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    Bambole cattive a Green Park (Marsilio)
    Tre buoni motivi per andare a Londra: Hamleys, i Beatles e gli scoiattoli del Green Park. Ce ne sarebbe un quarto se hai diciotto anni e sei in fuga coi tuoi migliori amici: intere mandrie di manze bionde che nella grigia Torino te le puoi solo sognare. Bambole cattive a Green Park, il nuovo romanzo di Andrea Malabaila, racconta la storia di un’estate elettrica e drammatica dove tre compagni di classe a due giorni dell’esame di maturità decidono di fuggire e di andare a consacrare la loro raggiunta libertà nella tanto mitizzata Inghilterra. Qui, tra la Piccadilly Line e Oxford Street, si immergono in un mondo luccicante che viaggia a tempo di Beatles e Oasis, vedono cose che i loro compagni dell’Antonio Oldscùl neppure s’immaginano e finalmente centrano uno dei loro obbiettivi primari: l’abbordaggio di tre british girls da favola. Ma proprio all’apice del loro successo l’avventura londinese cambia tono e colore: si fa acida, lisergica, si tinge di nero. L’ombra di un omicidio incombe sui tre ragazzi e l’impossibilità diventa il leit-motiv del loro trip d’oltremanica. Tutto precipita e il ritorno a casa appare l’unica soluzione, ignari di quello che li attenderà all’italico aeroporto. Su tutta la vicenda aleggia una storia d’amore impossibile tra il protagonista e l’ingelisina bad girl Sally: un amore fatto di baci e rifiuti, di paure e incomprensioni. Con il singolare e spiazzante uso di una voce narrante in seconda persona, Malabaila ci guida lungo la storia tenendoci per mano assieme al protagonista: un moderno giovane Holden che difficilmente si farà dimenticare.
    Alberto Ghiraldo aghirald@libero.it


    Almost Blue - Carlo Lucarelli
    Vorrei segnalare un altro libro che mi ha colpito. Si tratta di Almost Blue, di Carlo Lucarelli. Non voglio parlare della storia, peraltro scritta molto bene dall’autore che non è certamente uno “sconosciuto”, né dell’intreccio molto ben congeniato. No. Io voglio parlare di Simone, un personaggio. Simone è un giovane, cieco dalla nascita, che ci porta dentro la storia con un ritmo diverso dal solito. Non è impresa facile immaginare e descrivere le sensazioni e le emozioni di un non vedente. Ma la cosa che mi ha colpito è proprio questa. Con poche frasi, siamo entrati in un mondo con regole diverse. Dice Simone: “…ci ho messo tanto, tante notti sveglio a penare, prima di capire che trasparente voleva dire che ci si poteva guardare dentro. Per me significava che le dita si passavano attraverso…”. Sembra una frase senza senso, perché nella realtà non ci si sofferma mai a pensare che ci sia un modo diverso di vedere qualcosa. Trasparente è il vetro di un bicchiere, la finestra in una stanza, il ghiaccio che si sta sciogliendo. Ma un cieco non può vedere quindi associa naturalmente alla parola qualcosa che lui conosce: in questo caso una sensazione tattile, le dita che passano attraverso. Spiega Simone: “…hanno una voce, i colori, un suono come tutte le cose. Un rumore che li distingue e che posso riconoscere…” Non mi ero mai soffermata ad immaginare come in un mondo senza colori si potesse percepire il giallo, il verde o il blu. Ma poche frasi dopo, Simone me lo ha reso comprensibile. “…il verde con quella erre raschiante che gratta in mezzo e scortica la pelle è il colore di una cosa che brucia, come il sole…Una cosa rotonda e grossa è sicuramente rossa…” Anche la musica è recepita da Simone in un modo particolare: “…Al-most-blue…con due pause in mezzo, due respiri sospesi da cui si capisce, si sente che sta tenendo gli occhi chiusi…”. Ho provato anche io ad immaginare il mondo con gli occhi di Simone: occhi sempre aperti, che vedono un mondo uguale al mio ma diverso. È stato come mangiare un gelato al cioccolato, dopo aver passato una vita a gustare quello alla vaniglia. Almost Blue l’ho letto più volte, e ho cercato di fissare nella mente i passaggi che mi sono sembrati più importanti nella presentazione di Simone, quelli che lo hanno caratterizzato meglio. Volevo imparare, acquisire, sperimentare un modo per me nuovo di proporre un protagonista. Credo che ogni libro debba lasciare qualcosa al lettore: uno spunto, un ricordo, una sensazione. Simone non lo dimenticherò.
    Susanna Bonaventura kim2303@libero.it



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