di Armando e stringendoli fortemente li fece esplodere riducendoli a una pappina. “La! Ora non ti ecciterai più a torturare bambine.” L’unico ancora sano era Giovanni il quale vantava un enorme conoscenza della arti marziali. “Credi di aver vinto Spetters, ma io conosco le arti segrete di combattimento, arti accessibili solo ai ricchi come me. Ora rimpiangerai di essere nato e poi consegnerò il tuo cadavere alle autorità così avrò anche gloria e onori.” Disse Giovanni assumendo una posizione di guardia. “Ah! Credi forse di poter essere alla mia altezza? Fatti sotto che farai la fine degli altri! Ti farò pentire di avermi incontrato, altro che gloria e onori!” Disse Spetters. Usando un bastone di ferro, Giovanni riuscì a colpire Spetters alla testa, poi con un calcio in volo lo fece volare contro il muro. “Niente male vero? E non hai ancora visto niente!” Disse Giovanni esaltandosi. Stava per colpire Spetters con un calcio in piena faccia, un calcio in volo. Ma Spetters, risolutamente gli afferrò il piede e, dopo avergli fatto fare un giro di trecentosessanta gradi glielo strappò. Poi, afferratogli il moncherino lo fece volare verso la cucina e la pentola dell’olio bollente gli si rovesciò sulla schiena ustionandolo atrocemente. Spetters si rialzò e lo vide per terra agonizzante. “Ah! Ah! Hai avuto la tua occasione, ma ora tocca a me!” Disse Spetters saltandogli sulla schiena con le ginocchia e colpendolo ripetutamente con i pugni alla testa. “Non basta che vi uccida, no! Quello che avete fatto merita una morte lenta e dolorosa. Resterete qui, appesi a testa in giù a morire lentamente, nessuno verrà perché come avete detto voi è un posto sicuro. Addio e statemi bene.” Disse Spetters portando in salvo le ragazzine. Spetters aveva rotto loro le ossa per evitare che fuggissero, poi la aveva accecati e aveva loro strappato la lingua. Avrebbero avuto una morte lenta e dolorosa avendo nel contempo modo di riflettere su ciò che avevano fatto. Spetters avrebbe calcolato quando fossero stati proprio in fin di vita e sarebbe tornato li per darli in pasto ai loro cani affamati, ai quali aveva già dato le guardie. FINE EP.
    da: Daniele Orlandini


    due parole di un albero con le sue radici

    Siedo d’innanzi al fuoco acceso nel camino. Scoppietta allegro, vivo, ardendo vecchio legno di Larice profumato. Il mio sguardo si smarrisce nelle fiamme sempre nuove, rievocando così ricordi quasi dimenticati. Mi ritorna alla mente una passeggiata nel bosco di Tai non molti anni addietro durante la quale assistetti ad un colloquio davvero bizzarro. Stavo camminando solo, accanto alla strada asfaltata, era novembre e tutto taceva, poi una voce attrasse la mia attenzione. Mi avvicinai a quel suono poco famigliare, sbirciai da dietro un arbusto e, con mia grande sorpresa, vidi un giovane abete, sottile e basso, che parlava con le radici del suo grande padre, proprio accanto a lui. “Io voglio andarmene da qui” - ripeteva il giovane con insistenza – “vedere altri luoghi, essere padrone del mio tempo e del mio spazio, viaggiare, conoscere.” “Non puoi caro figliolo” rispose ad un tratto il padre con voce profonda ed antica, sei legato alle tue radici ben fisse nel terreno” “Queste radici, quanto le odio! Mi impediscono di essere me stesso” “Come sarebbe? Ti nutrono. Senza di loro non saresti abete e nemmeno vivo” “Stupidaggini, io so cosa è meglio per me, voglio essere cittadino del mondo, libero come l’aria” “Libero? Ma sei libero! Libero di seguire la tua natura, di essere albero, di crescere forte e alto, sicuro di te, libero di generare altri alberi come noi, di dar vita ai boschi, di essere riparo per gli animali, di regalare ossigeno al cielo ed a tutti gli esseri, libero persino di seccare e morire un giorno” “Se devo essere tutte queste cose come puoi dire che sono libero? Che siamo liberi?” “Caro figliuolo con il tempo capirai che prerogativa per la libertà è rintracciare la propria identità. Solamente chi ha chiaro chi è può parlare di libertà. Guarda gli uomini ad esempio. Li osserviamo da centinaia e centinaia di anni. Un tempo vivevano in piccoli gruppi, fieri della propria cultura, si adoperavano nell’artigianato per soddisfare i bisogni in maniera migliore e in questo modo producevano utensili che profumavano di umanità, ciascuno legato ad un territorio, ad un paese, ad una piccola città. I figli avevano ambizioni alla loro portata e le raggiungevano con l’impegno. Poi il progresso ha dato vita alle città e qui l’uomo si è ingegnato creando le famiglie, delle piccole comunità in cui ciascuno aveva la propria importanza, in cui ciascuno trovava la propria identità, in cui l’uomo viveva il proprio futuro. Ora invece sembra che le famiglie non esistano e noi alberi non riusciamo più a comprendere quale sia il fine ultimo dell’esistenza umana. Sentiamo il malessere dei piccoli uomini che non hanno un binario da percorrere, credono sbagliano, proprio come fai tu, che le radici siano un problema, si dimenano a tal punto da staccarsi da loro, volteggiano in aria per un breve momento convinti di volare, e stramazzano al suolo privi di linfa. Lì rimangono marcendo piano, prima dentro e poi fuori.” Non sentii risposta da parte del giovane abete, probabilmente sta ancora riflettendo sulle parole del padre. Si dice che gli alberi abbiano ritmi di vita molto diversi dai nostri. Quelle parole hanno accompagnato i miei pensieri a lungo, mi hanno suggerito una direzione, un’idea, una fede. Anno fatto di un bambino un uomo. Hanno ricondotto un naufrago al suo caro e vecchio porto, magari povero e con un molo di legno scricchiolante, ma pur sempre un luogo sicuro dal quale ammirare l’immensità senza confini dell’oceano.
    da: francesco vidotto


    stella alpina

    In epoche lontane, quando l’uomo non calpestava ancora il suolo e gli animali andavano nascendo, la notte ricopriva le montagne con il suo nero mantello. Non vi erano nubi nel cielo e nemmeno uno spicchio di luna a rischiarare le valli. Il silenzio riecheggiava tra le alte pareti e la neve ricopriva le cime candide ed immobili. Un laghetto, incastonato come una gemma ai piedi di due alti torrioni rocciosi, ospitava un’infinità di stelle che in lui si specchiavano. Brillavano alte e lontane di una luce tremolante. Proprio vicino all’acqua stavano diritti sui loro steli alcuni fiori di color verde. Non erano molto alti, avevano il gambo privo di foglie e tre larghi petali che ripiegavano verso il basso. Non vi era alcun pistillo, solamente le foglie che si univano nel centro. Sembravano quasi normali fili d’erba. Di giorno si nutrivano dei raggi del sole, ma la notte si avvilivano osservando la maestà del cielo. Sognavano di poter avere il medesimo colore delle stelle, la loro lucentezza, la loro regalità. Così, tristi, ripiegavano le teste per non guardare in alto, ma il destino aveva voluto che crescessero proprio accanto ad uno specchio naturale che ricordasse loro ciò che non potevano essere. Una sera una stella abbandonò le sorelle senza una precisa ragione. Fuggì via veloce lasciando dietro di sé uno scintillio brillante, un arco di fiamme nel cielo. Corse a lungo senza meta, vagabonda nello spazio infinito. Un giorno come gli altri si sentì attratta da un bagliore che proveniva da non molto lontano. Si diresse curiosa verso di lui. Giunta in prossimità della Terra capì che quella luce non era altro che la propria riflessa dal candore della neve sulle cime. Si avvicinò veloce dirigendosi alla base delle montagne. I timidi fiori, credendo che fosse giorno, alzarono il capo per scaldarsi i petali e si ritrovarono faccia a faccia con la stella. Rimasero stregati da tanta bellezza e luminosità ed il più audace tra loro disse: “Che meraviglia!” Sulle prime la nuova arrivata ringraziò sentendosi lusingata, ma subito cambiò umore. “Siete tutti amici?” – chiese piano. “Sì” – rispose il fiore guardando attorno a sé nel prato. “Io non ho amici” – replicò la stella triste. “Come no? Siete così tante!” – incalzò il fiore interessato. “Da qui sembriamo in compagnia, ma siamo così lontane. Non incontriamo mai nessuno. Per l’eternità” “Poverina” - dissero in coro i fiori – “rimani con noi, ti faremo compagnia” “Come posso stare con voi? Scioglierei tutta questa neve rimanendo. Purtroppo non è posto per me questo” La montagna, che aveva ascoltato la triste storia, impietosita dal destino dei fiori, infelici del loro aspetto, e dalla solitudine della stella, tossì fragorosamente in un tonante rimbombo di rocce e sollevò lenta una mano ben incastonata nel terreno aprendo un profondo varco. “Entra se lo vuoi” - disse grave – “qui non sarai più sola”. La stella rifletté con lo sguardo perso nel buio della voragine, poi, la paura di una solitudine senza tempo la sopraffece e decise di seguire i consigli dei nuovi amici. Si incamminò nelle profondità della terra e la montagna richiuse il passaggio dietro di lei. Subito il terreno traspirò lucentezza e la valle fu rischiarata da un insolito bagliore che risalì gli steli degli infelici fiori. I petali si ingravidarono moltiplicandosi, nutriti dal nuovo nettare che donò loro anche un regale pistillo ed un dolce tepore, spingendoli a migrare in alta quota, proprio dove a volte le nevi si ritirano lasciando loro posto. Da allora le stelle alpine germogliano in gruppi, per non soffrire di solitudine, proprio alle pendici dei monti loro padri. Sono quasi invisibili ad occhio umano, restie a mostrare la magia che custodiscono: lo splendore delle stelle, immacolate, meravigliose e selvagge. Un fiore di tanto nobile stirpe, talmente potente e deciso ma allo stesso tempo dolce ed ingenuo deve essere lasciato libero di germogliare e morire nella natura.
    da: francesco vidotto


    lucciole d'estate

    Ricordo quando da bambino mi capitava di rincorrere le lucciole che volavano serene sui prati. Lo facevo con le braccia tese e le mani aperte nel tentativo di afferrarle, inciampando spesso nei pantaloni un po’ troppo lunghi per le mie gambe corte e svelte. L’immagine di quegli strani insetti mi è rimasta a lungo impressa nella mente insieme al mistero che avvolgeva il loro magico brillare. Parecchi anni più tardi, durante una passeggiata in collina, mi sono imbattuto in un anziano contadino. Cominciammo a parlare del tempo e dell’uva e, non so come, il discorso finì proprio sulle lucciole. “Io conosco il loro segreto” mi disse furbescamente abbassando la voce e guardandosi attorno con occhio sospetto. “Davvero?” risposi io sorridente. Senza aggiungere altro mi afferrò il braccio con la sua mano ruvida e nodosa conducendomi sotto le fronde di un vecchio salice. Lì ci sedemmo all’ombra e, mentre un tiepido vento ci accarezzava gentile, iniziò a raccontare. “Molti anni fa” – disse – “quando ancora solamente pochi animali e insetti popolavano questo nostro bel pianeta, le notti erano dense di sussurri e canzoni” Le sue mani sfregavano compiaciute tra loro nel parlare. “C’erano in particolare due insetti invidiati da tutti gli altri” – continuò –“i grilli e le lucciole. Si amavano alla follia. Ciascun grillo aveva la sua lucciola nel cuore, e d’estate, quando il caldo impregnava l’aria e il silenzio i prati, rivolgendosi alla luna intonava dolci canzoni per la propria amata ed il suo frinire riempiva l’aria. La lucciola, felice di tanta dolcezza, svolazzava sopra il suo bel grillo accesa da così grande amore e rischiarava il cielo sopra lui e i prati. Le colline spesso parevano incantate, quasi come se un velo di stelle fosse sceso a dar loro la buona notte sfiorandole. Poi arrivò il progresso e con lui il rumore ed il frastuono. I grilli continuarono a contare fin quando ebbero voce e con loro le lucciole a danzare lucenti nel buio ma purtroppo, con l’andare del tempo, la voce andò scemando ed il frinire scomparendo. Le povere lucciole, non sentendosi più amate come un tempo, andarono rattristandosi e spegnendosi pian piano, sino a lasciare le notti immerse solo nel silenzio e nell’oscurità” Il contadino aveva lo sguardo fisso al suolo, sconsolato. D’un tratto sollevò il viso guardandomi ridente dicendo: “Ma se ti capita di allontanarti dalla città una sera d’estate, di ritrovarti in aperta campagna, solo con le viti ed i filari, potrai ancora sentire il canto di qualche innamorato timido ma presente e, a ben guardare allora, riuscirai a scorgere una luce verde alzarsi dall’erba e volare felice ricordando al suo grillo che ancora esiste” Avevo il sorriso stampato sulle labbra ascoltando le parole dell’anziano, allora mi voltai verso di lui per fargli i complimenti, per dirgli che le storie le sapeva raccontare proprio bene ma con mia sorpresa non lo vidi. C’era solamente il tronco del salice e mi accorsi che ormai era il tramonto. Stranito mi alzai incamminandomi verso casa. Pochi passi e udii il sussurro di un grillo, mi fermai, curioso frugai con lo sguardo per terra in cerca della magica luce svolazzante. La vidi. Sorrisi. Poco distante un trattore accelerò. Probabilmente un viticoltore che se ne tornava a casa dopo aver pompato le viti. Il grillo tacque costretto, la lucciola si spense rattristata, la sera rimase buia, quasi senz’anima. Senza la sua voce propria.
    da: francesco vidotto


    l'orologio del nonno

    Ricordo come ora quando da bambino me ne stavo con il mento appoggiato al tavolo osservando le mani del nonno che impastavano sapientemente il pane. Annusavo la farina aspettando che staccassero un po’ di pasta e me la porgessero. Allora mi cimentavo nel dar forma ad una michetta microscopica che veniva poi riposta in forno con le pagnotte serie, quelle che si mangiavano davvero. In quei momenti mi smarrivo nel movimento delle lancette del suo orologio. Un Omega dorato con il cinturino in pelle nera, il quadrante bianco sbiadito e la carica manuale. Si muoveva ritmicamente con il suo polso, avanti e indietro, senza abbandonarlo mai. Spesso tagliavamo il prato insieme, davanti alla casa in montagna, oppure aggiustavamo la macchina o spaccavamo la legna per l’inverno. L’abbigliamento cambiava, le stagioni mutavano, ma l’orologio del nonno non la smetteva mai di segnare il fluire del tempo. La cinghietta pian piano si rovinava piegandosi e lacerandosi all’altezza della piccola fibbia e veniva regolarmente sostituita da una più nuova, rigorosamente nera e di pelle. Ricordo le nostre passeggiate in spiaggia in costume, d’estate, oppure sotto la neve durante le vacanze di Natale e lui sempre lì. La sera lo toglieva gentile riponendolo sul comodino accanto al letto e stendendo accuratamente il cinturino facendo in modo che si rovinasse il meno possibile. Agli occhi del bambino che ero quel congegno miracoloso aveva assunto un significato quasi regale. Era l’immagine delle parole sagge di un anziano sempre pronto a dare consigli opportuni, la faccia della puntualità, del rispetto della parola data. Era un amico fidato del mio dolce nonno. Immaginavo l’avesse accompagnato per tutta la sua vita, attraverso due guerre e tanta povertà, attraverso le gioie della famiglia e momenti lieti come la nascita delle sue due figlie. Di tanto in tanto lo scorgevo seduto sul letto, leggermente chino in avanti, con le robuste mani che giravano piano la carica del vecchio omega, facendo scorrere la rotellina tra il pollice e l’indice in un continuo sfregar di dita. E’ passato molto tempo da allora ed io sono parecchio cresciuto, ma la regalità che impregnava quell’oggetto non l’ha mai abbandonato. Adesso è qui fermo sulla mia scrivania e mi guarda silenzioso. Buono e preciso come sempre. Non veste più il polso del nonno. Lui è partito per un viaggio senza tempo. Nemmeno l’antico ticchettio riempie più il suo cuore di ingranaggi e molle, ma ugualmente mi parla. Con la sua usura racconta di persone d’altri tempi, del rispetto per le cose e per il tempo. Dice che sprecare è sbagliato, che l’importante è la sostanza e non la forma. Con le sue lancette ora immobili suggerisce che il tempo scorre via con la vita ma anche che vi sono cose immuni a questo inesorabile trascorrere, come i valori, il carattere, il rispetto per la fatica. Di tanto in tanto la notte sussurra parole di speranza. Mi dice che vorrebbe segnare ancora le ore, i mesi e gli anni. Credo che forse, domani, stringerò il vecchio orologio al mio giovane polso e darò nuovamente fiato ai suoi polmoni, perché mi accompagni attraverso una vita ricca di esempi da seguire.
    da: francesco vidotto


    Di su in giù

    Il vorace Guglielmo e la sua sigaretta penzoloni sulle labbra passeggiano a fianco del viale, di su in giù per la pista ciclabile, dalla villa del Fumagalli al rondò Dei Pini, dal rondò dei pini alla villa del Fumagalli. Le gambe stanche involte in velluto a coste dondolano il sedere del barbone, la magra mascella boccheggia e i denti tamburellano. Di su in giù molleggia tra labbro e labbro il mozzicone. Il passo si fa svelto ad ogni semaforo giallo.E via a caritar di fronte la latteria centrale, ad aspettar il culetto d'una ambile rossa, una riccia magari col collo infagottato da qualche lana marrone. Una ragazza, ma senza parola, con un mezzo mento e naso largo, vacca, slaccia qualche soldo nel berreto buco e lercio, grigio di vecchio. Due bimbi traccheggiano sui panettoni di cemento e fanno colle dita sberleffi al cane moscio e flaccido, bastardo d' un signore occhialuto e smunto. Il barbone, sprezzato dalla commessa per il suo indugiare di fronte all'entrata, si rimette di nuovo al passo del piede nel sandalo e si ritira, colla sua cresta brizzola e sfusa sul capo, verso l'angolo dove i mocciosi additano il cagnaccio. E allora i bimbi colle dita ancora impastate nello scherno girano gli occhi verso lui e al pelo che gli fa da barba. Entrambi i monelli zittiscono i giochi, ma lui passa senza incrociarli, e per non vederli guarda alla cenere che sfugge in terra da un nuovo mozzicone; che dondola come il suo sedere di su in giù.
    da: Jamirek Fromokov


    è tardi

    È tardi e sono stanco. Non riesco a pensare ad altro. Poi vedo quel sasso sopra la scrivania ed inizio a pensare alla sua storia. Ma dove l’ho preso? È tanto che ce l’ho, ne sono sicuro: è un piccolo pezzo di cemento incastonato di piccole pietre grigie. Una piccola massa informe che spazia tutte le varie tonature grigie. E bellissimo. Quando lo presi, anche se non mi ricordo quando, lo presi perché era tutto bucherellato e l’acqua.. sì, mi sembra proprio che c’entrasse l’acqua: forse lo presi sulla riva del mare? No, troppo… troppo… troppo “inaccostabile”. Il mare non c’entra, mi ricordo invece che lo scorsi per puro caso, tanto che era mimetizzato. “Mimetizzato”… se era mimetizzato allora si trattava di una pozzanghera… sì, forse ci siamo. Era tutto intonato… la pozzanghera, il cielo annuvolato, il libeccio, il mare che ruggiva… una giornata invernale, si camminava… il cane che sguazzava nelle pozzanghere del marciapiede… adesso ci siamo, il puzzle si sta ricomponendo… era una giornata d’inverno, una di quelle giornate in cui le nuvole non sono altro che scie effimere in balia del vento… era sul lungomare con mio babbo, passeggiavamo spesso, ci piaceva… aveva piovuto fortissimo, per tutto il giorno. Eravamo rimasti tutto il giorno davanti al camino a leggere… poi, il giorno dopo, il sole bucò le nuvole ed uscimmo. Ma scomparve presto, ed il mondo divenne grigio, umido ma vivo, vivo come non mai… le canne degli acquitrini si agitavano al vento, i gabbiani stridevano isolati sulla spiaggia, ed io vidi il sasso. Lo raccolsi e me lo misi in tasca, bagnato e freddo. È come un totem, un simbolo di quelle giornate in cui sole si nasconde dietro le nuvole ed il vento agita il mare. Ieri ha piovuto fortissimo. Oggi ha smesso.
    da: Lorenzo Bernardini


    POVERI NOI SCRITTORI

    Vedete, è proprio in questo punto che sta la sofferenza peggiore per noi scrittori (se possiamo definirci tali): il non essere apprezzati o capiti nel modo in cui vogliamo noi, la paura dell’incomprensione costante… perché per quanto una persona possa essere gentile, adorabile, disponibile, bella… non riuscirà mai a capirci a fondo, ad apprezzarci per quello che scriviamo; resterà sempre legata a quel mondo fatto di parole dette, non riuscirà mai a cogliere le mille sfumature di un foglio riempito di parole, le centinaia di emozioni che possono traboccare da una semplice parola tipo “amore”… detta significa molte cose, ma scritta ne significa, il doppio, il triplo, il quintuplo… ed infatti è proprio questa la missione per chi, come noi, ha ricevuto il dono della scrittura: aprire, offrire alla gente quel mare di emozioni, di colori, di sentimenti di cui l’uomo è fatto, con a disposizione solo un foglio ed una penna, e solo chi seguirà questo obbiettivo con tutto sé stesso, con la passione, con l’ardore che ha dentro, sarà degno di chiamarsi “scrittore”. Solo lui o lei, e nessun altro.
    da: Lorenzo Bernardini


    Il mio nome

    Mi piacque, era la prima persona dopo tanto tempo che mi chiamasse per nome. Non era – ehi ragazzo, ho bisogno di te - , neppure – allora, vuole spostarsi! -. E non sentii neanche il mio nome pronunciato in modo banale, anonimo, un nome che chiunque e molti avevano. Lei mi chiamò per nome, il mio, e non era un’operazione neutra. Lei chiamò attraverso quelle poche sillabe il mio essere più profondo, non so se il più vero, comunque una parte importante di me. Capii di essere stato, in un certo senso, vincolato, ma capii anche che non sarei più stato solo. Dopo la pioggia l’aria è veramente trasparente, mondata di ogni impurità. Ora, io mi sentivo come quell’aria: pronto a sporcarmi di nuovo. L’aria vibrava come le corde di un’arpa, mossa dalle dita del vento. Il cielo era allegro e sonnecchiava nel sole. Anche il cielo ha dei limiti. Noi non ci crediamo, eppure è così. Anch’esso ha una fine ed un inizio. Forse qui sta il problema: consideriamo sempre che le cose debbano avere un inizio ed una fine, così che ci assomiglino. Le cose sono e basta: un sentimento non andrà perduto se non vedrò più chi l’ha suscitato, perché esisteva in me anche prima, perdurerà anche dopo. È tutto un continuo flusso. Noi abbiamo inventato la felicità, noi abbiamo creato il dolore, noi lasciamo che permanga nella nostra coscienza come l’impronta del mare sulla spiaggia. Il trillo vibrato di qualcuno che fischiava un motivetto che conoscevo, entrò dalla finestra ed io mi unii a lui. Mi unii a lui: possibile? Lei era solo la prima attraverso cui riprendevo contatto con il mondo? Ne sarebbero venuti altri? Oppure era proprio lei a costituire il tramite con la realtà, una sorta di centralinista: ricollegava le linee che avevo interrotto, squarciate come il cielo dal tuono. Prima lei, poi uno sconosciuto che fischiava fuori dalla finestra, e poi chissà quanti altri ancora. Ne ebbi paura. Non è allontanandosi dagli altri che i sentimenti si inaridiscono, perché nella solitudine si è costretti a pensare, nel silenzio si scorge nitidamente la forma delle cose, la consistenza dei pensieri, anche se tutto ciò alla fine è solo un’illusione, comunque appagante… almeno per ora. Sarei forse diverso in mezzo agli altri? Sarei forse meno solo? Sentire il mio nome è stato consolante, certo. Mi è servito, dandomi la certezza che ancora esisto. Ha suscitato in me come uno scarto, ha fatto muovere sentimenti diversi che avevo dimenticato, una kermesse di sensazioni che non credevo più potessero esistere. Tutto qui. Non è necessario proseguire. Meglio custodire il tesoro gelosamente, meglio chiudere i contatti prima che sia troppo tardi, prima che una palude viscida di ipocrisia mi imprigioni soffocandomi. Rettificare gli ordini alla sala macchine, non abbandoniamo più l’isola. Notte. Le stelle venivano trascinate via dal vento, non sradicate, ma mosse lentamente. I minuti venivano risucchiati dal tempo, sempre con tranquillità ma anche con implacabile fermezza. L’oscurità sarebbe stata presto inghiottita dalla luce, ed anch’essa successivamente si sarebbe esaurita. La luce rinsecchisce come sterpi in un deserto avaro, e poi avvampa di nuovo: fosca, immota; ed in quella metamorfosi, che cancella ogni traccia del mondo, noi soffriamo e gioiamo. Troppe cose ci vengono strappate via senza che lo vogliamo, senza che ce ne accorgiamo. Troppe cose. Le telefonai, volevo ancora sentire il mio nome scandito da una voce che non fosse la mia. “Siamo così distanti” disse “sì, ma il cielo che ci sovrasta è lo stesso, la cappa d’alabastro che ci tiene prigionieri è la stessa”.
    da: Davide Tagliapietra


    Dormi amore mio

    Ti guardo e resto abbagliato dalla tua dolcezza, mio amore, mentre docile, sotto una coperta non fatta solo d’amore, respiri lenta e stanca. Dormi, riposi, ed io come se incantato da te, scrivo a questo vecchio computer i miei sentimenti. Sono innamorato di te, ma soprattutto sono innamorato di te che dormi. In questi momenti, mentre tu tranquilla ti trovi a visitare giocondi universi fatti di pura immaginazione e speranza e “sogno”, io capisco quanta vuota sarebbe la mia vita senza il poter vedere le tue soffici guance fatte di bambagia restare così vogliose di teneri baci. Sei innocente ed al tempo stesso provocante, donna e ragazza, madre e figlia, e tutto questo mi fa impazzire. I capelli che sembrano volare nell’aere come un’aureola, mi danno l’impressione che dormiente sul mio letto, sotto le mie coperte, ci si ritrovi un angelo del Signore. Dormi mia piccola, dormi… sogna di verdi orizzonti e felice domani, di sereni presenti e trascorsi passati… sogna di onde azzurre che si confondono col cielo e di sabbie deserte e dune abbandonate. Dormi mia piccola, dormi… sogna di noi due, e del nostro amore; sogna di noi, teneri amanti, felici di un insicuro domani che non ci spaventa, e di un lontano passato che a volte ancora mi tormenta. Mi giro dal monitor e ti ritrovo ancora lì, petalo di rosa, barlume di luce… goccia di rugiada. Mi giro dal monitor e ti vedo ancora avvolta nel manto di Morfeo, unico signore e dio della notte, che ti veglia serio ogni buio per preghiera mia, ed ogni notte ti culla fino al mattino, mattino fatto di luce e di speranza, speranza per un giorno ancora più bello di quello appena trascorso. Mi giro e non vedo più te, ma alla finestra la Luna, vedo, e penso a tutte quelle volte che, di nascosto, in silenzio, le dicevo che doveva accudirti e osservarti, e farti ricordare ogni volta che tu la guardassi e l’interpellassi, che l’amore tuo, anche se oltre oceano, è comunque innamorato di te e di te premuroso. Ma poi il mio sguardo si sposta e cade sulla nostra stella, sulla mia stella, tu Luna ed io Stella, e mi ricordo di tempi ormai trascorsi, che non potranno mia più ritornare, perché inglobati dal nemico delle coppie, degli amanti, il tempo, il tempo che logora i rapporti e che li sfalda, li distrugge, li sfibbra per poi regalarli al destino, destino che deciderà se unire ciò che il tempo ha distrutto, o lasciare tale l’opera di separazione. Ma noi, amore mio, riusciremo a sopravvivere al tempo ed al destino, poiché mai nessun amore fu così forte da poter dire “Tempo passa pure, fa trascorrere veloci le stagioni, fa marciare il più velocemente che puoi le lancette della vita, fa tutto ciò che è in tuo potere per scivolare via veloce come sabbia tra le dita, ma anche se farai tutto ciò, non farai altro che scoprire la forza del nostro amore e farci unire ancora di più”. Dormi bene mio tenero e piccola-grande amore… perché il domani è già oggi ed il ieri è appena passato. Dormi serena mia tenera creatura e non pensare né ad un dio di nome Morfeo né ad un’amica di nome Luna, né ad un nemico chiamato tempo né ad un antagonista chiamato destino, né ad un mondo fatto di odio né ad un mondo fatto di pace… amore mio che ora dormi, pensa solamente al nostro di mondo, un mondo fatto d’amore, amore che lo farà sopravvivere il piò a lungo possibile… Ti amo… Buona notte
    da: Roberto Coppeto


    GLI DEI NACQUERO DALLA RABBIA

    Gli dei nacquero dalla rabbia, la prima materia uscita dal Nulla primordiale, e la loro stessa essenza era unicamente emotiva e non poteva legarsi in alcun modo ad una qualsiasi controparte materica. La seconda ad uscire fu la Morte, la sorella gemella di Rabbia, ma ella rimase nascosta per molto tempo, fuori dal mondo spirituale e da quello materiale, corrodendo le colonne che li reggevano per poterli distruggere; infatti era questo l’obbiettivo della morte: annientare tutto per poter tornare al Nulla primordiale, arrivando persino alla propria autodistruzione. Gli dei stessi si può dire che fossero le emozioni differenti scaturite dalla rabbia: c’erano la furia, la vendetta, il risentimento, la pena, la passione, la felicità, la tristezza… e per questo il numero degli dei era quasi incalcolabile. Tra questi dei ne emersero alcuni che poi furono i più importanti ed i più potenti: Rabbia, il dio supremo, Kalì, la dea della vendetta e della pazienza, Faoghir, il dio dello scherno, Taranis, il dio dell’istinto, Gurshaugh, il dio dell’odio, Gucumatz, il dio della felicità e Ninib, la dea della spensieratezza. Così gli dei cominciarono a vivere spensierati nel mondo spirituale, vuoto e pieno allo stesso momento, presente ed assente in contemporanea, ma col tempo si accorsero che quello spazio infinito attorno a loro si riduceva, e che la loro essenza si consumava inesorabilmente: si accorsero che stavano morendo. Fu un cataclisma: per la prima volta il mondo spirituale fu sconvolto dalle immani potenze degli dei che ivi risiedevano, e sembrò quasi che il tempo e lo spazio sarebbero dovuti finire, lacerati dalle emozioni degli dei in tumulto. Poi Kalì la paziente, Kalì la salvatrice, finalmente trovò un metodo per poter sconfiggere la Morte: usando gran parte del proprio potere, alla fine creò gli spiriti, esseri inferiori, formati da magia, che altro non è che una forma impura delle emozioni, creati ad somiglianza degli dei, ma infinitamente più deboli e dotati di poteri minori. Gli dei usarono gli spiriti per sopravvivere: la morte corrodette loro, la magia nutrì la sua fame insaziabile, e gli dei tornarono alla normalità, mentre attorno a loro il mondo spirituale continuò ad ingrandirsi senza sosta. Finalmente le colonne del mondo spirituale ritornarono integre, e sembrò che la Pace fosse ritornata, e per interi eoni, per un tempo incalcolabile per la mente umana, fu così. Ma un giorno Lamia, lo spirito madre, il capostipite della Seconda razza, vagando per il mondo spirituale, incontrò la Fine, l’entrata per il Nulla, dove la Morte risiedeva pensando, nessuno sa né a cosa o a chi, e la Morte la vide, spirito incerto sulla soglia mentre pensava se entrare o rimanere al sicuro nel grembo degli dei, e ne fu felice. La Morte era subdola, ed in quello spirito vide la fine del mondo, perciò, prendendo una forma gradita, perché il suo potere era persino più forte di Rabbia, che, come tutti gli dei, non poteva cambiar forma, si avvicinò a Lamia ed iniziò a parlarle con toni gentili, e le due entità conversarono, conversarono a lungo, e nel cuore di Lamia s’instillò il Dubbio. Le due rimasero a parlare per molto tempo, ma nessuno se ne accorse, perché nel mondo spirituale il Tempo è soggetto a Rabbia ed egli è labile ed in mano agli dei, e quando Lamia tornò tra le sue genti, iniziò a ripetere le frasi che la Morte aveva concepito insieme a lei, e nei cuori dei primi spiriti germogliò la pianta del dubbio.. << Perché noi dobbiamo morire, falciati dalla Morte, per mantenere vivi gli dei? >> si chiedevano gli spiriti, ed altre domande simili si formularono, tutte senza risposta. Alla fine gli spiriti decisero che loro erano più forti degli dei, perché gli dei dipendevano letteralmente da loro, e decisero di ribellarsi, ma in un primo momento nessuno fra gli dei se ne accorse, e sembrò che tutto fosse normale, ma gli spiriti, in segreto, pensarono incessantemente. Poi, un giorno, Lamia tornò alla Fine, e qui s’incontrò di nuovo con la Morte, che, per non far scoprire la sua identità si faceva chiamare l’Ascoltatrice, e lo spirito confidò ciò che stava succedendo nel mondo, e la Morte ne fu felice. Lamia però non era giunta solo per parlare, ma anche per cercare consigli, e l’ Ascoltatrice ne fu prodiga. Essa consigliò allo spirito di creare un essere a sua somiglianza, proprio come gli dei avevano fatto molti eoni prima, ma visto che loro erano più forti degli dei, gli esseri che avrebbero creato sarebbero stati invincibili, e Lamia accolse felice quel consiglio. Fu così che venne creato il primo uomo: in segreto, sulle soglie del Nulla, al cospetto della Morte, che impresse per sempre il suo marchio su quella creatura e sulla sua discendenza, con la forza della magia degli spiriti, e Lamia lo chiamò Xoloc, che nella lingua degli dei significa “invincibile”. Poi, con la sua nuova creazione scappò nel mondo materiale, allora ancora disabitato, e da lì chiamò tutti gli spiriti, che la raggiunsero in massa, ed ella insegnò loro a creare gli umani, e fu così che iniziarono le guerre degli dei.
    da: Lorenzo Bernardini


    BUONASERA SIGNORI.

    La mia ragazza mi sta lasciando. E tutto, secondo lei, per colpa mia. solo perché ieri su Messenger ho scritto “addio”. È completamente impazzita, ma con questa sua pazzia mi sta distruggendo. Io la amo, capite? Se lei mia ama, dite? Non lo so. Proprio non lo so. Fin ora glielo chiesto una volta, e non mi ha risposto. E allora ho agito da vigliacco. Ho pensato “Vabbè, intanto sta con me, è una bella cosa! Se non mi ama… no, meglio non pensarci!”. Mi faccio schifo da solo. Se non mi amava, era meglio che non stessimo insieme. Ma ormai è andata. Ed ora non so neanche se mi lascia veramente oppure no. È tutto così confuso, così senza senso… Perché? Perché! Me lo chiedo giorno e notte, ma non trovo mai risposta. È colpa mia o sua? Chi ha ragione? Ne parlo con voi perché non l’ho mai detto a nessuno che stavo con lei. Era una ragazza bellissima, era stata con vari miei amici, ma li aveva traditi tutti. Avevo paura che mi prendessero in giro. Però il nostro rapporto è diverso: lei tradisce me, io tradisco lei (ma pochissimo, quasi non ce la faccio), e stiamo bene. Ma io vorrei che stessimo insieme, che tutto questo finisse. Vorrei stare con lei seriamente. Ma lei dice di no, e dice che lo fa per il mio bene… non so più neanche se crederle… dice che non vuole prendermi per il culo, che se stessimo insieme mi farebbe le corna il doppio di ora… dice che ora come ora è perfetta la nostra relazione… io non ne sono molto sicuro, ma non ho mai detto ciò che pensavo per paura di perderla… vigliacco, vigliacco schifoso che non sono altro!... l’unica volta che ho detto ciò che pensavo è stato ieri… ieri ho avuto il coraggio… è tutto è crollato come un castello di carte. Ma ora, dopo tutto quello che è successo, basta! Non sarò più un vigliacco… oggi andrò da lei, le dirò tutto, mi svuoterò l’anima davanti a lei… e poi vedremo come finirà. Anche so lo so già: dirà “eoh”, come sempre… come ogni volta che le dico qualcosa di romantico… l’unica parola che le esce da quella bellissima bocca, da quelle labbra a cui non riesco a resistere, è “eoh”! Perché, cazzo! Perché? Comunque, il castello è crollato. Proverò a ricostruirlo, ma a modo mio. Se non funzionerà, allora sarà finita. Per sempre. E vaffanculo al mondo. Ok? Non ce la faccio più in questa situazione… ma oggi tutto cambierà. Ve lo prometto, signori miei. E come ultima cosa vorrei ringraziarvi tutti, uno per uno, per la vostra comprensione, per avermi ascoltato fin ora. Siete gli sconosciuti più gentili che io abbia mai incontrato. Grazie, grazie di cuore. Berna
    da: Lorenzo Bernardini


    Lettera ad una figlia che sta per partorire

    Cara S***,qualche volta mi rendo conto che i mostri esistono. Che gli incubi ci sono e sono pronti a farci del male. Sono le distorsioni della vita che creano i mostri e gli incubi. Gli incubi di un padre che ama le sue figlie, che sono la cosa più importante della sua vita, eppure deve lasciarle. Non può più vivere con loro. Non può più vederle nei loro problemi quotidiani. Alla fine non sa più chi loro sono veramente e sai quando? Quando anche lui non sa più chi veramente è, perché si ritrova un giorno d'un colpo vuoto. Tutto quello che si era costruito intorno non c'è più. Ci sono nuovi compagni di viaggio, quasi esseri altrettanto sconociuti quanto lui a se stesso. E poi ci sono le ombre che vengono da sotto. Quelle crescono piano piano. Dapprima solo capogiri. Ma poi un giorno le senti che ti afferrano le caviglie e ti cominciano a tirar giù. Ti si attorcigliano alle caviglie e ti succhiano la vita. E alla fine ti distaccano, ti portano via anche da quelle persone che per tutta la tua vita hai amato con tutto il cuore e sai perché? Perché anche quelle persone ti rivelano quello che loro sono già e tra qualche anno anche tu sarai: un' ombra che cammina. La vecchiaia ti rende un' ombra esangue e ti separa dai giovani perché loro ancora sono carne viva piena di sangue e vigore, e quei vecchi genitori te li ricordi ancora nel pieno della loro forza e vita e invece li hai lì davanti a te e ti chiedi ma chi sono? Non li riconosci più e non sei più in grado di vivere con loro perché loro non vivono più come te perché si preparano per un viaggio in un luogo dove ancora non sono pronti perché ancora in loro scorre la volontà, ma quando anche quella se ne sarà andata allora sì quel "dove" se li prenderà e per sempre. Mi rendo conto che questa lettera non è adatta ad una figlia che sta per generare, in cui il viaggio sta per nascere, che quel grumo di vita è come la forza di una bomba atomica. Ma per ogni vita che sta per nascere c'è l'orrore di una vita che sta per spegnersi. E lo sa. Un bacio all'unica persona al mondo che può forse capirmi.
    da: Fabrizio


    SERIE CAMMINANDO NELLA NOTTE EP. 1

    SERIE CAMMINANDO NELLA NOTTE EP. 1 ORA BASTA MENICUS ! ADESSO TU RESTERAI A PIEDI Anno 1989, a gennaio. Era sabato notte quando B.J , Menicus e Carlo erano in giro. Stavano cercando una discoteca sita in un paesino della lucchesia, quel locale era rinomato per essere frequentato da ragazze che ci stavano. Alla guida stava B. J e quasi sempre con lui erano andati anche in posti lontani a botta sicura. Il suo lavoro infatti lo portava spesso a viaggiare ed era a conoscenza di molte strade e scorciatoie oltre ad avere uno spiccato senso dell’orientamento. Quella notte però era molto buia e c’era una nebbia così fitta che anche con i fendinebbia non si poteva vedere a più di un metro dalla macchina. A causa di ciò B. J si accorse a un certo punto di aver probabilmente sbagliato strada, in quanto vide ce era entrato in Giugniano, un paesino che non era neanche segnato sulle carte e che nessuno di loro conosceva. B. J fece molto azzardatamene un testa coda per tentare di tornare sui suoi passi, facendo quasi morire di paura i suoi due amici. “ Scusatemi, ma qui davvero rischiamo di perderci. Adesso vediamo di tornare indietro.” Però nel suo eccesso di zelo nel voler ritrovare la strada dimenticò che quella era una stradina a senso unico e questo per poco non gli costò lo scontro frontale con un grosso camion. Il camionista, un energumeno alto due metri, scese dal camion furiosamente deciso a venire alle mani e solo grazie alla diplomazia di B.J se la cavarono con qualche insulto. “Che villano.” Disse B.J . “Ah! Ah! Ah! Certo però anche te…….” Disse con strafottenza Menicus. “Zitto altrimenti ti lascio a piedi. Scendi adesso Menicus, scendi e vai a cercare la strada per andare in discoteca.” Disse B. J con un tono irritato e incalzò.” Avanti, scendi!” “E dai! Te la prendi subito! Va bene, sto zitto. Proseguiamo un po’, vedrai che prima o poi troveremo qualche indicazione.” Disse Menicus. “Ci avevo già pensato!” Disse B.J alzando la voce irritata e continuò ad alta voce.” Per favore scendi e vai a piedi a vedere!” Il tono di voce non ammetteva repliche e Menicus, rassegnato scese.”Va bene vado.” Andò in cerca di una qualche indicazione, ma riuscì a trovare solo cartelli che indicavano Giungano( Giungano est, Giungano centro, Giungano nord, ecc.) . Perplesso, Menicus tornò alla macchina e raccontò a B.J dei cartelli. B.J non riusciva a credere a ciò e si sentiva anzi preso in giro. “Tu mi prendi in giro Menicus.” “Non ti prendo in giro! E’ vero! Perché non vai a vedere?” Disse con enfasi Menicus. B. J lo guardò con uno sguardo irritato ma indagatore, come se volesse trovare sulla sua espressione tracce di scherno. Gli sembrava sincero, ma non bastò ciò a convincerlo completamente.” No Menicus, tu mi prendi in giro , ma io se adesso trovo una diversa indicazione ti lascio a piedi.” “E allora no! Se ti dico che è così! Andiamo per di là che ti farò vedere.” Il tono irritato di Menicus svegliò dentro B.J quel diavoletto che si trova nei migliori di noi e, indispettito volle contrariarlo.” No! Io voglio andare per di là.” “ E allora vai dove vuoi! Ma io ho guardato di là perché mi sembrava che fosse la zona migliore per un indicazione.” Disse Menicus agitato. B.J però non voleva sentire ragioni e dato che erano con la sua macchina poteva permetterselo.” No. Tu resti a piedi Menicus, se io trovo un indicazione tu resterai a piedi.” B.J mise in moto e si diresse dove aveva deciso. Per la strada notarono un uomo un po’ anziano che tentava di far partire un ape. B. J si fermò deciso a dargli una mano, magari spingendo il mezzo per metterlo in moto. “ Andiamo Carlo, vediamo di dargli una mano, altrimenti con questa nebbia non arriva più a casa.” Disse B. J. “ Certo B. J andiamo.” Disse Carlo. “Ma sei patetico!” Protestò Menicus.” Sempre a voler aiutare il prossimo tuo! Devi smetterla!” Disse a gran voce mettendoli in imbarazzo. “Ah! E’ così vero? Allora adesso verrai anche tu a dare una spintina altrimenti resterai a piedi. “ Disse B.J con tono calmo ma deciso. “No! Sei tu il buon samaritano che aiuta il prossimo, e poi potrei sporcarmi il vestito.” Disse piccato Menicus. “Allora resti a piedi Menicus, allora tu resti a piedi!” Disse B.J . Menicus osservò la nebbia pensieroso, una nottata come quella a piedi non sarebbe certo stata un esperienza molto piacevole. Lui era sempre stato pronto a soffrire enormi disagi per reggere il punto ma a tutto c’era un limite. Li erano fuori dal mondo e non era certo di riuscire a trovare un mezzo per tornare ma più probabilmente avrebbe dovuto tentare di tornare a casa a piedi . Forse era meglio mettere l’orgoglio da parte e fare come diceva B.J . A malincuore scese dalla macchina e andò con loro, però non spingeva ma faceva finta. Comunque l’ape ripartì e il conducente ringraziò prima di andarsene. “Perché l’hai lasciato andare così? Potevi almeno chiedergli qualche indicazione.” Disse Menicus. B. J lo guardò in faccia lungamente senza dire una parola. “Perché? Dico forse male? Noi lo abbiamo aiutato e il minimo che poteva fare era ricambiare.” “E’ vero Menicus, forse potevi chiedergli se ti offriva ospitalità per la notte.” Disse cupamente B.J . “Cosa vuoi dire?” Disse Menicus preoccupato. “Ti ho visto sai? Tu non spingevi, facevi finta. Facevi finta e ora resterai a piedi.” Disse B.J . “No! Guarda che ti sbagli, io spingevo!” Disse Menicus pensieroso. “Allora vorresti tu dirmi che io sono un bugiardo forse?” Disse B.J a voce alta. “No, non voglio dire ciò è solo….” “Guarda.” Lo interruppe B. J .” Per questa volta ti permetto di salire, però abbi il coraggio di ammettere le tue azioni, abbine il coraggio!” Poi i tre amici proseguirono e dopo poco videro una discoteca che non conoscevano. B.J si fermò vicino ad essa per vedere chi entrava. “Daiii! Si fa tardi se ci fermiamo per ogni pisciata.” Disse Menicus. “Zitto Menicus.” Disse B.J distrattamente. “Ma come? Volevamo andare al Bang Bang per trovarci delle ragazze, ma se ci arriviamo tardi saranno già tutte prese.” Disse Menicus. “Allora avviati a piedi Menicus, avviati a piedi!” Disse B.J . Vedendo che tirava una brutta aria Menicus tacque. B.J, dopo aver visto delle ragazze molto interessanti entrare in quella discoteca decise di entrare d’accordo con Carlo che al Bang Bang ci sarebbero andati un'altra sera . I tre entrarono a fare il biglietto che costava quarantamila lire. Menicus era una persona molto parsimoniosa e una cifra del genere gli sembrava un furto. Siccome purtroppo per lui era una persona che amava mettere al corrente gli altri di ciò che provava fece presente ciò al cassiere mettendo i suoi amici in forte imbarazzo davanti anche alle ragazze che si trovavano nei paraggi. “Accidenti! Come mai così tanto?!” Disse Menicus con un vocione che avrebbe risvegliato anche i morti. “veramente non dipende da me.” Disse timidamente il cassiere. B.J e Carlo erano rossi per l’imbarazzo, l’imbarazzo e la rabbia. Menicus replicò con voce ancora più alta.” Si! Lo so! Ma sono troppi soldi da spendere!” B.J a quel punto non ebbe altra scelta e, scusandosi col cassiere tirò Menicus da parte. “Vuoi restare a piedi Menicus?” Disse a voce bassa. Col solito vocione Menicus rispose, era come se volesse far di tutto per farsi sentire.” Scusa, ma io ho detto solo la verità! Ma che sono impazziti ?! Quarantamila lire! Ma non esiste!” “Io ti ho chiesto solo se vuoi restare a piedi.” Disse B.J sempre con voce bassa ma guardandolo male. Menicus desistette, perché gli riaffiorò alla mente la notte nebbiosa e andò silenziosamente a fare il biglietto. Poi i tre amici entrarono. Non erano affatto soddisfatti di ciò che vedevano: era una sala scadente e piccola, e davano musica sgradevole, inoltre non c’era un bagno decente e le bibite che davano facevano schifo, si sentiva benissimo che erano state allungate di brutto con l’acqua. Certamente non era valsa la pena di spendere quarantamila lire per entrare. Era anche un ambiente sporco e freddo e in breve tempo i tre amici si pentirono di essere entrati. “Sapete amici? Era meglio se si restava a casa stasera.” Disse B. J . “Ma io lo avevo detto! Avevo detto di andare al Bang Bang, ma voi avete voluto stare qui cavolo!” Disse Menicus ostentando giusta ira. “Non ti piace qui? Allora puoi anche andare via a piedi. Nessuno ti trattiene Menicus, vai a casa a piedi!” Disse B.J . Menicus tacque, inghiottendo il boccone amaro. Dopo un po’ tornò una relativa armonia tra loro. Dopotutto ormai avevano pagato quindi conveniva che si dessero da fare il più possibile per tentare di racimolare qualcosa di buono. Si guardarono intorno e notarono tre ragazze da sole così si avvicinarono a loro per fare conoscenza. “Salve ragazze, io mi chiamo B. J e loro sono….” “Arrivederci.” Troncò seccamente la ragazza rivolgendosi poi alle amiche.” Andiamo via che qui c’è troppa gente.” Così le tre ragazze se ne andarono lasciando i tre amici a bocca aperta. Comunque non si dettero per vinti e dopo una breve passeggiata occhiarono altre due ragazze sole. B. J si avvicinò a una di loro e Carlo all’altra e si misero a parlarci. Non volendo restar fuori dalla conversazione, Menicus andò dalla ragazza con la quale parlava B.J e andò a finire così: B. J le parlava in un orecchio e Menicus nell’altro. Risultato: la ragazza non capiva più nulla di quello che le dicevano così alla fine prese la sua amica e se ne andò. I tre amici restarono nuovamente a bocca asciutta. Dopo conobbero altre tre ragazze e riuscirono ad andare in pista a ballare assieme a loro(non c’erano i lenti, ma solo musica da discoteca per il momento) . Finalmente per i tre amici le cose stavano andando per il gesto giusto. B.J e Carlo si lanciavano occhiate d’intesa ed erano decisi a concludere qualcosa con quelle. Mentre stavano ballando però Menicus, per chissà quale strana ragione si tolse le scarpe mettendosi a ballare scalzo senza che nessuno lo notasse. Però dopo un po’ le ragazze iniziarono a sentire uno strano odore senza capire da dove venisse. Era un odore pungente di marcio, come se uno fosse stato un mese senza toccare l’acqua. Dopo un po’ per caso una di quelle tre ragazze abbassò lo sguardo notando con disappunto i piedi neri di Menicus. A lungo la ragazza guardò incredula i piedi di Menicus, poi indicò il suolo anche alle sue amiche le quali rimasero allibite quando videro. Anche B.J e Carlo si erano ormai accorti di ciò ma facevano finta di niente con la speranza che le ragazze non dessero troppa importanza a ciò. Purtroppo però non fu così. Le ragazze erano chiaramente disgustate e alla fina una di loro disse che si era appena ricordata di avere un impegno. Le altre colsero la palla al balzo e la seguirono, tutte e tre uscirono di corsa dalla discoteca. “Seee! Ma perché se ne sono andate?” Disse Menicus cadendo dalle nuvole. B.J e Carlo lo guardarono malissimo, poi si dissero qualcosa tra loro che Menicus non riuscì a sentire. Dopo B.J si rivolse a Menicus.”Ascolta Menicus, la prossima volta che ci farai fare una figura del genere io ti lascio a piedi quaggiù.” La serata proseguì e, tra un rifiuto e l’altro, i tre amici riuscirono a conoscere altre tre ragazze. Erano tipi alla mano che davano spago e i tre amici sentivano di avere sempre più cose in comune con le tre ragazze. B. J era felice e rilassato come non lo era stato da molto tempo. Era molto interessato alla ragazza con la quale parlava e anche lei pareva ricambiarlo in pieno, B.J sentiva che quella sarebbe stata la volta buona. Poi però il disk jokej mise una canzone demenziale e avvenne il disastro: Menicus si scatenò e si mise a fare lo scemo sul cubo, poi iniziò a fare ragionamenti idioti , ad atteggiarsi a finocchio imbarazzando B.J e Carlo e a cantare le sue canzoni del cavolo. Poi, dulcis in fondo, arrivò persino a baciare di forza tutte e tre le ragazze. Non è difficile comprendere perché quest’ultime batterono solertemente in ritirata. Per essere sicure di non essere più infastidite bloccarono i primi ragazzi che trovarono e si imboscarono con loro. Per due minuti fra i tre amici nessuno disse una parola. Poi Menicus ruppe il ghiaccio mettendosi a fare ad alta voce discorsi demenziali coprendo di ridicolo se stesso e anche i suoi amici. In breve tempo i tre divennero lo zimbello della discoteca e sia B.J che Carlo si sentivano addosso gli occhi di tutti. Per salvare almeno in parte la sua immagine B.J dovette prendere provvedimenti drastici. “Ora Basta Menicus! Adesso tu resterai a piedi!” Urlò a tutta voce B.J . “Ma dai, volevo solo scherzare….” Disse Menicus. “Nononononono! Mi dispiace ma ora tu resti a piedi!” Disse B.J alzando ulteriormente la voce. Menicus sperava che B.J scherzasse ma quando la discoteca chiuse lo vide uscire di corsa, poi si accorse che non voleva farlo salire in macchina. Allora decise di stare al gioco, pensando che B.J non lo avrebbe mai lasciato veramente a piedi. Si, probabilmente lo avrebbe fatto un po’ correre dietro alla macchina, ma poi si sarebbe fermato per farlo salire. Non era certo la prima volta che B.J aveva agito in quel modo, avrebbe dovuto pregarlo un po’ per appagare il suo amor proprio, ma poi lo avrebbe fatto salire. B.J dopo aver chiuso tutti gli sportelli partì piano con la macchina, accelerando sempre di più facendo correre Menicus. B.J di tanto in tanto si affacciava dal finestrino deridendo Menicus, infatti si divertiva come un matto a vederlo correre disperato. Lo fece correre per un chilometro buono, poi si fermò. “Vorresti tu che ti facessi salire sulla mia macchina vero?” Disse B:J affacciato al finestrino. “Puf! Puf!” Fece Menicus tentando di essere divertente e aggiunse in tono scherzoso.” Eh si, fa freddo di notte.” “E allora ti serva di lezione, un'altra volta pensaci.” Disse B.J . Poi partì con la macchina a centocinquanta km orari e scomparve nella notte. Menicus provò a correre, ma non gli fu possibile raggiungerlo. Si fermò, pensando che B.J sarebbe passato di nuovo a prenderlo. Solo dopo un ora che aspettava al freddo Menicus si rese conto che effettivamente B.J lo aveva lasciato a piedi e si rassegnò, maledicendo se stesso per essere stato così stupido. La notte era buia e fredda, inoltre Menicus non riusciva nemmeno a ricordare la strada per tornare a casa, inoltre sia pur più tenue di prima, c’era sempre la nebbia. Menicus comunque non era tipo da starsene con le mani in mano e si incamminò per cercare una cabina telefonica. Mentre camminava Menicus incontrò a un lato della strada quattro prostitute che, nonostante la fredda notte, esibivano con noncuranza i loro poderosi seni scoperti. Le guardò e sorrise loro. Il suo gesto attirò l’attenzione, infatti le prostitute ricambiarono il sorriso e una di loro si avvicinò a lui.” Ciao, io mi chiamo Lidia e tu mica sei niente male. Non ti ho mai visto qui, come ti chiami?” “Gli amici mi chiamano Menicus e vengo dalla provincia di Pisa. Purtroppo sono rimasto a piedi e sono al verde, ho solo pochi spiccioli giusto per telefonare a casa. Tu sai mica dove posso trovare un telefono?” La ragazza pareva non capisse.” Non riesco a capire cosa vuoi dire, comunque se vuoi ti accompagno alle cabine telefoniche.” Menicus accettò e Lidia lo portò in una piazzetta dove erano situate quattro cabine telefoniche, una delle quali era occupata. Menicus si affrettò verso una cabina m non riusciva ad aprirla. “Quella cabina è chiusa.” Disse Lidia. “Ed io la voglio aprire.” Disse Menicus. “Ti dico che è chiusa!” Ribadì la ragazza. Menicus non riusciva a capire. Benché non ci fosse traccia di serrature o altro la cabina non si apriva, pareva fosse incollata. Non volendo più perdere tempo si avviò verso un'altra. “Quella è lontana.” Disse la ragazza. Menicus si avvicinò alla cabina, ma essa rimaneva sempre alla stessa distanza da lui, era come se indietreggiasse mano a mano che lui si avvicinava anche se a vederla sembrava restasse immobile. Come era possibile tutto ciò? “Te l’avevo detto che è lontana ma scusa, da solo non lo avevi visto?” Disse Lidia. “Appunto! E io volevo avvicinarmi.” Ribadì Menicus. La ragazza lo guardò in modo serio.”Vuoi forse prendermi in giro?” “Ma perché? Che ho detto?” Disse Menicus esasperato. “Non fai altro che blaterare discorsi privi di senso.” Disse Lidia perplessa. Menicus la scrutò profondamente poi disse:” a me tu sembri strana!” Menicus andò allora nell’altra cabina ma con suo enorme rammarico trovò il telefono guasto. Allora restava solo una cosa da fare, ovvero aspettare che si liberasse la cabina occupata. Menicus si mise davanti a aspettare che l’uomo al telefono finisse. “Ma che fai? Ti metti a spiare la gente ?” Disse Lidia. “No! Il fatto è che voglio aspettare che la cabina si liberi in modo da poter telefonare io.” “Non riesco proprio a capire i tuoi discorsi idioti amico, ma per caso sei scemo?” Disse Lidia irritata. “Ma è un ora che sta li dentro! Dovrà uscire prima o poi!” Disse esasperato Menicus. “Ma proprio non riesci a dire qualcosa di sensato?” Disse Lidia. Menicus sbuffò.”Senti, lasciamo perdere che è meglio. Piuttosto, per caso hai un orologio? Vorrei sapere che ora è. Era già molto tardi quando siamo usciti dalla discoteca e ormai il sole dovrebbe essere già uscito.” “Orologio? Ora? Sole? Ma cosa diavolo dici? Basta! Io me ne vado! Permettimi di dirti che sei strano amico.” Il tono della ragazza era spaventato. Sembrava quasi che Menicus avesse detto cose che lei in qualche modo aveva rimosso dalla sua coscienza e non volesse assolutamente ricordarle. Menicus comunque rimase solo ad attendere che l’uomo uscisse ma lui non accennava mai a farlo. Menicus si stufò di aspettare e decise di andare a cercare qualche altro posto per poter telefonare, magari anche un bar che facesse servizio notturno. Camminando trovò per la strada una ragazza che faceva l’autostop. “Scusa, da queste parti per caso c’è un bar che fa servizio notturno?” Chiese Menicus. “Cosa vuol dire? Non capisco proprio, ma se vuoi un bar ne trovi uno proprio la in fondo.” Disse la ragazza. “Tu di dove sei? E’ da molto che ti trovi qui a fare l’autostop? Non passa nessuno da questa strada in macchina?” Disse Menicus. La ragazza sgranò gli occhi e perse la pazienza.” MA che cavolo dici? Per favore togliti dai piedi che non ho voglia di ascoltare altre stranezze.” Ma Menicus si mise li anche lui ad aspettare che passasse qualcuno. La ragazza lo guardava in modo perplesso. Dopo un po’ passo una macchina e la ragazza si alzò la gonnella mostrando le mutandine trasparenti. La macchina si fermò. “Mi scusi, io sono diretta in comune.” Disse la ragazza. “Mi spiace, ma io mi fermo solo a tre isolati da qui.” Disse l’uomo andandosene. “Scusi, ma il comune è aperto anche di notte?” Chiese Menicus. “Ma cosa vuoi dire? Il comune aperto? No naturalmente! Ma dove vivi? Mi prendi in giro?” Disse la ragazza un po’ seccata. “Ma allora cosa ci vai a fare?” Chiese Menicus. La ragazza si spazientì.” Senti amico, non ho voglia di ascoltarti.” “Ah! Forse vuoi aspettare che apra vero? Ma certo! L’alba ormai dovrebbe essere vicina.” Disse Menicus. “Ma cosa vuoi aprire?! La tua testa bisognerebbe aprire.” Disse la ragazza furiosa. Dopo un po’ passò una macchina identica a quella di prima e la ragazza si alzò nuovamente la gonnella mostrando le mutandine, la macchina si fermò. Era lo stesso uomo di prima. “Mi scusi, io sono diretta in comune.” Disse la ragazza. “Mi spiace, ma io fermo solo a tre isolati da qui.”Disse l’uomo e se ne andò. “Scusami, ma sbaglio o quello è lo stesso uomo che era passato prima?” Disse Menicus. “Prima? Cosa vuoi dire con prima? Cos’è? Ma sei imbecille per caso?!” Disse la ragazza. “Io giurerei che era lo stesso uomo di prima.” Insistette Menicus. “Ma cos’è prima? Una tua invenzione cretina! Vero?” Disse la ragazza. Menicus non volle più discutere e si mise li fermo per verificare una cosa. Andò proprio come aveva previsto, infatti la stessa scena si ripeteva a intervalli regolari, come era possibile? Fatto sta che li no avrebbe concluso nulla così, sempre più impaurito dalla strana situazione in cui si trovava, decise di andare nel bar per vedere se almeno li le cose avevano un senso. Entrò dentro il bar e vide il barista intanto a prendere le ordinazioni di un cliente. Si mise ad aspettare accorgendosi con disappunto che il barista non si staccava mai da quel cliente, così si avvicinò e gli chiese se poteva avere un aranciata e se poteva fare una telefonata. “Sono occupato, ho un cliente.” Disse il barista. “Va bene! Allora quando avrai finito con lui mi darai da bere e mi farai telefonare.” Disse Menicus. Il barista alzò la voce.”Ho detto che sono occupato con un cliente e non posso servirti!” “Ma scusa! Prima o poi finirai, io aspetto, stai tranquillo.” Disse Menicus. “Fuori di qui! Non voglio mentecatti nel mio locale! Prima, poi, aspetto, ma che pazzie sono queste? Ti dico che ho un cliente.” Disse furioso il barista. Frastornato Menicus uscì dal bar. Ma dove era capitato? In un paese di matti per caso? Forse era un manicomio all’aperto di cui aveva sentito menzione in molte opere letterarie. Dopo poco però Menicus riuscì a scorgere un paese vicino in collina, e vide anche tra i cartelli indicatori(che indicavano quasi tutti Giungano ossia il paese ove si trovava) anche un cartello che indicava il paese vicino. Il paese vicino pareva si chiamasse Angora. Menicus fece per dirigersi ad Angora prendendo la stradina in collina ma dopo un po’ ebbe la brutta sensazione che per quanto si avvicinasse la distanza tra lui e Angora rimanesse immutata, proprio come era successo con una della cabina. A confermargli ciò era una stradina laterale che non raggiungeva mai, nonostante camminasse avanti. Nonostante fosse ormai preda dello sconforto più totale, Menicus provò comunque di aggirare l’ostacolo e tentare un'altra strada. Trovò un'altra strada che sarebbe dovuta arrivare in cima alla collina e tentò quella. Mentre s’incamminava vide una donnina in fondo che era intenta a riempire una bottiglia d’acqua a una fontina e decise di farle una domanda: “scusi signora, mi saprebbe indicare la strada più breve per arrivare ad Angora?” “Ma dico giovanotto! Sei pazzo o cieco? Questa strada, come tutte le altre qua attorno portano ad Angora. Però non può essere raggiunto.” Disse la signora. “Perché mai? C’è forse la strada interrotta?” Disse Menicus. “Semplicemente è lontano, ma dico non lo vedi?” Disse la signora. “Allora noleggio qualcosa che so? Un automobile? O anche una bicicletta.” Disse Menicus. “Cosa vuole fare per caso? Noleggiare una vettura? Giovanotto! Non sa forse che gli autonoleggi sono chiusi? E poi a che ti servirebbe? Non si può raggiungere Angora, è lontano.” Disse la donna. Era una signora sulla cinquantina, senza una ruga. Da come parlava pareva una persona in gamba se non fosse per le assurdità che diceva. Era una mentecatta come tutti quelli che aveva incontrato. “E va bene, ci andrò a piedi. Mi ci vorrà più tempo ma tutto sommato non sembra molto lontano. Non ho voglia di aspettare che apra un autonoleggio tanto sono anche al verde e probabilmente non potrei pagare.” Disse Menicus. “Come dici? Fammi capire giovanotto! Vuoi forse prenderti gioco di una vecchia signora? Che significa che non è tanto lontano? O è lontano o non lo è! Ma che sei? Imbecille?” Menicus non volle stare a discutere tanto sapeva che non avrebbe tirato fuori un ragno dal buco, così tentò di giustificarsi per tagliare corto anche se la gente e quella situazione lo convincevano sempre meno. Li c’erano in gioco anche forze soprannaturali. “Mi scusi signora, il fatto è che io non sono di qui, ma vengo da molto lontano. Mi è davvero difficile capire cosa succede in questo paese.” “Cosa vuoi dire? Impertinente! Dici solo cose che non hanno alcun senso. C’è un ambulatorio aperto qui vicino.” Disse la signora. Menicus in quel momento si accorse con raccapriccio che la signora non aveva mai tolto la bottiglia da sotto la fonte da quando avevano iniziato a parlare e, benché la bottiglia ormai dovesse traboccare d’acqua ( la fonte erogava acqua velocemente) aveva invece l’acqua allo stesso livello di quando avevano iniziato a parlare. Stava per chiedere spiegazioni ma poi, pensando che tanto non avrebbe, visto l’andazzo, avuto una risposta sensata rinunciò. Menicus decise questa volta di tentare non una strada per raggiungere Angora(aveva visto che anche quella non lo lasciava avvicinare) ma la foresta. Era buoi e aveva paura, ma visto che l’alba pareva non arrivare mai non aveva altra scelta che tentare. Perché non veniva mai giorno in quel paese? Si trattava di uno strano fenomeno atmosferico oppure era finito attraverso un varco in un'altra dimensione dello spazio? Ma forse la spiegazione era che semplicemente era impazzito. Quanti ‘forse’ aveva in testa, ma nessuna spiegazione concreta. Gli sembrava di essere finito in un adventure game del computer. Menicus si addentrò nell’oscura foresta la quale gli appariva mano a mano che si addentrava sempre più tetra e minacciosa. Spesso inciampava o sbatteva in qualche albero a causa della totale oscurità in cui si trovava e rischiava anche di perdere il senso della direzione nonostante si sforzasse con ogni mezzo di procedere sempre avanti. Udiva spesso suoni sinistri e gli pareva di vedere(ai deboli sprazzi di luce che veniva dalla luna) delle ombre strane che si nascondevano tra gli alberi. Improvvisamente Menicus udì dei passi che si avvicinavano. Poi, alla pallida e debole luce della luna vide delle sagome oscure avvicinarsi a lui di corsa. Era terrorizzato e non sapeva cosa fare. Presto quello oscure sagome gli sarebbero state addosso e lui non era certo di voler sapere cosa fossero ma temeva che avrebbe dovuto scoprirlo, volente o nolente. FINE EP.
    da: Daniele Orlandini

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