Ricercario
di Luigi La Rosa
Una
settimana, un evento:
“Dreaming”
il femminile in venti immagini
tra forma e allucinazioni
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un
lavoro composto da stampe colore
realizzate da Rossana Bortolotto
tra aprile e ottobre 2000
le sculture dell’artista
Chiara Crepaldi
rilette dall’obiettivo visionario
della fotografa veneziana
il corpo femminile
tra spirali di materia e suggestioni
in una dimensione delirante di vuoti e pieni
che raccontano il complicato rapporto vita-morte
in un tentativo catartico e autobiografico
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Cari
Naviganti,
Chi
di voi non vive a Roma deve sapere che via de’ Banchi Vecchi è
uno dei luoghi più caratteristici e singolari della capitale, nel cuore del suo centro
storico, a due passi esatti da Campo de’ Fiori.
La giornata è ombrosa, nonostante la pioggia incessante della settimana scorsa si sia
finalmente placata e il timido sole di marzo abbia ripreso ad affacciarsi tra le nuvole, ammiccando
a una primavera ancora lontana.
Percorro a piedi ponte Sant’Angelo coi suoi tormentati angeli di pietra e mi dirigo
in direzione della libreria Odradek, dove è allestita una mostra di
fotografie di Rossana Bortolotto particolarmente interessante, intitolata
“Dreaming”.
Quando arrivo la sala che ospita gli scatti è completamente vuota. E’ così
che mi piace visitare le mostre, come dopo un’apocalisse che abbia pareggiato i conti
con le umane perfidie, quasi fossi l’ultimo sopravvissuto al quale l’artista avrà
inteso rivolgere il suo messaggio.
E’ una sensazione bella, bellissima, amici, questa solitudine che impone un rapporto
frontale, irrevocabile e diretto tra te e l’opera d’arte, tra la tua attesa e
il suo segno. Dunque,
venti scatti della fotografa veneziana sistemati lungo le pareti interne della libreria.
L’artista compie un itinerario a mio avviso appassionante, appropriandosi delle forme
della scultrice milanese Chiara Crepaldi in un tentativo di rielaborazione visiva dell’opera
stessa in chiave personale e interpretativa.
Il femminile: questo il tema principale della rassegna.
Il femminile e la maternità.
Il femminile e la sessualità.
Il femminile e la morte.
Il rosso, il nero, il giallo.
Colori che si fanno indizi di stati d’animo, che tracciano proiezioni d’abisso
sulle quali la materia sembra galleggiare, animata da un tentativo di volo, svuotata del
suo peso primordiale.
Le sculture della Crepaldi, sistemate su fondali dipinti dalla stessa artista, approdano
a una dimensione di delirio estremamente intellettuale.
E’ come se la forma si dissociasse dalla materia e dalla gravità, dopo aver
generato edificanti ipotesi emozionali ed essersi allineata a oscure frequenze interiori
che oltrepassano la razionalità.
Il femminile narrato dalle immagini di Rossana Bortolotto trova il coraggio di urlare, di
mettersi a nudo davanti all’osservatore, e inaugura un dialogo silenzioso tra chi
sta osservando le fotografie e le forme stesse che sono a capo delle loro dinamiche.
Corpi che si muovono, che si flettono, che s’insinuano.
Corpi che si allacciano alle loro densissime ombre.
Che ci schiacciano sotto il peso di dissonanti visioni.
Che avvolgono, che racchiudono, che domandano.
Rossana
Bortolotto ha visitato l’atelier milanese di Chiara Crepaldi, andando poi a fotografare
direttamente sul luogo originario le opere che vediamo rappresentate nei suoi lavori.
Immagini che s’imprimono dentro, che lasciano in me un ricordo vivo, sicuramente poetico.
Esco dalla mostra segnato da tanta intelligenza formale. Mi muovo per le strade, riattraverso
il ponte che mi porta a casa.
Mi pare che le figure che ho appena osservato mi accompagnino ancora un poco: ho nella mente
il turbinoso brusio delle loro ossessioni.
Decido che è il caso di parlarne agli amici di Ricercario.
Saluti a tutti e buona settimana.
Breve profilo autobiografico
di Rossana Bortolotto
Sono
nata nel 1960, vivo e lavoro a Mestre (Venezia). Fotografo dal 1995: racconto di me e di
come vedo il mondo che ritaglio e ricompongo in ambienti, luoghi, storie, collages, secondo
i temi conduttori personali – e non generi rigidi – che io chiamo “autobiografia
narrata”, “still-life del quotidiano”, “luoghi e non-luoghi del
vivere”…
Non amo fotografare come caccia né come sguardo neutro e inconsapevole, oggettivo,
puramente realista su un mondo fatto di oggetti trovati da immortalare.
Lo scatto rubato dal reportage non può essere l’unico modo di raccontare la
realtà, tantomeno quella interiore. Vorrei vivere la fotografia come poesia, quanto
più possibile surreale e libera dai vincoli del realismo descrittivo.
Utilizzo quasi esclusivamente il colore e sono attratta dalle contaminazioni tra tecniche
diverse e tra fotografia e altre espressioni dell’arte visiva.
Ho frequentato nel 1994 il Corso di Fotografia e Stampa presso l’Università
Popolare di Mestre e successivamente seminari con Roberto Salbitani, Andrea Abati, Marcella
Campagnano e con M.Pia Miani e M.Cristina Marzola (Associazione “Camera D”,
presso il Centro Donna di Mestre).
Nel maggio 2001 ho avviato la rassegna fotografica “Lauro’ Sweet Photogallery”
presso la pasticceria L.Zanella di Ca’ Savio (Venezia).
Faccio parte del Gruppo Fotografico U.P.M. (Università Popolare Mestre) e del Gruppo
Arte del CRAL, asl 12 veneziana, presso cui lavoro.
Luigi La Rosa
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