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    novembre 03
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    paulo coelho
    Scrivo per consigliare a tutti i libri di Coelho, io ho letto L'Alchimista e Undici Minuti. Credo che i suoi siano quei libri da leggere più volte nel corso della vita, perchè, a seconda delle esperienze vissute, dell'età, dello stato d'animo del momento, ti arricchiscono ogni volta in maniera differente. è questo che mi affascina di Coelho.. la consapevolezza di non poterlo ancora capir fino in fondo. Sono giovane, ho 18 anni, e sono certa che i suoi libri mi accompagneranno durante il cammino della mia vita. Fatemi sapere cosa ne pensate!
    Penso che hai ragione: si tratta di uno scrittore che ti sorprende sempre, anche quando lo rileggi. Ciao, Corrado.


    Lady chatterley e il mulattiere
    Non mi avrà cambiato la vita, ma "Lady Chatterley e il mulattiere" mi ha intrigato sin dal titolo. E' un'opera a metà tra il reportage giornalistico e il romanzo, che l'autore,Gaetano Saglimbeni è riuscito a mescere in maniera eccellente. E' la cronaca dei due anni trascorsi a Taormina da Frieda Richthofen, baronessa tedesca, nonchè moglie dello scrittore D.H.Lawrence. Ebbene, secondo la ricostruzione dell'autore, fu proprio questa permanenza in Sicilia a dare lo spunto a Lawrence per scrivere il suo famosissimo "L'amante di Lady Chatterley". Divenuto sessualmente impotente, Lawrence assistette per buona parte della sua vita ai tradimenti della moglie,che in un angolo della Sicilia, trovò forse non l'amore, ma sicuramente il sesso e la passione, sue ragioni di vita. Il più famoso amante della letteratura mondiale, fu dunque un mulattiere, Peppino D'Allura, sedotto con maestria dalla avvenente signora Lawrence (memorabile l'estasi del giovane al primo "impatto" con la nudità di una donna). Un libro pieno di sensualità, favorito dal paesaggio di un luogo da sempre mitologico, dagli odori e dai sapori che l'autore magistralmente riesce a farci "sentire". Ciò che colpisce maggiormente, è però secondo me, l'assurdità di una situazione tra il comico e la tragedia. Penso a quel povero uomo, ma grande scrittore, che trasse da uno dei tradimenti della amatissima moglie, un romanzo splendido ed immortale. La sua morte sessuale contrapposta alla vitalità erotica di Frieda, inarrestabile seduttrice, tanto da sostenere che: "Peccato è lasciare che un corpo, privato della straordinaria forza vitale che il sesso può e deve dargli, marcisca e perisca miseramente, con le proibizioni, i tabù, i moralismi e le ipocrisie di una società bigotta e crudele, oltre che con i condizionamenti di natura religiosa; e finisca, quel povero corpo, col far marcire e trascinare con sè nella fossa anche l'anima...Quello sì, è un grosso peccato, un delitto contro la natura e l'umanità, assolutamente imperdonabile". Da non perdere: "Lady Chatterley e il mulattiere" di Gaetano Saglimbeni, Antonio Siciliano Editore.
    gianluca guidomei sidner@libero.it


    Non perdete Leo Perutz
    Chi l 'avrebbe mai detto che uno scrittore della fine ottocento morto a metà del nostro secolo fosse così attuale? Quando il mio negozio di fiducia mi ha proposto Perutz sono rimasta un pò perplessa in quanto avevo i miei dubbi su uno scrittore di quel periodo, dei dubbi sullo stile magari pesante e su argomenti fantasy, un genere che poco mi attreva e che sapevo essere tipico dell'autore. Invece con sorpresa ho scoperto un grande Perutz magari poco conosciuto al grande pubblico che è più interessato alle grandi pile dei negozi di libri dove ci sono gli autori più gettonati del momento. Lo scrittore in effetti è uno di quelli che rimangono nascosti ma che regalano a chi li trova grandi emozioni e una piacevole serata. "Dalle nove alle nove" è il titolo di questo bellissimo romanzo che si svolge nella Vienna di inizio secolo. Il personaggio è Stanislaus Demba giovane studente che si agita per le strade della sua città e che in dodici ore affronta situazioni sempre più complicate per risolvere un problema che l 'autore ci rivela ben a metà del libro e quindi ci fa vivere una tensione che si avverte dalla prima pagina con il comportamento angosciato ed enigmatico del protagonista. Una bella favola che può essere sicuramente anche dei giorni nostri, uno stile scorrevole e ritmato che rapisce il lettore come se si trattasse di una spy - story delle più moderne. Non mi resta che leggere il suo capolavoro "Il cavaliere svedese.


    CANTI POPOLARI A FERRANDINA di Anna Maria Mangieri Mazziotta
    CANTI POPOLARI A FERRANDINA DI ANNA MARIA MANGIERI MAZZIOTTA Stupende foto d'epoca, di ameni interni ed esterni, riproduzioni soprattutto dell'archivio ph di Rocco Larocca, interessanti spartiti musicali, con trascrizioni del Maestro Nicola Milano, fanno da cornice all'opera di Anna Maria Mangieri Mazziotta "Canti popolari a Ferrandina" tra musica, storia e poesia, delle Edizioni Giannatelli di Matera e per i tipi di Pubblicità e Stampa di Modugno, a cura dell'Associazione di Cultura Musicale "Harmonia" di Ferrandina. Dulcis in fundo, la copertina presenta la pregevole opera di Mimì Larocca "Le Comari", già riportata al centro del catalogo "Premio I Sassi Di Matera" nella 3. Rassegna di Pittura dell'Accademia Internazionale Dei Dioscuri, su menabò, ideato e digitato al pc da Gianni Latronico e finito di stampare, nel 1995, dal Centrostampa/Matera. Con rimpianto e nostalgia ho riletto i canti popolari che ascoltavo in chiesa, la notte del Giovedì Santo, nella Chiesa di Santa Chiara, per la veglia ai Sepolcri e, nella Chiesa Madre, per la tredicina di Sant'Antonio, la novena di San Rocco, del Santo Natale, ecc. dalla viva voce di mia madre Mariuccia La Fornaia, di animo nobile e di preclare virtù. Mi sono tornati in mente gli altri canti del Tirallallì, dell'Acquaiola, del Pastore, di Fronda d'Oliva, di Mulunarella, dell'asinello e della sfortunata Cecilia, appresi nella mia lontana infanzia, durante la raccolta delle olive, con domande e risposte, strofe e ritornelli, strambotti e stornelli di rimando, da una masseria all'altra, da un uliveto all'altro, da un fondo all'altro, trasportati dall'eco del vento e dalle onde dell'aria. L'attenta ed entusiasta lettura del libro mi ha riportato al centro dell'incantesimo della civiltà contadina, quando non c'era distinzione tra sacro e profano, nel senso che l'innocenza della fanciullezza mi teneva in perenne contatto con la magia dei luoghi, l'incanto dei suoni e la saggezza dei proverbi. Mi bastava alzare la mia mano, per ritrovarla tra le ali dell'angelo custode, pronte per spiccare il volo; mi bastava chiudere la porta, per trovare l'angelo forte, addetto a salvaguardarmi dalla malasorte; mi bastava rivolgermi alla Madonna del capezzale, per avere pane, companatico e caramelle per me e per gli altri. Per ogni circostanza, c'era un apposito proverbio; per ogni sito, si aggirava lo spiritus loci; per ogni occasione, c'era uno squillante canto popolare, che metteva in stretto contatto l'aldilà con l'aldiquà. Lo sportello superiore della porta "u stìedd" era sempre aperto; per le comari che s'adanzavano, per dare la voce; per i compari, che auguravano buon appetito e per qualche improvvisa serenata "a l'intrasatt"; le porte interne erano intercomunicanti, per gli eventuali, reciproci soccorsi diurni e notturni. Allora era il tempo beato del baratto, senza vile denaro; del Pizzicandò, senza fare "a ffrecacumbagne", dell'omaggio all'ulivo, delle sagre, delle arti e dei mestieri antichi, in cui tutti si davano una mano, scambiandosi i favori ed i lavori dentro e fuori casa, con viva partecipazione, cordialità ed altruismo. L'uno sapeva tutto dell'altro, per comunione affettiva, per spirito di solidarietà, per elezione di simpatia, in modo tale che nessuno si sentiva solo, smarrito, alienato, come in questi nostri famigerati tempi moderni, in cui non c'è più complicità, fiducia, aiuto. L'uno non vede l'altro, ognuno è solo con la sua privacy, con la sua depressione, con la sua solitudine, ricordando che eravamo fratelli e sorelle, soltanto quando mangiavamo allo stesso piatto, senza sapere che proveniamo tutti da Adamo ed Eva. Tutto questo, ed altro ancora, aleggia nei canti dell'aia, dove ci si incontrava il giorno per la pisatura, la sera per la crapiata, con tavolate che non finivano mai e la notte per la tarantella, la pizzica-pizzica, la quadriglia, al suono di organetti, cupa-cupa, tamburelli e fisarmoniche, tra cembali, nacchere e farandole. Nel Comune rustico di Ferrandina, la giunta si riuniva sotto l'annosa quercia, con a capo il sindaco massaio, che infarciva il suo discorso di barzellette a doppio senso, senza temere le violente reazioni degli avversari; mentre ora c'è la netta divisione tra destra e sinistra, persino tra le mura tutt'orecchi della stessa casa. Nell'epoca dell'usa e getta, dello sfrenato consumismo, dell'arrivismo ad oltranza, i tempi di Berta sono ormai tramontati per sempre, facendo spazio alla legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente, mors tua vita mea, cadendo nell'alienazione, nello sconforto dell'inquinamento globale e del disagio sociale. In tanta desolazione, per riscoprire le radici degli avi, per respirare una boccata d'aria pura, è bello riunirsi tra amici, in allegre comitive e dare libero sfogo all'estro, alla nostalgia, al romanticismo, facendo rivivere l'età dell'oro, con questi canti spensierati, divertenti, appassionati, a volte seri, a volte faceti o salaci, ma sempre frutti di una potente ispirazione e di una genuina liricità. Cose del tutto ignote a chi non ha vissuto i bei tempi di papanonno, dei fuochi di San Giuseppe, della vecchia aratura, della vendemmia, del carnevale e dell'omaggio all'ulivo, quando i padroni servivano i ualani, capovolgendo per un giorno le regole del gioco. Sulla via luminosa del rientro, all'ora squisita dell'imbrunire, si tornava dai campi, con asini, muli e cavalli, uno dietro l'altro, tutti in processione, me compreso, con l'asino Cardone, facendosi guidare dal variegato luccichio della cupola di San Domenico. Essa era considerata un vero faro vivente ed indispensabile per chi arrivava da tutte le vie del mondo, a Ferrandina: regina delle valli, madre degli ulivi e amante delle vigne. Si arrivava alla fontana della Palazza ed ai giovani si regalavano sapidi grappoli d'uva aglianica, malvasia, moscatella. Talvolta l'uva da tavola mancava ed allora malvolentieri il contadino di turno diceva che era francese e tirava innanzi, dritto per la sua strada, fino alla cantina del Ponte della Valle, per riempire i palmenti. In casa si viveva con prodotti locali, vino aleatico, cibo genuino, che nutriva, per una mens sana in corpore sano, in simbiosi con gatti, cani, maiali, polli, asini e conigli, senza temere le attuali, incurabili malattie moderne, del villaggio globale. I canti della gioia e del dolore, del bene e del male, della vita e della morte scandivano le ore, i giorni e le stagioni, accompagnando i Ferrandinesi in ogni momento buono o cattivo, influenzandone gli usi ed i costumi e cercando di far prevalere la perfetta letizia sul male occulto, l'Angelo Gabriele sul Monachicchio, le cose positive su quelle negative. Anna Maria Mangieri Mazziotta, con ricchezza d'inventiva, abilità tecnica e rigore scientifico, non ha fatto una pedissequa classifica, un noioso elenco, una monotona tiritera, ma è scesa in campo, munita di magnetofono, ha intervistato, incoraggiato, stimolato, registrato, partecipando attivamente alla creazione di pagine, di vera letteratura, di profonda armonia e di alta poesia. Dopo tanto paziente lavoro non si è cullata sugli allori, ma tuttora continua la sua singolare opera, seguendo il solco delle tradizioni popolari, con sollecitudine, perseveranza ed impegno, profuso in riviste, rassegne e concorsi artistici.
    Gianni Latronico gianni.latronico@libero.it


    vivere amare capirsi
    ..un viaggio interiore fatto di incontri spirituali e non tra fisico eed anima..qualcosa che ti riscope cio' che custodisci gelosamente dentro e che temi di condividere con gli altri. Leo bUSCAGLIA MI HA APERTO LE PORTE DELLA FELICITà..che attenzione è bella come una rosa appena sbocciata ma comprende anche le spine!


    a proposito di Faletti..
    A forza di sentirne parlare è ovvio che viene voglia di comprare il libro soprattutto se è in edizione economica.. Già il titolo mi ispira poco..mi sa di scontato.. Inizi a leggere e capisci subito perchè è settecento pagine..descrizioni su descrizioni..citazioni addirittura di marche..insomma le prime cento e passa sono un incipit non da poco... come lettore dici:"Beh si vede che il seguito, che è sicuramente più coinvolgente, me lo devo meritare.."e continui nella lettura che è un susseguirsi schematico degli omicidi del solito serial killer col solito poliziotto in crisi di identità che cerca il suo riscatto nella soluzione del caso..tutto sa finora di deja vu. Certo, una certa ansia viene suscitata, ma non tanto dalla trama, che non racconta niente di nuovo anzi, quanto appunto dalla minuziosa particolarità con cui vengono descritte le orribili mutilazioni dei delitti..veramente splatter.. Quando finalmente viene rivelata l identità dell assassino ti chiedi:e le altre duecento pagine??? Pensi che contengano esaurienti spiegazioni di come si è arrivati al colpevole, la ricostruzione e l'analisi del crimine con quella anche psicologica dell'assassino,elementi essenziali che un buon Giallo deve avere, e invece,quando brami per la soluzione ecco che ti trovi spiazzato con il racconto di un crimine parallelo che ha poco a che vedere con la trama principale, la soluzione del rebus arriva infatti un pò buttata li nelle ultime pagine e come ogni buon lettore di questo genere ti sembra di essere stato un pò ingannato. Dove sono gli indizi che nel corso della lettura di maestri del genere, vedi Agatha Christie e Ellery Queen, trovi perchè si possa alla fine, prima che lo facciano gli autori, ricomporre i tasselli e dire...beh era evidente..non poteva che essere così..bravo Poirot!! Qui tutto questo manca..alla fine l ' indizio principale con cui il poliziotto arriva è uno solo..il colpevole è si insospettabile..ma insomma, non c era una consequenzialità di fatti che ti portasse a lui!! Lo stile poi è più che colloquiale e ogni tanto sfiora in frasi molto ricercate quasi a voler fare un esercitazione di scrittura. Insomma un libro che si legge ma che sicuramente non si rilegge nel tempo, bravo Faletti perchè per essere il suo primo si è cimentato in un genere che non è senza dubbio tra i più facili comunque i thriller e i gialli cosi chiamati sono altra cosa.


    Il signor Hire mi ha deluso
    L'ultimo Simenon è sicuramente un pochino al di sotto delle aspettative che uno ha di fronte a questo grande autore..almeno le mie.. Stile impeccabile, che è solo il suo,pulito, lineare, un piacere per chi ama lo "scritto bene", ma il "giallo" dove è? Una trama "poco gialla",poco avvincente a tratti anche scontata con un finale che sicuramente spiazza il lettore ma che forse lo delude anche un pò..nel corso del libro si pensa accada sempre qualcosa ma questo qualcosa alla fine non accade mai..tutto il racconto ha sempre il solito tono dall'inizio alla fine.. Insomma con "la camera azzurra" e "Luomo che guardava passare i treni" o con il sottile gioco psicologico dei protagonisti di "La verità su Bebè Donge" il grande Simenon ci aveva abituati a qualcosa di meglio. Coinvolgente e singolare senza dubbio la storia d'amore "a senso unico" del signor Hire con la cinica domestica Alice.. Questo ometto "voyeur" descritto dall autore al limite della caricatura, ci fa sorridere e quasi ci fa tenerezza sia per il suo aspetto buffo sia per il suo modo abitudinario di vivere ma soprattutto per il poco amore e la solitudine che lo circonda che cerca di colmare spiando la vita di Alice, sua dirimpettaia, al di là della finestra della sua camera.Il lettore già dalle prime pagine si chiede:"Ma come fa ad essere Hire il colpevole?"


    L' animale morente
    Ho finito stanotte di leggere l'ultimo libro pubblicato di Philip Roth "L' animale morente", 120 pagine che in una nottata sono volate vuoi per la storia avvincente vuoi per lo stile dello scrittore che ti prende e ti coinvolge già dalle prime pagine con la descrizione del personaggio femminile del romanzo, Consuela Castillo. E' una storia non proprio d amore ma piuttosto di passione, David professore di sessantadue anni inizia una relazione con una sua allieva di ventiquattro, pensa che si tratti del solito rapporto di una notte e via come già da tempo accade con molte altre giovani studentesse ma questa volta scatta qualcosa di diverso e il docente ci lascia il cuore e non tutto va come vorrebbe lui. Il tema centrale è quello della passione vissuta come vera e propria sofferenza che va ad intrecciarsi a quello della morte che il vecchio protagonista sente ormai vicina e che gli impedisce di vivere fino in fondo le notti d amore con la giovane Consuela ,il pensiero ossessivo infatti di una mancanza di futuro con lei lo porta a logorarsi in una passione sempre piu insaziabile che sfocia quasi in un dolore piu che in un piacere , l' autore però, con un finale inaspettato, che spiega anche il titolo del libro, spiazza il lettore non tutto infatti è come la ragione ci può portare a pensare e apre cosi forti interrogativi sul destino umano. Un libro molto forte sia per la tematica che per il linguaggio che vuole essere anche però una finestra sull America degli anni sessanta e sulla rivoluzione dei costumi in quel periodo vista con gli occhi del protagonista, interessante è sicuramente anche la forma interlocutoria con cui è scritto, il protagonista si rivolge a noi che leggiamo con dei piacevoli "tu" che ci rendono ancor piu partecipi della vicenda. E' il primo Roth che leggo e sono rimasta piacevolmente colpita soprattutto dal suo modo di scrivere dal suo stile semplice e lineare quasi riassunto ma nello stesso tempo coinvolgente e pungente. Un grande autore che nonostante la tematica scabrosa non cade mai nella volgarità nemmeno nelle descrizioni piu forti e che guarda ai suoi personaggi con una particolare umanità.


    Nel buio del silenzio
    Natale. Un regalo ricevuto. Un libro di uno scrittore che non conoscevo ma che alla fine della lettura ho apprezzato molto per il tema non facile del suo romanzo. Padre e figlio che si combattono per lungo tempo da opposte fazioni durante gli anni della grande contestazione pur perseguendo lo stesso fine. Ottimo romanzo, ottima trama e molti messaggi positivi che più spesso dovrebbe essere presenti nella narrativa. Un complimento vivissimo all'autore del romanzo Pio Favia e un ringraziamento perticolarmente grato al mio buon amico Dario che me lo ha regalato.
    Gabriele gabriele@mp4.it


    Mamma senza paracadute
    Sicuramente il più bel libro che ho letto quest'anno. E' la storia di una donna che scopre di essere incinta, e di come questo evento rivoluzioni tutta la sua vita. E' un viaggio dentro ai suoi pensieri, e ai suoi sentimenti. Per chi non si accontenta dei modelli materni in circolazione, e cerca qualcosa di più fuori e dentro di sé. Un romanzo che si legge d'un fiato, e arrivati alla fine, si ricomincia daccapo... fa ridere e piangere. Veramente bellissimo!
    francesca ferri vittorialepri@virgilio.it

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