Speaker's Corner
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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    Ricercario
    di Luigi La Rosa

    Una settimana, un evento:
    "letteratura e Festa dell'Unità "

    in occasione dell’inaugurazione
    dell’annuale Festa dell’Unità a Testaccio
    si parla di scrittura e di romanità
    insieme a Francesco Campora,
    uno degli ultimi esordienti
    del panorama narrativo contemporaneo

    lettura di testi, atmosfere,
    accompagnamento musicale
    e una piacevole riflessione
    sul bisogno di raccontare storie
    nella difficile società in cui viviamo


      Cari amici,

    Il 280 mi lascia nei pressi di Testaccio verso le sei del pomeriggio. Bel tempo, cielo di smalto lucido, solo qualche nuvola sfilacciata all’orizzonte. E’ il giorno in cui il quartiere inaugura l’annuale Festa dell’Unità.
    Testaccio è un angolo di Roma davvero speciale. Lo senti subito: dalle atmosfere, dai colori, dalla gente che incontri passeggiando per strada. Lo capisci anche se non sei romano, come il sottoscritto. Lo si legge nell’aria, nel respiro della primavera, nel suono che abita il sottofondo urbano.
    In fondo alla via alberata, il complesso edificio dell’ex mattatoio emerge col suo fondale di bandiere e festoni. Bandiere di pace, belle bandiere di rivolta contro l’assurdità della violenza, della guerra - ogni guerra.
    Si entra in un territorio amico, mentre la sera scivola velocemente sulla capitale e le luci si accendono come occhi ammiccanti: una zona franca che accoglie il visitatore tra i numerosi stand, le bancarelle di libri, di artigianato, di dolciumi.
    Amici, sono lì per dire qualcosa sul libro di Francesco Campora, di cui abbiamo già parlato. “Il dilettante” che consiglio a tutti.
    Intervengo per raccontare Roma, il mio rapporto con la città, la scoperta della sua dimensione esistenziale.
    Hanno attrezzato un palchetto sul quale salgo insieme all’editrice Daniela Di Sora, al giovane scrittore romano, all’attore Emanuele Accapezzato.
    La musica parte come una nave che affondi lenta sul silenzio della sera metropolitana alle nostre spalle: alla batteria Daniele Di Ruocco, al basso Simone Tirocchi. La libreria Rinascita ci segue invece con efficienza per quel che riguarda l’organizzazione e la gestione dell’evento, insieme allo staff dell’editore Voland. Bella gente, belle presenze, si parte dunque.

    L’appuntamento è un’occasione per rivedere amici, incontrare lettori, scambiare pareri su questa passione comune che è la scrittura.
    Francesco Campora racconta l’esistenza di un detective per caso, tratteggiando l’ordinaria (per questo irripetibile e a suo modo portentosa) vita quotidiana di una città che la parola attraversa col suo bagliore di scoperta, allucinazione, sguardo tragicomico.
    Molto attento il pubblico presente, quello intervenuto con delle domande, quello che si lascia trasportare dal ritmo delle note.
    In alto il cielo scurisce mentre la notte si avvicina galoppante. Davanti, il celebre Monte dei Cocci, simbolo di Roma stessa, del suo passato, quel potere che ha la materia di plasmare luoghi e suggerire vite lontane.
    Dietro quel Monte, il campetto dove la squadra giallorossa raccoglie un tifo che sembra non avere uguali. La Mitica, amici.
    E il tempo infine: sempre lui. Gigante tradito, tempo raccontato, tempo che scava cicatrici dove sembrano scritte le leggi del mondo.

    E’ ormai una presenza autentica – la festa dell’Unità –, un appuntamento che ha del sogno e della volontà: ribadire la speranza di una ribellione ai canoni di una realtà che non ci piace, nella quale nessuno di noi sembra più trovarsi.
    Tra le domande, le curiosità, i commenti al romanzo la serata trascorre rapidamente. Poi, si continua a chiacchierare mangiando qualcosa tra i capannoni in fondo alla piazza.
    Sullo sfondo, tutto un pullulare di ritrovi, baretti, piccoli caffè e trattorie che si riempiono di gente in vena di divertimento.
    Ci sono allegria, coraggio, bisogno di affogare la solitudine.
    C’è Roma, quella vera e quella evocata dalle pagine degli scrittori, dai nostri sogni e dalle nostre ossessioni. Tutt’intorno, frammenti luminosi che ricompongono un antico fermento chiamato “ideologia”.

    Luigi La Rosa