Speaker's Corner
 
Racconti notturni
 di Fabio Lentini

  • Premessa
  • 1a puntata
    Incontri

  • 2a puntata
    Khaled
  • 3a puntata
    Il cosmonauta (1a parte)
  • 4a puntata
    Il cosmonauta (2a parte)
  • 5a puntata
    Il vento
  • 6a puntata
    La battaglia
  • 7a puntata
    La rosa del Cretto
  • 8a puntata
    Ritorni
  • 9a puntata
    I canali di Hans
  • 10a puntata
    La leggenda della vecchia ferrovia (1a parte)
  • 11a puntata
    La leggenda della vecchia ferrovia (2a parte)
  • 12a puntata
    L'ultimo walzer
  • 13a puntata
    Il teorema



    Autoromanzo. Storia d'amore a Tre Voci
    di Roberto Cicero


    Storie di quartiere
    di Carlo Trotta

































  • Realizzato da
    Visiant Outsourcing
    Speaker's Corner
    Racconti Notturni
    a cura di Fabio Lentini


    IL TEOREMA



    Seduto a un tavolino, l'avvocato Mazzariello beveva il caffè osservando le barche in lontananza. Per quasi un minuto, ne aveva centellinato il sapore dopo aver celebrato il solito rituale. Per nulla al mondo vi avrebbe rinunziato e così, ogni mattina, da più di quarant'anni puntualmente si recava in quel bar.
    - "Mi raccomando, che la tazzina sia ben calda!" aveva detto al cameriere al momento dell'ordinazione poi ne aveva osservato il colore verificando che lo zucchero scendesse lentamente. Un cenno di assenso si era impresso sul suo volto e con calma aveva preso a sorseggiarlo.
    Non era lì per caso. Quel locale faceva il migliore caffè di Portici e lui non era tipo da sapersi accontentare. Per una vita, aveva cercato la mistura ideale, la perfetta alchimia tra tostatura, temperatura ed acqua e qualche volta l'aveva trovata. Quando accadeva, chiudeva voluttuosamente gli occhi abbandonandosi al piacere. Erano brevi istanti che consumava lentamente, conscio che di rado sarebbero tornati.
    Con la bocca ancora intrisa di sapore, allontanò la tazzina riprendendo ad osservare il mare. La superficie era di un pallido colore azzurro che degradava dolcemente in riva.
    - "Posso portarla via?" irruppe all'improvviso il cameriere.
    - "Niente affatto!" replicò, deciso.
    Era una splendida giornata di maggio ed il cielo si illuminava di colore. Per alcuni minuti, permise al sole di carezzargli il volto poi riportò lo sguardo alla tazzina. Il desiderio era forte ma sinora era riuscito a contenerlo.
    Incerto sul da farsi, continuò a guardarsi intorno. Il suono di una tenue risacca cadenzava gli istanti di una nenia fresca e riposante. Con sguardo rapito, si lasciò trasportare dalle note permettendo ai ricordi di affiorare.....

    - "Posso chiedervi una cortesia?" chiese improvvisamente un anziano signore.
    - "Dite pure!".
    - "Potrei sedermi al vostro tavolo? Sa, sono arrivato tardi ed ho perso la prenotazione!" aggiunse sorridendo.
    - "Prego!" replicò il giovanotto facendo un segno con la mano.
    L'uomo ringraziò prendendo lentamente posto.
    - "Bella giornata, vero?" continuò togliendosi il cappello.
    - "Già!".
    - "Oh, scusatemi, non mi sono presentato. Sono l'ingegnere Gennaro De Franchis!".
    - "Piacere, avvocato Nino Mazzariello!".
    - "...così giovane e già siete avvocato!?!".
    - "Già!".
    - "Scusate la mia impertinenza ma, sapete, alla mia età...!".
    - "Che dite, non siete così anziano!".
    - "Ne siete sicuro?".
    - "Ma certo, avrete si e no una settantina d'anni!".
    - "...ottantacinque per la precisione!".
    - "Complimenti, li portate benissimo!".
    - "Già!" replicò, compiaciuto.
    - "I signori desiderano?" domandò all'improvviso un cameriere.
    - "Gradirei uno "speciale"!" rispose prontamente l'ingegnere.
    - "E voi?".
    - "Beh, non saprei, cos'è uno "speciale"?".
    - "Uhm, veramente...!".
    - "Ciro, il signore è un amico. Potete parlare!".
    - "Lo "speciale" è un caffè che serviamo solo all'ingegnere. Sa, se tutti i clienti avessero le sue pretese, potremmo chiudere bottega!".
    - "Di che si tratta?" incalzò l'avvocato visibilmente incuriosito.
    - "E' un caffè con tutti i crismi. Miscela, tostatura, acqua, il tutto perfezionato dal magico tocco di Pasquale!".
    - "D'accordo, ne prendo uno anch'io se l'ingegnere non ha nulla in contrario!".
    - "Ma per carità. Siete stato così gentile. Ciro, porta uno "speciale" anche al mio giovane amico!".
    A quella frase, il cameriere si congedò non riuscendo a nascondere il suo disappunto. - "Mi dispiace!" continuò l'avvocato col volto contrito.
    - "Ma che dite? E' il minimo che potevo fare per sdebitarmi!".
    - "Vi ringrazio. Siete molto gentile!".
    - "Avete detto che siete avvocato. Di cosa vi occupate?".
    - "Cause civili!".
    - "Avvocato civilista. Proprio quello che mi servirebbe...!".
    - "Di che avete bisogno?".
    - "Per carità, non vorrei rovinarvi la colazione!".
    - "Insisto!".
    - "Vedete, tengo due figli che sono due carogne. Da quando è morta la loro madre, non fanno che litigare per l'eredità. Purtroppo per loro, io la villa a Torre Annunziata non gliela posso proprio dare. Dove andrei a vivere se non?".
    - "Brutta faccenda!".
    - "Già!".
    - "Se volete, potrei interessarmi alla cosa!".
    - "Vi ringrazio, avvocato, ma non credo di potermi permettere un legale. Sapete, tengo solo la pensione e quel poco che ho messo da parte mi serve a pagare la donna...!?!".
    - "Facciamo così, voi mi coprite le spese saldandole a piccoli importi. Il resto lo faremo pagare alle carogne...!?!".
    - "...siete gentile ma non posso accettare!".
    - "I vostri caffè!" irruppe nuovamente il cameriere.
    - "Date a me!" esclamò l'avvocato mettendo mano al portafoglio.
    - "Ma che fate, siete mio ospite!" aggiunse l'ingegnere con aria risentita.
    - "Niente affatto!" replicò quello, deciso.
    - "Ciro, è vero che questo locale non accetta i soldi dell'avvocato?".
    - "Certamente!".
    - "Che vi dicevo!?!".
    - "Sono costretto a ringraziarvi nuovamente!" continuò l'avvocato prendendo la tazzina. Frettolosamente vi versò lo zucchero e, dopo averlo mescolato, ne tracannò il contenuto. Fu appena un istante e l'incredulità si stagliò sul suo volto.
    - "Devo farvi i miei complimenti. Questo caffè è il più buono che abbia mai bevuto!".
    - "Sono contento che abbiate gradito - replicò, soddisfatto, l'ingegnere - chiederò a Ciro di fare un'eccezione e servire lo "speciale" pure a voi!".
    - "Non vorrei crearvi dei problemi!".
    - "...basta che non lo diciate in giro!".
    - "Sarò muto come un pesce!".
    - "Bene!" continuò l'ingegnere iniziando a sorseggiare.
    - "A questo punto, devo insistere affinché accettiate il mio patrocinio!".
    L'uomo lo fissò con sguardo pensieroso poi afferrò la tazzina prendendovi a guardare dentro.
    - "D'accordo!" esclamò di getto.
    - "Bene!" replicò l'altro stringendogli la mano.
    L'ingegnere riprese il cappello e, nel momento in cui si stava congedando, fissò nuovamente l'avvocato.
    - "Veramente a ripensarci bene un modo per sdebitarmi l'avrei!".
    - "Lasciate perdere....!".
    - "Vi metterò a conoscenza di un segreto!" mormorò a bassa voce prendendo nuovamente posto.
    - "Di che si tratta?" incalzò l'altro, incuriosito.
    - "E' il teorema di invalidità della casualità semplice!" affermò estraendo dalla giacca un volumetto.
    - "Ah...., grazie!" replicò l'avvocato visibilmente deluso.
    - "Partendo dall'assunto di un evento semplice, cioè a lineare duplicità di risposta, ed osservandone a ritroso il compimento ho scoperto il meccanismo che ne regola il nesso!".
    - "Non capisco!?!".
    - "Significa che di fronte ad un evento ancora incerto, il teorema può anticiparne l'attuazione purché, naturalmente, le scelte non siano più di due!".
    - "Uhmmm...!".
    - "Per rendere la cosa più chiara, ho applicato il teorema al caffè ma avrei potuto farlo a innumerevoli altri casi!".
    - "Continuate!".
    - "Prendete questa tazzina. Se osservate l'interno, vi trovate una mistura di zucchero e caffè. Ebbene, a secondo della sua posizione, il teorema fornirà con assoluta precisione la risposta a ogni vostra domanda: un sì o un no!".
    - "Ingegnere, mi meraviglio di voi...!??" sbottò, incredulo, l'avvocato.
    - "Mio giovane amico, mi avete preso per un chiromante? Qui dentro sono racchiusi anni di studio, analisi di serie statistiche, calcoli probabilistici, matematica combinatoria, trattati esoterici e pitagorici....!".
    - "Si, ma...!".
    - "...il tutto confermato da un impressionante numero di esperimenti. In altri termini, è scienza allo stato puro!?!".
    A quelle parole, un alone di smarrimento scese sul volto dell'avvocato. Intriso da una crescente insofferenza, cercava di nascondere il suo scetticismo dietro un blando sorriso di circostanza.
    - "E' tempo che passi il testimone - terminò l'ingegnere consegnandogli il libretto - ma mi raccomando: fatene buon uso. Anticipare gli eventi può a volte divenire una condanna...!".


    Il verso di un gabbiano interruppe i ricordi riportandoli al presente. Il sole si era fatto più intenso infuocando il manto della strada. Con la fronte sudata, l'avvocato inforcò gli occhiali nascondendo lo sguardo dietro il verde brunito delle lenti. Con aria insofferente, aspettò che abbassassero il tendone e, una volta sotto l'ombra, riprese a ricordare. Dopo più di quarant'anni, quella voce risuonava ancora alle sue orecchie.
    Rammentò il manieroso commiato di quell'uomo e l'incredulità nel leggerne gli appunti e lentamente le memorie squarciarono il velo dell'oblio. Ricordò la volta che tentò l'esperimento, quella scelta gravosa demandata alla tazzina e lo stupore conseguente al risultato. Rivisse l'incredibile serie di riscontri, la crescente e irrefrenabile euforia ed un sorriso amaro si impresse sul suo volto. Era troppo giovane per restare indifferente e, d'altronde, come avrebbe potuto opporsi?

    Senza avvertirlo, spalancò le porte a quel teorema affidandogli ogni sua decisione. Il caffè prese a scorrere a litri e la sua vita, sgravata dal penoso fardello del dubbio, fu contornata da un appagante alone di infallibilità. Donne, denaro e successo lo travolsero come un fiume in piena e, mentre gli altri si affannavano d'ansia, un ghigno beffardo contornava il suo volto.
    Fu alla vista di un capello imbiancato che qualcosa cominciò ad incrinarsi. Non più avvezzo alle sorprese, non riusciva a comprenderne il senso. Il teorema lo avevo stregato con l'illusione di una vita perfetta. Come destatosi da un lungo sonno, riprese a percepire la realtà e, all'improvviso, si trovò nudo di fronte all'incertezza. Con la mente grondante di macerie, decise di troncare quel legame e, durante una notte di pioggia, gettò il volume in mare.
    - "Addio, amico mio. Abbiamo trascorso dei begli anni!?!" esclamò vedendolo inghiottire dall'abisso.
    A piccoli passi, si avviò verso casa e di colpo fu nuovamente solo. Tutti gli amici che lo avevano incensato lo avevano ormai abbandonato e solo il caffè gli era rimasto al fianco. Giorno per giorno, riprese a gustarne l'aroma, quel sapore vellutato che dolcemente scendeva nel palato ed il sorriso riguadagnò il suo volto.
    Piccolo e indifeso, era tornato a vivere in un mondo ricolmo di incertezze.
    Per molti anni, dimenticò il teorema fino a quando il destino gettò ancora i dadi. All'inizio, erano state brevi fitte ma quando il dolore si fece lancinante il cappio dell'ansia lo strinse forte a sé. Le analisi parlavano chiaro: il male era diffuso e la salvezza incerta come un miraggio. Di colpo, intravide l'ombra crudele della fine ed il teorema riecheggiò nei pensieri. Mai come allora avrebbe voluto il suo conforto ma la paura del responso riusciva a vincere la sua curiosità. Per giorni interi, quel dubbio gli lacerò i pensieri ed ogni qualvolta prendeva un caffè cresceva la voglia di guardarvi dentro.


    A mezzogiorno la tazzina stava ancora al tavolino. All'apparenza vuota, traboccava d'ansia e di speranza.
    Per tutta la mattina, aveva desiderato interrogarla e adesso, con la tensione ormai alle stelle, tentava vanamente di ignorarla. Con fare incerto, provò ad allontanarsi ma dopo un blando tentativo la strinse nuovamente alle mani.
    - "Ma si, tanto che mi costa!" sbottò vincendo la sua ritrosia. Distrattamente lanciò una prima occhiata ed un tremore colpì la sua mano. Con gli occhi sgranati, si volse verso il mare. Una luce diffusa ne sfavillava il manto rifrangendolo in migliaia di specchietti luccicanti. Un lungo respiro discese nei polmoni e, dopo averla nuovamente esaminata, il suo sguardo si rasserenò.
    - "Un altro caffè!" ordinò, radioso, al cameriere. Lentamente lo prese a sorseggiare e, per la prima volta, vi affondò il cucchiaino arraffando tutto ciò che poteva. Con calma, rimosse la mistura gustandola a piccoli sorsi.
    - "Quante me ne sono perse...!?!" esclamò, soddisfatto, richiudendo le porte al suo passato.



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