Racconti Notturni
a cura di Fabio Lentini
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IL COSMONAUTA
(parte prima)
Il comandante aveva ordinato di riparare l'avaria e Yuri si apprestava ad aprire il portellone. Dopo un rapido controllo delle attrezzature, il cosmonauta aveva tirato alcuni brevi respiri verificando che tutto funzionasse poi, con un colpo deciso, si era lanciato nell'informe massa interstellare. La luce intensa dei grossi fari, disposti longitudinalmente lungo l'astronave, attenuava la fredda atmosfera di quel vuoto tetro ed incolore dando corpo ad echi di suoni mai composti. Era quella la sua quinta missione e difficilmente avrebbe avuto un'altra chance. A cinquantun anni non si sentiva certo vecchio e la fama ormai raggiunta gli garantiva un futuro nell'Agenzia tuttavia una strana inquietudine serpeggiava in lui da tempo.
Prodigandosi in una spinta decisa, si lasciò galleggiare nello spazio fino a raggiungere il portello dello stabilizzatore della temperatura. Tante volte aveva nuotato in quello sterminato oceano di silenzio ma quest'ultima gli appariva decisamente nuova.
Un'appagante sensazione di pace prese a crescere in lui allentando di colpo la tensione. Con un gesto leggero, agguantò la chiavetta che fluttuava lungo il cavetto di ritenuta serrandola di scatto nel relativo alloggiamento. Il sordo fragore degli ingranaggi si perdette rapidamente negli antri della galassia e lentamente la paratia si mosse scoprendo un'impressionante complesso di cavi. Quei fili sottili si insinuavano lungo circuiti stampati i cui astrusi assemblaggi non gli incutevano alcun timore.
Dopo un paio di simulazioni, osservò con attenzione il processore di controllo la cui superficie appariva opacizzata. Il russo sorrise e, mentre si apprestava ad informare l'interno, si volse, sorpreso, osservando il firmamento. Nulla di nuovo eppure gli era parso di avere udito un suono.
- "A che punto sei?" gracchiò improvvisamente una voce dalla radio.
- "Comandante, non riesco a individuare il guasto!".
- "Com'è possibile?!?".
- "Ho bisogno di riflettere!".
- "D'accordo ma fai in fretta, non abbiamo più molto tempo!" terminò la voce interrompendo le comunicazioni.
Uno strano ghigno si stagliò sul volto del cosmonauta che nuovamente prese a fissare l'infinito. Quelle mute distese gli incutevano rispetto. Di colpo, avvertì ancora l'eco, una calda voce che pareva rimbalzare dalle oscure distese senza tempo e, stupito, lanciò lo sguardo lungo i piani sterminati sovrastandoli con un rapido volo mentale. Che sarebbe accaduto se l'avesse seguita? Quella inquieta domanda cominciò lentamente a farsi breccia ammaliandolo come un canto di sirene. Fu solo un attimo e subito ripiombò nella realtà. Che diavolo gli era saltato in mente? Rapido, riportò lo sguardo al processore ma nuovamente il suono riprese a vibrare. Adesso si era fatto più intenso ed era possibile distinguerne i toni. Era una musica dolce che riempiva il suo cuore di serenità. Con un gesto improvviso, decise di seguirla abbandonandosi allo spazio siderale. Nel silenzio più profondo, prolungò la planata fino al tendersi violento dei cavi di ritenuta. Stizzito, si volse e, in un lucido istante di follia, estrasse dalla tuta il coltello prendendo lentamente a seghettarli.
- "Che diavolo stai facendo?" gridò, incredulo, il comandante.
Il russo non lo degnò di riposta.
- "Vladímir, vai a vedere che succede!" sbraitò nuovamente dalla radio.
Dopo pochi minuti, il navigatore fu fuori il portellone e, sgomento, osservò il compagno accanirsi rabbiosamente sui cavi. D'istinto, cercò di avvicinarlo ma il russo brandì minacciosamente il coltello.
- "Vladímir, che diavolo gli ha preso?" urlò, nervoso, il comandante.
- "Non lo so, sembra impazzito!".
- "Cerca di fare qualcosa!".
- "Compagno, Yuri!" esclamò l'amico con tono suadente.
Il cosmonauta lo fissò negli occhi abbassando inaspettatamente la lama.
- "Va tutto bene, ci sono qua io!" incalzò l'altro avvicinandosi con cautela.
Yuri continuò a guardarlo con lo sguardo perduto nel vuoto e, non appena quello gli fu vicino, vibrò un fendente che s'interruppe sulla tuta del compagno.
- "Yuriiii!?!" urlò, sconvolto, il comandante.
- "Terra chiama Mir, terra chiama Mir, che diavolo sta succedendo la fuori....?" continuava a blaterare la radio.
Fulmineo, l'ufficiale indossò la tuta e, dopo avere armato una pistola, uscì velocemente nello spazio. Non ebbe il tempo di avvicinarsi che Yuri recise l'ultimo lembo di ritenuta cominciando a planare nel vuoto. Il comandante lo guardò, stravolto, e con un colpo di reni si precipitò nell'astronave raggiungendo la zona di comando.
- "Mir..... Mir.... rispondete...!?!" continuava a scandire la radio.
- "Mir chiama terra - urlò nervosamente il comandante - ho perso un uomo e sto andando a recuperarne un altro!".
- "Comandante, che avete intenzione di fare?".
- "Chiedo il permesso di avviare l'astronave e tentare un recupero!".
- "Negativo, non è stata ancora riparata...!".
- "...mi occorrerebbero solo pochi minuti...!".
- "E' troppo rischioso, potreste compromettere la missione...!".
- "...non posso abbandonare quell'uomo...!".
- "Colonnello, questa non è una faccenda personale.....!".
- "...sono il comandante dell'astronave e rispondo del mio equipaggio!" terminò chiudendo le comunicazioni. Rapido, si avviò alla navicella e, dopo aver effettuato i controlli, premette i comandi di avvio. Un forte boato scosse la sonda catapultandola rapidamente nello spazio. In pochi istanti, raggiunse il compagno affiancandolo in quella folle veleggiata nel vuoto.
Yuri lo guardò, stupito, liberandosi del coltello ed allargando le braccia in segno di aiuto. Dopo un attimo di esitazione, l'ufficiale lasciò scorrere il piccolo boccaporto di accesso permettendo al cosmonauta di entrare. Con la pistola puntata, prese a osservarlo mentre lentamente si agganciava alle cinture.
- "Comandante, riportatemi nella stazione!" esclamò liberandosi del casco.
- "Cosa diavolo ti ha preso?" incalzò l'ufficiale, esterrefatto.
- "Non lo so, non mi sento bene!" replicò l'altro con aria stravolta.
Facendo una breve inversione, il comandante riagganciò la stazione orbitale e, dopo pochi minuti, fu di nuovo al suo interno.
- "Adesso hai bisogno di riposo!" esclamò aiutandolo a distendersi.
Il russo ringraziò con un sorriso. Con il volto tirato, lo guardava, inebetito, mentre armava una piccola pistola medica. Non riusciva a capire cosa fosse accaduto, la sua mente era stanca e quella strana musica continuava a ronzargli nella testa.
- "Questo ti aiuterà a dormire!" proruppe, deciso, il comandante.
Yuri gli porse lentamente il braccio ma, un attimo prima che la pistola gli sfiorasse la pelle, ripiegò la mano dell'ufficiale spingendone l'ago sull'addome. Un breve tonfo introdusse il sedativo e il comandante si accasciò galleggiando in quell'ambiente senza gravità.
Con lo sguardo di nuovo lucido, il russo penetrò nell'astronave spingendola nuovamente nel vuoto. Adesso era libero di seguire la melodia. Con fare calmo, diede spinta ai generatori, vibrando la sonda nello spazio, poi interruppe l'alimentazione e di nuovo ridiscese il silenzio.
Era felice di averla fatta al comandante. A pensarci bene, non lo aveva mai sopportato. Quel georgiano maledetto lo aveva sempre preceduto, all'accademia militare, al corso di laurea, agli studi di specializzazione, e finanche negli innumerevoli corsi di addestramento. Secondo lui non era giusto. Diamine era l'unico cosmonauta sovietico con ben cinque missioni aerospaziali e l'Agenzia non gli aveva ancora affidato un comando. Cosa poteva importargli di ritornare a casa, di imbellettarsi di nuove mostrine quando non sarebbe più tornato nello spazio. Molto meglio seguire quella musica, lasciarsi andare in una corsa leggiadra contro il tempo alla ricerca di momenti che nessun altro avrebbe mai vissuto.
Finalmente faceva ciò che voleva. Forse così felice non lo era stato mai, neppure il giorno del suo decimo compleanno quando il padre, un modesto insegnate di Leningrado, con grandi sacrifici gli aveva regalato un modellino di un'auto americana. Quanto l'aveva lustrata quella macchinetta, quante folli corse aveva simulato nella sua breve infanzia sognando un giorno di possederne una vera. Rammentava ancora il suo piglio orgoglioso quando, qualche anno dopo, scorazzava per Mosca con la Lada fiammante. Quei ricordi gli apparivano vividi nella mente gratificandolo di una dolce nostalgia ma adesso doveva concentrarsi, restare lucido e seguire quelle eco che, confuse, rimbalzavano nell'infinito.
Con fare deciso, sollevò lo sguardo lungo il maestoso oblò trasparente osservando attentamente l'universo. Appagato da quelle sensazioni, ridiede propulsione e per oltre quattro ore navigò lungo le autostrade delle nebulose fino a quando il surriscaldamento del generatore riportò la sonda nel silenzio. Lentamente una nuova inquietudine prese a crescere in lui al declinante attenuarsi della melodia. Quel silenzio ormai vuoto lo fece rotolare in se stesso ed improvvisamente capì. Fuggiva dai suoi ricordi, da una vita che in realtà non aveva mai voluto. Chissà, se avesse potuto scegliere, sarebbe diventato anch'egli un insegnate o un pescatore lui, il famoso Yuri Karnienko, l'eroe dello spazio. Di colpo, un'intensa sensazione di angoscia lo avvinse forte a sé facendolo precipitare nello sconforto. Aveva ucciso il suo compagno, fatto fallire la missione e ormai, da solo, tirava le redini dell'ignoto.
D'istinto, accese la radio e uno stridulo crepitio amplificò il senso del suo isolamento. Oramai non poteva più tornare. Smarrito, continuò ad osservare lo spazio quando improvvisamente una voce proruppe dalla radio.
(fine prima parte)
© Fabio Lentini 2002. Tutti i diritti riservati.
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