Ricercario
di Luigi La Rosa
A proposito di letture:
“Quando Dio ballava il tango”
di Laura Pariani
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arriva in libreria,
tra i nuovi volumetti Bur,
uno dei migliori romanzi
dedicati all’universo
argentino dell’ultimo secolo
la penna visionaria
di Laura Pariani
torna a narrare
l’indimenticabile nostalgia
di un’epoca che lascia il segno
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Amici,
Rieccoci, dopo la breve pausa estiva.
In effetti, Ricercario ha continuato a seguire un po’ tutti gli interventi dei lettori, il forum è stato aggiornato come sempre.
Grazie a tutti, ovunque vi troviate. Ricomincia un anno pieno di novità, di promesse, di suggerimenti.
E ricomincia all’insegna della buona letteratura: colgo infatti l’occasione per proporvi un romanzo che mi sono trascinato dietro in questi caldi mesi siciliani. Nei mattini, nei pomeriggi, ma soprattutto nelle mie notti, perché è in special modo allora che leggo.
Il libro di cui vi parlo è “Quando Dio ballava il tango” di Laura Pariani (pp. 302, 7.50 euro).
L’opera di una scrittrice nata, che possiede, naturalmente, il dono dell’incanto e il senso profondo della vita.
Il romanzo viene proposto all’interno della nuova collana Bur.
Intanto, il mio plauso ai curatori, per l’eleganza, la raffinatezza, la grazia dell’edizione, con in copertina un suggestivo ritratto “anticato” di donna argentina.
Mi soffermo un momento sull’immagine, come spesso mi capita di fare quando mi avvicino a un nuovo testo.
La collana di piccole perle che scivola sulle spalle nude della donna. Una sigaretta infilata tra le dita. Il cappello lucidissimo.
Ma soprattutto, l’ammaliante ricamo del tessuto che ne ricopre le gambe. In quell’algebra di filo di cotone vedo riprodotta una scienza manuale, una creatività tramandata di madre in figlia, con quella gioia spontanea, quella bellezza greve che sono solo segreti senza tempo.
Avevo amato la Pariani già per i suoi precedenti romanzi. Non molti mesi addietro ero stato catturato dalle suggestioni de “La straduzione”.
Oggi ritrovo una narrazione magnetica, fluente, estremamente corale. Un mosaico di piccoli grandi uomini, piccole grandi donne, affastellati dentro i meccanismi della Storia con un sentimento di toccante attaccamento alla vita.
Un sentimento ultimo, disperato. In tutto questo c’è desiderio di libertà, di vita, energia allo stato puro. Così come energico e vitale è il fiato di questa scrittura estremamente elaborata, ricca di vitalità e di grinta.
Nel romanzo tutte le parole partono sempre dalle cose. E alle cose fanno ritorno dopo aver circumnavigato l’esistenza e i suoi misteri.
Si parla di foto incorniciate, di giorni di antichi sposalizi.
Di brughiere che scuriscono nel rosso della sera.
Di cascine buie che non riescono a contenere i sogni dell’America.
Di ragazzine nervose, che fissano le ombre dei morti.
La scrittrice ci tuffa in un brulicante, poetico microcosmo di storie e di avventure che sentiamo crescere a ogni nuova pagina.
Che ci appartengono, perché imbevute della stessa sostanza della vita: il desiderio.
Cari amici, questa estate ha rappresentato per Ricercario l’immersione nel suo romanzo.
E quando si verifica una simile discesa agli inferi di sé, cresce la fame di storie, soprattutto quelle degli altri, quelle che ti aiutano a credere.
Il libro di Laura Pariani è stato un viatico nei giorni difficili, il discriminante tra incertezze incommensurabili e momenti di estasi.
Consiglio a tutti di leggerlo, non ve ne pentirete.
Alla prossima e buon ritorno.
Qualche cenno biografico
sull'autrice
Laura Pariani è nata a Busto Arsizio nel 1951. presso Rizzoli ha pubblicato “La perfezione degli elastici (e del cinema)” (1997, Premio Sibilla Aleramo 1998, Premio Selezione Campiello 1998, Premio Catanzaro 1998), “La signora dei porci” (1999, Premio Grinzane Cavour 2000), “La foto di Orta” (2001, Premio Vittorini 2001, Premio Selezione Rapallo Carige 2001, “L’uovo di Gertrudina” (2003; Premio Selezione Campiello), “La straduzione (2004).
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Luigi La Rosa
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