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Ricercario
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    Una settimana, un evento:
    Letteratura e cinema

    L'ubbidienza

    alla Feltrinelli di via del Babuino
    parliamo di “L’ubbidienza”,
    il romanzo di Massimo Cacciapuoti,
    in compagnia dello scrittore
    e del regista Francesco Patierno,
    autore di “Pater Familias”
    già segnalato al Festival di Berlino


     Cari amici

    Nuovo appuntamento con gli scrittori contemporanei. Questa volta mi attendono alla Feltrinelli di via del Babuino, dove avremo modo di parlare di “L’ubbidienza” (Rizzoli), il libro di Massimo Cacciapuoti di cui ci siamo già occupati sulla nostra rubrica settimanale.
    Le cinque della sera. Come in quella famosa poesia di Lorca. La metro Spagna mi abbandona su una piazza piena di turisti. Il maggio di Roma, il maggio delle azalee fiorite che esplodono lungo la scalinata.
    La città delle carrozze, mi viene da pensare. Un tempo, forse. Oggi che tutto corre via alla velocità del laser anche la capitale vive dei clamorosi innesti arrecati dalla modernità. Confuso nella nebbia di questi pensieri mi avvio per la stretta via del Babuino. La giornata è stupenda, il sole graffia le facciate delle case con una sconosciuta insistenza.
    I lettori ci aspettano già nelle sale interne della libreria dove sono state sistemate le poltroncine. Al di qua del banco, il vostro Ricercario, l’autore, il registra Francesco Patierno, segnalato al Festival di Berlino per il film “Pater Familias” tratto dal precedente libro di Cacciapuoti.
    Dietro di noi, l’ombra verdeggiante di un cortile fantastico, con al centro un enorme palmizio mediterraneo.
    Si discute di un libro duro, un libro spietato. Un libro fortunatamente vero, coraggioso, cui va tutto il mio rispetto.
    Massimo Cacciapuoti ci porta dentro l’inferno personale di un figlio della Napoli bene, che per sete di ribellione agli stretti canoni famigliari sceglie la via più veloce e la meno civile. La via dell’oro, dei soldi, del potere. Mi soffermo insieme al pubblico presente in sala sul prezzo che questa sua libertà deve aver richiesto: l’ubbidienza.
    Nel romanzo di Cacciapuoti tutti ubbidiscono a qualcuno. Sempre. Ogni tentativo di rivalsa contro il boss che detiene l’autorità sul territorio si rivela un principio assoluto di decadenza. A ogni tentativo di reazione segue una condanna immediata quanto implicita di violenza, morte, oppressione morale.
    Lo scrittore ha risposto con grande intelligenza alle numerose domande del pubblico. “La realtà che racconto tra le pagine – ha spiegato – non è poi molto diversa dalla realtà che ho conosciuto, sperimentato, con la quale delle volte ho perfino avuto modo di confrontarmi in alcuni quartieri della mia città. E’ il tentativo di ritagliarsi una forma di libertà scegliendo una strada sbagliata, pericolosa, priva d’uscita. Pertanto, in qualche modo, il mio romanzo costituisce una sorta di prolungamento ideale del precedente, dove questo padre di famiglia arcaico mostrava incapacità nel governare i figli dal baratro e dal malessere.”
    Molto attento e sensibile anche l’intervento di Patierno, emozionato nel raccontare le vicende del film, i giorni di Berlino, di assistere finalmente alla nascita di un figlio voluto, desiderato, incubato per quattro lunghissimi anni.
    “Oggi è ormai chiaro – ha puntualizzato con lungimiranza – che tutti gli scrittori scrivono sempre per immagini. Ogni pagina è la scena di un potenziale film. Anche i tempi narrativi della storia non fanno che rappresentare pezzi di vero e proprio montaggio. Certo, cinema e scrittura sono due universi differenti, ma ciò non toglie che abbiano un fondo comune (la voglia di raccontare storie) e che questo oggi sia chiaro, evidente, che sempre più nascano scambi e momenti di dialogo. La mia collaborazione con Massimo Cacciapuoti nasce proprio da questa constatazione. E sono molto felice di aver seguito da vicino l’arte di questo giovane scrittore italiano.”
    Quando vado via dalla libreria mi accorgo che un capannello di gente si è raccolto intorno allo scrittore.
    Le solite copie da firmare, il solito consenso fatto di uno scambio rapido di saluti, congratulazioni, parole che volano nella calda sera capitolina.
    Mi commuovo sempre nell’intuire questa comunicazione profonda tra un artista e il suo pubblico, tra un autore e i suoi lettori.
    E’ questo il segreto dello scrivere, amici. Dire delle cose che possano essere ascoltate. Aprire gli occhi e strapparci dall’abisso che avanza.

    Luigi La Rosa