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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    A proposito di letture:
    “La straduzione”
    di Laura Pariani

    il racconto indimenticabile
    dell’esperienza argentina
    di Witold Gombrowicz
    filtrato dalle poetiche pagine
    di Laura Pariani
    una storia tenera, intensissima
    sulla vocazione della scrittura
    che diventa ritratto esistenziale,
    volontà artistica impetuosa,
    scelta di vita irrinunciabile

    Cari Amici

    Questa settimana prendo parola per proporvi un libro che mi ha davvero commosso molto. Un romanzo indimenticabile, scritto con parole di dolore e di nostalgia, ma pure parole di passione e forza ostinata, parole di fede cieca e vocazione civile.
    Le parole di Laura Pariani, bravissima come a ogni libro e come sempre ostinatamente intellettuale.
    Come definire altrimenti l’ossessione infaticabile di scrivere, scrivere al di là di qualsiasi risultato editoriale, scrivere come unico modo di essere al mondo, di respirare, di sentirsi vivi, quando tutto parrebbe disperatamente essere contro di te e il tuo sogno di ribellione?
    La scrittura è sempre ribellione. Guai se non fosse questo. La scrittura è pietra acuminata che cerca il cuore, scavando strati di carne e recidendo le arterie del compromesso, le mute ramificazioni dell’accettazione.
    E’ su queste straordinarie premesse che si sviluppa “La straduzione”, il nuovo, intenso romanzo di Laura Pariani (Rizzoli, pp. 203, 15 euro).
    Una volta iniziato non ho potuto più abbandonarlo. Lo giuro. Me lo son trascinato dietro per mezza Roma. Praticamente ovunque andassi.
    L’ho amato come poche cose si amano, quelle più vere. Perché tra le pagine ho sentito il fremito della verità, l’ostinazione del volere assoluto.
    Il voler essere scrittore, il voler affidarsi alla vita immaginaria se quella vera morde profondo. Se la vita reale non ci comprende e non ci vuole.

    E’ quello che fa Witold Gombrowicz una volta approdato in Argentina. Hitler minaccia l’orrore della sua Polonia, la povertà minaccia l’azzurro dei suoi cieli. Gli stessi di Borges e Casares. Gli stessi che coprono lacrime e sogni, e notti senza cibo.
    Eppure, Witold non si piega davanti a niente, pronto a ricominciare daccapo, a risollevarsi dall’umiliazione del suo perenne scacco esistenziale. Sarà uno scrittore, comincerà a raccontare in una lingua che non gli appartiene. Sente che sarà grande, vuole disperatamente esserlo. In realtà, lo è già. Lui che rifiuta i circoli intellettuali cittadini per cercare la scossa del tempo fuggito in una vita da irregolare, ai margini della nudità interiore e della scarnificazione emotiva, a fianco di un altro giovane che come lui coltiva un sogno difficile ma appassionante. Il pugilato.
    L’amico troverà la morte. Lui la gloria. Ma ci vorranno anni e giorni e notti, bisognerà che il tempo solchi ancora pupille e cartilagini, che si avviti ai muscoli del pensiero come una muffa cancerogena, pronta a divorare ogni cosa nella sua proteica crescita, ma destinata a generare fortissime stimmate di nostalgia e passione.
    Che dire, lettori miei, che aggiungere? Nulla. Ogni parola mistifica, dei grandi romanzi non si dovrebbe mai parlare.
    Bisognerebbe soltanto leggerli e amarli, in silenzio. O urlandoli al mondo.
    Alla prossima settimana amici, buona lettura.
    A Laura Pariani, i più sentiti auguri per il suo meraviglioso impegno narrativo.

    Breve profilo biografico dell’autrice

    Laura Pariani (Busto Arsizio 1951) ha pubblicato per l’editore Sellerio nel 1993 “Di corno e d’oro”; nel 1995 “Il pettine”. Presso Rizzoli è uscita nel 1997 una raccolta di racconti “La perfezione degli elastici (e del cinema)”, nel 1999 “La signora dei porci”, nel 2001 “La foto di Orta”, nel 2002 “Quando Dio ballava il tango”, nel 2003 “L’uovo di Gertrudina”. Per Casagrande è apparso nel 2000 “Il paese delle vocali”.

    Luigi La Rosa