Budapest Swing Lovers
Titolo:“Budapest swing lovers” Autore: Lorefice Stefano Edizioni Clandestine Questo secondo libro di Lorefice riprende il cammino dove il primo (Prossima Fermata Nostalgiaplatz) l’aveva interrotto. Dopo aver fatto parlare di s é con una raccolta coraggiosa come “Nostalgiaplatz”, con una poetica priva di rime, fortemente influenzata da quella stirpe metropolitana che si è affacciata negli ultimi anni, multietnica, multilingue…Lorefice si presenta all’appuntamento con la sua seconda opera poetica maturato, conscio dei propri mezzi (oggi può essere inequivocabilmente annoverato fra le voci più forti ed originali del panorama poetico italiano), e non sbaglia. Bissare il successo di critica del primo libro non appare cosa difficile dopo aver letto “Budapest swing lovers”. Se possibile, Lorefice, si addentra ancora di più in quei luoghi che hanno contraddistinto le suo opere: le persone al limite, border, “l’amore ematico” come direbbe un certo Samuel, quella ritmica un po’ jazzata, un po’ post-rock di cui sono intrisi tutti i suoi versi. Va sottolineato l’uso di lingue diverse: spagnolo, francese, inglese, italiano…quasi a voler rimarcare la multietnicità metropolitana…propria di ambienti dove il concetto di “io” superiore si destruttura e si ricompone in molteplici immagini che Lorefice delinea con liriche secche, dirette, prive di compiacimento. Ogni poesia, permane anche in questa raccolta la particolarità dei titoli tutti in inglese (scelta quantomeno azzeccata), vive di luce propria, ma l’intero libro potrebbe tranquillamente essere un viaggio…descritto a piccole frasi, sussurrato, urbano. Niente di classico, ma chi ha già letto Lorefice, sa che dall’autore non ci si può aspettare questo tipo di cose; piuttosto un tentativo, felicemente riuscito, di portare la poesia al passo con una generazione border, destrutturata, che trova la sua “rinascita” in pensieri/versi che si muovono, come scrive A.Ghiraldo nella prefazione, sulle note di una canzone manifesto: “The end” dei Doors…
Sfera
La storia la conoscono tutti (o quasi), ma come conferma la regola, il libro e' meglio del film. Non appena cominci a leggere la storia, non riesci piu' a fermarti, ti trascina come un fiume in piena verso la fine. A volte le pagine scorrono tra le tue dita senza quasi accorgetene, altre volte, hai paura di sapere cosa accade dopo. Ci sono persino momenti in cui ti sembra di esserci in mezzo, alla storia.
CANTO AMARO
Grazie x la pubblicazione della recensione da parte di Antonio Ciannella e soprattutto da parte di Gianni Latronico
"CANTO AMARO" di ANTONIO CIANNELLA
RECENSIONE DI GIANNI LATRONICO SU “CANTO AMARO” SILLOGE DI POESIE INEDITE DI ANTONIO CIANNELLA In “Canto Amaro”, il paese di Montescabroso è piccolo e la gente mormora, facendo spirare il venticello della calunnia, che nasce nella caligine delle osterie, per diffondersi velocemente dappertutto, senza distinzioni di sorta, colpendo alla cieca, a destra e a manca. Con la paura, il sospetto e la credulità, la calunnia entra dalla porta spalancata ed esce dalla finestra aperta, per raggiungere nuovi covi, nuove case e nuove lingue taglienti. Una vedovella è assetata d’amore vero, ma deve scappar via, a capo chino, con i suoi sei orfanelli, per non essere travolta dalla tempesta di fuoco, dalla pioggia di nerofumo e difendere la sua dignità di donna e di madre. Al canto del gallo cedrone, l’untore è già in cammino, per ungere ruote, riempire lumi e lanterne, accendere la fiamma, vivendo da talpa, per placare l’odio dei conigli e sconfiggere l’ignoranza dei borghesi, boriosi e presuntuosi. Il paese di Montescabroso si stende sulle scaglie dell’argentea cretagna, solcata dai calanchi lunari, circondata dai pini delle colline, intarsiate dal vento, sulla rigogliosa e ubertosa vallata, con verdeggianti, ridenti, amene contrade. Un tempo era luogo di giovanili amori, allegre brigate, notturne baldorie e la gente era cordiale, gentile, disponibile all’aiuto fraterno, nel segno dell’amicizia, della solidarietà e del reciproco rispetto. Mentre ora, a causa del vile denaro, dell’esclusivo interesse, della facile carriera e dell’ipocrita reputazione, è così cambiato, da spegnere nello scrittore la vena della poesia. Questa si fa dolente, dando sfogo alla nostalgia per i tempi passati ed alla tristezza per i politici egoisti e corrotti, incuranti della povera gente e dediti alle gozzoviglie, nei sontuosi salotti dei complotti, delle tresche, delle orge. Il giglio si macchia di sangue, quando si patteggia il prezzo di indifese lolite, destinate al miglior offerente, pieno di soldi e d’interessata generosità; mentre i poveri rimangono a bocca asciutta. La delusione si fa ancora più cocente nel rifiuto della moglie alle carezze del reduce, povero in canna e senza lavoro, ma ricco di gloria e di ferite, che non interessano alla sua donna, incline al lusso, agli agi ed alla dolce vita. Antonio Ciannella eleva al cielo il suo “Canto Amaro” ma le stelle stanno a guardare, senza intervenire dall’alto nelle umane beghe, nei vili interessi, nelle vanità terrene. La silloge si chiude con la poesia dedicata al padre, che fornisce la chiave di lettura per l’intero florilegio, con il rimpianto di averlo conosciuto dai ricordi della madre, il dolore di averlo perso prematuramente e con la consolazione di vederlo in sogno. È il flebile sorriso paterno, che lo sospinge a combattere ed a lottare per il trionfo della sincerità, dell’onestà e del vero amore, per abbattere le barriere, sconfiggere le discriminazioni ed annientare l’egoistico, meschino, deleterio interesse. Il pessimismo iniziale sfocia nella speranza in tempi migliori, lontani dall’alienazione della vita moderna e vicini all’umanità, alla comprensione ed alla vera saggezza dell’antica civiltà contadina, all’insegna dell’amicizia e della gioia di vivere. Gianni Latronico
Cal o Callie?
Dopo quasi dieci giorni...tempo lunghissimo per me che sono abituata a leggere un po' più velocemente, ho terminato "Middlesex" di Eugenides... La prima cosa che colpisce senza leggerlo è sicuramente la lunghezza!!!Quasi seicento pagine...troppo veramente troppo!!! Per dire cosa poi... Sul bellissimo personaggio di Callie che si scopre ermafrodito nell' adolescenza,l'autore si sofferma poco...almeno all' inizio.. L' incipit del romanzo è infatti un ritorno all origine con la storia dei nonni, della Grecia, dei miti..la storia d' amore fra i genitori e le peripezie di vari personaggi che ruotano intorno alla famiglia Stephanides, vedi cugine e amici con caratteristiche ognuno nel suo genere veramente singolari.. Per lo più viene descritta con attenzione la parte medica della situazione che poi francamente è quella che interessa di meno... Particolari e divertenti gli incontri che Callie diventata Cal fa nel corso della sua fuga on the road alla ricerca della sua vera identità... Grande delusione un po' nel finale che sembra essere veramente .."tirato via"...non solo nel ritorno a casa ma anche nella descrizione del Cal odierno quarantenne...e allora la scelta del sesso cosa ha cambiato nella vita del personaggio??? Premio Pulitzer 2003 è senza dubbio un libro singolare ancheper la tematica a metà strada tra il grottesco e il drammatico...niente da dire sulla forma che scorre veloce e lineare..
Non preferito ma fonte di ispirazione
Uno o due anni fa ho avto modo di leggere "Il Fuoco degli Angeli", di Terry Brooks. L'ho preso quasi per caso, senza troppa convinzione, l'autore mi aveva "fregato" già una volta. Si tratta di un fantasy religioso che pur essendo molto carino non è precisamente un capolavoro indimenticabile, eppure mi ha lasciato qualcosa. Il romanzo inizia con una tristissima immagine. Un uomo crocifisso. Un atmosfera crepuscolare, grida di terrore vengono da qualche parte non troppo lontana. L'uomo è disperato, non per la sua condizione ma perchè sa che il suo fallimento ha provocato la caduta del genere umano. Il Male ha trionfato. La terrà è un orribile inferno e i seguaci del Bene sono perseguitati. Lui, un cavaliere del Verbo non ha saputo difendere gli uomini. Io non ero particolarmente religiosa e sono ancora un po' confusa ma leggendo questo brano iniziale mi sono sentita vicino a Gesù. Ho pensato al fatto che come uomo doveva aver molto sofferto e forse avrà anche provato rabbia nel vedere gli uomini così ciechi e stolti. Ma lui ha vinto. Ce l'ha fatta. Il suo sacrificio ha avuto un senso. L'ho ha fatto per darci la salvezza, per darci una nuova viva, per darci la speranza. Lui non dovrà piangere perchè non c'è speranza e non c'è più nulla da fare, e grazie a lui, nemmeno noi. Grazie.
Micaela
lo scheletro nell armadio
ultimo libro pubblicato di Maughan..si può dire un libro di pensiero.. La vedova di un grande scrittore ormai morto ingaggia un giovane letterato loro amico perchè ne scriva la sua vita... Da qui si apre un racconto molto suggestivo che dal presente va con continui flash back nel passato e descrive personaggi e situazioni molto suggestive ambientate nei saloitti d epoca con segreti e rivelazioni che si scoprono leggendo e danno il titolo al romanzo.. Molto carina la figura della vedova che fa di tutto per lasciare del marito un ricordo incancellabile... Non mi resta che leggere il piu famoso "Acque morte"..
GABRI
AVANGUARDIE ARTISTICHE 2004
RECENSIONE a cura di GIANNI LATRONICO su AVANGUARDIE ARTISTICHE 2004 racconti…d’arte – pag. 1136 di Sandro Serradifalco Centro Diffusione Arte Editore – Tel. 0916190367 Le Avanguardie Artistiche hanno sempre provocato rotture definitive con le catene, le regole, i canoni del passato superato, bacchettone, accademico e con i trucchi, le ipocrisie, le falsità del presente corrotto, opportunista, restio ai repentini cambiamenti, alle innovazioni inevitabili ed agli sconvolgimenti improvvisi. La prima avanguardia artistica risale al 1860, in Francia, con il gruppo parigino dei pittori impressionisti, riunitisi nello studio del fotografo Nadar, per suscitare scandalo, provocare critiche, stuzzicare la satira, che definiva le loro opere ridicole caricature, oscene rappresentazioni ed inaccettabili scarabocchi. I colori brillanti e giustapposti, i toni variegati e cangianti, le figure abbozzate ed fluttuanti apparivano come semplici esercitazioni dilettantesche, indegne di accedere alle rassegne ufficiali, perciò relegate nei saloni dei rifiutati. Sicuri di aver scoperto nel colore la fonte della luce, essi ne studiavano i riflessi, i riverberi, le rifrazioni en plein air, dipingendo all’aperto, seguendo il metodo della Scuola di Barbizon e riprendendo il modello nelle varie ore, in tutto l’arco della giornata, dal crepuscolo del mattino al raggio verde del tramonto. Veniva colta al volo l’impressione del momento, con una prospettiva istintiva, un movimento istantaneo ed un cromatismo lirico. Le innovazioni stilistiche di questa corrente artistica vengono qui evidenziate dalle opere di Monet, Cézanne, Manet, Pissarro, Sisley, Pissarro, ecc. che rompono definitivamente con il passato, seguiti a ruota dai Pointillistes, dai Nabis, dai Fauves e dagli espressionisti. Un’ulteriore scossa al traballante sistema naturalistico veniva dalla nascita del cubismo, con Picasso e Braque che, recependo influssi esotici, estranei agli studi accademici, e stravolgendo l’uso della prospettiva e del chiaroscuro, affidavano all’immaginazione del fruitore il compito di rappresentare la dimensione dello spazio, nelle intercapedini, tra le figure e tasselli ad incastri. In Italia facevano sentire la loro voce di dissenso e di opposizione al passato i Macchiaioli e Amedeo Modigliani; ma, nel 1910, gli Artisti Balla, Boccioni, Carrà, Russolo, Severini, Depero, Sironi, ecc. firmarono il Manifesto dei pittori futuristi, in termini eversivi e polemici. In polemica con il presente retrivo, essi incentrarono le loro ricerche sulla velocità, sulla macchina, sul dinamismo, avvalendosi delle scoperte sulla scomposizione del colore, di natura divisionista, fino a pervenire agli estremi limiti dell’aeropittura. Meno estremista, ma più innovativo fu l’avvento dell’avanguardia metafisica con Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Giorgio Moranti, Carlo Carrà, Filippo De Pisis, ecc. In America suscitò scalpore, verso il 1912, la Ashcan School, capeggiata da Robert Henry, per personaggi e paesaggi rappresentati con crudezza di particolari, nella loro tragica realtà quotidiana, senza il filtro della fantasia poetica. Il suo allievo prediletto, Edward Hopper, intese testimoniare la vita moderna, americana, con scenari di interni ed esterni, allucinanti, raggelanti, stranianti, immersi nella solitudine, nel silenzio e nell’incomunicabilità. Egli si unì ad altri artisti, fondando il Periodico “Reality” nel 1953, per schierarsi contro l’espressionismo astratto, l’informale e qualsiasi altra forma di astrattismo, per un ritorno all’ordine e al classico. Ai suoi quadri, in bianco e nero, rispondono gli artisti di Avanguardie Artistiche 2004 con le loro opere a colori, improntate alla gioia di vivere ed alla voglia di esprimere l’idea dell’arte totale, che accoglie in sé ogni tipo di visione, per raggiungere la massima elevazione fisica e spirituale, nell’altra arte. I loro ritratti presentano la raffigurazione simbolica e psicologica dell’essere umano; i loro paesaggi manifestano un’affinità elettiva tra sogno e realtà, materia e spirito, a prescindere dalla loro individuale espressione artistica. Qui, i rappresentanti della nuova figurazione convivono con la pittura d’azione e l’astrazione pura, in perfetta comunione di intenti ed in una reciproca comprensione, considerando che ognuno è libero di esprimersi alla sua maniera, senza discriminazioni né aberrazioni. Ecco solo alcuni dei loro nomi, rinviando la scoperta di tutti gli altri alla lettura del libro: A: Abate, Allario, Allegri, Alati, Albanese, Amante, Ampollini, Anfuso, Archetti, Astolfi, Attadia. B: Bagnai, Barale, Baratti, Barletta, Bartoli, Basciu, Basile, Bellini, Bergamini, Biondi, Biundo. C:Caiazza, Cagli, Canu, Chiazza, Calcagno, Carra, Carbone, Castaldo, Cavallini, Cefaly, Conte. D:D’Agostino, D’Aguì, D’Ambrogio, Dall’Acqua, Dell’Anna, De Meo, Del Monte, della Volpe,Doti. E:Elrey, Erboso, Esposito. F: Fabbri, Fabiano, Fael, Faraoni, Fari, Ferlito, Filippetti, Franchini. G: Gabbrielli, Galimberti, Gallina, Galluccio, Giannace. I: Imbevi, Infante, Infrecciafiori, Isoardi. J:Jaccheo. K: Krage Rosso. L: La Rocca, La Rosa, La nave, Larsimont, Lauro, Laviola, Lunati. M: Macchia, Maglione, Magno, Maini, Merla, Mesisca, Motta. N: Nomin, Nori, Novello, Nurchis. O:Odelli, Olla, Orefice, Orrù, Oteri. P: Paci, Padovan, Paganini, Paletto, Panciroli, Papa,Papaiz. Q: Quarto, Quebella. R: Raineri, Remonti, Repetto, Riccio, Rivela, Rizzo, Roehrssen, Rognoni. S:Sacconi, Salesi, Salmeri, Salvi, Scalia, Sesia. T: Tamburini, Tempestilli, Tirrito, Tumbarello. U: Urbano, Urzi,. V: Valentini, Vargiu, Villani, Violetto. Z: Zagami, Zanghi, Zannoni, Zonoskar. La distinzione viene attuata dai critici, che non sono più chiamati a stroncare carriere, a dividere i veri dai falsi artisti, simpatici o antipatici, bensì a cercare di centrarne l’opera, per capirne i profondi significati, sapendo che ognuna è frutto di una grande solitudine e che va compresa, incoraggiata, promossa, e non giudicata severamente. L’ardua sentenza, che stabilisca se si tratta o meno di vera arte, è affidata ai posteri, che ne decreteranno o meno il successo, senza lasciarsi influenzare dalla moda passeggera, dal successo attuale, dal battage pubblicitario, dall’importanza della recensione. Ecco alcuni nomi dei critici intervenuti, suggerendo al lettore di leggere gli altri in calce ad ogni testo critico: A: Amodei, Amodio, Argelier, Antoni: B: Belgiovanni, Bellucci, Bianchi, Biondolillo. C: Caggiano, Calabrese, Chetta. D: Dal Cerro, De Grada, De Luigi, Di Tano. F: Falvo, Falossi, Feresin, Filippelli, Foti. G: Gaffè, Galluccio, Grassi, Gomes. H: Homuel. I: Iemoli, Irbicella. L: Latronico, Lazzari, Lepri, Levi, Lion. M: Mancini, Moretti, Magazzini, Minaya, Minni. N: Nas, Nasiello, Nero, Nordico, Norucci. O: Oberti, Oberto, Orlando. P: Papa, Pareti, Pessino, Perdicaro, Poggiani, Puviani. Q: Quadriglio. R: Rossi, Rigotti, Rodi. S: Sala, Schiada, Scorza, Serradifalco, Sgarbi, Signorello. T: Talleri, Troia, Turi, Tuti. U: Utri, Ungaretti. V: Valcarenghi, Vanzetti, Venturini, Visantin. Z: Zavarella, Zigrini, Zizzoli, Zizzi, Zuccarini. Dopo un’ampia parentesi, da Vassilij Kandinskij ad Andy Warhol, Avanguardie Artistiche 2004 torna al colore degli altri protagonisti contemporanei, per finire con l’Artista Rosario Tornatore, recensito da Toni Toniato. Prima dell’indice generale degli artisti, l’Editore Sandro Serradifalco chiude ritenendo doveroso manifestare la sua gratitudine nei confronti del Prof. Gianni Latronico, per la sua preziosa ed instancabile collaborazione. Egli invita tutti gli artisti a prenotarsi fin d’ora, per Avanguardie Artistiche 2005, telefonandogli al n° 0835/335460 – Cell. 3393977077 o chiamando il Centro Diffusione Arte – Tel.0916190367. Gianni Latronico
|
|