Racconti Notturni
a cura di Fabio Lentini
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LA LEGGENDA DELLA VECCHIA FERROVIA
(parte seconda)
- "Crede di farci paura!" tuonò con aria di sfida.
- "Non sarò un fucile a fermare un locotender!?!" incalzò Charlie dando seguito a nuove risate.
- "Già! replicò l'amico caricando un impressionante mucchio di carbone. Con la pala tremante, lo gettò nel bruciatore e Charlie diede spinta ai motori. Un pauroso ruggito fuoriuscì dalla bocca del camino e la locomotiva si fiondò sull'imbocco.
Lo sceriffo ebbe appena il tempo di scansarsi che la motrice schiaffeggiò la vettura facendola volteggiare come un fuscello. Attonito, rimase ad osservarla e, dopo un attimo di esitazione, prese furiosamente a sparare. Una gragnola di colpi si abbatté sull'acciaio e la locomotiva scomparve in galleria.
- "Maledizione!" strepitò perdendola di vista. Stremato, si fermò a tirare il fiato osservando, sconsolato, la vettura. A lungo, posò lo sguardo sui miseri resti della carrozzeria e, con aria inebetita, si tamponò il sudore che, copioso, gli colava dalla fronte. Vedeva la locomotiva allontanarsi e con essa il sogno della ricompensa.
Dopo aver superato l'altura, Charlie consultò la cartina.
- "Arriveremo a Savannah passando per Columbia!" esclamò più disteso e di nuovo solleticò i motori guardando l'amico con piglio caparbio. Tom raccolse l'invito ed, in silenzio, riprese a lanciare. Il sole si era fatto deciso spezzando le coltri che lo avevano imbrigliato.
Immerso nei pensieri, Charlie navigava a vista nell'intricato oceano di rotaie. Per tutta la mattina, la Centrale aveva cercato di fermarlo ma quando, a mezzogiorno, se ne erano perse le tracce fu indetto un vertice ai massimi livelli.
- "Questa bravata ci sta costando un mucchio di denaro!" esordì il direttore con aria preoccupata.
- "La cosa va risolta al più presto!" intervenne il governatore guardandolo torvo.
- "Ci sono blocchi dappertutto. Non riuscirà a sfuggirci...!?!".
- "Dannazione, è tanto difficile fermarlo?".
- "Quell'uomo conosce il territorio come pochi!"
- "...avreste fatto meglio ad ascoltarlo!" irruppe il sindaco col volto abbuiato.
- "Ehi, dico, non dirà sul serio?".
- "... gli concedevate il suo bel binarietto e la cosa finiva lì!".
- "Governatore - irruppe improvvisamente una segretaria - c'è lo sceriffo al telefono!". Con fare trepidante, l'uomo afferrò la cornetta ma dopo alcuni istanti si scurì in volto.
- "Non ce l'ha fatta!" annunciò con tono grave e il nervosismo cominciò a dilagare.
- "E adesso?".
- "Chiamatemi il colonnello Sturley!".
- "Cosa c'entrano i militari?".
- "Ci serve un elicottero!".
- "Abbiamo quello dei pompieri...!".
- "Sindaco, mi occorre un Apache...!".
- "Non vorrà mica....?".
- "Già!".
- "...diamine, governatore, è solo una vecchia motrice!".
- "...che va subito fermata!".
- "...d'accordo, ma...!".
- "...lei non capisce! Quell'uomo è una scheggia impazzita e per poco non ha ammazzato lo sceriffo. E' un miracolo che nessuno si sia ancora fatto male!".
- "Certo, ma...".
- "...stia pure tranquillo: la vista di quel bestione gli farà subito sbollire la rabbia!". Ad uno ad uno, prese a fissare i presenti e, dopo averne ottenuto l'assenso, si sollevò dalla sedia.
- "E' stato appena segnalato a Savannah!" intervenne un impiegato leggendo un dispaccio.
- "Bene, è lì che lo snideremo!" terminò il governatore, compiaciuto.
Un alone di apprensione discese nella sala mentre Charlie continuava ad avanzare. Dopo un'ora, l'elicottero si sollevò e, come un lupo affamato, cominciò a scandagliare i binari in attesa di scovare la preda. Quando Charlie ne avvertì il brusio, lo scambiò per un guasto al rodiggio. Preoccupato, sporse la testa scrutando tra gli assali e, non appena il rotore vi fu sopra, d'istinto portò lo sguardo al cielo.
- "Santo Iddio...!?!" esclamò a bocca aperta.
Tom lo guardò, amareggiato.
- "E' finita!" sentenziò mestamente.
- "Questo è l'esercito degli Stati Uniti - gracchiò improvvisamente una voce - fermate immediatamente i motori!".
Charlie non riuscì a trattenere la commozione.
- "Amica mia, hai fatto ciò che potevi!" farfugliò, toccato, guardando la motrice.
- "Vi ordino di fermarvi!" continuò a vociare l'altoparlante.
Il vecchio macchinista non lo avvertì neppure, chiuso come era nel suo dolore.
- "E' l'ultimo avvertimento: fermatevi o dovrò aprire il fuoco!".
Sconsolato, Charlie gettò lo sguardo ai comandi. Stava uscendo di scena e tristemente osservava ogni cosa. I manometri, le leve, ogni ingranaggio pareva accodarsi alla sua sofferenza. Con sguardo confuso, afferrò la leva del freno ed un attimo prima di tirarla il suo volto mutò. Una strana euforia parve brillargli dagli occhi luccicandone violentemente le pupille. Tom lo guardò, meravigliato, cercando di capire. Con fare agitato, Charlie consultò la cartina e, dopo aver traguardato alcuni punti, lanciò lo sguardo alla campagna.
- "C'è ancora una possibilità!" sussurrò a denti stretti.
- "Che diavolo ti salta in mente?".
- "La vecchia miniera di carbone!?!".
- "Uhm....!".
- "....se riusciamo a raggiungerla, con un po' di fortuna ce li togliamo di dosso!".
- "Non mi piace quel posto!" incalzò Tom scurendosi in volto.
- "Lo so, non ti ci porterei se...".
- "...è pieno di fantasmi!".
- "D'accordo, farò come vuoi!" continuò riagguantando la leva. Tom lo fissò nervosamente e, dopo aver serrato i denti, scosse il capo in segno di diniego.
- "E sia!" replicò a malincuore.
- "Bene, fra poco c'è lo scambio delle querce. Potremo azionarlo senza farci notare!".
- "D'accordo!" continuò Tom agitando vistosamente le braccia.
- "Sergente, che sta succedendo?" chiese, meravigliato, l'ufficiale.
- "Non lo so, sembrano segnalarci qualcosa!".
- "Ma che diavolo...?".
- "...forse un guasto!".
- "Sciocchezze - tuonò il capitano facendogli un segnale - una bella sventagliata gli farà cambiare idea!". In un istante, i proietti lacerarono il terreno sollevando un polverone. Con pazienza, l'ufficiale aspettò che svanisse e, sorpreso, osservò la motrice avanzare.
- "Che vi dicevo - continuò il pilota - non riescono a fermarsi!".
- "Passami quel microfono!" incalzò l'altro, infastidito.
- "D'accordo - gridò, rassegnato - interrompete l'alimentazione!".
- "Hanno abboccato!" sbottò Charlie, entusiasta. Con maestria, cominciò a levare gas, la motrice rallentò e, non appena fu addentro al filare, Tom si fiondò sul deviatoio. Un sordo rumore di ferraglia si propagò lungo i vecchi ingranaggi crocchiando sonoramente sui binari.
- "Vedrai, non si accorgeranno di nulla!" sentenziò Charlie porgendogli la mano.
- "Capitano, hanno gettato il badile!" esclamò, soddisfatto, il pilota.
- "Perfetto, fra poco sarà tutto finito!".
Trepidante come un bambino, Charlie osservò la montagna e, non appena la miniera fu vicina, diede nuova potenza ai motori.
- "Che diavolo sta succedendo?" urlò, incredulo, il sergente.
- "Ci hanno giocato!?!" vociò il capitano mentre la roccia inghiottiva la motrice. In un istante, il sole scomparve dentro una cappa di nero silenzio.
- "Dannazione, non si vede nulla!" esclamò Charlie, immerso nell'oscurità.
- "Questo posto mi dà i brividi!" replicò nervosamente l'amico.
- "E' troppo buio, dobbiamo procedere al minimo!".
- "Non ce la faremo mai. Rimarremo bloccati come topi in trappola!".
- "Sciocchezze, ci sono entrato anni fa e ricordo distintamente due uscite!".
- "...saranno crollate!".
- "Non è detto!" continuò Charlie cercando di ferire la notte. Un freddo pungente cominciava a carezzargli il volto e, d'istinto, sollevò il bavero del giaccone.
Incuneandosi nel buio, la motrice incedeva lungo binari resi viscidi dall'umidità. Ad ogni passo, suoni sinistri ne accompagnavano il corso. Con le braccia legnose, il fuochista continuava a nutrirla con un ritmo più lento ma costante. La luce del forno era l'unica nota decisa in quel cunicolo incerto e abbandonato. Tom non smetteva di guardarla mentre stagliava chiaroscuri alle pareti.
- "Questo binario non può reggere un simile peso!" sentenziò, preoccupato.
- "Sciocchezze!" replicò l'amico mentendo spudoratamente. Per lungo tempo non fiatò lasciando ogni risposta al destino. E così la sabbia scivolò nella clessidra ridestando lentamente le memorie. Tom provò inutilmente a scacciarle ma quelle, come insetti molesti, godevano nel tormentarlo. In un istante, precipitò nelle infide gole dei ricordi e, sgomento, rivide il suo passato. Le gallerie si illuminarono delle flebili lampade a gas e pesanti convogli iniziarono ad animare le rotaie. Rivide il terrore negli occhi dei compagni alle prime fuoriuscite del grisù, sentì distintamente le grida insopportabili dei sorveglianti e sordidi tonfi preannunciare il cedimento di un terrapieno. Ad uno ad uno, i volti degli amici scomparsi riapparvero in una macabra sequenza ed un brivido gli attraversò la schiena. Il respiro divenne affannoso e d'improvviso si sentì venir meno. Charlie percepì la motrice rallentare e, preoccupato, lo chiamò.
- "Tom, che succede?" domandò senza ottenere risposta. Allarmato, si precipitò nel pozzetto e, sconvolto, lo vide esanime per terra.
- "Tooom!" gridò strattonandolo vistosamente. Senza riflettere, afferrò dell'acqua lanciandogliela contro. Il volto dell'amico si animò di una smorfia e lentamente riprese conoscenza.
- "Da quant'è che siamo dentro?" sussurrò flebilmente.
- "Da più di quattro ore!" replicò l'altro con sguardo preoccupato.
- "Mi manca l'aria!".
- "Resisti amico mio, resisti!" continuò Charlie carezzandogli la fronte. Tom sorrise debolmente e, in quell'istante, la locomotiva urtò su un terrapieno. I due balzarono indietro e una pioggia di terra li investì, smisurata.
- "Qui frana tutto!" urlò Charlie con la gola inondata di pulviscolo. A fatica, provò a sollevarsi agguantando ogni appiglio che trovava. In un fragore ossessivo di metallo, riuscì a raggiungere i comandi e, con rabbia, diede fondo alle leve. Il bruciatore deglutì tutto il carbone vomitando sulle bielle che, in un impeto di orgoglio, si allungarono allo stremo. La motrice si produsse in un immane sforzo avanzando lentamente. Col vapore che grugniva dappertutto, si trascinò faticosamente sul binario fino a quando un boato precedette la breccia. La parete venne giù come sabbia e una luce benigna investì il convoglio di un tiepido sole pomeridiano.
- "Siamo fuoriii!!!" urlò Tom inondandosi di aria.
Charlie lo guardò senza fiatare. Con gli occhi feriti dalla luce, si lasciò mondare da un fresco venticello il cui sapore gustò avidamente.
- "Hai mai notato com'è fresca l'aria di campagna?" continuò Tom infrangendo il silenzio.
- "Già!" replicò l'amico sorridendo. Con le mani, allontanò la terra dal giaccone e, richiudendo gli occhi, prese un grosso respiro.
- "Che giornata!" mormorò fra sé e sé mentre il convoglio avanzava stancamente.
Con il volto contuso, Tom strinse il carbone fra i guanti laceri e anneriti e, con forza, lo spinse nel forno. La motrice riprese a nutrirsi procedendo lentamente. Lo sforzo l'aveva segnata lasciandole ferite profonde.
- "Un motore è andato - esclamò Charlie riprendendo i comandi - ed i freni funzionano appena!".
- "Non potremo salutare più nessuno!" incalzò Tom puntando l'indice all'insù. L'impatto con la terra aveva spezzato il comignolo del fischio che, imperterrito, continuava a penzolare sulla scocca. Charlie tirò ugualmente il comando ed un suono morente vibrò dalla cresta.
- "E' già tanto se siamo ancora vivi!" sentenziò col volo tirato. Il sole era sceso all'orizzonte stiracchiando le sue mani affusolate. Con morbide pennellate giallo-arancio, si apprestava a salutare la luna.
Charlie accese il pozzetto e le piccole luci di segnalazione e così, sotto un cielo stellato, la locomotiva scomparve nella notte. Erano ancora in corsa dopo più di quindici ore di cammino senza l'ausilio di una radio né di strumenti di navigazione. Era un nuovo primato ma non riuscivano a gioirne se non nel profondo del loro cuore. Il timore che tutto svanisse come una bolla di sapone conteneva ogni emozione dentro la morsa di flebili sorrisi. E così la notte cominciò a scivolare. Come petali di una margherita, i caselli ne segnarono il corso ma quando alle tre attraversarono di nuovo la statale accadde l'imprevisto. Assiepati sui binari, un nugolo di ferrovieri li salutò a gran voce incitandoli ad andare avanti. Persino le macchine risuonarono gioiose. Da allora, ogni passaggio fu una festa e, rincuorati, decisero di andare avanti.
All'alba, stremati ed affamati, continuarono a gustarsi quei momenti. Avevano varcato più di settanta passaggi a livello e nessuno era riuscito a fermarli.
Con aria sollevata, Charlie guardò il nuovo giorno e l'amico si illuminò di un sorriso.
- "Le sette in punto - esclamò, radioso - ventiquattro ore esatte!". Con sguardo malinconico, gettò lo sguardo alla motrice che, sfregiata, continuava a lottare.
- "E' tempo che ti riposi!" incalzò spingendola su un binario morto. Con la mano sul freno, abbassò la leva rallentando l'andatura. Tom levò i guanti guardando il bruciatore consumare i residui tocchi di carbone. La fiamma ebbe un ultimo ruggito e gradualmente cominciò ad attenuarsi spegnendo il vapore in un soffio fluido e mite. I due amici si gustarono la brezza e, non appena la motrice si arrestò, la discesero per l'ultima volta scomparendo tra i girasoli.
© Fabio Lentini 2002. Tutti i diritti riservati.
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