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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    di Luigi La Rosa

     

    A proposito di letture:
    “Pausa caffè ”
    di Giorgio Falco

    un libro incredibilmente moderno,
    che rielabora l’abusato concetto
    di trama e di struttura narrativa
    nei termini di una narrazione corale,
    polifonica, legata al vivere contemporaneo

    un esordio straordinario, innovativo,
    certamente destinato a lasciare un segno
    nel caotico panorama del nostro tempo

    Cari Amici

    Quando capita di leggere qualcosa di assolutamente nuovo e originale, come trattenersi dal parlarne subito ai propri amici?
    Lo confesso: per me è praticamente impossibile. Il mio impegno in rete, poi, complica notevolmente le cose.
    Pertanto: è successo nuovamente. Mi è capitato di cominciare un altro dei miei numerosi libri settimanali, sfogliato quasi per gioco con quel fondo di provocazione mescolata a sfida sottintesa che ogni opera sconosciuta sembra sempre sul punto di lanciarci.
    In fondo, è un rito che ha qualcosa di sensuale, di animale, un’armonia di profferta e risposta, di invito e accettazione. O di totale rifiuto in qualche caso. Qualcosa che somiglia all’amore. Al richiamo misterioso e infallibile dell’amante sull’oggetto del desiderio. Prima l’invito di una storia ancora da scoprire, successivamente il lento piacere insinuante della parola. Alla fine sei bell’e cotto, completamente assorbito e travolto dallo stile di un narratore che domani saprai già di amare e sentire tuo.
    Mi è accaduto recentemente con una delle ultime uscite di Sironi. Il libro s’intitola “Pausa caffè” (pp.343, 14 euro) e lo firma Giorgio Falco, che fa così la sua apparizione nel panorama della narrativa contemporanea.

    Un libro, appunto. Non ho parlato di romanzo, perché non si tratta affatto di un romanzo. Non di quelli che siamo abituati a leggere nel senso tipico del termine almeno. Di romanzo si potrebbe parlare se estendessimo di appena un centesimo di millimetro le nostre coordinate mentali. Perché il testo, germogliato per contaminazione dal moltiplicarsi delle voci e da una polifonia che diviene via via più avvincente a ogni pagina, costruisce una storia pressoché totale, disperata ma autentica: la storia dell’uomo di oggi inserito nell’ingranaggio della produzione sociale.
    Un uomo-vittima di immaginata memoria, un uomo-alieno barcollante ma motivato, le cui voci ricordano il suo gemello di qualche millennio addietro.
    Gli stessi lamenti, la stessa passione, la stessa rabbia incontenibile che diventa passo passo forma, riempie spazi di scrittura, incide pagine di accesa testimonianza civile. Una parola, quindi, che conquista i territori sui quali si posa, i luoghi del malessere che penetra come un bisturi.
    Lungimirante lo scrittore e lungimirante questo suo uomo logoro di mal sociale e brutalmente oltraggiato.
    Giorgio Falco, come disincantato Diogene, traccia i confini di una truce epica postmoderna dagli infiniti accordi: voci che ha ascoltato, che ha rubato alla strada, ai tavoli dei caffè, ai banconi dei bar, alle mense degli uffici, al timbro dei cartellini, nelle anticamere di fertili sale d’aspetto, alle fermate degli autobus, nei sottoscala delle metropolitane.
    Voci di uomini, donne, ragazzi. Voci di bambini mai cresciuti. O di vecchi che non sanno di esserlo diventato.
    Voci di sognatori stuprati dalla vita e dalle occasioni perdute. Voci che rimbalzano su strane perle di eco e di cristallo.
    Voci che s’incrociano, lottano, s’intestardiscono tremolando sulla nuda carta significante del proprio malessere.
    Voci che scarnificano appresso a una speranza di riscatto mai raggiunta o mai pienamente soddisfatta.
    Le voci cui lo scrittore dà anima e volume, si allungano oltremisura, si stendono, si contorcono sferragliando l’una contro l’altra. Incrociando evoluzioni, possibilità, traiettorie di pensiero. Diventano linee di confine tra noi e il mondo.
    Voci, voci, voci dovunque, alte e basse, voci pulite o rauche, voci che lanciano appelli e imprecano contro il nemico-capitalista, nemico-padrone, nemico al quadrato di tutti. Alle voci Giorgio Falco affida il compito di tracciare le coordinate direttive del suo progetto.
    Le voci sostituiscono i capitoli, i personaggi, i registri del dettato: in esse c’è tutto alla massima potenza: non bisogna cercare altrove ciò che è davanti ai nostri occhi, luminoso e delirante.

    L’idea è assolutamente azzeccata, pregnante, originale. A cento anni da Joyce, Giorgio Falco sceglie ancora la ribellione alle strutture come forma di espressione e d’interrogazione del reale.
    Si esce da “Pausa caffè” con una sazietà che somiglia alla sensazione che si ha di ritorno da un viaggio interessante e pieno di cose.
    Ce ne sono davvero tante di cose, in questo bellissimo libro.
    Andateci a dare un’occhiata, amici. Non ve ne pentirete.

    Qualche cenno biografico sull'autore

    Giorgio Falco è nato nel 1967. Lavora a Milano nelle telecomunicazioni. “Pausa caffè” è il suo primo libro

    Luigi La Rosa