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    Elogio della menzogna, tra passioni, veleni e serpenti.
    Romanzo torrenziale, impetuoso come un fiume in piena che straripa tutti gli argini. Tutto questo e più ancora è Elogio della Menzogna, il romanzo di Patricia Melo, scritto in prima persona, che scandaglia le vicissitudini di uno scrittore di gialli, il quale, per rendere più verosimili i suoi thriller, si rivolge ad un’esperta di serpenti, impiegata in un laboratorio zoologico, che stravolgerà la sua vita, facendogli vivere in prima persona episodi criminosi, da lui stesso narrati... Carlo Lucarelli, nella postfazione, definisce questo romanzo, al quale mi permetto di accostare le caratteristiche proprie del giallo, come un treno, che corre via veloce e tiene inchiodati nella lettura dall’inizio alla fine, con un ritmo rapido, incessante, senza mai far prendere fiato ai propri lettori. Questa è certamente la sensazione che affiora per prima, con impeto, perchè i discorsi diretti, in questo romanzo, mi mescolano ineluttabilmente al corso della narrazione. Scompaiono dunque virgolette, frasi incidentali, commenti dell’autrice, proprio in funzione di questa compenetrazione di stili e di intenti tra io- narrante e trama. Il romanzo si caratterizza anche per i disegni criminosi dei due protagonisti, che fanno della menzogna e dell’uso di anaconda e di veleni una ragione di vita, identificandosi così con i protagonisti delle storie, narrate A TRADIMENTO da Josè. Questi infatti è uno scrittore di gialli, venduti esclusivamente nelle edicole, ma che aspira al grande salto di qualità e per promuovere la sua arte, COPIA le trame dei più noti autori, da Agata Christie, a Rubem Fonseca, ad Edgar Allan Poe, sino a Zola... La lettura si trasforma via via, come un'esplorazione in un anfratto della foresta amazzonica, carica così di suggestione e di mistero, attorno alle delinquenziali imprese della coppia diabolica. Il ritmo si fa sempre più incalzante. QUESTO ROMANZO, più che UN TRENO E’ uno SHATTLE, che viaggia a velocità supersonica, per catapultare il lettore-viaggiatore in un’altra dimensione, tutta da esplorare....
    Katia Romagnoli
    stellasulmare@supereva.it


    Senza fiato
    Senza sangue è uno di quei libri che leggi senza fiato senza sangue è uno di libri che leggi senza leggerli senza sangue è uno di quei libri che vivi senza sangue è uno di quei libri che ti accompagnano anche quando hai chiuso il libro senza sangue è uno di quei libri che vorresti rileggere all'infinito magari con un finale diverso senza sangue è uno di quei libri che o ami con tutte le forze o stenti a decifrare (un pò come tutti i libri di Baricco: forse sta in questo la sua grandezza?) senza sangue è un libro che parla di violenza, di amore, di sangue disperazione, ma non di odio senza sangue non è un film di odio o sull'odio senza sangue è un film che parli di ritorni, di dolci e incomprensibili ritorni: come quello di nina nel letto accanto al suo boia - salvatore senza sangue è un libro che parla di viaggi: a cavallo, a piedi, nell'anima senza sangue è un libro che è impossibile da definire ma è come un odore a noi conosciuto che ci provoca emozioni sempre nuove...
    chiara
    cmodonesi@libero.it


    Senza sangue I
    Ad Alessandro Baricco 1) Mentre leggo UNO respiro a fatica, anzi mi prendono delle apnee. Il torace e l’addome sono innaturalmente vuoti e fermi. Solo il cuore sento pulsare, stonato. In gola il disagio si solidifica. Non voglio smettere di leggere. Tanto non servirebbe a niente. Ormai, la cosa ha avuto inizio, è bene che trovi anche una fine. E poi c’è la voce. Quella voce nella testa. Non è la mia. E’ maschile, non urla, sussurra, continua, cadenzata, priva di tracce emotive. L’orrore l’orrore Ripete L’orrore l’orrore Ricorda un bordone da coro. L’orrore l’orrore Impossibile ignorarla. Decido di ascoltarla. Così legittimata, si lascia riconoscere: Colonnello Kurtz. Ma certo! Mi prende un bisogno soverchiante di rivederlo. Subito. Ora. Inserisco il DVD di ApocalypseNow, cerco il punto in cui Marlon Brando lucidamente sragiona … L’orrore l’orrore 2) Leggendo DUE C’è qualcuno che in piena coscienza ed onestà possa asserire che se si viene a contatto con l’orrore si possa poi rimanere sani di mente o, almeno, uguali a prima? Bestia ammorbata ed ammorbante. Se non ti uccide il morso, se non ti procura agonia la bava infetta, insomma, se riesci a sopravviverle, gli anticorpi che ti sei fatto non ti lasceranno più. Guardie del corpo, sentinelle all’erta, pronti a scatenare la guerra, di nuovo, dentro. Fuori. Guardati: sei tu quella bestia immonda. Ieri vittima, carnefice oggi. Vampiri generano vampiri. Da saliva a sangue, i-ne-so-ra-bil-men-te. E allora cosa? Come? SENZA SANGUE. Fermare il contagio. Lasciare annegare la bestia e-sangue nei suoi stessi fluidi. Lacrime. 3) All’ultima pagina Caro Alessandro, rallento sempre la lettura alle ultime pagine. Già percepisco il senso della fine e la nostalgia e l’abbandono. Non lasciarmi. Parlami ancora. Ancora. Ho provato. Continuo a provarci. Anch’io torno all’inferno, genitore del mio orrore. Tento di abbracciarlo e scioglierlo con la tenerezza. Spero, un giorno, prima che sia tardi, di riuscire in questa vendetta SENZA SANGUE. Grazie
    laura
    laura.pedrazzini@tiscali.it


    C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
    Un teorema sull’amore. Visto e vissuto sotto un aspetto crudo e disordinato. Un amore forte ma caotico, incentrato su un egotismo senza limiti da parte di lui: Reptil. Un amore che ha fatto soffrire la donna che ora se n’è andata. “Una certa ragazza”, come la chiama il protagonista della vicenda. Neppure una volta appare il nome di lei: forse farebbe troppo male, forse squarcerebbe ferite che sono ancora purulente. Meglio crederla morta. E il titolo dell’opera di Efraim Medina Reyes si riferisce a questo: "C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo". Uccidere astrattamente l’oggetto del proprio desiderio sentimentale, per non sentire se stessi dei cadaveri. Sopravvivere, assassinando la parte dell’amore egocentrico che lo ha respinto a causa degli sbagli che, uno dopo l’altro, si sono andati accumulando. Non riuscire ad amare altre donne perché il calore provato per una certa ragazza impedisce a Big Rep di lasciarsi andare. Il suo sentimento è rimasto invischiato in un tempo che ora non esiste più. Non è riuscito a scivolare via, come caramello caldo sul tronco di un albero. Questo tempo, nel presente, è solo ricordo. Spremendo il dolore di Reptil, ne esce un romanzo eclettico, musicale ed egoista. La consecutio temporum viene fatta saltare: come in "Pulp Fiction" di Tarantino, le parole "prima" e "dopo" non hanno significato. Si torna indietro e chi è morto, ora, vive. Balzi temporali, vorticose frenate per ritornare indietro o brusche accelerazioni per lanciarsi in un tempo vicino al presente. Sullo sfondo un Sud America freddo: una Colombia irta di spine e rovi, che stanno a rappresentare i dolori intensi dei giovani emarginati amici del protagonista. L’io narrante tenta di liberarsi dall’ansia creata dai ricordi. Cerca di spazzare via la sua vita precedente per ricominciarne una nuova, cacciando idee per scrivere sceneggiature di film. Scatti d’ira e sussulti di disperata tenerezza lo contraddistinguono. Superati i “vent’anni e un pezzo”, egli non ha ancora trovato la sua strada, la sua città: sogna di essere nato a New York e prova a rappresentarsela in Bogotà. Vive ai margini di questa Nuova York sotto l’Equatore e tra le strade poco sicure e buie di Cartagena, la “Città Immobile”. Rep rappresenta un magister vitae per il suo gruppo: li istruisce tra parole beffarde e intense come gocce di saggezza. Ma lui, intanto, soffre: dentro. Ogni capitolo ha una sua colonna sonora: musica di Alice in Chains, musica dei Pearl Jam, musica dei Sex Pistols, musica dei Nirvana, musica di Alan Price, musica dei Grateful Dead, musica di Charlie Christian, musica dei Ramones. Reptil crea un parallelo tra la sua vita e quelle dei suoi miti rock: l’amore/morte di Sid Vicious e di Nancy, la chitarra silenziosa interiore di Kurt Cobain che, quando l’artista non la percepisce più, lo porta alla morte. Un libro difficile: ci si perde. Un testo violento: si rimane attoniti. Una storia toccante: ci si intenerisce. L’autore ha sapientemente strutturato la sua opera. Un mix confuso di note e parole. Si rimane scossi e si fatica a digerire il testo. Si vola tra brani, ricordi e sceneggiature di film. Quasi un diario intimo. Reptil parla a se stesso e, contemporaneamente, dialoga con il mondo diverso da lui. Affrontare il componimento poliedrico di Efraim Medina Reyes è come una battaglia. Al termine, ci si distacca con fatica. Si soffre, anche. Si resta sbigottiti e pensierosi. Ma si deve tentare.
    Elisa Pasino
    elpasino@libero.it


    Senza sangue II
    Ho letto "Senza sangue" a metà settembre. Non sono corso in libreria a comprarlo e me lo sono ritrovato in mano quasi per caso, regalatomi da chi conosce la mia passione per Baricco. Uno splendido regalo. Si riconosce lo stile schietto e bizzarro, immediato come al solito; quel modo di scrivere che spesso devi tornare indietro e rileggere l'ultima frase perchè tu sei sicuro di averla letta, ma lei non ti ha ancora raccontato tutto. E' ancora un romanzo che parla di noi, dei nostri istinti e delle nostre paure; ma non si deve pensare a "Oceano mare", "City", ..."Novecento", perchè stavolta il viaggio è più vicino, non così straordinariamente visionario ma preciso e diretto. Non esistono dei cattivi, ma solo degli uomini sfortunati e disperati, simili a chi malvagio lo diventa per forza come nei romanzi di un altro celebre Alessandro che di cognome faceva Manzoni. E' tutto in poche pagine,intense: la vendetta che spinge a combattere e lenisce il dolore, l'orrore che così tanto ci attrae, ma più clemente, come il titolo. Non si dimenticano poi le immagini, così nitide, come l'insegna rossa di quell'albergo, che non si poteva raccontare in altro modo. Perchè quello è il modo giusto.
    Simone
    romlav@hotmail.com


    Bravo con l'anima
    Come qualsiasi appassionato di AB ho aspettato con ansia l'uscita i "Senza Sangue" e l'ho letto in due giorni.Il libro è infatti diviso in due tranches completamente separate che hanno come punto comune la protagonista Nina.Senza dire nient'altro sulla trama sono rimasto colpito dal lavoro di cesello che c'è in questo libro, a partire dalla sovracopertina ripiegata a mano:ricorda le sfaccettature di un diamante ,tutte risplendono ma tutte sono diverse;infatti come tutti i libri di Baricco anche questo presenta una molteplicità di temi come il rapporto carnefice-bambina ,l'amore,l'odio. Ciò che colpisce ancora una volta è la straordinaria capacità di AB di usare la sintassi e le parole per colpire il lettore dal punto di vista visivo ,ma anche gli spazi bianche che nel libro sono moltissimi.Un libro che fa riflettere e che, come tutti i libri del torinese, stimola la mente e lascia con quel senso di incompiutezza che ti fa chiedere :"ma ho capito quello che l'autore mi voleva trasmettere?".Testimonianza dei mille significati che il libro può avere.Un appunto:purtroppo gli amanti di Baricco non ritroveranno le stupende pagine di Oceano Mare e City.
    Marco De Stephanis
    marcodesteph@yahoo.it


    La pietra del cielo
    Il primo di una serie di cinque libri che narrano della storia di Camelot. Questo primo libro parla degli ultimi anni dell'Impero Romano, di due ex soldati che si uniscono per fronteggiare la futura invasione dei popoli del nord scacciati dai Romani. Fonderanno una colonia: la futura Camelot. Superba l'ambientazione storica. Magistrale l'intreccio. Non perdetevelo, ne vale la pena.
    Aléxos


    Senza....brivido
    Bè, che dire, dopo aver amato Baricco, dopo aver portato dentro tante sue pagine e parole e sensazioni e misteri, Senza sangue mi ha lasciato un po' senza...brivido. Ero sul mare mentre lo leggevo, in una giornata silenziosa, senza chiasso intorno, e questa copertina bianca, che ti scivola quasi tra le mani, mi chiamava, ansiosa. Speravo in qualcosa di più, in un Baricco un po' più brillante, emozionante, che via via mi ha sempre fatto sognare. Speravo di trovare anche qui qualche meccanismo strano come l'orologio di City, come il pittore di Oceano Mare, chissà, magari al prossimo giro di boa...
    Rebecca
    rebefed@tin.it


    Non lo so
    Ero sul treno e,come si diceva in "casteli di rabbia",leggevo perchè in treno senza un libro la situazione è grave. Fra le mani "senza sangue". Lo so che devo smetterla di essere avida nel leggere i libri,ma capitemi....era Baricco a fornirmi parole per sognare. Ma 'sta volta qualcosa non ha funzionato. A metà viaggio già ero arrivata alla copertina. è come trovarsi davanti a un burrone che non ti aspetti,e freni di colpo dopo una corsa folle senza direzione. non lo so. è finito troppo precipitosamente. O forse è solo il viaggio Udine-Milano ad essere troppo lungo.
    Ilaria
    dupcom@tin.it


    Senza sangue III
    Ho letto SENZA SANGUE un pomeriggio che fuori pioveva. Non sapevo che era uscito in libreria pochi giorni prima, ci ero andata per comperare "L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin" (sono uscita anche con NEXT), e SENZA SANGUE era lì a guardarmi da uno scaffale quasi per caso... ok, vieni, ti porto a casa, ho detto. Ora ho tutto di Baricco, compresi libri di cui lui ha solo scritto la postfazione... e ok: capisco chi è saltato subito su a dire che si sente tradito dal "suo" Baricco (che vuol dire quello che SETA, CITY, soprattutto OCEANO MARE, etc). Ma prima di dare il giudizio definitivo, io direi di far passare un paio di giorni, rileggere e pensarci su. Non che le critiche negative smontino l'Altissimo, per carità, a lui credo che alla fine gliene freghi poco. Ma per rispetto, almeno. Senza sangue io l'ho vissuta come una tela d’arte contemporanea (di quelle tutte bianche con una losanga blu più o meno al centro, "senza titolo", per intenderci): è una bella idea da avere ma non da ricevere. L’autore è entusiasta e capisce la sua idea, chi è fuori o ci mette un attimo o può anche non arrivarci mai. Se la pensi (fai finta di concepirla tu), la storia di SENZA SANGUE ti pare una figata, come intreccio, dialoghi, situazioni; dici dai che faccio una figata. Se ne sei fuori è difficile capire dove sta tutta sta figata. A me, però, più ci penso e più ci entro e più mi piace. Mi piacerebbe addirittura averla scritta. SENZA SANGUE è proprio una figata.
    Federica Bressan
    musique@email.it


    City
    è l'ultimo romanzo di baricco che ho letto (in attesa di leggere Senza sangue).Non credo sia il migliore che l'autore abbia scritto ma è certamente straordinario. In realtà mi riesce difficile definirlo romanzo perchè secondo me City è un pò di tutto: saggistica, romanzo,persino poesia ed anche altro... Penso ad esempio alla vividezza delle immagini che fanno di questo libro un pezzo di pellicola cinematografica,o anche ai ritmi frenetici degli speaker alla radio mentre commentano le partite o "gli incontri di pugilato".Penso ancora alla perizia tecnica che baricco dimostra nelle pagine dedicate alle "ninfee". Davvero suggestivo! City è un testo pieno di passione che si traduce nella forza pittorica della fotografia. Se ne può parlare come di un film (ma questo è tipico di baricco che usa le parole come macchina da presa,e lascia che scivolino lentamente su ogni pensiero),o come di un quadro o ancora come un brano musicale caotico e trasudante energia. city è un libro in fibrillazione, che tasmette tutta la forza drammarica della follia nel suo "essere quotidiano". La follia non è quella di Gould, il quale si sottrae alle regole di un gioco pesante:il peso di un ruolo affidatogli.La follia è nella stessa esistenza umana; è negli uomini che difendono le proprie case illudendosi di essere al sicuro dal mondo e da sè stessi; è nelle lotte estenuanti per "sponsorizzare" le proprie idee; è nella solitudine che ci soffoca e ci spinge verso uno schizzofrenico monologo delirante.é qui che tutte le storie di city si intrecciano (forse), nella follia. Cambiano i paesaggi: dalla città al selvaggio West,dove il tempo si strappa, fino al ring, ma dappertutto rimane un senso di sgomento e stupore..." ma quando il mio amore tornerà sarà di nuovo tutto a posto..." forse!!!
    silvana
    whitehair@libero.it


    Senza sangue IV
    Il due settembre mi sono precipitata subito ad acquistare il nuovo libro di Alessandro Baricco, lo scrittore che attraverso i suoi libri, mi ha spesso trasportata in un'altra dimensione, piena di magia e di poesia. Fino a City niente da obiettare, ma "Senza sangue" non mi è piaciuto. Si, forse qualche frase mi ha colpita, ma mi sembra un libro troppo asciutto, esageratamente stringato. Sentivo di leggere qualcosa che non mi coinvolgeva e arrivata alla fine non mi ha lasciato niente dentro. E mi dispiace. Non dico che non valga la pena di leggerlo, ma consiglio a chi ama "Seta", "Castelli di rabbia" e soprattutto "Oceano mare" di non crearsi aspettative, perchè questo libro è tutta un'altra cosa. Continuerò a leggere il mio scrittore preferito, con la speranza che alla prossima, io sappia apprezzare il cambiamento.
    Rossana
    roxy.76@katamail.com


    Con la matita...- Senza sangue di Alessandro Baricco
    105 pagine per volare lontano. Arrivi alla fine e ti ritrovi catapultato nella tua realtà... "Senza Sangue" è bellissimo, sia per la trama che per il susseguirsi di frasi che ti costringono a rallentare la lettura per soffermarsi un po' a pensare. Molti amici leggono le opere di AB con la matita in mano, per sottolineare passi da ritrovare poi in futuro: pillole per sognare. Esempio, pagina 75: "...alla vita manca sempre qualcosa per essere perfetta". Diamine! Ho dovuto fermare gli occhi e accendere la mente! Ne è scaturita così una poesia che ho scritto sul risvolto della copertina del libro regalato poi a una amica. E che dire dell'ultima pagina... Ancora una volta la vela di Baricco ha trovato buon vento.
    Marco Perugini
    mperugini@tin.it


    Era...una donna che amava troppo di Cecilia Chailly
    Era è una giovane musicista che incontra ad una festa Guido, regista affermato, che al primo sguardo riesce a catalizzare tutte le sue attenzioni. Dopo un breve preambolo la trama di questo romanzo decolla, grazie al racconto in prima persona, sottoforma di diario, mediante il quale la protagonista mette a nudo se stessa e l’estenuante, travagliata storia d’amore con Guido. Scritto da CECILIA CHAILLY, esperta di musica e del mondo che ad essa ruota attorno, in quanto ella stessa concertista e compositrice, pubblicato nel maggio di quest’anno dalla casa editrice Bompiani, ERA DELL’AMORE è un romanzo, che ricalca il genere letterario più intimo e autobiografico, quale è quello del diario d’amore e nel quale, a mio giudizio, la donna, più dell’uomo, riesce a spezzare i vincoli atavici del pudore, della nemesi letteraria, scavando nella propria interiorità, senza limiti, nè remore. Il risultato è una narrazione intensa, priva di abbellimenti barocchi in uno stile, che invece è sempre scarno, asciutto, essenziale; è al contempo un bilancio, scevro da ogni sorta di censura, intorno ad una relazione sentimentale, caratterizzata da sentimenti forti e contrapposti, quali la passione e l’odio, la gelosia e la complicità, il dialogo ed il silenzio, la lealtà e la menzogna... Era è dunque una donna dei giorni nostri con le speranze e le aspettative di una giovane innamorata, costretta a fare i conti con un’amara, ineluttabile realtà, quella del tradimento e del disinganno, che la trascina lentamente in un vicolo cieco, sino all’auto-distruzione. A porre rimedio a questa catastrofe esistenziale interviene in maniera significativa un’arte, che è insieme un antidoto, una pozione magica, un miracolo, una metamorfosi interiore...la scrittura. Romanzo assolutamente consigliato perchè aiuta a riflettere sulle devastanti conseguenze di chi, per troppo amore perde la propria identità, ma anche perchè può essere un valido alleato per chi agogna a ritrovare quella forza interiore e quella volontà, che temeva di aver perduto per sempre.
    Katia Romagnoli
    stellasulmare@supereva.it


    Appunto:Senza sangue
    Ieri,2 settembre,ho comprato l'ultimo lavoro di Baricco. Dire che era da tempo che aspettavo di leggere altri frammenti di AB è scontato. In genere, quando mi avvicino ad un libro, non mi aspetto mai nulla. Cerco solo di farmi rapire. Poi, alla fine, mi resta il libro e il mondo che mi ha trasmesso. Credo poi che un buon libro si misuri da quante frasi ci hanno colpito. Alcuni sottolineano i passaggi più belli ed emozionanti e altri, come me, cercano semplicemente di ricordarseli. Ebbene, chiuso quello di Baricco,purtroppo mi è restato in mano solo il libro. Poi solo pensieri ammassati come una grande folla ma nessuno che fossi in grado di distinguere dagli altri. Tutto qui.Non giudico assolutamente ma ho espresso soltanto il mio pensiero. A Baricco dico solo che spero di leggerlo al piu' presto.
    Vincenzo
    esocreativo@yahoo.com

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