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    Opus Pistorum
    La paternità di questo esilarante ed eccessivo romanzo è stata a lungo discussa e al centro di polemiche tra i principali critici e studiosi del grande Henry Miller, già autore prolifico di narrazioni improntate sull’erotismo. Trattandosi di un’opera molto esplicita ed eccessiva, appunto, ed essendo uscita postuma la sua morte, i dubbi sono sorti legittimi. Tanto più che lo stile non sembra totalmente conforme a quello a cui lo scrittore aveva abituato. Ma assodato che, come tante altre grandi firme, anch’egli aveva soddisfatto richieste di lettori particolari e pubblicato sottobanco storie pornografiche per sbarcare il lunario, la paternità di Opus Pistorum è rimasta comunque sua. Opus Pistorum narra le avventure di uno sfaccedanto giornalista americano - Alf - che si muove sullo sfondo di una Parigi bohemienne e trasgressiva, popolata di padri incestuosi, mogli insoddisfatte, insegnanti represse e figlie procaci. Tra party organizzati, orge, scopate casuali e intrecci di ogni genere, Miller fa volare la penna sulla carta con una leggerezza e un’intensità più uniche che rare. La lettura scorre talmente veloce che si riesce benissimo ad esaurire l’intero volume anche nell’arco di una giornata, pur gustandone appieno tutte le invenzioni e i dettagli. Esilarante, geniale, fantasioso, l’Autore non si risparmia nulla e tratteggia personaggi magnifici che danno vita a memorabili sequenze, infarcendole di francesismi, dialetti, battute vivaci e immediate. Da segnalare assolutamente il ricevimento in casa dell’inventore Mutzborg, la cui pozione sortisce effetti soporiferi su di lui ed afrodisiaci su moglie e figlia, che si offrono senza ritegno ad Alf ed al suo amico di sempre. E ancora l’incontro con Charlotte, la nana che vive con un cane lupo suo amante; nonchè la grottesca messa nera del reverendo Charenton e il festino con l’irreprensibile vicina di casa miss Cavendish. Alle vicende puramente erotiche si alternano poi momenti altrettanto mirabolanti di dialoghi e vita bohemienne, in cui vengono disvelati debolezze e fissazioni dei vari personaggi che Alf conosce via via e che danno lo spunto per ironiche e talvolta amare riflessioni di vita. Geniale, seppure apparentemente sbrigativo, anche il finale. Miller, accanto a romanzi epocali come Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno, ha dunque partorito il suo figlio forse più autentico proprio con Opus Pistorum, specchio di una vita gaudente ed irrefrenabile che non conosceva le paure di fine secolo e imperniava sul sesso tutta la sua forza comunicativa. Da leggere assolutamente.
    Deca
    iideca@tin.it


    Observatory Mansions di Edward Carey
    Chi altri avrebbe potuto scrivere un romanzo come Observatory Mansions, se non Edward Carey? Solo uno sceneggiatore poteva raccontare così meticolosamente i luoghi, dagli spazi chiusi di Observatory Mansions a quelli aperti di Tearsham Park Gardens, dalle singole stanze ad ogni singola aiuola. Solo un illustratore poteva riportare così dettagliatamente particolari e note di volti più o meno anonimi e insignificanti. E tutto questo senza mai tradirsi, senza cadere in contraddizione neppure una volta, con una coerenza assoluta e sorprendente. Il numero 8 torna ricorrente a scandire spazi e tempi: 8 inquilini, 8 storie, 8 capitoli, 8 illustrazioni, che non richiedono didascalia tanto evidente e immediato appare ogni riferimento, ogni singolo dettaglio. Mi chiedo se non siano nati prima i disegni e poi i personaggi o viceversa; mi chiedo se i disegni sono serviti da guida allo scrittore o se invece hanno rappresentato il suo personale modo di raccontare, anche visivamente, i protagonisti della vicenda. L’unità di luogo e di tempo, apparentemente infranta, si rivela invece perfettamente conseguita. Come in un puzzle, nuove storie si rivelano essere i pezzi mancanti e, una volta letti, i frammenti magicamente si ricompongono, suggerendo un senso compiuto alla trama in continuo divenire. Lo stile, assolutamente oggettivo e impersonale, che nasce da un disegno dell’opera definito a priori e ben calcolato, non è freddo e distaccato, ma si evolve a ogni piè sospinto innescando scintille che si insinuano nella mente del lettore e accendono in lui la fantasia, risvegliandone emozioni e curiosità. Lo stile è icastico: il linguaggio, preciso e asciutto, riesce puntualmente a evocare immagini visuali chiare, nette e impossibili da dimenticare. Il riferimento al Decamerone è distante, quando Carey presenta gli inquilini chiusi nella stanza della signora Higg trasformarsi in novelli narratori: davanti al televisore finalmente spento, ciascuno racconta la sua storia, non una storia di personaggi lontani o immaginari, ma la propria personale vicenda. E’ il tempo dei ricordi. A cui seguiranno altri tempi, con una metodicità quasi prevedibile, che tuttavia offre sempre spazio per nuove svolte, lasciando emergere elementi ogni volta inaspettati, capaci di creare l’effetto sorpresa senza alcun ricorso all’enfasi. Il lettore ha la reazione di sentirsi colto in fallo: come? Ho seguito la vicenda passo passo, ma a questo non ci avevo mica pensato?!? E così si accanisce ancora di più, proseguendo nella lettura e cercando di anticipare nella propria mente eventi e soluzioni. Sorprende l’ultima pagina, l’ultimo pezzo mancante, che restituisce a tutta la storia i confini della realtà, che riporta ogni cosa entro i margini dell’ordine sociale considerato normalità. Ma il lettore sa, che dietro quel semplice portiere si nasconde una persona molto più complessa, che per trentasette anni ha continuato a volare sulle cose, sulle persone, sul mondo e sulla sua stessa vita, sulle emozioni e sui sogni, senza mai sporcarsi le mani, mantenendo quel filo di distanza che solo poteva consentirgli di raggiungere l’immobilità interiore.
    myriam


    Spider di P. McGrath
    Questo libro non si legge, questo libro si vive. L'autore ha saputo trasportare il lettore in una sorta di ipnosi cerebrale dove si perde assolutamente il contatto logico con la realta' e si spinge la propria mente a sperimentare nuovi percorsi. Il protagonista soffre di sindrome paranoica-schizofrenica e esplorando il suo mondo così rigorosamente logico e' quasi impossibile non venir risucchiati da quel mondo parallelo che costruisce la mente per difendersi dal reale. Risulta dunque impossibile per chi e' affascinato alle investigazioni psicologiche, distogliere lo sguardo dalla prospettiva che l'autore offre e negare a se stessi una "seconda via", quella dell'inconscio che avviluppa l'anima e i sensi e ci porta a riflettere con disincanto sullo squallore dipinto a tinte forti da McGrath.
    Mara
    phillyphilosopy@jampy.it


    Non ti muovere di Margaret Mazzantini
    "Non ti muovere" non è un titolo, non è un verso ricorrente, non è un'ispirazione. "Non ti muovere" è un consiglio per il lettore. E del resto muoversi, prima dell'ultima riga, sarebbe impossibile.
    Chiara Padovan
    chiara.padovan@virgilio.it


    Alla Giamaica di Dapne Du Maurier
    Per chi non l'avesse letto non essendo sicuramente una novita è certamente da non perdere la bellissima opera di Dapne Du Maurier "Alla Giamaica". Il romanzo è un misto di avventura amore e suspance per gli avvenimenti che accadono alla protagonista Mary che ritrovatasi orfana va a vivere presso gli zii che gestiscono la locanda Giamaica luogo non proprio tranquillo dove girano strani personaggi del luogo e dove avvengono fatti inquietanti. Come è inquietante il rapporto tra la protagonista e gli zii personaggi strani e pieni di segreti. Sara compito di Mary sbrogliare l intricata matassa degli avvenimenti che accadono intorno a lei... Un libro che prende sicuramente nelle prime pagine e si indebolisce forse nella parte centrale dove sembra succedere qualcosa ma non succede mai nulla....la scrittrice pero si rifa' sicuramente alla fine quando i tasselli vanno tutti al loro posto e dove appaga il lettore con un inaspettato e formidabile finale.Da leggere velocemente per assaporarlo al meglio..
    Gabri
    hella02@libero.it

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