Ad Adriano
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, il libro più bello che abbia mai letto e detto così può sembrare banale e forse lo è ma, se citando un passo del libro dicessi:"non ho mai compreso come si possa essere sazi di un essere umano" allora forse la mia frase acquista senso.Perchè nessun anima può rimanere indifferente alla poesia che nasce dalla filosofia di vita di un uomo, prima ancora che imperatore dell'antica Roma, ed è questo che la Yourcenar crea nel suo libro: un uomo, vivo,vero, tangibile Adriano. Attraverso le sue lettere al figlio, viviamo il suo mondo, il suo modo di vedere le cose, il perchè delle sue scelte. Un ritratto così bello, così denso, così umano. Ho amato Adriano per la sua forza, per le sue debolezze,per le sue scelte soffrendo con lui,fino all'ultimo respiro, fino all'ultimo battito, fino all'ultima emozione. Grazie Adriano. matteomatteo_antonietti@virgilio.it
Tra Quercia e Ulivo
TRA QUERCIA E ULIVO di MICHELE MARTINELLI (Ed. Portofranco - Taranto) All’ombra di Quercia e Ulivo allignano forti virgulti di perastri e folti cespugli di girasoli, con rosari ed ibridi italici, senza i quali non ci sarebbero né querceti né oliveti. Con sottile ironia, piglio leggero ed in punta di penna, il Poeta Michele Martinelli sminuzza il popolo italiano in frammenti di immagini e sagome di mollette, manipolate dall’alto, per tenere ferme tutte le cose e tutte le case. Egli non ne può più e, in un estremo olocausto, proclama: “Popoli tutti / non raccogliete cadaveri / di figli morti di fame / anzi seminate vite / di figli desiderosi di pace / di amore / di carità / di fraterna convivenza / di Dio abbiate la fede”. Ogni volta, le promesse elettorali cadono miseramente di fronte al seggio conseguito, alla sete del potere, alla fame del denaro, all’ingordigia del benessere. Quelli del Palazzo, invece di dare una mano, risolvendo i problemi della povera gente, fanno man bassa del pubblico denaro, abbuffandosi e fregandosene. Di solito sono gli uni contro gli altri armati; ma, quando si tratta di attingere alla stessa mangiatoia, di spartirsi la torta, di elargirsi nuovi aumenti, diventano uno per tutti e tutti per uno. Non c’è più differenza tra destra e sinistra, polo e lega, quercia e ulivo, trifoglio e margherita, in una unione idilliaca ed in un unanime accordo, tranne poi parlare male gli uni degli altri, nelle riunioni di partito e nei comizi politici. Memore della poesia “All’Italia” del Leopardi, Michele Martinelli non si rivolge alla sua Musa, per l’ispirazione dei versi, ma alla Patria, per esprimere il lamento degli oppressi: “Oh mia Patria / non più bella al suolo / divisa e mal conciata / si libra la mia voce / al di sopra dell’Ulivo / che di pace è sazio / dalla cima fino / alle verdi valli del Paese / mai così neutral d’aspetto / e di facile costume”. Ad esenzioni, privilegi, prebende, scorte, auto blu, in alto loco, fanno da contraltare doveri, tasse, balzelli e soprusi di ogni sorta ed in ogni occasione, in imo loco. I politici hanno cambiato la prima in seconda Repubblica, senza cambiare se stessi; hanno cambiato il nome ai partiti, senza cambiarne le idee; dagli Italiani hanno avuto un dito ed hanno preso tutto il braccio. S’indigna il Poeta: “Continuate a castigare ancora/le opere dell’intelletto/ voi del Palazzo / incolti / arroganti custodi esclusivi / Noi continueremo / a menar versi per l’aia / nell’attesa che la poesia / s’aggira intorno ai fiori…Poeti e scrittori clandestini / ce ne son tanti / come ci son / tanti ladri di polli / che si mangiano / pure gli ossi / con tutte le penne. / La verità mi manca / l’estasi dei sogni / mi prende ancora / al sorgere dei miti / ormai fuori uso” L’ideale sarebbe potare i virgulti di perastri, per innestare i peri; trapiantare i cespugli di girasoli in paludi inquinanti, per assorbirne gli ossidi letali e trasformarli in energia vitale. Bisognerebbe dare poco a molti e non molto a pochi, perché il ricco sia un poco più povero ed il povero sia un poco più ricco. Il nostro Poeta così conclude: “Uomini nuovi / perché nascondere la vostra fede? / Nascondete i vostri lutti. / Non figliate più come prima. / Avete tralasciato il porcellino di creta. / Siete diventati introversi e depressi / più esigenti e meno sacrificanti. / Amate il top dell’orgasmo / del voyeurismo e dell’esibizionismo. / Questo è il mondo d’oggi / se vi pare, altrimenti / ci attaccheremo ad una navicella / spaziale per sbarcare / su di un altro lunario”. E, sul retro copertina, lancia l’ultimo strale: “Io fra i tanti allocchi / senza penne e occhi tondi / non faccio razza a domicilio / scaccio gufi e barbagianni / facili a estorsioni e inganni” Il suo giardino ideale d’Italia non è invaso da erbacce, alti papaveri, annose querce, ulivi secolari e non è calpestato né da quelli del G7 né dai no global, ma è soffuso di poesia, con grande amor patrio, spirito di fratellanza e rispetto per la vera giustizia, che non è di questa terra. Gianni Latronicofekrgl@tin.it
Il cavaliere d'inverno
Descrizione Leningrado, 1941 sembra un giorno qualunque in città, una bella mattina di giugno ma mentre la radio annuncia che la Russia è in guerra contro la Germania una ragazza dai lunghi capelli biondi incontra un militare. Tatiana è ingenua, innocente, buona e benchè ricambiato, senta esplodere nel suo cuore il sentimento per Alexander lo reprime perché il destino vuole che lui sia l’uomo che sua sorella Dasha ama. Nella città cinta d’assedio, durante un lungo inverno freddo e senza cibo, la piccola Tatiana resiste, nutrita solo del puro sentimento per il suo Alexander. Tatiana vince le privazioni, sopporta i maltrattamenti della famiglia che si ostina a proteggere, sola e abbandonata vince la morte per vivere il suo amore ma è solo un momento, poche settimane di sogno ed estasi per essere divisi ancora, dalla guerra, dall’odio di chi si crede amico, dalla tragicità di un’utopia che ammorba un intero popolo, dalla vita passata di Alexander per fuggire, ancora, in nome dell’amore e della vita, verso la libertà… Consigliato perché …lascia dentro un vuoto lacerante, una commozione mentre le emozioni traspirano dalle parole che sembrano dar vita ai personaggi e ai loro sentimenti; …Tatiana è un’eroina moderna, suo magrado; conquista la forza che la mantiene in vita, nonostante tutto, la forza dell’amore, il bisogno di sopravvivere per rivedere l’uomo che si ama, che è il suo tutto; …emozionano i sentimenti di Tatiana e di Alexander, questo cercarsi e negarsi per i timori di lei di ferire la sorella, quel rispetto dei valori che spingono la giovanissima Tatiana a sopportare l’indifferenza, la cattiveria della propria famiglia giustificandola come normale, sempre in cerca di piccoli spazi, di un po’ di intimità negata dalla convivenza in spazi ristretti e dalla guerra; …le descrizioni dell’autrice sono così lucide e pacate da far rivelare al lettore il dramma della guerra attraverso i gesti quotidiani, senza giocare sul sangue delle morti violenti ma posando lo sguardo sulla gente comune che si ferma per strada senza rialzarsi più; …se la figura di Tatiana è viva e determinata quella di Alexander è altrettanto forte e primitiva ancorata al rispetto dei valori, al senso di giustizia, al bisogno di libertà. Alexander ama Tatiana al punto di sacrificare se stesso per lei, certo che solo quella giovane donna possa permettergli di ritrovare l’animo sincero e il lato migliore che è in lui, rimosso dalle tragedie personali; …vivide, brutali nel loro crudo egoismo sono le figure di Dimitri, il collega-amico di Alexander che lo ricatta per tacere il suo passato e per certi versi anche Dasha, la sorella di Tatiana che la maltratta accusandola finanche di averle portato via l’amore di Alexander; …l’autrice offre una ricostruzione storica che fa da cornice alla storia di Tatiana ed Alexander perfetta e chiara presentando poi una serie di figure minori di notevole intensità, dai coinquilini della casa comune a cui Tatiana offre un po’ di cibo anche quando ne manca per loro ai soldati che ammirano e aiutano Alexander fino alle buone persone che accolgono Tatiana a Lazarevo; …è struggente il distacco, le bugie che i due innamorati si dicono per nascondere il loro sentimento agli occhi di Dasha. Le parole di Alexander durante la fuga da Leningrado feriscono Tatiana al punto da risultare tristi e dolorose più di una ferita reale, più della morte di Dasha che segue di qualche ora e che lei cerca invano di strappare alla morte; …per la poeticità, la soavità, la grazia di alcune immagini così in contrasto con la drammaticità degli eventi che si susseguono, Tatiana che indossa l’abito bianco con le rose rosse e che mangia un gelato mentre in città tutti si affrettano a comprare cibo e Alexander che poi conserva lo stesso vestito nel suo zaino per ricordarsi sempre di lei, sentirla vicina riempirsi del suo odore; …la descrizione del breve periodo che Tatiana e Alexander trascorrono insieme è l’apologia dell’amore, di quello che in nome dell’amore si può e si deve fare, la dimostrazione del perché valga soffrire, valga resistere alle lusinghe della morte nei rigidi mattini d’inverno quando il corpo è consumato e l’animo spento e si chiede solo di lasciarsi andare, via, per sempre; …pare impossibile ma nei momenti più difficili, quando i due protagonisti sono soli o hanno bisogno di parlarsi, cercarsi vengono in aiuto le parole di un libro e la poesia è dunque il fraseggio cifrato del loro amore, del loro sentirsi insieme. Commento ‘Il cavaliere d’inverno’ è uno di quei libri che andrebbe regalato agli amici cari, consigliato ad ogni conoscente, letto e riletto nei momenti difficili perché benchè possa apparire ad una prima, fugace scorsa, la storia di un amore impossibile in realtà cela una grande lezione di vita. Perché vivere quando migliaia di persone si lasciano andare in una città in cui si arriva ad uccidere altri cittadini per rubare loro una misera razione di pane, perché vivere quando ogni gesto benchè indirizzato al bene della famiglia non viene riconosciuto come tale, perché vivere quando ovunque intorno è morte e disperazione, perché vivere se non per la speranza di ‘vivere’ un amore, se non per credere che possa esserci qualcosa di più bello dell’indifferenza dei propri cari, dell’incapacità di uno stato che lascia morire il suo popolo piuttosto che riconoscere il fallimento di un’utopia. La giovane Tatiana si affaccia alla vita, che la guerra sta per strapparle, e nonostante possa, forse debba vivere a giusto titolo l’amore che Alexander le offre, rinuncia, per il bene della sorella e così nonostante arrivi l’inverno, nonostante manchi il cibo, la sua unica preoccupazione è sottrarsi all’amore che prova per Alexander e che lui le chiede, le offre. Tatiana è così giovane eppure straordinariamente matura, avventata eppure assennata, è lei che ogni mattino si espone sotto i bombardamenti per andare a prendere le razioni per tutti, è lei che lavora, che si offre in aiuto a chi può mettendosi sempre per ultima nei bisogni della casa, lei che rischia di morire per ritrovare il fratello gemello e riportarlo a quei genitori, snaturati, che avrebbero sacrificato la sua vita per riavere indietro quella del figlio. La freschezza, la purezza di quel viso ammaliano dal primo istante Alexander, che la vita ha già lungamente provato, al punto di rivelarle i suoi segreti, le sue origini lontane, per quell’America che non è demonio ma terra di libertà. I due si cercano, si respingono per nascondere a Dasha quel che per Tatiana la sorella non potrebbe sopportare, la fine di un amore. Ma non si può rinnegare quel che si ha dentro, Alexander non lo vuole, la stessa Tatiana, pur tormantata dal rimorso non lo vuole ma pur di non stare vicini si fanno del male con le parole mentre qualcun altro li spia, Dimitri, l’amico soldato di Alexander che conosce il suo passato. Ma è ancora la guerra a cadenzare le tappe di un amore mai davvero sbocciato, alimentato solo da sguardi, mezze frasi, dalle gelosie di Alexander per le avences di Dimitri a Tatiana e dalle sue promesse di nozze a Dasha. La guerra si porta via prima Pasha, il fratello gemello di Tatiana, poi i nonni, i genitori e infine la stessa Dasha. Nessuno che possa dare a Tatiana il senso di vivere, nessuno per cui valga vivere ad eccezione di Alexander e quando i due si ritrovano è passato quasi un anno dal loro primo incontro. Tatiana è sfuggita alla morte, l’estate e le cure amorevoli di buona gente di campagna la mostrano agli occhi di Alexander più bella e donna che mai eppure quante incomprensioni sembrano ancora dividerli, quante parole non dette o proprie quelle dette per negare quell’amore che loro sentono più vivo che mai in loro e ai litigi si oppone finalmente la condivisione dell’amore. La passione li travolge, si giurano amore eterno, si sposano, vivino settimane di folle felicità mentre si avvicina il momento dell’addio. La guerra non è finita e la lealtà di Alexander lo spinge a tornare al fronte, dai suoi uomini e da quel Dimitri che ormai lo tiene in pugno e che in lui vede l’unica via di fuga. Tatiana vorrebbe seguirlo ma lui non vuole e quando a dispetto di nuovi sacrifici lei lo raggiunge a Leningrado offrendosi come infermiera lui è costretto a rivelarle che amarla è stato sì fonte di estrema felicità ma anche l’atto di un egoista che l’ha condannata a morte. Se il passato che Dimitri minaccia di rivelare dovesse davvero venire a galla la sua vita sarebbe finita e se lui tentasse la fuga all’estero come anela Dimitri lasciandola in Russia come desidera lei, ancora una volta pronta a sacrificarsi pur di vedere lui salvo, Tatiana verrebbe uccisa o internata. Sembra che non vi sia soluzione eppure nonostante la guerra, l’arrivo provvidenziale di un medico americano della Croce Rossa potrebbe garantire ad entrambi la fuga all’estero ma qualcosa si frappone ancora alla loro felicità, a che i Barrington tornino in America eppure la speranza è forse negli occhi di un bambino che nasce.. libero da ogni genere di oppressione. Segnalazioni ‘Mio Dio se esisti da qualche parte, per favore insegnami a nascondere quello che non ho mai imparato a mostrare’ ‘Per vivere dovrò fare qualcosa che non è di questo mondo. Avrò bisogno di una forza che si nutra con niente. Che mi scaldi con niente’ ‘Tatiana fece un altro segno della croce, stavolta su se stessa. Perché era così confortante?’ ‘Non tremerò né indietreggerò, non abbasserò la testa. Troverò il modo di alzare gli occhi, di non lasciare entrare niente, eccetto te, Alexander’ ‘ ‘Tu lo ami da morire vero? Come hai fatto a nascondermelo Tania?’ ‘Dasha amo di più te’ ‘ ‘Hai detto a Dasha che vi sareste sposati. (…) Le hai scritto una lettera in cui giuravi che saresti venuto a sposarla. Le parole hanno un significato (…) anche quelle che non pensi’ ‘Io non so niente. Come comportarmi come mentire. Tu mi hai dimostrato una cosa in privato e all’improvviso hai deciso di sposare mia sorella. sul Ladoga le hai detto che non avevi mai provato niente per me, le hai detto che amavi solo lei, non mi hai guardata mentre mi lasciavi ad affrontare la morte, non mi hai mai scritto una parola. Come diavolo facevo a capire qual era la verità? Nella mia vita non ho conosciuto niente a parte le tue maledette bugie’ ‘ ‘Non credi che preferisca saperti vivo in America piuttosto che morto in Unione Sovietica? Schura questa è l’unica soluzione e tu lo sai benissimo’ (…) ‘Per l’amor di Dio ma credi davvero di potermi dire cosa fare? Credi che io accetti di sentirti dire ‘Va bene Schura ora puoi andare’? Credi che io obbedisca senza opporre la minima resistenza? Credi che io possa lasciarti? Non lascerei in mezzo ai guai nemmeno uno sconosciuto, pensi che possa abbandonare te?’ ‘ ‘Non capisci che siamo in un paese in guerra? Il comunismo è una guerra contro noi due’ ‘Ti sto dicendo tutto questo in modo che se avrai bisogno di coraggio in futuro e io non sarò accanto a te saprai dove cercarlo. Eri lì che mangiavi il gelato, indossavi i tuoi sandali rossi e un vestito stupendo, incurante del fatto che una guerra stava per cominciare e che la vita ti avrebbe portata chissà dove. Era come se sapessi che ce l’avresti fatta ed è questo il motivo per cui ho attraversato la strada Tatiana. Perché io credevo che tu ce l’avresti fatta. Perché credevo in te’ ‘ ‘Oh mio Dio sei..’ ‘Si Alexander. Sono incinta’ ‘E adesso cosa faremo?’ ‘Noi avremo un bambino. In America. Perciò sbrigati a guarire, così potremo andarcene da qui’ ‘Da quanto tempo lo sapevi?’ ‘Da dicembre’ ‘Lo sapevi anche prima di venire al fronte?’ ‘Si’ ‘Hai rischiato la vita per me pur sapendo di essere incinta?’ ‘Si’ ‘Mi hai dato il sangue pur sapendo di essere incinta?’ ‘Si’ ‘ ‘Dipende tutto da lei dottore, se vacillerà di fronte al dolore di Tatiana lei capirà che sta mentendo e non partirà. Se mi crede ancora vivo, non si muoverà ed entro pochi giorni verranno a prenderla. Quando vedrà il mio letto vuoto crollerà. Le dica alzando il viso rigato di lacrime ‘Sta mentendo, sta mentendo sento che è vivo’ Allora vorrà consolarla perché l’ha vista consolare tante persone. Il suo solore sarà insopportabile. Lei dirà ‘Mi dica la verità e verrò con lei ovunque’. Basterà un attimo di esitazione, un battito di palpebre per condannare lei e il nostro bambino alla prigione o alla morte. Tatiana è molto convincente ed è davvero difficile rifiutarle qualcosa. Non le darà pace. ma se lei Sayers si farà convincere a raccontarle la verità, la ucciderà. Ora vada. La guardi negli occhi e menta. Menta con tutto il cuore. salvando lei aiuterà me’ ‘ ‘Ha già deciso che nome dargli?’ ‘Si, porterà il nome di suo padre: Antony Alexander Barrington’ ‘ Percorsi di lettura Sarebbe alquanto banale consigliare questo libro ad un pubblico femminile, al contrario ‘Il cavaliere d’inverno’ è un libro che spinge a riflettere sui valori per cui lottare, indicando alti ideali in cui credere, regalando toccanti immagini di vita e disegnando la figura di un uomo forte e appassionato. La storia di Tatiana e Alexender, i due protagonisti, apre ad una serie di interrogativi che a momenti mettono a dura prova il giudizio sulla nostra vita attuale in una società in cui è difficile, una volta lette le descrizioni delle sofferenze della gente in guerra, ritrovarsi a proprio agio. Dati Titolo: Il cavaliere d’inverno Autore: Paullina Simons Editore: Sonzogno Anno: 2001 Dati: pagg.698 Prezzo: Euro 17,56 Il neo Difficile riscontrare difetti in una narrazione vibrante e piena di pathos come quella proposta dalla Simons, la difficoltà reale è che dopo aver letto un libro come questo, così d’impatto, così ‘emozionale’, dopo aver pianto, perché non si può non piangere scorrendo le ultime pagine del libro, dopo aver sperato di vivere un’amore come quello tra Tatiana e Alexander, sfogliare, appassionarsi ad un altro libro, farsi prendere da un’altra storia è molto difficile, è come se ‘Il cavaliere d’inverno’ avesse rotto gli argini dell’autocontrollo, della compostezza che è in ognuno di noi. La storia della Simons ci rende sul momento più fragili rivelandoci fino a che punto si possa gioire e soffrire per amore. Giudizio *****/***** Albaabbyflame@yahoo.it
Ferrandina tra penna e pennello
La lucanità è l’essenza di questa antologia, un caro pensiero è dedicato da Gianni Latronico e Mimì Bellocchio a “ciò-che-è-stato”. “Forse un ritornare, il ritornare alla ‘sorgente’ delle cose familiari e iniziali legate al luogo natale” per “rendere grazie”. E’ solo nel “saluto genuino” che “rammemora” la possibilità di far rivivere le cose salutate. Queste riflessioni di Heidegger mi sono tornate in mente leggendo il libro “FERRANDINA Tra penna e pennello”(Ed.Kompos-Matera). Questi due figli della Terra fanno riapparire così l’essenza del paesaggio lucano. Far pace col proprio passato, con radici che da ragazzo sembravano catene, è l’operazione che compie Gianni Latronico. La voglia di vivere il sogno doveva portarlo via dalla zappa, simbolo della civiltà contadina e destino a cui sembrava condannato, ma lui sentiva di dover rispondere alla vocazione di andare incontro alla conoscenza. Gli orizzonti dischiusi dalla lettura vorace di libri si aprivano nella sua giovane mente. Sono poesie e immagini dedicate al suo paese dove ha vissuto fino al diploma guadagnato sottraendo minuti al pesante lavoro dei campi. Come unica compagnia il suo asinello Cardone, “amico del cuore”, complice muto delle sue “trasgressioni” letterarie. La musicalità del dialetto e del verso risuona in queste pagine che si sfogliano condividendo le paure, le speranze, le amarezze. E poi il ritorno alle origini, la nostalgia per quella giovinezza così dura ma ricca di emozioni che ha lasciato nel cuore dell’autore una poeticità inestinguibile. L’altro personaggio che viene in primo piano staccandosi dallo sfondo della campagna ferrandinese è Mimì Bellocchio-il profeta contadino-che ha percorso un lungo tratto di strada insieme a Gianni. Un sodalizio amicale-artistico che ha creato una sinergia poetica di cui oggi gustiamo i frutti. Sono dipinte con penna e pennello scene di vita contadina, scandite dal sorgere e dal tramontare del sole, dai ritmi della Natura, dalle stagioni. L’anima naïf di questi due autori ha rianimato per noi le tradizioni popolari della Basilicata: dalla aratura e semina alla mietitura, dalla vendemmia, alla raccolta delle olive. Un patrimonio culturale di una severa civiltà ormai scomparsa…e se pane e vino sono il cibo dei poveri, chi assaggerà questo “cibo” per lo spirito sarà un po’ più ricco. Questa antologia è come una ninnananna del tempo che fu, una ninnananna che tutti noi riconosciamo e da cui è bello lasciarsi cullare. Margheritamargheritadenapoli@libero.it
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