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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    Ricercario
    di Luigi La Rosa

    Una settimana, un evento:
    Messina e scrittura creativa

    la scrittura creativa approda
    anche al liceo classico
    Francesco Maurolico di Messina,
    inaugurando una stagione di riflessioni,
    interventi, sperimentazioni,
    ipotesi sul dire contemporaneo

    arriva in edicola il “Pagnocco”,
    quadrimestrale di cultura varia
    per cercare di rilanciare
    il difficile discorso culturale
    e l’approfondimento storico
    nella città dello Stretto


     Cari amici

    Scrittura dappertutto. Scrittura come unico modo di essere al mondo, come il modo più veritiero di rappresentarlo.
    La scrittura mi ha portato in questi anni in capitale, a Napoli, a Catania, a Taormina. Dandomi l’opportunità di viaggiare, di muovermi, di osservare la realtà sotto differenti angolazioni e punti di vista.
    Stavolta la scrittura opera un ritorno. Un ritorno alle radici, alla mia città ventosa, adagiata su una mitica lingua di mare d’omeriche memorie.
    A inaugurare il bellissimo laboratorio di scrittura creativa che Ricercario condurrà fino al mese di giugno a Messina è stato infatti il liceo classico Francesco Maurolico, all’interno di un’iniziativa che sta coinvolgendo varie decine di studenti e dando vita al confronto con un universo energico e visionario: quello dello scrivere in età adolescenziale.
    Due classi di allievi, che seguo per quattro pomeriggi al mese e coi quali ho voglia di intraprendere un itinerario nei labirinti del dire letterario.
    Eccomi appena rientrato a Roma, amici, ma mi piace raccontarvi tutto, portarvi come sempre con me in questo percorso straordinario.

    Negli anni, mi sto accorgendo che ciascuno di noi conserva dentro, come un’ombra o come un doppio cuore, una storia da raccontare.
    Ogni ragazzo, ogni ragazza che sto cercando di avvicinare alla scrittura mi parlano di quest’ombra, di questo doppio cuore.
    Ciascuno di essi ha un’anima: accanto a storie di passione, di riscatto, di abbandono, vengono fuori storie d’orrore, vicende animate dal brivido, e c’è chi sceglie il passato, la concatenazione degli eventi più significativi come linea personale del raccontare. Ciascuno ci mette dentro tutto se stesso. I ragazzi che ascoltano le mie lezioni hanno fame, sete, bisogno di verità, di realtà. Me lo dimostrano fin dai primi incontri, con la passione con cui annotano tutto ciò che dico, con l’attenzione che dimostrano nel seguire le mie sollecitazioni, la quantità non indifferente di scrittura che producono a ogni appuntamento, fiduciosi di un giudizio, un mio suggerimento. Sono persone vere, autentiche, che sentono la necessità di superare l’ostacolo della periferia culturale in cui vivono e affidarsi al sogno di fare della parola una forma d’espressione, di comunicazione dei sentimenti.
    Vedrò i miei giovani amici messinesi quattro volte al mese, nei giorni che precedono le puntate catanesi, dai piccoli di Librino.
    Parleremo di storie, di come le parole possono cambiare la vita, di come le parole possono diventare un punto di svolta per tutti.
    Ciò che mi piacerebbe trasmettere ai ragazzi del Maurolico, oltre a quelle tecniche del raccontare che ho eletto a mia ragione di vita, è la fede nella parola che salva, che trascende.
    Lo sto già facendo, attraversando con essi il vasto oceano della grande letteratura contemporanea. Ma lo faremo senza mai dimenticare quanto è stato altrettanto importante l’Ottocento, e come quegli scrittori che a primo ascolto possono fare paura (i cosiddetti giganti) siano ancora vivi, ancora necessari per capire come affrontare la pagina, il suo mistero.
    I miei auguri a tutti questi giovani allievi. Spero che grazie alle nostre lezioni un po’ della mia passione possa cambiare le vostre esistenze.

    Ma la riflessione culturale, in merito alla mia terra, non finisce. Ed io che ne ho sempre lamentato le difficoltà, ribadendo le mie esigenze di fuga, devo riconoscere che qualcosa sta probabilmente cambiando.
    E’ proprio degli ultimi mesi, infatti, l’uscita di una rivista degna della nostra attenzione, sulla quale vorrei soffermarmi.
    Mi riferisco a “Il pagnocco”, quadrimestrale di cultura e informazione, al quale stanno offrendo collaborazione le maggiori firme dell’isola, nell’ottica di una valorizzazione della memoria, delle tradizioni, del passato, ma pure dell’indagine ermeneutica del presente e delle sue risorse.
    Mentre sfoglio la prima copia, seduto in un caffè storico della città – con una bellissima illustrazione di Franco Palmieri in copertina – ne parlo con Felice Irrera, giornalista, docente, intellettuale da sempre particolarmente sensibile alla storia di Messina e al suo pensiero.
    Irrera mi spiega il tentativo di rinascita culturale auspicato da molti dei collaboratori della testata. Il bisogno che qualcosa si trasformi davvero, anche in riferimento a ciò che di grande Messina ha dato al mondo (non dimentichiamo nomi come Antonello, Maurolico, Iuvarra, Quasimodo). Basta con i qualunquismi, la mancanza più o meno collettiva di originalità, le piccole invidie da sacrestia. E’ ora di ritrovare la via per il domani.
    La rivista contiene interventi vari, articoli di approfondimento, una bella sezione dedicata alla narrativa, e ancora spunti per ricerche, studi, pagine di testi letterari. Tutto quello che rende grande, insomma, un giornale.

    Sono tornato a Roma da qualche giorno, ho rivisto i miei allievi capitolini, ripercorso in un’alba grigia, quasi invernale, le strade della capitale.
    Tiburtina, Termini, Corso Vittorio fino a Castel Sant’Angelo. Ho salutato i freddi angeli sul ponte, avvolti nei loro sudari di pietra bianca.
    Sono felice, davvero. Non so se per la felicità esistano definizioni, se ci siano misure, formati, standard. Sono felice di quello che la scrittura mi sta regalando, dei volti che vedo, delle persone che mi stanno intorno, dei pensieri che queste persone occupano.
    Per tutti la parola opera il suo miracolo. Sento che scrivere è sempre più il solo modo che ci rimane per essere al mondo e lasciarne un segno.
    Alla prossima settimana, amici.

    Luigi La Rosa