Ricercario
di Luigi La Rosa
A proposito di letture:
“Ragazze”
di Friederick Busch
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un romanzo intensissimo e fluente
che dimostra come il poliziesco
sia ampiamente in grado di superare
le barriere del genere
diventando racconto della vita
e delle sue contraddizioni
un paesaggio gelido e sensuale
sepolto nella neve,
e un pericoloso aggressore
di studentesse dietro il quale
si nascondono drammi e solitudini
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Carissimi amici lettori,
Pure novembre è arrivato, galoppando sulla luce ancora calda di queste ultime giornate. Ricercario è in Sicilia, per le solite lezioni di scrittura.
Nell’ultimo viaggio compiuto in direzione di casa avevo con me un libro di quelli che inizi quasi per caso, senza prestarci troppa attenzione.
Sfogli, leggi, rileggi, annoti, finché ti accorgi che la storia ti sta legando a doppia mandata, finché non senti che non avrai scampo, e l’unica via da seguire è quella che ti condurrà fino in fondo, alla fine del racconto.
Avevo in valigia “Ragazze”, di Frederick Busch (pp. , euro), una delle ultime novità dell’editore Marsilio.
L’ho letto nei giorni successivi al viaggio, trascinandomelo da Messina a Catania e da Catania a Messina, divorandolo su autobus, panchine, sale d’attesa, panche d’aula, rifornimenti di benzina, pensiline di pullman. Ne conservo un grandissimo ricordo, ecco perché decido di parlarne.
Ma voglio che prima di entrare nella storia possiamo sentirci nel cuore del suo paesaggio. Un paesaggio bianco e argento, di neve e sale.
Il feroce inverno americano imbianca le colline intorno alle ville della media borghesia dello Stato di New York, obbligando i guidatori alle catene e agli antinebbia.
Venite con me, cari lettori, accompagnatemi un poco: sporgiamoci tutti dalle inferriate del college. Sentite il rumore dei passi nel silenzio asettico dei corridoi, delle sale dove si tengono le lezioni, della presidenza in fondo all’edificio? Sentite come questo strano mondo sembra improvvisamente fermarsi in consonanza alle condizioni meteorologiche?
Sollevate lo sguardo sulle locandine che emergono dietro le porte, ora. Fissate quei manifestini attaccati alla meno peggio e con colla scadente, perdetevi nello sguardo di quelle ragazzine che sembrano dirvi qualcosa, volervi partecipi del loro triste destino. Bocche piccole, socchiude. Vestiti eleganti ma semplici, che annunciano la futura adolescenza. Somigliano a fiori, fiori sul punto di maturare, che qualcuno si è anzitempo premurato di cogliere, di strappare alla terra.
Una di esse è la figlia del reverendo. Il padre gestisce la cappella della chiesa locale, la madre invece è vittima di un cancro che sembra non riuscire ad ucciderla. Due esseri difficili, che hanno perduto la loro piccola. A dire il vero, forse è la ragazzina ad aver scelto di fuggire, di volar via verso un altrove da costruire a proprio piacimento. Ma non possiamo dirlo con certezza, né può dirlo Jack, il poliziotto di turno, che ogni sera ha il compito di assicurarsi che tutto fili per il verso giusto.
La verità è che pure Jack ha qualcosa in comune con quei due genitori distrutti dalla vita. Pure lui ha perso la sua bambina di poche settimane. E il tentativo di salvare il suo matrimonio con Fanny è in realtà solo la ricerca del modo giusto per accettare la verità, le cose di sempre, quella piccola, gelida morte tra le loro braccia impotenti.
La storia si ravvolge su se stessa e sull’intrico di storie che da essa si dipartono. Una solitudine ne insegue subito un’altra, e insieme cercano di cristallizzare le forme che coinvolgono il perimetro di un dramma collettivo, corale, universale ma essenzialmente terreno, materico, prematuramente sporco di sangue e desiderio.
Alla prossima settimana, amici. Leggete “Ragazze”, mi raccomando, non ve ne pentirete. Lo consiglio a tutti per più motivi:
- perché è un romanzo scritto con magistralità e poesia;
- perché è un romanzo poliziesco che smentisce l’angustia dei generi letterari, dimostrando una volta per tutte che al di là di ogni possibile trama e definizione di fondo, ogni storia è soltanto “ciò” che comunica e “il modo” imperscrutabile in cui è scritta;
- perché i personaggi sono amabili, e te li porti appresso per la durata del ricordo, nel fuoco intatto della loro prima emozione;
- perché la chiarezza, la semplicità, l’armonia della storia è un esempio di come oggi, in era di minimalismo imperante, sia ancora possibile raccontare delle storie di grandi sentimenti e forte impatto emotivo;
Breve profilo biografico dell'autore
Frederick Busch è nato a Brooklyn e oggi vive con la moglie nel nord dello Stato di New York. Autore di oltre venti libri, è stato insignito del PEN/Malamud Award, del NationalJewish Book Award, di un premio per la narrativa dell’American Academy of Arts and Letters, e finalista al PEN/Faulkner Award. Ex direttore del prestigioso Writer’s Workshop presso la University of Iowa, è titolare della cattedra di letteratura “Edgar Fairchild” alla Colgate University. “Ragazze”, considerato una delle sue opere più riuscite, è stato “Notable Book of the Year” del New York Times e ha conquistato la critica sia in America che in Francia.
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Luigi La Rosa
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