Il violino nero
“Il violino nero” di Maxence Fermine è un godibilissimo libricino che si legge d’un fiato… La “magia” delle creazioni Stradivari si trasforma in una musica d’amore : una storia dolcissima e struggente che le note di un violino speciale suonano con candore, trasporto, mistero, emozione. L’opera commuove per l’infinita tenerezza e insieme per la straordinaria forza con la quale interpreta la pienezza e la grandezza dei sentimenti più puri. In un coinvolgente crescendo di soave, accorata passionalità Il Violino Nero narra una storia delicata e importante che incanta il lettore per il calore delle parole e delle sfumature, per lo spessore dei personaggi, per la profondità dei pensieri e dei sogni che evoca. Ambientato nella Venezia settecentesca il libro ne assorbe e ne esprime le atmosfere e il fascino ma proietta anche un racconto senza tempo e senza spazio. Un amore eterno e infinito che inneggia alla voce della Donna , quella voce che infuoca i cuori e fa scintillare la vita. Lo spirito poetico e la saggezza del vecchio liutaio danno a Johannes una grande lezione di vita … “Io so come rendere interessante la tua vita.” “Ah si ? E come ? “ “Andando a cercare la parte di sogno che ti spetta di diritto. “ “E dov’è questa parte di sogno ?” “Un po’ dovunque nel mondo . Ma soprattutto dentro di te !” Una trama che accarezza il lettore e lo insinua con eccezionale semplicità nei meravigliosi percorsi dell’animo umano, un linguaggio gradevole , uno scenario da “favola vera” e personaggi deliziosi : tutto questo è Il violino nero. Mi auguro lo leggiate. Irene Spagnuolo
Irene Spagnuolo (i.spagnuolo@alice.it)
Pensieri da un'amica
Avete mai sentito parlare di un ‘dittatore agorafobico’? Questa palese contraddizione in termini apre il sipario su Teresina, un’immaginaria repubblica nel Sertao brasiliano, e sul suo governatore, il dittatore Manuel Pereira da Ponte Martins. La trama è, all’apparenza, semplice e lineare: Pereira, reso agorafobico dalla profezia di una maga che aveva previsto per lui la morte per linciaggio da parte della folla inferocita, decide di trovarsi un sosia che governi al suo posto e di andarsene in Europa a godersi vita. Il sosia, a sua volta, stanco di quel ruolo, troverà un altro sosia che si farà poi sostituire da altri due individui, dei gemelli, uno buono e uno cattivo, che chiuderanno questo strano gioco delle parti. Ma in tutto questo turbinio di geniali falsi d’autore, che fine farà il vero dittatore? Naturalmente non potrà sfuggire alla sua sorte, e la profezia finirà con l’avverarsi. Ma “Ecco la Storia” di Daniel Pennac è molto più di questo. E’ stato definito un “metaromanzo”, una riflessione del romanzo su se stesso, sui fattori che contribuiscono alla nascita dei personaggi e delle storie. La realtà e la fantasia s’intrecciano a tal punto da far perdere al lettore ogni punto di riferimento. Cos’è vero e cosa non lo è? Dove finisce l’autobiografia e comincia l’invenzione? Frammenti di paesaggi, di pensieri di voci, di volti e storie si rincorrono rapidi in un turbine ascensionale che travolge pezzi di storia del cinema, pezzi del nostro recente passato e pezzi di ‘feroce’ umanità. Di vortice in vortice, ho voltato l’ultima pagina del libro, ed un’immagine si è imposta prepotente nella mia mente, quella di un Daniel Pennac, che scrollatosi di dosso l’ingombrante fardello della famiglia Malaussène, giace sonnecchiante su un’amaca, un rettangolo sospeso fra cielo e terra, “immaginata da un saggio per combattere la tentazione di divenire. Perfino la specie rinuncia a riprodurcisi. Vi ispira tutti i progetti immaginabili e vi dispensa dal portarne a termine uno solo. Nella mia amaca ero il romanziere più fecondo e ad un tempo più improduttivo del mondo”. Non si produce su un’amaca, su un’amaca vero e falso, passato e presente non si distinguono più, su un’amaca si sogna…Un sogno, un sogno…Che “Le dictateur et le hamac” sia davvero solo un sogno divenuto romanzo?
raffaella (uanguzza@tiscali.it)
Le fiamme di Toledo
Le fiamme di Toledo è davvero un libro tosto! Uno di quei romanzi dove alla fine ti sembra che c'è tutto di tutto. Una grande narrazione sui tempi i cui i coglioni li bruciavano vivi, come qui il protagonista Sigismondo Arquer. Dallo schifo almeno un poco ce ne siamo usciti. Non fosse che per questo, Le fiamme di Toledo di Giulio Angioni (Sellerio 2006) è un libro da leggere.
liana (barfi123@hotmail.it)
Che tu sia per me il coltello
David Grossman propone un amore fuori e sopra le righe, “impudico” e profondo quanto platonico … Qualcosa che trascende il classico romanzo d’amore e nello stesso tempo lo incarna perfettamente. Tra le pieghe del libro infatti non ci sono che il naturale, romantico svilupparsi dei sentimenti, l’attrazione, la seduzione , la curiosità, la gelosia, la gioia ma la trama è davvero singolare : la storia d’amore è unicamente epistolare ! Yair cerca una compagna “reale” per un viaggio immaginario : sceglie Myriam vedendola per caso in un gruppo di persone, scrivendole le offre e le chiede un rapporto aperto, libero da ogni vincolo. Tra loro si costruisce un universo di complicità, di pensieri, di piccoli e grandi segreti, di desideri e di progetti. Tra loro le parole e gli spazi escono dai loro consueti ritmi , spiccano il volo, trasportano il lettore nel mondo della fantasia e delle aspirazioni, lo conquistano con il fascino delle confidenze fatali. Tra loro crollano le difese, le convenzioni, i condizionamenti. Yair e Myriam si spogliano per mostrarsi e donarsi l’anima facendoci comprendere quanta strada, quanta forza, quanta verità occorrano per raggiungersi , per toccarsi, per respirare all’unisono. Il fuoco che arde senza dubbio si alimenta anche con il mistero, con la lontananza, con l’intrigante interrogativo che si cela dietro un amore tra sconosciuti … Eppure è proprio questo che ci svela la dimensione delle umane relazioni e getta luce sui confini così precari ed incerti del concetto stesso di “conoscenza”. Ciò che Yair e Myriam vivono con e nelle loro lettere può essere assai più forte e più profondo di ciò che accade tra persone che vivono concretamente il loro amore perché essi possono concedersi sempre “la libertà di osare” senza schemi, senza regole, senza finzioni e possono essere impietosi, miserabili, gloriosi senza il timore di essere giudicati o respinti. O meglio il giudizio o la negazione sono prevedibili e previsti senza che ciò possa però pregiudicare le loro esistenze reali. Yair e Myriam non devono infatti conciliare la loro relazione con il tempo, l’ambiente, le circostanze, la routine : attraversano tutto questo solo per il gusto di raccontarsi, per evadere dalla normalità. Ciò che si compie è di per sé incompiuto e l’incompiutezza è la linfa che genera tanta, appassionante tensione emotiva. Quello che avvolge e travolge è l’imperiosa, lacerante urgenza della loro corrispondenza, la sensualità finemente e delicatamente sospesa sullo sfondo del grande, importante scambio di emozioni, tormenti, follie, errori, sogni. Quello che piace è il sapore frizzante di ciò che è inusuale, sorprendente, stimolante. Yair e Myriam potranno deludersi e si deluderanno solo se arriveranno alla “meta” di incontrarsi , solo se cederanno alla curiosità o alla voglia di sperimentarsi nella realtà : la loro “infatuazione” non può uscire allo scoperto, tradursi in ordinaria vita di coppia. Yair e Myriam non sono una coppia infatti : sono esseri umani che cercano uno spazio di autenticità e di febbrile immaginazione ove esistere anche con le proprie brutture, le proprie aridità, i propri inconfessabili sogni. Le lettere di Yair sono assolute, assurde, farneticanti, contorte ; le lettere di Myriam sono forse più “femminili” , quasi più possibiliste verso un sentimento vissuto e calato nella quotidianità … ma entrambi non si appartengono se non nella allettante fantasia “letteraria” dei pensieri affidati alla penna. L’unica “pecca”, a mio modesto avviso naturalmente, è la lunghezza del libro. Tutto sommato il tempo del loro rapporto è un elemento irrilevante quindi avrebbe giovato ad una lettura avvincente un corpo più snello e fluido. Resta comunque un libro molto particolare!
Irene Spagnuolo (i.spagnuolo@alice.it)
Il cammino di Santiago
“Il cammino di Santiago” è un capolavoro di Paulo Coelho che ci fa compiere un viaggio speciale attraverso le pieghe della fede, della spiritualità, dell’umana ricerca del senso della vita : … “lo Straordinario risiede nel Cammino delle Persone Comuni”… Il cammino di Paulo, accanto ad una misteriosa guida spirituale, per ritrovare la spada che gli consentirà di diventare un Maestro Ram (Rigore Armonia Misericordia – Regnum Agnus Mundi) svela con forte e appassionante ricchezza la profondità del pensiero di Coelho. Quel cammino diventa per il lettore un percorso di riflessione, di crescita, di eccezionale confronto con il proprio mondo interiore. Le prove e gli esercizi che Paulo è chiamato ad affrontare sono le difficili, insidiose tappe della nostra vita : sono il confronto dei nostri limiti e delle nostre corte vedute con il respiro ampio delle grandi lezioni, dei momenti in cui il significato dell’orizzonte che vediamo è finalmente illuminato dalla luce…Non c’è la “saggezza” dei grandi principi ma la magia di qualcosa che accarezza con dolcezza il nostro cuore. Spalancare gli occhi sulla vita non significa guardare ma vedere davvero cosa incontriamo! Con Paulo scopriamo l’infinita semplicità delle cose autentiche e dei valori importanti e meditiamo sul tempo sprecato a dedicarci a ciò che non merita il dono della nostra sensibilità … Comprendiamo anche con pienezza quanto spazio l’uomo occupa con piccoli pensieri invece di donare alla propria anima il tesoro della “parabola della vita”. Assaporiamo il fascino <dell’avventura esistenziale> accompagnati dagli stimoli e dalle sensazioni originali della limpidezza dell’anima … Paulo viaggia infatti fuori dalla consuetudine, deve vincere paure e superare certezze, deve affrancarsi dalle convenzioni …Cade perché cerca il prodigio, lotta perché forse crede di doversi guadagnare un posto tra gli eletti : impara poi che il Cammino della Tradizione è il cammino di tutti gli uomini! Ed ecco lo Straordinario che risiede in noi! Non dobbiamo cercare ma cercarci dentro, ascoltare i segni, cogliere il messaggio. Peraltro il cammino di Santiago, con il “mistero” di tanti pellegrini spinti a percorrerlo, affonda le sue radici nell’umano bisogno di un intimo, serrato legame con l’universo dei sensi per afferrare qualcosa che non sia materiale, ordinaria espressione ma naturale divenire delle cose e dell’immenso, sconosciuto alito di vita. Il mistero della fede è il mistero della vita … I pellegrini di tutto il mondo anelano a “qualcosa” che non deve e non può essere definito : il tesoro che “conquistano” è una serena, nuova consapevolezza di sé che trova posto nella mente e nel cuore, che colora di stupore e trasporto i racconti dell’esperienza vissuta e che resta bagaglio per il futuro… il bene prezioso dell’amore per l’essenza primitiva della vita. Il segreto è nella devozione alla vita e Paulo se ne accorgerà … Una lettura commovente per la sua essenziale purezza e avvincente per il tratto letterario di Coelho che è come sempre di grande finezza. da: Irene Spagnuolo (i.spagnuolo@alice.it)
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