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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    di Luigi La Rosa

     

    A proposito di letture:
    “Ritratti in letteratura”
    di Antonia S. Byatt

    Archinto manda in libreria
    un autentico gioiello editoriale:
    il saggio di una delle più grandi
    scrittrici inglesi contemporanee
    che s’interroga sul rapporto
    tra immagine e parola scritta

    un testo gradevole, esemplare,
    corredato di eleganti schede grafiche
    che ci accompagna attraverso
    una stupenda galleria di ritratti
    che contraddistinguono grandi romanzi
    della letteratura di ogni tempo

     

     

    Carissimi amici lettori,

    Una settimana difficile, questa. Per tutti. Da tutte le parti. L’inverno pare aver deciso di fare la sua improvvisa irruzione, senza darci il tempo di un cambio di stagione, graffiando di acqua e fango le nostre finestre, facendo salire in maniera impressionante mari e fiumi.
    La capitale sotto la pioggia è stupenda, oltre che malinconica e poetica. Come non facevo da mesi, mi son concesso delle lunghe passeggiate sul fiume, di pomeriggio, osservando il cielo assumere il colore del cristallo e del marmo. Ho visto accendersi le luci tremolanti dei lampioni, che cadono al suolo in lunghe nebulose umide, mi sono perso tra i fari delle automobili in corsa, immaginando storie, destini, pensieri.
    A tenermi compagnia in questa smania di nomadismo, un testo delizioso, di cui vi devo assolutamente parlare. Arriva per i tipi di Archinto, che sta dando alle stampe cose davvero notevoli.
    Antonia S. Byatt, “Ritratti in letteratura” (pp. 97, 16.50 euro). In copertina il ritratto di Ėmile Zola di Manet. Un dipinto bellissimo, ricco di mistero, che ci proietta sin da subito nel tono, nella atmosfere del libro. Uno di quei quadri che ti sembra di sentir parlare, dotato di una sua musica mentale, che t’interpella. Entriamoci dentro, amici, vediamo di che si tratta.

    Dunque, che dire di Antonia S. Byatt, oltre al fatto che rappresenta a mio parere una delle più amabili, geniali, interessanti scrittrici inglesi dei giorni nostri? Oltre al fatto che quando penso a dei libri che mi piacerebbe aver scritto, molti di questi libri sono romanzi della Byatt, storie che penetrano il nostro immaginario con la forza delle loro strutture, lo splendore della loro arte, la capacità d’imbastire edifici sontuosi, che si reggono nello spazio, nel tempo, tramutate dalla scrittura in architetture di stile.
    Antonia S. Byatt è questo, ma pure qualcosa di più. E’ questa capacità di fondere, armonicamente, colore e parola, immagine e lessico, dando alla penna la capacità di brillare come un pennello, una spatola carica di denso colore ad olio, intingendo continuamente l’ispirazione nell’amabile tavolozza delle emozioni e delle forme.
    E’ una delle rare scrittrici che ci portano dentro un mondo, delimitandolo con precisione, rendendolo visibile fin quasi a stordirci. L’Inghilterra, quella di oggi ma quella di ieri, la fredda patria vittoriana del suo primo, celebre romanzo, e il racconto degli anni Cinquanta, che come in pochi altri libri si conquista una dignità epica, da epopea civile e intellettuale.
    Il libro di cui parliamo oggi giunge come a esplicare il mistero che si cela dietro un simile stile. Quel legame imprescindibile tra parola e visione, tra lettera e significato, tra messaggio e risonanza. Antonia S. Byatt ci parla del valore cromatico all’interno del suo registro espressivo, e lo fa con un lento, graduale viaggio all’interno del mondo che ella ama – il mondo della pittura, delle grandi opere del passato.
    Dietro alcuni grandi romanzi si nascondono altrettanto grandi dipinti. La scrittrice toglie il velo alle tele, ce le mostra nella sua realtà comunicativa, ci fa sentire la forza della loro cifra espressiva. Ma lo fa dal punto di vista di chi scrive, di chi sa che ogni cosa può diventare la storia che la coglie e la incornicia. Lo fa con acutezza, intelligenza, classe. Non le mancano poi gli strumenti di una cultura non indifferente, che mi fa pensare a talvolta a un’altra donna di genio come Marguerite Yourcenar. Non pochi sono gli elementi che sembrano accomunare le due artiste. Simili il carattere della loro intuizione, la luce schietta dello sguardo.

    “I ritratti in parole e i ritratti pittorici, - spiega l’autrice nell’incipit al volume - più che metafore gli uni degli altri, sono l’opposto. Un ritratto pittorico è la registrazione, la costruzione di una presenza fisica, realizzata con una velatura di colore, una successione di pennellate, o di punti e tratti a matita, su una superficie piana. Un quadro esiste fuori dal tempo e registra il tempo del suo farsi. E’ il frutto di un’impressione importante fermata sulla tela e superficiale, uso il termine alla lettera, non in modo spregiativo. In un romanzo o in un racconto si possono invece ritrarre cose invisibili: processi mentali, attrazione, ripugnanza, cambiamenti impercettibili o improvvisi di una vita, o di un insieme di vite.”
    Questa differenza rende preziosi, pertanto, i punti di comunione. Quelle zone del dire dove s’incontrano la pittura e la scrittura, l’arte e la parola, dando prova dell’esistenza materica del mondo.
    Ho letteralmente divorato il saggio, amici, e lo consiglio a tutti. A quanti, soprattutto, trovano interessante l’intersezione emotiva e psicologica che spesso caratterizza le arti nei loro percorsi.
    Alla prossima dal vostro Ricercario.

    Breve profilo biografico dell'autrice

    Antonia S. Byatt è uno dei massimi scrittori inglesi contemporanei. Nata a Sheffield, ha studiato a York e al Newnham College di Cambridge. Ha insegnato letteratura inglese alla Central School of Art and Design e in seguito all’University College di Londra, dove vive. Dal 1983 si dedica a tempo pieno alla scrittura. La sua vastissima opera, tradotta in venti lingue, include romanzi, racconti, saggi di critica letteraria. Da “Possessione”, il romanzo ormai di culto con cui nel 1990 vinse il Booker Prize, al grandioso quartetto (“La vergine nel giardino”, “Natura morta”, La torre di Babele”, “La donna che fischia”), alle raccolte di racconti (“Le storie di Matisse”, “Il genio nell’occhio dell’usignolo”, “Zucchero ghiaccio vetro filato” e il recentissimo “Little Black Book of Storie”). Tra i saggi spiccano per la loro insolita struttura i dialoghi a due voci con la psicoanalista Ines Sodré “Imagining Characters”.

    Luigi La Rosa