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    novembre 03
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    niente e così sia
    Il libro e di Oriana Fallaci e quando è stato scritto o meglio, pubblicato, io avevo 15 anni. Sentivo parlare del Vietnam ed ancora ne sento parlare . Di rado, ormai. Ma leggere questo diario della Fallaci mi ha catapultata in una realtà lontanissima dalla mia vita di allora come di adesso. Mi ha trascinata sotto le bombe e mi ha fatto toccare davvero le ferite, i cadaveri e gli orrori. Quello che ho letto, insieme ad altri reportage di zone di guerra più recenti, ha ulteriormente concretizzato in me la certezza della stupidità e della conseguente manovrabilità degli uomini. Mi domando solo come si posa uscire da simili bolge senza avere perso il senno. A pagina 310, su di una collina flaggellata dai bombardamenti, un prete di nome Bill risponde alla domanda della Scrittrice su cosa sia Dio e lui (o lei per lui?) risponde che è la buona coscienza dentro di noi, che ci offre sempre delle buone occasioni. Che sia vero? Ascolterò o proverò ad ascoltare meglio questa voce di dentro che, forse, abbiamo davvero tutti ma che non ascoltiamo mai.
    “VOCABOLARIO
    a cura di Gianni Latronico sul: “VOCABOLARIO DEL DIALETTO FERRANDINESE” di DINO D’ANGELLA edito dalla tipografia i. m. d. lucana s.n.c. Dedicando il pregevole “VOCABOLARIO DEL DIALETTO FERRANDINESE” a Mimì Bellocchio, Dino D’Angella dà il là ad un’opera imperniata sulla figura del vate di Ferrandina, che aleggia sovrana dall’inizio alla fine, con le sue scoperte sulle regole di Pitagora, i suoi aneddoti esilaranti e la sua immortale poesia. È come se il D’Angella ne avesse accolto il testimone, proseguendo l’opera dello stesso e del sottoscritto: “Ferrandina tra penna e pennello” – Ediz. BMG – Matera. Il dizionario comprende avvertenze fonetiche e abbreviazioni, nozioni grammaticali e sintattiche, tavole delle varietà dei dialetti lucani, elenco dei processi fonetici e dei vocaboli tipicamente ferrandinesi, con rispettiva traduzione in italiano. L’introduzione si rifà ai 5 volumi dell’Enciclopedia di Padre Carlo Palestina (illustrata a colori, esclusivamente dalle mie opere pittoriche e poetiche sull’antica Ferrandina) ed alle ricerche storiche di Sorge, De Vita, Galante, Caputi, Centola, Magno, D’Amelio, Pugliese, Franco Lisanti e Nicola Pavese, concludendo con un elogio a Mimì Bellocchio, che: “…dà dignità al dialetto, troppo sacrificato sull’altare della lingua nazionale (e oggi anche della globalizzazione), in quanto i suoi scritti rispecchiano la lingua viva, dinamica e spontanea. Egli riscatta il dialetto dalla cultura, secondo cui il dialetto è un sottoprodotto della lingua o una lingua subalterna. Il dialetto è una lingua a pieno titolo, che non va disprezzato ma appreso, in quanto può arrivare a cogliere l’ethos, l’identità di un individuo e di una comunità. Ogni comunità deve custodire il suo patrimonio dialettale a qualunque costo, pur interagendo con altre realtà, per non perdere la propria identità…” Condividendo questo pensiero e servendomi del “Vocabolario del dialetto di Ferrandina” di Dino D’Angella, io sto traducendo tutt’e tre le cantiche della Divina Commedia in dialetto ferrandinese, non per restringerne la visuale, ma per ampliarla, sognando con Mimì Bellocchio di farne il nuovo esperanto, come avviene nella sua Commedia “Zell sòpa zell”. Dopo aver elencato i soprannomi in base alle diverse provenienze, alle abitudini, alle famiglie, al patronimico, la quarta parte passa in rassegna nomi, mestieri, contrade rurali e urbane, feste popolari e religiose, tradizioni popolari, usi e costumi, concludendo con l’analisi di eventi naturali, come nascita, fidanzamento, matrimonio, ecc. La quinta parte tratta i canti popolari della Basilicata di Franco Novello, con un accenno ai “Canti popolari di Ferrandina” di Anna Maria Mangieri Mazziotta, facendo riferimento al Gruppo Folk Uggiano di Daniele Gallo. Esamina poi dei brani in dialetto ferrandinese, alcuni scritti inediti di Mimì Bellocchio, pervenendo ai vari modi di dire e finendo con spassose filastrocche. Il contenuto è sapido, la forma è garbata, la lettura è gradevole, ammiccante, allettante, capace di cambiare il pensiero, l’atteggiamento e la vita di un uomo. Questo vuol essere un caldo invito alla lettura di un capolavoro, che genera altri capolavori, come mi auguro succeda alla “Divina Commedia” in dialetto ferrandinese, visibile in: www.diablogando.it di: Gianni Latronico
    GIANNI LATRONICO gianni.latronico@libero.it
    Diario di un cane malato
    Mi è capitato di leggere casualmente diario di un cane malato, di Adami Alessio. Dico casualmente perché l'ho acquistato su ibs credendo che fosse altro. Bé ne sono rimasta entusiasta, ne ho parlato con alcuni amici di chat ed anche loro, quelli che lo hanno letto, ne sono rimasti contenti. Ho consultato la casa editrice dove è stato pubblicato, non è molto famosa, almeno nei supermarket non c'è. Cmq, è proprio vero che sono i libri a trovare le persone e non viceversa. Avevo bisogna di una scrittura asciutta, vera, una boccata d'aria fresca. L'ho trovata. Aria fresca, un vento fresco che mi ha aiutata al cambiamento. Se volete prendere coraggio per un cambiamento, questo libro può darvi forza
    Assandira
    "Assandira", di Giulio Angioni (Sellerio 2004, 9 euro) è un libro di una forza inusuale di questi tempi di scrittura o intimista o giallo-nera, sia per ciò che fa sentire sia per ciò che pone come problema del nostro tempo. Se non bastasse il turismo che si ciba delle identità dei popoli visitati, qui c'è anche in primo piano il problema epocale delle forme nuove di procreazione, quella senza sesso, novità inaudita che in Assandira viene presa sul serio come novità antropologica e non solo come soluzione del problema della sterilità. Un libro bello e importante, affusolato come un missile, che coglie nel segno. E, in più, una Sardegna lontanissima dagli stereotipi vacanzieri ed esoticheggianti.
    OceanoMare
    In realtà non mi ha cambiato la vita, è troppo complicata per essere cambiata da un libro. Però mi ha dato un'ulteriore chiave di interpretazione per capire alcuni altalenanti stati d'animo che mi travolgono continuamente. Oceano Mare è passione, è incostanza, è cambiamento di rotta repentino, è linearità, è caos, è odi et amore. Non sono forse queste le spezie essenziali di una vita? E a chiunque non riesce a vedere e a comprendere questa semplice verità, non chiedo altro che fare silenzio, almeno sino a quando non ha iniziato ad osservare se stesso.
    LA DAMA E L'UNICORNO
    di Tracy Chevalier. Siamo a Parigi nel 1500. Un nobile commissiona degli arazzi per il suo salone: la famosa serie della Dama e l’Unicorno, tuttora esposti in un museo di Parigi. Intorno a questi arazzi si muovono diversi personaggi e le rispettive vicende: il nobile Jean Le Viste, marito burbero e padre distaccato la moglie Genevieve, frustrata nelle sue aspirazioni la figlia Claude, adolescente irrequieta, ansiosa di aprirsi alla vita, fondamentalmente ribelle il pittore degli arazzi, Nicolas, giovanotto intraprendente, amante esuberante di cui Claude si innamora, ricambiata la famiglia del tessitore, con la figlia cieca invaghita del pittore. Ma i veri protagonisti sono i cinque arazzi che diventano simbolo ed espressione di potenti sentimenti scaturiti fra i personaggi. L’arte: specchio di sé e dell’altro. Romanzo avvincente, un po’ piccante.
    LA DONNA CHE VISSE PER UN SOGNO
    di Maria Rosa Cutrufelli. E’ un romanzo storico e i romanzi storici mi piacciono. Mi ha attirato anche la copertina: ritratto di donna, e le riproduzioni di quadri mi piacciono. Stile scorrevole e lettura piacevole. Trucco letterario: gli accadimenti sono narrati da più personaggi, tutte donne, e quindi vengono interpretati da più punti di vista; credevo fosse questa una genialità stilistica, in realtà sto già leggendo un altro libro stampato precedentemente con lo stesso escamotage. Siamo a Parigi, ai tempi della rivoluzione francese. Protagonista è OlYmpe de Gouges, donna impegnata in politica, nel mondo dell’arte, ideatrice della Carta dei Diritti della Donna ed eroina di quella fase immediatamente successiva alla presa della Bastiglia. Una figura grande e colta dall’autrice nel suo aspetto più umano di donna fra donne a lei diverse, di madre poco amata, di suocera ammirata e riconosciuta, di semplice compagna da proteggere. Sullo sfondo, l’orrore di un periodo chiamato Illuminismo. Era tra i cinque libri candidati al Premio Strega.
    P.PULLMAN Non solo autore per ragazzi
    Pullman è senza dubbio uno dei maggiori esponenti della letteratura per ragazzi. Una narrativa ricca di sensazioni, carica di personaggi stravaganti a cui non ci si può fare a meno di affezionare. Per questo se volete tornare a guardare il mondo con gli occhi di un ragazzo non potete fare a meno di leggere uno dei suoi più belli capolavori "Il conte Karlstein" oppure il secondo della serie delle avventure di Sally "l'ombra del Nord" giallo ambientato in una Londra decadente di fine ottocento. Leggete uno e non riuscirete più più a staccarvi da questo autore.



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