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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    di Luigi La Rosa

     

    A proposito di letture:
    “Il passo dell'eroe ”
    di Anita Rau Badami

    l’India, terra di meraviglie
    e di profonde contraddizioni
    al centro di un romanzo
    che ci riconduce al cuore
    della difficile genetica famigliare
    con “Il passo dell’eroe”
    Anita Rau Badami doppia
    il successo del suo precedente libro
    confermando un grande
    talento narrativo
    e il bisogno d’indagare
    le fragilità della natura umana

    Saluti amici,
    Ultimo mese di lezioni romane, prima del riposo estivo e prima del ritorno al romanzo.
    La capitale ormai è davvero al centro della festa estiva: le notti si fanno interminabili, bruciate tra i vicoli del centro storico, e le passeggiate intorno al fiume hanno la musica stridula dei gabbiani, quel loro canto lento.
    Si ritorna in città, dopo un altro dei miei soliti giri siciliani. E si riprende la vita di sempre, ma soprattutto si torna al Ricercario, cui continuano ad affluire le vostre lettere affettuose.
    In consonanza alla temperatura e ai misteri della bella stagione, voglio parlarvi oggi di un romanzo magnifico, che mi son portato dietro per tutta un’intera settimana, alternandolo a letture di studio e testi di ricerca storica legati al lavoro di documentazione per il mio libro.
    Anita Rau Badami – Il passo dell’eroe (Marsilio, pp. 407, 19 euro). Forse, il nome di questa giovane scrittrice indiana ricorderà un altro suo romanzo eccellente, consacrato dall’attenzione e dal consenso della critica internazionale: “Tamarind Mem”.

    Prima d’incominciare a entrare nella storia, immaginate una piccola città indiana sepolta dalla polvere e dal traffico quotidiano.
    Pensate per un momento alla grande madre terra: guardate i suoi colori, i suoi animali, ascoltate i suoi misteri senza tempo.
    Provate a immaginare il passato, e quei grandi legacci che sembrano ancora stringere il presente a ciò che è stato ieri, e che ha lasciato segni indelebili negli uomini e nella storia del paese.
    Si delineerà una zona transitoria, del sogno e dell’incantamento, entro la quale il prodigio letterario potrà compiersi, trovando la sua voce migliore.
    Prestate attenzione a tutto – pure ai particolari apparentemente meno centrali e significativi. Le storie della sublime narrativa indiana fanno perno proprio su di essi, universalizzandoli. E’ il mondo, nella sua temibile complessità ma al tempo stesso nella sua dolente nudità, a far da cassa di risonanza al vivere di alcuni personaggi, eletti protagonisti del racconto e trascinati lungo l’arco tortuoso del loro tragico destino.
    Un mondo che matura, si evolve, si trasforma di pari passo alle pagine e allo svolgersi della storia.
    Un mondo esotico, ciarliero, che ci parla di lontananze solo immaginate, lontananze della mente, lontananze del pensiero.
    Al centro del nuovo affascinante affresco famigliare creato dalla Badami, le figure di Sripathi e della moglie Nirmala - troppo preoccupati del futuro del figlio Arun e rabbiosamente disinteressati invece a quello della figlia Maya, rinnegata per aver tradito i valori della tradizione e aver scelto la via della fuga in Canada, dopo essersi legata a un uomo straniero.
    L’eco dolorante del loro risentimento si cristallizza in una serie di rapporti malati che si perpetuano tra le mura domestiche della casa di Toturpuram - quello dei Sripathi con la sorella Putti, alla ricerca disperata di un uomo da sposare e grazie al quale tornare a sentirsi donna; o quello dell’uomo verso la vecchia madre Ammayya, sorta di strega dispotica e autoritaria, detentrice di un prestigio di casta nel quale, in fondo, neppure lei riesce più a credere realmente.
    Insieme alle contraddizioni vengono alla luce i ricordi del passato, quelli di una carriera mancata, e l’insoddisfazione nata dalla continua mancanza di danaro, dalla minaccia della povertà.
    Ed è quando la famiglia sembra aver raggiunto un certo equilibrio interno che la notizia della morte improvvisa di Maya, finita vittima di un incidente insieme al marito, sconvolge daccapo l’armonia del gruppo, innescando una nuova terribile serie di conflitti e di sensi di colpa insuperabili.
    Il ritorno della piccola e traumatizzata Nandana (figlia di Maya) significa la disperata scoperta di un mondo ostile, atavico e sconosciuto, retto da codici implacabili e da ritmi che l’infanzia violata della bambina non riesce in alcun modo a sentir propri. E’ un recupero difficile, che rischia di mettere a soqquadro le antiche certezze, oltre a riaccendere rabbie malcelate, silenziose, fintamente taciute ma pur sempre presenti tra gli orditi di una casa avviata alla decadenza.

    La scrittura della Badami è davvero magistrale, nell’oscillare tra presente e passato, tra tenerezza e senso di dramma.
    La lingua possiede la singolare capacità di rimanere spoglia, asciutta, ma al tempo stesso assai carica di valenze e rimandi psicologici, intuizioni esistenziali che portano il lettore all’assimilazione naturale dei sentimenti rappresentati sulla pagina, oltre al bisogno continuo di valutare situazioni e punti di vista, scegliere tra desideri negati e fedeltà alle imposizioni del vivere civile.
    Sono emerso da questa lettura con un senso di emozione profonda, oltre che a un grandissimo struggimento interiore.
    L’amore per un figlio morto - messo a nudo nel suo dolore imbarazzante e nella sua inaccettabile follia – è un tema narrativo che la scrittrice riesce a scandagliare con una sconcertante bravura. Tanto da far supporre persino dei possibili riferimenti autobiografici o personali.
    Non mi stupisce affatto il successo internazionale di questa scrittura. Come invece mi succede per la capacità – tutta femminile – di penetrare malesseri e infelicità vitali che si traducono in bellezza, sublimazione, in un nuovo modo, pacato e carezzevole, di volgere lo sguardo sulla realtà malinconica del nostro tempo.
    Leggetelo, amici – vi assicuro che sarà un’esperienza toccante.
    Alla prossima settimana dal Ricercario.

    Breve profilo biografico dell'autrice

    Anita Rau Badami (1964) è nata e cresciuta in India e dal 1991 vive con la sua famiglia in Canada, dove insegna alla University of British Columbia. Bestseller in America, tradotto in tutta Europa, “Il passo dell’eroe” ha ricevuto prestigiosi premi internazionali, tra cui il Commonwealth Writer’s Prize for the Caribbean and Canada e il Marion Engel Award, è stato inoltre finalista al Kiriyama Pacific Rim Book Prize e all’Orange Fiction Prize, confermando il successo di critica e pubblico già ottenuto dal primo romanzo dell’autrice “Tamarind Mem”.

    Luigi La Rosa