Ricercario
di Luigi La Rosa
Una settimana, un evento:
Melania G. Mazzucco
alla basilica di Massenzio
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la fortunata autrice di “Vita”
dopo il successo del romanzo
e l’assegnazione dello Strega
raggiunge adesso la platea
della basilica di Massenzio
per salutare quanti l’hanno letta
e continuano ad amarla
una serata magica affidata
alle letture di Margherita Buy
e alle note argentine di Luis Bacalov
per porgere un grazie collettivo
alla massima scrittrice italiana
dei giorni nostri
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Cari
amici Dopo i difficili giorni presidenziali, settimana dorata per la capitale. Giorni di luce intensa, giornate già pienamente estive.
Mi trovo sotto il cielo smaltato dei fori con gli allievi del corso di scrittura e qualche amico. Oltre le poche nuvole che salgono dal fondo delle rovine, lo smalto dell’aria ha un colore tra l’azzurro e il nero.
Su di noi lo stridere dei gabbiani, alla nostra sinistra il Colosseo, che per citare quei celebri versi di Pasolini, sembra essersi acceso come una rosa immensa. Una torcia dalla memoria millenaria.
L’evento è irrinunciabile: lo aspettavo da anni. La serata che la basilica di Massenzio dedica alla grande Melania G. Mazzucco, all’interno degli appuntamenti del Festival delle Letterature.
Quando arrivo, la gente è già tanta. Tutti in fila per accedere alla vasta piazza antistante il grande edificio della basilica, sotto il quale è sistemato il palco e dove ogni notte Roma ha potuto godere delle massime voci della narrativa contemporanea internazionale.
Prendo posto col cuore in tumulto: so bene che tra poco le parole che ho amato e sulle quali periodicamente torno a inabissarmi prenderanno vita nell’aria. Tutt’intorno, i personaggi amabili cui le pagine di Melania hanno dato vita veleggeranno verso di noi. Me li ritroverò al mio fianco. Saranno vita, musica, onda visionaria che si aggrappa ai sogni e alle ossessioni.
A leggere le pagine prescelte, Margherita Buy. In sottofondo, la magia dei tanghi dell’Argentina, riaccesa dalle note meravigliose di Luis Bacalov e dal suo appassionato ricordo della Buenos Aires d’inizio secolo, quando quei balli rappresentavano un modo di essere e di pensare, una forma dell’anima, e a ballare dentro le fumose balere di ogni notte erano soltanto coppie di uomini.
Bacalov ci ha riportato indietro nel tempo, Melania Mazzucco ci ha accompagnato invece lungo i territori della memoria e della nostalgia.
Singolare anche il brano che ha personalmente letto, con un carisma da grande artista, davanti a un pubblico incantato.
Il silenzio era totale, eccetto il volo dei gabbiani che si lanciavano dalle semicupole dell’edificio.
Massenzio è davvero un luogo d’incanto. I secoli, le vicende storiche, gli uomini che si saranno avvicendati per poi sparire nell’eternità, tutti passati da quello stesso suolo dove oggi calpesto piccoli ciuffi d’erba e pietrisco. Cosa rimane di loro? – mi sono chiesto. Cosa rimane di tutto il dolore, la gioia, i tradimenti, le loro pazzie?
Nulla più di quello che restituisce la parola. Ecco perché Massenzio mi sembra un luogo ideale per parlare di letteratura. Mentre Melania legge le sue pagine comprendo sempre più chiaramente il valore della scrittura, la sua imprescindibilità dalla vita, la sua forza di costruire universi paralleli e lungimiranti.
Raccontare storie è davvero sublimare una parte dell’esistenza – forse la migliore e l’unica che meriti d’essere vissuta. Scrivere è dare a questa parte una vita lunga, codificata, facendo sì che essa si perpetui nel tempo.
All’uscita, faccio appena in tempo a salutare la scrittrice. Metto per un momento da parte l’amicizia, l’affetto, lo scambio per dirle semplicemente grazie. Di essere stata col suo pubblico e averlo emozionato come solo lei sa fare. Di avere sempre questa passione incrollabile nella scrittura, nel segno che niente cancella.
Forse narrare è semplicemente inseguire questo segno, cercarlo per i cunicoli polverosi della grande Storia o negli stagni morenti delle stagioni. E in qualche modo, consegnarlo a quanti verranno dopo di noi. Narrare è l’unica risorsa che abbiamo contro il tempo e la sua corruzione.
Grazie Melania. Non dimenticheremo la tua serata.
Alla prossima.
Luigi La Rosa |