Medicus - Gordon
Il titolo originale a dire il vero è 'The Physician'. Sarà anche per la traduzione latineggiante, fatto sta che sin da quando ero piccolo avevo il desiderio di leggerlo. Sembrava serioso tuttavia quindi ho atteso (adesso posso dire troppo e inutilmente). Prediligevo libri molto più fruibili e di larghissimo pubblico, proprio quelli che nella maggior parte dei casi non mi sognerei di leggere ora. Ma con questo mi sono trovato davanti ad una ricostruzione storica impressionante per precisione ed efficacia, una storia meravigliosa e originale e uno stile ammirevole. Aveva poi il vantaggio di trattare un periodo storico e stili di vita in generale poco documentati in rapporto ad altri e farlo senza ricadere nel pacchiano. Non alla Manfredi, per esempio e le sue incredibili e cinematografiche saghe sullo stile 'L'ultima legione'. Forse non ha la pretesa di cambiare il pensiero ma è una lettura da non perdere.
darkmarco@tiscali.it
Ian Stormdarkmarco@tiscali.it
Vita ed opinioni di Tristam Shandy , gentiluomo
Assolutamente splendido , 800 pagine e passa di risate a crepapelle
gabrio gabriosipala@hotmail.com
Confessioni di un borghese - Sandor Marai
Non mi ha cambiato né la vita né i pensieri. Però, mi ha cambiato i pensieri su Marai, un autore che senza infamia e senza lode occupava e occupa un po' di posto sul mio scaffale, letto, apprezzato per lo stile piano, le ambientazioni asburgiche così per me affascinanti, le storie singolari e inquietanti anche se un po' ripetitive. Questo, dai suoi romanzi. Ma questa sua autobiografia...scritta a 35 anni, in un periodo esplosivo per il mondo, diciamo, "germanico", così piena , ricca, strabordante di cose..!! Consigliatissima per chi vuole conoscere un uomo straordinario (morto suicida); per chi vuole entrare in una casa ungherese dai primi anni del secolo scorso al periodo bellico; per chi vuole viaggiare con l'autore nell'Europa tra le due guerre...E si può anche non leggere "Le braci"!! Francy persempre@libero.it
Nel buio del silenzio
Regalato da un'amica, che mi ha dovuta sopportare per il continuo elogio che feci due anni fa al primo romanzo di Pio Favia e che ho trovato magico, l'ho letto tutto d'un fiato. No, non sono rimasta delusa, è stato una felice conferma. Completamente diverso dal primo, centrato sul sentimento di Amore inteso a 360° senza essere un romanzo d'amore, Nel buio del silenzio è un libro illuminante e direi anche illuminato. Pio Favia ancora una volta mette l'uomo e le sue debolezze al centro delle umane vicissitudini del vivere quotidiano. In quarta di copertina riassume il contenuto del romanzo in quattro righe che subito, pur calamitando l'interesse come pure l'immagine di copertina, non ti danno la percezione esatta di quanto si leggerà, poi però alla fine della lettura, si scopre la profondità delle parole. Nel raccontare una saga familiare, Pio Favia riesce a riassumere gli eventi del nostro Pese dal dopoguerra a tangentopoli raccontandoli dai punti di vista dei due protagonisti, padre e figlio, che li hanno vissuti da dentro i fatti combattendosi come nemici. A venti anni di distanza e voluta lontananza, si ritrovano a capire che anche se da opposti estremismi, hanno combattuto onestamente per gli stessi ideali di pace e libertà. La frase quarta di copertina: Se alla luce del mattino muove il vigore della giovinezza, se all'ombra del pomeriggio spuntano le incertezze della maturità è di notte, nel buio del silenzio, che si ritrova l'orgoglio della vecchiaia. Bravo Favia Pio e brava la casa editrice PROSPETTIVA che l'ha pubblicato daniela mancini danimancy@libero.it
Pazzo come Van Gogh
E' sempre un piacere scoprire che intorno a noi c'è gente che si muove e produce, quando poi si tratta di libri ancora meglio. Scrivere un romanzo non è facile, farlo senza cadere nel già letto difficilissimo, farlo senza necessariamente parlare di Salento, mare e pizzica consolante. Nel libro di Piergirgio Leaci tutti questi presupposti ci sono. Pazzo come Van Gogh - Prospettiva Editrice - è di uno scrittore leccese, che non parla nè della sua terra nè della sua nazione, anzi un libro che sputa sull'appartenenzae predilige il viaggio. Un viaggio nel nord Europa, ma anche un viaggio verso i limiti fisici e mentali dell'uomo protagonista delle pagine. Una discesa vorticosa tra fiumi di alcol, sesso facile, odio, rancore, delusioni, amori mancati, altri lontani. Pagine fastidiose, scandite da sbronze, risvegli diffcili, alienazione e solitudine. C'è amarezza nelle parole di Piergiorgio, parole così crude che danno fastidio. Ci sono storie e personaggi che si muovono al margine di una società fredda come la vita e i rapporti. Ci sono amicizie tenute insieme dalla bottiglie, relazioni umane consumate in una scopata. Uno stile secco e crudo, unaliricità quasi classica alterna momenti in cui sembra di leggere Bukowski. Disomogeneo, a volte ipnoticamente ripetitivo, forse volutamente, il libro è lo specchio del disordine interiore dell'autore, della sua quotidinana sopravvivenza. Un libro che sentenzia senza possibilità di replica. Si può odiare o apprezzare, ma non si può restare indifferenti. Aldilà dei giudizi di valore, che poco ci appartengono, Pazzo come Van Gogh è una raccolta di storie, alcune allucinate e allucinanti di un mondo lontano dal nostro visto con gli occhi di uno di noi. Quanto ci sia di biografico quanto di romanzesco è difficile stabilirlo, quanto ci si possa spingere in là, oltre il limite, in vita e in letteratura nessuno lo può dire. Qui i limiti vengono oltrepassati ampiamente, a volte con stile, a volte con la retorica del già letto. Impresa difficile, comunque, quella intrapresa dal giovane scrittore che punta in alto, o forse talmente in basso da non lasciare un messaggio al lettore, ma solo l'amarezza di un diario interrotto dalla noia o dal troppo mal di testa. Osvaldo
Orosardo
Trovato su "L'Express": Je lie dans "L'or sarde" de Giulio Angioni (Ed.Métailié 2003) les propos d'un berger sarde qui évoque deux dictons italiens: Tutto il mondo è paese" et "Paese che vai usanza che trovi", ce qui veut dire à peu près que tout le monde est la meme chose, mais aussi que tout le monde est différent... Mais quand on se borne à une seule des ces vérités en opposition, c'est la catastrophe! Voilà de l'or, sarde. Frine live@tiscali.it
84, Charing Cross Road
La libreria a Londra non c’è più, ma le parole di Helene Hanff e di Frank Doel ci sono ancora, fortissime. Le loro brevi, intense lettere, composte nel secolo scorso, potrebbero essere state scritte anche oggi, da chi non può vivere senza pensare a un libro. Il loro legame, nato tra New York e Londra, cresciuto e resistito negli anni per la reciproca passione per la lettura, senza che si siano mai incontrati di persona, è lo stesso legame che unisce persone che pur non essendosi mai conosciute si riconoscono reciprocamente tra le righe di un libro. 84, Charing Cross Road è stato a lungo un luogo fisico, ora è un luogo della mente che si può visitare in ogni momento. A chi ama i libri rimarrà nel cuore una frase tra tutte: “Io invece conserverò il mio (libro) fino al giorno della mia morte – e morirò felice per la consapevolezza che lo starò lasciando a qualcun altro che potrà amarlo. Lo riempirò tutto di leggeri segni a matita per indicare i passaggi migliori a qualche amatore di libri non ancora nato”. chiarachiara.padovan@virgilio.it
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