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    febbraio 05
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    il RECINTO di Amanda Nebiolo
    Profondo il libro, splendida l'autrice. Ho avuto la fortuna di incontrare Amanda ad una presentazione dopo aver letto il suo libro e sono rimasto affascinato dalla sua personalità, perfettamente in linea con i contenuti che riesce ad esprimere, attraverso i suoi scritti così come attraverso le due dirette parole. Il Recinto è l'ancora per chi si trova alla deriva, le riflessioni della Nebiolo, l'isola in cui poter approdare.
    Simone (simone@tiscali.it)

    GUARDANDO LA FINE DEL MONDO - DEIAS RICCARDO
    Amo da sempre i romanzi particolari, quei libri insomma che possono cambiarti la visione del mondo o che ti trasmettono qualcosa che mai avresti pensato di vivere... Il romanzo che ho letto " Guardando la fine del mondo " ( Deias Riccardo ) è esattamente quel tipo di Romanzo che mai ti aspetteresti di leggere... Perchè ? Bhè perchè leggendolo ti accorgi che mentre vivi alcuni istanti della tua vita, capisci che in fondo tutto potrebbe essere diverso... Insomma chi di voi non ha mai avuto la sensazione ad esempio di vivere in un deja vu' ? Questo Romanzo è molto piu' profondo è assurdo di quanto voi possiate immaginare e il mio consoglio è di leggerlo almeno una volta nella vita... Se poi debba diventare una ragione o un simbolo di vita questo dipenderà solo dalla vosta passione e dalla vostra pazzia... Insomma... è tutto reale quello che ci circonda ? E se dovessimo ritrovarci in un luogo diverso da come ce lo immaginavamo ? Tra incubi e realtà oltre ogni immaginazione ? Coloro che amano Stephen king, Kafka, Crichton e amici sono avvisati... Buona lettura.... sempre che non vogliate avere in futuro seri problemi mentali !
    Andrea (la_nostra_liberta@yahoo.it)

    Le Anime Meschine
    Ritratto cinico, a tinte forti, di realtà piccole e desolanti, non così distanti dalla nostra quanto vorremmo. Racconti estremi, edulcorati e spassosissimi, da leggere tutti d'un fiato.
    Gabriele (gabriele.morri@iol.it)

    Le anime Meschine di Gabriele Cecchini
    Nei protagonisti di questi quattordici racconti e nelle vicende in cui essi si trovano coinvolti, possiamo trovare, se pur con toni amplificati, le emozioni e i sentimenti che spesso le persone comuni nascondono dietro una maschera di educazione forzata e di falso perbenismo. Scopriamo che odio, paura, meschinità e cattiveria sono sentimenti insiti nell’animo dell’uomo, sono difficilmente superabili, e spesso provocano conflitti interiori dalle tragiche conseguenze. Leggendo questo libro mi è venuto spontaneo associarlo ad un contesto “teatrale”; il pubblico ammira lo spettacolo che gli viene proposto sul palco, ma non gli è dato sapere quello che accade dietro al sipario. Al contrario i racconti di Gabriele ci mostrano proprio il “dietro le quinte” dell’essere umano, i suoi pensieri meschini e la cattiveria che pervade la quotidianità della nostra vita. In fondo basta guardare un telegiornale per capire che dietro una persona apparentemente “normale” spesso si celano malvagità e perversione. L’autore quindi è riuscito a raccontare in modo semplice, spesso divertente, e con scene di vita quotidiana proprio questa altra faccia dell’essere umano, e quindi ritengo che la lettura di questo libro sia un’ottima occasione per riflettere un po’ di più su noi stessi. Buona lettura a tutti!
    Elisabetta (rbetta@libero.it)

    L'albergo dei poveri
    Tahar Ben Jelloun ci consegna Napoli con una storia senza tempo, sospesa tra verità e immaginazione, vibrante di emozioni e di sorprese. E’ la Napule mille culuri che canta Teresa De Sio, la Napoli portata in scena dal grande Edoardo de Filippo, la Napoli degli scugnizzi, la Napoli metropolitana, la Napoli del caffè, della pizza e degli spaghetti, la Napoli della cultura e dell’arte, la Napoli di San Gennaro… E’ la grandezza e lo squallore, l’allegria e la solitudine, la modernità e la miseria. E’ la città che incanta, che delude, che sorride , che piange: la Napoli che urla e quella del dignitoso silenzio… “Ho sognato Napoli con poche parole e poche immagini, l’ho inventata come chi scrive una storia partendo da un’intuizione, come chi veste una donna amata con parole semplici, come chi la spoglia con delicatezza…”: Tahar Ben Jelloun dipinge gli spazi del mistero, delle esagerazioni, della disperazione, della carica umana, dell’ingegno e dell’istinto della sopravvivenza. Narra ciò che resta tra le pieghe di una tela stropicciata con il candore di chi scopre con stupore, con la veemenza di chi è guidato da un istinto d’amore. Lo scrittore giunto a conoscere Napoli per trarne l’ispirazione ad un’opera da presentare ad un concorso letterario, si perde nei sotterranei dell’Albergo dei Poveri, il monumentale ospizio che Carlo III di Borbone fece costruire per nascondere il “fastidioso spettacolo” della miseria umana. Lì incontra la vecchia, l’incarnazione di Napoli: distrutta dagli anni e dai dolori di una vita difficile, provata nel corpo, divorata dal passato e dalla consapevolezza degli orrori della realtà, delirante nella fantasia e nell’enfasi di stravaganti nobiltà, la Vecchia è la regina della corte dei miracoli, la memoria storica di Napoli, la guida per i meandri del labirinto della vita della città. Lo scrittore viaggia nella storia, nelle tradizioni, nei limiti, nella eccezionalità, nel cuore di Napoli attraverso i personaggi, le storie, i ricordi che la Vecchia gli presenta. E’ un viaggio curioso, affascinante, commovente, esilarante, penoso… perché luce e tenebre non rispettano i loro orari, tutto si confonde, nulla è assoluto, non c’è logica senza sentimenti che la incrinino, la devino, la modellino. Il paradosso può concretizzarsi, la menzogna diventa credibile e ciò che è vero magari svanisce… Il “rigore dell’assurdo” è il potente motore della Vecchia, depositaria di un patrimonio umano assai più esteso dei confini della città. Napoli nasce, vive, cambia, si ferma e poi corre in ogni brandello di storia custodito da quell’oscuro inferno di Napoli fatto di derelitti, di sfortunati, di deboli,… la città mostra i suoi mille volti nelle favole, nella strana saggezza, nelle stanche glorie e nei tremendi rancori della Vecchia. Ci sono lo splendore e l’affanno in ogni riga, in ogni dettaglio e lo scrittore ascolta e raccoglie la voce di un mondo di violenze e di gioie, soprusi e di bontà, di fantasia e di pigrizia, di speranze e di amarezze. Sente crescere qualcosa in lui, comprende di aver vissuto, amato, respirato, toccato, provata ogni momento: Napoli non è sullo sfondo, è ciascuna di quelle storie, di quelle vite, di quei percorsi… La città pulsa nel cuore dei vicoli, negli entusiasmi, nelle lacrime e nelle preghiere accorate, nella baldoria e nell’animo giocoso, ribelle, forte, travolgente. Napoli è il concentrato di vizi e virtù, l’espressione variegata e prorompente degli umani caratteri, è il fascino che non si spiega… Tahan Ben Jelloun dietro l’apparente flagello della povertà e dell’immaginazione, trova un tesoro. L’Albergo dei Poveri è il luogo magico della vera ricchezza, quella delle passioni. Le passioni sono la vera essenza della vita, la dolcezza infinita dell’interiorità che non si arrende…
    Irene Spagnuolo (i.spagnuolo@alice.it)

    La Fortezza della Solitudine - Lethem
    questo libro mi ha stregato, riempiendomi di immagini, riempiendomi di tatti che non conoscevo. è il mio tramite tra l'adolescenza e l'età adulta. vorrei solo che tutti lo leggessero. un romanzo così solare e vivo. con intense immegini, vivide. dietro alle avventure di un bambino che arriva passando le epoche più innovative e psichdeliche di New York. questo libro lancia al lettore nuovi spunti, nuove letture, nuovi fumetti, nuove scoperte musicali... intrecciandoli al miele che riluce al sole. un capolavoro. piangerete di gioia.
    Fabio Padovan (fpadovan@hotmail.com)

    Non più sola
    La scrittrice Maria Di Grumo alla prima esperienza come autrice mostra le sue qualità di attenta scrutatrice dell’animo umano nel primo romanzo “Non più sola”. L’incontro con la sofferenza è il filo tragico che tiene legate le vicende. E' un libro di sentimenti puliti e di emozioni. Nelle 178 pagine s’incontrano personaggi disegnati dalla penna della scrittrice che punta a sottolineare il valore dell’amicizia, della solidarietà e dell’amore. Molte donne potranno riconoscersi nelle sue parole, donne segnate dalla malattia del secolo, infatti alcuni episodi si svolgono all’interno di un ospedale. Un uomo che ha significato tanto durante l’adolescenza della protagonista ritorna dal passato, il suo affetto mai sopito saprà curare le ferite del corpo e dell’anima della donna così duramente provata dal destino, un amore vero, incondizionato, che sa guardare oltre l’apparenza fisica, perché la bellezza - secondo la Di Grumo - risiede nell’anima, non in un profilo perfetto. Con parole del quotidiano, chiare, l’autrice narra una storia intrisa di speranza, lo stile piano rende agile la lettura che corre veloce sino alla fine dove si sciolgono tutti i nodi del racconto. Dopo tante incertezze, ansie, la vita riprenderà il suo corso e Terry non sarà più sola.
    Margherita

    Gli Adelphi della dissoluzione-Maurizio Blondet
    Più colto del Codice Da Vinci (ci vuol poco), più godibile di Stephen King (non ci vuole moltissimo), più velenosamente dietrologico di qualunque edizione Kaos (ce ne vuole tanto): solo un genio come Blondet può affermare che "Bataille è Nietzsche dopo la pazzia".
    Giorgio Betti (giorgiobetti@gmail.com)


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