il teatro di sabbat philip roth
libro stupendamente perverso che come tutte le opere di roth philip si fa beffe dell'ipocrisia, smonta perbenismi e facciate mostrando quello che si nasconde dietro l'apparente normalità. Roth è un rabdomante dell'immoralità chiamata alla vita per spazzare via la corrente morale. Solo per un pubblico "adulto"
da: antonio (anmi9000@hotmail.com)
vittorino andreoli
Questo suo ultimo libro mi ha fatto capire che stavo perdendo di vista le cose essenziali della mia vita. Grazie.
da: pippo (pcas@tiscali.it)
NARRARE E' UN DESTINO
Questo è il titolo di un libro scritto da Grazia Livi, che ho letto in questi giorni. Un libro tutto al femminile, dove l’autrice punta il riflettore su scrittrici famose come Virginia Woolf, Karen Blixen, Margherite Yourcenar e altre, raccontando la loro storia. Una storia di come donne comuni, con una dote particolare, siano potute entrare in un mondo “destinato agli uomini”, nonostante i condizionamenti esterni e la loro condizione di “inferiorità”. Per una donna l’istruzione era un lusso, non necessaria per il suo destino di madre e moglie. Nessuno allora considerava possibile che in una donna ci potesse essere la Vocazione a Narrare, e che ci fosse un desiderio irrefrenabile a farlo. La passione di scrivere era vista come una perdita di tempo da accantonare per il bene familiare, se non addirittura da contrastare, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza. Chi, nonostante tutto, riusciva a proporre il proprio lavoro ad un editore raramente era preso in considerazione, a meno che si presentasse sotto uno pseudonimo maschile. I tempi sono cambiati, l’istruzione non è più una possibilità esclusivamente maschile, ma è anche cambiata la tendenza a considerare una donna esclusivamente come madre e moglie? Quante, tra noi “scrittrici per hobby” si sentono invece “destinate a scrivere”? Quante tra noi scrivono solo nei ritagli di tempo, strappati alla routine familiare, piene di sensi di colpa per non aver finito di stendere la biancheria o perché c’è ancora un mucchio di cose da stirare? Quante, scrivendo, sentono alle proprie spalle la derisione dei familiari o (peggio!) la loro commiserazione per un passatempo così sciocco ed infantile? Agli autori uomini, capita la stessa cosa? In questo week end, complice un lungo viaggio in treno, ho riflettuto su tutto questo. In fondo, le cose non sono molto cambiate da cento anni a questa parte: per le donne dedicarsi alla scrittura è sempre un lusso. Io non so se sono dotata di una vocazione per narrare, ma non voglio più che quello che faccio sia considerato un’infantile trastullo. Mi piace scrivere e quando lo faccio il mondo attorno a me scompare. Studio per poterlo fare al meglio, non perdo di vista il mio gran sogno e se mai un giorno si scoprisse che il mio destino era narrare, vorrei succedesse quando ancora sono in vita.
da: Susanna (susanna2303@libero.it)
LA PEGGIO GIOVENTU di Valerio Morucci - Rizzoli
“La peggio gioventù” di Valerio Morucci - Rizzoli Fin dalle prime pagine la narrazione scorre lenta e fluida allo stesso tempo. È per questo che dà tempo, poco, al lettore di rendersi conto di dove si trova. È il lettore che riflette. Le immagini prendono corpo liberamente attenuando e accompagnando il lettore per verità vissute in prima persona da chi ha permesso, inconsapevolmente allora, si scrivessero pagine di storia. Occhi attenti e vigili. L’autore si mette a nudo. Non si tratta di un reportage ma di un vero e proprio trattato storico, di una vita adolescenziale e giovanile trascorsa nel «fare», in compagnia dei propri ideali, in netta divergenza con la burocrazia intellettiva e intellettuale del suo periodo: prendere senza dare, fare senza ottenere. Nei racconti contenuti nel libro il linguaggio appare forte, caldo, a volte non nasconde poesia allo stato puro. Esprimersi con poesia non è da tutti. Quali i suoi insegnanti? Neruda, forse? Eppure è narrativa che andiamo a leggere. Nelle riflessioni dello scrittore, egli calamita il lettore ad amico di narrazione, non si celano momenti di dolore e di rimorso nei quali il lettore stesso si trova accompagnato per mano su viali di terso rimpianto, viali sui quali si possono raccogliere i frutti dagli alberi degli errori, alberi a cui una vasta generazione si è aggrappata sperando che ideali più nobili potessero svilupparsi in generazioni più consapevoli. Ma non sempre i frutti dagli alberi raccolti sono buoni; a volte i frutti possono marcire sugli alberi e rimanere lì fino a quando non è il vento che li fa cadere al suolo per nutrire una più profonda e coraggiosa consapevolezza. Quella di non errare più o, meglio, quella di proporre i propri ideali o i propri pensieri politici con manifestazioni diverse dalla lotta armata. Nella narrazione sia dei racconti che delle riflessioni si intuisce anche un velo di stuzzicante ironia che sprona alla continuazione della lettura e sprona il lettore a riflettere sul perché di certi avvenimenti. Ma l’autore pensava, forse, che sarebbe stato letto solo dai suoi amici? Non è così, glielo auguriamo. Molti lo leggeranno per capire quegli anni a cui la storia ha voluto assegnare non un colore ma il nome di un elemento chimico, un elemento freddo e pesante. Un aiuto per l’immaginazione di chi non c’era e vuole adesso capire fino in fondo di quanti colori è stato il piombo. Confrontando, riflettendo, valutando.
da: tina rigione (tinarigione@libero.it)
Lettera ad un bambino mai nato
Quando sei nel caos,quando tutto è niente,quando nessuno ha ancora fatto progetti per te, quando per il mondo non sei che un pensiero utopico, la scintilla che intravedi nel buio è quella che ti strappa al niente. "E niente è peggiore del niente". Questo diario in cui la Fallaci annota giorno per giorno,istante dopo istante,pensieri riflessioni sogni paure sul mettere si o no al mondo una piccola creatura,è semplicemente reale. Rispecchia il dubbio del dare la vita o negarla,ma anche del saper vivere ogni giorno cosciente del dono che qualcuno prima di te,ti ha fatto. E non perché sia normale,sia un evolversi di generazioni in generazioni future che ne generino altre…no…solo perché sia giusto. Perché sia vita. E se qualcuno venendo al mondo,cade,sprofonda e torna al niente non è importante. "Perché la vita non muore".
da: Elisa (lisa.spada@tiscali.it)
oriana fallaci
Conoscere Oriana con "La rabbia e l'orgoglio" è stato uno shock. Uno shock meraviglioso: al di là del tristissimo avvenimento da cui prende spunto.. forse non tutto il male viene per nuocere. Oriana Fallaci ha risvegliato in me un mondo che non sapevo esistesse. Uno schiaffo che all'inizio ti lascia perplesso, quasi volessi ricambiare.. e che poi ti fa pensare e ripensare, fino a quando capisci. Capisci che eri intontito, che eri totalmente annebbiato, e ringrazi colui (colei) che ti ha schiaffeggiato per svegliarti. Oriana, La ringrazierò per sempre, e La imploro di continuare a scrivere, continuare a prendere a schiaffi chi dorme.
da: Marcello (marcello_lanzolla@virgilio.it)
Tre anni d’amore…
RECENSIONE di GIANNI LATRONICO SUL ROMANZO DI VERA ARCIERI MASTROMATTEI IMBIMBO Tre anni d’amore… …tutta la vita EDIZIONI GIANNATELLI MATERA Alla Palàzz’, i varrìcch’, sott’ a l’ tèmb, ‘mbét la tèrr, a la chjàn’, i muragghjòwn, a ppì’zz falcòwn: arcani suoni, ameni siti, dolci ricordi della spensierata fanciullezza tornano in vita nel romanzo accattivante “Tre anni d’amore…tutta la vita” di Vera Arcieri Mastromattei Imbimbo, in quel di Ferrandina e dintorni. Ho letto questo prezioso libro tutto d’un fiato, fino a notte fonda, per non perdere neanche un istante, un’emozione, un sussulto di quei tempi beati, così lontani nel tempo, eppure così vicini nello spazio della pagina elaborata, del sentimento avvertito, della rimembranza cocente. Tanto mi sono immedesimato nella piacevole lettura delle vicende; tanto mi sono calato nella particolareggiata descrizione dei luoghi; tanto mi sono identificato nella caratterizzazione dei personaggi, che mi sono sentito uno di loro, chiedendomi perché mai io sia ancora qui e non nel natio borgo selvaggio. Ci tornerò ancora con Mauccì, a comprare giornali; con Ulrigo, a comprare sospiri, con Alfredo a comprare collari per cani da caccia e con Donna Ilia a fare doni ai comparielli, alle pacchianelle, ai seminaristi, ai poveri, ai vinti ed ai diseredati, suscitando critiche, anziché ammirazione. Mi sembra ieri, quando la nobile donzella Mietta Mastromattei veniva a scuola scortata dalla fantesca: sorella dù past’ccì’r’ u Russetì’dd’ e quando a Bernalda davo gli esami d’ammissione alla Scuola Media, con Caterina, che sbandierava ai quattro venti di essere figlia del Barone Alfredo Arcuti e nipote del Barone Crisostomo, senza però riuscire nel suo intento. Nel primo viaggio a Baluggiano, Ferrandina appare come il paese dei balocchi, con i suoi argentei filari di ulivi secolari, con i suoi lunari calanchi ocracei e con le sue variopinte pacchianelle contadine, guidate dall’immancabile culunnédd’, dall’instancabile fattòwr e dall’onnipresente mulattì’r. Tre anni d’amore sono pochi per la sofferenza di tutta una vita, ma sono il viatico, per continuare a vivere, per dare un sicuro avvenire alle proprie figlie, per colmare quel vuoto esistenziale dei tempi moderni e delle sue innumerevoli follie, che tutto demoliscono, stritolano ed annientano. Scritto in stile forbito, ricco di contenuti, classico nella forma, il romanzo tocca tutte le corde del cuore, della ragione e della fantasia; si fa avvincente nell’idillio campestre e diventa irresistibile negli intatti usi e costumi di un tempo che non c’è più, in un paese ancora capace di suscitare il mal d’Africa. Il passato è passato, eppure non passa, non passa mai, finché c’è chi ne porta nell’anima l’indelebile ricordo, con la parola scritta, l’immagine ideale e la poesia soffusa ad ogni piè sospinto, tra le righe nere, gli spazi bianchi e pause grigie degli eloquenti puntini sospensivi. Ai periodi di gioia, per le gite fuori porta, alla masseria, al casino, per le soste al circolo dei galantuomini, in piazza, nel centro storico, si alternano i momenti di tristezza per la lontananza, la gelosia e l’incompatibilità, che però vengono superati dall’idea che gli opposti si uniscono, che al padre padrone manca l’agio del comando e che la contraddizione è l’anima della realtà. L’intero racconto è pervaso di un pensiero tutto al femminile, che rende gentile ogni cosa e lascia accettare ogni proposta da chi, pur essendo nato per comandare, si fa trasportare dalla generosità della sua natura altruista e dal radicato sentimento dell’amore, davanti al quale cadono tutte le barriere reali, ipotetiche ed interiori. “Tre anni d’amore…tutta la vita” di Vera Arcieri Mastromattei Imbimbo ha cambiato in meglio la mia vita, regalandomi forti emozioni: Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, per rinverdire storie dimenticate; risvegliare sentimenti sopiti, e farli rivivere in un colloquio tra me ed i protagonisti. Ammirevole è la Prefazione della ferrandinese Dott. Anna Maria Mangieri Mazziotta che, tra l’altro, scrive: “…E proprio quando finalmente Vera ha socchiuso la porta di quella stanza tutta per sé ha trovato il coraggio di raccontare e, come se troppo a lungo repressi e compressi, ha sbrigliato i suoi pensieri. La prima lettura del romanzo dà proprio l’idea quasi fisica di una penna che fatica a tener dietro ai sentimenti. E si comprende quanto abbia dovuto faticare per imporsi delle pause, per frenare l’affanno del suo petto, per ricacciare indietro le lacrime, sicura e certa com’era di non poter impedire l’irrompere sulla carta del suo mondo…” Mi viene spontaneo terminare con i versi di Dante, all’inizio del libro, da me tradotti in dialetto ferrandinese, già pubblicati da Boè della Casa Editrice Centro Diffusione Arte Palermo ed on line in: www.diablogando.it 3.Divina Commedia: 1. “Ndòu mmì’nz du cam’jn d’ nòstra v’jt 2. j’ m’acchiàbb’ andò na sèlv a l’asch’ur 3. ca la d’rètta sträta jér ss’mmarr’jt 4. O quand’à dd’jsc’ quàl ér jè cousa tòst 5. kèsta sèlva salvàgg’ jàspr’ e ffòrt’ 6. ka ‘ndòu p’nzì’rė torn’ la paj’wr’ 7. tànd jé amàr’ ca pìck’ jé cchjù mmòrt’ 8. ma p’ pparlä du bbén’ ca ng’acchjàbb’ 9. v’ vògghi’ d’jsc’ l’òld’ cows’ ca v’dìbb’
da: GIANNI LATRONICO (gianni.latronico@libero.it)
Faximile
Faximile, 49 riscritture di opere letterarie"-Frilli Editori Libro uscito da poco e che ho trovato davvero notevole: si tratta di un'antologia della riscrittura, dove vengono rielaborate e trasformate alcune grandi opere della letteratura internazionale, di ogni tempo e luogo! Sono presenti riscritture in chiave umoristica ad altre dal registro più serio. Questo libro pertette davvero di riassaporare l'atmosfera di testi "originali"ma rivisitati e "scorretti". Trovo che l'idea di partenza sia molto originale anche perché non è necessaria la conoscenza dell'opera-madre riscritta, anzi può essere un invito a riprendere testi già letti e poi dimenticati e a diffondere la curiosità e l'interesse per autori "classici" che troppo spesso vengono dimenticati al giorno d'oggi. Varie e innovative sono le tecniche di riscrittura: dalle versioni in prosa di Tasso, Prevert e Lee Masters al "Piccolo Principe" spogliato della componente allegorico-fantastica, Cielo d'Alcamo riscritto con il linguaggio dei puffi, il carteggio dell'Ortis tramite e-mail e i versi di Pascoli inframezzati da sms,una nuova Operetta Morale di Leopardi e persino Arancia Meccanica come un gioco enigmistico. Autore è un gruppo di 25 scrittori di ogni età e mestiere che si chiama Homo Scrivens. Nel libro è presente un vero e proprio "Manifesto della riscrittura" e hanno persino un sito www.homoscrivens.it in cui offrono una vetrina per gli autori esordienti che possono inviare testi da pubblicare sul web. Insomma un libro veloce, da leggere spizzicandolo nei ritagli di tempo ma anche intenso come la grande letteratura con cui si confronta ma che non affronta, in quanto non si tratta di un agone con i grandi scrittori del passato ma un vero e proprio "tributo al vincitore.
da: Gabor
FRAMMENTI
ELIA SCANAVINI - FRAMMENTI – Prospettiva Editrice - 2004 Questo è un libro importante. All’apparenza pare un libercolo come altri mille, troppo sottile per essere importante e troppo leggero per lasciare qualcosa, invece no. La sua importanza esce da una riga dopo l’altra, sono veri e propri frammenti, come riprende il titolo, parti della vita di tutti noi contemporanei di fine millennio. Scanavini riesce a dare corpo ai ricordi, farli proprio, di tutti e di nessuno. Mescola con una notevole bravura i fatti quotidiani fino a farci partecipi della vita dei personaggi e tiene come collante di tutta la narrazione, è forse unico motivo di scrittura, il non dimenticare. Questa caratteristica, ha colpito anche me come lettrice, in un mondo che fagocita anni come secondi, il fermare la memoria e portarla a ricordare mi è parso elemento essenziale. La musica, il contro a tutti costi, le liti di famiglia, nel racconto fanno da cornice ad ogni generazione, ma ne abbraccia almeno altre quattro. Scanavini riesce a farci essere presenti, attenti ai cambiamenti e ubriachi di evoluzioni. La lettura è interessante e vi invito a scambiare qualche opinione con l’autore venerdì 17 dicembre a Mantova, ad un incontro organizzato dal gruppo “Scritture dannose”, di cui già il nome può rappresentare un programma.
Assandira
In "Assandira" di Giulio Angioni (Sellerio 2004, 9 euro, libro bello e importante) il direttore di una clinica danese per la fecondazione assistita dice: "La vita è una malattia mortale a trasmissione sessuale. ma noi ci stiamo mettendo rimedio".
PORT MUNGO, di Patrick McGrath
Non sarà il più bello, forse è solo molto raffinato, il mare dei Tropici rimarrà nelle orecchie a dare fastidio, ma Port Mungo è da leggere. L’ultimo lavoro di Patrick McGrath non è così straordinario, l’autore di Follia, libro che fece urlare al capolavoro, riuscì in quelle pagine ad accompagnare al delirio della mente con mani salde e bella compagnia. Anche in questo testo McGraft non si discosta molto, il lato oscuro della mente umana si attorciglia in una storia di incesto amorevole e amore incestuoso. Il pittore Jack Rathborne si innamora giovanissimo di Vera Savage, inquietante e appassionata artista. Alla ricerca di un filo di ispirazione i due vanno a “nascondersi” a Port Mungo, qui, tra le notti dei Tropici, si mescolerà al sesso e all’alcol, un giallo sulla morte della loro figlia Peg che solo nel finale verrà svelato. I personaggi cambiano aspetto ad ogni capitolo, la preda diventa cacciatore e l’innocente colpevole. In questo cambio continuo di punti di vista si riconosce la grande capacità di questo scrittore. In tutti i suoi libri, le storie si rincorrono tra l’ansia di essere finite e le nuove vicende che spingono per emergere. Punto sempre centrale delle opere di McGrath è l’instabilità della mente umana, l’incapacità di razionalizzare la realtà e stare in un posto in modo fermo e deciso. In tutti i personaggi, da Spider a Grottesco, il lettore non sa mai bene da che parte schierarsi, e la bravura di questo scrittore sta proprio in un pieno coinvolgimento che non permette di lasciare le pagine a metà. Nonostante non sia dei più riusciti, merita l’attenzione di una lettura.