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    "Non sei mia madre" - Marina Premoli
    Due madri, biologica e adottiva, amano la medesima figlia, Stéphanie. Anne, agita «dal giudizio degli sguardi altrui», la abbandona alla nascita e la cerca nei ricordi. Colette, le cui finezze introspettive e intuitive generano apprensione, amore e brucianti ferite è convinta che dopo l’incontro con Anne questa figlia di entrambe potrà radicarsi e divenire madre a sua volta. Le pieghe drammatiche di due maternità parallele sono lenite da una riflessione tardiva e riscattate da colei che, figlia naturale e adottiva, ha saputo leggere nella propria maternità la duplice nascita del figlio e di se stessa. «Non ho più bisogno di mio padre norvegese per amare i boschi, di mia madre vietnamita per amare l’acqua piatta con le erbe e i pali che ne emergono, la mia vita è cominciata con me, grazie a te.» Stéphanie si rivolge così al bambino che attende, nell’ultima lettera di questo breve epistolario che lascia al lettore la voglia di ricomporre ciò che gli scritti non svelano. Marina Premoli Non sei mia madre, di Prune Berge. Guanda Editore, 79 pagine, 7,50 euro.
    Marina Premoli
    mv.premoli@tiscali.it


    "Farenheit 451" - Ray Bradbury
    Mi rivedo sul treno, col libro tra le mani e quella mania infantile di sfiorare con le dita il numero in fondo alla pagina destra al momento di voltarla, quasi a voler dire: “presa! Le altre non sono ancora mie ma tu sei catturata…ti porto via con me”. Poche pagine lette in molte ore, il rumore lotta e vince sul silenzio, le parole gentili e banali, gli sguardi falsamente complici come solo quelli di uno sconosciuto possono essere…mi ricordo ogni distrazione con un senso di irritazione, come se tutto cercasse di distogliermi da quelle righe. Poi l’immagine si sposta nella mia camera dove distesa sul letto riprendo tra le mani il libro e cerco di ritrovare quell’atarassia che mi era stata negata sul treno…ma anche li la vita chiama e allora incominciano i messaggi sul telefono, chiudo tristemente il libro e accendo il computer…fino a domani non ricomincerò a leggere. Ma con che ingenuità ho potuto pensare che il giorno successivo sarebbe stato meno ricco di insidie del precedente…telefona un’amica, andiamo a fare un giro, si andiamo, mi porto dietro il libro nel parco, e leggo tre pagine in tutto e questo mi manda in bestia…torno a casa…la cena, la televisione, il computer…tutto chiama, e non serve che io legga tenacemente il libro intanto che guardo la tele, le parole non mi scorrono danzanti nella mente come dovrebbero, ma rimangono appiccicate, impigliate come rametti, incastrate ma senza poesia…ripongo il libro, aspetto ancora un giorno. Mi sveglio e decido che basta, che oggi è il giorno buono e che può anche crollare il mondo, ma oggi la mia mente ha fame, necessito di nutrimento…non faccio in tempo a pensarlo che arriva un messaggio sul telefono, la solita amica che mi chiede se vado a casa sua e l’aiuto a fare le frittelle e le chiacchiere…sono sull’orlo di una crisi di nervi, c’è mancato un filo che non scaraventassi il telefono contro la parete della camera. Mi fermo un attimo e mi chiedo il perché di tutta questa repulsione, in fondo se si fosse trattato di un qualunque altro libro, se me lo avesse chiesto in un qualsiasi altro momento avrei accettato volentieri, mi piace pasticciare coi dolci…la verità è che mi sono accorta tutto ad un tratto che la realtà di Montag così assurda all’apparenza non è poi così diversa da quella in cui sono inserita ogni giorno. Non avevo mai pensato che avrei faticato tanto a trovare qualche ora libera per starmene in silenzio e sola per leggere un libro. Continuamente leggo, continuamente mi trovo con un libro davanti che reclama un po’ di attenzione e non mi è mai sembrata un’impresa tanto difficile accontentarlo, ma questo libro richiedeva una cura e un’attenzione particolare. E’ intenso come un’opera teatrale, e pretende lo stesso distacco dall’esterno di un dramma. Mi sono accorta mentre scorrevo le pagine che avevo bisogno di un tempo solo per immergere la mia mente in quelle parole e che quel piccolo libretto descriveva in tempo reale la mia lotta contro il mondo che me lo strappava dalle mani proponendomi rumorose alternative…Mi ha spaventato, interrogato, messo in discussione, come ogni libro, ma in un modo molto meno demagogico, la storia non era reale, non era attuale, possiamo liberarcene la coscienza pensando che si tratti di un mondo tremendo che non avrà mai a che fare con noi…si, una di quelle guerre che vediamo come lontane ed impalpabili…come la guerra che distrugge la città al termine del libro…una guerra a cui nessuno pensa immerso com’è nei suoi banali problemi quotidiani. Possiamo pensare questo anche noi…ma di fatto non riusciamo a farlo, perché vediamo la nostra vita così simile a quella di Mildred, quanto passa tra l’avere un televisore piatto in salotto e l’avere un televisore a quattro pareti? Quanto tempo abbiamo per salvarci prima che i bigini diventino i nostri libri di storia, non stiamo forse andando in quella direzione senza troppo accorgercene? Non è forse questo un libro di denuncia che ci pare così lontano da non dovercene preoccupare…ma quanta è la fantascienza e quanta l’aridità di un oggi fatto di ignoranza e tentativo costante di risparmio temporale…Fosse stato un film o forse anche una vera opera teatrale non mi avrebbe sconvolto tanto, non avrei dovuto lottare per tre giorni per ritagliargli un tempo e uno spazio in cui danzare indisturbato. Ma così è stato diverso, ogni riga di quel libro è stata scelta, ogni pagina chiedeva la scelta costante, chiedeva di essere preferita a qualunque altra cosa in quel momento. Così mi sono accorta di essere ancora salvabile, ho trovato il tempo e il coraggio di stare sola con quelle parole…ma ci ho messo tre giorni, tre interi giorni per capire che ci sono libri gelosi di te, libri che ti chiedono fedeltà, affetto e attenzione…non basta loro di essere letti…vogliono essere compresi…non capiti, compresi…assunti in sé…vogliono far parte di chi li legge e farsi ricordare…perché sono libri che vivono di memoria…il libro in sé non è altro che una memoria, ciò che ci salverebbe il giorno in cui perdessimo tutto e dovessimo ricominciare da capo. La memoria…tutto ciò che rende critico un uomo…per questo la nostra generazione non sopporta la storia, abbiamo troppa paura di essere capaci di un criterio di giudizio…non si sa mai…magari dovremmo assumercene la responsabilità!
    picula
    picula@picula.net


    "La masai bianca" - Corinne Hoffmann
    LA MASAI BIANCA di Corinne Offmann Ho letto parecchi libri, un po’ per piacere, un po’ consigliati da amici e un po’ per curiosità… LA MASAI BIANCA una storia vera e che a tratti ha dell’incredibile, scritto solo qualche anno fa ma lontano come cultura mille anni luce… Mentre leggevo, facevo alcune considerazioni e mi ritrovavo sempre più vicino alla protagonista, un libro che si legge tutto d’un fiato, due mondi completamente diversi ma non per questo meno affascinanti… Una donna per amore cosa non farebbe? Dopo averlo letto, non avrete più dubbi, tutto per amore è possibile, ma nonpoi durare nel tempo. Corinne è una giovane donna svizzera con una famiglia, un negozio di abbigliamento ben avviato, dei progetti e una persona che l’ama. Assieme decidono di trascorrere una vacanza in Africa esattamente in Kenya. Ma l'incontro con Lketinga, un guerriero masai, cambierà la sua vita per sempre. I due non hanno nulla in comune, non si comprendono neanche. Eppure senza esitare un solo attimo, Corinne rientra in Svizzera per poi tornare definitivamente in Kenia, abbandona tutto e si trasferisce in quella che per quattro anni sarà la sua nuova patria. Ricordando con semplicità la sua eccezionale esperienza, Corinne racconta un viaggio descrivendo non solo una grande storia, ma anche il coraggio di una donna occidentale alle prese con una scelta dettata solo dalla forza dell’Amore per un uomo e per la sua gente. Corinne ha davvero rinunciato a tutto, convinta che solo i sentimenti potessero essere la fonte di tanta forza, ma specialmente nei villaggi interni del paese, la vita è così diversa come la cultura, lo stile di vita che neanche la forza dell’amore può bastare… Buona Lettura!
    Paola Primoli
    paolaprimoli@hotmail.com


    "La nave per Kobe" - Dacia Maraini
    E' un libro che ti coinvolge piano piano, così come entra nei pensieri mescolandosi ai tuoi.La Maraini possiede una scrittura evocativa, magica, quasi sempre pacata che conduce il lettore passo passo in un mondo vero ma al tempo stesso da sogno; merito, forse,dell'essere in parte siciliana ed in parte toscana e forse per questo le sue parole posseggono un valore diverso, a volte struggente altre volte impalpabile, quasi aleatico da non riuscire a raggiungerne il contenuto se non attraverso la catena dei pensieri in cui ognuno è disposto a liberare il proprio io. Questi quaderni commentati con sapienti divagazioni,infatti, offrono l'opportunità per altrettanti divagazioni, pensieri, soliloqui del cuore. Quelli che in ognuno di noi dovrebbero esser cosa spontanea durante e dopo ogni lettura (e non solo...): perchè sono le emozioni che contano! E qui vengono trasmesse, sta ad ognuno coglierle e farle proprie.
    Maria Grazia managò
    maria.gr@inwind.it


    "Il club degli angeli" - L. F. Verissimo
    Esecuzioni misericordiose. Morti clementi. Piaceri terminali. Eutanasia festosa. Ritirata orgiastica. Tripudio finale. Apoteosi benevola. Dieci uomini dell’alta borghesia brasiliana, da oltre vent’anni, si incontrano una volta al mese in occasione di una cena offerta a turno. Godimento nato ai tempi degli aperitivi da ragazzi, prolungato in luculliani pasti custoditi sotto il nome di Circolo dello Spezzatino. Solo la morte o le donne avrebbero potuto separarli. O forse il cibo e la morte sono conniventi? Dicotomia del piacere. Con il trascorrere del tempo nascono incomprensioni e l’arrivo della mezza età porta in superficie, come nel resoconto finale di un bilancio, i fallimenti di ognuno. L’acidità emerge, i veli scivolano via, le illusioni crollano: disincanto. Declino e decadenza nel gruppo degli angeli, come erano chiamati da adolescenti. Il tono usato da chi, per primo, li aveva soprannominati a quel modo stava quasi ad indicare che sarebbero stati innocenti per sempre, qualunque cosa essi avessero compiuto. Non si trattava di un’assoluzione, era piuttosto una dannazione. Una categoria esistenziale senza via di fuga. Un baratro nero al fondo di una spirale che fine non ha. Ad interrompere questa catabasi, l’arrivo di un personaggio effimero, dal nome che suona cupo come le campane a funerale: Lucìdio. Un gourmet parigino dalle doti raffinate e dalle capacità sopraffine. Forse l’inesorabilità della fine degli incontri non è tale. Forse si può innescare ancora una scintilla vitale ( mortale?) tra i commensali. Sublime delizia. Ogni palato è appagato. Vendette nell’aria. Le cene, ciascuna caratterizzata dalla portata preferita di uno dei membri del circolo, si tramutano in oscuri e golosi pasti terminali. Solo uno alla volta. Un’unica porzione avanza. Uno è colui il quale gusta il piatto mortifero. Gli incontri non sono sospesi dai sopravvissuti: troppo potente è l’attrazione della gola verso il piatto del cuoco eccellente. Sospensione, effetto cliffhanger. La prospettiva di poter morire accresce il piacere insito nel cibo. Eburnea succulenza. Il pericolo di morte influenza il gusto delle pietanze: sapori pervasi da sensazioni esaltanti e festose, al limite dell’euforia. “Un pasto eccelso nell’anticamera della morte”. Laggiù, tutto è definitivo e rituale. Il senso del ridicolo viene trasceso e si è penetrati solo dall’essenza intima delle cose. Una versione gastronomica della roulette russa. Storia narrata dall’ultimo dei superstiti. Ritmi incalzanti. Continui flashback a rimembrare le singole vite degli esponenti del circolo. Con il proseguire della lettura si sciolgono nodi prima ostacolanti. Finale sospeso. Regole sacre inviolabili. Citazioni estrapolate dal “Re Lear” shakespeariano. Shakespeare and sauces, per loro. “ E sollevò il bicchiere, facendo sì che tutti lo imitassero. Signori, esultate. Siamo al nostro apice. Tutti bevvero, dopodiché lui aggiunse: Signori, piangete. E’ iniziato il nostro declino.”
    Elisa Pasino
    elpasino@libero.it

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