Ricercario
di Luigi La Rosa
Una settimana, un evento:
parola per pensieri eterni
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sessanta opere di Egon Schiele
al palazzo Ziino di Palermo,
un libro di versi celebra i cento anni
della nascita di Pablo Neruda
un’estate da vivere e scoprire
all’insegna dell’emozione
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Cari
amici Il vostro Ricercario è in Sicilia, dove lavora al suo romanzo.
Le calde giornate di mare e le notti afose non impediscono tuttavia al pensiero di tornare alle cose, agli amici amati.
Insomma, non si ferma la riflessione sul contemporaneo, e anche da qui ho deciso di regalarvi qualche spunto.
Anzitutto, la splendida mostra palermitana dedicata a uno degli artisti che in assoluto più amo e considero importanti per la mia formazione.
L’appassionato delirante magico tormentato Egon Schiele, approdato presso le sale di Palazzo Ziino con sessanta pezzi tra grafica e opere di pittura, ancora visibili fino a qualche giorno addietro.
Il nudo. La carne. La putrefazione che diventa oggetto della riflessione e del tratto. La decomposizione. La malattia. Il sangue. Ma anche la forza. La ricerca operosa. Il nervosismo. Il colore che si traduce in sentimento, in foga, in passione. L’istinto che scopre se stesso, sublimandosi in simbolo. E il nudo, da sempre al centro dell’attenzione pittorica di Schiele.
Il nudo che racconta la vita, che si traduce in ribellione, in atto estremo di coraggio. E’ una rivolta muta, pensierosa davanti all’osservatore.
Era il lontanissimo ultimo giorno di ottobre del 1918, quando dopo anni di declino, il pittore si spegneva a soli ventott’anni d’età.
Segnava il culmine di una parabola che aveva impressionato la Vienna di inizio secolo e si sarebbe propagata rapidamente al successivo.
La Sicilia saluta uno dei massimi pittori della contemporaneità, facendosi portavoce di cultura e sentimenti. Grande Egon, come dimenticarlo?
Complimenti ai curatori della mostra e quanti hanno preso parte attiva all’organizzazione dell’evento.
Un altro fatto notevole è quello che ha caratterizzato il mese di luglio, continuando a stimolare ipotesi e suggestioni.
I cento anni di Pablo Neruda.
Cento anni dalla nascita di un poeta che come pochi hanno saputo dar voce all’esistenza, alla sua sensualità, al suo dramma, al suo bisogno di impegno civile. Ecco alcune delle sue più belle liriche, riunite in un volume delizioso intitolato “Poesie d’amore e di vita” (Le Fenici tascabili, pp. 233, 8 euro).
Una pagina dedicata al tema della morte. La morte del poeta, ma in special modo, la morte dell’uomo.
Morte sociale, morte intellettuale, morte assolutamente povera, perché siamo tutti uguali, tutti drammaticamente nudi davanti alla fine.
Buona lettura amici, alla prossima.
La morte
Sono rinato molte volte, dal fondo
di stelle rovinate, ricostruendo il filo
delle eternità che popolai con le mie mani,
e ora vado a morire, senza nient’altro, con la terra
sopra il mio corpo, destinato a essere terra.
Non ho comprato una porzione del cielo che vendevano
i sacerdoti, e non ho accettato le tenebre
che il metafisico fabbricava
per potenti sfaccendati.
Voglio stare nella morte insieme ai poveri
che non ebbero tempo di studiarla,
mentre li bastonavano quelli che hanno
un cielo suddiviso e su misura.
Ho la mia morte pronta, come un vestito
che mi aspetta, del colore che amo,
dell’estensione che cercai inutilmente
della profondità che necessito.
Quando l’amore consumò la sua materia evidente
e la lotta sgrana i suoi martelli
in altre mani di unita forza,
la morte viene a cancellare le tracce
che costruirono le tue frontiere.
(Pablo Neruda)
Luigi La Rosa |