Ricercario
di Luigi La Rosa
A proposito di letture:
Dalla parte del fuoco
di Romolo Bugaro
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due vicende intrecciate,
due racconti umani
destinati a incrociarsi
sullo sfondo infuocato
di una contestazione
che testimonia
cifre e malesseri
di un Paese difficile
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Cari Amici
La primavera naviga ormai a vele spiegate sulle onde di queste calde giornate di maggio. Confesso che questa settimana Ricercario si è concesso diversi momenti di relax. Mi è piaciuto passeggiare, perdermi per le strade brulicanti di una città che a momenti sembra trasformarsi nel manifesto dell'estate e della solarità.
Ho osservato. Moltissimo. Visi di giovani, di uomini, donne, bambini, ragazzi in movimento. Sugli autobus, tra i tavolini dei bar, alle fermate dei tram, fra un corridoio e l'altro della metropolitana. E ho molto pensato. Alle esistenze di ciascuna di queste persone, ai suoi desideri inespressi, al suo destino sconosciuto che silenziosamente s'innesta alla sorte collettiva di questa strana Italia contemporanea. Ho provato a immaginare il futuro di questo nostro paese fortemente alla deriva.
Mi trascinavo dietro un libro particolare e molto intenso. "Dalla parte del fuoco", del padovano Romolo Bugaro (Sintonie Rizzoli, pp. 167, 12 euro).
Inizio della lettura: sull'autobus 64 che da Corso Vittorio mi portava alla stazione Termini. Conclusione: sopra la panchina che guarda l'edicola di piazza Risorgimento, tra le quindici e trenta e le sedici di un pomeriggio qualsiasi.
Una storia crudamente realistica, pensavo. Una storia bella, che passa per le vie di comunicazione dei sentimenti, della rabbia, dell'indignazione.
Un romanzo che si riallaccia tenacemente alle vicende che tutti noi abbiamo direttamente o indirettamente vissuto nei mesi scorsi. I mesi dell'accesa contestazione contro la globalizzazione. I giorni degli scontri in piazza, delle violenze, delle lotte di pensiero.
Ebbene, questo sentimento di partecipazione civile attraversa come una musica sottile, la scrittura di Romolo Bugaro, animandola dal suo interno.
Il primo dei due protagonisti è un ragazzo qualunque, che vive la sua quotidianità come tanti altri, innamorandosi e cercando di capire quale sia il suo ruolo nel mondo. Ma la traiettoria dei suoi passi finisce per toccare un'altra pericolosa linea esistenziale: quella sulla quale si sta muovendo il dottor Felici, imprenditore alle prese con il tormentoso desiderio di riscatto della sua generazione.
Il racconto, retto sull'alternarsi continuo dei due piani temporali, riporta alla superficie della pagina desideri accesi mossi dalla volontà di lasciare un segno, emotività latenti ma così dense da trasformarsi in abissi interiori veri e propri, tra i quali a volte capita di perdersi, di non ritrovare più se stessi. Il ragazzo racconta alla polizia in una accorata cronaca dell'io narrante. L'uomo, invece, è osservato alle spalle dalla presenza rispettosa dello scrittore, abile nell'entrare e uscire dalla narrazione e nel divenire egli stesso cronista, fantasma, ipotesi, suggestione psicologica.
La scrittura è nuda, semplice, efficace, assolutamente priva di qualsiasi manierismo e ricercatezza. Capace insomma di puntare a quei sentimenti che non tollerano esemplificazioni ed eufemismi, che parlano del vero.
Cari amici, da tempo non leggevo un libro tanto ancorato al presente e tanto desideroso di raccontarlo.
Tra le pagine filtra una passione civile che è la forza stessa del romanzo, il suo meraviglioso colore politico, la sua fede silenziosa.
Non potevo non immedesimarmi in questi amabili personaggi che mi è parso di ritrovare negli uomini, le donne, i ragazzi delle mie passeggiate pomeridiane. Troppo piccolo è lo scarto che separa tali figure narrative da quanti mi stanno accanto, quanti pensano, sognano, si indignano come me contro questo mondo globale che uccide le minoranze e le diversità.
Pasolini docet, cari lettori. Non aggiungo altro.
Alla prossima settimana.
Cose di cui non preoccuparsi:
Non preoccuparsi dell'opinione comune.
Non preoccuparsi delle bambole.
Non preoccuparsi del passato.
Non preoccuparsi del futuro.
Non preoccuparsi del fatto che si cresce.
Non preoccuparsi del fatto che qualcuno ti passi avanti.
Non preoccuparsi del trionfo.
Non preoccuparsi dei fallimenti
a meno che non accadano per colpa tua.
Non preoccuparsi delle zanzare.
Non preoccuparsi delle mosche.
Non preoccuparsi degli insetti in generale.
Non preoccuparsi dei genitori.
Non preoccuparsi dei ragazzi.
Francis Scott Fitzgerald
(da una lettera alla figlia Frances - 8 agosto 1933)
Qualche cenno biografico sull'autore
Romolo Bugaro (1961) è nato a Padova dove vive e lavora. Ha pubblicato "Indianapolis" (1993, 2000), "La buona e brava gente della nazione" (1998) con cui è stato finalista al Premio Campiello e "Il venditore di libri usati di fantascienza" (2000).
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