Untitled
 
Recensioni del 2004:
  • gennaio
  • febbraio
  • marzo
  • aprile
  • maggio
  • giugno
  • luglio
  • agosto
  • settembre
  • ottobre
  • novembre
  • dicembre


    Recensioni 2006
    Recensioni 2005
    Recensioni 2003
    Recensioni 2002
    Ultime recensioni



    Torna al Caffè degli scrittori






















  • Realizzato da
    Visiant Outsourcing
    novembre 03
    Leggi... e condividi i "libri della vita" degli altri speakerini del mese di giugno

    Leggi le ultime recensioni pubblicate
    SOLO QUESTO TI CHIEDO
    Fresca raccolta di 15 racconti brevi per il giovane autore veneto Conny Stockhausen. Questi racconti trattano alcune tematiche assai care all'autore e al mondo giovanile come la morte, l'amore, i sogni, il disagio psicologico e adolescenziale. "Solo questo ti chiedo" racchiude insieme diverse caratteristiche, che sono un po' del romanzo, un po' del racconto, un po' del poema. La prosa poetica di Stockhausen, giunto alla sua terza pubblicazione, è di alto livello, soprattutto nel suo studio del ritmo e nel riuscire a trovare spesso le parole giuste nel momento giusto. L'autore, in questo libro, ha dato libero sfogo a tutte le sue paure, fantasie, speranze e non nasconde, di essersi ispirato nello scrivere questo libroa due scrittori simbolo della letteratura italiana ed americana, Cesare Pavese e Chuck Palahniuk. L'autore Conny Stockhausen è nato a Piove di Sacco (PD) il 19 Febbraio 1981. Frequenta l'Università di Lettere a Padova, interessandosi di linguaggi e tecniche di scrittura. Madre tedesca e padre italiano, vive tra Padova e Sottomarina (VE). Bibliografia essenziale di Conny Stockhausen: La vertigine di Marilyn (2002); La primavera è arrivata in autunno (2003); Solo questo ti chiedo (2004) Visita il sito dello scrittore Conny Stockhausen: www.conny.it


    LA MASSERIA DELLE ALLODOLE
    Antonia Arslan attinge alle memorie familiari per raccontare la tragedia di un popolo “mite e fantasticante”: gli armeni, sterminati dai turchi durante la prima guerra mondiale solamente perché minoranza cristiana. Antonia, all’inizio del romanzo, è una bimba a cui il nonno, sopravvissuto perché all’epoca era in Italia, racconta lo sterminio della sua famiglia e dei suoi concittadini. Racconta di uccisioni raccapriccianti, di sguardi svuotati, di coscienze rattrappite, di corpi lasciatisi morire, di coraggi risorti, di nostalgie, di fedi, di amori familiari, di male, di quanto può arrivare il male dell’uomo…..Si incontrano quei personaggi e li si accompagna, li si accompagna fino alla fine, alla loro fine. Inginocchiandosi dinanzi alla loro grande dignità. Lascia un segno.


    MESTIERI SCOMPARSI
    RECENSIONE di GIANNI LATRONICO SUL LIBRO MESTIERI SCOMPARSI DI RAFFAELLA BONGERMINO FRANCO MILELLA EDITORE – BARI Una struggente nostalgia coglie il lettore, che s’attarda a leggere questo libro sui “Mestieri Scomparsi” arricchito di sapidi termini dialettali, intraducibili in lingua italiana, per la loro potente carica emotiva, per l’antica sapienza e per le tradizioni popolari, da cui derivano. La traduzione letterale non riesce a rendere l’ambiente, l’umore, la pregnanza di tempi lontani, immortalati dall’archivio della memoria storica, qui enucleata dalla formichina Raffaella Bongermino. Romantiche, leggendarie, mitiche sono le figura della vecchia massaia, della cara fornaia, del cestaio, del tagliapietre, del conzapiatti, del banditore, del mugnaio, del calzolaio, dello scalpellino, del fornaciaio… Assertore convinto del baratto tradizionale, al posto del vile denaro, rimpiango i tempi in cui mi recavo dallo scialapopolo, per ricevere due chili di cachi, in cambio di un chilo di grano. Ancora oggi, al ristorante ed altrove, pago con la mia moneta e cioè con l’arte, dal significato incorruttibile, dal valore inestimabile e dalla visione coinvolgente. In cambio di questo libro ho dato: “Ferrandina tra penna e pennello” mio e di Mimì Belloccio. Allora, tra vicini c’era un mutuo soccorso giorno e notte, tramite le porte comunicanti di casa in casa, spontaneamente, senza ricorrere alle ingiunzioni della legge sul buon vicinato (attualmente mai rispettata). L’assistenza continua, l’aiuto reciproco, lo scambio di favori erano basati su legami di parentela, di amicizia, di compari di San Giovanni, di sincerità, onestà e fedeltà. Bastava solo la parola, per sancire patti, contratti, comodati e, per la prestazione di servizio, d’opera, una stretta di mano sanciva ogni intesa. Erano i tempi del comune rustico, delle masserie fortificate, della civiltà contadina (decantata dal Prof. Franco Novello), con la lena sollecita in ogni attività e con un mestiere specifico, per ogni circostanza, attività, interesse spirituale o materiale, per le ordinarie esigenze della vita quotidiana. Munita di registratore, a volte accompagnata dal marito o dalla figlia Fabiola Manzoli (che ha disegnato la bella copertina), la Bongermino si recava nelle botteghe, nelle stamberghe, nelle fucine, negli stazzi, per sondare, conoscere, intervistare e diffondere, con la cultura, un sapere antico, un ricco patrimonio, un’esperienza secolare. Solo leggendo questo libro, si riesce a ad assorbire lo spiritus loci, a respirare l’aria pura dei monti, la saggezza contadina e la simpatia dei personaggi, poveri in canna, ma ricchi di inventiva, di arguzia e di saggezza popolare. Oltre ai mestieri seri, onesti, faticosi, c’era anche il momento gioioso delle serenate, che quasi sempre si trasformavano in mattinate. Nei tempi moderni, con la catena di montaggio, il consumismo, l’inquinamento del villaggio globale, l’effetto serra, il disagio esistenziale, l’insaziabile sete di denaro hanno stravolto i ritmi vitali, in nome di un falso progresso, trasformando la verità in ipocrisia e le virtù in vizi. Meglio sarebbe abolire il petrolio, ricorrendo all’energia alternativa del propano liquido, ricavato dai semi dei fiori di colza e di girasole che, essendo biodegradabile, è più puro della benzina, per far tornare in auge i bei tempi del Pizzicandò, senza arrivismo, frenesia, ingordigia, ma con morigeratezza, onestà e dignità. In onore a Raffaella Bongermino ed a questo suo stupendo libro, che invito caldamente a leggere, voglio pubblicare qui una mia poesia ispirata a Mimì Bellocchio e dedicata a Giovanni Colle: banditore di Ferrandina. ALLAUDÄTE A ‘MBA GGIUWANNE COLLE Cumè l’attäne u shoure u papanonn e u tataranne cumba Ggiuwanne fäsce u conzapiatte u ‘mbrelläre e a ttìemb pers s’adattèisce figne a ffä u scéttabbann pe le frustìere de fére e mmercäte ca arrìvene anguna volde a Ffrannejne da tutte le pajèsere vecejne Ognè vvolde ca jésse jìdde le leusce de le sträte ‘nvéce ch’ addumäte sò ttutte stutäte ma u scéttabbann non s ’ appajeure cude jé abbeduäte a she camenann a l’ascheure de prema matejne o la sèjra à ttarde quanne u soule se strafacce Jé jìdde ca allumunèjsce le sträte che la leusce de la sua bbella presénz e cche lu prìesce de la sua bbella vousha squellande Se ne vä sträta sträte da sope a la Chiäne abbashe a l’Adduluräte da pìezzfalcoune ò gnostr Arrejve a l ’ indrasatte e ss’attandèjsce a ggiacchett shurculèjsce ndo na sacchett po’ ndò l’ota sacchette pe pputè acchiàje la trumbette e ppò se mette a ssunä tutùuu tutùuu tutùuuuuuu Jé arreväte u peshajùele Ce vole u pèshe frishke s’ u scèsse ad accattä sott’a la chiazza cupèrte ca le prìezz so abbashäte a ccìnghe lejre u chejle Po’ shennèjte à la chiazze d’ a verdeure ca ngé ffigne u scialapòpele che le cachìelle le saldùscene e le purtajalle Jamme bbelle bbelle shätevele accattä prejme ca se fernèshene e rrestäte tutte a l’assutte pe nna semmäne e fforse cchju assä angore Gianni Latronico P.S. Per la traduzione cerca in: www.diablogando.it 2. Sensazioni visive Gianni Latronico
    GIANNI LATRONICO gianni.latronico@libero.it


    “UN SALTO NEL PASSATO”
    RECENSIONE di GIANNI LATRONICO SUL LIBRO DI FOTOGRAFIE “UN SALTO NEL PASSATO” di GUSTAVO RASCHELLÀ EDITO DA SCARABOCCHIO La foto di una vecchia contadina, che riempie un vecchio orcio di acqua, ad una vecchia fontana dà il la allo splendido book fotografico di Gustavo Raschellà “Un salto nel passato…” con un pensiero nel presente ed una testimonianza per il futuro. Il progetto grafico è di Annalisa Raschellà, la stampa: della Tipografia Scarabocchio 2 di Gioiosa Jonica, la data di pubblicazione Luglio 2003, con il patrocinio di vari enti e del mensile “La Voce del Kellerana” dell’Arch. Stefano Raschellà. Qui, c’è tutto l’impegno di tre Raschellà, per un unico libro, che abbraccia atteggiamenti, circostanze e sentimenti di un’intera comunità montana, chiusa alle diavolerie di questi famigerati tempi moderni ed aperta ad una verità superna, lontana anni luce della mentalità di tutta l’altra gente. Come nella sequenza di un film in bianco e nero, con i toni, i mezzi toni e tutte le sfumature del grigio, si succedono le varie immagini, sospese tra passato, presente, futuro, con una densa carica emotiva, un profondo significato sociale ed un intenso valore artistico. Invece di graziose fanciulle, belle di fuori e vuote e di dentro, il Nostro preferisce fotografare uomini e donne, in costume antico, in atteggiamenti atavici, in movimenti spontanei ed in posture centenarie, che permettono al corpo di parlare in modo semplice ed istintivo, loquace e primitivo. Considerando l’aridità, la solitudine, la depressione dei contemporanei, per aver rinnegato il passato degli avi, a favore dell’usa e getta moderno, Gustavo Raschellà ascolta il romorio del Chiaro di Mammola e riflette. Pensa a tutta l’acqua finita a mare ed all’acqua preziosa di una fonte sorgiva religiosamente raccolta in giare, secchi, anfore, per dissetare tutto il contado della campagna fora. In quell’acqua limpida e cristallina vede rispecchiare le antiche virtù, coltivate ancora dai contadini, nel solco delle tradizioni popolari e nel rispetto degli antichi valori, che riempiono la vita e riscaldano il cuore, nei rapporti sociali. Onestà, dignità, rispetto per il prossimo non sono solo parole per i suoi personaggi, ma pietre miliari, da cui non si può prescindere, se si vuol vivere in pace con se stessi e con gli altri. Tutto questo ed altro ancora traspare dalle rughe di volti bruciati dal sole, da mani callose per la fatica e da corpi adusi a qualsiasi sacrificio, per il bene della famiglia e della comunità. I piedi scalzi delle contadine e degli incappucciati denotano profonda partecipazione al dramma della povera gente ed alla fede religiosa: viva più che mai in chi crede nei valori eterni della vita e non si abbandona agli intensi piaceri delle sfrenate, passeggere passioni. Gustavo Raschellà percorre tratturi erbosi, pur di cogliere nel segno, di centrare l’anima e dissolverla in gesti secolari, attribuendo al corpo il linguaggio dell’anima e cogliendone in pieno la scintilla d’immortalità. Altri libri verranno dopo di questo, ma nessuno ne avrà la freschezza, la spontaneità, la forza emotiva, per la convinzione dell’autore di tramandare ai posteri un prezioso patrimonio, prima che scompaia definitivamente, in scatti memorabili. Gianni Latronico
    GIANNI LATRONICO gianni.latronico@libero.it


    "La Storia" di Elsa Morante
    Molti sono i libri che ho letto, ma penso che quello che più m'è rimasto nel cuore e nella mente sia "La Storia" di Elsa Morante. Temo che questo sia un libro ormai non più alla ribalta, negli scaffali delle librerie, sicchè le "nuove generazioni", che già non amano molto leggere, forse nemmeno sanno che esista (e invcece esisterà per sempre). Immagino d'altra parte che lo stesso destino l'abbia avuto per decenni lo stesso meraviglioso testo de "Il Signore degli anelli", ma Tolkien ha avuto infine la "fortuna" di essere al centro di un autentico, straordinario, penso irripetibile fenomeno cinematografico. "La Storia" di Morante, invece, non si presta davvero a rappresentazioni di carattere epico...tutt'altro. Questo romanzo è al contrario un affresco dolcissimo, struggente e drammatico di piccola gente tutt'altro che eroica. Non c'è nessun hobbit investito di una "mission impossible". Non ci sono re e nobili cavalieri, dame fatate e potenti stregoni a contendersi la fantasia ed il tifo degli spettatori (saranno anche diventati finalmente lettori?). La piccola gente di Elsa Morante, tuttavia, ci è profondamente vicina ed è più attuale che mai...In fondo, tutti noi siamo ormai costretti a subire gli eventi che ci sovrastano, che non possiamo più orientare, né prevedere e tanto meno gestire. Proprio come ne "La Storia", siamo gusci sballottati dai marosi del mondo; siamo formicuzze, non solo davanti a Dio - com'è logico - ma agli stessi potenti, più o meno visibili, della terra.... Abbiamo ormai paura di tutto, siamo consapevoli della nostra impotenza e quasi rassegnati a viverla. Quando lessi "La Storia", ricevetti una lezione di letteratura altissima, tutt'altro che minimalista, quale oggi, a mio avviso, è difficile poter avere. I suoi protagonisti, la loro piccola grande storia furono per me anche una lezione di vita, che mi lacerò il cuore. Eppure, mi sembravano tanto lontani dalla mia realtà quotidiana...Oggi, invece, me li ritrovo accanto e più facilmente mi riconosco in loro: è proprio vero che la storia non la scriviamo noi, piccola gente in balia di eventi spaventosi e altrettanto incontrollabili. Magari potessimo almeno sapere che in mano ad uno di quelli che non hanno mai contato nulla "agli occhi del mondo" c'è l'Anello del Male, e che "basterebbe" il suo coraggio a distruggerlo per sempre, per restituire il mondo agli "Uomini"! Quelli degni di tale definizione, ovviamente, soprattutto agli occhi di Dio.


    Bugiarda solitudine
    Forse sarò stato ingannato dal fatto che del romanzo era entusiasta la mia donna, forse dal fatto che mentre mi spiegava perché avrei dovuto leggerlo le guance le aveva rosse dall'emozione, ma certamente anche dal fatto che i romanzi che scavano dentro di solito io li evito. Ragazzi, tutto d'un fiato si legge , e anche se termina con un pugno nello stomaco lo si rilegge un'altra volta epoi ancora. Vorrei leggere ancora qualcosa dell'autore ma non trovo nulla. Aiuto
    Sergio Orrù sergiro@tin.it



    E' vietata qualsiasi riproduzione. Tutti i diritti riservati.