Ricercario
di Luigi La Rosa
A proposito di letture:
Nel regno di Acilia
 |
anni Cinquanta, lo sfondo arcaico
di una provincia da ricostruire,
la memoria della guerra alle spalle
e una dimensione incantata
nella quale un gruppo di adolescenti
compiono la propria dolorosa formazione
|
Cari Amici
Buona settimana da Ricercario. Anche giugno srotola velocemente i suoi fasti di luce e di fuoco: tra un po’ sarà tempo di mare.
Questa settimana il mare l’ho osservato a distanza. Non perché mi trovi ancora fisicamente a Roma, in città, ma perché ci sono arrivato da una visuale privilegiata. Un percorso prettamente narrativo.
Ci sono entrato con le parole del nuovo romanzo di Marco Baliani. “Nel regno di Acilia” (Sintonie Rizzoli, pp. 393, 16 euro).
A dire il vero sono entrato dentro a tante cose, non soltanto il mare. Sono sceso fin dentro la terra, dentro il fango che circonda le basse baracche in cui vivono i quattro giovani protagonisti della vicenda. Sono entrato nella loro aula scolastica, dove il maestro Finelli intrattiene i suoi poetici racconti sulla vita di Russia.
Ho atteso davanti alle porte delle casette abusive, bagnandomi i piedi nei canali putrescenti della periferia romana, in una quasi totale mancanza di elettricità che mi ha spinto a raggiungere i campi e recuperare emozioni lontane dal mio tempo e quindi dotate di una mitica poesia.
Questo accadeva mentre leggevo il bel libro di Baliani che consiglio da subito a tutti i miei lettori.
Avveniva mentre lasciavo scorrere gli occhi sulle lettere stampate che di colpo assumevano – some solo nelle grandi pagine accade – una vita autonoma, cominciando a battere, pulsare, coagulare pensieri.
“Nel regno di Acilia” è uno di quei romanzi totali, che hanno il potere di catapultarti violentemente indietro nel tempo. La forza è quella della sua verità, della sua credibilità, del suo bisogno di dire tante cose e regalarti insieme il piacere di una buona storia.
Ci sono momenti di assoluto incanto (come ad esempio quello della ricerca delle bombe inesplose per la campagna) accanto a pomeriggi di indimenticabile tragicità (come quello che si trova a trascorrere il piccolo narratore, prigioniero del gruppo di mascalzoni intenzionati a iniziarlo al sesso). Pure il linguaggio si insinua magistralmente in questo percorso di comprensione della realtà: le parole sembrano strappate alla strada, sono parole che restituiscono sentimenti, malesseri, contraddizioni. Hanno i piedi sporchi, come i personaggi del romanzo. Qualcuno ha anche una sorella maggiore soprannominata Francesina, che appare qua e là tra le righe e incanta per la sua femminilità velata di ritrosia. Baliani sa ritrarre narrativamente la passione tenace, il mistero della scoperta, i morsi della fame e della solitudine. Il tutto in una sorta di affresco che si accresce a ogni nuova pagina, un ritratto corale che racconta non soltanto la vicenda complessiva, ma un passaggio della vita di tutti – l’adolescenza e i suoi brutali riti di formazione – su uno sfondo storico ancora presente nelle testimonianze di genitori o anziani parenti.
E c’è la morte, presenza onnivora e divorante. La morte d’annegamento e la morte per incidenti di lavoro. La morte assassina che accompagna gli uomini senza differenze di età e sconti per nessuno, come nella vita vera.
Un libro che aspettavamo da tempo, in cui si narra di amori, di guerre passate, di povertà imminenti.
Si parla di piccoli eroi senza passato dai nomi stravaganti come Sorcio, Rana, Polmone e Achille, come quello del celebre scudo. Tutto possiede un candore che sottolinea e ribadisce, su tutto piove la luce affabulatoria di un’immaginazione notevole.
Amici, leggete Marco Baliani. Non ve ne pentirete.
Mi piacerebbe se potessimo parlarne insieme.
Qualche cenno biografico
sull'autore
Marco Baliani (Verbania 1950) è attore, autore e regista. Con lo spettacolo “Kohlhaas” tratto da von Kleist inventa il teatro di narrazione, originale percorso di ricerca che segna la scena teatrale italiana. Come attore cinematografico ha partecipato a film di Mario Martone, Cristina Comencini, Francesca Archibugi. Ha pubblicato con Felice Cappa “Francesco a testa in giù” (2000), insieme a Mirto Baliani, il libro per ragazzi “Il signor Ventriglia” (2002) e per Rizzoli “Corpo di Stato” (2003).
|
Luigi La Rosa
|